Parafrasando il titolo di un post del Ciciuxs, mi tornano in mente concerti a cui avrei voluto mancare. I peggiori sono quelli in cui macini centinaia di chilometri e un temporale estivo ti cancella i sogni di rock'n'roll e maledici woodstock. Ma quello che ricordo piu' mal volentieri non e' neanche stato tra i peggiori, solamente il piu' noioso,ma tutto dipende dalle aspettative. Regola numero uno: mai averne..
Negli occhi c'era ancora l'esibizione -micidiale-degli Uncle Tupelo di qualche anno prima a un hobo festival, appena prima dello scioglimento del gruppo. L'inizio dell'avventura Son Volt con "Trace",nonostante un paio grandi grandi canzoni (Windfall,Tear stained eye) mi deluse, praticamente un suo disco solo con una band appena conosciuta. Col secondo "Straightaways" le cose andarono decisamente meglio, gruppo in palla, belle canzoni dall'inizio alla fine.Quando si presento' al Jux Tap di Sarzana-locale che per anni al giovedi' ha portato il meglio della musica d'autore e roots americana-era appena uscito il primo disco solo, cercando nuove vie con risultati alterni. In coppia col fido Mark Spencer (che fece il suo onesto lavoro) trascorsi un'ora e mezza infinita, piatta e desolata come lo stato dell'Iowa, nessun ricordo dei Tupelos, canzoni in fotocopia, svogliato, accompagnandosi male alla chitarra. Da quel giorno non ho piu' sentito un suo disco, cosa che spesso mi succede dopo lo "prova" live. Un giorno o l'altro ricomincerò', per adesso aspetto di sentire dagli amici buone impressioni sul tour dei Son Volt di questi giorni.
A proposito di serate terribili, una volta vidi Richard Buckner, uno che nella voce monocorde ha delle similitudini con Farrar, talmente ubriaco da non ricordarsi le parole delle sue canzoni, a parte un paio e una di quelle fu, non a caso,una cover di Townes, sommo paladino della desolation row che una volta disse "Musicians practice.Folksingers just get drunk and go to the gig" Gilles e Catherine VergeQuesti due simpaticoni invece non mi deludono mai, l'ultimo stappo fu un Bouleze (chardonnay obviously) 2005 minerale, ma niente a che vedere con l'acqua.
Il ragazzo ci sa fare quando i suoi demoni rimangono in disparte:
Piacevole cena di lavoro nel mio ristorante preferito di pesce. Per colpa de La Distesa sono in piena fase di Verdicchio dipendenza, ma non ce l'hanno. Ho perorato la causa e credo che presto ne saranno provvisti. Mi sono dovuto accontentare del Villa Bucci 2005, sempre un bel bere, ben fatto, ma non riesco a togliermi la sensazione di 'costruito', il tipico sentore di 'anonimo', un Verdicchio che potrebbe arrivare da qualsiasi parte. Senza considerare il fatto che con quel costo di bottiglie de La Distesa me ne facevo almeno tre.
Sulla via di casa il ramdom mi regala ancora una volta il mio disco preferito dell'anno (so far), 'Not Even In July' di JBM, all'anagrafe Jesse
Merchant. Le sue canzoni entrano in me (e qui entra in gioco anche il vino) dolcemente, si fanno mie, perfetto background per i miei pensieri notturni. Da un paio di mesi non mi stanco mai di ascoltarlo.
Ho letto di paragoni con Damien Rice, almeno nella voce. Non mi pare proprio. La voce invece mi pare ricordi un ispirato Ryan Adams, o meglio, un Ryan Adams che sappia scrivere grandi canzoni, che pur non considerarndo il suo nuovo inascoltabile disco, a questo livello credo ci sia arrivato molto raramente. E poi quegli intrecci di chitarre acustiche che mi rimandano a 'Pat Garret & Billy The Kid'. Quando glieli farò sentire il Barotti sarà felice.
"Recorded in a church in upstate New York this album takes on the quiet, somber aura of the place it was created. "
– Amie Street Editors E oggi mi è pure arrivato il vinile, finally!
Sul suo sitosi può ascoltare tutto il suo bellissimo disco e leggere anche i suoi testi molto evocativi e poetici.
Si, il 2010 musicalmente è proprio un'ottima annata, speriamo che lo sia altrettanto per i vini. 'Please, don't make a sound and stop your racing around. You've got feet on the ground but your head is a kite. And your heart longs to be found. Feeling free don't come cheap anymore. Smile at me like you used to before. When the flames of a fire made you high. And you sat like a dog in the quiet. To breathe in the night I've waited out all your storms. The pain and doubt has weakened my bones. But I'll wait around even if it takes too long. I'll wait around until the feeling is gone'
Capita mentre guido oppure a notte fonda, il bisogno di ballads, quelle giuste, voce calda e coinvolgente, le liriche un filo disperate ma senza esagerare, tutti gli strumenti al posto giusto che non devono mai prevaricare il testo e la melodia per creare un insieme armonico. Lo scozzese Justin Currie in questo è un maestro. Che sia un disco con la sua ex band Del Amitri o da solo, si va sul sicuro. Per la verità va benissimo anche quel piccolo gioiello pop sconosciuto a nome Uncle Devil Show fatto in anonimato assieme al conterraneo Kevin McDermott. 'I Had A Drink About You Last Night' (titolo very Armadillo) vale da sola il disco. E la migliore definizione della ballata l'ha proprio data lui: 'The ballads break hearts and are filled with devastated mystery. They operate on the mind like photographs from an unreachable dream. Scenes from the small town rock and roll circuit speak of unfathomable sadness. Ruination and emptiness call from the souls of regular folks; immigrants, musicians and cleaners'. 'The Great War' è il suo nuovo disco, il secondo da solista, ed è stato un perfetto compagno di queste lunghe notti piovose di maggio. Il classico disco necessario anche se non entrerà mai in nessuna classifica dei dischi migliori dell'anno. A fargli compagnia la bella sorpresa del Pommard 2006 di Fanny Sabre, Pinot Noir di Borgogna, bevuto per la prima volta e destinato a diventare una costante presenza nella mia cantina. Anche qui tanta eleganza e finezza per portare in equilibrio un corpo ricco e strutturato. Allieva di Pacalet è sicuramente una stella emergente della Côte de Beaune.
Amo questa foto.
New Heaven, Connecticut. E' il 1975, avevo 18 anni, e Dylan e Springsteen si incontrano per la prima volta. John Prine assiste sorridente insieme alla bella ragazza che non può mai mancare in un backstage che si rispetti.
Avrei voluto essere li, con una bottiglia, di quelle giuste. Il problema semmai sarebbe stato quale bottiglia portare.......
Chi pensa che Prine non sia all'altezza degli altri due sbaglia di grosso.
Nel 2009 Dylan in una intervista a Bill Flanagan sull'Huffington Post: "Prine's stuff is pure Proustian existentialism. Midwestern mindtrips to the nth degree. And he writes beautiful songs. I remember when Kris Kristofferson first brought him on the scene. All that stuff about "Sam Stone," the soldier junkie daddy, and "Donald and Lydia," where people make love from ten miles away. Nobody but Prine could write like that." Nella sua autobiografia Johnny Cash scrive: "I don't listen to music much at the farm, unless I'm going into songwriting mode and looking for inspiration. Then I'll put on something by the writers I've admired and used for years (Rodney Crowell, John Prine, Guy Clark, and the late Steve Goodman are my Big Four)" Per Prine il 1975 è stato l'anno della sua maggiore popolarità con l'album 'Common Sense', il primo della sua carriere ad essere entrato nel Top 100 di Bilboard, per la verità solo 'Fair & Square' del 2005 è riuscito a ripeterne il successo.
Di Dylan e Springsteen ho potuto assistere a parecchi concerti, di Prine uno solo ma che giorno quel 16 giugno 1996 a Gallarate.
Qualche giorno prima Mr. Only A Hobo mi chiede se ero disponibile per prelevare a Linate John Prine. Impossibile rifiutare. Capite, quasi una giornata intera con lui. Abbiamo parlato per ore, e la cosa drammatica, oltre a non avere neanche una foto con lui, è che ho solo vaghi ricordi delle sue parole. Ma di sicuro ricordo che mi ha raccontato di quel giorno del 1975 e di quanto fosse legato a quei due signori, legame di amicizia non solo musicale.
Small town, bright lights, Saturday night,
Pinballs and pool halls flashing their lights.
Making change behind the counter in a penny arcade
Sat the fat girl daughter of Virginia and Ray
Lydia
Lydia hid her thoughts like a cat
Behind her small eyes sunk deep in her fat.
She read romance magazines up in her room
And felt just like Sunday on Saturday afternoon.
Chorus:
But dreaming just comes natural
Like the first breath from a baby,
Like sunshine feeding daisies,
Like the love hidden deep in your heart.
Bunk beds, shaved heads, Saturday night,
A warehouse of strangers with sixty watt lights.
Staring through the ceiling, just wanting to be
Lay one of too many, a young PFC:
Donald
There were spaces between Donald and whatever he said.
Strangers had forced him to live in his head.
He envisioned the details of romantic scenes
After midnight in the stillness of the barracks latrine.
Repeat Chorus:
Hot love, cold love, no love at all.
A portrait of guilt is hung on the wall.
Nothing is wrong, nothing is right.
Donald and Lydia made love that night.
Love
The made love in the mountains, they made love in the streams,
They made love in the valleys, they made love in their dreams.
But when they were finished there was nothing to say,
'Cause mostly they made love from ten miles away.
Judee Sill possedeva un talento raro, rinchiuso in una personalità controversa e tragica, nella scena musicale Californiana degli anni settanta.
E' stata la prima artista a firmare per la neonata Asylum Records di David Geffen, etichetta che avrebbe in seguito ospitato gli Eagles, Linda Ronstadt e Joni Mitchell, e tra i suoi fans annoverava Graham Nash e John David Souther. Purtroppo una vita tribolata, che andava dalla prostituzione alla rapina a mano armata, e la forte dipendenza dalla droga l'hanno condotta alla fatale overdose nel 1979. Ci ha lasciato solo due dischi e questa stupenda canzone si trova sul secondo ed ultimo 'Heart Food' del 1973.
Ogni tanto si torna a parlare di lei come quando Warren Zevon ha registrato la sua 'Jesus Was A Cross Maker' nell'album 'Mutineer' del 1995 o grazie ai Fleet Foxes che spesso eseguono la sua 'Crayon Angel' dal vivo.
Nel settembre dell'anno scorso è stato pubblicato 'Crayon Angel: Tribute To The Music Of Judee Sill' con la partecipazione tra gli altri di Ron Sexsmith, Beth Orton e Bill Callahan.
Love, risin' from the mists
Promise me this and only this
Holy breath touchin' me
Like a wind song
Sweet communion of a kiss
Sun, siftin' thru the grey
Enter in, reach me with a ray
Silently swoopin' down
Just to show me
How to give my heart away
And once a crystal choir
Appeared while I was sleepin' and called my name
And when they came down nearer
Sayin', "Dyin' is done",
Then a new song was sung
Until somewhere we breathed as one
Stars, burstin' in the sky
Hear the sad nova's dyin' cry
Shimmerin' memory
Come and hold me
While you show me how to fly
Sun, siftin' thru the grey
Enter in, reach me with a ray
Silently swoopin' down
Just to show me
How to give my heart away
And lately sparklin' hosts
Come fill my dreams descendin' on firey beams
I've seen 'em come clear down
Where our poor bodies lay
Soothe us gently and say,
"Gonna wipe all your tears away"
Love risin' from the mists
Promise me this and only this
Holy breath touchin' me
Like a wind song
Sweet communion of a kiss...
Una folgorazione questo cantautore norvegese. Dopo i vari Moddi, Thom Hell, Anna Ternheim, Thomas Denver Jonsson, Ardentjohn, Christian Kjellvander, Tallest Man On Earth e Loney Dear, tanto per citarne alcuni, un'altra grande conferma che quanto sta accadendo su al nord in campo musicale è qualcosa di assolutamente rilevante. Dopo averlo conosciuto grazie al suo nuovo disco 'Waiting For That One Clear Moment' ho approfondito per quanto ho potuto la carriera di Thomas Dybdhal, ormai al suo decimo disco, e ne sono rimasto completamente affascinato.
'Sometimes it's hard to see the change from where you stand
you wake up in a pool of your own selfpity
you try hard to lose whatever dignity she's left you with
but maybe it's time to realise that you're stained but not weak,
calm but not sleak, she's out of your league
it's always been you
speak out your name and try to hold a thought for one damn minute
you told me yourself you'd all appreciate a man of thought
cause this is hightrade out, but you would ever have me do for something new
cause in your own stream of thought betray is all you can, desperate man...
it's always been you'
NME l'ha definito la risposta norvegese a Nick Drake ma a me pare alquanto riduttivo. Certo molte influenze ci sono, non solo di Drake ma anche Buckley e Rice. Ma nel suo complesso emerge un autore ben definito. Consiglio un approccio dai dischi più vecchi, l'ultimo lo definirei molto personale, quasi sperimentale, ed è non di facilissima assimilazione anche se alla fine risulta molto convincente.
Non certo la musica ideale per questo cambio di stagione ma tant'è, conservatevelo per il prossimo inverno.
A proposito di cambio di stagione, il 23 maggio avremo il prossimo Armadillo Meeting, il secondo. Una semplice mail ai partecipanti del precedente e qualche amico e tac, nel giro di poche ore i 35 posti disponibili sono andati esauriti.
Saremo nella terra del Moscato e se anche il Muscadine non è proprio la stessa cosa questa sarà la canzone che mi accompagnerà verso Santo Stefano Belbo. Questa è la versione dal precedente disco di Ken Will Morton 'Devil In Me', reincisa nell'appena uscito 'True Grit', un grandissimo disco!
La due giorni che ha visto gli Armadilli impegnati a Vino Vino Vino e a VinNatur ad assaggiare, o meglio a bere, una serie infinita di ottimi vini in realtà è stata come partecipare ad un grande raduno rock. Perché la maggior parte di questi vignaioli sono come degli autentici musicisti che sanno estrarre da quel meraviglioso strumento che è la vigna delle armonie che non posso che definire rock, armonie pure e genuine come il miglior r'n'r d'antan. Altro che quelle fetide birre propinate ai concerti. Ma ciò che conta, e molto, è anche il loro porsi, ognuno diverso, unici ma accomunati da uno spirito colmo di amore per quello che fanno che supera la fatica, gli scazzi, le guide, la solforosa o i lieviti, la pioggia o la grandine. Il piacere di farti assaggiare il loro nuovo disco, ops, vino, di spiegarti come l'hanno fatto e le difficoltà incontrate e magari cogliere nei sensi il terreno dove è cresciuto, oh yes questo è molto rock .
E poi basta incontrare, per esempio, vignaioli come Ales (con la chitarra sul tetto della sua auto), Corrado, Arianna, Elena, David (arrivato dalla Georgia!), Pino, Camillo, Nadia, Philippe, Serafino o Mauro ed allora sei sicuro che il vino buono, come il caro vecchio r'n'r, non morirà mai.
Imboccata stancamente, la via di casa ci porta la consapevolezza che 'Queen Of Denmark', l'esordio solista di John Grant, è una delizia come i vini bevuti gli scorsi due giorni. Ex leader degli ormai sciolti Czar, è accompagnato nientemeno che dai Midlake from Denton, Tx.
Karine Polwart è scozzese, molto brava. Conosciuta qualche tempo fa grazie al video di 'I'm Gonna Do It All', grande canzone. L'album del 2006 da cui è tratta si intitola 'Scribbled In Chalk', un gioiello, dove c'è questa canzone, dall'incedere Barottiano, che per motivi misteriosi in questi giorni è sempre con me. Sarà che è tempo di signorine e domenica come ciliegina ci sarà pure Marketa!
Take It's Own Time
Words and Music: Karine Polwart (Bay Songs Ltd) You ceased to mow the lawn ten years ago You just wanted to see how your garden would grow You abandoned the pruning shears and welcomed each weed You permitted the soil to select its own seed But it would be unfair to assume you don’t care For you pay great attention to all that goes there You simply abstain from a plan or design You just let it all hang out and take its own time You just let it all hang out and take its own time And you follow a thread in a book that you’ve read Or in something that someone you heard somewhere said You say “It’s all connected, it’s all intertwined If you let it all hang out and take its own time If you let it all hang out and take its own time” Now you don’t move too fast, you make it all last You encounter a moment before it is past And you say “Walking slow in this world is no crime” You just let it all hang out and take its own time You just let it all hang out and take its own time …
Nel giugno del 2008 avevo scritto qui, in uno dei primi post di questo blog, dell'EP di esordio di Joe Pug. Finalmente tra pochi giorni esce il suo primo album 'Messenger'. Superato il piccolo shock della prima canzone, non brutta ma che c'entra poco con quanto ci si aspetta da lui, il disco conferma quanto già detto a suo tempo: oggi Joe è probabilmente il miglior esponente della canzone folk d'autore.
Anche Lissie ha esordito con un EP, anche se più di recente, e tra poco pubblicherà il suo disco d'esordio. Al contrario del mio pard difficilmente resisto al fascino delle donne del rock, quando sono brave s'intende!
Lissie scrive belle canzoni, il suo modo di cantare, che risulta perfetto nella sua imperfezione, emana un fascino unico e dai video che si trovano in rete sprigiona una carica incredibile.
La caratteristica che potrei dire accomuna questi due musicisti è che li ho conosciuti tramite Daytrotterun sito web eccezionale dove ogni giorno viene presentata una band o un autore, spesso all'esordio e quasi sempre di valore, che presentato le proprie canzoni dal vivo e per di più si possono scaricare gratuitamente. Lissie ha fatto da poco la sua seconda apparizione e tra gli altri troverete anche gli Swell Season e The Snake The Cross The Crown, piuttosto apprezzati all'Armadillo, che sicuramente meritano il download.
Vino: quello bevuto stasera, il Frappato 2006 di Arianna Occhipinti, sincero come la musica che sto ascoltando e che diventa sempre più buono ogni volta che lo stappo
confesso che mi sono avvicinato a questo progetto di Graziano Romani con un po' di sospetto. Lo seguo dai tempi dei Rockin Chairs e lo ho sempre apprezzato per il suo concentrato di energia, sincerita' e passione uniti ad una grande voce. Ignoravo pero' il suo amore per i fumetti percui questa notizia mi incuriosìva e inquietava al tempo stesso, un'album dedicato a Zagor!? mah.. Pero' alla fine la curiosita' ha avuto il sopravvento e comprando il dischetto (12 euro in edicola) scopro con sorpresa un disco ispirato ed intenso, con ospiti illustri come Matthew Ryan ed Andy White, 11 brani originali e 4 “traditionals” di origine Irlandese e Nordamericana. Un disco che testimonia la passione e la maturita' raggiunte dal songwriter Emiliano che ama raccontare le sue “storie cantate“ suggestivamente sospese tra la via Emilia , il West e Darkwood..
E Zagor, eroe romantico e potente al tempo stesso, un po' Beatles e un po' Rolling Stones ha la sua degna colonna sonora..
beh, che noi armadilli siamo animali notturni si sa come si sa che non ci facciamo mai mancare del buon vino e della sana musica. Ed allora ecco qua tre dischetti niente male che ci stanno accompagnando in queste serate autunnali. Il Primo é 'No Wonder'dell'incredibile Will Stratton. A 22 anni realizza il suo secondo disco dopo il già notevole 'What The Night Said' del 2007 ma registrato nel 2005. Ha una straordinaria vena compositiva che non può non richiamare alla mente Nick Drake con testi mai banali 'Who will save our souls? There's so much left to do'. E' ancora uno studente ed i suoi dischi li registra durante le vacanze estive e ci sono volute ben tre estati per incidere l'ultimo. Ci sono anche diversi demo e strumentali abbastanza interessanti scaricabili gratuitamente dal suo myspace. Troppo simpatico.
Con Drew Kennedy si cambia completamente registro. Ci si sposta in Texas con il suo nuovo 'An Audio Guide To Cross Country Travel', gran bel titolo che infatti da qualche giorno gira a palla in macchina e se dovessi guidare in questa notte piovosa la sua 'Love and Rain', che trovate qui sotto, sarebbe perfetta. Dotato di una gran bella voce lo trovo più interessante e meno scontato di molti più incensati suoi colleghi. Da citare la presenza alle tastiere del bravo Stefano Intelisano membro dei Chicken Mambo e da diversi anni apprezzato musicista ad Austin. Highwayman.
Termino con 'Strange Faith and Practice' di Jeb Loy Nichols puntuale ogni anno con un nuovo disco. Lo seguo sin dall'inizio, ho anche avuto il piacere di vederlo in azione ed incontrarlo qualche anno fa al Borderline di Londra, e tutto il bene che pensavo di lui era stato confermato dalla sua esibizione. Il suo nuovo disco è particolarmente interessante scostandosi dal suo solito stile ed abbraciando sonorità jazz senza comunque perdere la sua vena cantautorale sempre ben sottolineata dalla voce calda e ricca di soul. La migliore definizione di questo disco l'ha data lui stesso: 'like Townes Van Zandt wandering into a John Contrane session'. Notturno.
vino in abbinamento: il ripasso Saustò di Monte dall'Ora, per quel poco che conosco dei vini della Valpolicella, questa azienda per me è la numero uno anche grazie ai suoi fantastici Amarone e Recioto.
Good country music from Amarillo and Abilene. The friendliest people and the prettiest women I ever see.
In questa epoca di nuovi cantautori così detti 'indie', per la verità alcuni dotati di un loro fascino, l'esperienza e la concretezza della vecchia guardia mi richiamano per il sedicesimo anno consecutivo nella terra dell'Armadillo. Poi capita di arrivare in anticipo ad Austin per sfuggire al gelo del Panhandle sicuro che tanto li sono a casa e tempo di annoiarsi non se ne trova.
Guarda caso, dopo una lunga giornata in auto, ci sono i Black Crowes e, visto anche il piacere dato dall'ascolto del loro ultimo disco, non me li lascio di certo scappare. Che dire, bravissimi, in gran forma con la band saldamente ancorata alla voce di Chris Robinson ed alla chitarra infuocata di Luther Dickinson supportati da tastiere e due coriste. Un gran concerto di puro rock molto anni settanta, qua da noi un puro miraggio.
Da tenere d'occhio la band di apertura, Truth & Salvage Co., hanno un disco in uscita prodotto da Chris Robinson e se conferma quanto ascoltato dal vivo si preannuncia interessante con un suono molto The Band/Felice Bros con ben tre voci soliste.
La sera successiva scelgo di tornare a sentire Stacey Earle and Mark Stuart visti sui navigli in una calda serata di luglio di tre anni fa: spettatori 5 e la mia personale incazzatura per non avere visto nemmeno un cosiddetto critico musicale. Loro si confermano eccezionali anche davanti alla trentina di spettatori di Austin tra cui mamma Earle. Il posto non ne poteva tenere di più e credo che sia un loro scelta di esibirsi completamente unplugged in locali di tali dimensione.
Grandi autori, veri professionisti, Mark chitarrista delizioso, proseguono sereni a fare ciò che amano in lungo e in largo per gli States con il loro van ormai giunto a 690 mila chilometri!! Tra qualche mese tornano in Europa e cercheranno di toccare anche l'Italia.
Dopo una settimana di birra comincio ad avere 'sete' di vino. Fortunatamente Mr. Do Bianchi viene in soccorso con un fantastico happy hour a base di ostriche del Golfo ed una bottiglia di Nicolas Joly che da queste parti porta in etichetta il nome Les Clos Sacré. La sete viene parzialmente placata
Tom Freund l'avevo incontrato una quindicina di anni fa quando militava ancora nei Silos, incredibile ma si ricorda di me. Poco dopo ha intrapreso la carriera solista ed i suoi dischi li adoro grazie alla vena molto Jackson Browne di cui sono impregnati. Qui raccoglie i suoi amici austiniani ad accompagnarlo, Scrappy Jud Newcomb, Bruce Hughes, Matt The Electrician e Abra Moore. Una gran bella serata, tante belle canzoni con spazio anche per quelle di tutti i musicisti presenti.
Non c'ero mai stato ma grazie a Mr. Do Bianchi finalmente sono stato al Ginny's Little Longhorn Saloon, l'ultimo, vero ed autentico honky tonk di Austin. Famoso per il suo Chicken Shit Bingo della domenica pomeriggio (vi lascio immaginare come si svolga), è il posto più divertente di Austin. Purissima country music di livello eccezionale, birra che scorre a fiumi (i migliori prezzi in città) e la gente che balla e si diverte come pochi. Fun, Fun, Fun!!!! Quella sera suonavano Gary Claxton e Tom Lewis degli Haybale con alla chitarra solista il formidabile Eric Hokkanen, giustamente definito da Mark Rubin 'sicuramente il miglior musicista di Austin di cui non avete mai sentito parlare'.
'Let’s get lost In a song About nothing Sung by no one Can you hear? Cause there’s nowhere That I’d rather be'
Questo è uno dei dischi più belli dell'anno ed è bello perdercisi dentro. A 53 anni Lee realizza il suo disco di esordio solista dopo un paio di dischi, 1997 e 1999, a nome The Barbers assieme ad Elaine, al tempo sua moglie. Nel 2001 la band si scioglie, il lavoro, due figli da crescere, pensava di aver chiuso con la musica e si era dedicato all'altra sua espressione artistica, la pittura. Poi due eventi, la separazione dopo venticinque anni di matrimonio e l'uragano che ha sconvolto New Orleans, la sua città natale, lo hanno riportato ad esprimere la sua poesia attraverso la canzone. Poesia, si, le sue liriche sono poesie, molto autobiografiche che in questo disco riflettono questi due eventi. Ascoltate l'iniziale 'The Mosquito' sul suo sito(la si può anche scaricare gratuitamente):
the mosquito (adapted from the poem ‘lullaby’ by peter ever wine) last night something came around to scare me left me turning in my bed I heard the sound of a mosquito back and forth it came and went
she must have come in from the garden found an opening in the screen looking for the sound a heart makes looking to calm some inner need
no this is not another metaphor meant to adorn some romantic tale like you, I'd kill the mosquito but it makes me stop to think
how much we want to hear the music to hear the world's incessant song even if it was never meant for us it may not even really be song
and oh how much we love to love it and with what sadness and what pain knowing that we have to turn away and enter darkness once again
Il risultato è fantastico, un suono 'naturale' (proprio come i vini che amiamo), vero, grazie all'ottimo lavoro del produttore Brian Beattie (Okkervil River, Shearwater, Bill Callahan) ed ai musicisti che lo accompagnano, tra gli altri il drumming sempre valido di Jon Greene, le chitarre di Craig Ross, la tromba di Matt The Electrician, l'arpa di Elaine ed in una canzone la voce di Will Sheff degli Okkervil.
Grazie al cambio favorevole lo si può acquistare direttamente da lui qui, lo riceverete come me nel giro di pochi giorni.
"Not many songwriters can pen a good old-fashioned tear-jerking ballad with the dignity and understatement of Lee Barber”. --Will Sheff -
un luglio all'insegna della Francia. Con il piacere di aver partecipato alla festa per il 14 luglio di Marcel Lapierre a Morgon ed incontrato ed assaggiato vini naturali strepitosi dei tanti bravi produttori produttori presenti. Ma non solo. Questo mese ci sono due dischi d'oltralpe che mi fanno incessante compagnia. Dischi dai toni autunnali ma che mi si abbinano perfettamente a luglio. Luglio è peraltro il mese dove storicamente mi è capitato di bere grandi rossi alla faccia del caldo. Soldera, Conterno, Massa Vecchia, Rinaldi, Cappellano i primi che mi vengono in mente. Sempre alla faccia del caldo questi dischi sono ormai un appuntamento serale immancabile.
'Changin Plans' di St. Augustine è il primo. In realtà lui si chiama Francois-Regis Croisier e mi piace pensare che abbia preso il nome d'arte da 'I Dreamt I Saw St. Augustin'. A dire il vero non si rifà in maniera sfacciata a Dylan. Le sue canzoni sono per lo più delicate ballate, quasi sussurrate, con accompagnamento strumentale essenziale quanto delizioso, con lo spettro musicale che spazia da Nick Drake a Loney, Dear. La deliziosa canzone d'apertura poi guarda caso si chiama '14th of July'. Di lui si trova poco in rete e la migliore fonte anche per ascoltare le sue canzoni è myspace.
Il secondo è l'omonimo disco della Delano Orchestra. Anche qui siamo davanti in realtà all'opera di un cantautore, Alexandre Rochon. Qui soprattutto a livello vocale non si può non pensare a Drake. Il suono specialmente, nel disco in questione, si fa più elaborato come peraltro il suffisso Orchestra lascia presagire, ma rimane comunque abbastanza cupo e sofferto, perfetto anche per questa afa notturna. Secondo disco come Orchestra, forse il primo era leggermente meglio ma con gli ascolti sta crescendo.
I francesi non mi sono mai stati troppo simpatici ma grazie ai vini bevuti, all'incontro con le belle persone che li creano e pure a questi dischi beh, qui da noi in questi due campi abbiamo ancora parecchio da imparare senza nulla togliere ai (pochi) bravi talenti nostrani.
no, non è un post sulla mafia. Don Vito Aiuto è un pastore presbiteriano e assieme alla moglie Monique sul finire del 2008 ha pubblicato uno dei dischi più belli di folk/gospel degli ultimi anni a nome The Welcome Wagon. La sua è anche una bella storia. Completemente agnostico fino a 20 anni, appena viene colpito dallo Spirito si iscrive subito ad un seminario per studiare teologia e diventare Ministro e nel 2005 fonda a Brooklyn, NY la Resurrection Presbyterian Church dove ancora esercita il suo ministero, dove ha tenuto il concerto di presentazione del disco e dove pare ami suonare nel salotto di casa per gli amici e quanti passano a trovare lui e la moglie.
Sufjan Stevens produce e si sente sicuramente il suo apporto a livello di arrangiamenti, con un suono ricco e vario di strumenti e cori come sua tradizione. C'é pure 'Half A Person' degli Smith, bellissima.
Sono stato a NY ma mai in una sua chiesa. La prossima volta so in quale andrò per trovare persone e musicisti veri, come i vini che amo bere.
vino in abbinamento: ancora una volta il Rouge de Causse di Anne Marie Lavaysse, puro e onesto come i Welcome Wagon
stasera sarei dovuto essere altrove, sorry Mr. Vites, invece mi é toccato qualcosa di meno piacevole e per consolarmi ho annaffiato a dovere con del buon Kai 2005 di Paraschos. Tornando ha casa mi imbatto in una canzone e l'ascolto a ripetizione. E' di Christian Kjellvander, svedese autore di diversi dischi sia solisti che con la band Loosegoats. Lui è molto bravo, amo i suoi dischi ed aspettavo l'occasione per parlarne. Eccola, una canzone, l'ho ascoltata un mucchio di volte, ma stasera ha da dire più del solito o forse sono io che l'ascolto più attentamente. 'Papaveri e Peonie' è un titolo che non sembrerebbe avere grandi pretese invece....
I wanted you to need me and I wanted to need you But the days they proved different: took action for truth It's plain it wasn't in the cards for you and for me 'cause you can't live off laughter and luxury
When you couldn't be loved you were left with feared Passed admiration contempt is reared Considered all the things i had with you Considered all the things i had to do
I wanted you to need me and I wanted to need you But the days they proved different: took action for truth It's plain it wasn't in the cards for you and for me 'cause you can't live off laughter and luxury
You spin your web of sorrow and dreams Your life's a poem, or so it seems One too many drunken nights, One too many unfeathering fights
So move on, move in, move out There's a light that lurks in the shadows of doubt Carry on, carry in, carry out In this action is what you carry about
So I found a girl who needed me and you know I need her too And it's plain that it's all in the cards for her and for me 'cause you cant live off love, laughter and luxury Yes, you can live like poppies and peonies
starò via per lavoro fino alla vigilia di Natale. Ma un paio di belle cose verranno via con me e saranno anche ad aspettarmi al ritorno. I vini di Angiolino Maule li avevo già assaggiati ora finalmente li ho ordinati e ne ho in abbondanza a disposizione. Perché é il berli a casa che me li fa comprendere al meglio. Ho bisogno dei miei tempi, spazi, musica e perchè no un buon tabacco. Ho comprato praticamente tutte le tipologie da lui prodotte. Per ora ho bevuto i Masieri ed il Pico. Che bel bere! Il primo base Garganega con un po' di Trebbiano, piacevolissimo e beverino, da pasto quotidiano, difficile avanzarne. Il secondo più impegnativo anche per i suoi bei 14.5°, 100% Garganega è ricco, tanta struttura che lentamente si dipana, regala belle sensazioni. A fatica mi sono obbligato ad avanzarne un po' di entrambi per assaggiarli al mio rientro, una delle mie prove decisive per capire quanto un vino è vero, ma so già che non rimarrò deluso. Due grandi vini a prezzi umani ottima alternativa al mio vino quotidiano per eccellenza, quello di Camillo Donati.
Pete Greenwwod é di Leeds e Sirens è il suo disco d'esordio dopo varie militanze in alcune bands, una su tutte i Mojave 3. Gran bella sorpresa, manco Nick Drake avesse deciso di esordire nel 2008. Pete ci mostra un bello stile cantautorale tra Nick, Bob Dylan e Gram Parsons, ma riveduti e corretti grazie alla sua personale vena creativa. 10 canzoni che lasciano il segno più due brevi intermezzi musicali, A e B, a chiudere idealmente la prima facciata ed aprire la seconda. 'Negotiations and the Last Words' non può non rimandare al primo Bob Dylan grazie al fingerpicking ed ai riferimenti a vecchie canzoni blues, in 'I Use To Be In A Band' quando canta "Wear your t-shirt again and I'll wear a suit in the sun/And you'll think of Wilson and I'll think of Manson as best friends" non posso non pensare all'amico Jono, 'Wine and Bye' ha una delle migliori melodie dell'album ed un testo ricco di dolci presentimenti. 'Bats Over Batstow' ha un incedere country-rock dalle tinte psichedeliche non lontano da certe atmosfere alla Fairport Concention. Ma le canzoni più belle le lascia per ultime, le conclusive e squisite 'For A girl Like Mine' e 'Penny Dreadful', canzoni senza tempo, potrebbero essere state scritte 30 anni fa ma suonano attuali oggi e per anni a venire.
ma dopo aver visto questa copertina lo scorso maggio mi sono regalato per il compleanno il disco di The Tallest Man On Earth. Ed ho fatto molto bene dato che Shallow Grave è un disco bellissimo. Anche incredibile se pensiamo che uno dei dischi più rappresentativi di pura American Folk music dell'anno é opera di tale Kristian Matsson, svedese. La cosa più semplice sarebbe dire che è un dylaniato come pochi ma in realtà dopo tanti ascolti la cosa più evidente é che con Dylan ha in comune le radici. Quelle radici che affondano nella musica popolare degli Stati uniti del sud: Carter Family, Leadbelly, Mississippi John Hurt e tutto quel magnifico repertorio dell'Anthology of American Folk Music che il nostro deve conoscere a fondo.
Chissà se apparirà in una delle tante classifiche dei dischi dell'anno. Ne avrei piacere perchè si merita un po' di attenzione, anche se le considero alla stregua di quelle dei vini dell'anno, completamente inutili e spesso ridicole.
I am The Tallest Man on Earth. so tall I have a feeling that my funeral will be expensive, they'll have to saw my body in half and put the two parts in separate graves. I guess some people will mourn the top part, some the bottom.
How the lights will change Coming back into the city Driving homeward slow
Shimmer like you do to me We laugh at all those changing trees Autumn is falling down again
Out of this blue Sunday dream
Come to me with your smoky mouth Raindrops fall on this old town It's been me and you've been falling round
Well I lied to you when I knocked upon your door See I was nowhere near your neighborhood
But if this all in our mind If this is all just in our minds Honey would you mind Getting out of mine
This is all just in our head And now it's screming red Watching the leaves fall down and laugh at us instead
'All There Is' è una delle tante belle canzoni di Gregory Alan Isakov, autore già di tre dischi ed uno nuovo in uscita pare ad inizio 2009. L'ultimo 'That Sea, That Gambler' del 2007 è quanto di più convincente ascoltato quest'anno. Non è mai troppo tardi.
"...his music coasts on the same subtle strength and gravity that Bruce Springsteen built 'Nebraska' on. Hints of everyone from Steve Earle to Gillian Welch also creep into Isakov's twangy, shaded folk, but it's his absolute ease-the man sounds like he's swimming through his own songs-that makes his new 'That Sea, The Gambler' such a stunning disc."
beh, fossimo a Austin, Tx non avrei dubbi e consiglierei Matt Severt. A dire il vero non so come se la cava con fili ed interruttori elettrici (dicono sia bravo), quello che so è che quando si cala nei panni di Matt The Electrician ed imbraccia uno strumento (chitarra, tromba, tastiera o quant'altro) ed attacca le sue canzoni in bilico tra Paul Simon e lo Springsteen più folk ha la capacità di attirare l'attenzione anche dell'ascoltatore più distratto grazie alla qualità delle sue composizioni, mai banali. Ricordo benissimo la prima volta che lo vidi suonare più di dieci anni fa su consiglio di un comune amico. Restammo in contatto e dopo pochi mesi avrei voluto pubblicare anche qui in Italia il suo primo disco, The Baseball Song. Non se ne fece nulla ma non per questo ho smesso di seguirlo. Anzi ogni volta che mi trovo da quelle parti e so che si esibisce non me lo perdo ormai sicuro della qualità delle sue performances. Le ultime due occasioni sono state veramente molto belle a dimostrazione della continua crescita sia come autore che come performer. Nel marzo 2007 fresco della pubblicazione del suo ultimo disco One Thing Right in uno sfavillante concerto in un gremito Saxon Pub, grazie anche alla fantastica band composta da Jud Newcomb, Jon Greene, Seela e Tom Pearson. L'ultima lo scorso ottobre in coppia con SouthPaw Jones, un appuntamento settimanale che dura ormai da otto anni dove i due sfoderano uno spettacolo molto divertente con canzoni spesso inventate al momento che spaziano dalla politica ai più strampalati rapporti sentimentali. In questa occasione Matt mi ha dato un CD autoprodotto che vende solo ai suoi concerti dal titolo Fresh che al solito rivela il musicista di razza che è. Mi ha detto che sta organizzando un tour in Europa per il prossimo anno. Qui da noi pare che nessuno se lo fila ma farò il possibile per farlo venire a visitare un po' il nostro paese e magari per almeno una data milanese.
in abbinamento: l'Arbois Pupillin 2004 di Pierre Overnoy, un Poulsard dello Jura bevuto questo sera ed in effetti si abbina bene al nostro elettricista: tanto dimesso nell'aspetto, dato il coloro molto scarico, quanto poi sorprendente sia all'olfatto che in bocca. Naturale, vero e spontaneo con una bella dote di eleganza portata dal bel equilibrio dell'acidità e dalle fini note minerali. Persistenza lunghissima che si imprime nella memoria e non si scorda. Bravo Pierre.