venerdì 20 gennaio 2012

A Milano, dal Gualtiero


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E' lui! Il Gualtiero del Rovello 18, l'uomo del grande bollito di Cazzamali e di una delle selezioni di vini più divertenti che si possano trovare in città. Questo cercavo e questo ho avuto. Culatello, salsiccia di Bra, Pata Negra, giardiniera fatta in casa. E poi il mitico bollito con i tagli di carne di Cazzamali e il cappone di Monica Maggio. A questo punto sarà doveroso dar carta bianca al Gualtiero e lasciarlo impugnare con sicurezza il cavatappi e partire lungo un percorso sempre ricco di piacevoli sorprese.
















Ristorante Trattoria Rovello 18
Via Rovello, 18
Milano

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giovedì 19 gennaio 2012

La prima alla Scala


- del Guardiano del Faro -

Questo piatto l'ho già visto. Ma dove l'ho già visto? E quando. Quanto tempo sarà passato? Mi sorprendo troppo spesso nell'associare nostalgicamente emozioni vecchie ad altre nuove, ma stavolta non serve correre molto all'indietro per ritrovare la tesserina giusta da inserire nel mosaico. Pur se parzialmente stordito da una vertiginosa verticale di Martini cocktail sui Navigli e  riconfermato nello stato mentale da un'altrettanto stordita che mi passa piacevolmente sui piedi al ricevimento di un albergo del centro riesco comunque a completare il parallelismo, che però si limitirà al solo piatto segnaposto. Camera 514 mi viene suggerito, informazione che mi farà dimenticare il numero della mia, ma poco importa, ci sarà tempo per pensare al seguito. Intanto c'è da cercare il secondo piatto uguale. Prima rovistando nei cassetti della memoria e poi ritrovando addirittura la scheda immagini di una noiosa serata Catalana. Ed eccolo finalmente uscire fuori l'altro piatto uguale, è qui:

Eccolo il piatto segnaposto del Sant Pau di Carme Ruscalleda, ricordo di una serata moscia e sdolcinata, profondamente connotata dal formalismo e dal senso estetico. Più o meno quello che secondo il gusto degli altri avrei potuto trovare anche al Trussardi alla Scala. Questo, che insieme alle frequentazioni sempre meno frequenti della capitale milanese da quando mi sono trasferito una decina d'anni fa sul faro bretone mi aveva tolto la volontà di salire al primo piano invece di fermarmi al piano basso a sorseggiare l'ennesimo Martini in mezzo a  eccellente materia prima di ogni provenienza. Secondo il gusto degli altri qui mancherebbe quel qualcosa che avrebbe fatto la differenza, commenti dolci e soavi, quando invece sarebbe bastata una spruzzata di acidità agrumata a farmi ritrovare lo swing. Ma cercare di vedere le cose attraverso lo sguardo di un altro non è cosa molto intelligente, e allora eccomi qui.
Ma dove sono le foto dei piatti? Le foto dei piatti  non le pubblico perché non sono di mia soddisfazione e quindi non vedo perché doverle mettere ugualmente, tanto per far numero?


Solo questa, che evidenzia  bellezza ed estetica, tecnica, senso del gusto e della misura. Dalla carta è stato divertente pizzicare un coraggioso scampo alla piastra con ironica e grassa salsa rosa, riuscito contrasto amaro costruito con radice di scorzonera al tabacco e crunch laterale. Il classico "riso" alla milanese con medaglione di osso buco, dove il risotto è perfetto per consistenza, profumo, concentrazione e contrasti tra zafferano e sentori agrumati. Migliorabile la parte carnea, che se fosse stata meno magra avrebbe dato maggior importanza al tutto. Ancor meglio la raffinata preparazione dell'anatra Nantaise, dove il petto è stato cotto rosa, ricoperto di sale grosso e gentilmente passato nel cestello per la cottura al vapore. Cipollotto e taccole alla piastra per uno studiato stacco vegetale e divertente wafer farcito delle sue cosce confit. Piatto connotato da potente contenuto salino, ma a mio avviso non fastidioso. Piccola pasticceria di assoluta eccellenza mentre potrebbe sorprendere che la parte della serata dedicata all'aperitivo sia stata risolta con i colorati e croccanti snack di riso, per altro molto buoni, ma non sorretti da quello che altrove è consuetudine, e cioè un qualche pre antipasto che faccia da tramite tra la lettura del menù e l'arrivo della prima portata. Confortante invece la gentilezza e la competenza del servizio, anche se la tendenza a servire i vini più freschi della media può sorprendere. Eccellente il V.P di Egly Ouriet con sboccatura 2007, azzeccato l'abbinamento tra risotto e Barbaresco Roagna 1999 e ancor più goloso quello tra anatra Nantaise e il Vosne Romanée di Gros Freres e Soeur 2006. Ancora del Porto Colheita 1995 per una chiacchiera sul presente compiuto e i programmi futuri. Ancora un inevitabile Gin Tonic, finito di bere in cucina, seduto sopra alla fedele De Manincor insieme allo chef e alla diligente brigata. 
Grazie chef, ottima serata al Trussardi alla Scala, per un attimo ho sognato che fuori ci fosse la Madeleine o l'Operà Garnier. Lo stile, la classe, l'ambiente e la sontuosa carta dei vini con ricarichi parigini mi avevano illuso. Quasi tutti i nomi dei produttori presenti nella sequenza dei Vini Francesi del Guardiano del Faro qui li troverete, quindi quale luogo migliore dove rifugiarsi in una freddissima notte milanese?
Forse la camera 514 ? Forse.

Trussardi alla Scala
Andrea Berton
Piazza della Scala
Milano


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mercoledì 18 gennaio 2012

Una verticale di Martini


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... no comment , solo applausi...

Rita & Cocktail
Via Fumagalli, 1
Milano

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martedì 17 gennaio 2012

Moet 1964


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Non tanto eccezionale per l'annata, perché se vi volete prendere il tempo di visitare il sito di Wine Searcher ne troverete parecchi in offerta, ma non so quanti con un degorgement così "antico". Il fatto di ritrovarlo in magnum e così ben conservato, almeno dall'aspetto esterno, rincuora e convince a tentare la sorte. Senza neanche pensarci un minuto, direttamente alla ricerca di un bicchiere da  Meursault, perché qui l'attesa è mirata verso un probabile Cognac appena ossidato con bollicine scomposte. Supposizione confermata al 80%, perché in effetti il perlage è abbastanza sorprendente, ma forse è anche colpa del bicchiere che ho scelto, tirato fuori da un armadio altrui in un momento di entusiasmo incontrollato. Non ho neanche guardato se ci fosse la polvere in questi bicchieri dall'aspetto dubbio, ma che ci volete fare, quando c'è da cogliere l'attimo bisogna essere veloci come i gatti; l'attimo fuggente potrebbe fuggire. E così superato lo smarrimento iniziale posso metterci dentro il naso e ascoltare quello che ha da dire questo vino che si avvicina ai cinquant'anni con una discreta disinvoltura. E' proprio vero, i cinquantenni di oggi non sono quelli che circolavano negli anni '60. Quindi, questo Clooney si agita parecchio nel bicchiere prima di calmarsi. L'età la riconosci da una punta di ossidazione, come un cents di Marsala vergine in un litro di Champagne che ne altera anche un pochino il colore. Pas de champignon fortunatamente, invece c'è del tabacco biondo tirato fuori dal cassetto del nonno e, infine qualche scorza d'arancio candito tolto dalle decorazioni di un tromp d'oeil natalizio. Dopo il terzo descrittivo si tende a farsi prendere la mano, quindi preferirei fermarmi qui e finire il magnum senza altre seghe mentali.

lunedì 16 gennaio 2012

1982-2012 Blade Runner 30 anni fa


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Vedi che succede a frugare troppo attentamente dentro i bauli delle reliquie? A distanza di trentanni ognuno di noi potrebbe rivendicare la propria difesa a qualche cosa.  Ognuno con il proprio Blade Runner. Rewind.
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"Il ragazzo era stato invitato /obbligato a fare qualche cosa di più grande di lui: difendere l’intera nazione dall’attacco dei Sovietici.
La temperatura poteva convincere il ragazzo che veramente i russi lo avrebbero potuto attaccare quella notte: venti gradi sotto zero, cordiale in bustina nel taschino, automezzi verdi da difendere sotto mura alte quattro metri, filo spinato, neve , ghiaccio e schegge di vetro di bottiglia  riflesse sotto le luci orientate a conforto e a difesa.
Il ragazzo soffriva lo stacco, non dalla famiglia, no, non dal lavoro, per carità, lo studio proprio no, ma dalla deliziosa bonbon sedicenne lasciata in balia degli eventi, quello  era impossibile da accettare, più di una cruenta invasione dell’Armata Rossa.

Il ragazzo aveva paura di tanta responsabilità, la Valle d’Aosta avrebbe potuto essere attaccata quel giorno stesso e lui era li, tra i primi baluardi alla difesa dello stivale intero, con poca grappa, scarsa truppa e un fucile Garand della prima guerra mondiale. Scoprì solo più in là il gioco degli altri. E allora cominciò a giocare sporco, come loro. Volete giocare con me alla caccia ai russi? Ok, ma agli americani no? Di quelli ci fidiamo? Intanto va così, noccioline americane troppo salate e cordiale troppo alcolico da estrarre a turno dalle tasche; mai digerito quel mix, molto meglio una qualsiasi grappa valdostana allo stato puro, fosse pure stata la pericolosa bottiglietta di Papà Marcel, rifugio “spirituale” di ogni alpino valdostano. Nel taschino il transistor, onde medie, onde lunghe , onde corte, rumori e sibili da tutta Europa, poi finalmente ecco Radio Luxembourg, all'auricolare.  Genesis, Abacab.

Non si potrebbe usare la radiolina durante il servizio di guardia, ma la guardia a che cosa? Ma mi state prendendo per il culo? Alle tre del mattino si sente il raglio del mulo, ne sono rimasti sei, e sei sono i ragazzi che gli hanno fatto da padri e padroni  per un anno e ormai si esprimono nella stessa lingua, ormai si capiscono a sguardi, si vogliono bene, uno spunto gutturale è quasi superfluo, ormai sono tuttuno, l’uomo e la bestia, indistinti e ugualmente diffidenti di fronte ad una divisa da ufficiale.

Gli altri sono tornati quasi a mezzanotte stremati dopo una intera giornata dedicata a spaccarsi la schiena sotto un obice, uno zaino grosso tre volte ogni buon senso, una passeggiata di nove ore attorno ad ogni inutile valico.
Una maschera antigas che non funziona, altri venti in infermeria da stamattina per una stupida esercitazione. L’altro ha lanciato la bomba a mano troppo vicina, troppo vicino all’ufficiale che se l’è cavata con un cambio di mutande.  Qualche iniezione periodica che fa salire la febbre, però così non prendi più un raffreddore.
Perchè quello è finito in galera a Peschiera? Ha rubato un’autoradio per comprarsi eroina, era depresso. A diciannove anni come fai a essere depresso, ti hanno depresso. Posso piangere una settimana di nascosto ma poi appena mi riprendo  gli vado a sparare al russo che ha provocato questi disagi umani. Posso immaginare di finire a scavar buche nella neve in agosto a 4000 metri perché ci devono piantare lo skylift ed altre minkiate assortite, però al russo adesso gli vado a sparare.


Se deve andare così gli sparo io al russo, dov’è, non c’è, ma se me lo volete fare immaginare avete scelto quello giusto. Io l’ho visto quella sera, ho caricato e ho sparato, l’ho preso? Non so, adesso vi svegliate e venite giù tutti a vedere. Quanti siete? 3000?  Io l’ho visto e gli ho sparato!   Vi ho salvato dall’invasione!
Neanche un grazie? Non ci credete? Come no, mi avete detto voi che ci dovevo credere? Coraggio, andiamo tutti a dormire, domani è un altro giorno, vedrai, ti passa. Ore otto, adunata, tutti giù, la guardia schierata, alza bandiera, l’inno, l’alba è il momento più freddo, meno 15, il silenzio è assoluto,  la baionetta non entra, la sensibilità nelle mani è nulla a meno 15, la baionetta cade a terra un secondo prima della partenza della musica e fa più rumore di un invasione Sovietica."


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domenica 15 gennaio 2012

Unghie blu




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Non so da voi ma da queste parti vanno molto le unghie blu. Dai 15 ai 50, quasi tutte ostentano le unghie di un bel blu scuro, quasi sempre della stessa tonalità, ma qualcuna osa verso il cobalto, oppure verso il violetto e infine qualcuna punta verso l’oltremare, che probabilmente è anche la sua origine. Per un attimo ho temuto un epidemia di martellite. Tuttavia da queste parti non ci sono grandi punti vendita IKEA e dunque non dovrebbe trattarsi di sindrome da risparmio per la costruzione casalinga di letti a castello o scaffali da biblioteca fai da te. Il punto IKEA italico più vicino al faro è a Genova, come dire, a sufficiente  distanza di sicurezza per evitare di poter infierire sulle falangi a suon di martellate. Nello stesso modo in cui evito di mangiare all’ autogrill o nei McDonald non mi è mai venuto in mente di frequentare i bistrot scandinavi presenti all’interno dei market IKEA, ma per un caso incrociato di ricerca Google con un post di François Simon, spintosi arditamente fino a Paris nord per sottoporsi al test attitudinale IKEA, ho deciso di approfondire timidamente, comunque limitandomi alle informazioni facilmente prelevabili  online: http://francoissimon.typepad.fr/simonsays/2012/01/ik%C3%A9a-au-patrimoine-de-lunesco-please-.html
La cosa che salta all’occhio, destreggiandosi tra gamberetti decongelati e salmoni d’allevamento, è l’incredibile offerta, non tanto riferita  alla diversificazione della stessa, quanto ai prezzi a cui vengono proposti i piatti e gli snack: salmone marinato all’aneto a 3,99; prosciutto crudo e mozzarella a 4,50; lasagne al forno a 3,99 o la pasta bio al sugo di pomodoro a 1,99

E abbastanza ovvio che questi prezzi debbano attirare una clientela di fascia media che approfitti di una giornata di festa per ritrovarsi con suocere e bambini al seguito, entrati negli enormi capannoni con l’intenzione primaria di rimodernare l’arredamento prima ancora che attratti da una improbabile pausa pranzo gourmet. Ma uno tira l’altro, e quindi immagino che il format sia riuscito e vincente, anche portandosi dietro una fidanzata con cui metter su casa, fidanzata già dipinta con unghie blu ancor prima di cimentarsi nella costruzione dei mobili della nuova casetta dove andare felicemente a convivere scongelando gamberetti. Per lo meno gli ematomi si vedranno di meno.

venerdì 13 gennaio 2012

L'intelligenza del palato

                                                  
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Gusto | L'intelligenza del palato. Titolo impegnativo e sequenza di capitoli che non da meno lo sono: il gusto dei filosofi, le scienze del gusto, l'educazione del palato, le culture del gusto, la periferia del gusto, i confini tra la bocca e il naso, piaceri trigeminali, l'evoluzione del gusto e tanti altri aspetti di questo tema affascinante, sviluppato con un linguaggio però un po' eccedente di termini cattedratici. Signora Rosalia, capisco che lei insegni filosofia e teoria dei linguaggi nell'Università di Messina, però ci poteva venire almeno un pochino incontro invece di costringerci così spesso durante la lettura a cercare conforto tra le pagine di un vecchio e logoro vocabolario. In ogni caso, tra la vasta bibliografia e le molte citazioni c'è di che passare un pomeriggio diverso, magari durante un lungo viaggio in treno sprovvisto di vagone ristorante, riuscendo a cogliere sfumature sull'argomento che sicuramente ci erano sfuggite perché talmente abituati a dare per scontato che "l'animale umano è l'unico in grado di concepire il cibo, di gustarlo e di raccontarne le sensazioni", non ci era forse venuto in mente di andare a cercare di capire del perché questo sia avvenuto e come si sia evoluto. Consigliato anche ai food blogger's in crisi di terminologia alternativa e in ansia da prestazione. 


 Non è così fondamentale quel che si dice o si scrive, l'importante è  capirsi.


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giovedì 12 gennaio 2012

British Invasion

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Pensavo di non averne più voglia, invece forse e anche si.
Mi dovesse ricapitare di mettere dentro un occhio di riguardo in un locale pubblico entrando dalla parte sbagliata lo farei comunque con la stessa professionalità del passato. Fosse pure a gettone o a fine contratto, come un Altafini alla Juventus. Il patto è stato, secondo me, sempre molto chiaro con tutti. Mai discusso sul compenso. Fondamentali però i due gin tonic a fine servizio. Mai precisato quanti durante. Non è che si possa prevedere l’imponderabile. La serata può essere lunga e operosa, oppure corta e noiosa.

Delle carte dei vini ormai ce ne siamo fatti una ragione, non hanno più molto senso come le potevano e potevamo immaginare nei ruggenti ’80, e pure nei ricchi ’90. Non è colpa di nessuno di noi, stanno solo cambiando le cose un po’ più velocemente di quanto prevedibile, volendole vedere. Anche il cibo e il rituale è stato parecchio semplificato. L’unica cosa che salverei ancora di quegli anni è la “becera” - copyright Hazel – musica che accompagnava quelle serate.

Insomma, prima della fine del mondo mi piacerebbe rivedere scorrere Champagne in riva al mare, caviale fresco, pesce crudo o marinato, due spaghetti a mezzanotte con una ragazza non alle prime armi seduta sulle ginocchia del suo boy, una giacca di Armani sopra ad una camicia bianca aperta e un pantalone high water sul calzino blu. Stappare e versare, stappare e veder bere, stappare e bere. Se il Titanic delle vanità non è più per molti, che lo possa essere almeno per quelli che hanno avuto la fortuna o la volontà di trovarsi una scialuppa sulla quale continuare a sognare ancora per qualche piccolo tempo. E quelli siamo noi, quelli di due generazioni fa, quelli che non hanno perso troppo tempo e denaro con mogli e figli ma si sono sempre dedicati disciplinatamente al puro egoismo, diversificandolo e rivoltandolo fino all'ultimo filo della fodera, e riuscendo a trovarci anche li qualche "risvolto" divertente.

E allora andiamo? Scendiamo dagli yacht:  dehors sotto le palme, gazpacho e gamberi, Billecart rosè. Ma non senza il sottofondo dei beceri anni ’80, quelli dei Duran, dei Simple, dei Roxy, dei Tears, degli Spandau, dei Simply, con o senza soldi, costa uguale. Sarà quella la colonna sonora più adeguata per calarsi fino in fondo, ma senza vedere il fondo.


mercoledì 11 gennaio 2012

Un vino in bianco e nero


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Chissà se Nossiter ha mai bevuto questo vino.
Chissà come gli è venuto di dichiarare che "Madame Leroy è una vignaiola che si immischiò in loschi affari e che produce vini iperconcentrati se non Parkerizzati".
Chissà cosa pensarono  in Borgogna quando un Bourgogne Aligoté decise di presentarsi a Versailles meglio abbigliato di un Corton Charlemagne.
Chissà se qualcuno lo utilizzò per farsi comunque un kir cassis in un bar di Meursault.
Chissà quanti invece capirono che questo è il miglior rapporto qualità prezzo di un vino bianco di Borgogna
Chissà ancora quanti anni potrà  invecchiare diligentemente il vinello inteso come il meno nobile della Cote d'Or.
Il meno che è diventato il più. Con l'Aligoté non hai molti riferimenti, ho la pensi in bianco o in nero.
Con questo Aligotè la devi comunque pensare in bianco o in nero, non ci sono vie di mezzo.

martedì 10 gennaio 2012

Magnetismo, strabismo

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Da osietra e Krug a brus con Vermentino. 
Da foie gras e Gilette a felino con Barbera.
Si, per un momento mi ha di nuovo disturbato.
Questo è stato il primo sentimento, emerso da acque torbide e dopo aver rivisto una  foto che mi è stata messa sotto il naso ingenuamente ieri mattina. L’immagine che mi ritrae risale ad un brunch del primo dell’anno 2004. Impietosa. Poi, un sms inatteso quanto falsamente incoraggiante che invece di migliorare la situazione la aggrava. Qual è la verità? In verità è bruttina come la voglio vedere allo specchio. Per reazione scomposta indosso nervosamente le tiger, non ho tempo per la spremuta d'arancio, mi va bene anche un succo di mela già centrifugato   in Alto Adige; un caffé doppio ristretto e poi  salgo. Alla fine del percorso saranno stati almeno dieci i chilometri. Pianura e discese comprese, percorso studiato, con bar provvisti di Ceres, Leffe e Tennent’s. Uno ogni due chilometri. Per far benzina. Oggi ho replicato.  Ranking abbassato: contenimento addominale peggiorato, colite a spasmi, caviglia destra ingrossata polpaccio sinistro marmoreo.
Provo diversamente, sono gli opposti che si attraggono? Mica vero. Non sempre. Piatto dolce e vino dolce, non per contrasto. Hai imparato a stare al mondo? Quanto vale una presentazione costruita su una ipotetica o probabile affinità?


  1. Mercedes - Zegna - Rolex : bel pacchetto, europeo, convincente ma banale; a prova di imbecille.
  2. Aston Martin – Burberry -  Patek Philippe: esagerato, bottoni dorati no? Ma se poi non sai neanche  l’inglese...
  3. Bmw – Lacoste – Baume et Mercier : no, dai, col mangiacassette? E magari anche tinto di  biondo, troppo ‘80.
  4. Maserati – Brioni – Panerai: autarchico ma  provinciale, non senza pizza margherita e quattro salti propiziatori.
  5. Porsche – Hugo Boss -  Lange e Sohne : si, ma disponendo di 20 cm in più di drop. Se no polsino alla falange e giacca masticata dal Recaro.

Niente, adesso che mi si è ripresentata l’occasione buona non mi ricordo - non mi interessa - più quale fosse la sfaccettatura di personalità giusta per ristabilire il magnetismo prossimo allo strabismo mai raggiunto con questa Sophie










lunedì 9 gennaio 2012

Colpi di genio


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La prima volta che vidi una cosa del genere fu sul Lago Lemano alla fine degli anni Ottanta. La dritta mi arrivò dalla pagina che la Guida Gault Millau dedicava alla bellissima località di Montreux. Il commento tranciante - quanto condivisibile - relativo al ristorante Du Cygne, non era riferito alla qualità comunque non straordinaria della cucina quanto alla sua collocazione all’interno del bellissimo Grand Hotel Montreux Palace. Pur avendo a disposizione un intero palazzo con fantastica vista sul Lemano, l’architetto, il progettista, la proprietà o chi comunque ebbe la forza decisionale di imporre la propria scelta dove decise di installare il Ristorante Du Cygne?
Nel seminterrato.
Ora, di questi casi limite purtroppo ce ne sono parecchi in  giro per il mondo, alcuni comprensibili (forse) ma solo se la collocazione è cittadina. Mi vengono in mente i due casi eclatanti milanesi: Marchesi in passato e Cracco al presente, ma tutto sommato in città non fa molta differenza se non hai a disposizione i locali del Trussardi alla Scala.
Ma in zone particolarmente gradevoli dal punto di vista paesaggistico mi sembra masochista rinunciare ad uno spazio visivo che invogli a sedersi al tavolo potendo alternare lo scambio di sguardi con il maitre o con una gradevole compagna di tavolo senza dover rinunciare anche ad oziare con l’orizzonte .
Da pochi mesi è stato inaugurato, dopo pregevoli restauri, l’Hotel Paris di Sanremo, costruzione originale del 1897 che ha ripreso vita nel 2011. Palazzo bellissimo collocato al’inizio del Corso Imperatrice, a venti metri dalla spiaggia. Ci ho messo il naso dentro tempo fa, ho visto come sono stati destinati gli spazi e ho pensato: speriamo cambino idea. Purtroppo a oggi non ancora.
Si salgono le scale, si entra; a destra c’è la reception in una grande sala arredata solo con qualche divanetto d’attesa e con vetrate che danno verso il mare. A sinistra c’è un angolo banco bar, cieco.
In parallelo alla grande sala lasciata in balia del nulla c’è un altro salotto, adiacente il bar, anch'esso con bella vista mare. E allora mi sono chiesto, ma dove sarà mai il ristorante? Ristorante denominato sobriamente Brasserie del Re Sole.
Re sole? Ma sarà all’ultimo piano se non è al primo.
No il ristorante del Re Sole è dove avete ormai immaginato che sia, è nel seminterrato!


La sala dedicata al "ricevimento" dell' Hotel Paris - Sanremo : http://www.hoteldeparissanremo.it/

sabato 7 gennaio 2012

Brus e Vermentino




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Usando  un eufemismo potrei affermare di avere più di qualche remora nel concedergli di mettermi le mani addosso, fosse pure nel senso buono del termine, proprio perché mi ritengo una persona delicata mi viene più di qualche dubbio al solo osservarla mentre taglia un limone, scheggia un pezzo di parmigiano, colma un tumbler di ghiaccio prima di versarci il tris alcolico che compone il negroni e soprattutto rabbrividisco vedendo come maneggia quel salame e brutalmente lo affetta prima di servirmelo su un rustico tagliere di legno a fianco di un calice – questo finalmente raffinato – di un Vermentino  da “tre bicchieri”.

Al fine di attenuare il carico espressivo di quello che vorrei esprimere direi che i freni inibitori sono tutti ben tirati come scendessi da una discesa molto pericolosa, anche dopo un paio di drink rilassanti; ma nonostante tutto questo mi ci sono affezionato – con circospezione – a questo bar di periferia, dove l’età media è ben più elevata di quella definita dal recente aggiornamento sul biglietto d’ingresso al club del pensionamento coatto. Dove l’odore di “brus” che si diffonde nell’aria sarebbe già da solo in grado di farti rimbalzare nuovamente sul marciapiede che hai appena lasciato.

Dove il mix di dialetti sillabati da chi lo popola è molto lontano dal ligustico provenzale; dove se invece di un bicchiere di vino preferisci una birra ti devi voltare e andarti a prendere personalmente la bottiglietta di Tennent’s o la lattina di Guinness nel frigorifero attaccato alla parete. A quel punto la ex bella in mini shirt di jeans, stivali neri –anche in estate – e maglietta attillata a sproposito ti chiederà sbrigativamente “ vuoi anche il bicchiere? “ .

Si, voglio anche il bicchiere, e mi metto anche bello comodo su questo trespolo che in un bel pomeriggio d’autunno con il morale prossimo all’avvilimento mi consentì di voltare  pagina voltando la testa verso la parte opposta e  risolvere un piccolo grande mistero. Chi ha scattato la foto originale del “mio” faro di Ar-Men? Senza questa risposta molte cose sarebbero cambiate, se non mi fossi voltato da quello sgabello osservando i tre anziani che giocavano a carte con il sigaro spento e il bicchiere di Bonarda frizzante appoggiato all’angolo del tavolo verde avrei perso ben più di una settimana a risolvere il quesito.

Dove internet per una volta non mi voleva dare risposte certe ci hanno pensato sei poster parzialmente sommersi dai dispenser di Chupa Chups,  Mon Cherie e chewing gum Perfetti a far emergere la verità.  In mezzo a quel caos apparente tutto fu chiaro, come il cielo di quel giorno dell’estate 2003 quando Jean Guichard era in volo sopra alle coste bretoni nei pressi dell’isola di Sein e colse l’attimo per scattare, scattare, scattare. Scattare decine di foto bellissime compresa questa. Jean Guichard non sapeva che stava lavorando anche per me.  Merci Monsieur Guichard. - gdf 2012 -

venerdì 6 gennaio 2012

600

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Auguri Giovanna!

giovedì 5 gennaio 2012

La quinta T

TTTTT


The Tonic Tanqueray Ten Team

Marchio registrato in spiaggia,  scritto e firmato sulla sabbia,  magliette e gadget disponibili a breve.
Faremo sapere quando
Stay tuned

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mercoledì 4 gennaio 2012

Colpa d'Alfredo


- gdf 2012 -

Dice: le prenda là le sigarette, ci può anche caricare il telefonino e pagare la bolletta di quello di casa; il gas del riscaldamento, la bolletta della raccolta differenziata e la tangente sulla tassa della povertà.

Prendo in mano la coppetta del Martini e dico: Alfredo, cosa intende per tassa sulla povertà.

Posa lo shaker: intendo le lotterie, più il paese si impoverisce e più la gente si autotassa buttando quelli che restano in biglietti della lotteria.

La cosa non mi tange, non vado neppure al Casinò, eppure sono dieci anni che ci passo davanti quasi tutti i giorni…e neanche mi piacciono le macchinette da bar, mi viene la nausea a guardare tutti quei simboli in movimento.

Mi dia retta, vada laggiù lo stesso, si ricordi che questo mese bisogna pagare il bollo della macchina e anche il canone della televisione, e poi…

E poi cosa Alfredo?

Che cosa ancora? Beh, glielo ripeto, se fuma anche un pacchetto di sigarette. Sembra strano da pensare oggi, ma in quel posto nato come “Sali e tabacchi” ormai si vende qualsiasi cosa, ma era nato come Sali e tabacchi.

Preferisco un Cohiba, sa com’è, dalla terrazza dal faro, un bicchiere di Islay…

E allora ci vada per un sigaro, ma soprattutto ci vada per un biglietto del Superenalotto, però faccia attenzione, non lo prenda da chiunque, si guardi bene in giro prima di prendere il biglietto giusto, vedrà, non si può sbagliare.

Se ho ben inteso, che cosa deve avere di speciale la persona che mi consegna il tagliando?

Non serve che glielo dica, lei ci vada, lasci stare quelle arachidi salate e si faccia un giro laggiù. Mi raccomando i jeans!

Alfredo, mi devo mettere anche i jeans? Sa che oggi sta andando un po' oltre il suo ruolo, come dire, sta andando un po' oltre il bancone.

Non si deve mettere i jeans, deve fare attenzione ad un paio di jeans!

Pronti ? Via!

Eccola, si, se me lo vendesse questa il tagliando dovrei avere qualche buona possibilità, un fondoschiena come quello della tabaccaia è una rarità, adesso che ho capito posso anche riprendere a fumare, a pagare le bollette qui invece che alla posta o in banca, mi ricorderò tutte le scadenze dei bolli auto, del televisore e anche la monnezza. Ma soprattutto il Superenalotto, perché prima o poi con un lato B di questo livello la combinazione giusta uscirà, e già al primo tentativo ci siamo andati vicino.



lunedì 2 gennaio 2012

Franck The Big One


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Franck The Big One è il titolo dell'iniziativa che porterà all'Antica Trattoria dei Mosto un'allegra banda di blogger, forumisti, frequentatori dei social network, amici del vino ligure e della cucina dell'entroterra. In sostanza tutto ciò che più amava il nostro caro amico Franco Solari, per gli amici Francone, Franck-One, Franco il Trattore, Sancio Panza ecc. Tutte le scuse erano buone per appiccicargli o appiccicarsi qualche ironico o autoironico appellativo. Questa manifestazione ludica e festosa avrà cadenza annuale, nessuna operazione spot, una botta e via e poi dimentichiamoci. No, qui ci si vedrà "almeno" a cadenza annuale, ma ci starebbe dentro anche una cosina per la stagione autunnale, ci penseremo, c'è tempo. Intanto questo, dove i temi a lui più cari saranno sviluppati nell'unico posto dove avrebbe potuto intendere una conversazione, sia pur fatta di quattro parole in mezzo a due ore di silenzio, e quindi dove se non a tavola, con la sola contaminazione/trasgressione francese che gli ho trasmesso durante questi ultimi 9 anni. Quando lo conobbi aveva una carta dei vini con 800 referenze, 95% italiane. Col tempo arrivò a 1400, con il 40% di vini francesi: et alors? Oui! c'est moi. E adesso tocca a me metterci le mani in quella cantina, me la sono cercata, volentieri. Qui di seguito il programma dettagliato della prima giornata dedicata a Francone così come concordato con Catia e Bianca.

Franck The Big One


La prima data per il 2012 : sabato 28 gennaio ore 12.00 Trattoria dei Mosto, Conscenti di Nè.

L'evento avrà cadenza annuale, tra la fine di Gennaio e l'inizio di Febbraio.

Tema principale: la  cucina ligure dell'entroterra e i  vini più rappresentativi di questa regione

Tema secondario : Il vino sul web.

Contaminazioni: Borgogna

Menù a discrezione di Catia

Per la prima edizione anche Massimo Viglietti del Palma di Alassio collaborerà in  cucina con Catia e proporrà un piatto in più, di sua creazione.

Vini al tavolo dalla grande cantina della Trattoria dei Mosto scelti dal Guardiano dal Faro

Prezzo per persona tutto compreso : 65 euro

Per non più di 40-45 coperti.

E per chi vorrà esagerare le tentazioni in cantina non mancano.

Le prenotazioni potete registrarle sulla mia mail: robertomostini@libero.it

Grazie a tutti e Buon Anno

gdf