
alla ricerca delle emozioni lungo le strade asfaltate e non: del vino, del cibo e della musica
venerdì 11 marzo 2011
I Vini Francesi del Guardiano del Faro. L'edizione cartacea

giovedì 10 marzo 2011
Master Sommelier ALMA-AIS IV livello AIS.

"Guardiano !?! Ma che ci fai all’ALMA di Colorno ? " Bella domanda, ma la risposta è infinitamente semplice. E non è uno scherzo, perché qui le cose si fanno veramente sul serio : attrezzature, spazi, intensità dei corsi, docenti di rilievo, banchi di lavoro professionali con tutti gli strumenti necessari ad una degustazione degna di un Master. Oltre a ciò lo spazio mediatico , aspetto che non sfugge agli organizzatori dei corsi , p.c. portatili ad ogni banco, schermate alla parete con pagine internet integrative a quanto viene spiegato alla ventina di utenti di questo secondo corso, nel quale viene inserita la materia che mi ha consentito di travestirmi da testimone di una realtà ormai definita materia di studio : il mondo del Wine Web . E’ stato un breve viaggio a ritroso con le diverse tappe che hanno caratterizzato la mia permanenza sul web in questi ultimi 8-9 anni, attraverso l’apprendistato che hanno fatto quasi tutti quelli che hanno poi fondato blog o hanno integrato online riviste specializzate sul vino e dintorni. L'inizio fu rappresentato da il forum del Gambero Rosso, che ebbe momenti di gloria notevoli, di grande afflusso di personaggi che ne portarono altri , qualità e quantità di persone che dietro un nick esponevano, discutevano, approvavano o disapprovavano quanto appariva giornalmente su uno spazio libero e anche abbastanza de-regolato quanto poco moderato. Abbastanza per farsi le ossa e proseguire attraverso un percorso di partecipazione e di osservazione : il fenomeno Altissimo Ceto, la qualità di Porthos, forum esteri come Degustateurs, blog sviluppati intensamente come quello di Luciano Pignataro, la visione giornaliera di quello di Ziliani o Intravino e decine di altri spunti sui quali ragionare alla fine del secondo lustro dall’avvento di queste fonti di informazioni e di opinioni. La priorità assoluta della continuità se ci vuoi stare dentro con un minimo di pubblico . La spaccatura tra gli appassionati di cibo che parlano solo di ristoranti e di quelli del vino che sanno tutto dei produttori di nicchia e quasi mai si incrociano , quasi fossero due fazioni opposte, curioso aspetto notato prima sul solito G.R Forum e poi verificato nel periodo di guida di Passione Gourmet. Le riviste online : Lavinum, Spirito diVino, Bibenda, Miovino, Wine Spectator, Burgundy Report, Decanter ecc.. Qui solo alcuni nomi ma la conversazione si è allargata ben oltre, andando a ricercare quelli che sono gli svantaggi e i vantaggi di esserci e di volerci star dentro in questo movimentato decanter di opinioni, esserci per comunicare attraverso un open space come un forum, attraverso una fonte personale e individualista come un blog o attraverso i social network. Sostanzialmente i vantaggi sono nettamente superiori agli svantaggi, perché con il tempo c’è modo di guadagnarsi stima e considerazione che possono portare come nel mio caso ad essere interpellato per allestire cantine e relative carte dei vini, consulenze di vario genere, start up di ristoranti stellati, partecipazione attiva a diversi blog, a Guide online o cartacee. Esserci è quindi positivo anche per trovare un impiego, che sia prolungato o spot a seconda delle esigenze dell’interlocutore, esserci e avere uno spazio privato di espressione o condividerne uno pubblico serve per tenersi sempre informati sulle novità o aggiornare mentalmente quello che si pensava già di sapere e invece qualche sfaccettatura era forse sfuggita . Serve anche per promuovere eventi o libri, degustazioni, incontri, meeting, o per cercare di comprare o vendere qualche rara bottiglia così come la partita di vino semplice da bere tutti i giorni spuntando spesso prezzi migliori di quelli che potrebbe praticare una tradizionale Enoteca di quartiere. Svantaggi non ne vedo, o per meglio dire, non ne vedo più, nel senso che certi atteggiamenti aggressivi o volgari di alcuni personaggi che popolano questo piccolo mondo etilico virtuale ormai mi fanno solo sorridere, come i Fonzie da bar sport che ti prendono per stanchezza a fine giornata. L’altro aspetto su cui porre attenzione è la verifica delle informazioni, non dando mai niente per scontato di quello che leggiamo e cercando sempre un incrocio di informazione quando ci viene un dubbio. Dunque mi auguro che questi ragazzi, che per ora sul web non ci sono o ci sono solo marginalmente, si buttino dentro per tutti i motivi che ho spiegato a loro e ripeto qui. Vale la pena esserci, esserci per capire, avendo però la cautela di decidere con buona calma se scendere in campo con il proprio nome e cognome o con un nick name che con gli anni farà vacillare la vera identità, tenendo conto che a distanza di cinque anni invece di essere salutato per nome potrebbe succedere di essere apostrofato in maniera abbastanza tranciante : Uhei Guardiano, ma che ci fai a Colorno ?!? - gdf-

p.s. Un ringraziamento particolare alla Dottoressa Elisabetta Virtuani , coordinatore scientifico, docente all'Università Cattolica di Piacenza, a Giulia Beccarelli, impeccabile maestra d'accoglienza, al Master Sommelier Roberto Jacquemod e infine non potendo assolutamente dimenticare la vulcanica personalità di Andrea Grignaffini .
Sorgente del vino parte terza



mercoledì 9 marzo 2011
La pasta all’uovo si può cuocere al dente ? Marchesi vs/ Collami




Trattoria Baldin - Luca Collami
lunedì 7 marzo 2011
Perchè amo il Pinot Nero #2
Clima di pre-meeting, visto cio' che berremo come non ricordare il leggendario Miles in Sideways:"MAYA: Senti... Posso farti una domanda personale, Miles?
MILES: Certo.
MAYA: Perché ami tanto il Pinot Nero?
MILES: Eh, eh!
MAYA: Sembri veramente fissato.
MILES: Eh, eh! Ah! Non lo so. Non lo so. Ehm... È un'uva ardua da coltivare, e tu lo sai, no? Ha la buccia sottile, è sensibile, matura presto. E, insomma... non è una forza come il Cabernet che riesce a crescere ovunque e fiorisce anche quando è trascurato. No, al Pinot Nero servono cure e attenzioni. Sì, infatti cresce soltanto in certi piccolissimi angoli nascosti del mondo. E... e solo il più paziente e amorevole dei coltivatori può farcela, è così. Solo chi si prende davvero il tempo di comprendere il potenziale del Pinot sa farlo rendere al massimo della sua espressione. E inoltre, andiamo... oh, i suoi aromi sono i più ammalianti e brillanti, eccitanti e sottili e antichi del nostro pianeta. No, diciamolo: il Cabernet sa essere potente ed esaltante ma è troppo prosaico per me, non so spiegarti il motivo. Non lo so. Non lo so. E tu, invece?
MAYA: Che cosa vuoi sapere?
MILES: Non lo so, perché ami il vino?
MAYA: Oh... Direi che... che i primi passi li ho fatti con il mio ex marito.
MILES: Ah.
MAYA: La sua cantina era splendida, la usava per impressionare gli amici.
MILES: Ah.
MAYA: Ma poi ho scoperto di avere un palato molto fine.
MILES: Hm-hm.
MAYA: E più bevevo, più amavo quello che il vino mi faceva capire.
MILES: Ad esempio?
MAYA: Che lui era un pagliaccio.
MILES: Ah, ah, ah! Beh...
MAYA: No, la verità è che amo pensare alla vita di un vino.
MILES: Sì.
MAYA: Il vino è un essere vivente. E amo immaginare l'anno in cui sono cresciute le uve di un vino. Se c'era un bel sole, se pioveva. E amo immaginare le persone che hanno curato e vendemmiato quelle uve. E se è un vino d'annata, penso a quante di loro sono morte. Mi piace che il vino continua a evolversi. Che se apro una bottiglia oggi avrà un gusto diverso da quello che avrebbe se l'aprissi un altro giorno. Perché una bottiglia di vino è un qualcosa che ha vita. Ed è in costante evoluzione e acquista complessità, finché non raggiunge l'apice. Come il tuo Cheval Blanc. E poi comincia il suo lento, inesorabile declino. E che sapore... cazzo, quant'è buono!"
canzone in abbinamento:
domenica 6 marzo 2011
Il vino del giorno: Volnay 2009 Sarnin-Berrux
- gdf 2011 -venerdì 4 marzo 2011
il vino buono
Un'autentica chicca per noi amanti del bere bene e seguaci della filosofia del naturale, bello e ben strutturato questo sito, i testi e le foto illustrano in maniera efficace i requisiti essenziali di una produzione enologica votata all'integrita' ed alla purezza etica del risultato. Dal web "artigianale" non si può pretendere di più: http://www.ilvinobuono.com/ è un sito esaustivo e semplice da consultare, intrigante e convincente, ricco di informazioni preziose anche per i non addetti ai lavori.Scampi alla griglia o al gratin ?
- gdf 2011 -Cibo prezioso , costoso, delizioso, materico quanto raffinato. Il modo più semplice e godurioso per gustarli sarebbe aprirli e toccarli su una superficie molto calda, dalla parte del guscio. Non servirebbe altro . Non si parla di fare alta cucina qui, perché se no le declinazioni possibili sarebbero infinite, anche se non sempre riuscite . Qui si parla appunto di stare con i piedi per terra e di evitare di camuffare un grande prodotto con una pesante gratinatura agliata che li involgarisce assai. Apparentemente golosa, la gratinatura ti si ripresenta e ti si piazza sullo stomaco facendo dimenticare il sapore fine e delicato del crostaceo spostando il retrogusto su un vorticoso ritorno gastrico oleoso simile a quello che ti riporta un fritto troppo intriso d’olio. Qui sopra un esempio di come nobilitare gli scampi e qui sotto su come fare il contrario, apice di una mediocre e costosa cena in un ristorante di Ponente che ebbe anche momenti di gloria mediatica perché sia
Lieto di pagare la qualità della materia prima, ma mettendoci anche un minimo di valore aggiunto con il lavoro di cucina sarebbe ancora meglio, e finalmente giustificativo di una cena che se no decade nella mediocrità di tanti altri onesti locali da 13 dove latita la fantasia come qui, e non sarebbe un problema, anzi, ben venga la semplicità quando servita con un rapporto coerente al prezzo e con giudizioso e saggio rispetto della materia.
Giappungiovedì 3 marzo 2011
Dommage Michel !

- gdf 2011 -
Spiace leggere della recentissima penalizzazione subita da Michel Trama declassato da tre a due stelle dalla Guida rossa francese di cui si parla anche nel post precedente relativamente alla Provenza. Spiace perché sinceramente non si può immaginare che cosa possa essere successo a chi abbia pranzato o cenato all’Aubergade di Puymirol negli ultimi dodici mesi per poi proporre il declassamento e infine prendere una decisione che potrebbe influire non poco sul futuro di uno dei luoghi più interessanti d’Europa per gli amanti dell’alta cucina. Ora , il buon Michel, schivo, sempre ai fornelli diversamente da altri blasonatissimi colleghi ma probabilmente anche più abili nella comunicazione e nelle pubbliche relazioni si chiederà se all’improvviso si sia rincoglionito al punto da invertire una rotta che lo ha portato negli ultimi venti anni a scalare le classifiche di merito delle Grandes Tables de France sia per
martedì 1 marzo 2011
Le novità Michelin 2011 in Costa Azzurra
- gdf 2011 -domenica 27 febbraio 2011
Il vino POP del giorno : Franciacorta Brut Berlucchi ‘61

- gdf 2011- Per motivi anagrafici dovevo provarlo, siamo prossimi al mezzo secolo, ci stava questo incontro per guardarci in faccia e devo dire che non è stato un incontro di quelli malinconici di chi si ritrova in condizioni macilente a confrontarsi le rughe, almeno lui, che cinquanta non li ha ma è ancora un giovincello di bella presenza etichettato così per l’anniversario. Lei neanche, che li ha ma rimane molto esuberante al contatto con qualunque contenitore o bicchiere che sia, e si esprime fitta e intensa, morbida, per rientrare poi nei ranghi e lasciare spazio visuale al paglierino delicato rinvigorito da riflessi verdini ed a un perlage fine ed inizialmente disordinato, ma in seguito incanalato in sottili fili di microsfere che instancabilmente si dilettano a salire a galla con bella continuità e compostezza.

Il naso rivela subito fiori bianchi e frutti del medesimo colore e ben maturi, insieme ad una invogliante sensazione di lieviti che farebbe venire in mente una fumante pizza appena uscita dal forno. Sullo sfondo una elegante vaniglia, appena appena, niente di allarmante, come in una giovane espressione di Meursault village profumato come una cortigiana di Versailles, sensazione che si accentua quando il vino sale di temperatura e rimane gradevole, e lo sarebbe ugualmente anche se non avesse le bolle, pur mancando della mineralità che lo potrebbe ricondurre mentalmente ad un vino fermo de
Se ce la fate guardatelo tutto, io la adoro quando fa così , cioè praticamente niente di indimenticabile, nella più classica espressione della filosofia del “ se non riesci a convincerli confondili” , ma la costruzione è importante quanto degna di rispetto .
Berlucchi '61sabato 26 febbraio 2011
venerdì 25 febbraio 2011
Le Garzantine vino : quando l'enciclopedia disinforma
- gdf 2011-Riprendo la presentazione di quest'opera dal sito labucadelvino.com "Ecco un libro degno di figurare nelle biblioteche di ogni appassionato di vino :
Tutto bene, presentazione impeccabile, peccato che invece gli autori possano aver inserito nel sacro testo una presentazione così inesatta , ambigua e disinformante su uno dei Domaine più prestigiosi del pianeta, leggete qui :
LEROY, Domaine
"Azienda vitivinicola borgognona di Meursault, nel dipartimento della Cote d'Or. Eccezionale Maison de Négoce fondata nel 1868, comproprietaria del Domaine de la Romanée Conti dal 1942, dispone di 23 ettari di vigneti, tra i quali spiccano nove prestigiosi grand cru ( tra cui in rosso , Richebourg grand cru AOC e Clos de Vougeot grand cru AOC, e in bianco Corton Charlemagne grand cru AOC ) e otto premier cru, tra i quali si segnala il Meursault Premier Cru AOC Genaivrieres. Il Domaine è diretto dalla vulcanica Lalou Bize Leroy che dal 1989 pratica la coltura biodinamica con risultati qualitativi splendidi. Vini rarissimi e carissimi."
Ora, chi sa come stanno realmente le cose starà già sorridendo, ma non volendo dare nulla per scontato, come pensare che ogni cosa scritta su un libro o sul web sia veritiera, sarà quindi comunque meglio precisare che :
Se si indica nel titolo dell'argomento il Domaine Leroy non si può poi identificarlo come una maison de négoce che è cosa diversa, che in effetti esiste ma si chiama Leroy s.a. e si occupa di altre cose piuttosto che della coltivazione biodinamica dei vigneti di proprietà. Il Domaine ha sede a Vosne Romanée e non a Meursault. A Meursault , anzi, per la precisione a Auxey Duresses si trova la maison de négoce.
Il Domaine de la Romanée Conti non è in comproprietà con il Domaine Leroy, Madame Leroy e la DRC hanno diviso le loro strade da circa 20 anni . E non poteva comunque esserlo, essendo stato fondato nel periodo in cui l'azionariato della famiglia stava uscendo dalla DRC.
Il Domaine possiede in effetti 8 premier cru, tutti in rosso e non certo un Meursault Premier cru Genaivrieres.
Sperando che non ci siano nell'opera altre schede come questa e che il noto curatore del libro, Paolo della Rosa , abbia potuto controllare meglio le migliaia di informazioni fornite fittamente nelle 760 pagine.
-gdf-
giovedì 24 febbraio 2011
Leggere e rileggere: Enrico Bernardo e i migliori vini del Mediterraneo.
- gdf 2011 -La culla e le origini del vino di questa parte e dell’altra del Mediterraneo, quella scossa da movimenti rivoluzionari che stanno marcando queste ultime settimane e che lasceranno inevitabilmente il segno nel prossimo futuro. E mi ritorna allora in mano questo strumento didattico che esplora a 360 gradi la civiltà del vino anche dove le civiltà e la civilizzazione sono state, lo sono ora e lo saranno sempre di più intese in maniera diversa.
Bernardo ha viaggiato in questi 13 paesi e ci racconta, dall’alto della sua esperienza e della sua storica investitura a miglior sommelier del mondo, dapprima in maniera scolastica e impersonale, scendendo in seguito nella più interessante parte pratica quali siano le eccellenze che ha incontrato in questi paesi così vicini ma così distanti. Dei 4000 vini presi in esame ne ha selezionati alla fine un migliaio. Sorprende un po’ l’inserimento di zone che proprio così mediterranee non sono, e cioè il Piemonte e il nord della Valle del Rodano, dove ovviamente le valutazioni più alte non mancano, mentre pare che l’alta qualità assoluta del vino italiano si fermi alla Toscana con l’eccezione di Pantelleria. La scena è dominata a nord dal sud della Valle del Rodano, e in dettaglio dalla denominazione Chateauneuf du Pape. Bene anche

mercoledì 23 febbraio 2011
Il quarto elemento
- del Guardiano del faro -Il quarto elemento tra noi quattro gatti che ci dilettiamo a far quattro chiacchiere on web su temi gastronomici rappresenta, tra l’altro, il soprannome affettuoso affibbiato a un noto chef stellato e pluri cappellato fattosi notare a suo tempo per la precisa intenzione di non voler mai chiudere la costruzione di un piatto prima di averci messo dentro un elemento più del necessario, atteggiamento frutto del marchesismo craccato, filosofia che non poteva più accontentarsi di fermarsi alla saggia regola del 3. Il quarto elemento è anche inteso per i soliti quattro gatti in carenza cronica di lipidi l’elemento più rischioso da aggiungere quando un piatto è già stato costruito sufficientemente bene per poter reggere un elemento ulteriore che nove su dieci ne comprometterebbe gli equilibri precari: è il solito caso/esempio dello spaghetto al pomodoro e basilico, dove qualsiasi altro elemento aggiunto diventa problematico e quasi sempre disturbante, coprente o comunque superfluo. Il quarto elemento era inteso anche nel poker di pesci da lisca presenti nelle Grande Carte di tutte Les Grandes Tables de France per decenni, dove questi quattro ci dovevano essere sempre : bar de ligne, lotte, dorade royale e turbot. E fosse mancata la lotte ( gli altri mai ) ci pensava le rouget ( al sud ) e la sole ( al nord ) a chiudere il quadrilatero, questo oltre ai due crostacei e alle due conchiglie (scampi e astice più St. Jacques e ostrica) , altro quartetto di elementi spesso impiegati solo nei piatti di entrata mentre tutti i pesci da lisca finivano per editto inappellabile nell’elenco dei piatti principali.

In una occasione non ce la feci proprio a stare zitto e domandai allo chef Christian Morisset,( devo andare a trovarlo in quel Figuier ad Antibes ) titolare in quel momento di una cucina di palazzo tra le più nobili della Costa Azzurra il motivo di tanta carenza di fantasia. La risposta fu che la ricca e pacata clientela del bellissimo Hotel Juana / Restaurant

Sorridevo, prima pensando e poi filtrando con il colino della retina degli occhi le foto dei piatti apparsi ieri su Passione Gourmet e relative al menù degustazione di Philippe Rochat, spartiacque tra il vecchio e il nuovo all’Hotel de Ville di Crissier. Il poker d’assi è stato nuovamente servito e non poteva far altro che vincere facendo saltare il banco , nonostante l’evidente barocchismo elvetico la cui capitale dovrebbe essere Soletta e non Crissier, nonostante le presentazioni ostentative e dell’uso pleonastico di strumenti e ingredienti. La sequenza ruffianissima di ben cinque brodetti cremosi più o meno legati , emulsionati o sbattuti, le buonissime salse classiche , l’immancabile tappa davanti al carrello dei formaggi , i dessert sonnacchiosi quanto decorativi ed un solo pallido segnale di modernismo vagamente minimalista ma immediatamente ridotto alla facile comprensione da una ricca cucchiaiata di caviale fresco a ricordare che il prezzo preteso per il menù avrà così la sua logica e documentata motivazione incontestabile. Queste cose ormai in Europa se le possono permettere in pochi e giustamente le giovani generazioni di chef hanno girato il timone facendo rotta verso materie prime diverse e non così costose , muovendosi più verso la trasformazione e l’accostamento maligno o ruffiano di prodotti a basso prezzo , lasciando perdere i prodotti più classici quanto costosi, perché su queste cose se vuoi fare la differenza devi andare a comprare il top di un prodotto che è già inteso al top e quindi se non sei sicuro di fare il pieno ad una media di 300 euro a coperto chiudi a fine anno. Di un foie gras, di un tartufo nero, di un caviale fresco e di un crostaceo dell’Atlantico il vero gourmet incallito ne ha discretamente piene le palle oltre che averne in mente un repertorio infinito, e quindi se vorrai farlo sobbalzare davanti a quello che per lui è ormai routine dovrai acquistare materie prime costosissime e valorizzarle ulteriormente con la massima cura, che da quelle parti, in Svizzera, non vuol dire lasciarle il più naturale possibile, ma bensì andarci sopra riccamente con altrettanta consistenza di condimento e accompagnamento che sia in armonia o in contrasto, e inconsciamente al cliente, ridurle allo stato cerebrale di texture se vuoi chiamare questa cucina alta cucina. Sono oggi sempre più rari per evidenti motivi i locali che possono permettersi questi lussi corredati da questa qualità sublime, e quindi vale sicuramente la pena di visitarli prima che si estinguano definitivamente come il dodo, prima che la loro clientela si estingua naturalmente per raggiunti limiti di età, prima che la moda del Novecento, la moda del quarto elemento sia ridimensionata o scompaia, e sia rimpiazzata da stili e modi fuori dagli schemi insegnati dai maestri del secolo scorso. Andate a Crissier prima che sia troppo tardi. -gdf -
The Beatles, quattro uomini, quattro strumenti, fantastici quanto datati.
martedì 22 febbraio 2011
Buoni propositi : visitare il due stelle Michelin più alto e meno caro d'Europa, L'Oxalys
- gdf 2011 -La newsletter della Michelin giunta questa mattina alla mia mail è quanto mai intrigante. Intrigante ed invitante, perchè indovinare una bella giornata di sole per raggiungere quota 2300 metri nel cuore delle Alpi Savoiarde e potersi sedere ad una delle tavole meno conosciute ma sicuramente più qualitative d'Europa è un piccolo progetto che andrebbe messo in programma, che sia nel periodo innvevato invernale così come nel periodo fiorito estivo. L'articolo tradotto di Emmanuel Tresmontant è riportato integralmente qui di seguito ed invita inevitabilmente a partire. Le foto sono originali di Jean Sulpice.
"A 2.300 metri d’altitudine, Val Thorens, che finora non aveva alcuna tradizione gastronomica, inaugura una nuova era: quella della grande cucina! Così, con gli sci ai piedi, si può andare a pranzo all’Oxalys, situato proprio all’ingresso delle piste, dove il giovane chef Jean Sulpice propone uno dei menù a due stelle più abbordabili di Francia…

Procurarsi delle capesante o dei rombi di Bretagna implica una logistica non indifferente. I tempi di cottura sono più lunghi, il pane e gli alimenti si seccano più in fretta al contatto con l’aria (con scarsa umidità), e anche i vini stessi si gustano diversamente, come i rossi, che invecchiano rapidamente, e gli champagne, le cui bollicine si rivelano più fini e vigorose (il che è piuttosto un vantaggio)!

A 18 anni, lo choc culturale: ancor prima di ottenere il suo diploma C.A.P. ( Certficato di Attitudine professionale ), comincia a lavorare da Marc Veyrat dove scopre una cucina strabiliante che non somiglia a nulla di ciò che conosceva. Succhi miscelati, spume preparate col sifone e infusi di piante selvatiche… “Mi sentivo perso, mi ci sono voluti 6 mesi per adattarmi! Ma alla fine, sono rimasto 5 anni. Una svolta nella mia vita.” Per Marc Veryat, Jean Sulpice era dotato di una sorprendente maturità, considerata la sua età: “un ragazzo come se ne incontrano pochi nella propria carriera.”

lunedì 21 febbraio 2011
Bozza di decalogo della filosofia del barbonismo etico.

- del Guardiano del Faro –
Avviso ai naviganti
Differentemente dalla scelta di vita del clochard, il cui cambio di vita può essere dovuto ad un insieme di motivi o da uno specifico tra quelli che possiamo ben immaginare, il barbone etico si potrebbe evidenziare nel suo modo di essere per il non totale abbandono di un certo contatto con la vita sociale e delle buone maniere, pur decidendo di passare alla vita borderline, così come fu il caso di quel manager milanese che l’anno scorso decise spontaneamente di mollare tutto per andare a vivere nelle stazioni milanesi, per sua scelta di abbandono della propria attività redditizia di broker ma anche per sfruttare la sua cultura a beneficio di chi si fosse trovato in quella situazione non proprio del tutto convinto, ma in parte vittima delle proprie scelte oltre che di quelle di altri, o di altre. Adesso che sono riuscito a formare un periodo di dieci righe senza metter un punto e senza far venire il mal di mare a chi legge posso proseguire. Premetto che questo è solo un approccio all’argomento e se qualcuno fosse eventualmente interessato a pubblicare l’opera integra stavolta caccia i soldi prima e poi degli scritti ci faccia quello che gli pare, quindi, comme on dit a Milan, barboni astenersi. Dicevo, il barbone etico, essendo persona di una media cultura e proveniente da uno strato sociale non proprio ultimo dovrebbe rendersi conto con un certo anticipo quando sarà il caso di darci un taglio, o come dicono a Londra, prima di trovarsi in the middle of the street. Qui ci sarebbe anche da affrontare la differenza sostanziale tra barbonismo continentale e barbonismo mediterraneo, però non corriamo troppo, tutto insieme poi si capisce poco. Torniamo al barbone etico generico. Una volta resosi conto del cambiamento irreversibile del vento e della deriva contraria potrebbe anche evitare di alterare il panorama notturno delle città andando a mettersi sotto i ponti con cartoni e coperte, meglio sarebbe un piccolo monolocale con orto dove coltivare verdure da scambiare o rivendere. Auspicabile il futuro cambio in borsa in rapporto uno a uno tra un carciofo e un uovo di gallina. Questo come base, poi ci sta anche la gallina ammazzata in cambio di una cassetta di pomodori come una bottiglia d’olio per una dozzina di acciughe fresche. Il barbone etico si veste con abiti dignitosi, anche di seconda mano ma non di manifatture orientali da pochi euro e di nessuna qualità, per non sfruttare una povertà prossima allo schiavismo e quindi neanche libera come la sua scelta. Il barbone etico si muove in bicicletta, ma quando avrà necessità di percorrere distanze in maniera meno faticosa prenderà un autobus, prevedendo di aver in tasca una grossa banconota, sempre la stessa da anni, questo perché chiedendo di acquistare il biglietto direttamente all’autista quest’ultimo non avrà mai ne il tempo ne i liquidi per dare il resto. Questo esempio per far capire che non si tratta di barbonismo, perché il barbone etico vorrebbe pagare, è l’autista o il controllore che non saranno in grado di dare il resto di 198,50 euro e quindi la coscienza sarà a posto. Il barbone etico non va al ristorante importante, ma neppure al fast food internazionale eretico, al limite, se e quando potrà, si recherà alla piccola trattoria a menù fisso di cucina regionale con massima spesa di 11 euro tutto compreso. Il barbone etico non ha necessità di televisione o di radio, però di un piccolo p.c. si, perché utilizzando i wifi pubblici avrà comunque modo di rimanere informato e di non abbrutirsi, in questo senso va anche la scelta di non far uso di stupefacenti. Il barbone etico non beve grandi vini, caso mai grandi bottiglie, se riesce a far di scambio tra le sue bietole amare e i gli scontrosi vinelli da bottiglione del contadino che gli vive a fianco. Il barbone etico farebbe però bene anche a metter via a suo tempo una buona scorta di Campari e Tanqueray per sopportare una vita così di M . - gdf -
domenica 20 febbraio 2011
Monetine al supermercato
- gdf 2011 -L’elemosina la faccio ad altri, non a chi vorrebbe il carrello da riportare alla base e prendersi così un euro. Ci sono artisti nelle città piccole e grandi che ti regalano briciole di sentimento artistico, musica o arte tutt’altro che povera anche se da strada e che possono essere ripagati con quello che desiderano, una monetina. Forse me lo sento, forse è quello che un giorno vorrò provare, fare il barbone, ne ho conosciuti tanti in questi ultimi anni, perché non provarci, saltare anche questa barricata, fare come loro, ma quelli con dignità, non i barboni ricchi di furbizia ma poveri di identità e di etica che ti possono fare più male dei ladri perché ti hanno tolto uno spazio mentale nonchè vitale. Io invece vorrei fare il barbone etico e non utilizzare le ultime monetine o quelle che cadono in tasca giornalmente frutto di espedienti per giocarle in macchinette mangiasoldi.

Per il momento con le monetine giornaliere che rimangono per le tasche cerco di mantenere una dignità alcolica, un campari, un gin tonic, una bottiglia di bianco al supermarket. Quelle che servono che comprare un onesto, valido e a volte addirittura eccellente vino proveniente dell’ Alto Adige o se preferite dal Sud Tirol. Le mie monetine destinate ai vinelli di tutti i giorni io le dono tutte ai vignaioli del Sud Tirol. Ne sono convinto, e direte, sai che novità, hai scoperto l’acqua calda. Si, ne sono sempre più convinto ogni volta che entro in un qualunquemente edificio dedito alla somministrazione di Grande Distribuzione Organizzata. Nel cesto finiranno il succo d’arancia anti sbornia, il rotolo di carta igienica, i piselli surgelati, le batterie per la macchina fotografica, la birra tamarra per i momenti di ansia da p.c. e poi verrà il momento di buttare un occhio allo scomparto vini kitsch, dove in effetti di belle sorprese non ce ne sono quasi mai, ma la sete è tanta e qualche minkiata finisce sempre nel carrello . Volendo evitare la ciofeca certa e sicura il sistema che applico è ( in carenza di etichette dignitose scritte in francese ) il rivolgermi alle etichette scritte in tedesco. Mai beccato una ciofeca imbevibile targata dalle cantine sociali alto atesine. E non sto parlando di quella Terlano, che credo possa essere intesa come la migliore sul territorio italico, ma anche di produzioni meno raffinate e addirittura ancora meno costose. Dato per certo che per un bianchista come me trovare in una pur modesta carta i vini della Cantina di Terlano rappresenta una ciambella di salvataggio sempre affidabile, ma anche altre cantine che non sto qui ad elencare mettono a disposizione del grande pubblico degli iper e super market una gamma di prodotti che se non hai il palato asfaltato dovresti riuscire ad apprezzare, perchè hanno due o tre marce in più rispetto a tutta quell’inutile quantità di sciacquature esposte a prezzi anche maggiori. Fascia 5/9 monetine . Accidenti, pinot bianco, chardonnay, sylvaner, sauvignon, traminer, moscato giallo… e via così, perché il varietale è molto vario da quelle parti e anche quasi sempre perfettamente identificabile nei suoi modesti ma onesti limiti, mai caricaturale, anzi, quasi sempre pulito e identificativo. Non cerco grande complessità, cerco freschezza, acidità, verticalità e franchezza di profumi e di sapore, e con questi prodotti la trovo praticamente sempre. Augurandomi che un pochino di conoscenza ed esperienza mi porti ad utilizzare bene in futuro qualche monetina presa fuori da un supermercato. - gdf -
sabato 19 febbraio 2011
Testa di rapa
- gdf 2011 -Forse l’ortaggio più bistrattato dalla tradizione, sia nei modi dire, sia nei proverbi e infine anche negli impieghi di cucina, almeno storicamente. Non si cava sangue da una rapa. Al Francese un oca, allo Spagnolo una rapa. Soldati del Papa, in otto per cavare una rapa. Come dire, è impossibile pretendere di trovare dei validi contenuti dentro a chi o a cosa è palesemente incapace di produrli.
Invece mai disperare, perché in effetti fu solo questione di tempo, perché inizialmente la nobiltà del tubero multicolore si cominciò ad avvertirla nelle tavole mitteleuropee, dove nella famosa garniture di vegetali non mancava mai la nota dolce-amara di una rapa bianca . Una buona navet cesellata e resa fondente da opportuna cottura e appena lucidata da un salto in una padella unta di burro d’alpeggio spesso primeggia tra carote, broccoletti, cavoletti, taccole ecc… Proprio per le sfumature di sapore molto complesse e più varie rispetto a molti prodotti dell’orto. La versione rossa invece, la barbabietola rossa, questa ha avuto ancora più problemi a sbarcare sulle grandi tavole. Ci si sporca le mani sbucciando la rossa, e poi che ci fai con quel polposo tubero che a volte sa fin troppo di terra ? Tante cose sono state fatte e qui ne metto in fila qualcuna che hanno fatto la felicità di molti gourmet. La più semplice di tutte, in versione casalinga consiste nel frullare una barbabietola rossa, passarla al chinoise ed emulsionarla con un pizzico di sale grigio e un cucchiaio di aceto di lamponi. Niente olio, non serve, la barbabietola è già “untuosa” di suo . Poi prendiamo dei dolci gamberi testa viola e li intingiamo a crudo dentro questa emulsione per realizzare uno dei pinzimoni più golosi immaginabili. Coppetta di Champagne rosè in accompagnamento giudizioso e la quantità di gamberi si dimostrerà sempre insufficiente.
Qualche piatto “testa di rapa” :






ecc...ecc...ecc...

