Visualizzazione post con etichetta gdf 2011. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta gdf 2011. Mostra tutti i post

venerdì 30 dicembre 2011

Un Bistrot Damare


- gdf 2011 -


Si Signora, si fermi, legga con calma. Ha visto? Non è la solita zuppa. E non è la solita pizza. E neanche i calamari sono quelli che arrivano dai mari caldi ma prendendo tanto freddo. Non è una novità, ma solo se visto dall'esterno. Questo delizioso localino dall'aspetto e dal look "tendenza" si articola anche su due spazi dehors, uno all'interno della cittadina - a due passi dal Grand Hotel di Alassio - e l'altro direttamente sulla spiaggia. La novità sta tutta dentro la nuova linea bistrot ligure, che lo sarà ancor di più dopo il necessario periodo di collaudo e di verifica di gradimento da parte del pubblico pagante. L'originalità non manca, la voglia di far bene neanche, i prezzi sono saggiamente bassi e la voce coperto è stata relegata al significato meteorologico, perché al bistrot Damare, "coperto è quando non c'è il sole" e "rigore è quando arbitro fischia", ma ad Alassio il sole non manca quasi mai e, se tra Sampdoriani "ciclisti" e Genoani ormai "tennisti", ci si vorrà finalmente trovare  seduti ad una buona tavola conviviale  e ridere delle proprie disgrazie calcistiche questo potrebbe diventare il luogo ideale per farlo.


Dai tavoli del dehors...








Stufato di maiale con crema di lepre e biscotto speziato ( per l'aperitivo...)


La "pizza" occitana, con stoccafisso mantecato e olive taggiasche
Ma c'è anche la Regina Margherita bordigotta o la Montecristo, che arriva in Corsica



Il fritto di totanetti, gamberi di Oneglia, acciughe fresche e zucchine


Il salmone marinato "façon Balik" con maionese all'aglio, semi di papavero e ragout di lenticchie


Non manca, oltre ad una breve ma personale lista di vini, anche una selezione di birre artigianali


http://www.damarerestaurantbar.it/

Per ora solo ad Alassio.

... e non manca neppure una scelta musicale di una certa classe...

-gdf-

domenica 11 dicembre 2011

Oui! Je suis blanchiste!

- gdf 2011 -

E allora tanto vale ammetterlo, almeno quando conviene, come in questo caso. Qui di seguito la lista dei buoni propositi di fine anno. Ricco banco d'assaggio e relativa classifica redatta da la Revue du Vin de France riferita ad alcune ultime uscite di Champagne Blanc de Blancs. Andiamo a leggerle senza altri commenti fumosi, quel che conta sarà l'assaggio, le sorprese non mancano e non mancheranno:

KRUG Clos du Mesnil 2000 18/20

AGRAPART ET FILS Venus 2005 18/20

JACQUES SELOSSE Les Carelles 17,5/20

AGRAPART ET FILS Extra brut l’Avizoise 2005 17/20

JACQUESSON Avize Champ Cain 2002 16,5/20

AR LENOBLE Grand Cru Les Aventures 16,5/20

POL ROGER Blanc de Blancs 2000 16,5/20

AGRAPART ET FILS Mineral 2005 16/20

BILLECART-SALMON Blanc de Blancs 1999 16/20

DELAMOTTE Blanc de Blancs 2002 16/20

PIERRE PETERS Les Chetillons 2004 16/20

RUINART Dom Ruinart 2002 16/20

TAITTINGER Comtes de Champagne 2000 16/20

VEUVE FOURNY ET FILS Blanc de Blancs 2005 16/20

DIEBOLT-VALLOIS Blanc de Blancs 2005 15,5/20

DIEBOLT-VALLOIS Blanc de Blancs 1999 15,5/20

GOSSET Grand Blanc de Blancs 15,5/20

HURE FRERES L’Inattendu 15,5/20

BONNET-GILMERT Precieuse d’Amboise 15/20

JANISSON BARADON ET FILS Toulette 2005 15/20


sabato 3 dicembre 2011

Leggere e rileggere | 100 bottiglie straordinarie

- gdf 2011 -

L’affascinante storia di Michel-Jack Chasseuil e della maniera, a tratti rocambolesca, con cui è riuscito a mettere insieme la più straordinaria collezione dei migliori vini del mondo. Da piccolo i francobolli, più in là i grandi vini del mondo. Gli eventi della vita, gli eventi delle viti, ricostruendo e risolvendo un puzzle incredibilmente complicato. Una cantina spettacolare, una raccolta che non ha confini nazionali o continentali, che non si ferma a sviluppare il miglior tema vinicolo mai visto ma esplora anche il mondo dei distillati per collezionisti. A settant’anni però diventa difficile sceglierne cento, e qui escono fuori i caratteri personali, la propria storia, la propria cultura, i propri gusti, le radici più profonde che portano alla difficile selezione per giungere infine ad individuarne cento, tenendo conto dell’internazionalità della collezione e quindi non volendo tralasciare nessuna nobile origine. Alla fine della lettura, e della visione delle splendide etichette, che partono dal 2005 e si perdono nella metà del 1700, può essere divertente ricostruire il lato psicologico del collezionista, che ama evidentemente i vini dolci, o moelleux come direbbe probabilmente lui.

Messe da parte le dolcezze di ogni latitudine terrestre, la zona più sviluppata è il bordolese, ça va sans dire, però pre parker, perché i citati sono tutti millesimati dal 1982 andando poi a ritroso attraverso i grandi millesimi dei due secoli precedenti. L’annata principe è naturalmente la 1961, che appare più di ogni altra sulle etichette fotografate e stampate con grande cura, mentre la Borgogna emerge solo a tratti, e solo sulle grandi griffe quali Leroy, DRC, Jayer, Roumier, Rousseau, Clos du Lambrays, La Romanée e La Grand Rue – quasi tutte di annate molto vecchie - questo in rosso, mentre in bianco sono solo due le bottiglie citate, il Montrachet di Ramonet 1979 e il Corton Charlemagne di Coche Dury 1996. Gli Champagne sono tre : Clos D’Ambonnay di Krug 1995, Bollinger e Salon 1928 . L’Italia entra in questa collezione in maniera assai marginale con un Barbaresco di Gaja 1961, Sassicaia 1985, Amarone Quintarelli 1990 e qualche vecchio Marsala. Alcune schede sono rimaste vittime di qualche interpretazione del traduttore, o mancano di dettaglio per approssimazione, e anche qualche piccola inesattezza è rintracciabile .



Ma nel complesso è una gran bella storia, e oltre alla storia anche guardare le bellissime foto di queste bottiglie mi fa viaggiare la mente e la memoria. Un bel regalo di Natale, anche per scoprire vini extraeuropei che magari molti di noi non conoscono. Guardandoli ci potrebbe venir voglia di approfondire, riuscendo a trovare quelle bottiglie, di quelle annate precise, o accontentandoci di qualche cosa di simile. Secondo me traspare più il gusto della ricerca della rarità piuttosto che l’effettiva bevibilità ma ci sta anche un minimo di gusto ostentativo da parte di chi ha dedicato energie mentali ed economiche molto ingenti per una buona metà della sua vita. E questo lo si capisce a fine testo, andando a sbirciare nelle ultime pagine, dove appare un elenco impressionante di quello che c’è in quella cantina. Un inventario di vini preziosissimi arrivati da tutto il mondo, e quasi tutti direttamente dai produttori stessi, 35000 bottiglie e più di 1000 magnum che stanno li a testimoniare dove questa passione ha potuto trascinare un giovane capitano dell'esercito francese e poi operaio lattoniere degli Stabilimenti Dassault, quelli del Mirage. Come un bambino disciplinato che ha coltivato la sua passione per la collezione di figurine fino alla vecchiaia - gdf 2011 -


giovedì 17 novembre 2011

Vita da Bistrot

- gdf 2011 -


Il funzionamento del meccanismo è semplice. Il locale è piazzato appena appena marginalmente alla sede di centri commerciali, scuole, boutique e grandi alberghi. Il bistrot è abbastanza curato da essere gradevole sia al piano terra che a quello superiore -un poco più elegante- ma che riesce a mantenere sufficiente informalità, voir convivialità garantita e gradevoli incontri. Il dehors è lasciato invece in preda a chiunque voglia sedersi anche per un caffè e fumare una sigaretta, come dire, da cosa nasce cosa. Poi c’è la chicca: una cantinetta climatizzata con qualche centinaia di etichette “bio” . A garantire che qui le cose si fanno sul serio, sulle pareti coloratissime prossime alla cantinetta sotto vetro –con pavimento in ghiaia- invece delle consuete immagini con le star e starlette del cinema e della televisione ci sono le foto originali di una cinquantina dei più noti vignerons francesi, ma forse sono anche di più. Ma non sono foto prese in giro per il mondo, sono state tutte scattate nel locale, e tutti i vignerons indossano i medesimi occhiali, enormi, grotteschi, a sdrammatizzare una condizione lontanissima dalle immagini patinate dei divi dell’etichetta. L’autografo di tutti gli autori dei vini presenti in cantina è apposto a fianco di ogni foto. Et voilà! Replicabile chez nous? Mah, non credo. A questo punto la proposta di cucina sarà assai semplificata, niente di straordinario, nel più informale dei modi, in totale coerenza con un contesto amichevole, nel senso più meridionalizzato del termine, dove solo i prezzi sono degni di una ristorazione superiore, ma non importa, perché va bene così in una città che ormai supera i 380.000 abitanti e può contare su un agglomerato urbano vicino ai 900.000 abitanti. E con altri locali che hanno tracciato questa linea in passato, ma oggi in declino o in regime di austerità di idee, diventa questo Vin sur Vin il riferimento, -pronunciabile anche vingt sur vingt- venti ventesimi, ironia aggiunta su ironia e buone idee espresse a 360 gradi.






Vin sur Vin
Bar a vin / Restaurant
18 bis Rue Biscarra
Nice - Cote d'Azur -
Tel. 0033 (0)4 93929320



- gdf -








martedì 15 novembre 2011

Les single malt de la Montagne de Reims

- gdf 2011 -


Un single malt "Meursault wood". Questa proprio mi mancava. Sarebbe come se in Scozia si mettessero a produrre Cognac? O in Veneto il Calvados? Bha, comunque sia questi francesi non perdono un occasione per stupirci, riuscendo a francesizzare anche l'alcool più nobile d'oltremanica, ma, soprattutto riuscendo a fare una cosa buona e caratterizzata, perché l'affinamento nelle botti di Meursault rendono questo whisky molto secco ed agile, potente ed elegante, leggermente affumicato e corredato da note finali vanigliate. Quasi come alcuni Meursault troppo legnosi? Ecco, forse certi produttori di Meursault troppo affezionati ai legni nuovi farebbero bene a sentire questo whisky per capire che moderando l'uso di legno nuovo il loro Meursault sarebbe più fresco, verticale ed elegante, perché se anche un single malt a 46° cattura marginalmente quelle sensazioni vuol dire che con il vino certi dosi di legno sono veramente esagerate. Oltre alla versione "Meursault wood" questi single malt sono affinati anche in "Champagne wood", "Sauternes wood", Banyuls wood" ecc. Il prezzo? Una cinquantina di euro per il bellissimo flacone che vedete, non pochissimo, ma sono certo che, come gli amanti di un puro Islay storceranno il naso, gli altri, meno integralisti apprezzeranno questa curiosità da mettere nel proprio armadio di casa dedicato ai distillati, per stupire qualche amico francofilo, e non solo. -gdf -



Distillerie Guillon
Route de Verzy
Louvois

lunedì 14 novembre 2011

23 euro | Quando si parla seriamente di buon rapporto qualità/prezzo

- gdf 2011 -

Perché alla fine bisogna sempre confrontarsi con quello che sta fuori dalla porta per capire veramente se un paragone sta in piedi. Osservando sul web cosa viene considerato low cost mi vengono i brividi lungo la schiena, anche se -per essere onesti- a soglie più basse di prezzo; però non è con due fette di salame, una zuppa, un piatto di spaghetti, un fritto surgelato e una bavarese laqualunque che si fa un vero menù degustazione degno del fatidico " buon rapporto q/p". Li c'è solo il prezzo. Basso. Fine della questione. E spesso in condizioni di ambiente e servizio che definirle precarie sarebbe un elegante eufemismo.
La professionalità, lo stile, la capacità di fornire un servizio degno di essere chiamato ristorazione non può costare troppo poco. La soglia va individuata anche a seconda delle materie prime usate, perché lo so che i costi primari di un ristorante possono essere altri, tutt'altro che marginali alle materie prime, ma solo quando queste sono ordinarie, mentre se si decide di attrarre la clientela solo con il prezzo, non è detto che questo sia sufficiente, specialmente in paesi dove la cultura gastronomica è intesa diversamente, dove si sa cos'è e come dovrebbe essere una Béarnaise, autentico capolavoro della cucina classica, e che -al palato- vale più di una qualsiasi banale maionese se eseguita così. Il dettaglio che smette di essere tale ma diventa centrale alla questione. Come al solito la lezione me la devo andare a studiare in Francia, bastano pochi metri, in un qualunque locale apparentemente acchiappa turisti, invece no, perché curiosamente non sarà neppure al completo, forse perché appare troppo elegante? Troppo impegnativo? Oppure i prezzi sembrano troppo bassi e quindi preoccupano più di tariffe superiori, che avrebbero di diritto una teorica equivalenza di qualità superiore.
Infine, in questo caso non si tratta neppure di menù fisso ma di carta-menù, con una scelta tra alcuni piatti che si declinano così : toast di uova strapazzate con salmone affumicato e panna acida, terrina di foie gras e pan brioche, granchio farcito e gratinato, san pietro con ratatouille, patate al forno e béarnaise, salmone grigliato al finocchio... costolette d'agnello provenzale alle erbe... costata di manzo... ecc. E allora no? Ma e allora si, qualche volta rischiare fa bene al cuore, e la soddisfazione emozionerà ancor di più quando il risultato sarà questo.
Il tutto senza pensare di aver scoperto l'acqua calda, però:

...et l'estragon, les cornichons et la moutarde...








Immagini dal dehors del:

Le bruit qui court
31, Quai Bonaparte
Menton


- gdf -

sabato 12 novembre 2011

TTTT | The Tonic Tanqueray Team

-gdf 2011-

Perché non si può andare avanti così, con questo ritmo, con queste frequentazioni e soprattutto queste quantità. Qui bisogna trovare una soluzione, perché di certi scontrini al bar - con quelle cifre - non ne voglio più vedere. Bisogna coalizzarsi, la tolleranza si sta attenuando, i prezzi si stanno incredibilmente alzando, ma funziona così, proprio quando c'è aria di profonda e grave crisi economica e di pensieri i beni rifugio non sono più rappresentati dai Krugerrand ma dai GinTonic. E le quotazioni raggiungono picchi mai visti dal banco di un bar. Bisogna trovare una soluzione, qui deve nascere una solidarietà alcolista che rimetta le cose in ordine. Gadget, magliette con le 4T, merchandising, protezione del marchio, pubblicità sul blog, fondazione di un gruppo d'acquisto di Tanqueray, Schweppes e Fever Tree. Insomma, bisogna organizzarsi meglio per far fronte a questo periodaccio. Le iscrizioni sono aperte, una branca del Bar degli Armadilli apre all'esterno per trovare risorse e fonda il TTTT , The Tonic Tanqueray Team. Aderite numerosi, il mondo degli alcolisti ha bisogno di voi! E con quel che risparmieremo, lo yacht ce lo compriamo. - gdf -


venerdì 11 novembre 2011

Il succhia ruote


- gdf 2011 -

E alla fine mi ha anche denunciato.

Però prima il video, siamo in web version.

-

Per carità, molte gare me le lasciava vincere, almeno quelle meno importanti, secondo lui, e la prima pagina, la concitata scena susseguente alla piccola vittoria era mia, questo è vero, ma adesso che ho capito, lo faceva solo perché a lui interessava l’obiettivo finale. Tu vai avanti, poi ci penso io, pensava lui. Un pochino di gelosia trapelava, la intravedevo, ma la nascondeva bene.

Alla conferenza stampa di fine tour ci andava lui, al confronto con i capitani, i capi squadra, i giornalisti più influenti, gli sponsor; li ci andava lui, e si prendeva il ruolo e il merito, sminuendo il mio ruolo, amicone in privato, tiepido in pubblico.

Ma perché non c’è il protagonista dicevano quelli? No, è un tipo strano diceva lui, lo sapete com’è, è un cuore matto, ci penso io a queste cose, lui vuole stare defilato, per il bene di tutti e due. Non fateci caso quando da i numeri, a volte esagera, poi ci penso io a fargli riprendere il controllo. E’ un grande talento, ma non sa cosa sia la disciplina, voi fidatevi di me.

Allora cambiai squadra, manifestamente per sfida, per fargli capire che potevo vincere anche senza di lui, e allora la gelosia gli montò in testa, ma anche se stavamo in squadre diverse lui mi era vicino, non mi perdeva di vista, e in corsa non mi si staccava mai di ruota, piuttosto lasciava i suoi a perdersi nel gruppo, ma me no, voleva vedere cosa poteva combinare cuore matto.

C’è chi è riuscito a vincere il giro senza vincere una tappa, questa è storia, e c’è chi sfacciatamente ti si metteva invece sempre a ruota e poi alla fine ti lasciava il ruolo di secondo, succede. Chi ti ha fatto lavorare tutto il giorno e poi arrivava primo, ma te lo diceva prima. No, aspettalo, lui ce la può fare, tu anche se sei in fuga non ce la puoi fare, non hai fondo. Ma così non diventerai mai un campione mi dissero, ma a me non interessa diventare un campione agli occhi degli altri, io mi accontento della mia autostima, e poi, perché prendermela con un tiepido, è così gentile quel succhia ruote, ti offre il caffè, ti porta in trattoria, ti da una pacca sulla spalla, ti chiama per sapere se stai bene - e te credo … - però io sono anche abbastanza stufo di arrivare secondo alla fine del tour , come un gregario di lusso, e in più senza aver mai riconosciuto pubblicamente la supremazia di quel capitano.

Un giorno mi venne in mente di provare una nuova tattica, non premeditata, istintiva, da cuore matto, quella della mossa del fagiano, imprevedibile. Mi sono messo dietro e poi sono partito come una biglia di acciaio lanciata da una fionda, e lui non ha capito più niente, l'avevo staccato, ormai ero lontano, ma il traguardo era ancora più lontano, lui si è sentito perso, senza riferimenti, però probabilmente stava comprendendo che quel giorno sarebbe capitata una cosa che non avrebbe avuto riparo.

Se vince oggi, così, in questo modo, io torno nell'anonimato.

Non avrebbe più potuto mettermi la ruota davanti, e allora si rialzò, prese atto che volevo finalmente vincere da solo, in fuga, senza nessuno che mi succhiasse ancora la ruota. Prese fiato e ragionò sulla prossima mossa che gli potesse portare almeno vendetta se non vittoria. Astuto e stratega, più di arguzia che di intelligenza, fece in tempo ad avvisare i direttori sportivi delle altre squadre, ché avvisassero la giuria ! ... qualche cosa non andava bene. Non pago si fermò, perso per perso chiamò anche i giornalisti al telefonino.

Ai primi disse, quando arriva fategli l’antidoping. Ai secondi, domani fatelo sapere a tutti. Terra bruciata intorno.

E così oggi potrà di nuovo alzare le braccia davanti al pubblico.

- gdf-


mercoledì 9 novembre 2011

20 scatti dal nostro "Rossese Party" - prima versione -

- gdf 2011 -

Ventisei Rossese per la nostra panoramica annuale sulla denominazione Rossese di Dolceacqua e dintorni degli ultimi millesimi. Vino che sappiamo essere in grado di superare con disinvoltura i decenni ma che periodicamente ci piace affrontare all'inizio del suo cammino. Con tutti i limiti di questo tipo di degustazione che non ha la pretesa di competere con nessuna guida o con altre valutazioni. Eccoli, 26 etichette, con qualche vitigno intruso e 52 bottiglie per una decina di persone. Il party può iniziare:


Terrebianche 2010 *
Terrebianche Arcagna 2010 **
Giuncheo Pian del Vescovo 2007 *
Giuncheo 2008
Gajaudo 2010
Gajaudo Luvaira 2008
Gajaudo Arcagna 2008
Mandino Cane Morghe 2009 **
Du Nemu 2010 *
Du Nemu superiore 2009
Testalonga 2010 *
Rondelli 2010 **
Altavia superiore 2009
Guglielmi 2010 *
Guglielmi sup. 2009 ***
Maccario Dringenberg 2010 *
Maccario Dringenberg Posau 2010 *
Maccario Dringenberg Luvaira 2010 *
Danila Pisano 2009 *
Ka Manciné Galeae 2010 *
Ka Manciné Beragna 2010 *
Poggio dell'Elmo 2010
Poggio dell'Elmo 2009
Trincea Roccese 2009 ***
Altavia Grai 2009
Altavia Skip intro 2009

Diciamoci la verità , il millesimo 2010 potrebbe anche invecchiare dignitosamente ma non è sicuramente un'annata indimenticabile, e ieri questi vini ce l'hanno confermato, salvo qualche eccezione. A fianco delle etichette ci sono uno, due o tre asterischi, che in questo caso sono riferiti agli appunti che ho preso durante il pranzo e in seguito confrontato con i pareri delle persone al tavolo. Quindi si tratta dell'impressione avuta in questa giornata. Nessuna classifica, solo impressioni colte al volo durante un eccellente pomeriggio.



Luogo del rito: Ristorante da Delio, Apricale (IM)

Abbiamo anche il fotografo professionista stavolta, poi , in seguito vedremo come gli sono venute queste foto scattate tra un bicchiere e l'altro ;-)

Giornata piovosa, ci sta bene una bagna cauda degna delle migliori tavole piemontesi

Con l'accompagnamento di verdure crude e cotte

Uno dei migliori di giornata, però è un 2009, millesimo più convincente del successivo.

Un cremoso tortino di patate e carciofi


I classici ravioli di coniglio nella sua salsa al rosmarino.

Un Grazie speciale a Giovanna Maccario, anche ironica la sua etichetta confidenziale :-)

Sarà anche fuori zona, però questo è un grande vino, chapeau!

Leggero e beverino, il più facile e piacevole da bere

Delio Viale, proprietario del ristorante di riferimento del delizioso villaggio di Apricale

Giornata di pioggia, c'è bisogno di un abbigliamento adeguato per uscire all'aperto.




Grazie a tutti e alla prossima.

- gdf -