mercoledì 18 settembre 2013

Pisacco e i grattacieli di Milano


gdf 


Questo edificio mi fa paura, come se stessi ai piedi della parete di una diga, come fossi bloccato di fronte ad una belva, come un boccone ancora vivo di fronte ad un predatore, ad un angolo di Via Solferino, a due passi da dove molti hanno consacrato la loro scrittura nell'Olimpo (un tempo) del giornalismo.

Riprendermi, ma senza rispetto, invece di inchinarmi di fronte al Palazzo del giornalismo, e tirare innanzi senz'altra stima, ma poi dover di nuovo alzare la testa fino al torcicollo per confrontarmi con un altro di questi oggetti superflui, quanto uno strumento da sexy shop acquistato da due etero attivi è già soddisfatti delle loro misure.


La gara a chi ce l'ha più lungo in vista dell'Expo 2015 è partita da un pezzo, ma questi due oggetti mi incutono più timore che rispetto; mi convincono a cercar rifugio, e allora, con l'appetito dei giusti, meglio entrare in una delle più terrene interpretazioni della cucina italiana servita a prezzi e in modi che non devono temere confronti con avventurosi tentativi di stupire turisti, che vorrebbero solamente una cucina italiana ben fatta, cristallina nella sua semplicità, ed a prezzi comprensibili anche ai non udenti.




Lo chef non c'è? Almeno non quello di cui parlano quasi tutti, Andreino Berton, collegandone l'insegna e il concetto, ma  chi c'è c'è. E chi c'è si disimpegna molto bene nel compito affidatogli o affidatosi. Il gentile Fabio Gambirasi, che mi invita a visitare il piano basso del Pisacco, e a dare un'occhiata a quello che c'è di là della strada, dove, in altri orari, pare che i cocktail e la bontà delle pizze vincano il campionato cittadino.




Fabio Gambirasi (a destra), accidenti! un altro Fabio con le mani sul piano che mi sta parecchio simpatico, guardate che sorriso vero. La sua è una vittoria su due fronti, sia sul lato patatina fritta che sul lato pizza. La pizza ormai ha sfondato ogni riferimento sulla cucina italiana, spaghetti compresi. Google chiarisce il concetto, e alla parola pizza dedica 437 milioni di riscontri, contro i soli 64 milioni degli spaghetti. 



La pizza che si cuoce di fronte al Pisacco pare possa veramente verticalizzare la parte alta delle classifiche secondo il mio servizio confidenziale di intelligence milanese, mentre di qua lo spaghetto aglio olio e peperoncino è parecchio strong, ma così deve essere, come del resto la patatina fritta in doppia cottura, da intingere senza ritegno nella regolamentare maionese per aggravare il carico di grassi.

Corretto il risotto alla milanese con ragù di vitello, e altrettanto filo logico anche il crudo di carne battuta al coltello. 

Va senza dire, che la mortadella è ottima e servita con un bel modo di gradirla, con giardiniera e sfoglie di pane croccanti, affettata a straccetti, come amava Gianfranco Funari. La giardiniera in agrodolce fa si che non ci si possa mai annoiare con una mortadella appena affettata sotto i vostri occhi desiderosi. 






Il vitello tonnato si rivolta, e così la salsa va di sotto insieme ad un vegetale croccante e la proteina si protende rosea e in bella forma, con un informazione di capperi che riporta alle origini, così, tanto per rialzare l'attenzione.



Molti saranno sicuramente tentati dal rivoltarlo; potrebbe essere un esercizio da applicare alla scrivania di un psicologo. Quanti sarebbero tentati dal rivoltare il vitello tonnato? Quanti lo mangerebbero con la salsa di sotto e quanti con la salsa di sopra? E quanti si accontenteranno della ristrettissima lista dei vini? però serviti anche al bicchiere, e però tariffati a prezzi di saldo. Quindi il conto non sale, non può salire. 





Il conto è leggero, le proposte di mezzogiorno invitanti e sempre diverse ogni giorno, grazie alla formula delle tre ciotole più dessert.

Il tourbillon dei giovani ragazzi (parecchi) addetti al servizio vivacizzano ancor di più l'ambiente, rendendolo più luminoso di quanto dovrebbe essere. 

Meglio il piano basso se volete rimanere tranquilli e godere della luce naturale del giorno, opzione che però va rimarcata al momento della prenotazione, perché, di norma, la sala luminosa viene riservata al servizio serale, quando di luce naturale non se ne può avere, mentre a pranzo, con questa bella luce settembrina che illumina l'Arco della Pace, i milanesi preferiscono pranzare con le luci accese, e anche basse.

Bha! A capirli... neanche la Nikon ci riesce, faticando ad adeguarsi alle abitudini del milanese in  età riproduttiva, che quando se ne va dalla città in estate va a morire di caldo al mare, e quando fa freddo va a gelarsi i malleoli in montagna; e che di giorno ama i locali bui, e chissà, poi di notte, dormirà con luci soft accese e una musica new age di sottofondo, sotto un guanaco nero. Li lascio di nuovo senza capirli, vado a riprendermi un treno fuori dall'inesistente traffico del centro.




gdf


7 commenti:

  1. Shhh, altrimenti ci sentono…
    sembra che i milanesi che vanno a “Curma” d’inverno e a “Santa” o comunque al mare d’estate lo facciano per autopunirsi, invece di restare a godersela nella città più caldo-umida d’Italia, dove i piccoli spicchi di cielo percepiti non sono mai azzurro puffo, l’inquinamento è al livello di Bangkok e il traffico in tangenziale è h24.
    Anch’io da mezzo milanese, pur apprezzando la montagna, da quando è tempo di migrare, incorro nello stesso errore e vado al mare e da buon milanese anche se vado a letto tardi mi alzo presto all’Alba (infatti il sole e il mare formano un angolo acutissimo) e invece di starmene al bar con un bel maglioncino arancione di cotone misto “casimiro”, mi spoglio e faccio un bagno, sperando che dentro tutta quell’acqua la sensazione perenne di umido addosso che provo a Milano non mi abbandoni e invece…
    M 50&50

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    1. Courma M, non Curma.. ;-)

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    2. Sorry, non volevo storpiare i luoghi cari a te ma anche a Francesca D’Entreves e a Marina, che non leggeranno e non collegheranno, ma che ringrazio comunque oggi per l’ospitalità di allora in una Milano umida ma unica.
      M 50&50

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    3. Ehi voi due Courmayeuristi, i milanesi non ci prendono con lo scritto, mentre i romani, in tv, lo pronunciano Curmaier, di più non ci riescono, quindi alla fine, meno peggio i milanes. Yanez, Flah and the Pan, non vomitare, c'eri anche tu in discoteca all' Abat Jour, ne sono certo.

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    4. poche volte.. l'Aba era per i Calabresi o le vichinghe in cerca di avventure col pizzaiolo di turno un metro e 60 e il pacchetto di Marlboro nella manica della t-shirt.. Io inseguivo le snob milanesi a Le Clochard.. la Cicci, la Iaia la Sissi con l'Amedeo (il cane della Iaia..);-)

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  2. Sapessi com'è strano
    vederti paparazzato
    a Milano,
    a Milano
    In un bar rosticceria
    una pizza e una sangria
    che pazzia
    che pazzia...

    Alba

    p.s. complimenti per la forma smagliante Gdf!!!

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