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venerdì 20 dicembre 2013

Barolo e Cinghiale

del Guardiano del Faro

Dicembre è il mese più bello dell'anno visto dal faro, sono quindici giorni di fila -ma forse di più- che il risveglio è questo, e il termometro alle sette dice questo. Si, è un termometro da vino, di quelli da infilare nel collo delle bottiglie per verificarne la temperatura di servizio, ma siccome non ho più intenzione di fare il cantiniere presso nessun ristorante, certi oggetti li ho appesi al chiodo; qui ce ne solo voluti due per tenere in equilibrio la botticella che impediva al termometro di cadere nel vino. E' un termometro che va bene per rilevare la temperatura dei vini in bottiglia e dell'aria dalle parti del faro, e dunque la scala si ferma a zero. Le temperature negative non sono ammesse in entrambi i casi.


11 - 12 gradi che saliranno in breve a 15. Temperatura da cantina Borgognona, o di cantina Piemontese. Forse un pelino bassa per cominciare a servire un Nebbiolo o un Pinot Noir, ma se l'ambiente è ben riscaldato non avrei timore a tirar su il vino dalla cantina a questa temperatura, per poi godermelo in tutta la sua ampiezza, in tutta la sua distensione termica.

Distensione termica mi mancava. A volte leggo il blog di Fabio Rizzari, che mi piace per la competenza "espressa" e mi fa anche sorridere per come riesce abilmente a rimescolare le carte e le parole che rendono il glossario del vino tra i più trapezistici e virtuosi della comunicazione in genere.


Si, probabilmente si potrebbe fare a  meno di molti vini al Mondo. Stringere il mio glossario e il mio piccolo Mondo all’interno di Piemonte e Borgogna non mi darebbe problemi. Potrei proseguire per il resto dei miei giorni tra bianchi e rossi di qui e di là delle Alpi.


Vini vagamente paragonabili a questi dove li trovi? Anche il Cascina Francia 2008 intendo. Non sono un fanatico del Monfortino ma ogni volta che ci ritroviamo e mettiamo in piedi queste giornate tematiche il risultato non è mai uguale. Quando ho visto il magnum di Falletto-Giacosa 2001 mi sono detto: eccolo li il fenomeno. Me lo tengo per ultimo. Ma siccome eravamo in quindici, ci è pure andato stretto, anche se per ultimo.


E invece stavolta ho preferito il Monfortino, nelle tre annate evidenziate in immagini. Forse perché li ho bevuti prima, ma sai, a partire la mattina alle 11 e mezza con un Monfortino 2004 a secco non è neppure facile. Difficile da apprezzare, perché il Monfortino è spesso arcigno, si difende bene appena stappato.

E allora ho fatto una vigliaccata che mai mi era venuta nei pressi della mente. Mettere un Monfortino nell’ovarius. Mettere un Monfortino nell’ovarius per un’oretta vuol dire fargli acquisire una bevibilità sconosciuta. A seguire 2001 e 1998, però dalla bottiglia, ma comunque tutti in linea, diversamente eccellenti, in progredire, proprio perché preparato il palato con un 2004 in ovarius.

Gli altri due a colpire a botte di tannino da k.o, da lasciare intontito il palato e tumefatte le gengive. Con tre o quattro piatti di cinghiale ad intervenire, a dare una bella mano a terminare tutte le bottiglie. Mai visto finire tutte le bottiglie, e mai visto il 99% per cento le bottiglie di una giornata così impegnativa, uscirne al meglio.


Lo sappiamo a memoria, dopo alcuni anni ogni bottiglia vive di vita propria, pure se si trovassero fianco a fianco nella medesima cantina. L'evidenza è risaltata anche questa volta con queste, una ottima e una piuttosto sfocata.


Tutti gli altri talmente precisi e concisi, che questo Gabutti Bussia ci è parso quasi fuori posto tanto consenziente, da subito. Mica a tutti piace la conquista difficile. E dunque perché no?


Il conteggio dei tappi e dei vuoti, come al solito, si fa il giorno dopo, così come i ragionamenti, che mi portano prima di tutto a ringraziare Simone Ferrara e Matteo Badaracco del Ristorante Al Giardino degli Indoratori, a due passi dalla cattedrale di San Lorenzo, in centro a Genova. Hanno subito con stile e savoir faire lo stupro del loro locale per almeno sei ore, uscendone incolumi. Di Matteo e Simone ne riparlerò qui e altrove già dall'inizio della prossima settimana. Qui, con la cucina si è, come dire, scherzato e appoggiato i vini. L'altra versione di Badaracco la rivedremo a breve, e in maniera abbastanza diversa.


L'uso plurimo di cavatappi lo riservo solo per questi scopi occasionali ormai. Le bottiglie stappate alla fine saranno quindici più una magnum. Nessun problema di TCA e solo i tappi dei due Monfortino 98 non hanno retto all'emozione

La salsiccia alla cannella

I ravioli in brodo, con il ripieno di cinghiale

La crocchetta di cotechino e la sua salsa BBQ

I tagliolini al ragù di cinghiale

Belìn che ripassino... non ce la posso fare, ma lo chef stellato che non ha esitato ad andarci dentro di forchetta non mi ha stupito.

Man at work

Non ho capito bene... cos'hai detto? Gorgonzola al cioccolato bianco e  olive nere?


L'armadillo Hazel chiude brillantemente la sessione natalizia con Clos des Goisses


Al Giardino degli Indoratori
Vico Indoratori, 47 rosso
Genova (San Lorenzo)

Tel 010 2545536

gdf

sabato 29 ottobre 2011

La Barolata genovese

- gdf 2011 -

Lui è il cane di casa, pardon, il cane di trattoria, della Trattoria Ristorante Villa Pietro di Genova. Ma non in Genova città, bensì in una deliziosa frazione in collina - Fontanegli - fuori alcuni chilometri dal caos cittadino, sulla strada che porta anche davanti al più bel cimitero monumentale d'Italia, quello di Staglieno. L'atmosfera è già quella dell'entroterra genovese, ricco di vegetazione che risente più dell'influsso dell'altimetria della zona appenninica piuttosto che del clima marino. Insomma, qui fa fresco, non freddo, solo fresco, sui 15 o 16 gradi, e cioè la temperatura ideale per bere qualche Barolo. Questo post si porta appresso l'elenco delle bottiglie stappate ieri, ora vado a ripercorrere il percorso sperando di non dimenticare nulla, non tanto per ostentazione quanto per comune pro memoria, per ricordare a noi ed a tutti gli appassionati che queste cose si possono fare abbastanza spesso. Il Barolo non è un vino pesante, o in ogni caso questa serie non lo è stata. Certo, lo sguardo di qualcuno stamattina sarà simile a quello del meticcio, il mio è un po' peggio invece- se avessi avuto il buon senso di non metterci sopra tre gintonic ieri sera - ma che volete fare, sembrava tutto così delicato e leggero che sembrava una cosa intelligente chiudere la giornata con qualche gintonic defaticante, invece anche no. Comunque ecco l'elenco, lo sistemo per annate, dalla più giovane:

2004 Cappellano Otin Fiorin Piè Rupestris 1 btl da 0,75
2001 Bruno Giacosa Le Rocche del Falletto Riserva etichetta rossa 1 magnum
1999 Scarpa Tettimorra 1 btl da 0,75
1998 Oddero Vigna Rionda 2 btl da o,75
1998 Conterno Fantino Sorì Ginestra 1 magnum
1996 Gaja Conteisa 1 btl da 0,75
1995 Conterno Riserva Monfortino 2 btl da 0,75
1995 Aldo Conterno Riserva Granbussia 2 btl da 0,75
1995 Bartolo Mascarello 1 btl da 0,75
1995 Oddero Mondoca di Bussia Soprana 2 btl da 0,75
1993 Conterno Riserva Monfortino 1 magnum
1993 Giuseppe Mascarello Monprivato Cà d'Morissio Riserva 1 btl da 0,75
1990 Marcarini Brunate 1 btl da 0,75
1990 Conterno Riserva Monfortino 2 btl da o,75
1988 Scarpa Tettimorra 2 btl da 0,75
1987 Scarpa Tettimorra 1 btl da 0,75
1985 Pira e Figli Cannubi, San Lorenzo ... 1 btl da 0,75
1974 Prunotto Riserva 1 btl da 0,75

Quindi, più o meno 20 litri per 12 persone, che mi sembra una cosa saggia, tenendo conto - e lo sappiamo tutti - che non sempre tutte le bottiglie saranno in ordine, quindi bevibili. Una nota importante però, perché neanche una bottiglia sapeva manifestamente di tappo. Incrociamo le dita per la prossima kermesse.

La tavola per 12

L'acqua sta già bollendo in cucina













Alla fine saranno più di 200 i bicchieri necessari

Tre dell'A-Team, e a destra Stefano Maragliano: pusher di lepri, polli e capretti...

Un Ipad-Gaja-man dietro a Christian Bucci de Les Caves de Pyrene, a fianco il proprietario del Ristorante: Christian Villa





Greppi, noto agli addetti ai lavori per il suo allevamento di piccioni, non è secondo a nessuno anche per quanto riguarda le lepri. In ragout per i tagliolini o così, cotta classicamente. Ottima.

Sommerso dai bicchieri, Alberto Farinasso : ufficio eventi di slow food.



Ed infine quella che non è una classifica di vini, ma solo un elenco delle bottiglie che più mi sono piaciute, per diversi motivi, tenendo pure conto del fatto che raramente due bottiglie da 0,75 possono essere uguali dopo dieci o più anni di invecchiamento.
Monfortino 1990 : due bottiglie perfette, il numero uno all'unanimità.
Seconda fascia: Giacosa Ris.Falletto 2001, Monprivato 1993, Granbussia 1995, Monfortino 1993, Bartolo Mascarello 1995.
Terza fascia: Scarpa 1999, Gaja 1996, Oddero Rionda 1998, Marcarini Brunate1990.
Alcune bottiglie non perfette hanno comunque lasciato pensare che ritrovandole nelle migliori condizioni di tappo e di conservazione potrebbero essere inserite nell'elenco , tra le migliori.
- gdf-