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venerdì 27 maggio 2011

Gradite un Po di Bordo’ ? Seconda parte: il commento di Luca Canessa


La frase famosa della giornata: " secondo me nessuno di questi vini va agevolmente oltre i 90 punti su 100." Nessuno in disaccordo su questa coraggiosa affermazione, e allora siamo tutti irrimediabilmente scoppiati o c'è qualcosa che ci sfugge? Ma perché la stampa specializzata, d'ici e d'ailleurs , raramente, voir "mai", dice le cose come stanno? Sudditanza psicologica ? Fascino dell'etichetta ? Snobismo al contrario ? Bha!



Il benevolo commento della seconda parte lo affido a piene mani a Luca Canessa:

"La soffiata arriva da un “grosso” amico; si va da Flavio a tirare il collo a qualche Bordeaux vecchio, vieni con noi? Io mi faccio pregare e dopo un nano-secondo rispondo senza esitazione “certo, se mi devo sacrificare sempre presente”.

La spianata delle bottiglie mi fa quasi impressione perché oltre ai sopradetti nobili di Guascogna rossi si aggiungono due compagnucci mica da ridere: uno Champagne Belle Epoque ‘96 e uno Chateau d’Yquem 89, tanto per non rimanere con la sete ad inizio e fine pasto, foto di rito e ci si siede a tavola.

Lo champagne apre le danze, si presenta con un colore giallo carico quasi ambrato ed un bel perlage fitto e persistente, ma purtroppo il naso rileva una certa evoluzione, una frutta troppo matura e in bocca il risultato è lo stesso, il vino è ormai arrivato, ha ancora una discreta acidità che lo tiene in piedi, ma niente di più.

Non va meglio con il Pichon Baron ‘89 che a fronte di un tappo in pessime condizioni si presenta “tappato” anche alla prova del naso, peccato, ma le munizioni in nostro possesso sono ancora molte.

Chiediamo un piccolo fuori programma a Flavio per provare l’Yquem e così arriva una mini scaloppa di foie gras con coulis di fragole da urlo che sarà la sposa ideale per il nobile nettare che si presenta con un bel giallo carico, al naso una bella albicocca matura e un finale di arancia amara che ritroveremo in bocca, dove a fronte di una grassezza notevole e di una acidtà molto modesta, la piacevolezza della beva è data proprio da questo finale amarognolo agrumato.


Ora si passa ai due grandi di Pauillac, Chateau La Tour ‘90 di un bel colore rubino intenso con un’unghia appena, appena aranciata, il naso erbaceo, verde all’inizio, per poi virare su un più piacevole peperone verde, pepe e animale, la bocca ancora un po’ squilibrata con una acidità molto pronunciata e dei tannini ancora duri, secondo me un vino ancora in crescita con ampi spazi di miglioramento, ma che già oggi va giù che è una meraviglia.

Chateau Lafite ‘90 un colore impenetrabile, concentratissimo come da copione, un naso meno esplosivo, ma più pronto: un peperone più giallo, pepe e goudron, in bocca molto Parkerizzato setoso, morbido, grasso, marasca soprattutto, ma con pochi spazi per crescere, meno personalità e meno intrigante del fratello.

Il tour continua a Pomerol (e le mie note a essere sempre meno precise, causa alcol, cibo e chiacchiere) con lo Chateau Gazin ‘96 colore rosso rubino carico, naso subito bello con un frutto maturo, cioccolato spezie, ma dopo un po’ nel bicchiere rimarrà poco dimostrando che il vino è arrivato al limite massimo della sua evoluzione, stessa cosa in bocca vellutato, piacevole subito, ma poca cosa dopo un po’ di bicchiere.



V. Chateau Certan ‘96
: bel colore rubino intenso, naso piacevole di frutta matura, terra, pepe e soprattutto più persistente nel bicchiere rispetto al Gazin anche in bocca tannino vellutato, morbido discreta acidità, marasca forse prugna e una spanna sopra al cugino.

Le Graves sono rappresentate da Chateau Haut Brion ‘90, colore rosso rubino profondo, al naso tabacco affumicato, terra e tartufo, complesso e molto lungo in bocca morbido, piacevole ritroviamo il tabacco, la marasca ma anche il cioccolato cosa dire anche questa una gran cosa.

Il viaggio prosegue a Saint Emilion con il grande Cheval Blanc ’90, colore rosso rubino intenso, naso intrigante subito frutti di bosco, prugna secca, ma poi anche caffè, affumicato lungo e persistente; in bocca morbido, ma ancora acido con un tannino maturo, un bel frutto , ma anche cuoio e pepe, un grande vino.

Insomma una gran bella giornata con grandi bocce e una splendida compagnia e non so se i miei compari, molto più preparati di me saranno d’accordo, ma metterei sul podio per primo il Cheval Blanc e molto vicino il Latour e speriamo di poter replicare presto, con altri “mostri” in altri lidi."

Luca Canessa

giovedì 26 maggio 2011

Gradite un Po di Bordo’ ? ( prima parte )

- gdf 2011 -

“Ciao Sergio, ascolta, ti volevo invitare ad un pranzo dove stapperemo una bella serie di Premier Grand Cru di Bordeaux degli anni…” Mi interrompe .

“ No non posso, beati voi che non avete niente da fare e ve ne andate a bere di quella roba…”



“ Giuseppe buongiorno, ascolta, mercoledì sei libero ?

“ Si, cosa avete in mente? “

“ Mah, ci sarebbero da bere dei Latour , dei Lafite e altra roba così degli anni ’90… che dici ?”

“ Va bene” pausa “ Anzi no, la mia fidanzata mi fa segno che abbiamo già un impegno, grazie lo stesso”



“Giorgio, avremmo intenzione di stappare una decina di Grandi Cru di Bordeaux anni ’90, vuoi venire? Saresti ospite…”

“ Tu che bevi quella roba? “

“Ma dai , per una volta. C’è Lafite, Latour, Cheval Blanc, Haut Brion, Yquem.”

“No, grazie ho da fare, vatti a far venire un bel mal di testa, mi raccomando “



Proviamo con Valerie, la bio sommelier.

“ Senti , la scaletta sarebbe questa, mica male no?”

“Per carità, con tutta quella chimica di sintesi, e poi proprio tu? Il Pre- Parker”

"Ma Valerie!?! Foie gras e Yquem ! Una volta le ragazze si conquistavano così!"

"Una volta... aggiornati gardien!"



Mentre ero in treno pensavo di fare una piccola inchiesta sulla popolarità dei vini di Bordeaux tra i viaggiatori. Priorità femminile a quel punto.

“Signorina buongiorno, le andrebbe di venire a pranzo in uno dei migliori ristoranti della regione e assaggiare i migliori Bordeaux 1990, guardi, manca Chateau Margaux 1990, ma solo perché l’ultimo non ci è piaciuto e l’abbiamo scambiato con due Richebourg Leroy. Naturalmente sarebbe ospite”

“ Ma di cosa sta parlando, ma mi lasci in pace che se no chiamo il controllore! “

Ahimè! Purtroppo di Cristiana Lauro non se ne incontrano facilmente

Ultimo tentativo accondandomi a due Testimoni di Geova: “Scusi le andrebbe di accettare un invito a pranzo? Ci sarebbero dei grandi Bordeaux da bere…”

“Grazie, ma noi non si cambia religione!”

E allora eccoci , i soliti quattro gatti con dieci bottiglie.

Ormai prenotiamo così.

Un tavolo a nome Gatti .

Si, va bene, quanti siete?

Quattro.