venerdì 11 ottobre 2013

Stelle fuori fuoco

Michelì, vieni vicino a Stella che lì sei fuori fuoco

Ad un passo dal Muraglione sul tosco emiliano, appena l'Appennino in doppia regione diventa romagnolo ho provato un prosciutto toscano e un raviggiolo da voce alta, quasi da urlo.

E cosa diceva questa voce ?
Che dovresti provare il caffè in forchetta, il maiale con le mele, le erbe di campo raccolte da Moreno, i cappelletti che Giuliana Saragoni prepara la mattina, l'ho visto ci ho dormito, e poi la panzanella, i bassotti, i tortelli sulla lastra, la zuppa inglese, dovresti provare il sorriso vero di Michela, negli anni ho provato di tutto, manco da un po' eppure il ricordo di questo posto fuori rotta e un po’ fuori fuoco è vivo.

Ieri, pausa pranzo mensa aziendale :
Solo peperoni alla griglia, grazie
Non è possibile, il piattino comprende anche zucchine e melanzane
Me le può togliere ?
Non posso

Nella ristorazione ci sono le stelle e i fuori fuoco, come nelle squadre di calcio, solo Maradona, qualche volta riusciva a vincere le partite da solo, molti non hanno l’opportunità di poter esprimere il proprio potenziale, o non hanno il contesto adatto per esprimerlo, o hanno davanti Zoff e anche se si chiamano Albertosi restano in ombra, a Ferragosto può essere un vantaggio. Altri hanno sbagliato contesto, la ristorazione che è il loro quotidiano non è il loro pane. Ci sono quelli che sbagliano i tempi o la posizione del cartello.



Poi ci sono le stelle cadenti che hanno perso le motivazioni, oppure sono i clienti che hanno perso il concetto di ristorazione e inseguono stelle artificiali pensando che la cometa sia fuori moda.

Alcuni il potenziale lo esprimono in privato o lo condividono con parsimonia, per scelta condivisibile, pensata a fondo, e così c’è chi ha un “angelificio” (non è mia ma è bellissima) e non lascia volare gli Angeli, tenendo l’argilla con i basamenti per terra, li cela agli occhi dei più, lo penso da un pezzo, oggi lo dico, con affetto e ammirazione, impensabile un’artista in mimetica.

Poi  c’è il cuoco che deve fare la pasta al pesto per 3000 persone in un ristorante aziendale nella pausa pranzo, senza un pesto decente e senza trofie o quello della pizzeria di periferia ad un passo dalla ferrovia e a due da casa mia, i primi li sa fare, ma tutti ordinano pizze e birra dal suo pizzaiolo alla catena in pizzeria di montaggio.
Una sera abbiamo ordinato due spaghetti che per aspetto, profumo, gusto, cottura e temperatura di servizio se la giocavano tranquillamente con le serie maggiori, il cuoco in ombra non aveva certo a disposizione Latini, Mancini, ambidestri o monograno Felicetti.

Rachele in una cascina brianzola vende i prodotti della sua terra a metri zero, se colgo io, o meglio la mia quota, un euro al kilo è il prezzo regalato, se compro da loro poco più, a volte capita che della frutta o della verdura non siano più la perfezione nell’aspetto, allora Rachele o suo fratello ci dicono : questi ve li regaliamo.


A San Vito lo Capo, ho mangiato il calamaro più buono di sempre, in un anonimo baracchino rosticceria.


Come non citare Stella, l’appassionata di matematica dotata di luce propria, in ombra faceva dei numeri primi, indivisibili acrobazie, aveva il fuoco dentro e attorno, ma era fidanzata con un altro.

Il caffè senza caffè macchiato delle macchinette in ufficio mi spinge a cercare un caffè macchiato senza macchia; l’aiuto barista che guardando ha capito e superato il maestro  svogliato si merita una mancia, (che deve aver frainteso) perché come il caffè ha il fuoco dentro.



O il Paradiso, per le pizze in un triste centro commerciale, dove la reperibilità degli ingredienti di nicchia suppongo sia difficile quasi quanto uscire dall’anonimato che un luogo anonimo tende a lasciarti addosso, come l’odore di fritto dei cinesi, ristoranti.

Ma Locatelli ha il fuoco, non solo nel forno a legna, per non uscire fuori fuoco e prima o poi lascerà piatti di carta e cartoni da asporto per un locale per appassionati di passioni e gourmet.

Da un signora in Austria ho fatto colazione con pane e dolci appena sfornati che ho visto solo in sogno in alcuni alberghi di montagna dai breakfast standardizzati e mediocri, che servono il latte allungato con acqua, allora vedo rosso, come un toro che vorrebbe latte di mucca appena munto o mungere una mucca appena sveglio.

Tra i tavoli di una chiassosa birreria rivedo una gradevole e bravissima ragazza di sala, costretta ad ascoltare avances che dovrebbero farle passare la voglia di lavorare eppure insisteva senza contestare, adottava un atteggiamento fuori contesto che avrebbe meritato un contesto diverso.


Penso al potenziale inespresso di un farista e lo immagino al lavoro in un albergo di fascia media in mezzo a orde di turisti vocianti che bevono solo vino sfuso e la domenica azzardano una chiusura a vite, o in grande albergo agenzie-convenzionato in attesa di gruppi di pellegrini in transito, forse, il farista avrebbe comunque storie da  ascoltare o da raccontare ma essere fuori contesto manderebbe fuori di testa anche un gentleman segnala tempeste.



Oggi, pausa pranzo mensa aziendale :

Vorrei solo peperoni alla griglia, può togliere le altre verdure per favore ?
Certo signore, vuole altri due peperoni ?
Grazie, gentilissima.
Grazie a lei signore per il complimento

Se guardo in alto, (se è notte è meglio) vedo solo qualche stella, se mi sposto al buio, (all'aperto è meglio) ne vedo tante di piccole che fanno luce eppure stando fermo non le avevo viste.


Poi, ci sono quelli che hanno adottato due bambini russi. Se guardi in cielo tra le stelle non li vedi, anche se guardi bene e sei completamente al buio in una notte stellata. Ma è giusto così, quelli sono di un altro pianeta.




Marco 50&50

5 commenti:

  1. la patata farinosa è di Rachele?

    F.

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  2. Sublime, sempre un piacere leggerti.
    Mario

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    1. Ringrazio, ci vediamo (da) Mario prima o poi...
      M 50&50

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    2. Why not? Magari anche con GdF

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