
Però prego accedere a John Coltrane prima di mettervi a tavola:
http://www.youtube.com/watch?v=U5Nrb481QU8&feature=related
alla ricerca delle emozioni lungo le strade asfaltate e non: del vino, del cibo e della musica

Un po' di serenita' in famiglia, una magnum di Krug '90, la Messa di mezzanotte e del sano rock'n'roll tornando a casa, cosa volere di piu'?
- del Guardiano del Faro -Si, lo so, una settimana che traffico dietro al back office di questo blog confidenziale e già mi lascio andare lascivamente su sentieri abbigliati in red carpet, la vie en rouge e noir da Casinò, e adesso i pards mi affibbieranno il primo cartellino giallo così lo metto sul tavolo verde e sui colori basic stiamo a posto.A Montecarlo strade poco asfaltate come amerebbero gli armadilli non ne ho mai viste , perchè non ce ne sono proprio, anzi, piuttosto un tappetino liscio di catrame cashmirato e marciapiede di marmo satin setoso .
Però le feste natalizie sono noiose e a rischio depressione, e allora diamoci una botta di vita, eccheccaperò !

Le novità nel paese dei balocchi non mancano mai, figuriamoci sotto feste, verificato il bel mondo del Buddha bar ecco che a Le Cabaret parte questo spettacolo dove charme, sensualità e glamour non mancheranno, e a giudicare dal manifesto le promesse dovrebbero essere mantenute, o sul palcoscenico o sul parterre il tacco 20 sarà d'ordinanza comunale.
Voglia di dolce? Non ci crederete cosa si sono inventati questi fancazzisti miliardari e manager appiedilisti che non sono altro.
Le penne Mont Blanc e la pasticceria, e allora da dicembre a febbraio, saranno proposte novità gastronomiche al Fairmont Monte-Carlo, ( l’ex Loews, sopra il tunnel del Gran Premio per capirsi ) creazioni esclusive del creativo Chef patissier Maryan Gandon .Forse meglio affidarsi alla cantina del buon amico Massimo Sacco, l’uomo delle manifestazioni estive del Rossese che qui cambia look e stappa i più famosi grand cru vista mare.
Grande novità anche al Grimaldi Forum, dove è stato inaugurato il novello Cafè Llorca, Ristorante gastronomico supervisionato dallo cheffone bistellato ex Negresco ed ex Moulins de Mougins, lounge bar, ristorazione rapida e spazio per ogni sorta di evento .
Eccolo qui con il Principe, il principe Alberto è quello a sinistra..

Archiviato il vecchio arredamento asettico che connotava la discoteca Karement, qui ora il leitmotiv si ispira alla green attitude ed al frutto dell'ulivo.Il pavimento è in legno così come parte delle sedie e delle pareti divisorie, il colore marrone scuro avvolge e dà subito la sensazione di un calore nuovo, inedito. L'intimità di un ambiente lounge è possibile grazie al più intimo spazio VIP. Il bar esterno inoltre permette di approfittare della romantica terrazza - una vista ecezionale fa cielo e mare - di 220 metri quadri . Per mangiare qualcosa non credo serva prenotare, se è vero che sono 500 i coperti disponibili nelle diverse situazioni giornaliere, così come per prendere un bicchiere all’aperitivo, fino a 1000 persone non ci si pesta i piedi. Il motto del locale e della società di gestione è “ Tout est possibile! “ . Non ho motivi di dubitarne.
Ancora una novità, perché a Montecarlo si dorme poco evidentemente, e quindi ecco anche l’AfterWork, il dopo lavoro insomma, non quello ferroviario con la bocciofila e la partitona a scopa, alla monegasca ça va sans dire . Dalle 18 alle 23 al Black Diamond parte la festa. Non so quando tiri lo sprizz, ma con il Ricco buffet e la grande Musica Very Elegant style by dj di Radio Montecarlo Marco Ferri, una coppetta di champagnino a 20 euro la coupe tirerà l'altra.
Qualcosa di più classico? Nessun problema, che ne dite di un menù a buffet nella Salle Empire del Grand Hotel de Paris ? 150 euro a testa, ma vi danno anche del vino da bere. Stessa cosa per qualche euro in meno alla Salle Belle Epoque dell’Hermitage, secondo me ancora più bella.
E dopo pranzo ? Un colpo alla roulette glielo vogliamo dare?

O forse meglio una bella mano di poker in modalità più confidenzale?
Buon Natale a tutti!
p.s. prima di esserci mandato mi ci mando:
http://www.youtube.com/watch?v=yFE6qQ3ySXE
Insolita o Insolente?Appena sboccata, e quindi giustamente inviperita per l’affronto subìto non ne vuole sapere di spiegare il suo dove, il suo come e il perché . Neppure il produttore si esprime più di tanto, anzi, in etichetta quasi per niente, quindi bisogna affidarsi al fine perlage corredato dal giallo paglierino piuttosto intenso e al naso complesso già da subito, a due mesi dalla sboccatura, questa si, questa indicata con discrezione in etichetta, appena incisa lateralmente ton sur ton, quasi dissimulata come fosse un semplice lotto di produzione.
L’esuberanza del perlage e la violenza del bouquet tradisce la matrice chardonnay, proveniente delle vigne del comune di Montegeux, piantate a grande maggioranza chardonnay, quindi verrebbe da pensare a un appuntito blanc de blancs, ma così fosse perché non indicarlo in etichetta oltre alla specifica extra brut? Quindi probabilmente qualche grappolo di pinot noir ci è finito dentro, e una certa complessità olfattiva lo confermerebbe.
In bocca conferma i toni aggressivi , ma che caratterino ! Dilaga solleticando lingua e palato provocando salivazione incontrollabile, più per l’acidità che per la salinità minerale volendo far la punta alla matita, ma così facendo disegna un immaginario futuro pieno di promesse che manterrà. Qualche sensazione retronasale burrosa, un agrumato amaro come un pompelmo, una crosta di pane tostato, ma tutto piuttosto scomposto.
Davvero troppo giovane, troppo presto per stapparlo, difficile anche mangiarci qualche cosa insieme, o anche no, perché alla fine sopporterebbe però con ovvio squilibrio anche un bocconcino di mozzarella di bufala come un crostino con cetriolo fresco e acciuga marinata, ma senza nascondere la profonda irritazione per l’affronto subito.
In enoteca, in Francia, tra i 35 e i 40 euro, rapporto qualità prezzo interessante.

Il Domaine Berthet Bondet, idealmente situato nel centro della denominazione Chateau Chalon, nel Jura, è un piccolo podere che può contare su una decina di ettari vitati a maggioranza di vitigni a bacca bianca: Savagnin e Chardonnay , e una piccolissima superficie di vitigni a bacca rossa quali Trousseau, Pinot Noir e Poulsard.
E’ dal varietale Savagnin che è ovviamente ricavato questo Chateau Chalon , vino che può essere prodotto solo nelle annate in cui l’esperta schiera di specialisti si riuniscono nella commissione incaricata di decidere se una tale annata potrà fregiarsi della definizione Chateau Chalon oppure più semplicemente Vin Jaune. Sulle modalità e le curiosità storiche relative all’unicità di questa appellation rimando al post precedente sul tema : http://armadillobar.blogspot.com/2010/08/chateau-chalon-jean-macle-jura.html

Rinfrescata la memoria sulle origini e sulle peculiarità di questa originale vinificazione, possiamo tornare sul vino in oggetto che si presenta nel bicchiere agile e scorrevole. Paglierino di media intensità con qualche vago riflesso dorato.Il naso riporta velocemente alla mente i tratti tipici che identificano questi vini sempre al limite dell’ossidativo, quindi noci fresche e mallo di noce qui corredate da un pungente curry verde e un qualcosa di sottobosco simile a funghi; i più spregiudicati potrebbero spingersi a identificare le spugnole, abbinamento validissimo anche in tavola.
In bocca sorprende per la freschissima acidità quasi tagliente non ancora sorretta dal resto del contesto, in attesa di ulteriore evoluzione, anche ventennale avendo pazienza. Per ora si accontenta di ravvivare le papille con mineralità discreta e avvolgenza limitata. Magretto in bocca, ma non anoressico, mentre la persistenza è notevole e il rimando di alcool è ancora un po’ troppo evidente ( 14 ° dichiarati, ma forse sottostimati ) e il retrogusto di mallo di noce e curry di piacevole nettezza. Grande approccio e grande chiusura quindi, con parecchio ancora da migliorare in fase evolutiva per completare un quadro per ora abbozzato.
Forse a questo stadio non ancora adeguato a sostenere match con i più maturi formaggi Comtè, e allora meglio su una pollastra in salsa cremosa di spugnole e carciofi stufati, piuttosto di un ricco risotto con porcini mantecato con formaggi tosti come un Taleggio, fino al richiamo infinito sul capolavoro di Alain Passard : filettini di astice ( o di scampi ) in salsa di Vin Jaune, dove la lotta tra acidità diverse farà trasalire anche i più esperti gourmet, nient’altro, qualche fagiolino verde e basta, qualsiasi altro elemento sarebbe superfluo come una colonna sonora sotto un film di François Truffaut.
Il vino costa in cantina una trentina di euro e si trova in enoteca attorno ai 45/50 euro , prezzo giustificato dal prolungato elevage ( quasi sette anni ) e dal limitato numero di annate nelle quali si può produrre, pas de 2001 dans l’appellation, per esempio.
Per ogni altro dettaglio rimando al sito del Domaine.





http://www.youtube.com/watch?v=jBupII3LH_Q
...gdf
Per gli ammiratori fu ( è ) "Le Bonaparte" della cucina francese, per gli scettici il Bukowski. Sintesi del genio e delle debolezze umane, quanto lo capisco. Ora, che sta facendo Maximin ? L’uomo della frase più replicata dai cuochi creativi di mezzo mondo “Créativité c’est ne pas copier” . Chef che ha lasciato il segno sulla pelle a tanti altri suoi colleghi per l’incisività , la precisione e la concisione di sapori che riusciva a sintetizzare dans l’assiette. Un uomo che non amava e non ama certo le comode strade asfaltate, poche autoroute e pas d'autogrill bien sure !
All’alba della sessantina rieccolo, vedi che l’alcool e i cibi ricchi non fanno male. Comanda la testa, e allora bentornato Jacques, sur la Promenade de la Plage a Cagnes sur Mer, Le Bistrot de La Marine . E’ tempo di tornare, e’ tempo di rispolverare emozioni forti.
http://www.youtube.com/watch?v=QDetQ18fw5Q
A bientot avec Jacques Maximin.



Vodkina?


Povera bestiola, cosa deve sopportare, anche la versione natalizia innevata. Dal caldo del Texas alle tristi lande canavesane, quasi eporediesi, quasi torinesi, in ogni caso con eccessi di accenti fatti di eeee strascicate tirate lunghe come una zanzara estiva finita sotto i tergicristallo. Da quelle parti si parla così per essere sicuri di usare bene tutte le vocali senza sciuparle, sfruttandole al massimo delle loro possibilità. C'è poco mercato di vocali da quelle parti, nessuno ha necessità di acquistarle. Perchè farlo, pari dignità di linguaggio individuabile tra i mille dialetti e inflessioni italiani, il profondo e saldo collegamento storico con il luogo, contaminato però da estremi così estremi da parere quasi disturbanti, ma anche no, ma faccio fatica a trovare una linea rossa tra Baldissero Canavese e Castellamonte, dove potresti incappare nella più esoterica e contradditoria comunità indipendente che fa di nome Damanhur, un must della categoria, così come nella più avanzata tecnologia applicata alla funzionalità e l'estetica, e cioè l'atelier Pininfarina, quelli che stampano il denaro e quelli che ne fanno altrettanto stampando lamiera.
Entità così diverse ma che possono condividire una notorietà comune invidiabile nei rispettivi settori di appartenenza. Non sarebbe da meno, tra gli alcolisti gourmet, anche il nome dell'Albergo Tre Re di Castellamonte, che già alcuni decenni fa faceva accorrere gli edonisti della forchetta alla ricerca di una solida cucina piemontese e non secondariamente , per la certezza di trovare un gioiello di essenzialità della piccola pasticceria: un tenero e morbido amaretto sfornato e servito ancora caldo sulla carta, da staccare con un veloce colpo di coltello.
Ma il fil rouge che collega la giornata sarà il colore rosso, perchè fa freddo, molto freddo, e allora più che gelarsi e graffiarsi la gola con ghiacciati bianchi di dubbia origine, meglio rivolgersi a caldi e avvolgenti abbracci di succhi di frutta a bacca rossa.
La sottile linea rossa ha i suoi buoni motivi per rimanere tale e quale. Ha oggettivamente pochi motivi per cambiare idea o espressione. Chiusa e inespressiva di fronte a tanta bianchezza lattiginosa che non invoglia ad aprirsi, costretta a delegare tutto alla fantasia. Rosso chiama rosso, i sommelier lo sanno, e ormai in Italia sono più degli amministratori condominiali, ma se regna il grigio sarà lei a doversi adeguare, perché anche i toni di rosso non sono tutti uguali, sempre che siano anche veri, lasciatemelo dire, il rosso non si improvvisa!
Ma veri o falsi che siano i suoi toni, di fronte ad un grigio interessante si evolverà a sua volta verso toni aranciati o mattonati, per adeguarsi al piatto del giorno, quel che passa. L’avrete intuito, sto parlando del big dick che ha vinto la giornata , il doppio magnum di Barolo Marcarini Brunate 1988, what else?
Diffidate dal rosso giovane, ruffiano e sfacciato. La sottile linea rossa da giovane è ingannevole, vi farebbe cadere facilmente a terra per una dolorosa facciata, ma così, senza cattiveria, così, solo per perfidia innata perché o è cattiva o è irlandese, amara di zucchero e di malto.
Invece l’italica andrà dapprima tutta sul frutto e sull’esuberanza , ostentativa, due doti che se te le piazza in faccia di sorpresa fai fatica a respingerle .Diversa la mattonata, intanto perché di solito arriva alle spalle e ti colpisce il cervelletto, piano piano, ma con esperta continuità. Il cervelletto con il martelletto. Queste cose un Rossese giovane se le sogna, ci vuole qualche anno sulle spalle per menartelo all’infinito. Senza trucco o con il trucco? E qui vi voglio, perché quel Barolo nel 88 scendeva ancora in cantina sicuramente senza strade asfaltate, ma molto probabilmente incontrando ancora qualche farmacista consenziente.
Parliamo di bibite ? L’aranciata è spesso anche poco effervescente, e come tono è ancora più fasullo, nove su dieci la bottiglia è andata, nel senso del contenuto, si salva il vetro, o come dicevano al generale in Hollywood Party, Signore! Sua moglie sta affogando in piscina! Salvate i gioielli! Invece una su dieci la porterei a casa per sempre, ma poi lo so già, durerebbe poco.
http://www.youtube.com/watch?v=8dHUfy_YBps
gdf