mercoledì 17 luglio 2013

Chateau Gilette 1970


del Guardiano del Faro

Che questo sia un mondo difficile ne siamo certi, e che le certezze scarseggino, ancor di più; ma alcune ci rimangono più evidenti sotto gli occhi. Non mi piace andare per esempi, quindi, per esempio: che le modelle selezionate per un qualsiasi video di Brian Ferry sono sempre state first class, che i cerchi nel grano li possono aver fatti solo altissimi alieni, e che le verdure grigliate in pizzeria solo degli inetti terrestri. Chateau Gilette è un’altra delle cose più ripetitive mai fatte da esseri umani, tra le più sicure e prevedibili di questa vita, perché è sempre molto buono, quando non è eccellente.




I saggi del bicchiere a stelo lungo direbbero, e sempre confermano: un grande Sauternes si beve preferibilmente dopo 30 anni dalla vendemmia, da un'ottima vendemmia, quando il suo colore tende all’ambrato. Affermazione condivisibile tra gli alcolisti professionisti, quelli che non vanno a mangiare le verdure grigliate in pizzeria ma che sondano con la lente d'ingrandimento le carte dei vini delle tavole declinanti, alla ricerca di una vecchia bottiglia di Sauternes rimasta 30 anni in cantina -alienatasi in attesa del loro arrivo- sperando di trovare anche un torchon de foie gras da appoggiare su una fetta di pane grigliato, e accontentandosi per il contorno, anche solo di una piccola albicocca confit.



Bello dirlo, trovarlo e berlo 20 anni fa era un discorso fattibile, ma ormai di questa roba -che ne aveva compiuti 43 di anni in bottiglia- è piuttosto raro trovarne in un'enoteca quanto dentro tutte le carte dei vini dei ristoranti, anche blasonati, anche se ormai fossero declinanti o decadenti; proprio quelli che comprarono piramidi di Sauternes dorato ai tempi d’oro, non riuscendo più a separarsene una volta esaurita la moda del Sauternes degli anni ’80, quando i golden boys della montante economia del terziario -quello che non è avanzato- riuscivano a bere Sauternes giovane e ben freddo con tutto, anche con le ostriche Belon.

Il vantaggio di Chateau Gilette, rispetto agli altri grandi Sauternes, e gli appassionati lo sanno bene, è che viene messo in commercio già molto maturo, anche dopo decenni, e questo consente di evitare il proverbiale mal di testa del giovane Sauternista.

Facendo un rapido conteggio mentale non mi viene in mente un altro Sauternes bevuto così anziano. Nello specifico (quindi non Yquem), e cioè Gilette. Si, qualcosa degli anni ’50 (1959 forse), ma bevuto negli anni ’80, e qualche cosa degli anni ’60, ma bevuto negli anni ’90, altri degli anni '70, ma bevuti mai oltre i 40 anni di bottiglia.

Uno sicuramente su tutti, sul filo della sua e della mia quarantina: una piccolina del 1961 nel 2001. Tornavo da uno dei miei tre pranzi settimanali che avevo stabilito come tappa intermedia tra casa e ufficio al Caffè Groppi di Trecate, dove avevo un'altra certezza: trovare Fabio Barbaglini ai fornelli. Non sapevo più neanche se stavo facendo il cliente, l’amico, il consulente o il consucliente.

Ma per farla succinta -e anche perché questo post non diventi un racconto d’estate- stavo ritornando a casa da Trecate sotto un diluvio torrenziale estivo. Luce saltata, strade vuote e nere già dalle 18. Tuoni e fulmini. Allarme di casa fulminato, così come il telefono, il pc e anche il televisore. Prima di ciò anche una spessa lettera da raccogliere sulla soglia della porta blindata, inviatami da un avvocato che evidentemente pensava di aver buoni motivi per portarmi a rispondere di alcuni fatti in tribunale.

Il quadro della serata, anche se erano solo le 18, mi appariva profondamente nero, però ero conscio che non avrebbe potuto peggiorare, non avrebbe potuto mettersi anche a piovere; perché già stava diluviando, perché mancava la luce, e perché anche quando fosse tornata, difficilmente avrei potuto usare il telefono di casa, il computer o vedere la televisione.

L’unica cosa da fare, attendendo di rivedere la luce del giorno dopo, scendere in cantina con una torcia e risalire con una mezza bottiglia di Chateau Gilette  1961 da bere con due grissini e una bella fetta di gorgonzola naturale che Fabio mi aveva regalato. 40 anni in mezza bottiglia: lacrime dorate nella pioggia.

Con la torcia esplorai meglio la letteraccia di quell’avvocato minaccioso, e finita la bottiglia, dopo circa un’ora, presi una decisione diversa dalle altre: decisi di non rispondere più alle provocazioni degli avvocati, salvo quando si dimostrano amichevoli e si presentano al tavolo con uno Chateau Gilette straordinario come un 1970, ma pare che stavolta la questione non si chiuda qui. Con quell'avvocato minaccioso la chiusi bevendomi un Gilette 1961, ma con questo, credo proprio che la questione rimarrà ancora aperta, spero a lungo.      -gdf-




p.s: da non dimenticare assolutamente anche questo delizioso 1978 bevuto la scorsa estate con Andrea e Massimo. Da mettere pure lui nell'archivio del nobile antiquariato dei Sauternes. Nel mio prezioso data base di Chateau Gilette, ricordando con loro (i miei soci per il libro sui vini francesi) quella gentile signora che alla presentazione di Milano stigmatizzò il fatto che su quel libro non avessi dedicato neppure un piccolo capitolo a Chateau d'Yquem. Mah, è che ognuno di noi trova le sue rare certezze accumulando esperienze proprie; figuriamoci, non per altro.




16 commenti:

  1. se fosse un quaderno ad anelli o a cerchi disegnati dall'alto si potrebbe sostituire il capitolo,invece.....
    G.

    RispondiElimina
  2. assieme bevemmo un 1981.

    F.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie anche a te, Gilette oltre Yquem nel mio Sauternes scalping. E' un odio amore il mio con questi vini. Tante soddisfazioni di coppia, e tanti mal di testa solitari

      Elimina
  3. Ma voi da queste parti schifate cose che per tutti sono il meglio quasi sempre?

    RispondiElimina
  4. Mettendo sul tavolo quattro bigliettoni verrebbe fuori una verticale da urlo
    Franck

    RispondiElimina
  5. Il top oggi potrebbe/dovrebbe essere il 1967. E' già in cantina.

    RispondiElimina
  6. Se devo scegliere preferisco andare in Ungheria.

    F.

    RispondiElimina
  7. ...mi si è foderato la gola di " Botrytis Cynerea".....

    RispondiElimina
  8. ....anche se , lo ammetto,...non ho mai assaggiato un Sauternes di 40 anni....

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Appena smette di far così caldo, se tu hai voglia devi solo preparare un torchon di foie gras... poi, tra il farmacista sul web, o Fabri su Milano, una bottiglia di Gilette sui 200 euro potrebbero anche trovarcela per condividerla ;-)

      Elimina
    2. io condividerei volentieri un 78...

      Elimina
  9. ...non intendevo in quel senso,...era solo una constatazione,....ma willkommen alle proposte d'autunno !:-)

    RispondiElimina
  10. Si può fare...quest'autunno però!!

    RispondiElimina