martedì 7 aprile 2009

Vino Vino Vino.... per davvero; Villa Boschi 2009


tutti con la stessa sensibilita' per il territorio tutti con il credere che la nostra ricchezza isiedeva in quanto ci e' stato lasciato e in quanto saremo capaci noi di lasciare.
Baldo Cappellano

Mi piace pensare che Baldo, prima di andarsene abbia voluto riunire i due grandi gruppi di vignaioli, in un segno di amore per la terra e per chi la lavora con passione.
Con gli amici armadilli, ad inizio giornata ci eravamo proposti, vista la grande quantita' di viticoltori presenti, di saltare quelli che beviamo abitualmente per assetare la nostra voglia di novita. Sempre in cerca di quello che non si conosce, nel vino come nella musica, ma poi la storia e' andata diversamente...
Il trittico iniziale e' stato da paura:
Clemence Busch

con i suoi grandi Riesling
della Mosella, pieni, aromatici, eleganti, da lungo invecchiamento.
Pierre Overnois
in una occasione piu' unica che rara, dato che si muove raramente.
Vero artigiano dello Jura, di Arbois precisamente, prima ci fa assaggiare il rosso (o rosa vivace) Poulsard dal colore scarico ma dal gusto fine e allo stesso tempo sapido e caratteriale, seguito da uno Chardonnay 2003 di grande vitalita' e da un originalissimo Savagnin 2004 dai sentori di crauti (ciciuxs ci illumina). Incontro emozionante.
Marcel Lapierre
si e' rilevato il signore che tutti mi dicevano. I suoi vini passano dalla semplicita' e grande bevibilita' delle versioni base, al velluto e struttura del Morgon, alla classe assoluta del Morgon Vielles vignes, che produce solo nelle annate migliori. Quando ha notato lo stupore del Ciciuxs, estasiato da questo vino, gliene ha regalato una boccia!
Qua non c'e' spazio per manager dai colletti bianchi che non hanno mai visto una vigna in vita loro,gli stessi che hanno ucciso l'industria discografica,qua vieni con gli amici e ti ritrovi tra gli amici. Chapeau.
Capperi!
Non credevo di potermi emozionare tanto ad assaggiare un cappero, ma Giotto Bini
o meglio l'isola di Pantelleria ha fatto il miracolo,un cappero che ti risolve una cena.
Se poi lo abbini col suo zibibbo secco vinificato e affinato in anfore interrate,e' poesia pura. Ma anche l'abbinamento col passito e' sorprendente.
Benvenuti a Pantelleria!
La barba fa buon vino
Devo avere una predisposizione per i viticoltori barbuti,dopo Lapierre e Busch,Jacques Granges del Domaine du Beudon, e'una piacevole sorpresa per me che non lo conoscevo.
Tra i rilievi del Vallese produce alcuni vini viperini, minerali da uve Fendant(chasselas e Muller Thurgau. Ma sono anche i rossi a colpirmi, specialmente l'uvaggio Dole, da uve Gamay, Pinot noir e Cornalin.
Poi ognuno ritorna alle proprie passioni, come dicevo prima, chi da Arianna Occhipinti (uno a caso...) chi al calore (c'e' bisogno di sbottonarsi) del Chatenneauf du Pape del Domaine du Villeneuve, il sottoscritto al Friuli della roccia carsica di Zidarich e Vodopivec, e delle lunghe macerazioni sulle bucce di Radikon e Paraschos.
Joly and other tales
A meta' pomeriggio suona la campanella, e' la fatina Sophie a chiamarci a rapporto:
e' giunto il momento di assaggiare i vini del gran maitre biodinamico Nicolas Joly.
Sicuramente hanno bisogno di tempo e di arieggiamento, ma i confini del paradiso non sono poi cosi' lontani.
Nota di merito anche per i Brunello de
il Paradiso di Manfredi, con la sua terrosita' Ilcinese di grande naturalezza espressiva.
Specialmente un 2001 vicino all'equilibrio, ma anche lo stesso rosso l'ho trovato piu' buono della maggior parte dei brunello in commercio.
Pian piano la lucidita' viene meno,qua non si butta via niente, non si degusta per lavoro ma si beve per piacere, per godere. E caso mai te ne scordassi, il richiamo di Cappellano risuona nella mente "Io mi son fatto un culo cosi',e ora te lo bevi tutto!".
Comunque riesco finalmente a bere,dopo vari inseguimenti, i vini di Giampiero e Paolo Bea (piu' buon sagrantino non c'e'), e quelli di Giovanna Morganti, chianti piu' classico di cosi' si muore. La mia memoria che gioca a ping pong, tira fuori ancora i simpatici austriaci di Pretterebner, gli entusiasti laziali de Le Coste di Gradoli col loro litrozzo bianco e, altra bella sorpresa, i palermitani di Porta del Vento.
Ci vorrebbe un giorno in piu', sara' per il prossimo anno.
Infinitamente grazie allo stoico "drivin' wheel" Ciciuxs e alla nostra "spirital guidance" Tatix

Marco "Hazel" Bariani

Canzone in abbinamento: Salt of the earth-Rolling Stones
La voce tannica di Keith da' il via al finale del banchetto dei mendicanti.

Lets drink to the hard working people
Lets drink to the lowly of birth
Raise your glass to the good and the evil
Lets drink to the salt of the earth

lunedì 30 marzo 2009

canzoni di schiena ed il ricordo di Max (di Guido Festinese)

Era da un bel po’ di tempo che, da lassù, in quel settore del Paradiso che ha come insegna « Broken Hearts & Spare Partes », non ci arrivava la voce di Max Parodi. “Sì, va bene, sto imparando anche ad apprezzare il gregoriano. E ti giuro, Gabriele, che sono stato buono e zitto quando mi hai fatto sciroppare tutta la Passione di Giovanni. Io avevo altre passioni, e allora? Non sai leggere, tu che sei il Boss del quartiere, tu e quell’altro vecchio hippie svaporato di Pietro, tutto il giorno a far tintinnare quel mazzone di chiavi, che sembra un metallaro in là con gli anni, invece che un Santo? Non per buttarla in polemica, ma se uno è – scusa, ero - un “prigioniero del rock ‘n’roll” non potete pensare che qui (cibo perfetto, birre alla temperatura giusta, bei film, niente da dire) uno non rimpianga un sano assalto di watt, una bella telecaster, un Marshall che fuma come un turco con l’enfisema. Allora? Me lo fate ascoltare un po’ di rock? Ah sì, e che sarebbe? Fammi vedere, butta giù le zampe, Gabriele, che va a finire che mi rifili col trucco un’altra Passione. Fa vedere, mica te lo rubo. Anzi metti nel lettore. Blues, cazzo, e come Dio comanda (scusa, scusa, non volevo: non lo dico più). E’ Paolino, accidenti. E quell’altro? Roy Rogers. Sì, lo so facile ironia: nella vita poteva fare il blue jeans o il chitarrista, qui ha scelto la seconda. In genovese, pure: vai Paolo. Mica ci ho tatuato sul braccio “Vele ancora tese, bandiera genovese” per niente. Roba tosta. Se il Blues è il grande Pongo che attende di essere modellato, Bonfa è il Grande Plasmatore. Andiamo avanti, dai, che vado di corsa (come? Qui non si va di corsa? E chi te l’ha detto, smidollato di un piumato?), dunque dunque, “Bob sull’Appennino”. Fantastico. Se la sente il Boss (no, non quello del Triangolo, l’altro, con rispetto parlando) la ri-traduce.
Certo che bisogna essere dylaniani sopraffini, per vedere quanto Dylan il Bonfa ci ha stipato dentro. Ne riparliamo tra un cinquant’anni, Paolino? Per me va bene. E ora? “Jimmy e Maria”, cavolo. C’ero, io, quando Bonfa la faceva rotolare a duemila all’ora. Questa è diversa, ha un sapore texmex, ha respiro, grazia, si stagliano le parole, la fisa è una grande idea. Parola mia, un capolavoro che tutti i bubola del mondo possono solo tentar di bubolare. E quest’altra? Non ci credo, Paolino in talkin’ puro. Ha tradotto Leo Kottke, Santa Maria (Ahia, belin, che bacchetti, mi scappano, anche questa non la dico più dai: ma guarda che alla Signora piace il rock, ho scoperto, tié, Bernadette). Gran disco, Bonfa, andiamo avanti. Ripetilo, questo piccolo miracolo. Gabry, come si chiama questa? “Qui non ci voglio più stare”. Lo so Bonfa, anche io non ne avevo gran voglia, di dividere l’ossigeno con il Miliardario Ridens, però, cazzo, potevate anche avvertire prima di farmi fare le uscite di scena da filodrammatica: in fin dei conti anche io ne avevo da dirgliene. Sì, lo so, Bonfa arriva subito al sodo. E si sente. Mhhh, altro rock, come dici? “Bei tempi andati”. Per me ora lo sono davvero, anche se, prima di entrare in quella maledetta doccia, un disco dei Creedence l’avevo messo da parte, e ce l’ho pure qui. Non ci credi? E aspetta che te lo faccio vedere, razza di Piccione. Però, Bonfa, ora sa fare anche la “storia della storia”? Pazzesco. Speriamo che lo capiscano. Quest’altra invece, l’ho capita da qui: Bonfa è un Genio, sa inoculare fiale rock anche dove il rock era il ricordo di un sospiro: massimo rispetto, come dicono i tuoi colleghi di penne di rango inferiore. Sì, occhei, olrait, “Cosa danno” è un pezzo della gloriosa ditta Stormy Six. E che vi credete, razza di Passeracei Angelici, che il Bonfa non sappia “trattare” roba fine, spessa, modello “rock in opposition”? Lo sa fare, arpisti eterei del mio berretto (ahia, basta: và a finire che mi sembra di avercelo ancora, un corpo). Siamo in fondo, dici? E allora? Vai, non stare lì a farti pulizia tra le piume. In genovese, una ballad. Come si intitola? “Dove a l’è”. Magnifica, ragazzi. Sembra una ninnananna, come quelle che scrivevo io con la Rosa Tatuata. E questa voce? No! E’ Vittorio De Scalzi, belin, senti che classe. Senti allora Gabry, facciamo un patto: io presenzio a tutte le prossime Passioni dei prossimi tremila anni. Tempo ne ho. Tu mi procuri, e subito, quel cazzo di lettore Mp-Angel che vi tenete nascosto tra le piume. No, non negare. Mettici su il Bonfa, che ho da ascoltare qualcosa di decente. E dillo anche alla Signora, se non ti fa troppa soggezione. (Guido Festinese per Max)

sabato 21 marzo 2009

Le mani del vignaiolo e il Gavi del '91

Rendez-Vous e partenza per Novi Ligure, tanta la voglia di incontrarsi e le parole tra noi fanno sembrare la distanza percorsa un piccolo trasferimento. All'arrivo a Cascina degli Ulivi il cartello Attenzione Bambini al Pascolo ci fa riflettere sull'atmosfera che troveremo...
Saluti di rito e piacevolmente accompagnati da Marina ci spostiamo alla vigna Montemarino da Stefano Bellotti che ci aspetta, ed è qui in mezzo alle sue vigne che ci introduce la sua visione di vigneron, fatta di cultura tramandata, di biodinamica, di rispetto nel condurre il vigneto e di lavoro duro e faticoso, basta guardare le sue mani per capire, mani di un'uomo che in vigna ci lavora per davvero, mica i fighetti incravattati del Vinitaly; Bellotti e' un uomo con un intuito e una perspicacia fuori dal comune che lo rendono personaggio unico nella martoriata realtà della docg Gavi, una vera voce fuori dal coro.
Voce fuori da coro che ritrovi tutta nei suoi vini che ti portano a pensare che stai bevendo un Riesling della Mosella quando invece ti hanno versato un suo Gavi del 1991... quanta magia e quante emozioni in quel bicchiere..

tornando a casa questa bella canzone degli Okkervil River ci fa compagnia


Tatix & Roberto “uvaeunquarto” Jacquemod

mercoledì 18 marzo 2009

papaveri e peonie

stasera sarei dovuto essere altrove, sorry Mr. Vites, invece mi é toccato qualcosa di meno piacevole e per consolarmi ho annaffiato a dovere con del buon Kai 2005 di Paraschos. Tornando ha casa mi imbatto in una canzone e l'ascolto a ripetizione. E' di Christian Kjellvander, svedese autore di diversi dischi sia solisti che con la band Loosegoats. Lui è molto bravo, amo i suoi dischi ed aspettavo l'occasione per parlarne. Eccola, una canzone, l'ho ascoltata un mucchio di volte, ma stasera ha da dire più del solito o forse sono io che l'ascolto più attentamente. 'Papaveri e Peonie' è un titolo che non sembrerebbe avere grandi pretese invece....

I wanted you to need me
and I wanted to need you
But the days they proved different:
took action for truth
It's plain it wasn't in the cards for you and for me
'cause you can't live off laughter and luxury

When you couldn't be loved
you were left with feared
Passed admiration contempt is reared
Considered all the things i had with you
Considered all the things i had to do

I wanted you to need me
and I wanted to need you
But the days they proved different:
took action for truth
It's plain it wasn't in the cards
for you and for me
'cause you can't live
off laughter and luxury

You spin your web of sorrow and dreams
Your life's a poem, or so it seems
One too many drunken nights,
One too many unfeathering fights

So move on, move in, move out
There's a light that lurks in the shadows of doubt
Carry on, carry in, carry out
In this action is what you carry about

So I found a girl who needed me
and you know I need her too
And it's plain that it's all in the cards for her and for me
'cause you cant live off love, laughter and luxury
Yes, you can live like poppies and peonies


martedì 17 marzo 2009

brother jono and the last wines of winter (take 2)



il 'nostro' Jono ha appena concluso un nuovo tour in Italia in compagnia di John Popper, leader dei Blues Traveler. I due sono legati da lunghi anni di amicizia cementatasi sul palco dell'ormai defunto Nightingale di New York. Sto giro sono stato presente a solo due date e stasera uno stanchissimo, Jono è passato a salutarmi prima di partire. Mi ha confermato che il tour è andato bene ed i suoi programmi futuri. Al rientro si fermerà a NY per mixare il disco di Tao Seeger (nipote di Pete), da lui prodotto ed il 3 maggio lo accompagnerà nel concerto del Madison Square Garden per i 90 anni di Pete dove suoneranno parecchi illustri colleghi. Inoltre Jono e Popper stanno terminando il loro disco insieme che si preannuncia molto interessante, speriamo trovino un'etichetta (magari valdostana) che pubblichi il loro disco anche qui da noi.
In tutti i concerti del tour questa grande canzone non è mai mancata:

The Mountains Win Again
Words & Music by B. Sheehan


I pick up my smile put it in my pocket
Hold it for a while try not to have to drop it
Men are not to cry so how am I to stop it
Keep it all inside don't show how much she rocked ya

Ooh can you feel the same
Ooh you gotta love the pain
Ooh it looks like rain again
Ooh I feel it comin' in
The mountains win again
The mountains win again

Dreams we dreamed at night were never meant to come to life
I can't understand the ease she pulled away her hand
This time in my life I was hurt enough to care
I guess from now on I'll be careful what I share

Ooh can you feel the same
Ooh ya gotta love the pain
Ooh it looks like rain again
Yeah feel it comin' in
The mountains win again

A pocket is no place for a smile anyway
Someday I will find love again will blow my mind
Maybe it will be that love that got away from me
Is there a line to write that could make you cry tonight
Can you feel the same
Yeah ya gotta love the pain
Ooh it looks like rain again
Ooh feel it comin' in
The mountains win again
Ooh the mountains win again


Sabato scorso è stata anche l'occasione per un'altra sessione di 'the last wines of winter', un po' con la scusa di far assaggiare qualche vino naturale 'nuovo' al coinquilino di questo blog. 
Il Vermentino 2004 di Dettori é una meraviglia (grazie Jean P!!). Dimenticatevi, anzi lasciate pure perdere, i Vermentino sardi che avete bevuto sino ad ora, tutti più o meno uguali e di una banalità disarmante. Questo è IL Vermentino, frutto di quella straordinaria zona della Sardegna che si chiama Romangia. La limpidezza prossima al nulla all'inizio potrebbe spiazzare qualche fresco frequentatore di corsi sul vino ma appena si avvicina il naso, dopo un'adeguata ossigenazione, e lo si comincia a sorseggiare si apre un mondo affascinante che non può lasciare insensibile davanti a tanta meraviglia nemmeno chi ha bevuto aranciata fino al giorno prima.
Da rivedere il Dinavolo 2006, fratello dell'Ageno e frutto della stessa mano, quella del bravo Giulio Armani de La Stoppa. Forse ancora acerbo, verde, tannico, mi sono posto la domanda a che cibo lo avrei abbinato ma non ho trovato risposta. Credo occorra aspettarlo.
Il Rosso di Montalcino 2006 di Campi di Fonterenza ed il Geos 2004 di Fattoria Castellina, due belle conferme (ultimamente li ho bevuti spesso) di aziende che lavorano in modo serio e che sono garanzia di bel bere.

venerdì 13 marzo 2009

Il divorzio dei tre bicchieri

dopo ventidue anni Slow Food lascia al Gambero Rosso la ipercorteggiata guida ai vini d'Italia; miriadi di aziende vitivinicole per anni hanno fatto carte false per accappararsi i fantomatici tre bicchieri su questa pubblicazione (sigh!).
Ora, pur con consapevole ritardo, il guru del movimento del Cibo Lento, Carlin Petrini prende una posizione forte ed importante. Queste le sue parole di commiato dalla guida e dal Crostaceo Rosso:
“ci prendiamo una pausa di riflessione allargando il dibattito a tutti i nostri iscritti, puo' e deve cambiare il modo di giudicare un vino, non piu' solo cio' che c'e' nella bottiglia, ma anche la sua sostenibilita' ambientale e l'etica della produzione” La linea e' quella tracciata dal movimento Vignerons d'Europe e nell'incontro organizzato a Montpellier ha aggiunto “tornate nelle vigne, meno marketing, meno pubbliche relazioni. Fate il vino non per il gusto dei critici e delle commissioni di degustazione, ma sopratutto perche' piace prima di tutto a voi e non dimenticate che la terra va rispettata, sempre”.
Belle parole Carlin Petrini, onore al merito e benvenuto “on the right side”..!
Contestualmente iniziera' l'inesorabile declino della Guida ai vini d'Italia e del suo guru Daniele Cernilli? Se cosi fosse noi armadilli non avremmo da rammaricarcene..

domenica 8 marzo 2009

amarcord

alcune foto, magicamente apparse nel mio profilo su facebook, mi hanno riportato inesorabilmente indietro negli anni, una trentina malcontati.. Inevitabile ripercorrerli a ritroso con i ricordi che si rincorrono e si lacerano .. bei tempi! Frequentavo la piazza della chiesa di Courmayeur dove i piu' fortunati aprivano le portiere della macchina (regalo di mamma e papa' per la maturita') per sparare a manetta i watt dei loro impianti, solitamente Pioneer o Alpine; ricordo di aver sentito cosi' le prime note di “next of Khin” di Greg Khin, gran disco, di Southside Johnny & the Asbury Jukes “reach up and touch the sky” un doppio live magnifico, e poi il pop di gran classe degli Housemartins di “London 0 Hull 4 “

All'imbrunire ci si rifugiava nel bar di Jean Passin per bere qualcosa, solitamente un gin'n tonic fatto con Gordon e Schweppes e per allora era gia' tanto..; frequentavo Alberto Fortis, cantautore sottovalutato

e Fabio Nosotti, mitico fotografo che ha immortalato tutti i grandi del rock, e non ancora ossessionati da computer, telefonini, ipod e altre diavolerie tecnologiche, si passava la serata a corteggiare le ragazze, giocare a master mind e ascoltando i Grateful Dead e David Crosby di cui Jean e' fan da sempre.
Arriveranno lo yuppismo (sigh!), l'edonismo Reaganiano, il body building (doppio sigh!), “quelli della notte” e tanta leggerezza, non so voi ma io nonostante tutto quei tempi li rimpiango un po'...

venerdì 6 marzo 2009

other lives


Il disco d'esordio degli Other Lives uscirà il prossimo 7 aprile ed è bellissimo. Sono di Stillwater, Ok ma non hanno nulla a che fare con la scena Red Dirt (Jimmy Lafave, Bob Childers, Red Dirt Rangers e molti altri). La loro è musica d'atmosfera con tinte a volte drammatiche e molto coinvolgenti. Disco dai toni invernali o autunnali che presto dovrò abbandonare per qualcosa di più solare ma me ne ricorderò per il prossimo freddo. La voce ed il piano di Jesse Tabish sono il filo conduttore del disco. La band è davvero molto brava con menzione speciale per la violoncellista Jenny Hsu. 'Black Tables' è veramente grande, qui in una versione dal vivo.


Disco da centellinare con un grande rum full proof come il Caroni 1976.

martedì 3 marzo 2009

the last wines of winter

Sabato era una splendida giornata su al Dente, anche se viziata dalla totale assenza di nuvole. Ideale per una bella bevuta, ops volevo dire degustazione, in maniche di camicia al sole. ed è nata una bella sequenza:
- Substance di Jacques Selosse, un champagne blanc de blancs semplicemente straordinario, purtroppo dal prezzo proibitivo. Emozionante.
- Puilly-Fuissè Tradition 2004 di Domaine Valette, chardonnay vero, fine ed elegante, un grande di Borgogna ad un prezzo onesto.
- Bourgogne Pinot Noir 2007 di Philippe Pacalet, la Borgogna chiama ovviamente un Pinot Noir e Pacalet è una sicurezza anche con il suo base.
- Arbois Pupillin Poulsard 2007 di Pierre Overnoy, dal fascino inconfondibile, lo considero un vino non 'semplice', ai primi assaggi ho fatto fatica a comprenderlo ma ora sono un fan totale dei vini di Overnoy.
- il gran finale, la 'sorpresa' della giornata, Samonios 1994 di Olivier Cousin, uno Chenin pazzesco con profumi di fichi, datteri e prugne secche da paura, totalmente privo di solforosa aggiunta, peccato che la bottiglia sia solo da 0,50!

Inutile dire che il rientro a Milano sia stato un po' 'faticoso', ci si arrangia con caramelle, sigarette e musica, anche perché il mood da 'dazed and confused' è sempre in agguato.
Tac, ecco una bella canzoncina pop di qualche anno fa, perfetta. Ma lo é veramente 'solo' una canzoncina pop?

This is how it works   It feels a little worse   Than when we drove our hearse
Right through that screaming crowd   While laughing up a storm   Until we were just bone
Until it got so warm   That none of us could sleep   And all the styrofoam   Began to melt away
We tried to find some words   To aid in the decay   But none of them were home
Inside their catacomb   A million ancient bees   Began to sting our knees   While we were on our knees   Praying that disease   Would leave the ones we love   And never come again

On the radio
We heard November Rain
That solo's really long
But it's a pretty song
We listened to it twice
'Cause the DJ was asleep

This is how it works   You're young until you're not   You love until you don't   You try until you can't   You laugh until you cry   
You cry until you laugh   And everyone must breath   Until their dying breath

No, this is how it works   You peer inside yourself   You take the things you like
And try to love the things you took   And then you take that love you made
And stick it into some   Someone else's heart   Pumping someone else's blood
And walking arm in arm   You hope it don't get harmed   But even if it does
You'll just do it all again

venerdì 27 febbraio 2009

genepy, lo spirito delle Alpi

Sulle Alpi occidentali, e piu' precisamente in Valle d'Aosta e Piemonte, la produzione di distillati di erbe di montagna ha origini antiche ed il genepy e' sicuramente il principe di questo tipo di prodotti.
Questo distillato non si ottiene dal ginepro come molti credono, ma dall'Artemisia Alpina pianta con svariate sottospecie tipica delle nostre montagne e con forti proprieta' aromatiche.
I fiori destinati ad aromatizzare l'alcool base sono coltivati ad altitudini elevate dove l'acqua scorre pura e cristallina; l'artemisia “glacialis” cresce anche spontaneamente anche sopra i 3000 metri su terreni che i ghiacciai lasciano scoperti durante lo scioglimento primaverile, ma ne e' vietata la raccolta.
La pianta cresce in estate e fiorisce in autunno come una specie di cespuglio ed i fiori sono maschi e femmine e vengono raccolti nel momento di massima fioritura. Il maschio, e' piu' profumato ed e' il preferito per produrre il prezioso elisir.. Per avere quantita' sufficienti alla produzione le piante vengono coltivate da persone che nel corso degli anni hanno acquisito la specializzazione in questa difficile coltura. Una di queste persone e' Matteo Laugero che nell'alta Val Maira, nel Cuneese, coltiva piante officinali impiegando esclusivamente metodi di agricoltura biologica integrati ultimamente dalla biodinamica. Produce oltre allo straordinario genepy anche un'amaro “vero” ottenuto da un' infuso a freddo di erbe, radici e frutti in parte coltivati, in parte raccolti in natura.
Insomma un vero poeta del distillato di montagna che allieta e scalda i cuori durante le fredde serate invernali, unico problema, vista l'esigua produzione e' la reperibilita', ma al Dente li troverete sempre, promesso!

“Songbook” la rasccolta di Gordon Lightfoot e' un abbinamento decisamente appropriato:

lunedì 23 febbraio 2009

dazed and confused



il titolo della canzone dei Led Zeppelin è anche un gran film (praticamente sconosciuto) di Richard Liklater e calza a pennello a questi ultimi giorni di casino.....lavoro (troppo), lutti, compassione (patire con), la consapevolezza di una perdita, qualcuno che ti dice ma non scrivi più?, due gatti che guardano la tv. Poi arriva la consueta cena di lavoro e questa volta porta la 'prima' del Bianco Riserva 2004 di Paraskos, assaggiato recentemente a Roma e finalmente 'bevuto' e il 'classico' Oslavje 2003 di Radikon. Gran bel bere: stessa regione (Venezia Giulia), uvaggi (ma ora non ho voglia di andare a capire i vitigni utilizzati ma credo siano molto simili), solforosa aggiunta nulla o prossima allo zero; i vini che amo, sani e digeribili.
Dopo la cena mentre guido arriva la consueta e spietata (perché ci azzecca sempre....damn) legge del random dell'iPod, una legge che non fa prigionieri: 'Not Dark Yet' ma nella bellissima interpretazione di Jimmy Lafave, 'Right To Be Wrong' di Joss Stone e ' Homecoming' di Vienna Teng:

I just want to be living as I'm dying
Just like everybody here
Just want to know my little flicker of time is worthwhile
And I don't know where I'm driving to
But I know I'm getting old
And there's a blessing in every moment every mile

Thin white terry bars of soap and a couple little plastic cups
Old Gideons Bible in the nightstand drawer saying "Go on open up"
Well I'll kneel down on the carpet here
Though I never was sure of God
Think tonight I'll give Him the benefit of the doubt

I switch off the lights and imagine that waitress outlined in the bed
Her hair falling all around me
I smile and shake my head
Well we all write our own endings
And we all have our own scars
But tonight I think I see what it's all about


domenica 22 febbraio 2009

il gigante di Serralunga d'Alba


ci ha lasciato.
Avevo deciso di non scrivere nulla su Teobaldo Cappellano, prematuramente scomparso due giorno fa. Tanti avevano gia' scritto sui blog a sui giornali e volevo conservarmene un ricordo piu' "intimo"; poi una sottile malinconia unita alla triste consapevolezza della caducita' della vita mi ha portato a scrivere due righe per ricordare quest'uomo, vigneron polemico ed intransigente, ma sicuramente "vero" come i suoi vini. Il ricordo che mi rimarra' impresso e' quello di un paio di anni fa alla manifestazione ViniVeri, una sorta di anti-vinitaly, dove io e Ciciuxs, soffermati al suo stand a disquisire di "naturalita", Nebiolo (lo chiamava cosi con una b sola perche' e' piu' gentile) e ricette segrete per il chinato, ad un certo punto ci ritrovammo da soli coi bicchieri pieni di Barolo "rupestris" e "otin fiorin", dove fosse andato il nostro eroe non lo sapremo mai... potremmo sognare che era andato a prenotarsi una vigna a piede franco lassu' nel cielo..

..era un vero "traditional man":

sabato 14 febbraio 2009

a windy night in Zena

..così preziosa come il vino così gratis come la tristezza..

Tornando a casa “se ti tagliassero a pezzetti” ed un rewind della serata mi fanno compagnia e pensare che siamo stati bene..


L'appuntamento serale con i fidi pards era nel centro storico di Genova per testare un nuovo locale, la forchetta curiosa , ci avevano detto che si beve solo biodinamico, era d'obbligo la visita..
Avevo parcheggiato dalla basilica di Carignano, come dieci anni fa per il funerale di Fabrizio De Andre', un brivido corre lungo la schiena, quanto manchi Faber a questa citta'.. scendendo lungo i carruggi, da lui tanto amati e a me tanto cari, un gelido vento invernale ci accompagna a destinazione, gli amici sono gia' li' che ci aspettavano, il locale e' una trattoria senza lussi, ma con il necessario per passare una bella serata: i vini “giusti” e una buona cucina di territorio.
Arcese di Vittorio Bera, Morgon di Marcel LaPierre, Frappato di Arianna Occhipinti e Faugères di Leon Barral scaldano gli animi come l'apparizione, in un gonfio piumino nero, del Traditional Man. I ricordi e i progetti si rincorrono senza soluzione di continuita'..
Guido verso levante, nessuno in strada, sara' a causa dell'insolito freddo ma stasera nella citta' superba non faccio strani incontri, la nuda proprieta' dell' anima mi appartiene ancora..
Alla prossima men e che non sia mai l'ultima

mercoledì 11 febbraio 2009

keep your distance


here we go again, cena di lavoro. Tre ospiti: una statunitense, un canadese ed uno spagnolo. Ovvio che scelgo io il vino, mi piace vedere le reazioni ai vini che amo. Parto tranquillo, un vino che è una garanzia, Malvasia 2005 di Kante. Bottiglia svanita con apprezzamenti di tutti. OK saliamo. Bianco Breg Anfora 2003 di Gravner. Poco meno di un mese fa avevo bevuto a casa (con il barrott) il 2001; strepitoso. Qui è un'altra storia come è giusto che sia. E' tutto più carico, a partire dal colore. Credo che vada aspettato, troppo calore (alcol), meno equilibrio ed in definitiva meno eleganza. Reazioni diverse: lo spagnolo pensa ad uno sherry con il canadese che subito dice ma non è dolce! Morale si finisce un po a fatica la bottiglia....ed io che speravo di poter stappare anche un Paraschos.
Accompagnati in albergo vorrei guidare altrove ma poi arriva questa canzone, sarà meglio tornare a casa.

If I cross your path again
Who knows where, who knows when
On some morning without number
On some highway without end
Don't grasp my hand and say
Fate has brought you here today
Fate is only fooling with us, friend

CHORUS
Keep your distance
Keep your distance
When I feel you close to me
What can I do but fall
Keep your distance
Keep your distance
With us it must be all or none at all

It's a desperate game we play
Throw our souls, our lives away
Wounds that can't be mended
And debts that can't be paid
O I played and I got stung
Now I'm biting back my tongue
and I'm sweeping out the footprints
Where I strayed

domenica 8 febbraio 2009

breaking news #1: a volte tornano..

John Popper, corpulento armonicista million seller con i Blues Traveller, torna a marzo in Italia per un mini-tour insieme al “nostro” Jono Manson;
JP ama esibirsi nel nostro paese, aveva infatti gia' messo la sua formidabile armonica a disposizione del “gamblers” tour del 2003, avremo il piacere di rivederlo sui nostri palchi grazie alla grande amicizia che lo lega a Jono.
Le date confermate si possono verificare sul myspace



Un' altro gradito ritorno e' quello di Paolo Bonfanti, dopo l'album di cover "the chosen few" a marzo troveremo sugli scaffali dei negozi di dischi "canzoni di schiena" disco interamente cantato in Italiano con una traccia in dialetto Genovese.
Non e' la prima volta che il Bonfa si cimenta con testi in Italiano, alcuni anni orsono aveva pubblicato un mini cd dal titolo “io non sono io” ormai diventato una rarita' e oggetto di culto fra I collezionisti..

giovedì 5 febbraio 2009

winter hours

Il nuovo disco (il terzo) dei canadesi The Deep Dark Woods uscirà il 17 febbraio ed è un disco fantastico, dove la maturità di questa ancor giovane band raggiunge il livello notevole che già avevano fatto intravedere in precedenza. Le canzoni pur continuando ad omaggiare i loro principali ispiratori, The Band e Gram Parsons su tutti, ha finalmente acquistato quella dose di originalità necessaria a farli amare incondizionatamente. Un paio di canzoni giusto per un assaggio in attesa della pubblicazione. Personalmente spero che esca anche in vinile.

"...The music features rich vocal harmonies and the melodies draw you hypnotically into each song ....."
-Amber Waves of Twang Blog





mercoledì 4 febbraio 2009

a song to remember


Il disco degli Storyhill mi è stato regalato da Chris Cunningham (quello a destra) un paio di anni fa ad Austin, era appena uscito. L'ho ascoltato distrattamente per la prima volta qualche mese fa mentre lo caricavo sul Mac ed ho pensato fosse carino ma nulla di speciale. Ma ieri la mitica funzione random dell'iPod mi ha proposto questa canzone che continua a frullarmi in testa. Istintivamente avevo pensato subito ai Jayhawks ma poi.....
Beh eccola, un disco carino con qualche bella canzone degna di non essere scordata troppo in fretta.


Paradise Lost

from Storyhill (self-titled)

Everybody wants a piece of paradise
A house up on the hill with a view of heaven
Now everyone's here so close together
Paradise is lost and gone forever

Chorus:
When we were young we used to walk out in those fields
And run forever in the backyard woods
Now the old trails disappear in neighborhoods
With streets after what's gone for good

The hills above town used to be the best place
For starry eyed lovers and inspration
Now it's all paved
Every street's a dead end
And empty summer houses stand all along them

Chorus

Now there's no trespassing
There's no going back again
I only hope you remember
The way it was, what we had back then

Chorus

Everybody wants a piece of paradise
A house up on the hill with a view of heaven



lunedì 2 febbraio 2009

incontri romani


E' valsa la pena di andare alla manifestazione Vini Naturali a Roma.  Si é rinnovato il piacere di incontrare produttori di cui apprezzo quotidianamente il frutto del loro lavoro (Donati, La Stoppa, Occhipinti, Pepe) unito alla conoscenza di nuovi che magari in precedenza non avevo preso in dovuta considerazione. E sto giro sono stati in diversi ad avermi 'colpito': lo sloveno Aleks Klinec con il Tokai e la Malvasia, Paraschos con i suoi Collio solforosa free, i Clivi anche lui dal Collio, i fantastici Montalcino di Campi di Fonterenza che mi ricordano tanto quelli di Florio di Paradiso di Manfredi, i grandissimi Montefalco di Paolo Bea che volevo assaggiare da tempo, la conferma di Corte Sant'Alda della simpaticissima Marinella Camerani, l'atteso assaggio (colpa di un bellissimo articolo di Porthos) dei vini austriaci di Pretterebner il cui Pinot Nero é sorprendente. E' stato bello conoscere i loro vini ma soprattutto conoscere loro, i produttori, e quanta passione mettono in quello che fanno.

Proprio per quanto ho colto nell'assaggiare i loro vini e nel parlare con loro, devo dire che é stato un 'amore' a prima vista con Clémentine Bouvéron e Gian Marco Antonuzi dell'Azienda Agricola Le Coste. Nelle loro parole ho trovato quanto avevo intravisto assaggiando i loro vini (in un contesto che non é di certo l'ideale per 'ascoltare' al meglio un vino), il frutto di due giovani che hanno iniziato da solo quattro anni ma che sanno quello che vogliono raggiungere e ci stanno arrivando; ho trovato l'amore per la loro terra e tutta la fatica che questo amore comporta, il lavorare pulito, il rispetto per la terra ed il consumatore. 
La lora azienda si trova a Gradoli in provincia di Viterbo sul lago di Bolsena. E' una zona che non conosco ma spero di poterla visitare presto. Hanno tre ettari non ancora produttivi e nel frattempo ne hanno affittati altri due di vecchie vigne tra i 40 ed i 60 anni. I vitigni bianchi sono procanico, moscato e malvasia; i rossi grechetto ed aleatico.

Con queste uve fanno 'Il Rosso' e il Rosso Più', con il secondo che è una selezione delle migliori vigne ed il 'Bianco' ed il 'Bianco del Paino', il secondo vinificato con macerazione sulle bucce.
Ho avuto anche il piacere di assaggiare un Aleatico passito dalle potenzialità in divenire direi infinite. Chissà se e quando vedrà la luce dato anche che la quantità è pochissima.
La produzione è molto bassa e non é facilmente reperibile. Quando il vino è pronto mandano una mail ai loro abituali clienti e raccolgono le ordinazioni. Se per caso qualcuno è interessato li può contattare qui: lecostedigradoli@hotmail.com
Presto sarà disponibile il bianco ed aspetto la loro mail...

canzone in abbinamento: vino vero richiede musica vera e cosa c'è di più vero di Townes Van Zandt?:
Sometimes I don't know where this dirty road is taking me
Sometimes I can't even see the reason why
I guess I keep on gamblin', lots of booze and lots of ramblin'
It's easier than just a-waitin' 'round to die

martedì 20 gennaio 2009

La neve sugli alberi (e sui tetti)


E' un inverno di quelli che mi ricordano la mia giovinezza, quando da bambino andavo a piedi a scuola fra altissimi muri di neve dopo le comiche di Stanlio e Ollio con un panino di nutella nella cartella e tanti sogni nella testa..

Quello che ieri era la normalita' ora e' diventata un'eccezione, tanta neve e un paesaggio da fiaba..
E' l'atmosfera giusta per ascoltare dischi introspettivi, carichi di suggestioni che scaldano il cuore e l'anima. Oltre al nostro Stefano Barotti, che tra queste montagne scrisse qualche anno fa una canzone piena di pathos e poesia nel mio lettore capitano spesso i primi dischi di Bruce Cockburn, le tenui ballate dello chansonnier Canadese sono l'ideale accompagnamento per le tiepide serate davanti al caminetto,
magari con un buon distillato nel bicchiere..
Come nel caso di Tom Waits di Cockburn prediligo i vecchi dischi dove la melodia e' ancora protagonista, mentre le successive disgressioni in ambito jazz fusion non mi hanno mai convinto (come quelle rumoriste/Brechtiane di Waits..). Due fra i miei preferiti (ma fino a Dancing in the Dragon's Jaws mi piacciono tutti) sono High Winds White Sky affascinante affresco invernale ed il bellissimo doppio live Circles In The Stream; appartengono a quella rara schiera di dischi che ciclicamente tornano a farsi sentire e che non stanchano mai, merce rara di questi tempi..


distillato in abbinamento: rhum rhum del maestro distillatore Capovilla

domenica 18 gennaio 2009

1 bel week end, tanti cari amici ed almeno 2 bocce da ricordare

L'occasione di incontrare cari amici porta sempre con se la 'scusa' di stappare qualcosa di particolarmente buono. Questo week end di 'scuse' ne ho trovate parecchie visto quanto stappato: Champagne Gran Cru Mailly di Raymond Boulard, La Lune 2006 di La Ferme de la Sansonniere, Breg Anfora 2001 di Gravner, Rosso di Montalcino 2003 Poggio di Sotto. Un gran bel bere, conferme di vini che conosco ed apprezzo da tempo. Poi ci sono state due grandi sorprese, due bottiglie regalate, una da un grande amico l'altra un omaggio natalizio in ambito lavorativo.

La prima è Il Rosso di Enrico Vallania 1997. Un sorprendente (dato che non amo molto questo vitigno) Cabernet Sauvignon in purezza dei colli bolognesi. Da vecchi cloni autoctoni fa solo acciaio e sono convinto anche che in in vigna lavorano pulito. Grandissimo in equilibrio ed eleganza, piacevolissimo che la bottiglia svanisce in un attimo. Un anno fa avevo bevuto il 1996 e questa è la conferma definitiva di un vino fantastico anche in considerazione del prezzo più che abbordabile.

La seconda sorpresa é stata questa magnum Riecine 2004. Appena ricevuto il regalo ho pensato subito di trovarmi di fronte a qualcosa che difficilmente avrei apprezzato, probabilmente il solito supertuscan legnoso. Ma la curiosità si è accesa leggendo il foglio che accompagnava il vino. Sangiovese in purezza da Gaiole in Chianti e viticoltura naturale in biodinamica. Non vedevo l'ora di assaggiarlo e ieri sera un corale uuaoooo è stato il commento più sentito con la magnum seccata in circa dieci minuti, vabbè eravamo in tanti. I due bicchieri che a fatica sono riuscito a strappare da mani avide sono scivolati via così velocemente che non ho fatto neanche in tempo a memorizzare le sensazioni. Di sicuro domani mattina parte una telefonata all'autore dell'omaggio per vedere di procurarne dell'altro. Mamma che sete, speriamo di trovarne urgentemente dell'altro.

canzone in abbinamento: Cardiologia di De Gregori; perché soffro di pressione alta, perché per Stefano Magic, perché per Paolo Magic

venerdì 9 gennaio 2009

Vallée d' Aoste mon amour



Si' e' vero, amo la Valle d'Aosta, sara' perche' ci sono nato e ci vivo sara' perche e' bello sentirsi legati alla propria terra, un legame forte e indissolubile che mi ha portato ad apprezzarne molti aspetti, alcuni piu' materiali di altri ma non per questo meno nobili...
Complice una cena col caro amico Roberto Jacquemod appassionato sommelier e titolare di une delle piu' fornite enoteche Aostane (www.luvaeunquarto.it) ho riscoperto il piacere del bere bene legato al terroir, la bottiglia di Costa Baltea di Vini Rari da lui scelta ha lasciato il segno (grazie Roby..).
Per motivi climatici e storici in Valle d'Aosta si consuma abitualmente vino e si beve a volte anche molto bene. E' una terra dove il consumo procapite e' piu' alto che in altre regioni e sicuramente lo spirito goliardico del Valdostano unito a prodotti che abitualmente imbandiscono le tavole (fontina, lardo d'Arnad, motzetta ed altre leccornie..) portano inevitabilmente a riempirsi il bicchiere con piu' frequenza... Giocoforza la risicata produzione non riesce ad attraversare i confini regionali percui l'appassionato enofilo fatichera' non poco a trovare etichette Valdostane sugli scaffali pur ben assortiti delle svariate enoteche presenti nelle Italiche citta'.
In un panorama cosi' piccolo e variegato le "chicche" abbondano percui accanto a vitigni rari e preziosi come il Cornalin, il Prié Blanc, il Vuillermin o il Fumin troviamo vigneron duri e puri che con fatica e abnegazione portano avanti la tradizione vitivinicola valligiana, due nomi su tutti: Giulio Moriondo (az.Vini Rari) e Andrea Barmaz (az.DiBarro'); sicuramente vigneron di classe superiore che con umilta' e passione hanno intrapreso un percorso di appassionata ricerca territoriale, Giulio ha collaborato con l'IAR Intitut Agricole Régional occupandosi di recupero e selezione dei vitigni autoctoni ed Andrea del settore lattiero-caseario mentre ora e' direttore della sperimentazione.
Di Moriondo oltre al gia' citato Costa Baltea, uvaggio di vitigni autoctoni (Fumin 50% Cornalin 50% da uve raccolte dopo leggera sovramaturazione su pianta e cernite con cura); , meritano sicuramente l'assaggio anche il monovitigno Petit Rouge, fresco, tipico e di facile beva e il Nus Supérieur da uve Vien de Nus che e' il vitigno a bacca rossa piu' coltivato ( insieme al gia' citato petit rouge ndr) ; e' inoltre in uscita di questo intraprendente "vinaio" il bel libro Vina Excellentia.
Barmaz con l'aiuto della brava moglie Elvira vinifica con grande perizia un Torrette Supérieur di rara potenza ed equilibrio mentre il Mayolet, antico vitigno locale si fa apprezzare per i suoi profumi gentili e delicati mentre in bocca risulta morbido e ben equilibrato.. insomma vale la pena cercarli e se non li trovate, senza dover aspettare l'apertura dell'ArmadilloBar, regalatevi una vacanza nella bella Vallée.

Per saperne di piu' sulla doc Vallée d' Aoste e le sue 8 sottozone segnalo un link interessante:
http://www.lavinium.com/denom/aostaden.shtml


canzone in abbinamento: Bruce Springsteen - my hometown

lunedì 5 gennaio 2009

ecco perché 'ARMADILLO'


In molti conosco la mia passione per Austin, Tx. Una passione nata negli anni settanta alimentata dall'ascolto dei dischi di Jerry Jeff Walker, Gary P. Nunn, Guy Clark, Butch Hancock, Joe Ely e moltissimi altri. Austin era allora, molto più che oggi, la vera capitale mondiale della musica dal vivo. Purtroppo all'epoca di andarci non se ne parlava nemmeno e le fantasie sul luogo si alimentavano anche grazie a riviste, libri, qualche sparuto film. Internet non era neanche immaginabile e trovare materiale era impresa ardua e faticosa ma in quel di Gallarate ed in un buon numero di negozi milanesi si spacciava roba buona. Poi c'era una canzone London Homesick Blues (Home With The Armadillo) di Gary P. Nunn con un ritornello killer che mi avrebbe portato a sognare di essere la, all'Armadillo World Headquarters

 L'AWHQ apre il 7 agosto 1970 e diventa subito il centro di aggregazione dei giovani di Austin, città universitaria che accoglie studenti da tutti gli States, musica dal vivo ogni sera. E' sicuramente il luogo dove si sviluppa quel movimento detto Cosmic Cowboy ma non solo; vi hanno suonato tutti i migliori musicisti, da Freddie King a Jerry Lee Lewis, da Springsteen a Zappa (che vi ha anche registrato un disco dal vivo) e vi nascevano leggendarie jam spontanee con i musicisti di casa.
L'AWHQ deve chiudere i battenti il 31 dicembre 1980 causa sfratto dopo dieci anni che hanno segnato in modo indelebile la musica texana e non.

Uno degli artefici e gestori dell'Armadillo è Jim Franklin, artista autore di molti dei poster dei concerti, di copertine di dischi ed anche musicista. Da alcuni anni colleziono i suoi bellissimi posters, ho avuto modo di conoscerlo ed ora ad ogni mia visita passo sempre a salutarlo e magari ne recupero qualcuno che mi manca.
Sentirlo raccontare di quegli anni è uno spettacolo, ha conosciuto tutti quanti e spesso ha suonato in jam con loro. Per intenderci nel filmato è quello che presenta Commander Cody, non male il suo copricapo!

Se comunque capitate ad Austin fermatevi daThreadgill's, ristorante con musica dal vivo gestito da Eddie Wilson, il proprietario dell'Armadillo ed ora collocato proprio dove sorgeva originariamente l'AWHQ. Oltre che un ottimo ristorante è praticamente un museo dedicato all'AWHQ pieno di memorabilia. 

Ma il nome di questo blog dice ArmadilloBar, beh questa è un'altra storia che speriamo di poter raccontare presto....