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mercoledì 27 marzo 2013

La scarpa e la zoccola


gdf  20-14

Ho sempre avuto il massimo rispetto per la zoccola. Così, d’istinto, perché la zoccola lo sa di esserlo e non nasconde il suo aspetto, il suo ruolo e il suo compito, o volendo esagerare, la sua missione. Non vuole essere un’altra cosa la zoccola, e soprattutto non fa finta o non si camuffa da un’altra cosa, perché la zoccola ha la sua dignità, e poi lo sa benissimo che fingendosi un’altra cosa, chessò, una scarpa borghese, non potrebbe reggerne le parti,  e chi l’affrontasse se ne accorgerebbe subito che non sta nei suoi veri panni. Ruvida, rigida, scoperta, pratica, antisdrucciolo, veloce, utile: questa è una possibile descrizione di una zoccola, diversa da una confortevole calzatura dove tutti i dettagli di comodità e di eleganza dovrebbero essere coerenti al prezzo richiesto. Si, lo so che ci sono anche zoccole molto costose, ma questo succede per colpa del mercato che le ha un po’ troppo sopravvalutate o perché dietro all’apparente semplicità ci sono studi, prove e sperimentazioni tutt’altro che economiche, a partire dalla rilevanza del pregio della curvatura dell’intelaiatura ottenuta, e della qualità della pelle con cui è stata rifinita, ed infine dai tessuti in cui è stata confezionata. La zoccola haute couture è comunque un caso limite quanto piuttosto raro.

Per il mio gusto personale preferisco la scarpa borghese, perché con la zoccola  il mio piede ha difficoltà di dialogo: non la controllerei bene, mi scapperebbe via da tutte le parti e il rischio di prendermi pure una storta sarebbe molto probabile. Almeno, così suppongo.

In ogni caso, per dare un po’ i numeri, se una buona zoccola ( non di marca ) può costare dai 20 ai 40 euro, una scarpa buona o molto buona può costare dai 200 ai 400 euro. Si va a paia, non singolarmente, è ovvio, ma meglio chiarire, come è abbastanza normale andare in coppia al ristorante a mangiare.

Ora, se vado a comprare una zoccola da 20 o 30 euro e questa presenta un difetto, mi posso arrabbiare, ma in fondo in fondo, se il difetto non la rende inutilizzabile, me ne farò una ragione in funzione del prezzo. Invece, se la scarpa borghese presenta uno o più difetti, allora, tenuto conto della cifra spesa comincerò ad alterarmi.

Se poi la scarpa è anche di gran marca ed è stata venduta per buona ( voir eccellente ) in uno dei negozi più belli ed eleganti del Centro,  allora l’alterazione potrebbe prendere un rilievo molto più elevato. Voglio dire, se la scarpa di lusso ha come base dieci dettagli di eccellenza da rispettare per valere il suo prezzo, se saranno almeno tre i difetti ( la regola base ) che riscontrerò, come minimo quella scarpa mi andrà scontata del 30%. Salvo voler far passare le deficienze come concettuali, relativizzando tutto a quel punto, come nella composizione fotografata in apertura, che per me rappresenta un'accozzaglia di prodotti gettati sul tavolo in ( apparente ) disordine, ma che in realtà celano un profondo significato che nessuno è in grado di cogliere, anche se alcuni sono convinti del contrario.

Quindi, su base 200 euro, caro il mio Ciabattino Haute Couture del Centro, io te ne darò "solo" 140  -che è già una follia- e in sintesi, nel mio grado di considerazione mi basterà levare un inutile zero per inquadrarti, facendo bene i conti. E se hai anche il coraggio di chiedermi dei soldi perché preferisco farmi infilare nelle tue pretenziose scarpe le mie affezionate stringhe che mi sono portato da casa invece delle tue ( esose ), allora stai veramente colmando la misura,  perché non sei stato nemmeno in grado di confrontarti con i tuoi colleghi prima di proporre cotanta "personalità", termine che tu usi al posto di "presunzione", perché l'Alta Moda non è per tutti; l'Alta Moda è un'esclusività di chi la sa creare ancor prima di chi se la può permettere da fruitore, anche se solo come status simbol.


 gdf 12 minuti



sabato 29 ottobre 2011

La Barolata genovese

- gdf 2011 -

Lui è il cane di casa, pardon, il cane di trattoria, della Trattoria Ristorante Villa Pietro di Genova. Ma non in Genova città, bensì in una deliziosa frazione in collina - Fontanegli - fuori alcuni chilometri dal caos cittadino, sulla strada che porta anche davanti al più bel cimitero monumentale d'Italia, quello di Staglieno. L'atmosfera è già quella dell'entroterra genovese, ricco di vegetazione che risente più dell'influsso dell'altimetria della zona appenninica piuttosto che del clima marino. Insomma, qui fa fresco, non freddo, solo fresco, sui 15 o 16 gradi, e cioè la temperatura ideale per bere qualche Barolo. Questo post si porta appresso l'elenco delle bottiglie stappate ieri, ora vado a ripercorrere il percorso sperando di non dimenticare nulla, non tanto per ostentazione quanto per comune pro memoria, per ricordare a noi ed a tutti gli appassionati che queste cose si possono fare abbastanza spesso. Il Barolo non è un vino pesante, o in ogni caso questa serie non lo è stata. Certo, lo sguardo di qualcuno stamattina sarà simile a quello del meticcio, il mio è un po' peggio invece- se avessi avuto il buon senso di non metterci sopra tre gintonic ieri sera - ma che volete fare, sembrava tutto così delicato e leggero che sembrava una cosa intelligente chiudere la giornata con qualche gintonic defaticante, invece anche no. Comunque ecco l'elenco, lo sistemo per annate, dalla più giovane:

2004 Cappellano Otin Fiorin Piè Rupestris 1 btl da 0,75
2001 Bruno Giacosa Le Rocche del Falletto Riserva etichetta rossa 1 magnum
1999 Scarpa Tettimorra 1 btl da 0,75
1998 Oddero Vigna Rionda 2 btl da o,75
1998 Conterno Fantino Sorì Ginestra 1 magnum
1996 Gaja Conteisa 1 btl da 0,75
1995 Conterno Riserva Monfortino 2 btl da 0,75
1995 Aldo Conterno Riserva Granbussia 2 btl da 0,75
1995 Bartolo Mascarello 1 btl da 0,75
1995 Oddero Mondoca di Bussia Soprana 2 btl da 0,75
1993 Conterno Riserva Monfortino 1 magnum
1993 Giuseppe Mascarello Monprivato Cà d'Morissio Riserva 1 btl da 0,75
1990 Marcarini Brunate 1 btl da 0,75
1990 Conterno Riserva Monfortino 2 btl da o,75
1988 Scarpa Tettimorra 2 btl da 0,75
1987 Scarpa Tettimorra 1 btl da 0,75
1985 Pira e Figli Cannubi, San Lorenzo ... 1 btl da 0,75
1974 Prunotto Riserva 1 btl da 0,75

Quindi, più o meno 20 litri per 12 persone, che mi sembra una cosa saggia, tenendo conto - e lo sappiamo tutti - che non sempre tutte le bottiglie saranno in ordine, quindi bevibili. Una nota importante però, perché neanche una bottiglia sapeva manifestamente di tappo. Incrociamo le dita per la prossima kermesse.

La tavola per 12

L'acqua sta già bollendo in cucina













Alla fine saranno più di 200 i bicchieri necessari

Tre dell'A-Team, e a destra Stefano Maragliano: pusher di lepri, polli e capretti...

Un Ipad-Gaja-man dietro a Christian Bucci de Les Caves de Pyrene, a fianco il proprietario del Ristorante: Christian Villa





Greppi, noto agli addetti ai lavori per il suo allevamento di piccioni, non è secondo a nessuno anche per quanto riguarda le lepri. In ragout per i tagliolini o così, cotta classicamente. Ottima.

Sommerso dai bicchieri, Alberto Farinasso : ufficio eventi di slow food.



Ed infine quella che non è una classifica di vini, ma solo un elenco delle bottiglie che più mi sono piaciute, per diversi motivi, tenendo pure conto del fatto che raramente due bottiglie da 0,75 possono essere uguali dopo dieci o più anni di invecchiamento.
Monfortino 1990 : due bottiglie perfette, il numero uno all'unanimità.
Seconda fascia: Giacosa Ris.Falletto 2001, Monprivato 1993, Granbussia 1995, Monfortino 1993, Bartolo Mascarello 1995.
Terza fascia: Scarpa 1999, Gaja 1996, Oddero Rionda 1998, Marcarini Brunate1990.
Alcune bottiglie non perfette hanno comunque lasciato pensare che ritrovandole nelle migliori condizioni di tappo e di conservazione potrebbero essere inserite nell'elenco , tra le migliori.
- gdf-