lunedì 10 novembre 2014

Il mare d’inverno

Poco fa ... e titolo abusato, quasi abusivo, inflazionato, sono d’accordo. Ho pure sbagliato l'ordine dei testi e delle immagini, sono stanco. Inverno. Si ! Ma dove, ma se è appena un autunno accennato da quattro gocce ...  ma smettila e cammina.  Sembra inverno, ma si fa per dire, perché oggi non fa né freddo né caldo: fa tiepido. Qualche lacrima fine di pioggia mi riga il viso di traverso, spostata dal vento verso il mare che incrocio solo da destra, da Ponente, come direbbe lo Scarpato, mentre attraverso un ponte su un torrente impetuoso che mi fa più paura che a Levante.



gdf


Un tratto di brezza, che è anche il nome di un quartiere qui vicino (a volte ci prendono con i nomi ) La Brezza. Ci sarebbe anche il rione Polo Nord nella capitale della Riviera dei Fuori: questioni irrisolte tra abruzzesi e calabresi mai messisi d’accordo, neanche sul clima più idoneo dove far crescere fiori e peperoncini dentro un'accesa serra foderata di nere plastiche funebri.



La brezza di Ponente mi scompiglia le trenta tonalità di grigio, ma è per me un piacere infilarci in mezzo le dita della mano sinistra mentre altri ricordano solo con la memoria i bei momenti in cui ci potevano ramazzare dentro con un pettine, non di mare, di corno di bue.



Con la destra reggo l’ombrellino, dal manico molto più piccolo del lungo tragitto, comprato al volo da un Senegalese sensibile ai problemi dei turisti. C’è il sole. Eccoti gli occhiali scuri. C’è pioggia: pronti! Sono qui ad  aiutarti con un micro ombrello da tre euro. C’è freddo? Cammina!  Chilometro 5 qui. Chilometro 14 laggiù. Colpo di Nikon dal tavolo.



Ciclo- pedonale: che fame fa venire solo a guardarla un passo dopo l'altro. 10.000 passi. Una regola che mi torna, ma siccome è di altri non mi appartiene, posso andare oltre, anche a 14 o 16 su 20, andata e ritorno. Qui si finiranno i classici della superclassica di primavera. Qui inizieranno a faticare quelli che vorranno fare una parte del giro d’Italia con due ruote. Nel mio piccolo, comincio oggi con due scarpe comode



Ci arrivo fin qui, con le scarpe ben chiuse, sai com’è, dopo tanta strada. Ci starebbe bene una bella sciacquata ai piedi, il mare tenta, saranno 18 nell’aria che come l’acqua restano per me due elementi innaturali, belli da guardare come le quinte anche se non sono portoghesi, così, per presa coscienza dei miei mezzi.



Bussana è conosciuta al mondo come hanno voluto farla conoscere per vie molto traverse, ma ben indicate da un cartello marrone sull’autostrada dei fuori che la immaginifica come villaggio turistico dal fascino folle. Distrutta da un terremoto furioso più di un secolo fa, ricostruita più in basso ma rifiutata da veri artisti della vita, di principio, e tuttora abitata in regimi precari da ogni genere di precari



Sul mare esiste un’altra Bussana, quella neppure abitata dal pueblo di pescatori di un’altra epoca, più recente e meno idealista, in contraddittorio provocatorio, mentre in seguito sono stati alcuni ristoratori di più o meno grossolano talento quelli che hanno cercato di portare nella propria nassa il bottino, anche con buoni risultati nei tanti anni di buona pesca.



Questa famiglia è invece qui da un solo anno, in questo locale dove ho voluto tornare anche per sentire di nuovo l’energia dei muri, quelli che una decina di anni fa mi fecero conoscere uno dei più grandi barman italiani, che qui dentro si mise in testa anche di essere un bravo cuoco.



Ciao Giorgio. Giorgio Manara, in passato anche collaboratore part-time di questo blog, che  proprio qui mi stese con la regola dei tre dry Martini. La giornata è grigia, i pensieri gdf lo diventano, la stanchezza non dei tre Martini ma dei molti Mostini comincia a pesare, ma c’è gente qui oggi, che fa festa, che si siede e mangia, confidando i propri desideri a Piera e Simona, mentre dovrebbe essere Bruno quello che cucina, o forse suo padre.



Forse lo scoprirò in un’ altra occasione, essendo il ragazzo così tanto schivo da essermi passato davanti al tavolo e sotto al naso per almeno quattro volte senza avermi rivolto uno sguardo o un cenno di qualsiasi altro genere, per andarsi a fumare una sigaretta sotto la pioggia fina. Di sottofondo colgo gli One Republic di Love Runs Out. Roba da DJ Il Duca. Ah! Il Duca e il Manara. Mi piacerebbe averli qui.



Mangio da solo, tre cose semplici ma corrette, le emozioni e le presunte certezze le scrivo sul blackberry,  bevo un vino che mi piace, spendo 44 euro. Tre mezze porzioni, perché qui i piatti sono esagerati per me, anche se ho fatto solo dieci chilometri per venir qui, per me e per parlare di loro. Penso di tornare con un bus al faro, invece neppure la porzione del dessert  lascia spazio ad altre immaginazioni che non siano un faticoso e pensieroso rientro sotto la pioggia.




gdf 12 minuti




3 commenti:

  1. fabrizio scarpato10 novembre 2014 09:59

    Someday girl I don't know when
    we're gonna get to that place
    Where we really want to go
    and we'll walk in the sun
    But till then tramps like us
    baby we were born to run

    Beati voi che a Ponente potete camminare o pedalare nel sole e nella pioggia. Ci stiamo provando anche qui a Levante, ma la strada passa sempre in galleria, uno dopo l'altra. Ogni tanto uno squarcio di luce. Ci sarà pure un motivo se voi mangiate gamberi viola e noi fainà e bòghe.

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  2. Un pazzo furioso si incunea sulla pedonale lungomare controvento controvoglia controcorrente, uscendone vincente contro il miglior concorrente
    Giorgio

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    1. Avrei voluto scriverlo io, sia il pezzo che il commento, un “fuori tutto”, per i saldi all’Unieuro c’è tempo…

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