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mercoledì 28 dicembre 2016

Il foie gras prêt-à-porter


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Per quanti si chiedono ancora dove suona il piano della cucina Fabio Barbaglini rinnovo il LINK , mentre di nuovo c'è questa iniziativa gastronomica di alto profilo. E' un classico torcione di foie gras preparato con pochissimi ingredienti, nello stile "puro" dello chef originario di Arona.

Fegato grasso d'anatra, sale, zucchero, spezie e Marsala. Tutto qui, proprio per apprezzare la purezza del gusto di un vero foie gras d'autore, perché il trucco c'è, anche in mezzo all'apparente semplicità. Intanto non ci sono alcol potenti come lo sono i distillati che spesso si usano in marinatura ( Cognac, Armagnac ecc ... ) che se usati male rilasciano uno spiacevole sapore amaro al foie gras.

E poi, altro segreto del BarbaFoie (questo non svelabile), si nasconde nella miscela di spezie che già faceva la differenza nella preparazione al piatto ai tempi del Caffè Groppi di Trecate.


Nella confezione metallica troveremo insieme al torcione in sottovuoto anche una piccola composta di mela e zenzero e una scatoletta di sale Maldon. Altro non serve, se non una bella fetta di pane tostato ... ed un bicchierino di Sauternes.

Per riceverlo a casa o al ristorante bisognerà ordinarlo alla e-mail info@fabiobarbaglini.com oppure telefonare al numero indicato sul biglietto da visita che accompagna l'essenziale brochure che troverete nella scatola. Et bon appetit bien sur.




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martedì 18 ottobre 2016

Brioche e Foie Gras a colazione


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Mi dispiace per i veri liguri, che si vantano della loro colazione autoctona : focaccia oliata e salata intinta in cappuccino dolce e bollente. Secondo me è una merda, ma io non sono ligure. Quel gavage non mi appartiene. 

Mi dispiace anche per gli animalisti e per quelli che si impressionano davanti alla prospettiva del gavage dell'oca o,  del mio; ma credo si sarebbero ancor più impressionati vedendo che schifo di foto avevo scattato all'amorevole terrina di foie gras, fichi, pere, cachi e gelatina al Porto il giorno prima. 

Il foie gras deve riposare ... 

Dice, ma, anche se non la mettevi. E no, oggi come oggi non si può mica offendere uno chef non documentando uno dei suoi piatti migliori o, peggio, occultandone la memoria.

Succede spesso. Le prime foto sono buone, in via di peggioramento lungo lo scorrere del menù. Deve essere la luce che si frammenta in mezzo ai bicchieri pieni.

Ma si fa in fretta, si ripassa la mattina dopo, per colazione. Del resto, tra brioche o pan brioche preferisco la seconda che ho detto, e che ho rimangiato all'ora del cappuccino. Suggerisco proprio di farlo. Così, come saggia indicazione.

A metà mattinata, mentre state in ufficio, fate un piccolo spuntino con pan brioche e terrina di foie gras. Un bicchierino di passito si troverà nel bar di sotto, e la giornata prenderà tutto un altro gusto.

Il resto è tutto in discesa, con questo delicato menù dedicato -di una leggerezza rara- messo insieme da Manuel Marchetta per me e il Dj più frizzante d'Italia. 

Pensate che Il Duca Decibel ha ormai collezionato oltre 150 recensioni web sul tema Champagne, quasi tutte documentate anche sull'Armadillo bar, senza perdere mai il tempo, perché ci vuole orecchio.


Gamberi fritti e salsa tartara

Crudo di pesce cappone, foglia di begonia non pleonastica, rapanello, polvere di cappero e limone candito

Gamberi di Sanremo grigliati, cous cous al nero di seppia. Gocce di cachi, cavoli e nasturzio

Giardino di verdure al vapore ed essiccate su crema di cavolo bianco. Aglio fermentato e palamita scottata

The dish of the day: tortello di pesto su crema di zucca con vongole all'aglio

Calamaretti scottati, vellutata di porcini, chips di topinambour

Giù le colteli. Non è Colagreco

Il foie gras di cui sopra. Pollice alzato

Chibouste al caffè, pepe di Sechuan e croccante all'arancia

Piccola pasticceria, con grande acuto arrotondato

Il Professor Marchetta tiene la lezione, lo ascoltiamo.

Riceve qui, tranne il mercoledì


gdf

lunedì 17 febbraio 2014

Per una scaloppina di foie gras ?


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Il suo primo difetto è che viene sempre male in foto, perché tutto quel grasso che butta fuori in cottura finisce con il riflettersi alla luce del giorno o della sera, infastidendo comunque l'obiettivo, che sempre più raramente coglie. Ecco un altro prodotto che fu di lusso, che fu straordinariamente gourmand, ma che sta vivendo un periodo amaramente caramellato.


Come il salmone e il caviale, anche il foie gras che ho incontrato nell’ultimo anno su alcune delle migliore tavole italiane non è più quell’alimento che fu molto buono, o per lo meno riconosciuto tale -soggettivamente- dagli amanti del tema.

Questo argomento spacca normalmente il mondo dei buongustai in due. A rodersi il fegato ci sono i sostenitori della questione etica e animalista schierati contro gli chef e  contro i gourmet che badano al sodo, alla sostanza più che al metodo e alla filiera che ha consentito loro di gustarsi al ristorante una scaloppina di foie gras.

Era sulla pagina gastronomica de Le Figaro di qualche tempo fa il bell’articolo che portava in evidenza l’intenzione di grandi chef, quali Joel Robuchon e Gordon Ramsay, di eliminare dalla carta dei loro ristoranti il foie gras. Per diversi motivi, tra cui, intuisco, rifarsi un’immagine più nitida, pulita e più moderna con cui rivolgersi ad una quota di clientela più giovane e attenta ad aspetti diversi relativi all’alta gastronomia. Una clientela nuova, e quindi molto interessante.

Si, anche trovarsi davanti alla porta di un ristorante pluri-stellato o davanti all’ingresso di un’azienda alimentare un corteo di animalisti muniti di striscioni e megafoni non è un bel vedere, anche perché immediatamente arriverà un bel gruppetto di giornalisti vegetariani a dare eco alla protesta. L’immagine conta, e quindi, oltre al fastidio e l’imbarazzo, anche l’aspetto mediatico porterà pubblicità negativa a quel ristorante o a quell’azienda, che insieme al foie gras trasforma e vende anche tante altre materie prime.

Farsi trascinare nella rissa non favorisce nessuno, né le aziende né il ristoratore di successo, e proporre un foie gras certificato bio e sopprimendo le oche solo dopo averle ipnotizzate (succede nel sud della Spagna), non pare la soluzione del problema, anche perché a 1000 euro al chilo se ne trovano di alimenti eccellenti…

Tanto più che ho visto negli anni alcuni bravissimi chef marinare, assemblare e poi cuocere torcioni o terrine di foie gras mi cuit partendo da una materia prima che costava la miseria di 30 euro al chilo, materia prima utile anche a realizzare un’eccellente salsa royale. Si può quindi ottenere un ottima terrina o un ottima salsa senza spendere una follia, facendo felici chef e clienti, ma non è questo il punto rilevante.

Ha più rilevanza l’arrivo in tavola di scaloppine di foie gras dalla consistenza vomitevole, molli, porose e svuotate dei loro succhi, che buttano fuori grasso luccicante, che emanano un odore di pollaio e di mangime. Questo è un cibo gourmand? Questi sono piatti da gourmet? Tutta quella filiera per una pessima scaloppina di foie gras?

No, grazie, senza ipocrisia. La miglior pubblicità negativa possibile al foie gras la stanno facendo proprio le materie prime che rendono il piatto spiacevole invece che stuzzicante, e sarà anche per questo che uscirà gradatamente dalle carte e dai menù di molti ristoranti. 
gdf


martedì 1 ottobre 2013

Foie Gras

Foie Gras - di Giorgio Manara
La controversa Delizia
Lobo di Foie Gras crudo
The Savouries : Nelle Cene Formali in Gran Bretagna, era di regola non alzarsi da tavola “whith a sweet tongue”.....<con la lingua dolce> Il salato è stato progettato per “cancellare il palato”...before Port Wine is served. I Savouries  ( piccolini tramezzini tostati  con sopra creme di formaggi ,pepe di cayenne, acciughe salate o quant'altro) servivano miratamente lo scopo.
Beccaccia Scozzese -Scotch Woodcock : tramezzini con uova strapazzate in pasta d’acciuga.....
Coniglio Gallese – Welsh Rarebit : bechamelle con formaggio Cheddar, birra, senape e pepe di Cayenne.......
vi danno un’idea . Li servii  la prima volta all’Hydro Hôtel di Eastbourne nel lontano 1961 in una cena dove i commensali, avevano già gustato Torte,dessert ed amenicoli vari !

Foie Gras e Sauternes ? 
Non penserete che i Francesi fossero da meno : il foie gras, non era , come attualmente si usa, considerato un Hors d’Oeuvre, ma veniva servito a fine pasto, dopo il Dessert! ( come Savouri..appunto !) e si degustava su pane tostato con un bicchiere di Sauternes. Ancora oggi, questa consuetudine, viene trasmessa , con malcelato orgoglio, nei locali più alla “page”. Diamolo pure in antipasto, ma non sarebbe meglio evitare il Sauternes come apertura ?
Il controverso della Delizia
Jouir pour mieux mourir...
Il controverso...Metodi abbastanza crudeli si usavano anticamente per ottenere il foie gras! Addirittura si inchiodavano le palme degli animali con chiodi a testa larga sul pavimento di legno delle gabbie(indolore da che prive di terminazioni nervose) per impedire movimenti che avrebbero fatto perdere peso all'animale! Oggi legge severe controllano le filiere. 

I periodi di libertà e di prigionia
L'ingozzamento (gavage) è un fenomeno naturale che, l'allevatore non fa che riprodurre.
In effetti, allo stato selvatico
Anatre e oche sono animali che praticano l'auto gavage per accumulare grasso e cibo prima di partire per la migrazione. Un papiro dimostra che già gli egiziani praticavano il gavage del palmipede.


Già i Sumeri del Delta del Tigri ed Eufrate e gli Egizi del Delta del Nilo osservando questa abitudine già incominciarono ad usare il metodo del (gavage) al fine  di ottenere quei gustosissimi fegati e carni! Le anatre Moulard (incrocio tra anatra di Barbarie e anatra comune) sono un ibrido sterile che crea il 95% dei palmipedi da foie gras! I pulcini portati in allevamento dopo la nascita vengono subito messi in pasture nei campi dove ricevono anche mais ed altre granaglie, fino al raggiungimento medio di oltre 4 kg di peso. Tre o quattro mesi di "dolce vita" e poi al gavage, che dura in media 10/14 giorni. Il gavage consiste in un miscela di mais macinato ed acqua che attraverso imbuti speciali viene pompato nello stomaco dell'animale due volte al giorno con dosi iniziali di 200 grammi fino a raggiungere i 400 verso fine gavage. Questo accumulo di lipidi, è dovuto principalmente alla degradazione degli zuccheri del mais. I fegati che pesano mediamente 280-300 grammi raggiungono facilmente i 580-630 grammi pur rimanendo sani e ricchi di acidi grassi e di Omega 3, e soprattutto... pronti a ritornare, senza conseguenze allo stato originale nel giro di un mese circa.







Al Manara

mercoledì 23 febbraio 2011

Il quarto elemento

- del Guardiano del faro -

Il quarto elemento tra noi quattro gatti che ci dilettiamo a far quattro chiacchiere on web su temi gastronomici rappresenta, tra l’altro, il soprannome affettuoso affibbiato a un noto chef stellato e pluri cappellato fattosi notare a suo tempo per la precisa intenzione di non voler mai chiudere la costruzione di un piatto prima di averci messo dentro un elemento più del necessario, atteggiamento frutto del marchesismo craccato, filosofia che non poteva più accontentarsi di fermarsi alla saggia regola del 3. Il quarto elemento è anche inteso per i soliti quattro gatti in carenza cronica di lipidi l’elemento più rischioso da aggiungere quando un piatto è già stato costruito sufficientemente bene per poter reggere un elemento ulteriore che nove su dieci ne comprometterebbe gli equilibri precari: è il solito caso/esempio dello spaghetto al pomodoro e basilico, dove qualsiasi altro elemento aggiunto diventa problematico e quasi sempre disturbante, coprente o comunque superfluo. Il quarto elemento era inteso anche nel poker di pesci da lisca presenti nelle Grande Carte di tutte Les Grandes Tables de France per decenni, dove questi quattro ci dovevano essere sempre : bar de ligne, lotte, dorade royale e turbot. E fosse mancata la lotte ( gli altri mai ) ci pensava le rouget ( al sud ) e la sole ( al nord ) a chiudere il quadrilatero, questo oltre ai due crostacei e alle due conchiglie (scampi e astice più St. Jacques e ostrica) , altro quartetto di elementi spesso impiegati solo nei piatti di entrata mentre tutti i pesci da lisca finivano per editto inappellabile nell’elenco dei piatti principali.



In una occasione non ce la feci proprio a stare zitto e domandai allo chef Christian Morisset,( devo andare a trovarlo in quel Figuier ad Antibes ) titolare in quel momento di una cucina di palazzo tra le più nobili della Costa Azzurra il motivo di tanta carenza di fantasia. La risposta fu che la ricca e pacata clientela del bellissimo Hotel Juana / Restaurant La Terrasse di Juan les Pins non ne voleva sapere più di tanto di quello che stava dentro il mare, aveva imparato quei quattro termini e così poteva bastare per quel due stelle 18/20mi e per decine di altri locali del medesimo livello. Come dire, questa carta è stata realizzata per venire incontro alle vostre capacità mentali. Immaginate lo choc quando Colagreco riempì la sua carta di polpi, saraghi, seppie, sgombri, moscardini e altri misteriosi esseri marini sconosciuti alla clientela assuefatta da decenni di monotonia. Chissà, forse questo è stato il motivo di disperazione per alcuni maitre che hanno lavorato per un breve periodo al Mirazur, incalzati da domande quali: Pas de turbot ? Pas de bar ? Vraiment? In altri momenti il termine è stato invece riferito all’altro poker che assolutamente non doveva mai mancare in un menù degustazione pluristellato in qualsiasi parte d’Europa dove fosse proposto. La cucina borghese e di palazzo, la cucina trois etoiles, la cucina da Relais Gourmand, la cucina Traditions et Qualitè . Qui la ricerca del quarto elemento era talmente elementare da non farci neanche più caso perchè la sequenza arrivava implacabile in ogni menù degustazione degno di questo nome : foie gras, homard, truffes et caviar . Unica variabile poteva essere la sostituzione dell’homard con les langoustines, quando non presenti entrambi.



Sorridevo, prima pensando e poi filtrando con il colino della retina degli occhi le foto dei piatti apparsi ieri su Passione Gourmet e relative al menù degustazione di Philippe Rochat, spartiacque tra il vecchio e il nuovo all’Hotel de Ville di Crissier. Il poker d’assi è stato nuovamente servito e non poteva far altro che vincere facendo saltare il banco , nonostante l’evidente barocchismo elvetico la cui capitale dovrebbe essere Soletta e non Crissier, nonostante le presentazioni ostentative e dell’uso pleonastico di strumenti e ingredienti. La sequenza ruffianissima di ben cinque brodetti cremosi più o meno legati , emulsionati o sbattuti, le buonissime salse classiche , l’immancabile tappa davanti al carrello dei formaggi , i dessert sonnacchiosi quanto decorativi ed un solo pallido segnale di modernismo vagamente minimalista ma immediatamente ridotto alla facile comprensione da una ricca cucchiaiata di caviale fresco a ricordare che il prezzo preteso per il menù avrà così la sua logica e documentata motivazione incontestabile. Queste cose ormai in Europa se le possono permettere in pochi e giustamente le giovani generazioni di chef hanno girato il timone facendo rotta verso materie prime diverse e non così costose , muovendosi più verso la trasformazione e l’accostamento maligno o ruffiano di prodotti a basso prezzo , lasciando perdere i prodotti più classici quanto costosi, perché su queste cose se vuoi fare la differenza devi andare a comprare il top di un prodotto che è già inteso al top e quindi se non sei sicuro di fare il pieno ad una media di 300 euro a coperto chiudi a fine anno. Di un foie gras, di un tartufo nero, di un caviale fresco e di un crostaceo dell’Atlantico il vero gourmet incallito ne ha discretamente piene le palle oltre che averne in mente un repertorio infinito, e quindi se vorrai farlo sobbalzare davanti a quello che per lui è ormai routine dovrai acquistare materie prime costosissime e valorizzarle ulteriormente con la massima cura, che da quelle parti, in Svizzera, non vuol dire lasciarle il più naturale possibile, ma bensì andarci sopra riccamente con altrettanta consistenza di condimento e accompagnamento che sia in armonia o in contrasto, e inconsciamente al cliente, ridurle allo stato cerebrale di texture se vuoi chiamare questa cucina alta cucina. Sono oggi sempre più rari per evidenti motivi i locali che possono permettersi questi lussi corredati da questa qualità sublime, e quindi vale sicuramente la pena di visitarli prima che si estinguano definitivamente come il dodo, prima che la loro clientela si estingua naturalmente per raggiunti limiti di età, prima che la moda del Novecento, la moda del quarto elemento sia ridimensionata o scompaia, e sia rimpiazzata da stili e modi fuori dagli schemi insegnati dai maestri del secolo scorso. Andate a Crissier prima che sia troppo tardi. -gdf -


The Beatles, quattro uomini, quattro strumenti, fantastici quanto datati.