sabato 17 ottobre 2009

Don't play that song


Cosa c’e’ di peggio di sentire una tribute band ? Nei locali di musica live da anni si punta sul tributo a.....,che se uno ci pensa bene e’ come far sesso sempre con la stessa persona.Roba da pervertiti. Scherzi a parte,una cover band puo’ essere anche piacevole da sentire ,ma un po’ di fantasia nel repertorio non guasterebbe.Mi ricordo anni fa,una decina all’incirca,ci ritrovavamo ogni venerdi’ con i compari in qualche trattoria casereccia e proseguivamo la serata (e le bevute)in qualche locale a sentire quel che passava il convento.Non era ancora tempo di rifacimenti unilaterali ma non e’ che andasse molto meglio.Ad un certo punto di totale insofferenza feci una classifica delle canzoni che non se ne poteva piu’ di sentire.Il bello era che molti tra questi gruppi erano musicalmente diversi tra loro, ma uniti nella banalita’ delle scalette simili.
Non me le ricordo tutte ,ma le principali erano queste:
Menzione ad honorem e ovviamente fuori classifica: Smoke on the water(che perfino i bluegrassari non ci fanno mancare,ma quelli non si fanno mancare niente.Apologies to Bill Monroe,un vero punk)

Long train runnin'-Doobie Brothers Un must per ogni tipo di live band,pezzo per accontentare il bassista fusion di turno frustrato nel suonare solo rock’n’roll.Ce l’ha triturato in tutti i modi
Sweet home Alabama-Lynyrd Skynyrd Come se non bastasse e’ arrivato quel cazzone di Kid Rock a seppellirla definitivamente.L’avesse sentito Ronnie Van Zant forse gli avrebbe dedicato una canzone
Honky tonk women-Rolling StonesUn po a sorpresa,non so il motivo,forse credevano di essere fighi a non suonare Satisfaction,ma per qualche anno tutti I gruppi di Genova la facevano.Me l’hanno fatta odiare,peccatoL
I got you(i feel good)-James Brown Da Non e’ la Rai alla festa della parrocchia c’ha rotto i maroni in ogniddove.Togli l’istrionismo(e la voce) di James Brown, dei musicisti con un groove incredibile,cosa rimane? Il ballo del quaqua.

Altri classici erano i Police,specialmente “Message in a bottle” “Roxanne,I Queen(citando Vites”the worst band ever” io aggiungerei:the worst guitar sound ever)”Rock’n’roll” dei Zeppelin,”All right now” dei Free e “Shook me all night long” Ac/Dc.


Abbinamento:un vino siciliano Camelot-Firriato....Don't drink that wine! Come per magia la bottiglia non finisce mai,vero Tatix?

lunedì 5 ottobre 2009

rock'n'roll for all the young dudes

“hi Luciano, i'm Steve from London, i have a spare ticket for the reunion-concert of Mott the Hoople”. Così un mese fa cominciava la mail dell'amico Londinese e senza pensarci su troppo il volo era presto prenotato..
La city rivista dopo tanto tempo sembra cambiata in meglio mentre cio' che non cambia sono gli Inglesi, gente strana, guidano a sinistra, pisciano con le porte del cesso aperte e stanno in piedi ai concerti nelle sale con le poltrone a sedere, mah.. c'è di buono che senza di loro probabilmente il rock 'n' roll non esisterebbe o non sarebbe lo stesso..
Appuntamento in un pub vicino all'Ammersmth Apollo e dopo un paio di pinte di ottima Young's eccoci pronti all'atteso evento. La sala è gremita all'inverosimile di 40/50enni e dopo qualche minuto di attesa l'intro “Jupiter” annucia la band, dopo 35 anni di nuovo insieme!
Verden Allen, Dale Griffin, Ian Hunter, Mick Ralphs e Overend Watts
nonostante l'eta' sembrano in buona forma, manca purtroppo il compianto Mick Ronson mentre Dale 'Buffin' Griffin che ha l'alzheimer riesce a suonare solo in due canzoni, ma il sostituto, Martin Chambers, batterista dei Pretenders, picchia duro e non lo fa rimpiangere.
Grande rock come ai vecchi tempi, “Hymn for the Dudes”,“Rock'n'Roll Queen” e “Sweet Jane” sugli scudi, alternate ad un intenso set acustico dove rispolverano le loro vecchie ballate, fra tutte una meravigliosa “I Wish i Was your Mother”. L'istrionico Ian Hunter è sicuramente un leader carismatico e la flute di champagne che ogni tanto compare nelle sua mani fa tanto “glam-rock” .


Questa salvo dimenticanze la tracking list della serata:
Jupiter (intro)
Hymn For The Dudes
Rock'n'Roll Queen
Sweet Jane
One Of The Boys
Sucker
The Moon Upstairs
The Original Mixed Up Kid (Sit-down, acoustic)
I Wish I Was Your Mother (Sit-down, acoustic)
Ready For Love (Mick, lead vocal)
Born Late '58 (Pete, lead vocal/lead guitar, Ian on bass)
Ballad Of Mott
Angeline
Walking With A Mountain
The Journey (Ian takes to piano)
Golden Age of Rock'n'Roll (Stan, Tracie etc... backing vox)
Honaloochie Boogie
All The Way From Memphis

Grande emozione per il gran finale con tutto il pubblico in piedi a cantare a squarciagola
Roll Away The Stone
All The Young Dudes
You Keep A Knockin'



Si riaccendono le luci, svanisce il sogno di una serata unica e si ritorna in strada in una Londra umida e ventosa con in mano l'instant doppio cd del concerto (magia della tecnologia..), il pensiero bizzarro è che se si riuniranno fra altri 35 anni Ian Hunter ne avra' 105, ma questa è un'altra storia...

giovedì 17 settembre 2009

let's get lost!





'Let’s get lost
In a song
About nothing
Sung by no one
Can you hear?
Cause there’s nowhere
That I’d rather be'

Questo è uno dei dischi più belli dell'anno ed è bello perdercisi dentro. A 53 anni Lee realizza il suo disco di esordio solista dopo un paio di dischi, 1997 e 1999, a nome The Barbers assieme ad Elaine, al tempo sua moglie. Nel 2001 la band si scioglie, il lavoro, due figli da crescere, pensava di aver chiuso con la musica e si era dedicato all'altra sua espressione artistica, la pittura. Poi due eventi, la separazione dopo venticinque anni di matrimonio e l'uragano che ha sconvolto New Orleans, la sua città natale, lo hanno riportato ad esprimere la sua poesia attraverso la canzone. Poesia, si, le sue liriche sono poesie, molto autobiografiche che in questo disco riflettono questi due eventi. Ascoltate l'iniziale 'The Mosquito' sul suo sito (la si può anche scaricare gratuitamente):

the mosquito
(adapted from the poem ‘lullaby’ by peter ever wine)
last night something came around to scare me
left me turning in my bed
I heard the sound of a mosquito
back and forth it came and went

she must have come in from the garden
found an opening in the screen
looking for the sound a heart makes
looking to calm some inner need

no this is not another metaphor
meant to adorn some romantic tale
like you, I'd kill the mosquito
but it makes me stop to think

how much we want to hear the music
to hear the world's incessant song
even if it was never meant for us
it may not even really be song

and oh how much we love to love it
and with what sadness and what pain
knowing that we have to turn away
and enter darkness once again


Il risultato è fantastico, un suono 'naturale' (proprio come i vini che amiamo), vero, grazie all'ottimo lavoro del produttore Brian Beattie (Okkervil River, Shearwater, Bill Callahan) ed ai musicisti che lo accompagnano, tra gli altri il drumming sempre valido di Jon Greene, le chitarre di Craig Ross, la tromba di Matt The Electrician, l'arpa di Elaine ed in una canzone la voce di Will Sheff degli Okkervil.
Grazie al cambio favorevole lo si può acquistare direttamente da lui qui, lo riceverete come me nel giro di pochi giorni.

"Not many songwriters can pen a good old-fashioned tear-jerking ballad with the dignity and
understatement of Lee Barber”. --Will Sheff -


lunedì 14 settembre 2009

And the winner is...



Un sabato al villaggio come tanti altri ,speciali come sempre,con la compagnia giusta con i vini giusti e la musica giusta e un bel po' di carne(ottima!). L'emozione del giorno e' data da questo qua accanto:Sagrantino passito Bea 2003.Un fuoriclasse.Non dico altro. Costicchia un po'...ma ci pensa Ciciuxs,don't worry baby.Pards ,che musica ci vuole ?ditemi voi


domenica 6 settembre 2009

Aussie power

Ovvero non solo Nick Cave..
Si parla sempre troppo poco di Australia, la terra dei canguri invece è sempre
stata foriera di realta' molto interessanti in campo musicale. Qualche nome?
Nei '70 lasciano il segno i Dingoes una sorta di The Band locale e, non a caso nel loro ottimo "Five Times the Sun" troviamo il cameo di Garth Hudson e di .Nicky Hopkins
Circa dieci anni dopo gli Hoodoo Gurus, un gruppo di ragazzi scatenati che suonavano garage-rock con l'intensita` del punk-rock irrompono sulla scena, bello e stimolante il loro “Stoneage Romeos”del '84.
Paul Kelly col suo songwriting raffinato ci ammalia nel decennio sucessivo, splendido il suo “comedy” del '91 seguito dai non meno interessanti “wanted man” ('94) e “Deeeper Water” ('95).
I Waifs lasciano il segno a cavallo del nuovo millennio, il “Live from the Union Soul” conferma la grandezza di questa band che fonde esperienze collettive e popolari di folk, country, blues e roots suonate con estremo gusto e perizia tecnica di gran livello.
E come dimenticare i Cold Chisel del grande Jimmy Barnes, del John Butler trio
e di...., ditemi voi gli altri ma il primo che dice AC/DC ha il cartellino rosso..

John Butler, Kev Carmody and Paul Kelly


Mi astengo di fare il consueto abbinamento con la bevanda odorosa. La motivazione?
Non ho ancora bevuto un grande vino naturale Australiano, al contrario della musica sembra che l'omologazione ed il gusto ruffiano/internazionale la facciano ancora da padroni anche se qualcosa pare si stia muovendo pure la': http://www.redwhiteandgreen.com.au/ bene, bene..

martedì 1 settembre 2009

Cruel to be kind

La settimana inizia in modo diverso stavolta,in fondo e' ancora agosto e summertime is not almost over o cosi' sembra.Gli armadilli sono invitati in Velier nella bella Villa Paradisetto ad assaggiare una bella serie di Triple "A",Artigiani Artisti Agricoltori,insomma gente che produce vino per passione per attaccamento alla terra cercando di non perdere quello che la natura offre da se'.Purtroppo i miei compari per motivi di lavoro sono assenti e mi tocca l'arduo compito di tenere alta la bandiera degli armadilli.Sotto la regia minuziosa e infervorata q.b.di Fabio Luglio,con il (pronto soccorso) di Sophie e l'obliquo Perrin,ci immergiamo in una bella sfida molto amichevole tra Francia e Italia,ma qua il patriottismo non conta,si vince sempre.
Tra una ventina di assaggi alla cieca si passa dal Gavi Filagnotti tosto come sempre di Cascina degli Ulivi al La Lune del braccio armato della Loira (cosi' lo definisce Fabio) Marc Angeli un 2007 molto elegante,L'ottimo Carricante di Calabretta,che dico io,per quel che costa e' un fuoriclasse,c'e' il terreno vulcanico ma c'e' anche il mediterraneo.Un bel riesling di Binner,niente male come vino base e il Massavecchia bianco 2005 che nonostante il calore di Massa Marittima mantiene una bella vena fresco sapida.E poi una puntatina in Slovenia :Pinot grigio di Slavcek dal colore ramato e dalla struttura di un rosso:minerale e piuttosto originale,un Merlot fresco e uvoso di Borg Dodon (che io scambio per una barbera....),e quello del super 05' di Chateau Pimpine(LEPUY) un gran Pinot Noir cuvee' beatrice 2007 ancora di Binner e insomma via di questo passo con i salumi di Paolo Parisi a darci una bella spinta.Si va ai tempi supplementari(e la bava alla bocca...) con Corton Charlemagne di Pacalet,Un Billecart blanc de blancs 96' ,Chateau Musar white 91' e ai calci di rigore con lo zibibbo vinificato in anfora di Giotto Bini e un immortale Vouvray cuvee' Constance di Huet uno chenin blanc 2005' con un strada infinita davanti...Spero di avervi messo sete e invidia.E' bello essere crudeli nella giusta misura,annata 1978 una perfetta canzone pop del buon vecchio Nick Lowe,estiva ,orecchiabile ma valida in ogni occasione,una canzone gourmand che non stufa mai come i vini degustati oggi.Appiccicosa nel senso buono,non come "Just the way you are "di Billy Joel:una caccola di quelle che non vogliono staccarsi.

Cheers.




martedì 25 agosto 2009

clouds






I've looked at clouds from both sides now,
From up and down, and still somehow
It's cloud illusions i recall.
I really don't know clouds at all.

I've looked at love from both sides now,
From give and take, and still somehow
It's love's illusions i recall.
I really don't know love at all.


venerdì 14 agosto 2009

Il magazzino delle emozioni: rossi d'antan


la piacevole visita di alcuni amici appassionati gourmet regala sempre qualche emozione.
Questa volta insieme a una quintalata di focaccia Genovese sono comparse della bocce antiche e di assoluto valore. Che dire, quando si stappano bottiglie di vecchi millesimi la delusione e/o la meraviglia sono di prassi. Questa volta è andata bene, molto bene; i tre fuoriclasse della serata hanno convinto e stupito per la loro seducente armonia. Peccato, mancava solo un grande Pinot Nero di Borgogna.
Questi sono vini ancestrali prodotti con metodi sicuramente naturali quando in tempi non sospetti i viticoltori lavoravano senza usare chimica ed altre diavolerie..

MAS de DAUMAS GASSAC Vin de Pays de l' Herault 198(forse 6, l'etichetta è strappata..)
siamo nel sud della Francia piu' precisamente nel Languedoc-Roussillion.
Questo vino è il sapiente assemblaggio di svariati vitigni:
70% di Cabernet Sauvignon 30% di Malbec, Merlot, Sirah, Cabernet Franc, Pinot (?) e Tarmat
Complesso ed originale con affascinanti aromi selvatici delle garrigues che richiamano erbe e cespugli,, puo' invecchiare ancora anche se siamo quasi all'apice della maturita'. Superbo
BARBARESCO MONTESTEFANO riserva 1982 Cantina dei produttori di Barbaresco
ovvero l'eleganza e la finezza del vitigno Nebbiolo. Profumi evoluti e terziari per una bocca ancora
fresca con un tannino serrato e setoso al tempo stesso , in bocca è austero e profondo, ha ancora degli anni davanti anche se l'unghia aranciata che vira al mattone non lo lasciarebbe intendere. Gratificante ed appagante
CHATEAU DUCRU-BEAUCAILLOU 1970 Saint Julien Médoc
Siamo a Bordeaux e lo Chateau è un grand cru classè dal 1855, è il classico taglio Bordolese Cabernet Sauvignon 70% e Merlot 30%
Il 70 da quelle parti è stata una delle grandissime annate.
Il colore è ancora rubino mentre il naso fresco e complesso declina armoniosamente su sentori di liquirizia, prugne e spezie. Al palato è fine, con dei tannini ricchi maturi e concentrati, il finale è fresco e di una lunghezza eccezionale..Maestoso

Sono vini molto difficili da reperire e a volte costosi, uno dei canali migliori è il sito wine searcher . Buona ricerca

li abbino ai Rolling Stones, ovvero come invecchiare bene.... (it isn't Steve?)

giovedì 6 agosto 2009

laggiu' è l'orologio

è vero, noi “armadilli” non amiamo le classifiche, ho quindi difficolta' a non riconoscere “yonder is the clock” dei Felice brothers come uno dei dischi piu' belli del 2009.
L'album è splendido, e se cercate i nuovi Uncle Tupelo probabilmente li avete trovati, l'america piu' rurale e campestre si confonde con sonorita' notturne e malinconiche, l'iconografia a stelle e strisce emerge in un viaggio struggente e visionario attraverrso la storia della nostra musica senza peraltro mai cadere nel banale o nel deja'vu piu' scontato.
Difficile segnalare una traccia piuttosto di un'altra, dall'iniziale “the big surprise” fino alla finale “rise and shine” è un susseguirsi senza soluzione di continuita' di grandi canzoni che si alternano tra la vena piu' movimentata e scanzonata a quella piu' introspettiva e cantautorale, la tensione emotiva rimane comunque alta dalla prima all'ultima nota. Grandi fratelli Happy....

Abbino idealmente la musica del Felice brothers a due bei film che ho visto recentemente, Gran Torino e the Wrestler. Un'amarezza di fondo li accomuna insieme ad una visione di uno spaccato d'America crudo ma tremendamente realistico (il rapporto con I figli è sintomatico di questa percezione..) . Clint Eastwood e Mickey Rourke in stato di grazia. Da vedere.

domenica 2 agosto 2009

40 anni fa

Abbey Road si può considerare l'ultimo album inciso dai Beatles

Quando l'8 agosto 69 i Beatles attraversarono le strisce pedonali poste davanti agli studi di registrazione nacque la celebre copertina dell'album che immortalò la scena e fornirà ai sostenitori la leggenda della morte di Paul McCartney

In una giornata calda e soleggiata George Harrison decise di sottrarsi alla routine delle registrazioni in studio e se ne andò nel Surrey, a casa dell'amico Eric Clapton, cominciò a suonicchiare la chitarra nel giardino inondato di sole. Era nata Here Comes The Sun, una delle canzoni piu' belle dei fab four...



un vin jaune di Philippe Bornard potrebbe accompagnare l'ascolto, bisogna pero' andare nello Jura a prenderselo, ma questa è un'altra storia...


venerdì 24 luglio 2009

Il vino della natura

Angiolino Maule produce straordinari vini “bio” da oltre 16 anni, la sua azienda si chiama La Biancara e si estende tra le provincie di Verona e Vicenza per poco meno di 10 ettari, l'origine vulcanica del terreno fa si che non ci sia bisogno di concimazione che avviene comunque naturalmente tramite decomposizione di foglie, di tralci e lo sgretolamento della roccia madre ricca di minerali.
Maule crede fermamente nella biodinamica, che significa principalmente accettare e difendere quello che la natura dona, tramite i preparati e la gestione del suolo, questo tipo di coltivazione
trasmette al frutto le caratteristiche del terreno.
Il rispetto del “terroir” è il suo credo piu forte il che significa niente forzature con concimazioni e trattamenti con antiparassitari, sistemici e diserbanti, “il vino è il frutto della terra trasformato dalla cultura dell'uomo; è la bevanda naturale piu' antica .Per noi” prosegue Angiolino “è fondamentale avere un' approccio vinicolo ed enologico senza chimica per avere vini piu' tipici, unici ed inimitabili, in netto dissenso con l'omologazione della maggior parte dei vini in commercio”.
Forse questo irreprensibile produttore ha faticato anni prima di trovare chi potesse capire il grande sforzo compiuto dalla sua azienda per produrre vino totalmente naturale, noi “armadilli” siamo dalla sua parte e i recenti assaggi di Pico e Rosso Masieri non possono che confermare i presupposti, sono vini genuini, gustosi e “stomachisti”, e cosa che non gusta mai, dai prezzi “umani”..

da gustare con: Bruce Cockburn – slice o life live solo
puro e naturale come lo era trent'anni fa

martedì 21 luglio 2009

luglio "'francese"'



un luglio all'insegna della Francia. Con il piacere di aver partecipato alla festa per il 14 luglio di Marcel Lapierre a Morgon ed incontrato ed assaggiato vini naturali strepitosi dei tanti bravi produttori produttori presenti. Ma non solo. Questo mese ci sono due dischi d'oltralpe che mi fanno incessante compagnia. Dischi dai toni autunnali ma che mi si abbinano perfettamente a luglio. Luglio è peraltro il mese dove storicamente mi è capitato di bere grandi rossi alla faccia del caldo. Soldera, Conterno, Massa Vecchia, Rinaldi, Cappellano i primi che mi vengono in mente. Sempre alla faccia del caldo questi dischi sono ormai un appuntamento serale immancabile.
'Changin Plans' di St. Augustine è il primo. In realtà lui si chiama Francois-Regis Croisier e mi piace pensare che abbia preso il nome d'arte da 'I Dreamt I Saw St. Augustin'. A dire il vero non si rifà in maniera sfacciata a Dylan. Le sue canzoni sono per lo più delicate ballate, quasi sussurrate, con accompagnamento strumentale essenziale quanto delizioso, con lo spettro musicale che spazia da Nick Drake a Loney, Dear. La deliziosa canzone d'apertura poi guarda caso si chiama '14th of July'. Di lui si trova poco in rete e la migliore fonte anche per ascoltare le sue canzoni è myspace.
Il secondo è l'omonimo disco della Delano Orchestra. Anche qui siamo davanti in realtà all'opera di un cantautore, Alexandre Rochon. Qui soprattutto a livello vocale non si può non pensare a Drake. Il suono specialmente, nel disco in questione, si fa più elaborato come peraltro il suffisso Orchestra lascia presagire, ma rimane comunque abbastanza cupo e sofferto, perfetto anche per questa afa notturna. Secondo disco come Orchestra, forse il primo era leggermente meglio ma con gli ascolti sta crescendo.
I francesi non mi sono mai stati troppo simpatici ma grazie ai vini bevuti, all'incontro con le belle persone che li creano e pure a questi dischi beh, qui da noi in questi due campi abbiamo ancora parecchio da imparare senza nulla togliere ai (pochi) bravi talenti nostrani.


venerdì 17 luglio 2009

cartoline da Morgon

Gli "armadilli" nel cuore della Francia dal grande Marcel Lapierre per una festa
all'insegna della convivialita' e dei vini naturali.....

giovedì 9 luglio 2009

The show must go home


Urgent Memo from JonDeeGraham HQ
“I feel I need to get closer to my people. So close in fact, in their houses. I want to do more house concerts. House concerts are the wave of the future...along with jet packs and robot butlers. I am looking for cozy, friendly house concerts over the summer in Texas. Very little is required. It's just me, my guitar, you and your friends. Texas in the summer? California in the mid October. Midwest and easy coast in the fall. It's intimate, fun, and I'll help clean up afterwards”

Beh…forse ritrovarsi a Houston o Dallas in estate non deve essere il massimo J.D.,ma i concerti casalinghi sono una buona soluzione,anche se negli States non sono certo una novita’.
Mi ricordo il bravo Willy Mason che anche dopo il minihit “Oxygen”,alle volte basta solo una bella melodia e un (gran) po’ di culo per finire nella top 30 inglese,si presentava nelle case con il suo cane che lo accompagnava nei lunghi viaggi su di un van scassato,un hobo moderno.
Ce li vedete i fighetti delle nostre parti “abbassarsi” a suonare in un salotto qualsiasi?
Ovviamente esclusi i musicisti del Club de Musique.Fatevi del bene,portatevi un Barotti in casa:credo non sporchi e fa anche il pane...
Da bere lo comprate voi,purche' sia tanto e naturale.

sabato 4 luglio 2009

liguria, le bien vivre

O è madre o è puttana, così si potrebbe cogliere l'essenza di questa terra...
Amo la sua gente schiva, i suoi orizzonti, i suoi profumi mediterranei, il maestrale, la salsedine, lo skyline piatto del mare che mi rasserena ad ogni sguardo, non sempre pero' è così tutto gradevole.. le code infinite sulle austostrade per arrivarci, l'orda di Milanesi nei giorni. festivi, le trappole acchiappaturisti, la maccaia insopportabile, il parcheggio che non c'è ....
Si', è una terra dove non ci sono compromessi o stai benissimo o malissimo.
Uno strano meccanismo mentale mi porta a ricordare le situazioni piacevoli e a dimenticare in fretta le altre. Da questo punto di vista mi ritengo un'uomo fortunato, per cui...
Prendi un giorno d' inizio estate e scegli con gli amici una mèta lontana dal frastuono, magari la Val Borbera, raggiungi fra impervi canyon e paesaggi suggestivi il ristorante Belvedere a Cantalupo Ligure e appena seduto il simpaticissimo chef "Rebo" ti portera' una bottiglia di Timorasso della casa con i salumi nostrani, il magnifico Montebore, formaggio raro e buonissimo ed il latte brusco a cui seguira' un pranzo intrigante e gustoso di territorio e non solo. Vale sicuramente il viaggio.
Per strada mi fa compagnia un classico: Nick Drake - five leaves left.
Prendi una sera la scusa per andare a trovare un vecchio amico e lo chef "stellato" Massimo Sola trasferitosi qui da poco e ti ritrovi a Borgio Verezzi ai bagni Nettuno. Scoprirai una grande cucina di mare con prodotti di eccellenza ed una carta dei vini con molte bollicine pronte a toglierti la sete, se non ce la fanno le bollicine ce la fara' un gin tonic rigorosamente confezionato con gin Hendrick's e tonica Fever Tree. A breve il giovedì sera tre tavoli “pieds dans l'eau” completeranno l'offerta spettacolare di questo posto magico! (colonna sonora Man of somebody's dream, tributo a Chris Gaffney)
Un'altra “chicca”? Questo è un best kept secret in town.. un ristorante che a pranzo sfama 100 operai a 10 euro l'uno e la sera incanta non piu' di 26 persone con una cucina di straordinaria freschezza preparata SOLO con pesce selvaggio locale dal bravissimo chef Roberto De Carlo (da solo in cucina, chapeau!). I vini sono scelti nel ristretto campo dei vini naturali.
Questa meraviglia si trova a Vado Ligure e si chiama San Domenico, la location non delle piu' amene ma qui si bada piu' alla sostanza che alla forma....averne di posti così!!
In auto con Mr.Fabio Luglio (thanks per le ottime bottiglie messe sul tavolo e per la compagnia), il live di Clapton e Winwood ci accompagna verso Genova la superba..

giovedì 2 luglio 2009

parole - musica - vino


sto ripensando quanto letto qui ieri mentre ascolto il nuovo disco di Scott Matthews 'Elsewhere' e credo che in fondo la recensione di un disco o di un vino non serva a nulla. Perlomeno a me che le ho ormai abbandonate da qualche anno. Di recensioni di dischi ne ho lette migliaia e per un certo periodo ne ho anche scritte. Ricordo ancora la fatica mentale che comportava. Chi scrive ha una responsabilità pazzesca nei confronti di chi legge e di chi ha creato un disco, ma pure un vino. Con rare eccezioni ormai le critiche sanno tanto di 'mestiere' e puzzano di interesse e auto compiacimento. Quante incazzature per dischi acquistati grazie a belle recensioni e presto abbandonati o dischi che amo stroncati. Per questo disco ad esempio un mese fa dopo il primo ascolto lo avevo etichettato come opera inferiore all'esordio di tre anni fa, parecchio inferiore, se ne avessi dovuto scrivere sarebbe stata una stroncatura. Questa notte per non so quale ragione sono andato a ripescarlo e me ne sono innamorato. La musica come il vino regala emozioni da cogliere e non sempre abbiamo la mente ed il cuore liberi per coglierle. Ed oggi vale più la parola di un amico, magari il racconto della sua emozione su un blog, per incuriosirmi all'ascolto. Per la musica internet è un veicolo pazzesco, in un attimo ti permette di ascoltare e volendo, se ti piace, di acquistare. Io per scelta acquisto solo in vinile, e meno male che sono tornati a farli, altrimenti mi accontento dei files.
Per il vino fortunatamente esistono ormai tante di quelle manifestazioni dove poter assaggiare, se proprio non si vuole andare direttamente dal produttore, ed anche in questo caso le recensioni e le guide le ho abbandonate da tempo ad eccezione di una eccezionale rivista di approfondimento. Amo il vino, amo berlo non degustarlo, amo chi fa il vino che amo. Le note tecniche, quelle olfattive, i sentori li lascio volentieri agli 'esperti'. L'emozione del vitigno, della terra dove è cresciuto, del lavoro del vignaiolo nessuna recensione o guida riuscirà mai a darmela. Leggere meno e cercare le emozioni che più fanno per noi. Non me ne voglia Paolo, è pur sempre l'unico giornalista musicale con ancora qualcosa da dire.

mercoledì 17 giugno 2009

Concrete blonde


State pensando a Johnette Napolitano? Sbagliato.Lei si chiama Amy Lillard,viene dal Colorado, e con il marito Matt conduce un'azienda vinicola nel Rodano del Sud.A quanto dice lei tutto e' successo in modo naturale,quasi dovuto al caso,poi indagando si scopre che prima di trasferirsi a St.Quentin la Poterie,ha lavorato per tre anni nei vigneti di Chambertin in Borgogna e per altrettanto tempo presso un distributore di vini in California.Mentre il marito, pur lavorando per una grande ditta di comunicazioni,passa piu' volentieri il tempo in vigna,e a quanto dice Amy,e' il vero artefice della svolta biodinamica.Ma gli americani son fatti cosi'.E i ragazzi hanno le idee chiare:non vogliono saperne dell'acciaio e amano il vecchio cemento(concrete),come molti nella zona di Avignone quando nel resto del mondo veniva sostituito con i grandi serbatoi d'acciaio.
E la grenache nel cemento ci va a nozze!
Colorado Girl by Devendra Banhart mi sembra ci stia bene

giovedì 11 giugno 2009

don vito aiuto



no, non è un post sulla mafia. Don Vito Aiuto è un pastore presbiteriano e assieme alla moglie Monique sul finire del 2008 ha pubblicato uno dei dischi più belli di folk/gospel degli ultimi anni a nome The Welcome Wagon. La sua è anche una bella storia. Completemente agnostico fino a 20 anni, appena viene colpito dallo Spirito si iscrive subito ad un seminario per studiare teologia e diventare Ministro e nel 2005 fonda a Brooklyn, NY la Resurrection Presbyterian Church dove ancora esercita il suo ministero, dove ha tenuto il concerto di presentazione del disco e dove pare ami suonare nel salotto di casa per gli amici e quanti passano a trovare lui e la moglie.
Sufjan Stevens produce e si sente sicuramente il suo apporto a livello di arrangiamenti, con un suono ricco e vario di strumenti e cori come sua tradizione. C'é pure 'Half A Person' degli Smith, bellissima.
Sono stato a NY ma mai in una sua chiesa. La prossima volta so in quale andrò per trovare persone e musicisti veri, come i vini che amo bere.




vino in abbinamento: ancora una volta il Rouge de Causse di Anne Marie Lavaysse, puro e onesto come i Welcome Wagon