lunedì 6 luglio 2015

Qualche scatto dal nuovo ristorante di Luca Collami, ex Baldin




Genova Boccadasse

Cucina a vista

Scorcio di sala

Tavolo vista mare

Terrazza

Colori sobri

Colori vari

domenica 5 luglio 2015

La volta buona


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Accidenti, è proprio vero, non esistono grandi vini, esistono solo grandi bottiglie, specialmente quando gli anni passano e quindi l'evoluzione non è mai uguale. Comanda il tappo, e in questo caso è un Signor tappo quello che Danilo Scala del San Giorgio di Genova sta levando dal collo di questa Romanée S.V. Veramente S.V., senza valutazione tanto ha ben conservato e lasciato gentilmente evolvere un vino finalmente straordinario. Straordinario vuol dire fuori dall'ordinario, e quindi non ha nessun senso valutarlo, tanto per andare di fioretto ma non lasciare nulla al "tra le righe".


Un angolo della sala dell'ottimo San Giorgio, non pretendendo di sapere quale sia il migliore ristorante in assoluto in città, perchè non li ho girati tutti, anche se dovrei averlo fatto, essendo il referente Touring, ma come si fa ad arrivare in ogni basso fondo senza fondi? Comunque sia questo è sicuramente uno dei migliori ristoranti di Genova, dove non serve il decoder per capire che cosa stai mangiando. Abbiamo fatto le corna ad altri, che zoccole che siamo. Occhio alle certezze, potresti arrivare a casa e scoprire che la tua adorata Romanèe Conti sa del tappo di un altro.


Un tappo così bello dopo 17 anni ti fa capire già dal suo profumo quanto possa essere perfetto anche il vino, che sa finalmente di quello di cui dovrebbe sapere, annusandolo in religioso silenzio anche senza averlo sposato, perché sembra proprio di stare in chiesa mettendoci il naso dentro. Incenso, prima di tutto l'incenso, poi il tartufo nero, la liquirizia, fiori e frutti rossi ammorbiditi, una fioritura delicata ma maledettamente perisistente, al naso e al palato. Da questa cassetta che spesso ci ha lasciato con le labbra appese in giù stavolta sgorga un grande sorriso. Stavolta il vino è degno dell'etichetta che porta. Francone avrebbe di nuovo detto: si sono sbagliati e l'han fatto buono.


E questi quattro  potevano essere bevuti prima o dopo, o anche durante, ma chi se ne frega della forma e del colore, anche se sta alla stazione o sulla scogliera di Ventimiglia, perché quando un pinot noir arriva a sommità insolite anche per gli sherpa non importa l'ordine dei fattori, la somma sarà uguale.

Altimetrie ed età. Questo bianco spagnolo dopo 13 anni di invecchiamento è proprio un ragazzino. Sa di mandorle e olive verdi, sembra quasi un Fino, una Manzanilla, ma senza quelle gradazioni, verticale e snello, pungente e secchissimo: come me negli anni '80, un grande aperitivo spanish style, a reggerlo.

Al suo fianco  c'è la vertificata Università del Viognier, e cioè i migliori cru di Condrieu di tre mostri sacri di quella denominazione : Guigal, Cuilleron e Vernay. tre maniere di intendere un territorio particolare, quello che dona al vino profumi gentili ma definiti con il bisturi: albicocca, pesca bianca, mandorla e soprattutto violetta, quella cara a Padre Pio.

Più tondo e completo Vernay, più evoluto Cuilleron (che ha 4 anni più) e non così insistente -come ci si aspetterebbe- sul boisè quello di Guigal, che sul lungo mare si apre e se la gioca fino alla fine, soprattutto con Vernay, che è la bottiglia che abbiamo finito per prima ... che qualcosa significa.

Che cosa mangiare con vini così? Sostanzialmente crostacei. Vanno bene gli scampi, i gamberi, l'astice e infine, dopo un fresco cappon magro ricco di piccoli piselli freschi -altro abbinamento riuscito- dicevo, ed infine una sontuosa aragosta alla catalana, il miglior cibo per il Condrieu, a cui non sarebbe dispiaciuta neppure in versione Thermidor, ma ci sarà tempo anche per quella versione, decisamente più autunnale. Sono 33 i gradi oggi a Genova, ma a noi sembrava tutto molto più fresco e gradevole, qui al San Giorgio, covo privilegiato dalle persone semplici, quelle che si accontentano del meglio.

Tradizionale cappon magro


Catalana di aragosta

Stuzzicanti tagliolini con burro, acciughe, pinoli e uvetta

Su tutti i due pezzi di Angelo Croce ... Taleggio antologico

E infine una lezione sui crus di Cognac, in magnum da chissà quanti decenni ... 

gdf12min

sabato 4 luglio 2015

Gelinaz | Quando eravamo tutti amici


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Sono cosciente che si tratti di un sogno. Lo capisco nel momento in cui mi rendo conto di stare seduto ad un tavolo di due ristoranti contemporaneamente, di due tra i migliori ristoranti della vecchia Europa. I tavoli sono apparecchiati per dieci, dieci di qui e dieci di là. I segnaposto sono stati già assegnati e i nomi che leggo sono quelli di persone che sembravano amici, vecchi amici, perché oggi il termine vecchio intende identificare quello che accadeva 6, 7, 8, 9, 10 anni fa.

Poi, chi per ego e chi per necessità -me incluso- ha trasformato un hobby in una o più professioni, perdendo lo spirito di gruppo, di condivisione e di confronto soprattutto. Fossero stati, fossimo stati tutti ricchi e difesi da un lavoro sicuro questo non sarebbe successo. No, non è vero neanche questo, mi devo ricordare del mio status di sogno bilocato.

Adesso sarebbero già alla porta, pronti ad accomodarsi ai tavoli. No, è come la paura: bussa, e se hai il coraggio di andargli ad aprire scopri sempre che dietro alla porta non c'è nessuno.

Me la devo cavare da solo allora, qui in due delle 37 tavole di GELINAZSHUFFLE, immaginando, ma è facile farlo in volo onirico. Ci sono tutti stasera, metà al Combal.0 e metà al Mirazur, per condividere un qualche cosa che non è possibile giudicare, ma solo vivere, possibilmente in maniera giocosa e non troppo seriamente, accidenti!

Possiamo anche scommettere se volete! Avete visto in che cosa consiste la serata? Bene, e allora possiamo puntare anche qualche Copeco per vedere chi indovina l'origine di questo menù di 42 portate ... dai, di chi vuoi che sia un menù di 42 portate ... Ah, questo propone solo piatti freddi o tiepidi? Beh, così si svela in fretta l'arcano. Ma guarda quanta frutta esotica in questo. Si sarà fatto mandare un container dal Brasile? No, dai, i tortellini alla panna al mare ... Massimo... Piccione foie gras grigliati? Alain, ti potevi mascherare meglio. Anche tu Renè, le formiche ti anticipano nel concetto. Un cappuccino, ok, ma se è di seppie ti conosco mascherina. No, ormai siamo tutti troppi certi delle nostre certezze, Il gioco scade, spariscono di nuovo tutti, anche nell'astrale.

Ahi! In contemporanea sui due tavoli, mentre finalmente arriva il primo piatto sono di nuovo certamente solo. Sono di spalle alla cucina. L'ombra del cuocone riccioluto mi sopraffà con finto fare minaccioso mentre mi serve un piatto apparentemente semplice ma ineguagliato: una passatina di ceci con gamberi. Grazie chef, sa, si scherzava ...



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venerdì 3 luglio 2015

Aoc Champagne Blanc de Blancs Comtes de Champagne 1999 Taittinger


E’ la gemma - la cuvée de prestige - della casa, ideata dal fondatore nel 1952 per onorare i Conti di Champagne. Solo Chardonnay, solo da uve Grand Cru della Costa dei Bianchi, solo la prima spremitura - la cuvée – che passa dieci anni sui lieviti - la mia ha 5 anni di sboccatura - con rémuage e dégorgement rigorosamente manuali.

Oro incantevole, dal perlage finissimo e assiduo, per un naso intenso, composito e seducente una cifra.
Per una buona mezz’ora tantissima pasticceria - crema e brioche appena sfornata – e mineralità crayeuse, che ti imbullona il naso al calice. Poi è il turno della frutta matura, bianca e gialla – pera, pesca e agrumi - con incursioni anche in territorio esotico.
Il mutamento del quadro olfattivo, davvero senza tregua, riserva presenza marcata anche di legni pregiati, frutta secca (mandorla) e tocchi floreali.

La bocca è un po’ diversa, meno sfaccettata e loquace, con l’annata calda che si avverte già al primo assaggio, e progredirà a passo spedito, non agevolata da un’acidità, sì presente, ma che ha evidenziato qualche rallentamento.
Palato diverso dal quadro olfattivo ti dicevo, ma la materia si sente eccome, grazie all’assaggio che si sviluppa con splendide e solide note di cedro e precisi lineamenti gessosi e speziati – zenzero e pepe a nastro – ancorchè l’emergere di una nota legnosa - non di pacchiana falegnameria – e non totalmente assorbita, un qualcosa di meno nobile, rispetto al naso, un qualcosa che andava oltre la vaniglia, mi ha un filo sorpreso.
Bocca che si mantiene morbida, più larga che profonda, con finale dolce, dominato dalla fortissima presenza dello zenzero legato a filo doppio con la gessosità, inconfondibile, di quelle zone.
E’ mancato lo scatto, che avrebbe proiettato in orbita il flacone.


E’ il ’99, baby. Se ne disponi, il faut profiter, prima che imbocchi la discesa.

giovedì 2 luglio 2015

Gommoni e libertà

Spiaggia rosa a Budelli
Marco 50&50

Egoista, imbruttito, navigo in superficie, superficialmente e a vista ma col paraocchi unidirezionale vedo solo quel che voglio vedere, musica alta in cuffia da piscina per ascoltare & completare l'opera.

Sono diventato menefreghista & indifferente, forse un po' dispiaciuto, soprattutto saturo.

Gli altri siamo noi non vale più, la testa sottosopra la sabbia o a pelo d’acqua, superficiale in un paradiso artificiale, insicuro anche in vacanza, le difese abbassate, vorrei cancellare quel che leggo, dalla carta e dalla mente, usando il gommone degli scafisti, vorrei spruzzare acqua da un mitra che non incuta terrore, mai vorrei limitare la libertà altrui, un bene che non dovrebbe essere distribuito ma goduto da tutti, eppure, sentendomi vulnerabile e meno libero mi accorgo di essere meno buono, così mi ritrovo a pensare male o ad altro, che è lo stesso…

Piccole baie sabbiose, rocce granitiche, colori rosati, fenicotteri in tinta, acqua smeralda come la costa, bellissima, mutevole, come i suoi occhi.
Orate condivise, nessuna rata da pagare, né date di scadenza in evidenza su corpi tonici, il gin uno sconosciuto, alla porta delle vacanze di un’estate senza fine, senza un fine apparente, nessun parente all’orizzonte, arrivava tutto col pilota automatico, in regalo, forse poco apprezzato, adesso rimpiango i cieli sereni, noi altrettanto, le grandi compagnie, compagne ancora un po’ mascoline, la femminilità in arrivo da Genova o da Civitavecchia, vecchia ci sembrava una trentenne, ad Olbia profumi intensi di macchia mediterranea, nessun mirto nei calici, qualche moto, una ragazza in due, una macchina in quattro, ottovolante di emozioni quotidiane, camere e bagni condivisi, mescolanza più che promiscuità, anche allora mi allontanavo dalla riva, cercavo al largo la libertà data dai grandi spazi, non avevo nulla, da perdere a poco a poco solo le illusioni, disincanto, chitarra senza spaghetti, gnocchetti sardi e gnocche milanesi sul gommone.

Canalis satellitari di intrattenimento mirato non esistevano, Elisabetta andava alle elementari, sapeva già fare i suoi conti ma aveva ancora difficoltà a raddrizzare le aste.
Impensabile trovare per strada rubli, copechi, un solo Russo, Giuni in gita di piacere ad Alghero si accompagnava all'unico straniero presente sull'isola, un marittimo di Pantelleria con una voglia di cappero sul bicipite.

Stavamo tornando da Budelli, forse da Spargi, ininfluente, come cercare di definire il periodo esatto, un’altra vita, il mare aveva cambiato colore ed umore, a poppa per assonanza, femmine urlanti come gabbiani, le mie prime quote, rosa striato di nero il cielo, poi nuvole e poggia, ancorato come potevo, mezzo fuori, mezzo pazzo e mezzo toscano, a prua, sul gommone del Checcucci ho bevuto acqua smeralda, spruzzi e schiuma, sperando che quel viaggio in libertà non finisse mai.

M 50&50

martedì 30 giugno 2015

Non cambiare stile di vita


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Nel market a due passi dalla frontiera francese il servizio di sicurezza è curato da un integerrimo maghrebino sfuggito al barbonismo etico e dall'elemosina Est-Iva, a cui nulla sfugge, ma che chiude un occhio sulla centro americana dal bacino facile e dalla circonferenza ampia. 

La morettina con i capelli tinti di biondo si prende i pani e i pesci con i denti. I pani, prima li afferra, poi li infila nei sacchetti al livello del self service, poi li moltiplica fuori dalla bilancia ed infine decide di assaggiarli tutti -le gusta con queso- prima di passare dal peso, del pane; il suo ormai è andato fuori controllo, come l'atteggiamento del giovane italiano che la accompagna e che infine la minaccia, ché la smetta.

Lei lo manda idealmente a Panama ma poi patteggia, sa benissimo come trattare un giovane italiano  una volta estratto dal market multi etnico che batte bandiera tricolore tedesca. 

Quell'altro con la boliviana di tinte forti si sta mettendo in tasca due arance mentre il turno di guardia della security cambia, e al posto del rassicurante maghrebino di taglia media sopraggiunge un gigante senegalese per nulla debilitato dal Ramadan, ma i grandi tarocco non sono nelle tasche della boliviana ma bensì dentro il banco dei salumi e dei formaggi.

C'è un calabrese alla cassa che aspetta di sapere se il suo bancomat ha un pin; la mancata pin up abruzzese lo rassicura in lingua congiunta.  C'è un tedesco stufo dell'attesa in coda che inganna il momento canticchiando in rumeno e rompendo la confezione di wurstel da campeggio intingendo la carne nella vaschetta da mezzo chilo di senape.

La vecchia non ci sente, anche quando gli fanno notare che il sottovaso non passa al rivelatore di codice a barre perché la confezione era da tre pezzi e lei l'avrebbe aperta per prenderne solo una per la singola piantina di basilico sotratta altrove.

Si offende a nome del suo badante Ucraino, quello che di brioche ne ha comprate una di confezione ma sei di contenuto, ma che per comodità ne butta tutto l'involucro sul rullo della cassa masticandone una in lingua madre. Non c'è pazienza al market.

Nessuno usa il carrello, di cestelli non c'è traccia. La francese per una volta non si sente sola, o almeno immagina di non esserlo stasera, e si prende 12 baguette belle dure e croccanti per domani, ma si sbaglia a dichiararle di fronte alla bilancia automatica, e di fronte al senegalese, che si ricorda la storia, e la punisce, ma non come lei vorrebbe.

Alla cassa c'è di nuovo coda, torno indietro, in cerca di un'offerta speciale di vini francesi scelti da quei due tedeschi con la Diane a Bordeaux. C'è tutto a disposizione, lo spazio multietnico funziona al meglio durante il Ramadan. 

Nessuno si ammazza per bere questa roba. Prendo anche una bottiglia di salsa di pomodoro, di vetro, per la pizza italiana, senza cautela, senza cestello. Resto in coda anch'io a lungo.

Mi sfugge una bottiglia, non quella del vino; è il litro di pomodoro che si schianta a terra in frammenti di mille vetri che colpiscono venti gambe sanguinanti degne della strage di San Marzano. La sicurezza maghrebina e sengalese interviene, e pulisce il pavimento.
gdf 7 min



lunedì 29 giugno 2015

Post Adolescenziale


Marco 50&50

Qualunque sia la chiave di lettura di questo post dal titolo ambiguo e ambivalente, una cosa è certa, pensavo di essere sveglio, di avere sempre in tasca la parola passepartout, come il tubino nero nero nella valigia di una bella donna, di avere una mente elastica come un adolescente, invece oggi, sulla spiaggia, un venditore di cocco mi ha ricordato che c'è sempre da imparare, tutti i giorni e da tutti.

L'ho sentito arrivare dall'inequivocabile suono della trombetta, quando, a differenza dei suoi colleghi, invece di cocco bello e cocco fresco ha detto, allungate la manina solo un euro la fettina, ho teso le orecchie, poi, frapponendosi tra me e il mare, ha affondato il colpo dicendo: coccolatevi, avrei voluto comprarglielo tutto, mentre cercavo una moneta, la mia mente ha ritrovato elasticità ed è riuscita a fare un bel salto all'indietro...

Quando di esotico si conosceva solo l'ananas e mango pu c@zzo avremmo acquistato una papaya, il cocco faceva già tendenza sulle spiagge, diciamo che si tendeva ad acquistarlo dopo il bagno, disteso su un asciugamano in riva al mare mi stavo godendo il mio pomeriggio adolescenziale, non so quanto costasse una fettina di cocco, ne chiesi una bella grossa da condividere con un due pezzi acerbo ma non troppo (ecco perché mi è rimasto il piacere di un po' di acido nei piatti...), precursore dei tempi, forse vendere cocco attiva la mente, il venditore me ne diede due al prezzo di una, fidelizzandoci...

...sono tornato al presente, con un po' meno futuro davanti di allora e ho pagato il mio cocco con due euro, tenga pure, ho saldato un vecchio debito.

M 50&50

domenica 28 giugno 2015

Serebro lese

Sull'Armadillo Bar non poteva mancare l'aggiornamento che riguarda il nuovo video delle Serebro, spesso passate di qui senza lasciare un Copeco di mancia in ricordo di una fugace ma indelebile apparizione. Ci rimaniamo male sapendo che le Serebro sono rimaste lese dal ricambio di due delle migliori, Elena ed Anastasia, sostituite con grazia da Darja e Polina, mentre Olga tiene botta ... roba che non si vedeva dai tempi di Kid Creole, che cambiava le Coconuts come le calze sporche che ci saremmo rimessi quasi tutti con immenso piacere, vabbè, ce ne faremo una ragione guardando il nuovo lesbo mustang video che suona già bene dalle parti di RTL, ma che spacca soprattutto su tutti i lati B
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sabato 27 giugno 2015

IL PESCE FUOR D'ACQUA



Marco 50&50


Finisce nel piatto.
Dalla cucina a vista Manuel avvista Patrizia, lei si muove sinuosa tra le acque del porto, la motonave è a miglia marine zero dal nostro tavolo, se la pesca miracolosa avrà dato i suoi frutti i nostri piatti tra poco si riempiranno di frutti di mare, poter assaporare pesci appena pescati è più o meno la stessa sensazione di cogliere la frutta dall'albero lasciando senza rimpianti, negli scomparti troppo refrigerati dei grandi supermercati, quella non ancora matura a far compagnia a pesci dalla dubbia provenienza arrivati fino ai banchi frigo senza permesso di soggiorno né di ingresso nella mia cucina.


Manuel pur essendo ad un passo dall'acqua si muove con i piedi per terra, il fatto che indossi le pinne mi fa capire quale sia l'indirizzo dei piatti che prenderanno forma sotto al fuoco della sua padella a vista...



...padella a vista che, ora posso dirlo, ci ha regalato sensazioni gradevolissime e un indirizzo che si farà ricordare, a questo proposito, prendo in prestito, senza alcuna intenzione di restituirla, una definizione sullo stile di Manuel Marchetta "...mano ferma, cotture brevi, presentazioni eleganti, accostamenti originali ma non bizzarri...qui si fa maledettamente sul serio, disancorandosi anche da guru in via di pensionamento o da opinion leader in via di consolidamento..."



L'abbiamo lasciato fare e lui ha scelto per noi un percorso mirato ed equilibrato portandoci a fare un giro al largo e riportandoci sani, salvi e contenti in porto, per non farci mancare nulla, quando si inizia a giocare è difficile fermarsi, abbiamo scelto anche tre piatti alla carta, di quelli, tra virgolette più tradizionali, anche qui si gode, la mente fa meno fatica e capisce con più immediatezza gli accostamenti più tradizionali ma non banali, arricchiti dal gusto che solo una materia prima di questo genere sa dare e soprattutto dalla mano sicura che spadella con semplicità quel che è semplice da ottenere solo in apparenza, ho goduto molto, sia "lasciandolo fare" che prendendomi la responsabilità di scegliere, le foto e le didascalie, meriteranno un post a parte e i commenti più tecnici di chi mi fa accompagnato, per ora questo, al risveglio, in diretta, grazie Manuel.



La notte Taggiasca illumina l'Aurelia tra Arma e Sanremo di stelle, noi milanesi siamo così abituati a guardare in alto, a scrutare il cielo per cercarle che vederle riflesse nel mare sembra un miracolo dal valore aggiunto, stavolta, sarà l'abbronzatura strepitosa, sono stato baciato dalla fortuna,
Il mare profondo e quindi, non banale, mi ha offerto la cena che stavo aspettando, poi dopo il caffè, nuvoloni da Ovest hanno spento le luci sull'acqua e nel cielo, ma uscendo qualcosa ha attirato la mia attenzione, tra le barche ormeggiate una luce, la padella a vista di Manuel, mandava riflessi stellati.




M 50&50

giovedì 25 giugno 2015

SESSO&STREMO


Marco 50&50

Delle forze.
Logica conseguenza.
Il post è V.M.50, tanto non capireste, più probabilmente sono io che non sono in grado di spiegarvelo, perché è vero, alcune cose non si possono spiegare, tanto più oggi che un adolescente ne sa di più di un uomo vissuto di ieri, altro che nastro rosa di Battistiana memoria, corde, nodi, bende, in fondo la differenza tra legami e legami sta nella posizione dell'accento, cambiano le posizioni della piacevole lotta tra i corpi che prima erano due, l'uno contro uno ha lasciato il posto al doppio misto, come minimo, e poi scambi di ruolo e di partner per non farsi mancare nulla.
Adesso ragazzini in gita scolastica fanno sesso di gruppo in mezzo alla strada in pieno giorno come fosse la cosa più naturale del mondo, e io che pensavo un giorno di poter dire, distrattamente, ai nipoti che non ho, passando dalla circonvallazione esterna milanese all'altezza di Romolo, proprio qui, sulla mia piccola cabrio, ho fatto sesso con un'amica, era l'ora di punta...

Potete dire quello che volete, mettermi di fronte all'evidente differenza tra una vecchia foto sgranata, una locandina di un film e un odierno filmato hit, esplicito e col sonoro, potete farmi pazientemente notare che alcune professioniste dimostrano una tecnica indubbia al limite dell'equilibrismo.
Equilibrismo...
A metà scala, in perfetto equilibrio tra innocenza e perversione si colloca la malizia, su quella scala c'è la Antonelli, l'immagine è indelebile dopo oltre quarant'anni.




M 50&50