martedì 28 luglio 2015

LA CARICA DEI 101



Marco 50&50




Il mio vicino di ombrellone ha un faro sul bicipite.
Tatuato, il faro, ma anche il bicipite.
L'editore mi raggiunge sul bagnasciuga, con un subliminale velato come il cielo carico d'umidità che ho lasciato a Milano, per ricordarmi gli obblighi contrattuali :

"...se hai voglia di mandarmi un racconto d'estate, un pezzo di costume, ma anche tutto il bikini..."

Fresco fresco, come il mio drink tonic vista mare:
Erano entrambi alla ricerca della stessa cosa, ma uno di loro era sconfinato nel territorio di un altro maschio alfa, la pubblicità ingannevole sembrava garantire patata per tutti tanto che proprio alla zona settantaquattro avevano girato una puntata di Masterchef.

Aveva smesso di giocare da poco con la paletta e col secchiello per passare senza soluzione di continuità ad occuparsi di formine, giochi con la ragazzina milanese impanata di sabbia, cotta di lui anche senza il burro chiarificato, con la turista tedesca che aveva pensato di svolgere, non retribuita, un'indagine di mercato sulla salsiccia più piccante, con la russa che non lo lasciava dormire.

Non avrebbe ceduto il diritto di prima scelta senza combattere, ma poi, stiamo scherzando, un altro maschio dominante venuto dal Granducato in quella che è sempre stata per lui terra di conquista.
Era venuto il momento di gonfiare i pettorali, un atmosfera o due, per potersi ancora garantire qualche altra Alba d'atmosfera prima del tramonto.

Ho assistito in prima persona allo scontro, non pensavo potesse succedere, in pieno giorno, davanti a donne e bambini e le parole che si sono detti prima di passare ai fatti...sono immagini forti, se volete continuare a tenere gli occhi sul display dovrò chiedervi di firmare una liberatoria.

Sto cercando una ragazza

Anch'io, vengo qui da una vita, questa è la mia riserva di caccia, ho la pazienza in riserva e sono mezzo toscano.

È la prima volta che vengo a Riccione sono tutto toscano, doc, di Firenze, mi chiamo Lorenzo, ti conviene chiamare de Medici potrei farti molto male...

Non mi spaventi, sono Marco 50&50...

Nemmeno tu mi spaventi e ti supero, sono Lorenzo, centouno il ventisei novembre.

Poi sono passate due gemelle e ce le siamo divise, ho lasciato che scegliesse per primo e lui mi ha portato via la più bella, quella con lo strabismo di Venere, ma sono contento,  un uomo di oltre un secolo merita rispetto, certo, quando va allo stadio tifa la viola, ma la dieta è la stessa, crostini neri, prosciutto al coltello, un rosso toscano e un po' di pecorino stagionato, magari ho qualche speranza di lunga stagionatura anch'io, in fondo sono mezzo toscano.

Per gentile concessione di F.S. mi sono apparse in sogno le gemelle, questa è una storia vera, ho una foto con Lorenzo che sorride prima dell'intervista in Rai.

M 50&50

lunedì 27 luglio 2015

Le Salon de Refusés - Thello avevo detto che non ce la puoi fare


gdf 17 min

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Quell'anno la commissione non ne ammise che 3000 su 5000, e nel 1863 ci può stare, quindi nulla da eccepire se, in proporzione, nel 2015 ne hanno presi cento su 16.000. Me l'avevano detto, ma come sempre la verifica -se vuoi fare inchiesta e non copia incolla- intriga.

Oh, il mio biglietto per Le Salon mi indica che non si tratta del solito Intercity ma bensì di un Eurocity, mostro ibrido che non si accopia e incolla ad una vetusta motrice con i soliti carrozzoni con separé compressi, ma bensì si prende carico di trascinare quasi una ventina di bellissimi vagoni rossi carichi di più di 1500 persone in mano ad un personale dallo scazzo raro. Forse perché partiti da lontano, nel concetto. Ma dove l'avranno lasciata la motrice vera? Avrà forato? Sarà stata vittima di una mina vagante? Questo non Mhello hanno detto.

Oh, Thello, il mio biglietto prenotato mi indica carrozza e poltrona. Il codice cifrato è questo C13 - e poi ancora: C3 F1. Partecipare ad una battaglia navale su un treno ancora non mi era capitato, però a me di fare le cose - non tutte e molte una sola volta- mi intriga, e quindi cerco, anche se non riesco ad andare oltre al codice cifrato C13 = carrozza 13.

Da li in poi comincia l'EXPO di bellezza delle ragazze francesi in direzione EXPO Milano, e il mio vano tentativo di raggiungimento del C13 dopo l'attraversamento di un Mar Rosso di pelli di inglesi bruciati dal sole della Costa Azzurra, scoprendo finalmente che il C13 è anche sede del vagone BAR! Il bigliettaio al faro mi conosce. 

Il giovane, in foto copia under 18 di Hugh Grant attacca i REM. Ok, prendo fiato, questo c'è, il ritmo giusto anche, a che ora è la fine del mondo? e chissà cosa troverò in C3 F1?

Niente gin tonic, per tenermi la coscienza pulita, non riuscendo ancora a capire quale sia la mia casella, ci sarà un incrociatore in C3F1? Nulla, non bevo nulla,  così togliendo ogni adito alle solite illazioni sui passeggeri ubriachi che fanno deragliare i treni. Mi accomodo altrove, per esclusione, e dormo con un occhio solo, attendendo buone novelle.

Prima o poi dovrà arrivare il legittimo affittuario della poltrona che ho preso per usucapione, e infatti arriva, e gliela cedo. Adesso vado al BAR, ma non per bere. Ah, anche il barman non ne sa un belino di che cosa significhi C3 F1 nel giorno della prima edizione genovese della Festa dei Camalli, ma perché proprio il 25 luglio ... ma la cosa non mi conforta, anzi, invitandomi a contattare il capotreno per chiarimenti -cercandolo lungo i 18 vagoni- mi fa un invito implicito a berci sopra. Non cedo

Il Capotreno, stavolta con la maiuscola è lì, proprio al 13, il numero del BAR, dove non si accettano provocazioni, come quella proposta dalle due carampane milanesi, felici di questa merda di caldo soffocante "mai fatto vacanze così perfette" che chiedono come mai lo splendido Thello sia in ritardo già dalla partenza. Un primo rinnovo di senso d'inadeguatezza.

Non glielo dovevi dire al Capotreno con la risposta pronta. Care Signore, la colpa è vostra e di altre persone come voi, quelle che non capiscono che sul treno si deve salire in corrispondenza del vagone più prossimo al punto dove vi siete messe sul marciapiede d'attesa. Perché se sul vostro biglietto c'è scritto C13 e voi siete davanti al vagone C2, non dovete coprire la distanza in stazione, lungo il marciapiede per i dieci minuti necessari alle vostra stanche membra per giungere alla casella C13. Salite e basta. Il resto del percorso lo farete mente il treno viaggia, se no la prossima volta io vi lascio giù. E poi la colpa è nostra se il treno è in ritardo? Si, certo, si poteva partire giusti se non ci fosse stato quell'inconveniente, però se anche voi remate contro ... la mia battaglia navale prende onde impreviste.



C3 F1. Acqua. Con estrema cautela abbandono il barman e mi avvicino al furibondo Capotreno domandagli notizie confidenziali sulla casella C3F1, perché la legittima proprietaria è fatalmente giunta alla sua poltrona usurpata, con bagagli più minacciosi di ogni arma, di Taggia o di altrove. Il Capo sorride come chi conosce da subito la riposta, ancor prima che la domanda gli sia stata formulata per intero.

La sera stessa per protesta e non per inadeguatezza, dopo aver mancato MasterChef per limiti professionali mi iscriverò al casting RAI del Rischiatutto di Fabio Fazio. Allegria!!!

E' quello il suo posto mi indica, momentaneamente occupato da un altro poco pratico di battaglie navali combattute sugli Eurocity. Si sposta senza un commento, fatalista che non sei altro. Che razza di stupido che sono stato. C3 è C3, e la poltrona è QHUELLA.

F1? Ma quale F1 mi fa il Capotthello. Si tratta di FI, effei, abbreviazione di finestrino; se invece ci fosse stato stampato C3 C0 si sarebbe trattato di C3 corridoio.

Chiedo se esistono due C3. No mi dice.

Il mio senso di inadeguatezza a questo mondo mi manda segnali definitivi.

Riesco tuttavia a fare il Training autogeno ... ci vuole un attimo ma poi arriva, come il Thello alla prossima stazione, con i freni fumanti. Finalmente posso dormire fino a Genova, nel giorno della prima Festa del Camallo, a base di stoccafisso, sotto la Lanterna, il 25 luglio; e della mia 54ma festa. Invece al Salon de Refusès saranno cozze, un cibo varrebbe l'altro, salvo il liquido.

Si va per le lunghe al ritorno, la Lanterna si potrebbe anche spegnere come le parole superflue; prendo la scorciatoia, anche perchè invece dei REM ci sono i Radio Head a colpirmi in test, e se no questo post non finitebbe più, ma non dimenticando il secondo biglietto, Qhuello del possibile ritorno con Thello. Thello avevo detto di prenotarlo prima, e infatti Cihello' in tasca, per ogni evenienza, fatti salvi gli imbecilli ma sopratutto la mia inadeguatezza a questo tratto di vita.

Con le luci blu che mi assistono posso raggiungere in sicurezza la penultima stazione, anche passando dall'autostrada, dopo una bevuta di curve, di parole e di Pastis assortiti; poi toccherà di nuovo a me e a Thello. Mancherebbe così poco, ma perchè, ma perché, ma perché ... lo sanno, mi cercano.

Il bigliettaio a terra, nella penultima stazione prima del faro guarda il mio biglietto e mi rassicura ... no, il Thello che arriva non è Qhuello che aveva prenotato, comunque, se lei ha pagato 17.50 euro e se ne sta in piedi 10 minuti non darà fastidio a nessuno che non sia un imbecille...

Non ad  uno ma a due, Qhuelli a cui mi metto in pasto esibendo candidamente la mia candidatura ad andare a casa, quella coppia ( etero in divisa ) che mi invita sgarbatamente a scendere dal treno, immediatamente, salvo sanzioni, salvo cambiare biglietto, salvo aspettare un altro Thello.  Il mio senso di inadeguatezza mi spinge a pensieri di inadeguatezza fuori da ogni equlibrio. 

Bilancia. 

Ritrovo un equlilibrio, precario, sufficiente per un dignitoso ritorno dal gentile bigliettaio, ne' di mare ne' di rotaia. Con lui per condividere una sconfitta comune, fuori da ogni buon senso di terra, quello che mi rifà un biglietto di un provincialissimo regionale da 3 euro e mi restituisce il resto dei 17,50, buoni per una derniere coupe alla salute di Thello e Qhuella, pubblici ufficiali.





domenica 26 luglio 2015

FUORI CONTESTO




Marco 50&50

La seconda cosa che ho notato sono stati i suoi sandali, poi i pantaloni crema e una camicia di lino color sabbia, senza maniche e leggermente sbottonata.
Portava con disinvoltura, a tracolla, una grossa borsa di vernice ton sur ton con i  pantaloni a sigaretta, capelli rossi, corti, un bel taglio, anche del viso e degli occhi nocciola scuro o caffè macchiato, piedi curati e smaltati di rosso, più un rossore improvviso che un vero rosso, indossava con grazia dei sandali, infradito in cuoio in tinta col resto dell'outfit, che, nonostante l'accenno di "pitonato", forse per via dell'assoluta mancanza di tacco, completavano elegantemente la sua mise.
La prima cosa che ho notato è stato il coltello che stringeva nella mano destra.
In bermuda multitasche, una maglietta in tinta blu delavè, un paio di All Star blu, ormai scolorite dopo i tuffi dagli scogli garganici, devo esserle sembrato un puffo stinto quando le ho chiesto se voleva fare solo un giro di ricognizione nei campi.
Lamentandosi del caldo, mi ha risposto con una garbata interrogativa, "sa se è permesso cogliere le zucchine giovani a me piacciono così, da divorare crude..."

Eh si, perché all'Agrifoppa di Oreno di Vimercate, Rachele e suo fratello Giuliano vendono verdura a chilometro zero ma consentono al cliente di potersela raccogliere da solo, serenamente, sotto il sole implacabile di questo Luglio Brianzolo, il costo irrisorio è di un euro al chilo, adesso ci sono taccole, fagiolini, qualche peperone, melanzane, qualche fagiolo, sono finiti i piselli, matureranno i peperoncini, arriveranno i pomodori e poi, finalmente, il fresco.

Nel frattempo è arrivata mia moglie col suo raccolto e una domanda che non consente alcuna risposta adeguata.
Cosa voleva la rossa in abito da cocktail ?
Mi ha chiesto se si possono cogliere anche le zucchine piccole...
E cosa c'era di tanto divertente da ridere?
Adesso sono in castigo, mi ha detto che mi manda a letto senza cena e senza bollicine, senza litigare, così, serenamente.
Ma ieri sera a casa di un amico e toscano doc, ho fatto il pieno, dopo pappa al pomodoro, panzanella e grigliata sulla brace non sarà certo la fine del mondo se salto un pasto, comunque, per non sbagliare, a bordo dell'Arca, il mio gommone ormeggiato in sala da bagno mi sono portato del prosciutto e melone da viaggio e due conigliette, di Playboy.



M 50&50

venerdì 24 luglio 2015

Aoc Champagne Special Club 1999 Gaston Chiquet


Nel lontano 1971 una dozzina di rm – ora sono in 29 - fondarono un’associazione esclusiva - Club Trésors de Champagne - il cui scopo comune fosse quello di esprimere l’originalità del terroir champenoise, mediante una cuvée de préstige che rappresentasse il lavoro dei vignérons. A tal fine, vennero individuate una serie di regole, che si possono conoscere visitando il sito dedicato.
Fu così che nacque, in sintesi, la cuvée “Special Club”, prodotta solamente nelle migliori annate e identificata da bottiglia ed etichetta esclusive.

Il flacone di oggi è un assemblaggio di 70 Chardonnay e 30 Pinot Noir, proveniente dai vigneti di Hautvillers, Dizy e Mareuil sur Aÿ, vinificazione parcellare, malò svolta e 8 anni sur lattes, data la sboccatura del 19/12/2008.

Oro di classe, luccicante, con fine  e continua effervescenza.
Il bouquet, subito molto fresco, si sviluppa tra note di crema pasticcera e frutta esotica; quest’ultima sia in versione esotica che agrumata, con varianti anche confit. Ma non solo. Le narici sono catturate da splendide note di nocciola e mandorla, ben inserite in una filigrana gessosa, che strizza l’occhio a note di miele e camomilla.

Al palato equilibrio, eleganza e cremosità sono esaltate dalla freschezza del sorso che, tuttavia, rispetto al felice tratteggio olfattivo, paga dazio.
Più lungo che largo, con la bocca maggiormente concentrata sugli aspetti evoluti, terziarizzati, ma non assolutamente ossidati, il che mi induce a pensare di averla presa ancora in tempo.


Una buona bottiglia – ne trovi in rete a prezzi accessibili – da bere ora, con i limiti, di un millesimo, già sottolineati altre volte.

mercoledì 22 luglio 2015

BASSOTUBA AL PEPERONCINO



Credito foto Lorenza Vitali

Marco 50&50


La mia sarta è differente.
Qualche sera fa sono andato a ritirare un paio di pantaloni che avevo fatto accorciare e ho sentito un profumo straordinario che, dalla cucina, arrivava direttamente in sala prove.
Il cous cous cucinato come Dio comanda, anche se le origini libiche della mia pantalonaia fanno riferimento ad un altro Dio, mi stava inebriando a tal punto che ho giocato sporco, chiedendo a me stesso ma a mezza voce, quanto potesse essere buono un piatto che distribuendo aromi nuovi, inaspettati e pungenti mi aveva messo addosso una tale irrefrenabile voglia di assaggiarlo.

Sono così giunto a conoscenza dei segreti e di parte delle sostanze aromatiche necessarie alla preparazione del piatto, tre gli elementi imprescindibili (come in un piatto d’alta cucina che si rispetti) in questo caso, curcuma, cumino e peperoncino.
Da sempre e inspiegabilmente ho una corsia preferenziale in sartoria, sono tornato a casa col sorriso sulle labbra, che di lì a poco, una volta tolto il coperchio di ceramica dalla zuppiera, avrebbero assaporato il miglior cous cous mai provato.
Il giorno seguente, indossati i pantaloni nuovi dall’orlo perfetto, sono andato nel negozio bio a procurarmi il necessario per la mia prova del cuoco, non prima però,  di aver messo a bagno i ceci.

Sull’onda dell’entusiasmo, credo di essermi fatto un po’prendere la mano dalle spezie nella preparazione del mio piatto etnico, dopo il girotondo  intorno al mondo, comunque sono riuscito a mettere in tavola il mio cous cous alla casalinga, disperata, mia moglie  dopo averlo assaggiato, nonostante sia abituata all’uso del peperoncino, ha dovuto rinunciare, la potenza è nulla senza il controllo mi ha detto e si è votata ad un’insalatina e ad un piatto di sushi del Sol Levante

…così mentre Rocco da amante, attore, assaggiatore di patate, è diventato produttore, naufrago ed estimatore di patatine, fritte, alle immagini di un’isola simbolo di un’ultima spiaggia se ne sovrappongono altre ancor più datate che mi hanno portato a ripensare ad altra spiaggia e ad altro mare, a quell’annata favorevole, a quella vendemmia senza precedenti né seguenti, un pizzico di nostalgico peperoncino, pane quotidiano di un’estate dalla potenza fuori controllo, ha velato il mio sguardo ma ha reso più nitidi i miei ricordi.
Il Presidente tifoso aveva appena smesso di fumare la pipa e di giocare a carte sull’aereo, mentre un furgone nove posti stava portando in vacanza, tre accoppiati e tre spaiati, le quote rosa in minoranza ma nessuna di loro rosa confetto Falqui, c'erano due modelle e una rossa dagli occhi verdi, andare in giro con loro faceva girar la testa e prolungare gli sguardi, la prima sera alcuni locali, ai quali riconosco l’attenuante di avere peperoncino nelle vene, cercarono di caricare con forza su un’auto la fidanzata del mio amico e futuro fotografo che probabilmente non aveva messo bene a fuoco la situazione, fortunatamente la Simo (nella foto d’epoca con l’amico Marco50 d’annata) rinunciava al pane ma non si faceva mancare il succo di volpe e seppe cavarsela da sola nonostante la nostra distrazione che avrebbe potuto essere imperdonabile, fu l’unico errore di un percorso netto attraverso un’estate dalle sonorità indimenticabili.



Ci piaceva suonare per stare in compagnia e condividere momenti irripetibili, soprattutto quelli prima e dopo le nostre performance, non avevamo un gran repertorio, suonavamo tutti con passione ma da poco, nessuno veniva dal conservatorio ma gli astri decisero di allinearsi sul Tropico di Tropea, la musica era secondaria, non chiedevamo di poter suonare, capitava, e forse proprio per questo ognuno di noi era tutt’uno con il proprio strumento che decise di fare di testa sua suonando anche per una sola spettatrice alla volta,  in un’anomala e torrida estate che ci mostrò cosa volesse davvero dire ondata di calore, alternammo concerti da camera e da spiaggia, nonostante la ventilazione impercettibile, favoriti dalla forza dell’abbrivio,  veleggiammo serenamente fino all’autunno.
Era l’estate al peperoncino, della rossa che a Tropea si vestiva a strati come una cipolla per paura delle scottature, dei piccantissimi piatti di pasta, del coltello da sub recuperato sul fondale dalla trasparenza ingannevole, i pantaloncini da bagno acca ventiquattro che non butterò mai, il bassotuba in sottofondo.
Oggi il bassotuba ha un suono diverso, i concertisti che si accontentano dei premi di consolazione, i pianisti in erba alta che a dispetto dell’evidenza non vogliono riconoscere i cambiamenti naturali,  lo definirebbero interessante e più vissuto.



Pronto, è il Villaggio Marco Polo di Tropea ?
Sono la mamma di Marco, quel bischero del mì figliolo ha rubato un paio delle vostre lenzuola, ha detto che gli servivano per i concerti, adesso ve lo passo così si scusa e ve le rispedisce.

M 50&50

martedì 21 luglio 2015

Guerra e Pace





Marco 50&50

Dei sensi.
Le coordinate dell'avamposto me le sono studiate bene, ottanta, sessanta, novanta distribuite su un metro e sessantanove centimetri, quindi bifronte, anche col caldo ci si può arrivare.
Ogni tanto, non osservato, pur non avendo dubbi, me le riguardo, le coordinate.
Dovesse trincerarsi, bisognerà tentare un’offensiva, magari con modi galanti, usando intelligenza ed intelligence, oppure con un’azione improvvisa, cogliendo impreparato chi si difende, giocando sull’effetto sorpresa piombando sul nemico nel punto più inaspettato, una guerra lampo a lampo già abbassata.
Comunque, prima dell’arrembaggio, bisogna cercare di aprirsi un varco, questo da sempre, magari usando il rostro sul fianco, anche se a poppa è meglio, ma la conquista di questo avamposto non sarà una passeggiata, sia che si usi una tattica di sfondamento che una di aggiramento tesa ad avvolgere il nemico sui fianchi per attaccarlo a tergo.
Forse in questi casi particolari credo che l'attacco debba essere sferrato su più fronti e con tutti i mezzi a disposizione, terrestri, navali e aerei, usando soprattutto, il supporto del genio, militare e non.
Dopo le prime schermaglie il contatto tra i corpi militari dovrebbe avvenire sulla zona collinare, lasciando il lato B temporaneamente scoperto, le zone erogene dovranno essere circondate di attenzioni, senza abbassare la guardia, anche qui, caldo permettendo, ci si potrebbe arrivare.
La conquista, secondo le prime stime, dovrebbe avvenire in tempi relativamente brevi ma non prima del tramonto, deboli fari nella notte dovranno illuminare il letto del fiume , campo di battaglia.
Il supporto aereo dovrà paracadutare, oltre ai rifornimenti necessari per affrontare una notte di ripetuti combattimenti corpo a corpo anche un supporto psicologico e fisiologico, tale supporto dovrà arrivare al momento giusto sotto forma di compresse, in un luogo preciso, il Punto Blu di Via Gra.
Se tutto dovesse procedere senza intoppi potremo dire di essere a cavallo e di volerci restare a lungo.
Comunque, dopo i preliminari di tattica militare per ottenere un risultato definitivo si deve passare alla strategia i cui presupposti fondamentali pur subendo affinamenti non sono mai cambiati dalla notte dei tempi, quindi perché cambiare proprio stanotte che si preannuncia buia e tempestosa.
L’attacco finale non deve prevedere mezze misure ma nemmeno l’uso di fanteria normodotata, qui ci vuole l’artiglieria pesante, missili, siluri e chi più ne ha più ne metta, adesso che fa un meno caldo mi sembra di essere più chiaro, come il cielo.
L’avamposto non è ancora in mio possesso,  lo sapevo che per una mina vagante, una bomba del sesso avrei dovuto usare un’arma strategica, suona una bomba ad orologeria, mi sveglio e per lo spavento do una testata alla testata del letto, consapevole col sonno di poi, che avrei dovuto usare una testata, ma nucleare.

Ecco perché bisognerebbe avere un'altra vita, tralasciare la carriera per fare una carriera militare.



M 50&50

lunedì 20 luglio 2015

4 AMICI AL BISTROT



Marco 50&50



Ci sarebbe un tavolo alle 19,30, prenotato per le 21, lo accendiamo, ad onor del vero in pizzeria non si va per far serata ma il doppio turno non mi entusiasma, così come la maionese home made non pervenuta ma prevista in accompagnamento ai due frittini o il cornicione della quattro formaggi un tantino spropositato.


Chi mi accompagna sceglie dalla carta fiori di zucca e una birra alla spina, entrambi terminati mentre il decaffeinato non è previsto.
Sembrerebbe una serata nata male e finita peggio, non è così, sono piccole ombre d'assestamento, come "l'assorbibile" rimbombo di fondo, peccati veniali per Giulia&Marco che dal Paradiso della Pizza di Vimercate si sono trasferiti qui, al Rise Bistrot con altri due soci, Mattia, sommelier AIS e Mauro.



Una quindicina di pizze, altrettante birre in bottiglia, quattro spine, spaghetti declinati in tre versioni, tre frittini, un paio di taglieri di salami e salumi serviti con focaccia, qualche dolce, tutti "naturali" i vini, a bassissima presenza di solfiti, questa in sintesi la proposta del Rise, bistrot di recente apertura dai tavoli ben distanziati sulla strada che da Vimercate porta a Trezzo.

Apertura settimanale tredici su quattordici e facilità di parcheggio dovrebbero garantire una discreta affluenza di pubblico pagante e appagato, soprattutto dopo aver assaporato una delle migliori pizze, diciamo in circolazione.



Prezzi nella norma con  qualche pizza forse sopra media, spesa giustificata dall'uso di materie prime di alta gamma, ottimi i nidi di verdura fritti, il baccalà vale il viaggio di andata e ritorno, certo che ci torno, anche per il fresco cheese cake con frutti rossi che ha trovato l'equilibrio di gusto e consistenze tra l'acido, il grasso e il croccante, divertente non "Mannoia" come il buon caffè nero bollente in chiusura.



Il capitolo pizze meriterebbe assaggi plurimi e descrizioni particolareggiate, definire strepitosa un fior fiore di Margherita è riduttivo, e i profumi e l'impasto, e il fior di latte e l'antico pomodoro di Napoli e l'olio e la digeribilità e la fragranza e la cottura...diciamo che una definizione appropriata, che renda bene l'idea anche in rapporto a quel che si vede e si assaggia sotto la cappa afosa del cielo di Lombardia, potrebbe essere: sulla pizza non ci sono c@zzi da appendere, Marco Locatelli è un fuoriclasse.



M 50&50

domenica 19 luglio 2015

Tre docce al giorno



gdf 12 min

Alla vecchia è rimasta mal conciata la dentiera. Causa fu la polenta concia rimastagli attaccata al lavoro del suo dentista -lo vedo- che deve essere quello del tavolo a fianco a cui non rivolgerebbe un vol au vent ripieno di fonduta; quello che non protesta neppure per le patate erborinate dalla Bonduelle prima di essere state sommariamente giustiziate in forno collettivo, pure tagliate casualmente, così da sembrare di taglio rustico quanto casalingo. False! Falsi! Andrà a dormire in macchina nel pomeriggio.

Non mi devo lamentare, sono finito quassù di mia volontà, con la quale condivido poco.  Riesco con fatica a capire il gran rifiuto del Presidente. Ci ripenso, era due ore fa. In Italia c'è un Presidente ogni sette persone. Questo è per giunta in delega, ma i suoi vice primari non ne sanno nulla della nuova e famosa enoteca riaperta -secondo un noto sito di informazione web- perché trasferita altrove, quell'altrove in cui mi reco e in cui pretendo di sapere, del dove, non del perché, e neppure del quando, perché il pedestre giornalista ha pure indicato data e luogo, con motivazione aggiunta. Ma la ragazza dell' ATP nicchia, mentre il suo superiore dormicchia, in attesa che arrivi il Presidente a chiarire all'uomo del Turismo del perché della carenza, ma che Dio lo mantenga, ignorante pur se in coscienza. Ormai è tardi per una risposta, sono già in alto, almeno a milletrè.

Dissolvenza sulla vecchia che proprio non ce la può fare a mangiare nessun altro piatto, cosa che io faccio tanto per far passare il tempo di condivisione individuale dell'attesa della mia compagnia, che non mi potrà di conseguenza togliere il piacere ritrovato dell'osservazione del mondo, da qui, parecchio in alto di metri, ma estremamente piatto guardando cose che vedo giù di sotto, nel piatto, mio e degli altri

La cameriera ricorda oggettivamente la zia della Letizzi, nell'accento, nella figura -pessima e ripetuta - lasciata andare tra i tavoli colmi di piatti dispari, perché lei più di uno per volta non ce la può fare a riportare alla cucina, dove chi lavora lo fa per perdere tempo e guadagnare poco denaro. Ci penso, potrebbe essere il mio senso comprare una cosa così? E poi non riuscire neanche a chiudere un pezzo da Diario, mentre qui il sabato e la domenica si pratica uno sport per cui la preparazione fisica e mentale non è mai stata ... mai stata ... mai stata ... mai stata fatta. Un Mantra del porco Giuda.

Ne manda via 30 il commercialista, ma potrebbe anche essere un ragioniere, un bancario, un geometra, ma sicuramente un ristoratore no. Non ne sa servire decentemente uno la Letizzi, dei clienti, e non sa far altro che aprire scorciatoie marcate dalle principali fonti industriali italiane e d'altrove il bell'uomo che sovrintende alla cucina, mentre il suo ruolo retribuito dovrebbe essere più legato alla pubblicità di un profumo da spiaggia da gnocca.

Oh, per richiamo banale come da previsione del tempo umido e caldo, eccoli gli gnocchi, industrial disease, da buttare alle ortiche. Il vino è caldo, e anche i piatti lo sono, ma perché hanno appena fatto il loro secondo giro di lavastoviglie.  i

Distrazioni, ecco una mezza bella finalmente sorridente di fronte alla giornata del suo compleanno, mentre sua sorella vecchia le da un bacio, il fratello non la guarda neppure, la mamma si passa lo stuzzicadenti alla faccia della polenta concia e il capo famiglia infila un biglietto e mezzo sotto il piattino del conto, con a fianco una pila di piatti mai tornati a la plonge.





sabato 18 luglio 2015

Aoc Champagne Rosé Eclipsia Brut s.a. Vincent Couche


Sono 13 gli ettari che Vincent Couche coltiva, dal 2008 in biodinamica, nella Côte des Bar, per una produzione annua di circa 80 mila flaconi.

Questo è rosé d’assemblage, composto da 80 Pinot Noir, da vigneti in Buxeuil – suolo kimmeridgiano, argilla e marna - e 20 Chardonnay, da Montgueux – suolo gessoso, l’unico della Côte des Bar - forse il terroir più interessante di tutto l’Aube, dove la bacca bianca trova il suo perché, dando risultati davvero apprezzabili.

Di un bel rosa vivace e di perlage non proprio finissimo, offre al naso dei sottili toni vegetali che si affiancano a note scure di ciliegia e fragola, fico e melograno, con un profilo speziato che lusinga le narici.

All’assaggio è fresco, potente e deciso, nondimeno, in virtù di una incisiva acidità, sa coniugare struttura ad agilità, trovando, in tal modo, il suo giusto bilanciamento. La bocca è ampia e vinosa, con gli aspetti fruttati – ciliegia e lampone, mirto e fragola – che dominano e si impongono su quelli speziati.
Chiude con grande freschezza, di media lunghezza, leggermente amarognolo, con tocchi di tamarindo, ben mescolati a sapida mineralità.


Un giovane produttore, di spiccata personalità, incontrato poco tempo fa, convintissimo delle sue scelte, che seguirò con attenzione.

venerdì 17 luglio 2015

Lo scalo tecnico all'Armadillobar



Marco 50&50

La tratta Austin - La Palud, fuori dalle rotte consuete, non è uno scherzo, allora mi chiedo come sia possibile non farlo, uno scalo, se non altro per bere qualcosa in compagnia, fare due chiacchiere, stiracchiarsi un po' prima di riprendere il volo.

Mi sembra strano non ci sia mai la voglia di farci sapere di un vino bevuto assieme la sera prima mentre fuori nevica, cosa vi siete detti con quei musicisti dopo la loro performance, che cosa avete bevuto prima di andare a letto, se a letto dopo il calore del fuoco vi siete accalorati, come state, come va lassù, c@zz@te così, cosa vi hanno lasciato quei motociclisti oltre al rombo, se vi è piaciuto il rombo fotografato sul blog da gdf o vi è sembrato un po' ingolfato il motore del guardiano al quale giro questa lettera aperta così mi tolgo, nell'ordine, un dubbio, una spina di pesce, un sassolino dagli scarponi da montagna.

L'uomo a Ponente, potrà sempre fare come Pippo Baudo, che proprio a Sanremo si dissociò dal comico Grillo, mi dissocio dal comico 50&50 ma gli lascio come sempre, pubblicando questo post, libertà di parola.
Anche perché, a voler ben vedere, di giochi di parole, oggi, ce ne sono ben pochi, il senso, per una volta, non va cercato tra le righe ma nelle righe.

E allora, gimme five, i minuti che ci vogliono per leggere un post e condividerlo.
Io vi penso, raramente, ma vi penso, che cosa vi frena a tal punto da non avere, mai, niente da condividere qui sopra, non con me, che forse sono per voi solo un ospite sgradito, ma con l'uomo che non deve chiedere mai e al quale, in fondo, mancate.

M 50&50