martedì 25 giugno 2013

Il Faggio


gdf


Dove potrebbe essere collocabile un ristorante che si apre agli occhi in questa maniera? Ma si, con l'interno di un Pavillion nel Bois de Boulogne potrebbe essere abbastanza coerente; oppure penserei al borghese arredamento di un locale classico parigino del 16°, non secolo, arrondissement. O ancora, lo sistemerei al piano terra vista giardino di in una nobile villa dalle parti dei Duchi di Borgogna. Invece questo era un cinema, e l'edificio originale oggi ospita il Ristorante il Faggio, condividendo la facciata con un'altra insegna: quella della Società Operaia di Pollone fondata nel 1868.

Pollone, uno dei comuni più belli e ricchi di storia e di personaggi legati all'operosità della gente di queste parti, sulle colline piemontesi che legano il Biellese al Canavese. Da solidissimi Hénockiens come la famiglia Piacenza (cashmere), con le porte aperte e con i bilanci in ordine dal 1733, fino ad avventurieri del businnes dei mobili a basso prezzo, quello che rese note le Prealpi Biellesi, isole comprese: provare per credere... E poi un noto pittore dell'800 come Lorenzo Delleani, a dare un tono anche culturale al piccolo borgo ad alta concentrazione di Euro. Intorno tanto verde e belle ville, parchi pubblici e giardini privati, quiete e aria buona.


Due ristoranti che fanno da riferimento per tutta la piccola provincia di Biella e collocati a un centinaio di metri uno dall'altro. Lo stellato Patio di Sergio Vineis (il report è in archivio nel mese di Febbraio) e questo Il Faggio di Gatti & Zanone, che poteva anche essere sulla strada buona per lo stellaggio bis del comune, ed invece a causa di un disgraziato misunderstanding è finito addirittura fuori dalla Rossa. Ma c'è tempo per rimediare, tenuto conto della buona qualità di questa cucina a tratti legata al territorio a chilometro zero (o comunque provinciale) e a tratti soggetta a qualche leziosità modaiola, comunque né eccessiva né fastidiosa.



Bollicine langarole da pinot nero (80%) e chardonnay (20%), servite con intriganti unghie viola dalla sorridente Cristina.

Qui spicca, oltre ai buonissimi grissini, quel pane più scuro, frutto di un impasto di sei diverse farine (Mulino Sobrino) e cereali.

Siamo in zona di pascolo prealpino, e quindi ben venga un burro lavorato con le erbe aromatiche.

I dadini di salmone scozzese marinati e affumicati maison, spuma di burrata al sifone, sesamo nero, mandorle tostate e uova di salmone... gli ingredienti sono molti, ma collaudati.

La battuta di scamone, germogli, foie gras al sesamo bianco e nero...

La riuscita terrina di paletta biellese e foie gras, gelatina di mele alle noci e timo

Ravioli di erbette selvatiche (e si sente !) in crema di formaggio Castelrosso e noci.


Doveroso e ampio spazio per questo vino, tra le cose migliori che questa provincia abbia mai prodotto e poi visto appoggiato su uno dei propri tavoli. Come si dice -usando termini di gran moda- quando un vino piace per il suo profumo vicino ai frutti rossi, per il suo colore non troppo intenso, per la sua gradazione comprensibile, per la sua leggerezza e digeribilità, per la sua facile bevibilità. Negli ultimi anni tutte queste impressioni sensoriali si riassumono in due parole:


 borgogneggia piacevolmente.
 L'opposto?
 bordoleggia pericolosamente.


Corposo lombo di coniglio farcito di erbe, timo, asparagi, riduzione al Porto.

Pre dessert: raffinato sorbetto di rose e petali di rose...

Vince la zuppa di pesche al moscato, bavarese agli amaretti, nettarina e menta. Impeccabile.

Notevole anche questo vecchio Porto, da bis e tris

Piccola pasticceria adeguata al vino


gdf


5 commenti:

  1. Gran buoni vini quelli dei De Marchi; meglio dei Sella
    Beppe

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  2. Ci sono delle ciofeche dentro la Michelin e questo non c'è?? ma mi faccia il piacere :-)

    L.

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  3. Proprio buono quell'uvaggio dei De Marchi... disarmante.
    La Michelin avrà modo di rimediare

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  4. Il loro Lessona è da strappacuore

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    1. Sicuramente, in proporzione lo è senza dubbio, e mi spiace di non aver bevuto anche il Lessona. Convincere i biellesi a mettere sul tavolo di un ristorante come questo i 60 euro necessari per bere "un Lessona" è tutto un altro discorso...

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