mercoledì 23 ottobre 2013

Brianzolate brizzolate e malinconiche

Marco 50&50


Sto piangendo.
Qui in Brianza quando arriva il momento lo capisci, non serve guardare fuori attraverso l'umido dei vetri perché l'umido che non è soft ma nemmeno porn ti avvolge, impregna l'atmosfera, entra nelle ossa dei primi bolliti, nelle piume degli uccelli e in quelle del piumone. Sarà ora di estrarre il piumino dal cilindro, il coniglio sfuggito all'assalto del forno, dovrà arrendersi alla padella a meno che libero fino alla fine non scelga un salto nella brace.

Sto piangendo.
Le lolite sul tacco 12 sono passate dal due pezzi, (castigato sono stato da mia moglie per aver guardato a lungo) al multi strato informe a vita bassa inguardabile, per Morandi non "scende la pioggia", "ma poi arrivi tu e mandi via le nuvole" sembra speranza vana in questo paesaggio dal soffitto basso che opprimerà per qualche mese i brianzoli meteropatici costretti per scelta agli arresti domiciliari.


L'azione red non è più inevitabilmente quella corale ed avvolgente di un tempo, anche i Red Devils perdono qualche colpo, non ci resta che piangere o provare a risollevare, l'umore e il profumo di  qualche piatto autunnale della tradizione avvolge le stanze chiuse con le barricate per proteggersi dall'umido, tutto trasuda e cola come la cera, una volta non era così, le stagioni non lasciavano grandi segni, qualcuno forse addosso, nessuno dentro.

Sto piangendo.
Inizia il periodo della trippa e della cassoeula, della mortadella di fegato e del risotto con la lunganega. Sono i cibi della tradizione, nutrienti, economici, che pur essendo a lunga cottura non richiedevano e non richiedono di essere seguiti continuamente, sono cibi poveri che i poveri mettevano in un paiolo sul fuoco per potersi dedicare al lavoro nei campi e per poi ritrovarsi tutti insieme a condividerli nelle corti lombarde del secolo scorso.

Sembra passato un secolo da quando condividevo altri cibi in altre corti, i crostini toscani neri erano sempre pronti per i milanesi mezzi toscani che lasciavano le pianure umide e nebbiose e transumavano tra le dolci colline senesi alla ricerca dell'olio novo, di pane senza sale, di ragù a lunga cottura che la sapevano lunga.


Sto piangendo.
Sono di umore grigio, mentre ascolto Grey Street




la voce di Dave Mattews mi ricorda che c'è speranza, di non smettere di cercare, ma l'umore da grigio vira pericolosamente verso il nero, non c'è un cavolo da fare, invece c'è un cavolo nero che mi ricorda i minestroni della mamma.

Sto piangendo.
Con le foglie più tenere, preparo con un po' di peperoncino, un sugo per la pasta, sul piano di lavoro, (suono per passione da aspirante gourmet) nessun grillo, nemmeno una trentaquattresima particella, anche l'olio che tornava con noi dalla Toscana sembra introvabile, ma l'olio ligure non mi farà rimpiangere i grandi assenti eppure.

Sto piangendo.
È tempo di sagre paesane, scelgo una torta paesana meno rumorosa, qui la facciamo con pane, biscotti, secchi, cedro candito, uvetta, cioccolato fondente, latte, cacao amaro e dolce, pinoli, sale, zucchero, amaretti e pan d'anice. La condizione di povertà ha arricchito per contrasto la preparazione di questa torta che precede di poco quella dei novembrini oss de mort.

Sto piangendo.
Cavolo rosso, verze, broccoli, zucca, sono finiti i tempi del pomodoro nel pane a colazione, è tempo di castagne, ho due marroni, sarò metereopatico. Non so a quale Santo rivolgermi, forse a San Giobbe, così telefono in Val Curone, l'anziano asceta raffigurato vicino al gelso e ai bachi da seta potrebbe essere l'antidoto al tarlo che mi affligge. Il pinot nero San Giobbe è disponibile presso l'azienda La costa con orario continuato, vedo un po' meno nero e un po' più rosso, per il giallo, l'arancione c'è tempo, il verde lo tengo per ultimo, c'è speranza.

Sto piangendo.
Oggi in Brianza c'è un incontro di cartello, sono solo a combattere contro l'autunno e la malinconia; la polenta e sul paiolo, solo alla fine, per non rovinare il piatto, aggiungerò la carne di maiale, non vorrei dover piangere anche sul piatto sbagliato, dopo le lacrime versate col coltello tra i denti per pulire tutti quegli scalogni.



M 50&50

6 commenti:

  1. san giobbe, seriz, brigante e solesta...
    mi hai girato qualche serata organizzata nei ristoranti e nelle trattorie ma alla malinconia autunnale non ci avevo pensato. forse sei in tempo per ammirare il foliage con una tavolozza di colori impressionante che resti incantato se solo vai in val masino, anzi in val di mello.

    F.

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    1. Grazie F. preso nota.
      M 50&50

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  2. Qui ci andrebbe tutto l'album di John Prine "Lost dogs + Mixed Blessings" , cappelle cimiteriali sullo sfondo e doppio gin tonic fino alle 13.30...
    Alba

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  3. Qui oggi piove ma mi ha scritto ALBA e ho capito cosa volesse dire Morandi.
    M 50&50

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    1. Ti rendi conto che con questa affermazione rischi l'incolumità delle dita con la tua q.r.? :-D
      Alba coffee brak.

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    2. La QR dorme tra due guanciali, io nel frattempo scrivo, lei sa che la amo, ma per dormire sonni tranquilli mi ha legato le mani, sto dettando a Siri, l’Arcivescovo.
      M 50&50

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