lunedì 2 settembre 2013

Le moléculaire, c'était une des erreurs de ma vie...


gdf


E' un brutto periodo per le mie mail. Di solito i miei interlocutori sono abbastanza lesti e precisi nelle risposte. Invece settimana scorsa, chissà perché, quasi tutte le mie bottiglie di vetro lanciate nell'etere con dentro un messaggio elettronico si devono essere rotte sulla scogliera sotto il faro. Guardo giù, cercando con gli occhi, ma i polpacci tremano. Un Guardiano del Faro che soffre di vertigini? lo so, fa tenerezza tanto si dichiara debole.

Oppure, anche se sono arrivate a destino e nulla mi è tornato indietro con qualche confortante risposta sarà perché le  questioni poste non erano forse abbastanza pertinenti, o erano fuori tempo, fuori luogo.

Attenderò ancora con pazienza, perché, a contrastare la tendenza e il dato statistico del Guardiano ragioniere ci ha pensato Marc Veyrat, uno che dovrebbe avere parecchio da fare, siccome sta riaprendo il suo ennesimo ristorante savoiardo, ma che nonostante l'incombenza, nel giro di una sola ora, di sabato mattina, ha soddisfatto la mia curiosità.

Meriterebbe una visita solo per quanto è stato rapido e preciso a mollare radici estinte e casseruole bollenti per mettersi alla tastiera, rispondere con precisione, salutare e firmarsi. Certo, le sue muscolose additions comprendono anche le buone maniere, che giustificano e hanno sempre giustificato il Salasso Savoiardo.

Appena saputo che riapriva (con lui al piano), ho ripensato alla lunga storia di questo chef irripetibile, che non si è ancora arreso agli alti e bassi della vita e che da venerdì 6 settembre sarà nuovamente pronto a ripartire, dall'alto dei 1650 metri di Manigod.


Il ritorno del cuoco col cappello da montanaro più mediatico della storia della cucina francese non poteva passare inosservato né di là né di qua delle Alpi. Marc Veyrat, a 63 anni, e dopo un bruttissimo incidente che l'ha tenuto fuori dal giro per almeno cinque anni, sta riaprendo il suo nuovo ristorante d'alta montagna a Manigod, geograficamente posto circa a metà strada tra i due luoghi dove ha dato il meglio di se durante gli scorsi decenni: Annecy e Megève.



Ritornato in forma e riassorbito dalla sindrome dell'architetto, rieccolo in pista a disegnare e progettare un altro futuro, sulle tracce dei prodotti biologici dopo l'abbandono della "molecolare", in stile apparentemente semplice, ma lo sappiamo a memoria ormai, questo chef fa parte di una generazione di cuochi francesi irripetibile, e quindi sicuramente ci sarà di nuovo da divertirsi. Consulenza botanica compresa. Parola di chef.



...J'avais percuté ma fille en skis avant de manger un pylône et son rocher. J'étais cassé de partout: fractures des lombaires, enfoncement de la cage thoracique, épaule droite cassée, la jambe gauche en vrille, les cervicales en vrac…

Fa dunque parte anche Veyrat di quella generazione di grandissimi chef che sopravvissuti ad incidenti spaventosi: lui, Roellinger, Ducasse, sono andati bel oltre l'incidente... ma andiamo oltre, come sono riusciti a fare loro nonostante tutto. Qui di seguito il link dove poter leggere la lunga intervista d'alta quota e dagli alti contenuti umani di François Simon su le Figaro.






Ma prima di chiudere ecco le informazioni di pubblica utilità richieste:

Nous sommes ouverts les jeudi soir, vendredi, samedi et dimanche.
Le menu gastronomique " cuisine minérale, légère et naturelle" est à 300€ par personne.
Avec grand bonheur, je leur ferai partager mes connaissances des plantes botaniques.

Très cordialement.

Marc Veyrat




Maison des Bois, col de la Croix-Fry, 74230 Manigod. Tél.: 04 50 60 00 00.  
Mail: contact@marcveyrat.fr

gdf

( foto Figaro e marcveyrat.fr)

14 commenti:

  1. Li vedi questi francesi------ faceva il menù a 50 euro per partire non lo considerava nessuno. a 300 euro avrà la lista d'attesa- botta media del Figaro e quella strada sarà più affollata della tangenziale-
    A&P

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  2. Mi piace invece sottolineare il termine mediatico più gettonato degli ultimi anni, se riferito al vino; e cioè: minerale. Riferito al cibo non è così normale ritrovarlo. Complimenti a chi ci ha pensato, perché immaginare un cibo minerale spinge la mente ad andare oltre alla superficialità, a scendere, a esplorare le profondità delle cose e dei suoi significati. Uno che sa stare nei media uscendo dalla media. Prendere nota.

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  3. ...sotto il cappello ,...tanto....!

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  4. Voi blogger che ora farete a gara a chi primo arriva, portatevi un libretto di botanica, se no rischierete di sbagliare le didascalie dei piatti.

    E.

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  5. A giudicare dal grafico del blog l'interesse verso il vecchio Marc non è scaduto. Vediamo chi arriverà prima allora. Come si dice in questi casi: via alle telefonate. Personalmente non ho fretta, prima mi dovrò studiare un po' di botanica, per aggiornamento, per arrivare preparato ;-)

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  6. Emanuele Barbaresi2 settembre 2013 10:44

    Finalmente una buona notizia. E un'altra è che, a quanto pare, ha capito che con la scimmiottatura della cosiddetta cucina molecolare e il grottesco tentativo d'inseguire Adrià sul suo terreno ha fatto un grande errore, nonostante i peana generali e i 20/20 di GaultMillau. Uno chef del suo carattere non aveva certo bisogno di aderire alle ultime tendenze per far vedere quanto era bravo

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  7. Molto bella l'intervista di François Simon. Peccato si trattasse dell'ultimo giornalista che si vantava di investigare la ristorazione in anonimato, o si sarà mascherato prima di fare le domande a Veyrat?
    Giorgio.

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  8. Simon che fa le interviste fa pensare anche a me che abbia (anche lui) capito che è finito il tempo degli investigatori mister x con telecamerina nascosta, a meno che la usi ancora con chi (comunque) non lo conosce, per alimentare se stesso e il contorno del personaggio che ha creato.

    Ma qui sopra c'è Emanuele, quello che fu ultimo a mollare l'anonimato. Ecco, però all'estero Emanuele, con il suo fare da Americano (o scandinavo) in vacanza, e con la moglie (coerente allo stereotipo) potrebbero mettersi al collo una compatta e andare a Manigod per lo scoop dell'anno :-)

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  9. Emanuele Barbaresi2 settembre 2013 17:05

    Ho appena prenotato per il 29 dicembre.
    Non sarò il primo e non so se avrò una compatta al collo (sono anche l'ultimo refrattario alle foto...), ma insomma, in qualche modo vi farò sapere...

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    1. Spero a pranzo, ti dovesse partire un click la luce ti sarebbe più amica.

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    2. Un quarto quinto per concludere le canzonette di Bennato no?

      Sì lo so non è facile.

      F.

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    3. Ci proviamo:
      non c'è paura (fegato) è l'istinto che mi fa volare (cuore) ?
      Visto che mi sono preso il rischio, chiedo calice mezzo pieno di consolazione.
      M 50&50

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    4. Forse abbiamo frainteso Emanuele.
      Non credo abbia prenotato per sei, però ha ragione A&P, perché se Veyrat ci avesse chiesto 50 o 100 euro non avrebbe mosso la coda neanche un labrador. Come quando mettevo in carta un vino buono ad un prezzo troppo basso. Poi la gente non ci crede più alle favole, anche quando son vere, invece così si.

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    5. Emanuele Barbaresi3 settembre 2013 10:45

      E comunque è sempre un risparmio di 60 euro rispetto a prima, senza contare che immagino che i ricarichi sui vini saranno (molto?) inferiori che all'Eridan. Poi forse sarà una minestra riscaldata, ma è un rischio che bisogna correre se chi te lo fa correre è Marc Veyrat

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