lunedì 27 aprile 2015

Le Montrachet ... non sempre vince Madame


di Fabrizio Nobili

Capita raramente l'occasione di poter degustare una serie di bottiglie di diversi Grand Cru provenienti dalla Divina Collina, se non altro perchè una di queste è prodotta in meno di trecento unità. La degustazione ha dato modo anche di verificare la tipicità delle singole annate, quelle che possono essere considerate pronte per cominciare ad essere aperte e godere appieno dell'affinamento in bottiglia (tra il 2006 ed il 2009).

La differenza di stile tra i produttori, la differenza tra i cru vinificati dallo stesso produttore e chissà quante altre peculiarità di cui non si può essere a conoscenza crea differenze tra i risultati ottenuti che mettendo il naso dentro al bicchiere la valutazione si dovrebbe fare senza descrizione e punteggio ma semplicemente con una fotografia o un selfie del degustatore. Le espressioni del viso, gli sguardi e i sorrisi in una società mediatica come quella attuale avrebbero maggiore riscontro sociale e condivisioni. Forse farebbero appassionare più persone al mondo dei grandi vini.

Tornando alla batteria l'unico errore nella sequenza di degustazione sono state le prime due bottiglie di Batard Montrachet: per l'apertura delle danze la magrezza e l'inferiore complessità olfattiva del 2007 di F& D Clair sarebbe stata meglio rispetto ai muscoli ben evidenziati e tirati a lucido del 2008 di Sauzet. A seguire le danze il Bienvenue Batard Montrachet 2009 di Carillon. Purtroppo ormai una rarità. Ha vinto il premio della golosità: un vino figlio anche del suo millesimo che sicuramente lo ha aiutato a raggiungere questi livelli di piacevolezza totale. A seguire nella degustazione è arrivato un Chevalier Montrachet 2007 di Sauzet. L'eleganza fatta in persona, nessuna sbavatura fuori posto. A seguire due Montrachet: il 2007 sempre di Sauzet diceva al Cavaliere che era Lui il Principe. Arriva poi Le Montrachet 2006 che si presente di una struttura importante, complesso ed equilibrato dove anche la tostatura delle pieces fa la sua parte per arrivare al gradino più alto del podio. Infine l'arrivo della regina, il Criots Batard Montrachet 2006 ha una veste ed un timbro riconoscibile ad occhi chiusi. Ha appena spento un cerino, la pierre à fusil è il suo marchio di fabbrica e riesce a mostrare la tostatura anche nell'acciaio ma la carrellata precedente è riuscita nell'intento. Sì, stavolta la tradizione ha superato l'arte e la maestria uniche di Mme Lalou Bize Leroy.  








F.N.

sabato 25 aprile 2015

Chi

Marco 50&50


Amica chips


Dalla finestra arrivano i profumi primaverili dei prati in fiore, dal forno arrivano proposte diversificate domenicali ma fragranti.


Dal pollaio e dai campi, Uovo & Asparagi, qualcosa di fritto, qualcosa di fresco, qualcosa di grasso, qualcosa di amaro


Dalla cucina uno dei piatti da podio, polpo salsa BBQ e pane fritto


Il primo di pesce , risottino mantecato con asparagi, cozze e vongole piccantine, come si evince anche dalla foto in apertura...



Dalla tradizione all'esposizione, leggo e riporto : Piatto Expo 2015 Casoncelli Old Style con pancetta, Burro delle Orobie e Formai de mùt 2.12


Il pesce cotto & caldo, zuppetta di mare piccantina con verdurine e crostone di pane, salsa saporita, densa ed invogliante


La carne cruda & fredda, battuto di Fassone Piemontese, Pinzimonio e le sue salse


Cromatismi rosa o pro quota


Come da menù degustazione, la panna cotta agli agrumi per quasi tutti...


...lo strudel diverso per chi ha scelto diversamente, azzeccandoci


Col caffè, gelatine sugli scudi

CHI
la vuole cruda, chi la vuole cotta, chi non si fa mancare qualcosa di fritto, chi vuole intingere il pane nel sugo, chi al posto del pane accompagna la carne con un pinzimonio di frutta&verdura, chi non si fa mancare un risotto come si deve e un piatto di casoncelli, chi offre gentilmente un assaggio di polpo e si ritrova con un polpo al 50%, chi non pago sceglie un dolce diverso trovando il jolly, chi vuole fumare ha a disposizione un giardino che diventa bosco, chi al posto del digestivo opta per due passi dopo il dolce ne ha facoltà.
CHI
non si accontenta, messo alle corde, trovandosi ad un Bivio, potrebbe dire che la battuta, se pur ben presentata,  non lo ha fatto completamente sorridere e non l'ha soddisfatto completamente e che la "consistenza" del casoncello Expo, pur rifacendosi alla tradizione, gli è parsa un po' eccessiva, ma chi è senza peccato prima di scagliare tenga presente che, nonostante il locale fosse al completo in ogni ordine di posto, tutti sono stati serviti con ordine e garbo e almeno un paio di piatti oltre al dessert "diverso" sono sembrati sopra media.
Massima disponibilità nei confronti del cliente al quale sono state accordate in un battito d'ali, variazioni al degustazione senza batter ciglio, l'occhio vigile ed attento, il tavolo  sempre rifornito d'acqua e di pane, mai vuoti i calici, ottimali i tempi tra una portata e l'altra.
CHI
me lo fa fare di rimanere a casa quando posso trascorrere in piacevole compagnia un paio d'ore, degustando una serie di piatti ben cucinati e ben presentati, serviti alla giusta temperatura, in porzioni adeguate, in un bel locale che oltre a tavoli collocati a distanza ottimale uno dall'altro, mette a disposizione dei clienti, uno spazio esterno per un aperitivo, un digestivo, due parole.
CHI
non ha mai fatto elenchi puntati e numerati può contestare apertamente o meno la mia deriva, a beneficio di tutti gli altri, segnalo, inevitabilmente, che,  mentre la vista spazia attorno alle colline di Sorisole l'occhio si butta, come il cuore, altrove, soffermandosi più del previsto sulla scollatura della festeggiata seduta al tavolo "dirimpetto", attiguo, ma non abbastanza.

La bionda ossigenata, fresca come l'acqua, si presenta a bordo campo nel giardino dell'Opera Restaurant, appollaiata su tacchi notevoli, in bella mostra una gonna con crinolina, corta e scampanata, scelta con cura a casa davanti allo specchio, che non le serve certamente solo per decidere cosa indossare per far girare la testa anche agli astemi.

M 50&50

venerdì 24 aprile 2015

Aoc Champagne Brut Tradition Grand Cru s.a. Egly Ouriet



Francis Egly non lo scopro certo io, ci mancherebbe. E’ un vigneron che rientra, a pienissimo titolo, nel novero di coloro che sono considerati tra migliori interpreti dello Champagne, in particolar modo del Pinot Nero, in una zona, Ambonnay, dove la bacca nera (ma anche lo Chardonnay), dona risultati qualitativamente eccezionali.

Con il Brut Tradition - l’espressione dello stile della casa - si entra nel mondo effervescente di Francis. Si tratta di un blend di 70 Pinot Nero e 30 Chardonnay, di cui ben 50% vini di riserva, che sosta cinquanta mesi sui lieviti indigeni, con lenta chiarifica, senza filtraggio né collatura. Il mio flacone è stato sboccato a settembre 2013.

Il calice è oro brillante, di fine e fitto perlage.
E’ tanta l’elegante complessità che traspare fin dal naso. In primis è la mineralità a sedurre, una mineralità gessosa, che rinvia ai fondali marini, all’ostrica. In seguito note agrumate – arancia e pompelmo - balzano decise, mescolandosi a mela, pera e agli aromi dei fruttini rossi. Ricco è pure il bagaglio vegetale, con la salvia e il timo che si uniscono a cenni speziati e a un sottile tocco di vaniglia.

Anche la bocca sfoggia ricchezza e dinamica intensità. Molto in rilevo la parte agrumata, che assume anche qualche virata confit, cui si intercalano resistenti note di pasticceria e spezie. La maturità del sorso raggiunge e mantiene il suo equilibrio, in virtù di un eccellente livello di freschezza, il quale torna utile anche nel contenere e demarcare l’importante struttura pinotnoiresca. L’assaggio, solido e persistente, si raffina e si completa grazie a profondi e salini solchi gessosi, con richiami di liquirizia.


Il marchio terroiristico di Francis.

mercoledì 22 aprile 2015

Piatti dimenticati


Marco 50&50
Miao.
Sguscia, se ne va, non prima di avermi graffiato, impensabile costringerlo al soggiorno obbligato sul divano del soggiorno.

Il caporedattore dell'Eco di Biella pubblica in data odierna un elenco puntato e numerato poi mi chiede un pezzo su quei piatti e su quegli ingredienti usciti, o rimasti a lungo in classifica, per motivi inspiegabili, in realtà mi si chiede di spiegarne i motivi, stilo una prima distinzione tra vintage, modaiolo, evergreen e old fashioned e un piccolo elenco sui toni rosa e orange del pepe, dei gamberi, della salsa aurora, di quella cocktail, dei cocktail con lo spicchio d'arancia e dal colore in tinta, del salmone e del sushi.
Scrivo in totale isolamento.

Perseguire l'obbiettivo, guardare dritto, in avanti, niente distrazioni né azioni di disturbo, non devo dimenticarmi del pollo, alla diavola e alla cacciatora, nostalgica accoppiata vincente.
Ma la mente, come il gatto, non sente ragioni e non accetta di viaggiare docile sul binario, hai voglia a tenere lo sguardo dritto, la visione periferica mi riporta indietro, nella periferia milanese, che io lo voglia o no.

Pensavo, convinto (invece vinto) di essere forte, credevo di essere riuscito a rimuovere, a cancellare il ricordo invadente ma devo aver usato una gomma pane e, inavvertitamente, me la sono mangiata senza lasciarle il tempo di portare a termine il suo compito.
È bastato il nome indimenticabile di un piatto dimenticato, la mia diligenza vacilla, assalita dagli indiani metropolitani, il post sui piatti dimenticati perde consistenza, mentre il ricordo aumenta di volume mettendo  a rischio la tenuta delle casse e l'udito del sottoscritto.

Arriva un primo colpo alla cintura, seguito da un colpo di disturbo alla Nutella, il locale sul Naviglio mi colpisce alla figura, non schivo, non paro, non reagisco, abbozzo un movimento laterale ma l'estrema periferia milanese avvolta dalla nebbia e dall’umidità notturna è un diretto al volto che mi spinge alle corde, stoffa rossa a fiori, dò corda al ricordo, un gancio potente da distanza ravvicinata e mi ritrovo a terra nel ristorante orientale, vedo le stelle di una serata estiva e mi rivedo in macchina veloce nel buio, il lavoro un soffio, poi l'uno due che non mi dà scampo, vacillo col detective mandato sulle mie tracce, il portiere d'albergo che ci riconosceva a vista mi mette al tappeto con un montante come la marea dopo la tempesta, una tempesta di colpi mi sballotta sembra una mareggiata di fine estate, quella che segna l'arrivo di aria diversa, più fredda la temperatura nella stanza nella quale si è riversata quest'onda anomala, questo fuori onda dal mare, questo ricordo lontano nel tempo, fuoco dai contorni un po' sfocati che mette i brividi, dolce tradizionale dell’Epifania nel nord della Francia ed Epifania di un ricordo perduto e dimenticato, che invece mi aspettava a bordo ring  per parlarmi piano, con la erre alla francese, come un dessert fuori dal tempo.

M 50&50



martedì 21 aprile 2015

Krug 1995

di Fabrizio Nobili

Punti di vista.

Capita spesso di avere giudizi diversi su qualcosa o qualcuno non per vere differenze ma solo per punti di vista differenti. Pretendere poi che il proprio giudizio sia quello oggettivo e non soggettivo è pura e semplice presunzione che può sfociare in arroganza.
Capita anche che colui che ti ha venduto una bottiglia ti dica di averne bevuta una recentemente avvisandoti che era “marsalato” e mettendosi gentilmente a disposizione per dare rimedio visto che era state conservate assieme(in cantina).

Cercare di mettersi nei panni da degustatore di qualcuno col quale al massimo hai condiviso un gin tonic non è facile però si può provare.

“Oh! ma che colore ha questo champagne? Oro carico compatto.
Oh! ma le bollicine dove sono? Ah eccole! Come sono finiii... quasi non si vedono.
Aspetta allora che lo annuso va! Mmmmh, mi sembra di sentire profumi di arancia matura. Ehi! Un po' di crema pasticcera, sì sì. Adesso sento della cera d'api e un po' di foglie secche. Che strano! Ma come può essere di sentire queste cose in uno champagne. Boh? Pure la caramella d'orzo si sente.
Vabbè cià che lo assagio và! Uh! che acidità in bocca, ma senti che struttura ma non è possibile, questo non è un vino bianco con le bollicine. ( Ah no quelle sono poche sarà perchè il tappo aveva la forma di un'oliva). Però mi sembra che non in bocca continuo a sentire il sapore anche dopo 3 ore. Che barba, non va via neanche dopo avere bevuto il caffè e neanche dopo alcuni assaggi pomeridiani fatti in una fiera tra cui dei tre bicchieri 2015 e vini de Les caves de Pyrene.
Evviva adesso il sapore del Krug 1995 se n'è andato, è bastato un microassaggio di crema di peperoncino red scorpion, il più piccante al mondo.”

Tornando me stesso c'è solo una cosa da dire: quando la mia dolce metà si versa da sola il vino nel bicchiere storicamente il punteggio minimo parte da 18,5/20. Sarà corretto comunicare al venditore che il Krug era un po' marsalato?

F.N.

lunedì 20 aprile 2015

I sogni svaniscono al mattino, in mezzo al mare

Roba demenziale ed egoistica: l'avevo scritta dal faro e l'avevo lanciata in mare, dentro una bottiglia  nell'estate 2011, ancora in tempo per sperare che il mondo potesse finalmente girare i poli e non i pollici. Appunti, dieci cose da fare prima della fine del 2012. Purtroppo la fine del mondo è stata rinviata dagli alieni a data da destinarsi, che si godono per ora la nostra disfatta. Nel frattempo, 4 anni, delle 11/12 citate ne è morta solo una invece delle centinaia giornaliere nel Mediterraneo, ma soprattutto uno, quello che mi consigliò subito viagra o bromuro, a seconda degli incontri. Rivista, e appena corretta Sambuca.

1. Bere un altro Richebourg della Romanée Conti 1990 con Madame Leroy

2. Andare al cinema - meglio home theatre sul divano- con Michelle Pfeiffer per rivedere i Favolosi Baker

3. Giocare il secondo set con Ana Ivanovic, con, non contro, poi doccia.

4. Mangiare una lasagna bolognese con Luce Caponegro, Lambrusco.

5. Stappare un Dom Perignon Rosé 1996 a Eva Herzigova, di fronte al marito che beve San Pellegrino.

6. Raccontare la fiaba di Cenerentola a Manuela Arcuri prima di rimboccargli le coperte. E poi la Piccola Fiammiferaia, quindi consolarla.

7. Tornare a St.Tropez con Brigitte Bardot e quattro meticci sulla spiaggia dove "Dio creò la donna", che intanto si è trasferita in Brasile, e quindi meglio così, immaginando e basta

8. Trovare il coraggio di farmi fotografare a suo gusto da Vanessa Beecroft, trattenendo il fiato a lungo

9. Fare un giro nell’acceleratore di particelle con Rita Levi Montalcini e Margherita Hack mentre mi spiegano perché. Questo non credo sia ormai possibile.

10. Assistere alla ristampa del Deutsche Mark con Angela Merkel. (questo è uguale)

11. Partecipare a Master Chef e trovare tra i giudici Anne Sophie Pic













gdf

domenica 19 aprile 2015

Frigor Mortis


Nel mio piccolo piccolo, volevo dedicare questa cosa che non saprei definire a Giorgio Forattini, che ha compiuto 84 anni il mese scorso. Io non so disegnare, ma so che le ciliegie non è vero che profumano, sono solo belle da guardare e buone da mangiare, e so anche che fritto è buono tutto, anche quando puzza, e sono pure cosciente che finire con l'essere indesiderati consente comunque di andare in giro di giorno senza occhiali da vista, e soprattutto dormir meglio la notte, eticamente sollevati.

GDF

p.s. Non lo era allora e non è neppure necessario tenere oggi 16 uova in frigo sulla porta destra, in attesa di chissà quale rigor mortis del pulcino : se ne è andato prima.

sabato 18 aprile 2015

LA PIZZA DELLA CUCCAGNA




Marco 50&50
  
Sabato a pranzo avevo  un mezzo appuntamento con un paio di bevitori per un giro pizza con birra al seguito...



...conoscendo i miei polli non mi sono sbagliato quando ho pensato di portarmi avanti con le birre, se arrivano, mi son detto, non ci mettono molto a raggiungermi e a doppiarmi, se invece mi lasciano al palo della Cuccagna e non fanno in tempo a presentarsi al contrappello, poco male.
Ho bruciato i convenevoli con una bionda brianzola fresca e dissetante di nome Bevera, "com'era l'acqua del Lamber quand'era viva" leggo sull'etichetta del Birrificio artigianale Menaresta.
Risolto il problema della gola secca, mi devo dedicare anima e corpo a rinfrancare l’anima e, al contempo, a riempire la pancia, evitando così che il corpo s’indispettisca.
Mi sono guardato intorno ma la situazione in cui mi ero messo era desolante, stavo presidiando un tavolo da tre in una pizzeria di periferia mentre il pubblico pagante, o desideroso di farlo, era fermo in piedi, ma sul piede di guerra è meglio, in attesa che si liberasse un posto a sedere.
Non avendo dimestichezza col doppio turno, né con l’uninominale secca e soprattutto, speranzoso di veder arrivare in lontananza come in un miraggio i miei compagni di merende, ho tenuto duro fin che ho potuto, poi per non dare nell’occhio e per evitare che qualcuno volesse farmelo nero, ho cominciato ad ordinare una baby siciliana d’apertura post & stomaco, dando una parvenza d'occupato ad un tavolo destinato a suonare libero ad oltranza.
Così, bendisposto da una pizza che ha svolto la funzione di apripista, quanto e forse meglio, data la stagione, di un piatto di cappelletti in brodo, ho proseguito il mio pranzo in solitario con una partita a Freecell in attesa che Giulia, del Paradiso della Pizza, sfornasse una quattro formaggi da urlo.
Pensavo di essermi limitato ma, sarà per l’urlo trattenuto a stento, sarà per il profumo del formaggio fuso che ci rende tutti un po’ squali in piena frenesia alimentare, sarà per il fatto che il mio tavolo non ne voleva sapere di liberarsi, ma tutti guardavano nella mia direzione con una strana espressione.
Mentre l’orario di chiusura si avvicinava pericolosamente, è arrivato un messaggio dei mancati bevitori, la pizza è saltata, mi viene detto nero su bianco pensando di mandarmi in bianco, beh non proprio, penso leggendo e sorridendo, anzi perché non fare trentuno, ho pensato e prima che il forno diventasse freddo e scostante ho ordinato una pizza che inspiegabilmente non assaggiavo da sei lustri, in questi trent’anni di solitudine per un motivo o per l’altro la pizza in questione  veniva bypassata senza un vero perché a vantaggio di scelte inevitabili, margherita & marinara su tutte, ma anche di scelte improbabili & infelici, salumi & salami su tutte.
La situazione surreale nella quale mi trovavo richiedeva una scelta fuori dagli schemi e allo scontato tre per tre ho risposto con un tre per uno in solitario giocando il jolly sulla terza pizza, quella delle serate che diventavano nottate da Pane & Farina.
Ma la prosciutto & funghi targata duemilaquindici, dal cornicione alveolato, dall’impasto digeribilissimo, condita con olio di alta qualità, pomodoro dolce e per nulla acido, mozzarella filante, funghi saporiti in cottura, preparata con amore e con lievito madre, è andata fuori fuoco senza meritarsi la foto di rito, fuori fuoco come il meraviglioso e profumato cotto naturale messo a fine cottura.
Nessuna pizza avrebbe potuto  competere col ricordo marchiato a fuoco in un angolo della memoria, della pizza degli anni ruggenti, quella col cotto-cotto, con i funghi coltivati, con la pasta di formaggio per pizze senza cornicione, pizza bagnata, molliccia che si raffreddava subito, con la mozzarella che prendeva con merito e senza soluzione di continuità il posto del chewing gum, la pizza che divoravo prima delle mie notti da giovane p.r., preparata con un po' di lievito fornito dalla madre del pizzaiolo, una spina bionda un po' annacquata artigianalmente d'accompagnamento, in attesa dell'accompagnamento musicale che mi avrebbe fatto cavalcare lungo le notti milanesi.

…dovresti farti offrire da bere da quelli che ti hanno dato buca…
…dovrei, se non fosse che  i poco Santi e molto bevitori hanno già  più volte  stappato, condiviso ed offerto bottiglie inavvicinabili,  è stata una Cuccagna anche per me.

M 50&50

venerdì 17 aprile 2015

Aoc Champagne Grand Cru Extra Brut s.a. Marie Noelle Ledru


Appena tremila flaconi per questa tipologia, da una Dame della Champagne, i cui prodotti sono, tutti quanti, dritti e di purezza e bontà inversamente proporzionali alla sua simpatia e disponibilità. Tuttavia, in fondo in fondo, chissenefrega, quelli sono tratti non edibili e qui il carattere del produttore importa punto.
Una sola avvertenza, non essere impaziente di bere i vini della Signora. Frenata la smania qualche annetto, la soddisfazione ripagherà, con alto rendimento, l’attesa.

Ci troviamo ad Ambonnay – Montagna di Reims - prestigioso villaggio Grand Cru per la qualità del Pinot Noir. La boccia di oggi è declinata con una mediocre percentuale di Chardonnay (15%), a contrastare l’enorme massa della bacca nera. La vendemmia è base 2009, un tot non dichiarato di vini di riserva, per 36 mesi sur lattes, con due anni di dégorgement.

La densità del Pinot Nero macchia il calice di giallo oro, con una effervescenza fine ed elegante, per un intenso panorama olfattivo.
Aprono il ballo scuri toni fruttati – arancia e melograno, fragola e cassis - ben impastati nella fresca florealità dello Chardonnay – biancospino e lavanda – e collocati, per filo e per segno, in una dinamica e potente ossatura minerale e speziata.

In bocca è rettilineo, ma allo stesso tempo cremoso, confermando, in virtù di uno stato organolettico formidabile della materia, tutta quanta la tonicità espressa durante l’olfazione. All’assaggio il Pinot Nero rafforza le sue “grasse “peculiarità, che solamente una spiccata acidità riesce a contendere e contenere, risultando determinante per equilibrare e persino snellire il sorso.
Finale di classe, tra agrumi e mineralità, tra nocciole e spezie orientali.


Avec coquillages, lunga vita alla Signora.

giovedì 16 aprile 2015

Miso Radio

Dice " ci sono otto chilometri di coda sull'Aurelia nel tratto (...) " . No. non è vero, sono qui a mangiar la pizza e di là della strada ci sono solo due gabbiani indisturbati che si accaniscono su un bidone dell'immondizia rovesciato in spiaggia. "L'Autostrada è stata chiusa nel tratto (...), uscita obbligatoria a ... " No, non è di nuovo vero un cz, adesso sono qui, dopo la pizza e prima del tratto, proprio perché giù temevo gli otto chilometri. "gli otto chilometri di coda sono normali in queste situazioni di emergenza ...). Come no, su 697 chilometri di Aurelia cosa vuoi che siamo otto di coda. "La situazione -ci segnalano tramite sms- sta migliorando, adesso sono solo quattro i chilometri di coda, ma il tratto autostradale resta chiuso" La situazione, vista da sotto un tunnel di 1800 metri mentre sei fermo da un quarto d'ora a respirare il fiato dei tir non mi pare un cz migliorata, e comunque il tratto di autostrada NON è chiuso, adesso ci arrivo. "L'incidente è risolto, il traffico si sta normalizzando" Col cz, perché chi era giù viene su e chi era su viene giù, adesso le code sono solo verticali grazie al timing delle info. "traffico regolare sul tratto autostradale ..." Regolarissimo, mi stanno sfilando in migliaia e furibondi a 200 chilometri all'ora e più, esco prima del prossimo schianto.

Miso Radio, la vostra informazione sul traffico in tempo reale, ma col fuso orario del Giappone.