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martedì 18 giugno 2013

Anfosso & Anfosso


gdf 


L'ennesima due giorni a base di Rossese non poteva che finire a tavola. A tavola con i due Anfosso. Oggi è Alessandro il protagonista, che mette in tavola due vini che mi sono sempre piaciuti molto. Il curioso Rossese bianco, dal frutto croccante, le note saline, di erbe aromatiche e di agrumi; e poi Poggio Pini, qui nella versione 2011, un vino che nelle diverse degustazioni fatte alla cieca o alla luce del giorno è sempre arrivato sul podio.



Un colpo d'occhio, una zoomata sul vigneto Pini e Poggio Pini e poi ci possiamo dedicare alla tavola di una delle trattorie più apprezzate e frequentate della zona, di tutto l'entroterra. Un centinaio di coperti venduti di sabato a pranzo non è poca cosa. Qui funziona così: si cerca un tavolo libero in veranda, ci si siede, si aspetta il giusto, e basta. Non è  necessario leggere e ordinare nulla. Le belle signore, a turno, arriveranno con i loro vassoi di antipasti, di primi, di secondi, senza tregua. Inutile fare domande o richieste strane, però è corretto ricordarsi i ravioli e il cinghiale, ma soprattutto uno dei conigli alla ligure più buoni di tutta la regione. Intanto i due Anfosso fanno anche finta di essere parenti, cosa vera fino ad un certo punto, perché fosse vero non potrebbero andare così d'accordo. Sono anche coscritti, e stanno facendo gruppo, insieme a pochi altri, per sfondare porte e frontiere che si stanno aprendo volentieri ai loro vini. Grazie a loro per l'ospitalità e alle belle signore e signorine del Giardino di Vallebona.











gdf

giovedì 5 maggio 2011

The Right Side del Rossese

Marisa Perrotti, Tenuta Anfosso, Soldano

E alla fine è diventato il vino di moda, il vino del momento. Ci sono voluti due lustri di martellamento mediatico ma alla fine il messaggio è passato. E' dal 2002 che si cerca di far penetrare il concetto che il Rossese di Dolceacqua non è un vinello maleodorante da bere freddo nel giro di un paio di anni dall'imbottigliamento e turandosi in il naso.


Blogger e riviste stanno facendo tendenza: la fitta rete di messaggi sul Gambero Rosso forum da un lato, un articolo su questa rivista, Enogea, una prossima uscita su Bibenda che sorprenderà per completezza di informazioni e altro ancora di buono arriverà. Molti blogger piacevolmente sorpresi e poi convinti si accodarono e si accodano.
Verticale 1991- 2009 Testalonga

Bene così, meglio tardi che mai. Eppure Veronelli l'aveva detto chiaro a suo tempo.
E allora può essere venuto il momento di fare più chiarezza su qualche dettaglio, perché si fa presto a dire semplicemente Rossese, che vuol dire poco perché la denominazione generica copre una zona troppo vasta per essere identificativa. E diventa limitativo anche fissarsi sul comune di Dolceacqua, collettore e punto di arrivo del turismo degli appassionati che troppo spesso dimenticano il lato buono della questione, e cioè la vallata a fianco, quella di Soldano, Perinaldo, San Biagio della Cima. Perché alla fine, salvo le dovute e nobili eccezioni, i vini più emozionanti , precisi, nobili e profumati della denominazione, quelli che alla cieca fanno fuori abbastanza regolarmente la concorrenza portano le etichette di Maccario Dringenberg, Guglielmi , Anfosso e mettiamoci anche Ka Mancinè.

Mi soffermerei sulla degustazioni di ieri alla Tenuta Anfosso per porre l'accento su questi vini, ancora una volta sottovalutati clamorosamente. Marisa Perrotti e Alessandro Anfosso hanno fatto un eccellente lavoro in questi dieci anni di attività sui nobili vigneti di Luvaira e Poggio Pini, non facendosi mancare neppure una chicca come il Rossese bianco. Guardare e mettere dentro il naso nelle ultime tre annate di Poggio Pini o Luvaira per capire quale bellezza di colore, rubino chiaro brillante e pulito, naso di frutti rossi, frutti neri e macchia mediterranea, bevibilità spericolata e chiusura in bellezza senza ostilità . Tenuta Anfosso, loro stanno sicuramente dalla parte giusta.






















- gdf -




Eppure Veronelli l'aveva detto chiaro quale fosse il lato giusto ;-)