martedì 30 aprile 2013

Il cantiniere di Saulieu


del Cavaliere di Sterimberg

"Se la sua mira occulta è razziare il borsellino altrui, glielo dico limpido e piatto, a lei non serviva un diploma da sommelier; le bastava un porto d’armi e una rivoltella, o solo la seconda. Le sarebbe  costato anche meno in termini di tempo e di denaro, quello che ha impiegato per ottenere quel salvacondotto -o diploma da sommelier-  come lei lo definisce: quello che la autorizza a rapinare i viandanti! "

Nelle fredde terre dei Burgundy va sempre a finire così, non fai a tempo a legare al batacchio del portone della locanda il ronzino ed allungare la rigida armatura crociata alla pulzella addobbata con morbida armatura a balconcino sporgente - ché al guardaroba la indirizzi- che ti viene voglia di abbeverarti prima ancora del cavallo. Ma non appena alzi il capo verso un flacone che non sia un fiasco, devi confidare forzatamente sull’esperienza e sulla conoscenza acquisita da un cantiniere che abbia frequentato l’università con almeno dodici Monaci Cistercensi, quelli necessari per fondare una nuova Abbazia.

Non si afferra nulla di concreto del come e del perché abbiano diviso le appellazioni dei loro vini!  Perdiana, ma non bastava il nome del municipio a far intendere da quale villaggio provenisse una bottiglia? Ma la malizia di questi Monaci che nulla avevano a’ fare se non lavorare e pregare  (e quindi morire prima dei trent’anni), è giunta a dividere a brandelli ogni singolo villaggio! Il “villaggio” è il vino di basamento dell’appellazione, mentre i vini migliori hanno nomi talmente prolissi e complicati, da non essere intesi se non come un codice segreto, noto solo ai pochi cantinieri e tavernieri della regione.

Ma non basta, perché esiste una catalogazione superiore, dove sparisce dall’etichetta il nome del villaggio e rimane solo un nome di fantasia, inventato apposta per identificare una singola vigna e per derubare legalmente i viandanti! E tutto questo, acciderba, tutto questo serve solo a nascondere a tergo una ingegnosa menzogna, un fatto così banale da doverlo occultare in ogni maniera.

Perché dentro a quei flaconi dai mille nomi fantasiosi assai, sappiatelo, ci sono solo due tipi di vino: uno bianco e uno rosso. Si Signori, dentro quei flaconi, se è bianco ci sarà Chardonnay, e se sarà rosso (ancor più pallido di un claret bordolese), ci avranno spremuto dentro del Pinot Noir. Tutto qua!

" Ma tornando a noi, caro, anzi, carissimo il Cantiniere dei miei stivali, me lo devi spiegare come tu faccia a pretendere tutto questo denaro dopo che questi convitati hanno lasciato da ore Digione per arrivare fin qui!  in mezzo alla foresta del Morvan. Giunti qui dopo aver affrontato le fauci e le unghie di orsi affamati, gli imprevedibili incroci di sentieri  con le tracce di cervi e daini, e solo deliziati dal timido passaggio di volpi e marmotte. Tu me lo devi decifrare il significato di questa scelta comune a questi avventori! E tutti concordi nel rendere un sommo omaggio al tuo chef, degno di un Re "

" Queste lumache sono in realtà non meno che eccellenti, così come queste rane al burro e aglio al prezzemolo. Pollastre e selvaggina sono lussuose e lussuriose, però, per gentilezza, caro Cantiniere, per una volta fai la grazia di servirmi un vino con un costo meno che delittuoso, che io possa ridiscendere verso il Rodano da Saulieu senza la visione ricorrente del sangue che potrebbe scendere copioso dopo averti sciabolato e degorgiato appena sotto il collo. "



cds

lunedì 29 aprile 2013

Visti dall'alto



Panissetta di ceci, pomodoro, fagioli di Pigna e basilico

...

Periodicamente, tra di noi che abbiamo seguito le vicende gastronomiche degli ultimi trent’anni e siamo ancora qui a raccontarcela sul web, oltre a volerci guardare timidamente allo specchio verificando che tutto sommato i danni fisici  non sono stati così rilevanti, ci piace anche ripercorrere storie e mode che si sono succedute e che ci sono passate sotto il naso in questi ultimi sei lustri. 


Siamo passati indenni attraverso tanta fuffa e altrettanta roba buona, ma mentre oggi proponiamo e commentiamo sul web l'attualità che in quegli anni poteva solo essere letta su carta, negli ultimi dieci anni abbiamo preso spunto ma modificato -oltre che la maniera di descrivere- anche la maniera di rivelare e comunicare agli altri le immagini di quello che ci arriva nel piatto.

Mi va di citare assolutamente la bellissima pubblicazione che ci fece venire l’acquolina in bocca per 25 anni (1976-2001), e che si chiamava semplicemente Gourmet. Johann Willsberger, eccellente fotografo, oltre a occuparsi di fotografare i piatti dei migliori ristoranti d’Europa, di disegnare la famosa linea di bicchieri Riedel e dare profondità e bellezza ai panorami vinicoli; contribuì  a sua insaputa anche alle prime scopiazzature seriali di piatti tra un cuoco e l’altro di quel periodo.

Asparagi viola di Albenga, Bearnaise e salsa tartufata
Non era raro beccare con la rivista in mano e il sorcio in bocca l’ambiziosa casalinga prestata al ruolo di chef stellata nella trattoria di famiglia diventato ristorante di moda, mentre si girava e rigirava nelle mani le pagine con le foto di un piatto particolarmente gradevole, mentre la ricetta, come nella migliore delle tradizioni dei cuochi, non era quasi mai fattibile nella maniera migliore, perché abbreviata   nei testi, oppure perché incompleta o volutamente consegnata imprecisa. 






Ma al di là del Gourmet di Willsberger, anche molte altre riviste che si stavano avvicinando all’argomento ci provavano a cavalcare la moda: la moda delle foto in verticale, perché ricordo chiaramente che moltissime immagini di quei piatti erano scattate da sopra il piatto.

Cavalletti e tre piedi potevano trasformare in un set fotografico il ristorante preso di mira da quei fotografi che così pensavano di rapire l’anima di un piatto, riprendendolo dall’alto. Ora, non tutti  gli chef erano in grado di rendere l’idea attraverso un'immagine presa da quell’angolazione, e credo si possa concordare sul fatto che erano i piatti netti, puliti e colorati di Marchesi quelli che “riuscivano” meglio da quella posizione di ripresa. Molti altri chef si conformarono all’impiatto che meglio si potesse adeguare alla buona riuscita di uno scatto, e così passammo almeno due decenni a vedere petti d'anatra a carrè d'agnello scaloppati a ventaglio con intorno, a orologio, il loro bouquet di verdure tornite e lucidate al burro, con o senza salsa a specchio e foglia di prezzemolo riccio.

Cima alla genovese Gourmet con grué di olive Taggiasche
Non si usa più fare le foto in quel modo. Specialmente nel mondo dei blogger, perché è scomodo, perché è ritenuto poco artistico, perché necessita di un' attrezzatura particolare, ma forse anche perché gli impiatti di oggi  non sarebbero idonei alla buona riuscita della foto in verticale.

Solo per gioco, avendo dimenticato la macchina fotografica più efficiente a casa, mi sono ritrovato in tasca la vecchia compatta Sony, amica di tanti scatti improvvisati, e che ho deciso, di utilizzare per scattare da quella posizione, senza neanche alzarmi dal tavolo (quindi con inevitabili ombre), così, solo per vedere se oggi questo punto di "ripresa" vale la pena di essere ripreso.

Bouquet di verdure, salsa verde, sala di barbabietola, crema di patate e gamberi di Oneglia

Ravioli di cernia in guazzetto di  pomodori cuori di bue al basilico...

Filetto di palamita "rosticciata", salsa Bergese, verdure al vapore e arancia confit

Piccola pasticceria

le cinque creme gelate...

Questo, e non solo questo, è meglio riprenderlo dal basso, se no rimarrebbe solo una macchia marrone sullo schermo. Riprendere dall'alto o dal basso? Quel che conta è che si capisca che cosa c'è nel piatto, e che questo è un tiramisù (anche se non convenzionale) visto dal basso si capisce sicuramente di più che dall'alto
* i piatti sono di Roberto Rollino de La Femme La Meridiana.

domenica 28 aprile 2013

Il miglior rapporto qualità prezzo


Un vino in bianco: bianco più che giallo, già dal tono del suo paglierino chiaro e cristallino, a dispetto dei cinque anni di vita. Di fiori bianchi, di pesca bianca, pera e mela; di agrumi più tinti come il bergamotto o il pompelmo. Acacia e camomilla. Una freschezza acida perfettamente integrata. Solo fresca, non pungente o tranciante. Pulito come un torcione appena lavato e steso al sole. Verticale e minerale in maniera non scontata per un chenin di Loira. Non sono molti quelli così dritti e puliti. L'alcool ben integrato. Tutto in pochi micron di spessore. Fino ad un ritorno fresco e citrico che invita a insistere, alla ricerca di una seconda bottiglia, perché trovare in carta al ristorante (per esempio) un vino così a 22 euro è un invito a cui non si può dire di no.

L'Insolite 2008 - Thierry Germain - Domaine des Roches Neuves

sabato 27 aprile 2013

Allegria!!! Ecco l'Armadillo Meeting di primavera

Comunicato Stampa

Cari amici, Signore e Signori: Allegriaaaa!!!

L'Armadillo Meeting di Montagna (il gusto ci guadagna), avrà luogo il 12 maggio alle ore 12.30 presso l'ameno ristorante Il Caminetto di Rumiod Dessous: sempre più in alto! sopra Saint Pierre (AO), molto più sopra per essere precisi. Il disturbo, superati i tornanti, è quantificabile in 45 euro a persona. Il menu' è già stato stabilito (vedi sotto); il tema enologico sarà invece da sviluppare attorno a "i vini di montagna" e ognuno porterà una magnum o due bottiglie a proprio gusto...

Restano a disposizione pochi posti, quindi non fate i timidi; la pressione alle orecchie passa dopo qualche minuto, lo sappiamo per esperienza, meglio se dopo aver ascoltato la novella meeting music compilation di ciciuxs.

In questi anni gli armadilli si sono evoluti a specie non solo utile alle femmine, ma bensì anche alla mente e allo spirito dei molti che si sono avvicinati all'animale corazzato ma ospitale. Sono previsti, e imprevisti: canti, balli, musiche, poesie e scritti, nonché i consueti quiz a premi di Yanez. Potrete scegliere tra le buste: la uno, la due o la trré. Qui sotto potete vedere in anteprima anche la magnifica maglietta ufficiale dell'evento, che sintetizza un pacato pensiero del nostro creativo di advertising.




Steak tartare, cicoria dei prati con salsa all'uovo, chips di pane, rafano. Fonduta di champ-chevrette, gocce di sambuco, toast di pain brioche. Pralina di baccala' mantecato, insalatina croccante e maionese piccante; come un pinzimonio. Risotto agli strigoli, tuorlo marinato, schiuma di birra. Tortellini di stufato e borragine in consomme' di erbe selvatiche. Capretto, pesto di salvia dei prati, agretti, pioppini, salsa di piantaggine. Spiedo di fragole, terra di cioccolato, acetosa, gelato alle bacche di sambuco. Caffe' e molto altro, in Allegria.



gdf, yanez, hazel, ciciuxs, il cavaliere di sterimberg e tutti gli altri armadilli più o meno loquaci vi aspettano!


mercoledì 24 aprile 2013

Il contenuto della missiva bordolese e la dannazione del Sauternes


del Cavaliere di Sterimberg

Non si legge bene in calce; intendetemi, la firma si, ma non si leggono bene i nomi degli emissari inviatimi da Burdigala. Avevano forse  terminato l'inchiostro svuotando le ampolle per motivi latenti? L’avevano forse tutto impiegato insieme alle bacche di sambuco per dar tinta ai loro pallidi vini? Inoltre, che siano arrivati da est e non da ovest mi fa a lungo ponderare.

Loro non lo sanno, ma ci sono occhi che li hanno spiati già da Romans sur  l'Isere. Il Bourg de Pèage non l’hanno costruito solo per l’incasso, ma anche per il controllo degli extra comunitari. Non esiste un sud del Rodano dopo Lyon, e quindi, che arrivino da est o da ovest sempre foresti restano per noi quelli che raggiungono Tain l’Hermitage. Qui gli abitanti sono sempre rimasti di numero più o meno uguale da tempo immemore: qui ci conosciamo tutti, qui non ce ne sono di stranieri.

Sono rimasto privo di ombrelli, cappelli, e sciarpe. Quando è così vuol dire che l’inverno e la primavera stanno andando un po’ oltre il loro vincolo climatico, perché se ho obliato tutto l’arsenale di difesa dalle intemperie in taverne e locande, siffatta circostanza significa e denota che il tempo è stato veramente imprevedibile quanto severo, e i boccali abbondanti di forma e di quantità, prima ancora di ritrovare un uscio.

Anche oggi le nuvole minacciano da ovest, dall’Atlantico, mentre loro -finalmente- eccoli, anemici come i loro claret, si presentano sulla soglia de La Chapelle: il Marchese Joseph Fanfaluc de Fanfaron, palesemente Guascone prestato alla causa bordolese; e il suo scudiero:  François Baptiste de Fagninoch, probabilmente di origine Longobarda. A occhio, di due non ne fai uno, ma questi mi hanno mandato e questi mi toccano. 

Che arrivino da est mi fa pensare che siano andati a trattare prima con quelli sul Reno, o sulla Mosella, addirittura, dove stanno mettendo a punto un procedimento per far dei vini dolci, molto dolci, ma che nascono da acini acidi, anzi, molto acidi, spesso dimentichi sulle viti anche in tempo talmente freddo da sembrare crudo ed esanime. Vorrei vedere come faranno a farli diventare dolci, molto dolci. Lasciatele fare agli ungheresi certe melasse essenziali  ma non nauseanti! 

In omaggio, forse a causa della confusione creatasi tra i bagagli lungo il viaggio, mi consegnano dei flaconi originari dalla terra di Toscana, dicono. Due indizi fanno una prova: sono andati finanche a discernere come si fa il Vin Santo questi clonatori di cloni e di tradizioni. Mi donano un vino bianco dall’etichetta nobile: il Conte della Vipera. Contraccambierei volentieri con un Baron D'L per render pari il vitigno e di pari lignaggio il carico di solforosa, ma devo ripiegare su un ruvido e granitico St.Joseph trovato sotto il tavolo di rovere, mentre nei calici gli verso “il mio” dalla caraffa, per vedere l’effetto che fa. Ma non sembrano interessati né a questa tipologia di bianco dell’Eremitaggio, né ai rossi del Rodano.

Il contenuto dell'epistola, il motivo della missione, finalmente si palesa in tutta la sua impertinente realtà. Come essi abbiano mai potuto sapere che qui si fanno tra i migliori e più rari vini dolci del mondo li rivaluta ai miei occhi, perché molto devono avere cercato per raggiungere questo sapere. Il famoso vino della paglia vogliono conoscere, lo vogliono bere, e lo vorrebbero ricreare laggiù in quelle umide Lande.

Tanto per cominciare, e quasi a concludere, ve lo sognate che moi le Chevalier, vi accompagno ad assaggiare il vin de paille, e poi, scordatevi che vi spieghi come si fa, perché non si può fare: quel vino si fa da solo, non come dalle vostre parti.

Fanfaron e Fagninoch non l’hanno presa benissimo questa tersa e cristallina presa di posizione sguainata, insorgendo prima contro il mio Sacro sperone di roccia e poi in direzione di quelli che loro definiscono disadorni e villani coltivatori di susine e fragole marce del Rodano.

Li avrei depistati verso la  Borgogna, a farsi torchiare loro dai Cistercensi, invece che loro torchiare un lusingatore merlot.

Ma sono venuto qui per stare in pace con il mondo e invece ancora una volta mi è toccato di alzare la voce e, per liberarmene, tirare un pugno sul tavolo di rovere, e infine dovendo mio malgrado lanciargli un'esecrazione definitiva, questa: visto che i vostri rossi hanno già i loro problemi a restar vivi un anno per altro, che siano le vostre migliori uve bianche ad ammuffire e a  marcire su ogni pianta lungo il corso di ogni fiume dell’Aquitania! E che la dannazione della Botrytis mai vi abbandoni! Potete andare adesso. Andate pure a cogliere uva marcia.



cds

martedì 23 aprile 2013

La missiva bordolese



del Cavaliere di Sterimberg

L’acqua non è un buon vicino, né di casa né di coltura. Lo sapevano i nostri vecchi, quelli saggi, quelli che barattavano i terreni sulle facili pianure e più a rischio di inondazioni ideologiche rispetto a quelli più in alto: meno redditizi sul piano della quantità, ma più qualitativi e sicuri, anche sul piano della conservazione dei prodotti e della specie. Coltivateci della frutta laggiù! Sarà ottima, noi saliamo di coltura, di cultura, e coltiviamo la vite, e faremo il Vino.

Quei vecchi saggi sapevano anche che l’acqua non era una buona vicina di tavola, perché spesso inquinata, e che quindi andava (l’acqua) alzata di gradazione con il vino per renderla bevanda sana, disinfettata e disinfettante, ancor prima che dissetante.

Sarà dunque questa o saranno altre le motivazioni di questa missiva bordolese? Che vorranno mai altro fare laggiù nelle Lande? Prosciugare altre paludi o radere al suolo altre foreste per piantare dell'altro cabernet? O finalmente alzare lo sguardo verso le dolci alture dell’arrière pays?

Quattro vitigni per fare un vino che gli viene sempre e  comunque claret deve essere complicato più da pensare che da fare. Se volessero passare al monovitigno non verrebbero sicuramente da me, che volendo, ci mettiamo anche uva bianca per fare un vino rosso.

Ma meglio non dirglielo, se no si potrebbero convincere a piantare anche Roussanne e Marsanne con Sauvignon e Semillon, e farne la loro fortuna come nella terra dei Papi. Quella qui sotto, non l’altra da dove salirono gli Etruschi per abbeverare con il loro cru italiani i Burgundy.

Cosa vorrà mai un mercante bordolese da un eremita in pensione? Con un vigneto che sarà due volte e mezzo Clos Vougeot, ma un centesimo di un loro Chateau. Mi mancherebbero i sostantivi ma pure gli aggettivi loro non saprei come intenderli.

In un migliaio di anni non mi è accaduto di incontrare un vino che si presentasse in maniera squillante, caso mai le trombe me le suonò qualcun altro. Di perentorio mi capitò solo qualche sasso lanciato da una catapulta. Di nitido, qualche profilo sulle alture del Rodano nelle belle giornate autunnali. Scattante? solo il mio ronzino, se non aveva abusato di una cavalla ben proporzionata la sera prima. Ben profilato, si come la freccia che mi ha ammaccato l’armatura all'ultima Crociata. Focalizzato. Focalizzato fu quel borgo fortificato che diedi alla fiamme nel paese de Catari. La spina dorsale robusta; fu del mio fedele scudiero, finché gli resse. Tessuto tannico: la mia tunica all’ora di cena, dopo essermi versato addosso un boccale di Hermitage rouge. Sinuoso, si sempre lui, il Rodano. Crudo? Si, il manzo servito qui sotto al bar del porto di Tain, da quegli osti incapaci. Finemente ricamato sarà possibile solo per il corsetto di quella cortigiana d’alto Bordo’.

cds 12 minuti

lunedì 22 aprile 2013

Di Hermitage in Condrieu


del Cavaliere di Sterimberg



…Credo però di poter affermare con una certa sicurezza che il Condrieu è il mio vino bianco preferito. Forse non dovrei dirvelo, perché non ne viene prodotto molto e mai ne verrà: gli erti fianchi dei colli sopra il Rodano su cui cresce sono assai difficile da lavorare, la zona di origine è estremamente ristretta e in nessun altro luogo al mondo, seppure sui pendii simili un chilometro a nord o a sud di Condrieu, le uve Viognier producono un succo tanto sublime…

…Affermazione impegnativa caro collega, ma del resto dentro di noi c’è sicuramente qualche segreto inspiegabile anche a noi stessi ma che ci viene voglia di gettare in pasto alla folla come una pioggia improvvisa di saggezza assoluta. No, certo che non ti posso seguire, almeno non sul giudizio assoluto. Il mio vino bianco preferito è prodotto 191 chilometri a nord di Condrieu, ma da queste parti posso concordare che si produca uno dei vini più piacevoli del pianeta, tra i più piacevoli, ma non il più grande…

…Potresti chiedermelo perché io lo ami tanto. Spiegare i piaceri del Condrieu è come tentare di parafrasare un haiku. Posso però dirvi che lo amo perché la pesca bianca è il mio frutto preferito e il Condrieu sa spesso di pesca bianca, anche se a volte tende all’albicocca. Mi piace la sua consistenza viscosa e rotonda in bocca. Mi piace il suo bouquet floreale, che spesso ricorda il caprifoglio. Alcuni assaggiatori inglesi lo paragonano ai fiori di maggio, ma per me, anti orticoltore che sono, fa semplicemente pensare a certi giardini in primavera…

… Il quadro che hai dipinto è bellissimo, e mi ci calo volentieri in questo fruttato giardino pregno di aromi di pesca bianca, albicocchi e fiori di maggio. E’ il paesaggio che contorna questa e altre pianure che fiancheggiano il Rodano. Amo anche i frutti tropicali, ma non quelli sfacciati del Nuovo Mondo, e comunque, secondo me in quel prato fiorito prevale la violetta, ma individuare il terzo descrittivo nella violetta rimane l’ultimo esercizio stilistico e snobistico che ti posso proporre, dopodiché tornerei al tuo punto G, quello che a te dona il massimo piacere e a me invece apporta la spossatezza post orgasmica, e cioè proprio quella consistenza viscosa e rotonda, condita da apparente bassa acidità, in equilibrio precario…

… Mi piace perché evoca i quadri Tahitiani di Gaugain. E infine, bizzarramente, mi piace perché difetta di due qualità che i grandi vini dovrebbero possedere, ossia l’acidità e la capacità di migliorare con il tempo. Il Riesling, con il suo alto grado di acidità, è molto più adatto ad accompagnare i cibi, e il Borgogna bianco di Meursault e Puligny, è molto più longevo e guadagnerà in complessità con l’andare del tempo. E allora? L’amore non si basa su considerazioni di ordine pratico. Il Condrieu è un vino per romantici…

… Beh, se vogliamo ricondurre il dialogo su piani romantici non discuto, andiamo verso la passione e il gusto personale, andiamo a scavare nella nostra personalità insomma. Bevo volentieri Condrieu nelle giornate romantiche, anche con nulla, perché come ben dicevi, saranno quegli altri tre vini che hai citato sulla mia tavola, ma per venirti incontro vorrei proporti una sorta di summit intorno al mio vino a base Viognier preferito. Sta proprio qui dietro a Condrieu e si chiama Chateau Grillet, ma ti avviso, si tratta di girare l’angolo dello stesso quartiere ma trovarsi di fronte un altro mondo.


cds*

(dialogo immaginario con Jay Mc Inerney)



domenica 21 aprile 2013

La domenica dell' Eremitaggio | Mezzo melone al porto

del Cavaliere di Sterimberg


Ma quanto è placido il Rodano visto da quassù in questa domenica mattina! Da La Chapelle  le curve del Rodano sono solo delle lente e dolci anse femminili disegnate in un parco giochi di frutta che sarà presto matura. L’uva qui è piccola e verde, dove comincia a rivelarsi; ce l’ho sotto il naso. Ma laggiù, alzando la testa e cambiando angolo di focus, le vedo le piante che preannunciano una ormai prossima raccolta polposa. Susine, prugne, albicocche e mirabelle in scollate camicine bianche e rosa, di petali di fiori.

Cara Mirabelle ti scrivo: questa mattina, come tutte le domeniche mattina, sono arrivati un pugno di turisti a disturbare la quiete, perché è domenica, e non hanno niente di meglio da fare che salire fin qui con ogni mezzo: mountain bike, scooter, jeep e qualcuno persino in auto. Non si può salire fin qui in auto, ve lo dovete mettere in testa! Lasciatela giù e salite a piedi come fanno i vignaioli da sempre. E’ difficile capirlo, lo comprendo, perché anche il mio fedele scudiero ci rimise il fondo, la coppa e la marmitta della Ford verde sw tentando di arrivare fino in cima all’Hermitage.

Mi si è anche azzoppato il ronzino in questa assolata domenica, poveraccio, speriamo che ce la faccia. Mi spiacerebbe che finisse sacrificato, non se lo meriterebbe dopo avermi condotto nelle migliori Taverne della regione per tutto l’anno; sarebbe un prezzo troppo alto da pagare sull’altare della diffusione del Turismo, tanto più ricordando che il controvalore è inadeguato se rapportato alle energie profuse.


Teddy, l'altra sera, cavalcando la placida onda emotiva del momento (forse una chiusa aperta e poi richiusa) mi aveva annunciato le sue dimissioni da orso, ma visto che ieri Napo è rimasto orso capo, stamattina ci ha ripensato anche lui e ha ripreso il comando del televisore.

Giù al porto di Tournon sembra ci sia movimento, e probabilmente anche a quello di Tain, ma che da qui si vede poco e male, bisognerà scendere e mollare la casacca dell’Eremita oggi. Diamo una scossa alla domenica dell'Eremitaggio. Tanto c’è altrettanta gente qui quanto laggiù. Potrei andare a trovare qualche collega e scambiare qualche impressione sulla scorsa annata stappando qualche bottiglia, delle loro, ma da chi andare di domenica?

Forse da Chapoutier, ma dietro alle belle e lucide vetrine la biodinamica perde il suo fascino. Un bagno di folla alla Cooperativa di Tain proprio no. Però, alzando la testa, potrei andare da quello di là del fiume. Mauves si vede meglio del solito oggi, ma i foschi ricordi dovrebbero ricordarmi che se etichettano me come un Eremita, per i Chave quale etichettatura sarebbe la più appropriata ?

No, no, andare fino dai Chave per trovare les portes de bois proprio non vale la pena. Una tavoletta di cioccolato da quegli altri che stanno sulla statale potrebbe essere un idea migliore. Sono gentili le signorine, ma  devo fare in fretta, perché nel pomeriggio Valrhona sarà solo un portale chiuso. E poi bighellonare lungo les quais del Rodano attendendo l’ora di qualche cosa di più intenso, ma niente Gin da queste parti, non si usa.

Anche il periodo del gin&tonic è dunque finito, si sale e si scende dall’Hermitage senza gin&tonic, dimagrendo e meglio ragionando. Al bar del porto, si potrebbe tirare avanti la giornata con qualche pichet di Crozes Hermitage blanc, con qualche fetta di prosciutto crudo e mezzo melone. Ma si, andiamo giù a far colazione con mezzo melone al porto.

cds


sabato 20 aprile 2013

Meditaggiasca





TAGGIASCA : dietro un grande olio una grande oliva

sabato 25 e domenica 26 maggio a Taggia dalle 11 alle 18

Taggia: Il comune è antico e di nobile storia. Il Santuario della Madonna Miracolosa con le sue 14 cappelle laterali, altre chiese ed oratori risalenti soprattutto al periodo rinascimentale, ed ancora i Palazzi Curlo, Anfossi, Asdente, Vivaldi, rendono la visita del centro storico indimenticabile e fanno di questo borgo, interessante località del ponente ligure, una meta turistica di importanza nazionale.
Ma Taggia è famosa anche per la gastronomia e soprattutto per il suo olio extravergine di oliva che deriva da una varietà di olive dalle caratteristiche uniche: l’oliva taggiasca, che per l’appunto prende il nome da questo bel paese.

Per dimostrarne le straordinarie qualità gustative e salutari abbiamo chiamato alcuni chef famosi ed emergenti che prepareranno delle ricette dedicate alla taggiasca. Saranno coordinati e commentati da Luigi Cremona, noto giornalista enogastronomico.

Da Paolo MasieriPaolo & Barbara a Flavio Costa, Antico Arco, da Roberto RollinoLa Femme, a Giacomo Ruffoni, La Conchiglia, la Liguria dei grandi chef è ben rappresentata. Dal Piemonte arriveranno altri chef famosi come Andrea Ribaldone (noto anche per le sue apparizione televisive), Marc Lanteri, Il Baluardo, e Davide Palluda, Enoteca del Roero. Intrigante sarà vedere come due grandi pasticceri, Luca Montersino, Eataly, anche lui spesso presente alla TV e Chiara PatracchiniLa Credenza, affronteranno il difficile connubio del dolce con l’oliva taggiasca, e altre sorprese arriveranno sicuramente dall’estroverso e fantasista Davide Zunino e da Luca Coslovich, che svolgerà il tema inedito del cocktail con l’oliva taggiasca!

Due giorni di grandi nomi e che inizieranno subito alla grande, perché ad aprire le esibizioni interverrà Mauro Colagreco, del Mirazur di Mentone, due stelle Michelin, per molti critici lo chef francese (di origine italo-argentina) di più ampio potenziale di crescita.

Sarà un cooking show spettacolare anche per la location: il Refettorio del bellissimo Convento di San  Domenico a Taggia, un capolavoro del 1500 forse la più grande pinacoteca di scuola ligure e nizzarda con al suo interno ben 12 altari, recentemente restaurato e riportato all’antico splendore.
Il Chiostro medievale ospiterà una esposizione dei produttori di olio extravergine d’oliva, di olive taggiasche in salamoia e di altre piccole produzioni dell’agroalimentare del territorio.

Orario Cooking Show: 12-18                                                                              
Indirizzo: 7 Piazza S. Cristoforo, Taggia, IM 18018 tel 0184 476222 – 380 1967365
Ingresso: gratuito 

comunicato stampa by Witaly

venerdì 19 aprile 2013

Torino | Consorzio






Strane insegne ma simbologie chiare in questa via del centro di Torino. Via Monte di Pietà, dove la pietà per i bovini è evidentemente scarsa. I vegetariani si astengano dal quartiere, anche se a ben vedere, al Consorzio (che nulla ha a che fare con questa discutibile insegna di un locale vicino) tutto sommato ce la si può cavare bene anche senza piombare nel reparto macelleria, anzi, per la precisione: reparto frattaglie.


Non solo carne, ma anche una stuzzicante maniera di utilizzare le verdure di stagione, di usare il pesce azzurro, non dimenticando la straordinaria scelta di formaggi. Curioso invece il filo conduttore del nostro pranzo, dove la tecnica di cottura preferita si è rivelata essere  "il fritto". Il fritto che non ti resta né sullo stomaco né sui vestiti, e che invita a sorridere e a bere. La carta dei vini del Consorzio -si sa- è vastissima quanto biotalebana, e quindi, nel dubbio, ci si trova subito a proprio agio partendo da un curioso aperitivo, prima ancora di addentrarsi nelle pagine del testo, che come vediamo, premia prima gli eccessi e solo dopo le riflessioni sugli eccessi.



Cominciamo quindi a riprendere confidenza con Pietro e Andrea, attraverso un curioso e riuscito "Americano" su base grignolino, che in un momento diverso potrebbe anche diventare un "Negroni", con l'Hendrick's".  Lo spazio al bere miscelato, con particolare attenzione alle varietà di Gin, è l'altro target che identifica il quartiere, dovo non sono pochi i locali che vantano decine e decine di etichette di Gin, e altrettante di Tonic Water. Ci siamo capiti?


Con l'aperitivo arrivano a sorpresa queste polpettine vegetali "friciulin di erbette", da intingere nell'aiolì, in alternanza con le foglie di salvia, fritte.



Questo già è raro trovarlo. Trovarne addirittura una verticale di cinque annate assolutamente straordinario. Questa è una delle più grandi espressioni della Biodinamica in Loira, senza se e senza ma.


La composizione di verdure grigliate in bagna caoda


Il crudo di carne, e di salsiccia...


La famosa variazione di acciughe del Consorzio...


Con il meritato dettaglio per queste: fritte e accompagnate da cipolla confit


Ben riuscito anche questo carpione (quindi fritto) di sgombro, con la sua salsa, ricavata da verdure all'aceto. Un carpione caldo insomma.


E ancora... l'uovo fritto su spinacini, bacon e salsa Cheddar


Animelle al burro e Marsala, filoni e cervella in tempura; semolino...


Due agnolotti non li vuoi assaggiare?


Un vecchio amico, qui in versione 2009; in gran forma.


Golosissimo il pollo Tonchese con verdure al dente. Coscia e sovraccoscia prima cotte 36 ore a bassa temperatura, e poi fritto...


Meravigliosi! Anche quelli British, frutto di buone frequentazioni a "Cheese"


Torta di polenta e gelato al fieno...