alla ricerca delle emozioni lungo le strade asfaltate e non: del vino, del cibo e della musica
venerdì 30 dicembre 2011
Un Bistrot Damare
domenica 11 dicembre 2011
Oui! Je suis blanchiste!

E allora tanto vale ammetterlo, almeno quando conviene, come in questo caso. Qui di seguito la lista dei buoni propositi di fine anno. Ricco banco d'assaggio e relativa classifica redatta da la Revue du Vin de France riferita ad alcune ultime uscite di Champagne Blanc de Blancs. Andiamo a leggerle senza altri commenti fumosi, quel che conta sarà l'assaggio, le sorprese non mancano e non mancheranno:
KRUG Clos du Mesnil 2000 18/20
AGRAPART ET FILS Venus 2005 18/20
JACQUES SELOSSE Les Carelles 17,5/20
AGRAPART ET FILS Extra brut l’Avizoise 2005 17/20
JACQUESSON Avize Champ Cain 2002 16,5/20
AR LENOBLE Grand Cru Les Aventures 16,5/20
POL ROGER Blanc de Blancs 2000 16,5/20
AGRAPART ET FILS Mineral 2005 16/20
BILLECART-SALMON Blanc de Blancs 1999 16/20
DELAMOTTE Blanc de Blancs 2002 16/20
PIERRE PETERS Les Chetillons 2004 16/20
RUINART Dom Ruinart 2002 16/20
TAITTINGER Comtes de Champagne 2000 16/20
VEUVE FOURNY ET FILS Blanc de Blancs 2005 16/20
DIEBOLT-VALLOIS Blanc de Blancs 2005 15,5/20
DIEBOLT-VALLOIS Blanc de Blancs 1999 15,5/20
GOSSET Grand Blanc de Blancs 15,5/20
HURE FRERES L’Inattendu 15,5/20
BONNET-GILMERT Precieuse d’Amboise 15/20
JANISSON BARADON ET FILS Toulette 2005 15/20
sabato 3 dicembre 2011
Leggere e rileggere | 100 bottiglie straordinarie

L’affascinante storia di Michel-Jack Chasseuil e della maniera, a tratti rocambolesca, con cui è riuscito a mettere insieme la più straordinaria collezione dei migliori vini del mondo. Da piccolo i francobolli, più in là i grandi vini del mondo. Gli eventi della vita, gli eventi delle viti, ricostruendo e risolvendo un puzzle incredibilmente complicato. Una cantina spettacolare, una raccolta che non ha confini nazionali o continentali, che non si ferma a sviluppare il miglior tema vinicolo mai visto ma esplora anche il mondo dei distillati per collezionisti. A settant’anni però diventa difficile sceglierne cento, e qui escono fuori i caratteri personali, la propria storia, la propria cultura, i propri gusti, le radici più profonde che portano alla difficile selezione per giungere infine ad individuarne cento, tenendo conto dell’internazionalità della collezione e quindi non volendo tralasciare nessuna nobile origine. Alla fine della lettura, e della visione delle splendide etichette, che partono dal 2005 e si perdono nella metà del 1700, può essere divertente ricostruire il lato psicologico del collezionista, che ama evidentemente i vini dolci, o moelleux come direbbe probabilmente lui.
Messe da parte le dolcezze di ogni latitudine terrestre, la zona più sviluppata è il bordolese, ça va sans dire, però pre parker, perché i citati sono tutti millesimati dal 1982 andando poi a ritroso attraverso i grandi millesimi dei due secoli precedenti. L’annata principe è naturalmente la 1961, che appare più di ogni altra sulle etichette fotografate e stampate con grande cura, mentre

Ma nel complesso è una gran bella storia, e oltre alla storia anche guardare le bellissime foto di queste bottiglie mi fa viaggiare la mente e la memoria. Un bel regalo di Natale, anche per scoprire vini extraeuropei che magari molti di noi non conoscono. Guardandoli ci potrebbe venir voglia di approfondire, riuscendo a trovare quelle bottiglie, di quelle annate precise, o accontentandoci di qualche cosa di simile. Secondo me traspare più il gusto della ricerca della rarità piuttosto che l’effettiva bevibilità ma ci sta anche un minimo di gusto ostentativo da parte di chi ha dedicato energie mentali ed economiche molto ingenti per una buona metà della sua vita. E questo lo si capisce a fine testo, andando a sbirciare nelle ultime pagine, dove appare un elenco impressionante di quello che c’è in quella cantina. Un inventario di vini preziosissimi arrivati da tutto il mondo, e quasi tutti direttamente dai produttori stessi, 35000 bottiglie e più di 1000 magnum che stanno li a testimoniare dove questa passione ha potuto trascinare un giovane capitano dell'esercito francese e poi operaio lattoniere degli Stabilimenti Dassault, quelli del Mirage. Come un bambino disciplinato che ha coltivato la sua passione per la collezione di figurine fino alla vecchiaia - gdf 2011 -
giovedì 17 novembre 2011
Vita da Bistrot


Il funzionamento del meccanismo è semplice. Il locale è piazzato appena appena marginalmente alla sede di centri commerciali, scuole, boutique e grandi alberghi. Il bistrot è abbastanza curato da essere gradevole sia al piano terra che a quello superiore -un poco più elegante- ma che riesce a mantenere sufficiente informalità, voir convivialità garantita e gradevoli incontri. Il dehors è lasciato invece in preda a chiunque voglia sedersi anche per un caffè e fumare una sigaretta, come dire, da cosa nasce cosa. Poi c’è la chicca: una cantinetta climatizzata con qualche centinaia di etichette “bio” . A garantire che qui le cose si fanno sul serio, sulle pareti coloratissime prossime alla cantinetta sotto vetro –con pavimento in ghiaia- invece delle consuete immagini con le star e starlette del cinema e della televisione ci sono le foto originali di una cinquantina dei più noti vignerons francesi, ma forse sono anche di più. Ma non sono foto prese in giro per il mondo, sono state tutte scattate nel locale, e tutti i vignerons indossano i medesimi occhiali, enormi, grotteschi, a sdrammatizzare una condizione lontanissima dalle immagini patinate dei divi dell’etichetta. L’autografo di tutti gli autori dei vini presenti in cantina è apposto a fianco di ogni foto. Et voilà! Replicabile chez nous? Mah, non credo. A questo punto la proposta di cucina sarà assai semplificata, niente di straordinario, nel più informale dei modi, in totale coerenza con un contesto amichevole, nel senso più meridionalizzato del termine, dove solo i prezzi sono degni di una ristorazione superiore, ma non importa, perché va bene così in una città che ormai supera i 380.000 abitanti e può contare su un agglomerato urbano vicino ai 900.000 abitanti. E con altri locali che hanno tracciato questa linea in passato, ma oggi in declino o in regime di austerità di idee, diventa questo Vin sur Vin il riferimento, -pronunciabile anche vingt sur vingt- venti ventesimi, ironia aggiunta su ironia e buone idee espresse a 360 gradi.



martedì 15 novembre 2011
Les single malt de la Montagne de Reims


lunedì 14 novembre 2011
23 euro | Quando si parla seriamente di buon rapporto qualità/prezzo

sabato 12 novembre 2011
TTTT | The Tonic Tanqueray Team

Perché non si può andare avanti così, con questo ritmo, con queste frequentazioni e soprattutto queste quantità. Qui bisogna trovare una soluzione, perché di certi scontrini al bar - con quelle cifre - non ne voglio più vedere. Bisogna coalizzarsi, la tolleranza si sta attenuando, i prezzi si stanno incredibilmente alzando, ma funziona così, proprio quando c'è aria di profonda e grave crisi economica e di pensieri i beni rifugio non sono più rappresentati dai Krugerrand ma dai GinTonic. E le quotazioni raggiungono picchi mai visti dal banco di un bar. Bisogna trovare una soluzione, qui deve nascere una solidarietà alcolista che rimetta le cose in ordine. Gadget, magliette con le 4T, merchandising, protezione del marchio, pubblicità sul blog, fondazione di un gruppo d'acquisto di Tanqueray, Schweppes e Fever Tree. Insomma, bisogna organizzarsi meglio per far fronte a questo periodaccio. Le iscrizioni sono aperte, una branca del Bar degli Armadilli apre all'esterno per trovare risorse e fonda il TTTT , The Tonic Tanqueray Team. Aderite numerosi, il mondo degli alcolisti ha bisogno di voi! E con quel che risparmieremo, lo yacht ce lo compriamo. - gdf -
venerdì 11 novembre 2011
Il succhia ruote
E alla fine mi ha anche denunciato.
Però prima il video, siamo in web version.
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Per carità, molte gare me le lasciava vincere, almeno quelle meno importanti, secondo lui, e la prima pagina, la concitata scena susseguente alla piccola vittoria era mia, questo è vero, ma adesso che ho capito, lo faceva solo perché a lui interessava l’obiettivo finale. Tu vai avanti, poi ci penso io, pensava lui. Un pochino di gelosia trapelava, la intravedevo, ma la nascondeva bene.
Alla conferenza stampa di fine tour ci andava lui, al confronto con i capitani, i capi squadra, i giornalisti più influenti, gli sponsor; li ci andava lui, e si prendeva il ruolo e il merito, sminuendo il mio ruolo, amicone in privato, tiepido in pubblico.
Ma perché non c’è il protagonista dicevano quelli? No, è un tipo strano diceva lui, lo sapete com’è, è un cuore matto, ci penso io a queste cose, lui vuole stare defilato, per il bene di tutti e due. Non fateci caso quando da i numeri, a volte esagera, poi ci penso io a fargli riprendere il controllo. E’ un grande talento, ma non sa cosa sia la disciplina, voi fidatevi di me.
Allora cambiai squadra, manifestamente per sfida, per fargli capire che potevo vincere anche senza di lui, e allora la gelosia gli montò in testa, ma anche se stavamo in squadre diverse lui mi era vicino, non mi perdeva di vista, e in corsa non mi si staccava mai di ruota, piuttosto lasciava i suoi a perdersi nel gruppo, ma me no, voleva vedere cosa poteva combinare cuore matto.
C’è chi è riuscito a vincere il giro senza vincere una tappa, questa è storia, e c’è chi sfacciatamente ti si metteva invece sempre a ruota e poi alla fine ti lasciava il ruolo di secondo, succede. Chi ti ha fatto lavorare tutto il giorno e poi arrivava primo, ma te lo diceva prima. No, aspettalo, lui ce la può fare, tu anche se sei in fuga non ce la puoi fare, non hai fondo. Ma così non diventerai mai un campione mi dissero, ma a me non interessa diventare un campione agli occhi degli altri, io mi accontento della mia autostima, e poi, perché prendermela con un tiepido, è così gentile quel succhia ruote, ti offre il caffè, ti porta in trattoria, ti da una pacca sulla spalla, ti chiama per sapere se stai bene - e te credo … - però io sono anche abbastanza stufo di arrivare secondo alla fine del tour , come un gregario di lusso, e in più senza aver mai riconosciuto pubblicamente la supremazia di quel capitano.
Un giorno mi venne in mente di provare una nuova tattica, non premeditata, istintiva, da cuore matto, quella della mossa del fagiano, imprevedibile. Mi sono messo dietro e poi sono partito come una biglia di acciaio lanciata da una fionda, e lui non ha capito più niente, l'avevo staccato, ormai ero lontano, ma il traguardo era ancora più lontano, lui si è sentito perso, senza riferimenti, però probabilmente stava comprendendo che quel giorno sarebbe capitata una cosa che non avrebbe avuto riparo.
Se vince oggi, così, in questo modo, io torno nell'anonimato.
Non avrebbe più potuto mettermi la ruota davanti, e allora si rialzò, prese atto che volevo finalmente vincere da solo, in fuga, senza nessuno che mi succhiasse ancora la ruota. Prese fiato e ragionò sulla prossima mossa che gli potesse portare almeno vendetta se non vittoria. Astuto e stratega, più di arguzia che di intelligenza, fece in tempo ad avvisare i direttori sportivi delle altre squadre, ché avvisassero la giuria ! ... qualche cosa non andava bene. Non pago si fermò, perso per perso chiamò anche i giornalisti al telefonino.
Ai primi disse, quando arriva fategli l’antidoping. Ai secondi, domani fatelo sapere a tutti. Terra bruciata intorno.
E così oggi potrà di nuovo alzare le braccia davanti al pubblico.
- gdf-
mercoledì 9 novembre 2011
20 scatti dal nostro "Rossese Party" - prima versione -




































