giovedì 16 ottobre 2014

Il circuito stampato


Per ora nessun terzo libro gdf, e qualcuno esclamerà … echissenefrega! Bene, dato atto posso proseguire, tanto ormai l’ho rivista, sono andato a riprendere la bozza ma l’ho trovata interrotta nella traccia mai stampata.

Inutile a quel punto dargli un finale quando manca in contenuto centrale per collegare tutto quanto ad una presa di corrente. Lo avverti già da prima che non funzionerà, quindi perché provarci lo stesso. Come lo finisco? Con un colpo di coltello inferto alla schiena da uno chef che ha perso testa e stelle in Rue Royale?

No, il mio viaggio con l’ispettore Michelin si ferma qui al faro e torna mestamente nel cassetto, tanto lui era già in pensione, e quindi che cosa gli cambia a rimanere li, condensato di grassi ma resistente alle intemperie di una vita spesa sulle autostrade francesi, che sono comode, ma piene di autogrill dove si mangia di merda.

Il viaggio con l’ispettore partiva da un concetto letterario che non sono grado di reggere, una cosa troppo complicata, come romanzare un infinito dialogo senza annoiare il lettore, senza trovare una sintesi soddisfacente, annoiandomi scrivendo, forzando l’idea di altri.

Parallelo ma diverso nella maniera, quella dello scrittore Fabrizio Scarpato, che ne ha fatto un feuilleton del suo ispettore, probabilmente anch’esso in pensione, feuilleton che si completa ogni giorno, diversamente da un diario che cerchi una conclusione, perché il suo potrebbe spegnersi adesso oppure proseguire a tappe, all’infinito, come tanti piccoli circuiti stampati collegabili, su plastica o su carta, come si usava fin dai primi tempi dell’elettronica applicata all’intelligenza o al diletto di un cervello in cerca di qualche coda di giornata più complicata di un cross word di Bartezzaghi.

Quando mi chiese: ma come ti funziona il cervello? Pensai a quel momento di età immatura in cui degli insegnanti credevamo di potermi inculcare una logica neppure loro. Non era età matura per riuscire a far si che tutti i collegamenti che ci dovevano si essere ma non vedersi,  e pure funzionare. Quando avevo finito il compito non mi restava altro da fare che collegare il tutto – il circuito stampato - alla presa di corrente, al mondo che ti avrebbe detto si con una luce accesa o un no spegnendola a tutto il circondario, causa corto circuito.




In quel momento non importava più quanto ci fosse voluto per disegnare sulla piastra uno schema fatto da un altro, riproducendo un’idea altrui su quella piastra verde o marrone che diventava di un altro colore se immersa in un acido amaro, forandola con una sottilissima punta attivata da un trapano elettrico.  Componenti di vario genere ed utilizzo, anche loro elettrici e quindi variabili di umore. Un saldatore e un rotolino di filo di stagno per tenere insieme il tutto.

Poi, se si accendeva bene, se no cercare il guasto su un circuito cerebrale stampato nuovo poteva non essere così facile, così convinto di avere seguito tutto il filo del discorso al meglio, di un altro, senza dubbi.

Un passaggio poteva essere stato saltato guardando lo schema, un componente poteva non esser stato ben saldato. Il rischio della saldatura fredda era sempre possibile anche da parte di chi abile a farle brillare, invece le vedevo a volerle vedere, perché una saldatura fredda è opaca.




Quel condensatore, quella resistenza, apparentemente collegati al resto del mio amplificatore che però non funziona, e così la radio non suona. Componenti che sembravano ben allineati a tutto quanto, invece erano rimasti scollegati.

Cercare la fonte del problema e cercare di risolverlo, oppure rifare tutto; il tempo necessario sarebbe stato probabilmente simile prima del silicio. Riprovo ma capisco che faccio prima e volentieri tutto e daccapo, anche se una seconda prova alla presa di corrente mi attrae, pur sapendo che mi potrei pure bruciare la dita la seconda volta, quando il salva vita è già saltato due volte.

Il circuito stampato, di Ieri o di oggi, ne esistono di rigidi, di flessibili, di mono faccia o a doppia faccia; si possono fare come si vogliono i circuiti stampati, diventati finalmente flessibili, e questo mi piace, mentre l’opzione a doppia faccia no. Comunque obsoleti.

Se ho tempo però mi piace rifarlo anche se funziona, perché se potrebbe essere abbastanza facile arrivare al compimento del progetto utilizzando il molto spazio messo a diposizione, ricostruendo scolasticamente un disegno messo a disposizione da altri, sarebbe forse più intelligente metterli da parte e  ... ripartendo da zero le cosa cambiamo, cercando di giungere  al medesimo obiettivo, di funzionamento, però cercando di arrivarci usando il minimo spazio possibile – su una sola faccia -  quello sufficiente perché le tracce non si sovrappongano, ché creerebbero corto circuito, mente tutti i componenti, opponendo maggiore o minore resistenza, possano ben volentieri incrociarsi, condensarsi, trovando una sintesi, almeno loro

gdf 12 min

4 commenti:

  1. Menomale, di ispettori ce ne sono fin troppi e, senza offesa per quello di Fabrizio, sembra necessario che debbano avere problemi con le donne per fare decentemente il loro lavoro. Se potessi scegliere mi fidanzerei con un ispettore di produzione ma il mio ispettore dei sogni rimane Jacques Clouseau (qualcuno esclamerà … echissenefrega!)
    Alba

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    1. Cara Pantera Rosa in ascolto, anche senza speeddate ti ho trovata, credo di avere i requisiti, brucio i libri nel camino come Pepe Carvalho, leggo Scarpato, ho firmato la petizione per la salvaguardia dell’Armadillo.
      Se ti piace gdf e soprattutto se dodici minuti possono bastare (si scherza) spero di diventare tuo amico di tastiera, ma non voglio nasconderti nulla, purtroppo anche per il sottoscritto le donne sono fonte di ispirazione continua e al contempo causa di problemi.
      50Coliandro50Manara (100echissenefrega)
      p.s. : stanotte ho sognato gdf che giocava al piccolo chimico ma ieri sera non ho spellato i peperoni

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  2. Formeremmo un bel trio, io mi porto sempre dietro i cavi della batteria auto...e adoro i peperoni arrostiti.
    Alba

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  3. fabrizio scarpato16 ottobre 2014 17:59

    Non capisco niente di circuiti stampati, di peperoni arrostiti e nemmeno di donne. Però ringrazio per la citazione (al netto della qualifica di "scrittore" per la quale potrei chiedere i danni morali). E se poi Bartezzaghi si incazza...ecchissenefrega. :-)

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