giovedì 26 maggio 2011

Gradite un Po di Bordo’ ? ( prima parte )

- gdf 2011 -

“Ciao Sergio, ascolta, ti volevo invitare ad un pranzo dove stapperemo una bella serie di Premier Grand Cru di Bordeaux degli anni…” Mi interrompe .

“ No non posso, beati voi che non avete niente da fare e ve ne andate a bere di quella roba…”



“ Giuseppe buongiorno, ascolta, mercoledì sei libero ?

“ Si, cosa avete in mente? “

“ Mah, ci sarebbero da bere dei Latour , dei Lafite e altra roba così degli anni ’90… che dici ?”

“ Va bene” pausa “ Anzi no, la mia fidanzata mi fa segno che abbiamo già un impegno, grazie lo stesso”



“Giorgio, avremmo intenzione di stappare una decina di Grandi Cru di Bordeaux anni ’90, vuoi venire? Saresti ospite…”

“ Tu che bevi quella roba? “

“Ma dai , per una volta. C’è Lafite, Latour, Cheval Blanc, Haut Brion, Yquem.”

“No, grazie ho da fare, vatti a far venire un bel mal di testa, mi raccomando “



Proviamo con Valerie, la bio sommelier.

“ Senti , la scaletta sarebbe questa, mica male no?”

“Per carità, con tutta quella chimica di sintesi, e poi proprio tu? Il Pre- Parker”

"Ma Valerie!?! Foie gras e Yquem ! Una volta le ragazze si conquistavano così!"

"Una volta... aggiornati gardien!"



Mentre ero in treno pensavo di fare una piccola inchiesta sulla popolarità dei vini di Bordeaux tra i viaggiatori. Priorità femminile a quel punto.

“Signorina buongiorno, le andrebbe di venire a pranzo in uno dei migliori ristoranti della regione e assaggiare i migliori Bordeaux 1990, guardi, manca Chateau Margaux 1990, ma solo perché l’ultimo non ci è piaciuto e l’abbiamo scambiato con due Richebourg Leroy. Naturalmente sarebbe ospite”

“ Ma di cosa sta parlando, ma mi lasci in pace che se no chiamo il controllore! “

Ahimè! Purtroppo di Cristiana Lauro non se ne incontrano facilmente

Ultimo tentativo accondandomi a due Testimoni di Geova: “Scusi le andrebbe di accettare un invito a pranzo? Ci sarebbero dei grandi Bordeaux da bere…”

“Grazie, ma noi non si cambia religione!”

E allora eccoci , i soliti quattro gatti con dieci bottiglie.

Ormai prenotiamo così.

Un tavolo a nome Gatti .

Si, va bene, quanti siete?

Quattro.


mercoledì 25 maggio 2011

Andare in giardino a piantare basilico guardando le stelle

- del Guardiano del Faro -

Orsù! Coraggio dame e cavalieri, sognatori e pigri signorotti borghesi, abbandonate le vostre tranquille magioni e venite a guardare le stelle in giardino. C'è da piantare il basilico in una tiepida serata di mezza primavera, camminando lungo i sentieri che girano intorno all'Occitania, tra le terre di Provenza e di Liguria. Un itinerario Ligustico Occitano illuminato dalla luce della Luna, quasi piena, lei che si riflette sul mare e illumina le ombre di fronte alla Gallinara.


La focaccina al pesto , il pane rosso al pomodoro secco, quello bianco con lardo e cipolla, ed infine un sontuoso "pain de campagne".

Ostrica panata e fritta, pasta corta e salsa di borragine.

Flusso di burrata, tartare di pesce spada, olio nuovo, riduzione di fragole e di peperone rosso , salsa balsamica al basilico.

Zuppetta tiepida di zucchine trombetta, quenelle di chevre, bottarga.

Cozze e vongole con ratatouille, pasta corta al burro, passata calda di pomodori marmanda.

Pansoto di basilico e pinoli su una consistenza di fave e gambero in delicata frittura.

Rombo su quinoa, salsa "olandese" ai limoni di Menton, capperi e caviale.

Baccalà al vapore, purè di scorzonera, lardo, salsa balsamica al lampone.

Cipolle confit e trombette crude, raviolone di lumache, pan grattato all'aglio, riduzione al vino bianco e olio di peperoncino.

Gelato di acciughe e peperoni confit

Mousse di limone, barbabietola rossa soffiata, corn flakes.

In giardino, piantando basilico...


E' la collezione primavera estate del Palma.

Via Cavour
Alassio

Tel: 0182 640314

- gdf -

Per dettagli ulteriori è possibile allargare le foto.

martedì 24 maggio 2011

Il vino del giorno è un ottimo sauvignon tedesco.

- gdf 2011 -
Saranno anche stereotipi e luoghi comuni, ma ormai le caratteristiche primarie dei sauvignon usciti da ogni parte del mondo, che non siano quindi provenienti dalla Loira, faccio sempre più fatica a berli , istintivamente li evito impugnando una croce a due mani. Ma mai dire mai, apri la mente , togliti il velo dagli occhi, allontana il ricordo da caricaturali espressioni grottesche : sfacciati frutti esotici, boiserie degne di un salotto fin de siecle, irrigazioni feline fuori controllo, prevedibili esiti da maldestre lavorazioni artigianali , funeste manipolazioni industriali o inopportuni matrimoni forzati tra terreno/vitigno.
Ma guarda da dove viene invece questo, che fa del frutto intenso ma pulito il primo sorprendente approccio. Sensazioni terrestri ineccepibili, l'estrazione importante è visibile a occhio, mentre il naso è finalmente libero di muoversi dentro il bicchiere senza incontrare quelle spiacevoli sensazioni a cui non mi sono mai assuefatto. In bocca è ricco e maturo, ma non ruffiano, mantiene un proprio carattere che non lo fa somigliare a nessun altro, neanche ai francesi di Loira, però diversamente ottimo. Solo una puntina di alcool fuori giri ne limita la bevibilità, ma sarà sufficiente abbassarne la temperatura di un paio di gradi per ritrovare la strada che porta a terminare la bottiglia senza problemi. Vino bio mi dicono, veramente ben riuscito. Non trovo notizie sul web, quindi per ora mi accontento di questa prima emozione in attesa di approfondire. -gdf-

Sauvignon blanc Viventum , Schefenaker Winegart. Wurttenberg

domenica 22 maggio 2011

Margarita: mi si è alzato il target

- gdf 2011 -


Renato Pozzetto, millesimato 1945, carta d’identità messa via al ricevimento, bella foto, insomma, qualche occhiaia c'è ma a dormir presto si va poche volte facendo certi mestieri, e c’è anche l’altro, che bello rivederli insieme. Era sua quella vecchia battuta, ma vale ancora quella vecchia equazione ? “ Brutta di viso, può andare di corpo” . Sono d’accordo, anzi, ero d’accordo, ma se è proprio quella che ti guarda in modo inequivocabile che fai? Ma allora peggio l’altra, con madre al seguito e marpione in agguato : “hai un bottiglia di coca cola in tasca o sei solo molto contento di avermi rivisto”. Spiritosa , ma anche questa è vecchia, come l ‘altra, sembrava solo giovane. Ho la sensazione che ad un certo punto la simpatia non possa più essere determinante. E anche provare un look alla Cristiano Ronaldo, senza quel fisico, senza quel conto in banca, anche se con una espressione più intelligente non potrebbe bastare lo stesso. La camicia fuori aiuta, anche se è sinonimo di tartaruga rovesciata, comunque meglio di una strizzata di cintura buona solo per compromettere il funzionamento degli organi interni. Un moderato strato di gel vedo già che cambia la situazione. Meglio averli brizzolati che non averli, e con un fine strato di gel sembrano anche meno grigi, me ne accorgo dalle foto .Ma non beve più nessuno? C’è in atto la crisi di rigetto del bere miscelato. Le over 40 , secche come una stuoia lasciata al sole tutta l’estate non vanno oltre al caffè. E che rigidità, che durezza, che voglia di rimanere così magre a tutti costi, solo per mettersi i jeans della figlia ? Dehors, caffè, braccia incrociate, gambe magrissime accavallate, anzi intrecciate. Secondo me riesce anche a guidare in quella posizione. Chiusura totale. Ma perché quest’anno vanno degli occhiali così grossi? Si sono allargate le zone coperte da zampe di gallina? Il metabolismo dopo i 40 non ti risponde più, dopo i 45 ti disconosce definitivamente. Ma continuare ad andare avanti a botte di caffeina non conviene. Ah. La solita scusa , tutti e tutte che devono guidare, quindi caffè e spremuta di pompelmo, neanche Colagreco oserebbe. La raccomandazione è : guida poco, ricordati che devi bere un paio di aperitivi. Comincerei con un Margarita, l’aperitivo del Mariachi, poi lui se ne andava con su caballo, al sole, sulla sella del su caballo.

Vamos Antonio "Tambien el tequila blanco con su sal le da sabor... ahi mi morena del mi corazon."
http://www.youtube.com/watch?v=Tu4Hnbor9rI

venerdì 20 maggio 2011

Pezzi bastardi


Una serata banale e sei canzoni ipnotiche quanto altrettanto banali.

Il Bourbon and ginger ale, latita.

Quindici chilometri a piedi per pensare lasciano il segno .

E adesso che ho finito il secondo cosa faccio?

Non il drink.

Adesso i pards, appena collegati i link volutamente messi così , non appena vedranno i titoli andranno a vomitare la colazione, magari di nascosto.

Sono quelle cose che ti tirano dentro anche se non vorresti.

Niente di indimenticabile, o anche si.

Si accettano suggerimenti, ma che siano ipnotici. Andateci piano, è roba forte.

Potreste non uscirne come siete entrati.

La sequenza non è casuale.

http://www.youtube.com/watch?v=nkKxGzm98AU

http://www.youtube.com/watch?v=mzgjiPBCsss

http://www.youtube.com/watch?v=kRXP5yjIyCw

http://www.youtube.com/watch?v=yftOy8kz7aE

http://www.youtube.com/watch?v=al21Vtlsg4A

http://www.youtube.com/watch?v=zlY-JlE5ZCo

giovedì 19 maggio 2011

Wedding and Funeral Band


- del Guardiano del Faro -

Ha proprio ragione Goran Bregovic, in fondo è tutto uguale, matrimoni o funerali, che differenza fa? Io non ci sono abituato, io che ho sempre vissuto in località di media o piccola dimensione, ma forse chi sta nelle grandi città avrà provato l’emozione di vedere nelle prossimità di una chiesa un funerale e un matrimonio nella medesima mattinata. Così come se nella medesima piazza si potessero trovare da una parte il luogo della presunta festa e dall’altra quella del dolore, ognuno con il suo seguito che si mischierà fisiologicamente e inevitabilmente dentro il medesimo bar all’angolo per un caffè corretto. Poi può capitare che nei periodi di massima concentrazione di desiderio matrimoniale ne vengano celebrati più di uno in un'unica cerimonia o in una cerimonia successiva. Va bene tutto, tutti in coda per sottoscrivere il contratto della felicità terrena, finché morte non vi separi, ma anche quando la morte arriva eccoli di nuovo tutti insieme. Mai avevo visto cinque carri funebre in coda per entrare al cimitero, c’era coda l’altro giorno davanti all’ingresso del bellissimo cimitero monumentale di Staglieno, a Genova . Ma dietro la bellezza malinconica di quelle sculture abbandonate da famiglie che probabilmente ormai non hanno più niente a spartire con la storia di quegli oggetti non vedevo molto altro .



Una sedicente guida sicuramente abusiva con la quale contrattare una piccola ora a prezzo che sarà poi raddoppiato a fine tour, come a Pompei penserà a qualcuno. A Pompei ci sono tanti cani guida, parlano poco, questo genovese invece tanto, forse perché sordo. Una guida sorda, poi uno dice Napoli, no, il cane guida di Pompei si che la sapeva lunga, quel grosso meticcio bianco che ci aspettò fuori dall’albergo Villa Laura e ci accompagnò in giro per la città sembrava veramente degno del tesserino dell’Ufficio del Turismo, e conosceva anche tutte le buone maniere, sapeva anche fermarsi e sedersi fuori dal Santuario in attesa che potessimo fare il nostro giro e uscire, per poi condurci altrove rispettando le strisce pedonali. Questo a due zampe la lezione l’aveva imparata a memoria ma un decalogo etico l’avrebbe potuto imparare dal meticcio di Pompei. Non ho voglia di andare su, fino alla tomba di Mazzini, i molti mausolei inviterebbero a proseguire in mezzo a tanta bellezza architettonica quanto autocelebrativa, se no come diversamente? E quanti fiori sprecati, proprio come si usa ai matrimoni e ai funerali, ma il passaggio sul giardino delle tombe dei bambini non può lasciare indifferenti, mi basta la storiella della venditrice di noccioline, che fregò gli eredi mangiandosi i quattro soldi guadagnati in una vita per farsi scolpire e rimanere li a guardarli beffardamente dall’alto del suo basamento, ma senza sorridere, perché non aveva più i denti, ma tanta ambizione e rivalsa. L’Angelo di Monteverde è affascinante, le strutture più moderne no, ma fuori va ancora peggio, la coda si è allungata, i parenti non sanno più dove parcheggiare, e poi una volta scesi dalle auto dove andare a raggrupparsi per non mescolarsi con le altre famiglie? E così pure gli amici degli altri in attesa dello scarico, quando invece il mescolarsi delle emozioni e delle persone inviterebbe a far partire la musica , mentre loro , dal carro , guardano fuori.


http://www.youtube.com/watch?v=0g8wWOrvWgU




- gdf -

mercoledì 18 maggio 2011

Lalou Bize Leroy giudica sette grand cru di Borgogna, anche quelli degli altri.

- gdf 2011 -

"Racé, gracieux, étincelant: un grand cru majeur."

Come si dice, ad una certa età si può dire tutto ciò che si vuole senza se e senza ma, senza timori , meglio ancora se si è coscienti e convinti di sapere quello che si sta dicendo con cognizione, esperienza e competenza. La Revue de Vins de France questo mese propone un articolo che vale la pena di essere letto con l'attenzione degli occhi ma con la congiunzione delle labbra pronta a chiudersi in un sorriso spento sul nascere. Io sarei per una risatina a denti stretti, perché Nostra Signora ha un pensiero per molti, anche se non per tutti. Qui non pretendo di tradurre l’intero articolo ma di cogliere solo qualche perla sotto ogni appellation citata:

Ho sempre avuto delle difficoltà ad acquistare dei buoni Richebourg, anche quelli di Henry Jayer, sovente migliori di quelli della Romanée Conti, ma poco regolari.

Sul tema Richebourg l’articolo di Roberto Petronio fa riferimento al Leroy che definisce “renversante”. In confronto, quello di Méo Camuzet non offre la medesima setosità, coperta dalla potenza. Al contrario quello di Anne Gros, molto fine ma meno profondo. Quello de la Romanée Conti, che non ha la medesima densità e neppure dei profumi così accattivanti.

Andando avanti nelle sue vigne, dove non sono più di quattro i grappoli ammessi per ogni piede di vigna, arriviamo a La Romanée St-Vivant, i cui sentori non hanno nulla di simile a quelli di Richebourg. St-Vivant incarna il floreale e la finezza, la finezza più prossima ad una Romanée Conti. Nessun St-Vivant è come un Leroy : Jacques Confuron con il suo élevage in legno pronunciato, L’Arlot , potente ma che necessita di lungo periodo d’affinamento, mentre piace lo stile Cathiard.

Annusate questa terra fine e profumata, questo è Musigny! “Il sent la terre, le raisin d’ici et rien d’autre” Questa lezione me la sono presa anch’io a suo tempo, mentre qui l’autore si domanda se la fermentazione abbia ancora qualche possibile influenza sul profumo dei vini oppure se la priorità d’incidenza sia semplicemente il luogo dove il grappolo è nato. Profumi rilevabili dentro un indimenticabile bicchiere di Musigny Leroy, mentre Roumier parrebbe più versatile, fine e delicato. Mugnier sta depurando il suo stile. Vogue, raffinato alla nascita ma che invecchiando non mantiene sempre le promesse mentre un Prieur rivela più spessore che raffinatezza.

Chambertin, l’ultimo di una degustazione Leroy, semplicemente per motivi geografici. Dalla piccola parcella Leroy nasce il vino che insieme al Musigny rappresentano la referenza del Domaine. Il paragone con il cavallo di razza tutto muscoli etichettato Dugat-Py. Il poetico Rousseau o un luminoso Trapet. E scendiamo verso la Montagne de Corton: “ Ce vin rustique conserva la sua potenza con l’età” . Qui Nostra Signora , pur possedendo vigne in bianco e in rosso, è convinta sia il pinot noir ad esprimere le cose migliori rispetto allo chardonnay. Si onora di classicismo Bonneau du Martray, la longevità di un Bouchard Père et Fils 1923, la verticalità di un Follin Arbelet, la mancanza di finezza di un Méo-Camuzet. E quante altre ancora, anche su Clos Vougeot e Chevalier Montrachet, pacatamente, serenamente.


" Des grappes au parfum envoutant et au gout intense"

RVF n°551, Mai 2011

"Come va?"

Bene, grazie . essere stati contemporanei di questa Signora è stato comunque un privilegio , averla conosciuta un regalo richiesto e ottenuto.

- gdf-

martedì 17 maggio 2011

"IL MARIN" di Eataly-Genova : le ragioni del Besugo

- gdf 2011 -

"Prenda il Besugo, mi creda, il Besugo è un ottimo pesce, solo che gli adulti non lo vogliono neanche sentire nominare e i bambini si mettono anche a ridere" . lo so, lo so, mi dia pure del Besugo, non mi offendo. Tutta colpa del Gabibbo ? Oppure no, se è vero quanto mi diceva un mio vecchio amico addestratore di camalli belinensi, che mi spiegava che il termine dispregiativo era storicamente dovuto al fatto che questo pesce non frequentasse fondali esattamente cristallini, come dire, secondo lui il fatto che venisse pescato in prossimità di foci o scarichi non proprio profumatissimi poteva essere la causa del termine offensivo trasferito alla comune chiacchiera quotidiana nei vicoli genovesi. Io non so se le cose stiano esattamente così, ma credo che il Besugo sia un ottimo pesce e quindi ben venga il besugo belinense a miglio marino zero piuttosto di qualsiasi altro pesce esotico.


Ma veniamo al dunque : come si mangia allora a Il Marin? Si mangia bene qui al terzo piano. L'apparecchiatura e l'arredamento: vetro - legno - plexiglass - marmo , apparentemente informali perché senza tovagliato, risultano algidi nei confronti della gentilezza e dal calore latino emanato delle tre ragazze impeccabilmente abbigliate in pantalone nero e camicia bianca. Ragazze più consulenti che cameriere, in grado di spiegare da dove arriva quell'olio, quel vino, e appunto, anche in grado di ridare una dignità al Besugo. I piatti sono precisi e semplici, senza sbavature, stonature o inutili provocazioni. Appena conditi da uno spruzzo di personalità che andrà ad aggiungere qualche dettaglio tecnico sufficiente a rendere meglio l'idea di una cucina si ancorata alla tradizione regionale, ma senza cadere nel folklore o nella retorica. Pane e grissini non hanno mai visto una così alta cura nella preparazione e nella cottura nella regione della focaccia, prioritaria e assoluta protagonista nei confronti degli altri prodotti da forno in tutta la Liguria. Qui no, qui il pane da lievito madre e farine selezionate è prioritario ed inviterà in seguito a passare dalla zona panetteria per fare il pieno e riempire il freezer di casa. Intelligente e moderno, oltre che territoriale, l'uso massiccio di verdure di stagione, autentiche protagoniste di questa cucina. Con la carta dei vini andiamo invece maluccio, sia per una oggettiva scarsa ricerca di prodotti che per l'impaginazione grafica della medesima, su un foglio A3 stampato sui due lati e ripiegato in quattro. Poco pratico e poco convincente nelle scelte. Apprezzabile invece l'ampia disponibilità di stappo e servizio al bicchiere. Non ultimo il buon rapporto qualità prezzo, tenuto conto anche della bellissima localizzazione del ristorante, valore aggiunto che però non incide sul conto. 40 euro a persona con due piatti alla carta e un dessert condiviso, compresi quattro bicchieri di vino. Il resto come dettagliato qui di seguito.

Pani , grissini e pan-focaccia: tutto eccellente, vedi insuperato a oggi in Liguria, peccato venga già messo in tavola prima dell'inizio del servizio.

Il pregevole servizio dell'olio da cultivar taggiasca, ogni tavolo ha una bottiglia diversa, per zona e per produttore. Didattico.

Il semplice e gradevole pre antipasto offerto: filettini di orata marinata e leggermente affumicata con fresche insalatine .

Lo stoccafisso mantecato, sfoglia di pane croccante, taccole e polpa di olive taggiasche.

Il peperone arrostito farcito di polpa di tonno e acciughe di Camogli.

Dopo un aperitivo iniziale, un bicchiere di ciliegiolo del Tigullio di Bisson.

Le posate , sempre adeguate ad ogni piatto servito.

Il Besugo arrostito sulla pelle con capperi e julienne al dente di verdure primaverili, citronette e scorzette di limone.

Un minestrone alla genovese apparentemente scomposto, ma dove legumi, verdure, patate, pesto e goloso formaggio sul fondo si fondono in maniera convincente.

... per il dessert...

La classica Torta Mazzini, su salsa di fragole, menta e mirtilli.

E a chiudere un Jerez East India Solera.


Il Marin
Eataly Genova

Al Porto Antico.

Tel. 010 8698722

-gdf-


lunedì 16 maggio 2011

Metodo classico a chilometri uno

- gdf 2011 -

La vicenda mi ha sorpreso assai, al punto di non essermi preparato il Carl Zeiss utile a bloccare l’evento in uno scatto. E’ vero che abbiamo visto di tutto e non ci sorprendiamo con facilità più di niente ma un metodo classico nato e cresciuto nella terra dei tulipani olandesi mi mancava. Rimandando a un momento diverso schede tecniche e note di degustazione volevo invece puntare l’indice verso i vini a chilometro zero, almeno qui, su questo blog filo eco-natur-style . Noi quattro che abbiamo come priorità i vini naturali a basso impatto ecologico, da agricoltura sostenibile e tutto quanto ne consegue ci dovremmo porre la domanda. Il paragone nasce dalle acque minerali, che se tutti noi ( a me non riguarda, è tanto per dire…) acquistassimo le marche prodotte nella nostra zona eviteremmo di dover far muovere colonne di TIR da un angolo all’altro del paese con il conseguente impatto ambientale e relativi costi aggiuntivi, sia strettamente sul piano economico, sia su quello dei costi morali ed etici, voir danni ambientali. Credo quindi che noi quattro gatti sostenitori di questo piccolo ma acuto blog dovremmo dare l’esempio. Volevo quindi invitare i pards a limitare il consumo abituale di vini che abbiano fatto anche più chilometri delle acque minerali, andando a scomodare i camionisti di mezza Europa con le prevedibili conseguenze dell’ambiente. E’ come quello che fa biodinamica e si alza anche alle tre del mattino per spargere il compost e poi quando il vino è pronto lo mette ad affinare in barrique lucenti da 1000 euro fatte con pregiato rovere francese abbattuto allo scopo. Un po’ di coerenza per favore ! E allora caro Hazel, tu che hai la fortuna di vivere a contatto con la pregiata bianchetta genovese potresti approfittarne di più, e se proprio hai voglia di una bollicina potresti spingerti ( ma non oltre ) fino alla Lumassina vivace di Spotorno. E caro il Sommelier, quando scendi dal Dente potresti fermarti già a La Salle, dove troverai il tuo bianco di elezione, anche in versione brut . Diventare bianchisti porta questi vantaggi. E caro Ciciuxs, il più fortunato di tutti quanto a collocazione, tu hai a disposizione anche i rossi di San Colombano al Lambro a chilometro uno. Per me, ora che ho scoperto il Vermentino metodo classico di Sanremo posso fare a meno anche degli Champagne, la Cantina Calvini che li produce è a 800 metri dal Faro, meglio di così cosa mi poteva capitare? –gdf-


domenica 15 maggio 2011

Montezuma


La terribile "Vendetta di Montezuma" e' il classico malanno che colpisce il turista in viaggio nei paesi esotici: complice il cambio di clima e soprattutto di alimentazione, il malcapitato accusa improvvisi e lancinanti dolori al basso ventre, ed e' colpito da allucinazioni che gli fanno vedere la porta del cesso come unica porta per la salvezza. La mancanza di un bagno nelle immediate vicinanze provoca infatti, nei casi acuti, le conseguenze che si possono immaginare; per evitare il terribile morbo va prestata un' attenzione maniacale al cibo, e soprattutto all' acqua da bere, che deve provenire rigorosamente da bottiglie sigillate. A volte pero' le precauzioni non bastano, se Montezuma ce l' ha con voi non c' e' niente da fare, e l' unico rimedio e' un bicchiere di "bebida sagrada" con mezzo limone spremuto dentro


Ho un bisogno disperato di sentire e risentire questa canzone.Montezuma e' la canzone che apre il nuovo(bellissimo) disco dei Fleet Foxes.E ogni mattina appena alzato viene prima del caffe',prima delle seduta sul trono casalingo,prima delle nuove cattive notizie.D'altronde una buona notizia non e' una notizia. Mi porta in un mondo puro e immacolato,dove l'unico rumore e' l'acqua che scende dalla montagna sovrastante,ma che dico acqua? E' una malvasia del Carso quella che sgorga direttamente dalla roccia.Mi ci lavo la faccia ,bevo tutto quello che posso e ordino al dottore di farmene una flebo nel caso Montezuma si vendichi di me ,delle mie malefatte.E' la mia bebida sagrada.

In "Into the wild" la musica o meglio,le canzoni, avevano evocato un posto simile, ora Eddie Vedder cerca di saltare la staccionata senza aver consumato l'olio giusto:un disco voce e ukulele.E mentre i Fleet Foxes mi fanno pensare a Michael Jordan sospeso in aria,ai dribbling di Rensenbrink nel '78,a Sherilyn Fenn nei boschi misteriosi di Twin Peaks,agli Armadillo meeting ,a Cortez the Killer.


Il cantante dei Pearl Jam mi lascia con i piatti da lavare,le riunioni di condominio,i GP di formula 1,le tendine arancioni in un monolocale,i film di Von Trier,il vinitaly.....