martedì 26 maggio 2009

sorelle impiccione

Alla faccia delle suocere! Anche le sorelle ci mettono il becco.
Come succede in "Ballad in plain" d" un Dylan spudorato come poche altre volte, piccato dall'astio della sorella della Suze Rotolo immortalata sulla copertina di "Freewheelin':
"for her parasite sister i had no respect bound by her boredom her pride to protect..."
Oppure il maestro delle nevrosi amorose, condite da gelosie e invidie assortite, Woody Allen, nel grande "Hannah e le sue sorelle". Qualcosa del genere deve essere capitato pure
al povero Chris Bell,che gia' di suo aveva i suoi problemi. Nella sua bellissima "You and your sister" incontra sulla sua strada una sorella non proprio accomodante.
Pubblicata inizialmente nel 1978 come retro del singolo "I am the cosmos" (altrettanto bella), che diede il titolo all'unico disco solo della sua carriera, uscito postumo e favoleggiato per anni nel 1992. Vero. Nel mestiere di vynil junkie, una buona parte di tempo e' spesa ad aggiungere al passato un'aurea mitologica, a creare culti sotterranei di artisti misconosciuti e dischi perduti. Ma questo disco mantiene un fascino tutto suo.
Dopo l'uscita dai leggendari Big Star, per scazzi con una personalita' forte come quella di Alex Chilton, incise tra il 73' e il 75' "I am the cosmos", degno compagno del primo Big Star, forse piu' datato, ma contente delle piccole gemme beatlesiane.
Non ci fu un seguito, il suo autore, disilluso e depresso, mollo' il mondo della musica finendo a lavorare nel ristorante del padre, e mori' nel dicembre del 1978 in un incidente automobilistico. Ma la splendida melodia dedicata al suo amore e alla sorella impicciona, risplende ancora oggi in tre versioni una piu' bella dell'altra.

Vino in abbinamento: merlot-borc dodon, un vitigno solitamente impiccione in una interpretazione fresca, molto uvosa.

domenica 24 maggio 2009

Champagne!!!

I'idea di Champagne e' un concetto al quale la Francia ha lavorato per piu' di 200 anni, tutti i produttori si sono sempre schierati uniti per promuovere un'identita' e un terroir, gli Italiani in questo senso non sono mai riusciti a “fare squadra” per raccontare cio' che di buono si fa nel nostro paese, tutto cio' a prescindere della qualita'; questa ed' altre motivazioni rendono il gap sulle bollicine con i cugini d'oltralpe ancora grande. Lo Champagne e' un vino, perchè di vino si tratta, e non di status symbol, che va consumato sempre, come aperitivo, a tavola, da meditazione e in qualsiasi momento se ne abbia voglia, l'importante e' pero' rivolgersi verso bollicine di qualita' ottenute da un'agricoltura “pulita” e rispettosa della natura.
... con l'arrivo del caldo me ne e' venuta voglia!

Un po' per amicizia nei confronti di mr. Grape & a quarter un po' per affrontare le tematiche dell'annata 2002 ho partecipato volentieri a una bella serata all' Avenue Café di Aosta.
Gli Champagne in degustazione erano 4 , un poker di piccoli produttori RM (recoltant manipulant) che lavorano con un occhio di riguardo verso un'agricoltura il piu' possibile “naturale”.
Tutti Grand Cru di cui due della Côte des Blancs (comuni di Cramant e Oger) quindi chardonnay in purezza e due della Vallée de La Marne (comune di Ay) percui 100% pinot noir :

Il solito intrigante giochino delle bottiglie alla cieca e ordine che viene svelato solo alla fine..

I miei appunti di degustazione:
Milan brut Cuvée “terres de Noël“ blanc des blancs 2002 grand cru

colore brillante molto chiaro, esile e di facile beva nel finale regala suadenti note di pera, armonioso, fine e elegante chiama sempre un'altro bicchiere, buon segno...
Diebolt-Vallois “fleur de passion” blanc des blancs 2002 grand cru

piu' carico di colore, affinato in barrique risulta piu' complesso rispetto al precedente l'equilibrio e una spiccata personalita' ne fanno un'ottimo compagno a tavola...
Gatinois brut 2002 grand cru
colore ambrato che fa presagire note ossidative, perlage di buona trama e fittezza
naso e bocca che confermano una straordinaria complessita', il piu' impegnativo alla beva...
Roger Brun extra brut “La Pelle” blanc des noirs 2002 grand cru
uno Champagne tradizionale,autentico dal bel colore giallo paglierino intenso,
la pienezza, la forza e la “spalla” del pinot nero sono saggiamente calibrate, ottimo in tutte la occasioni..

Bottiglie di non facile reperibilta', vale pero' la pena “sbattersi” un'attimino per cercarle... i prezzi oscillano tra i 45 ai 90 in enoteca

Tornando a casa un vento caldo ed un cd di Jimmy Buffett mi fanno compagnia..
...canzone in abbinamento asshole song

Prosit!

martedì 19 maggio 2009

Un uomo solo al comando


Non e' Adriano DeZan all'inizio del collegamento con il giro d'Italia, e quell'uomo non e' il pirata Marco Pantani, lui si chiama Walter De Batte' e tra i vignaiolo liguri e' in fuga con distacco.
Qualche altro produttore coraggioso si trova: Santa Caterina di Sarzana o l'astro nascente Tenuta Selvadolce di Bordighera, ma la maggior parte di vini, pur ben fatti,sembrano dipendere troppo dalla ristorazione balnearia. Il nostro e' un vignaiolo sognatore, che produce un solo vino DOC, Cinqueterre,e una serie di vini da tavola a marchio Prima Terra in collaborazione con due amici, non denominazioni, in quanto aldila' delle solite limitazioni legislative, le uve vengono oltre che da Riomaggiore e dintorni,anche dalla Val di Vara, Val di Magra e dal Carrarese.
Vini frutto di macerazioni naturali piu' o meno lunghe, con fuoriclasse come l'Hermoge da uve Vermentino, Bosco e Albarola o il rosso Cerico' da Granaccia e Syrah macerati 21 giorni sulle bucce seguito da un lungo affinamento sulle fecce in acciaio. Sinceramente mediterranei, che altro dire. La sua ultima follia e' una puntata in Abruzzo per produrre insieme ad un viticoltore locale una versione passita di Montepulciano. Good luck.
Abbinamento: Un film questa volta,molto gitano con ritmo
Gatto nero gatto bianco by Emir Kusturica.

sabato 16 maggio 2009

lucciole per lanterne

Rouge de Causse Vdt 2007
(LE PETIT DOMAINE DE GIMIOS - ANNE-MARIE LAVAYSSE)
capita di sbagliare e non si finisce mai di imparare, questo straordinario vino portato da Ciciuxs all'armadillo meeting mi ha letteralmente stregato e ingannato, con la mia presunzione da degustatore ais avevo creduto di averlo “letto” subito ma non era cosi'..
Appena versato nel bicchiere il colore rubino diffuso, leggero e luminoso mi induce a pensare ad un Pinot Noir ma appena messo il naso nel bicchiere le sfumature minerali ed una florealità esile accompagnate da note di piccoli frutti rossi e tocchi di erbe e timo mi convincono che e' un Gamay... e che Gamay!
In bocca l’aroma fatica un po’ a emergere da un quadro che sembra compresso e complesso, l’inizio e' morbido, compatto, con un tannino progressivo e serrato, accoppiato a un’acidità calibrata. che sfocia in un finale d’incenso e noce moscata.. mi fanno ribadire: e' un Gamay buonissimo!
Giulio il vigneron e Hazel non ne sono certi, potrebbero esserci altri vitigni, avevano ragione loro.... il Rouge de Causse e un mix di 16 (!!) vitigni autoctoni del Languedoc a bacca rossa (Carignan Aramon Grenache Cinsault Alicante ecc..) da vigne vecchissime; la vendemmia viene fatta soltanto al mattino, scegliendo i giorni dei fiori e dei frutti del calendario biodinamico. I pregi principali dei vini di Anne-Marie Lavaysse sembrano pero' scaturire da un desiderio d’integrità, di non sprecare nulla della materia preziosamente ricevuta dai suoi vigneti centenari.. Sono vini ancestrali, autentici, di grande personalità e la sua e' una mano vignaiola preoccupata di conservare la naturalezza della sostanza e nel lasciare che le cose si facciano da sé. Nella consapevolezza di avere preso lucciole per lanterne c'é la certezza di aver trovato un'altra gemma nel firmanento dei vini veri.... prosit!

canzone in abbinamento Lyle Lovett - i love everybody

martedì 12 maggio 2009

1978











mi ha fatto veramente piacere vedere le 'firme' musicali che più stimo prendere in mano la tastiera per difendere Blondie. non volevo criticare questa band che sicuramente ha rappresentato qualcosa di importante nella storia del rock. E' solo che all'epoca non li ho mai cagati più di tanto, sapete ero impegnato ad ascoltare dell'altro....... Questo post un po' sbilenco l'ho 'pensato' mentre tornavo a casa dell'ennesima cena di lavoro, ovviamente innaffiata a dovere (più bevo i suoi vini e più sono convinto che a Mr. Paraschos occorra fare un monumento!), grazie a 'Got No Breeding' di Jules Shear and the Polar Bears che usciva dallo stereo della macchina. Ebbene si già allora cominciava ad affiorare il mio amore per il poppeggio. Dopo aver letto i commenti al mio precedente post mi domandavo come mai non ha mai avuto un disco di Blondie. Forse ero già troppo vecchio per la 'new wave' (ma mi sa che Blue ha più o meno la mia età) ma molto probabilmente ero troppo preso da altro, TAC!

lunedì 11 maggio 2009

love is so confusing there's no peace of mind

non sono mai stato un fan di Deborah Harris e della sua band Blondie. 'Heart of Glass' è stato uno dei loro più grandi successi a cui non avevo mai badato più di tanto. Ora arriva questa bella band, 'Old School Freight Train', e cosa ti piazzano proprio in apertura del loro nuovo disco? Proprio lei e la rendono un piccolo gioiello. Loro sono una band di chiara impostazione bluegrass ma la loro offerta è assai variegata con influenze che spaziano da Paul Simon ai Wilco. Un bel suono, moderno, dove spicca la voce del leader Jesse Harper, capace di catturare anche l'ascolto più distratto. E poi sono riusciti a farmi innamorare di una canzone di Blondie..........

"Heart Of Glass"

Once I had a love and it was a gas
Soon turned out had a heart of glass
Seemed like the real thing, only to find
Mucho mistrust, love's gone behind
Once I had a love and it was divine
Soon found out I was losing my mind
It seemed like the real thing but I was so blind
Mucho mistrust, love's gone behind

In between
What I find is pleasing and I'm feeling fine
Love is so confusing there's no peace of mind
If I fear I'm losing you it's just no good
You teasing like you do

Once I had a love and it was a gas
Soon turned out had a heart of glass
Seemed like the real thing, only to find
Mucho mistrust, love's gone behind
Once I had a love and it was divine
Soon found out I was losing my mind
It seemed like the real thing but I was so blind
Mucho mistrust, love's gone behind

Lost inside
Adorable illusion and I cannot hide
I'm the one you're using, please don't push me aside
We could've made it cruising, yeah

Yeah, riding high on love's true bluish light

Once I had a love and it was a gas
Soon turned out to be a pain in the ass
Seemed like the real thing only to find
Mucho mistrust, love's gon
e behind



martedì 5 maggio 2009

La tribu' dei dilli





Ritrovarsi al dente del gigante significa aver scelto strade meno frequentate, piu' tortuose ma immensamente piu' interessanti. Domenica scorsa ne e' stata l'ennesima conferma. La tribu' degli armadilli, che si dice strettamente imparentata con quella dei Nasi Rossi, si e' arricchita di nuovi adepti e tutti splendidi esemplari. Sotto la montagna sacra del Dente, arsura in gola e Mountain Man hanno dato il via alle danze e diretto tutti sulla nostra "cattiva strada", benedetti da Ventricolo Magico. Siete tutti stupendi!

lunedì 4 maggio 2009

all around us a picture no camera can take






la DilloMobile sfreccia verso milano e la notte dominata dalle mani a basso tenore alcolico del Repiz. I quattro pards, qualche bottiglia fa, hanno trascorso una gran bella giornata con vecchi amici ma anche di nuovi che già vorrebbero rincontrare. Non è mai piacevole il termine di una bella situazione. Ed eccoci qui tra una canzone cosi cosi e l'altra, nulla che esce dallo stereo ci appaga dopo questa giornata. Ed io poi, ma anche qualcun altro, me ne sto un po' 'seduto tra il fare ed il pensare e non sto neanche comodo'. Bello avere allora cardioman alle spalle, uno di poche parole ma quelle poche sono giuste. Mi da sicurezza, tranquillità, basta la sua presenza a farti sentire a posto. Musicalmente invece le cose le mette a posto ancora una volta Christian Kjellvander, tolgo il random, volume a palla, e ascoltiamo le sue canzoni fino a casa. Non si parla più, parlano le canzoni, chi le ascolta per pensare e chi per non pensare, ascolta e basta e mette in cascina. Gli amici, il vino, il cibo e la musica hanno sempre qualcosa da dirci e dobbiamo saper ascoltare e tenerci stretto quello che ci possono insegnare. Anche oggi ho conosciuto e imparato qualcosa di nuovo. Grazie a tutti. E' stato bello!

While The Birches Weep
My eyes have seen more beauty than my heart could ever hold
Outside and all around us a picture no camera can take and it is cold
But we all have stories of fires that we love to tell,
but it's the fires within the fires that drew me to you

As to live is to die and I will grieve by your side 'til the day comes
when all that love is lifted from your eye

Found ourselves a village after thousand nights a blur
Fell right before me and I could see here from her
There are angels passing thorugh trying to grab a hold of you,
but we both stand aside like old lovers do

As to live is to die and I will grieve by your side 'til the day comes
when all that love is lifted from your eye

Bury you in the yard, bury you in my arms and watch you sleep
Carry you thorugh the yard, carry you in my arms,
while birches weep


GRAZIE.. (meeting part one)

che dire se non un "merci beaucoup" detto col cuore in mano...
allo chef Agostino Buillas ed ad suo staff, al vignaiolo Giulio Moriondo, agli amici vecchi e nuovi presenti, ai vignaioli che hanno prodotto fra mille fatiche dei vini cosi buoni, ai "musici" Stefano Barotti e Paolo Bonfanti per aver deliziato le nostre orecchie con la loro musica, ai fotografi "ufficiali" Renata e Roberto "l'uva e un quarto", a Diego per aver portato tre grandi Barolo a Jean Perin e Teddy per la loro simpatia, a Cardioman per essere stato il piu' veloce sul pezzo, a Mauri Pratelli "Sweet Wine" e... a la prochaine mes amis, e che non sia mai l'ultima!

venerdì 24 aprile 2009

Meeting sold out!


ci dispiace per chi non e' riuscito a prenotarsi in tempo ma siamo gia' decisamente overbooking; ci saranno comunque altre occasioni per stare insieme...a fianco l' intrigante menu' ispirato alla Vallée studiato dal miglior chef Valdostano (50,00 euro ben spesi!)
non scordatevi un paio di bocce di vino (naturale/biodinamico), qualcuno si ricordi anche quello dolce per accompagnare il dessert..
ps vi verra' anche lasciato un piccolo souvenir dell'evento (surprise..)

Al 3 les amis!

mercoledì 22 aprile 2009

1° armadillo meeting: Courmayeur 3 maggio '09


FINALMENTE ci siamo! a grande richiesta il 1°armadillo meeting e' stato fissato...
ci troveremo domenica 3 maggio a Courmayeur.
Dopo le conferme dello chef neo-stellato Michelin Agostino Buillas del Café Quinson del bravo vignaiolo Giulio Moriondo dell'azienda Vini Rari e dei tre musicisti Paolo Bonfanti, Stefano Barotti ed Andrea Marti il programma dovrebbe essere il seguente:
ritrovo al Dente del Gigante in tarda mattinata (11,00/11,30)
ore 12,00 aperitivo in piedi con stuzzichini maison
ore 12,45 a tavola con un menu' ispirato al territorio da parte dello chef Agostino
a meta' pranzo il Vignaiolo Giulio Moriondo presenta il suo libro “Vina Excellentia"
alla fine del pranzo mini "live concert" con
Stefano Barotti, Paolo Bonfanti e Andrea Marti della scuderia Club de Musique records.
Il costo ed il menu' a breve nei commenti..
Venire muniti di 2 (due) bocce o una magnum di vino naturale e/o biodinamico (chi ne fosse sprovvisto se le puo'procurare nella cantina del "Dente")
I posti disponibili sono solo 25 scrivete nei commenti la vostra adesione..
A bientot les amis!

domenica 19 aprile 2009

Danny Gatton (Washington, 4 settembre 1945 – Newburg, 4 ottobre 1994)

a quindici anni dalla scomparsa voglio ricordare il piu' grande chitarrista di sempre; so long Danny, mi manchi..

una birra Baladin Super di Teo Musso potrebbe essere un buon abbinamento, chissa' che birra aveva in mano il nostro, vedere per credere..

martedì 7 aprile 2009

Vino Vino Vino.... per davvero; Villa Boschi 2009


tutti con la stessa sensibilita' per il territorio tutti con il credere che la nostra ricchezza isiedeva in quanto ci e' stato lasciato e in quanto saremo capaci noi di lasciare.
Baldo Cappellano

Mi piace pensare che Baldo, prima di andarsene abbia voluto riunire i due grandi gruppi di vignaioli, in un segno di amore per la terra e per chi la lavora con passione.
Con gli amici armadilli, ad inizio giornata ci eravamo proposti, vista la grande quantita' di viticoltori presenti, di saltare quelli che beviamo abitualmente per assetare la nostra voglia di novita. Sempre in cerca di quello che non si conosce, nel vino come nella musica, ma poi la storia e' andata diversamente...
Il trittico iniziale e' stato da paura:
Clemence Busch

con i suoi grandi Riesling
della Mosella, pieni, aromatici, eleganti, da lungo invecchiamento.
Pierre Overnois
in una occasione piu' unica che rara, dato che si muove raramente.
Vero artigiano dello Jura, di Arbois precisamente, prima ci fa assaggiare il rosso (o rosa vivace) Poulsard dal colore scarico ma dal gusto fine e allo stesso tempo sapido e caratteriale, seguito da uno Chardonnay 2003 di grande vitalita' e da un originalissimo Savagnin 2004 dai sentori di crauti (ciciuxs ci illumina). Incontro emozionante.
Marcel Lapierre
si e' rilevato il signore che tutti mi dicevano. I suoi vini passano dalla semplicita' e grande bevibilita' delle versioni base, al velluto e struttura del Morgon, alla classe assoluta del Morgon Vielles vignes, che produce solo nelle annate migliori. Quando ha notato lo stupore del Ciciuxs, estasiato da questo vino, gliene ha regalato una boccia!
Qua non c'e' spazio per manager dai colletti bianchi che non hanno mai visto una vigna in vita loro,gli stessi che hanno ucciso l'industria discografica,qua vieni con gli amici e ti ritrovi tra gli amici. Chapeau.
Capperi!
Non credevo di potermi emozionare tanto ad assaggiare un cappero, ma Giotto Bini
o meglio l'isola di Pantelleria ha fatto il miracolo,un cappero che ti risolve una cena.
Se poi lo abbini col suo zibibbo secco vinificato e affinato in anfore interrate,e' poesia pura. Ma anche l'abbinamento col passito e' sorprendente.
Benvenuti a Pantelleria!
La barba fa buon vino
Devo avere una predisposizione per i viticoltori barbuti,dopo Lapierre e Busch,Jacques Granges del Domaine du Beudon, e'una piacevole sorpresa per me che non lo conoscevo.
Tra i rilievi del Vallese produce alcuni vini viperini, minerali da uve Fendant(chasselas e Muller Thurgau. Ma sono anche i rossi a colpirmi, specialmente l'uvaggio Dole, da uve Gamay, Pinot noir e Cornalin.
Poi ognuno ritorna alle proprie passioni, come dicevo prima, chi da Arianna Occhipinti (uno a caso...) chi al calore (c'e' bisogno di sbottonarsi) del Chatenneauf du Pape del Domaine du Villeneuve, il sottoscritto al Friuli della roccia carsica di Zidarich e Vodopivec, e delle lunghe macerazioni sulle bucce di Radikon e Paraschos.
Joly and other tales
A meta' pomeriggio suona la campanella, e' la fatina Sophie a chiamarci a rapporto:
e' giunto il momento di assaggiare i vini del gran maitre biodinamico Nicolas Joly.
Sicuramente hanno bisogno di tempo e di arieggiamento, ma i confini del paradiso non sono poi cosi' lontani.
Nota di merito anche per i Brunello de
il Paradiso di Manfredi, con la sua terrosita' Ilcinese di grande naturalezza espressiva.
Specialmente un 2001 vicino all'equilibrio, ma anche lo stesso rosso l'ho trovato piu' buono della maggior parte dei brunello in commercio.
Pian piano la lucidita' viene meno,qua non si butta via niente, non si degusta per lavoro ma si beve per piacere, per godere. E caso mai te ne scordassi, il richiamo di Cappellano risuona nella mente "Io mi son fatto un culo cosi',e ora te lo bevi tutto!".
Comunque riesco finalmente a bere,dopo vari inseguimenti, i vini di Giampiero e Paolo Bea (piu' buon sagrantino non c'e'), e quelli di Giovanna Morganti, chianti piu' classico di cosi' si muore. La mia memoria che gioca a ping pong, tira fuori ancora i simpatici austriaci di Pretterebner, gli entusiasti laziali de Le Coste di Gradoli col loro litrozzo bianco e, altra bella sorpresa, i palermitani di Porta del Vento.
Ci vorrebbe un giorno in piu', sara' per il prossimo anno.
Infinitamente grazie allo stoico "drivin' wheel" Ciciuxs e alla nostra "spirital guidance" Tatix

Marco "Hazel" Bariani

Canzone in abbinamento: Salt of the earth-Rolling Stones
La voce tannica di Keith da' il via al finale del banchetto dei mendicanti.

Lets drink to the hard working people
Lets drink to the lowly of birth
Raise your glass to the good and the evil
Lets drink to the salt of the earth

lunedì 30 marzo 2009

canzoni di schiena ed il ricordo di Max (di Guido Festinese)

Era da un bel po’ di tempo che, da lassù, in quel settore del Paradiso che ha come insegna « Broken Hearts & Spare Partes », non ci arrivava la voce di Max Parodi. “Sì, va bene, sto imparando anche ad apprezzare il gregoriano. E ti giuro, Gabriele, che sono stato buono e zitto quando mi hai fatto sciroppare tutta la Passione di Giovanni. Io avevo altre passioni, e allora? Non sai leggere, tu che sei il Boss del quartiere, tu e quell’altro vecchio hippie svaporato di Pietro, tutto il giorno a far tintinnare quel mazzone di chiavi, che sembra un metallaro in là con gli anni, invece che un Santo? Non per buttarla in polemica, ma se uno è – scusa, ero - un “prigioniero del rock ‘n’roll” non potete pensare che qui (cibo perfetto, birre alla temperatura giusta, bei film, niente da dire) uno non rimpianga un sano assalto di watt, una bella telecaster, un Marshall che fuma come un turco con l’enfisema. Allora? Me lo fate ascoltare un po’ di rock? Ah sì, e che sarebbe? Fammi vedere, butta giù le zampe, Gabriele, che va a finire che mi rifili col trucco un’altra Passione. Fa vedere, mica te lo rubo. Anzi metti nel lettore. Blues, cazzo, e come Dio comanda (scusa, scusa, non volevo: non lo dico più). E’ Paolino, accidenti. E quell’altro? Roy Rogers. Sì, lo so facile ironia: nella vita poteva fare il blue jeans o il chitarrista, qui ha scelto la seconda. In genovese, pure: vai Paolo. Mica ci ho tatuato sul braccio “Vele ancora tese, bandiera genovese” per niente. Roba tosta. Se il Blues è il grande Pongo che attende di essere modellato, Bonfa è il Grande Plasmatore. Andiamo avanti, dai, che vado di corsa (come? Qui non si va di corsa? E chi te l’ha detto, smidollato di un piumato?), dunque dunque, “Bob sull’Appennino”. Fantastico. Se la sente il Boss (no, non quello del Triangolo, l’altro, con rispetto parlando) la ri-traduce.
Certo che bisogna essere dylaniani sopraffini, per vedere quanto Dylan il Bonfa ci ha stipato dentro. Ne riparliamo tra un cinquant’anni, Paolino? Per me va bene. E ora? “Jimmy e Maria”, cavolo. C’ero, io, quando Bonfa la faceva rotolare a duemila all’ora. Questa è diversa, ha un sapore texmex, ha respiro, grazia, si stagliano le parole, la fisa è una grande idea. Parola mia, un capolavoro che tutti i bubola del mondo possono solo tentar di bubolare. E quest’altra? Non ci credo, Paolino in talkin’ puro. Ha tradotto Leo Kottke, Santa Maria (Ahia, belin, che bacchetti, mi scappano, anche questa non la dico più dai: ma guarda che alla Signora piace il rock, ho scoperto, tié, Bernadette). Gran disco, Bonfa, andiamo avanti. Ripetilo, questo piccolo miracolo. Gabry, come si chiama questa? “Qui non ci voglio più stare”. Lo so Bonfa, anche io non ne avevo gran voglia, di dividere l’ossigeno con il Miliardario Ridens, però, cazzo, potevate anche avvertire prima di farmi fare le uscite di scena da filodrammatica: in fin dei conti anche io ne avevo da dirgliene. Sì, lo so, Bonfa arriva subito al sodo. E si sente. Mhhh, altro rock, come dici? “Bei tempi andati”. Per me ora lo sono davvero, anche se, prima di entrare in quella maledetta doccia, un disco dei Creedence l’avevo messo da parte, e ce l’ho pure qui. Non ci credi? E aspetta che te lo faccio vedere, razza di Piccione. Però, Bonfa, ora sa fare anche la “storia della storia”? Pazzesco. Speriamo che lo capiscano. Quest’altra invece, l’ho capita da qui: Bonfa è un Genio, sa inoculare fiale rock anche dove il rock era il ricordo di un sospiro: massimo rispetto, come dicono i tuoi colleghi di penne di rango inferiore. Sì, occhei, olrait, “Cosa danno” è un pezzo della gloriosa ditta Stormy Six. E che vi credete, razza di Passeracei Angelici, che il Bonfa non sappia “trattare” roba fine, spessa, modello “rock in opposition”? Lo sa fare, arpisti eterei del mio berretto (ahia, basta: và a finire che mi sembra di avercelo ancora, un corpo). Siamo in fondo, dici? E allora? Vai, non stare lì a farti pulizia tra le piume. In genovese, una ballad. Come si intitola? “Dove a l’è”. Magnifica, ragazzi. Sembra una ninnananna, come quelle che scrivevo io con la Rosa Tatuata. E questa voce? No! E’ Vittorio De Scalzi, belin, senti che classe. Senti allora Gabry, facciamo un patto: io presenzio a tutte le prossime Passioni dei prossimi tremila anni. Tempo ne ho. Tu mi procuri, e subito, quel cazzo di lettore Mp-Angel che vi tenete nascosto tra le piume. No, non negare. Mettici su il Bonfa, che ho da ascoltare qualcosa di decente. E dillo anche alla Signora, se non ti fa troppa soggezione. (Guido Festinese per Max)

sabato 21 marzo 2009

Le mani del vignaiolo e il Gavi del '91

Rendez-Vous e partenza per Novi Ligure, tanta la voglia di incontrarsi e le parole tra noi fanno sembrare la distanza percorsa un piccolo trasferimento. All'arrivo a Cascina degli Ulivi il cartello Attenzione Bambini al Pascolo ci fa riflettere sull'atmosfera che troveremo...
Saluti di rito e piacevolmente accompagnati da Marina ci spostiamo alla vigna Montemarino da Stefano Bellotti che ci aspetta, ed è qui in mezzo alle sue vigne che ci introduce la sua visione di vigneron, fatta di cultura tramandata, di biodinamica, di rispetto nel condurre il vigneto e di lavoro duro e faticoso, basta guardare le sue mani per capire, mani di un'uomo che in vigna ci lavora per davvero, mica i fighetti incravattati del Vinitaly; Bellotti e' un uomo con un intuito e una perspicacia fuori dal comune che lo rendono personaggio unico nella martoriata realtà della docg Gavi, una vera voce fuori dal coro.
Voce fuori da coro che ritrovi tutta nei suoi vini che ti portano a pensare che stai bevendo un Riesling della Mosella quando invece ti hanno versato un suo Gavi del 1991... quanta magia e quante emozioni in quel bicchiere..

tornando a casa questa bella canzone degli Okkervil River ci fa compagnia


Tatix & Roberto “uvaeunquarto” Jacquemod

mercoledì 18 marzo 2009

papaveri e peonie

stasera sarei dovuto essere altrove, sorry Mr. Vites, invece mi é toccato qualcosa di meno piacevole e per consolarmi ho annaffiato a dovere con del buon Kai 2005 di Paraschos. Tornando ha casa mi imbatto in una canzone e l'ascolto a ripetizione. E' di Christian Kjellvander, svedese autore di diversi dischi sia solisti che con la band Loosegoats. Lui è molto bravo, amo i suoi dischi ed aspettavo l'occasione per parlarne. Eccola, una canzone, l'ho ascoltata un mucchio di volte, ma stasera ha da dire più del solito o forse sono io che l'ascolto più attentamente. 'Papaveri e Peonie' è un titolo che non sembrerebbe avere grandi pretese invece....

I wanted you to need me
and I wanted to need you
But the days they proved different:
took action for truth
It's plain it wasn't in the cards for you and for me
'cause you can't live off laughter and luxury

When you couldn't be loved
you were left with feared
Passed admiration contempt is reared
Considered all the things i had with you
Considered all the things i had to do

I wanted you to need me
and I wanted to need you
But the days they proved different:
took action for truth
It's plain it wasn't in the cards
for you and for me
'cause you can't live
off laughter and luxury

You spin your web of sorrow and dreams
Your life's a poem, or so it seems
One too many drunken nights,
One too many unfeathering fights

So move on, move in, move out
There's a light that lurks in the shadows of doubt
Carry on, carry in, carry out
In this action is what you carry about

So I found a girl who needed me
and you know I need her too
And it's plain that it's all in the cards for her and for me
'cause you cant live off love, laughter and luxury
Yes, you can live like poppies and peonies


martedì 17 marzo 2009

brother jono and the last wines of winter (take 2)



il 'nostro' Jono ha appena concluso un nuovo tour in Italia in compagnia di John Popper, leader dei Blues Traveler. I due sono legati da lunghi anni di amicizia cementatasi sul palco dell'ormai defunto Nightingale di New York. Sto giro sono stato presente a solo due date e stasera uno stanchissimo, Jono è passato a salutarmi prima di partire. Mi ha confermato che il tour è andato bene ed i suoi programmi futuri. Al rientro si fermerà a NY per mixare il disco di Tao Seeger (nipote di Pete), da lui prodotto ed il 3 maggio lo accompagnerà nel concerto del Madison Square Garden per i 90 anni di Pete dove suoneranno parecchi illustri colleghi. Inoltre Jono e Popper stanno terminando il loro disco insieme che si preannuncia molto interessante, speriamo trovino un'etichetta (magari valdostana) che pubblichi il loro disco anche qui da noi.
In tutti i concerti del tour questa grande canzone non è mai mancata:

The Mountains Win Again
Words & Music by B. Sheehan


I pick up my smile put it in my pocket
Hold it for a while try not to have to drop it
Men are not to cry so how am I to stop it
Keep it all inside don't show how much she rocked ya

Ooh can you feel the same
Ooh you gotta love the pain
Ooh it looks like rain again
Ooh I feel it comin' in
The mountains win again
The mountains win again

Dreams we dreamed at night were never meant to come to life
I can't understand the ease she pulled away her hand
This time in my life I was hurt enough to care
I guess from now on I'll be careful what I share

Ooh can you feel the same
Ooh ya gotta love the pain
Ooh it looks like rain again
Yeah feel it comin' in
The mountains win again

A pocket is no place for a smile anyway
Someday I will find love again will blow my mind
Maybe it will be that love that got away from me
Is there a line to write that could make you cry tonight
Can you feel the same
Yeah ya gotta love the pain
Ooh it looks like rain again
Ooh feel it comin' in
The mountains win again
Ooh the mountains win again


Sabato scorso è stata anche l'occasione per un'altra sessione di 'the last wines of winter', un po' con la scusa di far assaggiare qualche vino naturale 'nuovo' al coinquilino di questo blog. 
Il Vermentino 2004 di Dettori é una meraviglia (grazie Jean P!!). Dimenticatevi, anzi lasciate pure perdere, i Vermentino sardi che avete bevuto sino ad ora, tutti più o meno uguali e di una banalità disarmante. Questo è IL Vermentino, frutto di quella straordinaria zona della Sardegna che si chiama Romangia. La limpidezza prossima al nulla all'inizio potrebbe spiazzare qualche fresco frequentatore di corsi sul vino ma appena si avvicina il naso, dopo un'adeguata ossigenazione, e lo si comincia a sorseggiare si apre un mondo affascinante che non può lasciare insensibile davanti a tanta meraviglia nemmeno chi ha bevuto aranciata fino al giorno prima.
Da rivedere il Dinavolo 2006, fratello dell'Ageno e frutto della stessa mano, quella del bravo Giulio Armani de La Stoppa. Forse ancora acerbo, verde, tannico, mi sono posto la domanda a che cibo lo avrei abbinato ma non ho trovato risposta. Credo occorra aspettarlo.
Il Rosso di Montalcino 2006 di Campi di Fonterenza ed il Geos 2004 di Fattoria Castellina, due belle conferme (ultimamente li ho bevuti spesso) di aziende che lavorano in modo serio e che sono garanzia di bel bere.