Judee Sill possedeva un talento raro, rinchiuso in una personalità controversa e tragica, nella scena musicale Californiana degli anni settanta.
E' stata la prima artista a firmare per la neonata Asylum Records di David Geffen, etichetta che avrebbe in seguito ospitato gli Eagles, Linda Ronstadt e Joni Mitchell, e tra i suoi fans annoverava Graham Nash e John David Souther. Purtroppo una vita tribolata, che andava dalla prostituzione alla rapina a mano armata, e la forte dipendenza dalla droga l'hanno condotta alla fatale overdose nel 1979. Ci ha lasciato solo due dischi e questa stupenda canzone si trova sul secondo ed ultimo 'Heart Food' del 1973.
Ogni tanto si torna a parlare di lei come quando Warren Zevon ha registrato la sua 'Jesus Was A Cross Maker' nell'album 'Mutineer' del 1995 o grazie ai Fleet Foxes che spesso eseguono la sua 'Crayon Angel' dal vivo.
Nel settembre dell'anno scorso è stato pubblicato 'Crayon Angel: Tribute To The Music Of Judee Sill' con la partecipazione tra gli altri di Ron Sexsmith, Beth Orton e Bill Callahan.
Love, risin' from the mists
Promise me this and only this
Holy breath touchin' me
Like a wind song
Sweet communion of a kiss
Sun, siftin' thru the grey
Enter in, reach me with a ray
Silently swoopin' down
Just to show me
How to give my heart away
And once a crystal choir
Appeared while I was sleepin' and called my name
And when they came down nearer
Sayin', "Dyin' is done",
Then a new song was sung
Until somewhere we breathed as one
Stars, burstin' in the sky
Hear the sad nova's dyin' cry
Shimmerin' memory
Come and hold me
While you show me how to fly
Sun, siftin' thru the grey
Enter in, reach me with a ray
Silently swoopin' down
Just to show me
How to give my heart away
And lately sparklin' hosts
Come fill my dreams descendin' on firey beams
I've seen 'em come clear down
Where our poor bodies lay
Soothe us gently and say,
"Gonna wipe all your tears away"
Love risin' from the mists
Promise me this and only this
Holy breath touchin' me
Like a wind song
Sweet communion of a kiss...
alla ricerca delle emozioni lungo le strade asfaltate e non: del vino, del cibo e della musica
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martedì 11 maggio 2010
giovedì 4 febbraio 2010
c'è una canzone che.....
Karine Polwart è scozzese, molto brava. Conosciuta qualche tempo fa grazie al video di 'I'm Gonna Do It All', grande canzone. L'album del 2006 da cui è tratta si intitola 'Scribbled In Chalk', un gioiello, dove c'è questa canzone, dall'incedere Barottiano, che per motivi misteriosi in questi giorni è sempre con me. Sarà che è tempo di signorine e domenica come ciliegina ci sarà pure Marketa!Take It's Own Time
Words and Music: Karine Polwart (Bay Songs Ltd)
You ceased to mow the lawn ten years ago
You just wanted to see how your garden would grow
You abandoned the pruning shears and welcomed each weed
You permitted the soil to select its own seed
But it would be unfair to assume you don’t care
For you pay great attention to all that goes there
You simply abstain from a plan or design
You just let it all hang out and take its own time
You just let it all hang out and take its own time
And you follow a thread in a book that you’ve read
Or in something that someone you heard somewhere said
You say “It’s all connected, it’s all intertwined
If you let it all hang out and take its own time
If you let it all hang out and take its own time”
Now you don’t move too fast, you make it all last
You encounter a moment before it is past
And you say “Walking slow in this world is no crime”
You just let it all hang out and take its own time
You just let it all hang out and take its own time …
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venerdì 11 dicembre 2009
The Snake The Cross The Crown
La copertina di 'Cotton Teeth', disco del 2007, aveva attirato la mia attenzione, beh le nuvole sono sempre un'ottima scelta. Ma poi era stata la musica a dare il colpo dell'innamoramento definitivo. Non leggendo ormai da tempo riviste musicali pensavo che fosse stata loro prestata la dovuta attenzione. Invece oggi, in occasione dell'uscita dello splendido DVD 'On The Carousel Of Sound, We Go Round' (con cd di 14 canzoni in abbinamento) mi ritrovo a parlare in giro con amici e mi rendo conto che nessuno li ha mai sentiti nominare e non è bello.
Originali dell'Alabama si sono trasferiti in California ed ora pare siano sparsi per gli States al punto che non si sa se la band continuerà ad esistere o meno. Curioso il nome che nasce proprio dallo stemma della nostrana Alfa Romeo quale tributo al padre di uno dei membri della band proprietario di una officina di riparazione della casa automobilistica distrutta dalle fiamme.
Le loro splendide canzoni risultano piuttosto originali anche se le dovute influenze, da The Band ai Wilco ai Radiohead, si fanno sentire. Per non parlare del meraviglioso strumentale 'Lullaby' (dal CD allegato al DVD) che non può non ricordare i Sigur Ros più melodici ed ammalianti.Il trailer del DVD, da vedere fino alla fine, da già una buona idea della band
Fresco di visita in Alsazia non posso che abbinare un gran rosso della terra che forse ingiustamente è rinomata solo per i bianchi. Elegante e raffinato come la band in questione è il Pinot Noir Gérard Schueller et Fils, naturale e senza solforosa aggiunta opera di Bruno, un autentico vignaiolo fuoriclasse alsaziano. Ne ho fatto buona scorta e non vedo l'ora di stapparlo con i pards armadilli.
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giovedì 17 settembre 2009
let's get lost!


'Let’s get lost
In a song
About nothing
Sung by no one
Can you hear?
Cause there’s nowhere
That I’d rather be'
Questo è uno dei dischi più belli dell'anno ed è bello perdercisi dentro. A 53 anni Lee realizza il suo disco di esordio solista dopo un paio di dischi, 1997 e 1999, a nome The Barbers assieme ad Elaine, al tempo sua moglie. Nel 2001 la band si scioglie, il lavoro, due figli da crescere, pensava di aver chiuso con la musica e si era dedicato all'altra sua espressione artistica, la pittura. Poi due eventi, la separazione dopo venticinque anni di matrimonio e l'uragano che ha sconvolto New Orleans, la sua città natale, lo hanno riportato ad esprimere la sua poesia attraverso la canzone. Poesia, si, le sue liriche sono poesie, molto autobiografiche che in questo disco riflettono questi due eventi. Ascoltate l'iniziale 'The Mosquito' sul suo sito (la si può anche scaricare gratuitamente):
the mosquito
(adapted from the poem ‘lullaby’ by peter ever wine)
last night something came around to scare me
left me turning in my bed
I heard the sound of a mosquito
back and forth it came and went
she must have come in from the garden
found an opening in the screen
looking for the sound a heart makes
looking to calm some inner need
no this is not another metaphor
meant to adorn some romantic tale
like you, I'd kill the mosquito
but it makes me stop to think
how much we want to hear the music
to hear the world's incessant song
even if it was never meant for us
it may not even really be song
and oh how much we love to love it
and with what sadness and what pain
knowing that we have to turn away
and enter darkness once again
Il risultato è fantastico, un suono 'naturale' (proprio come i vini che amiamo), vero, grazie all'ottimo lavoro del produttore Brian Beattie (Okkervil River, Shearwater, Bill Callahan) ed ai musicisti che lo accompagnano, tra gli altri il drumming sempre valido di Jon Greene, le chitarre di Craig Ross, la tromba di Matt The Electrician, l'arpa di Elaine ed in una canzone la voce di Will Sheff degli Okkervil.
Grazie al cambio favorevole lo si può acquistare direttamente da lui qui, lo riceverete come me nel giro di pochi giorni.
"Not many songwriters can pen a good old-fashioned tear-jerking ballad with the dignity and
understatement of Lee Barber”. --Will Sheff -
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giovedì 6 agosto 2009
laggiu' è l'orologio
è vero, noi “armadilli” non amiamo le classifiche, ho quindi difficolta' a non riconoscere “yonder is the clock” dei Felice brothers come uno dei dischi piu' belli del 2009.L'album è splendido, e se cercate i nuovi Uncle Tupelo probabilmente li avete trovati, l'america piu' rurale e campestre si confonde con sonorita' notturne e malinconiche, l'iconografia a stelle e strisce emerge in un viaggio struggente e visionario attraverrso la storia della nostra musica senza peraltro mai cadere nel banale o nel deja'vu piu' scontato.
Difficile segnalare una traccia piuttosto di un'altra, dall'iniziale “the big surprise” fino alla finale “rise and shine” è un susseguirsi senza soluzione di continuita' di grandi canzoni che si alternano tra la vena piu' movimentata e scanzonata a quella piu' introspettiva e cantautorale, la tensione emotiva rimane comunque alta dalla prima all'ultima nota. Grandi fratelli Happy....
Abbino idealmente la musica del Felice brothers a due bei film che ho visto recentemente, Gran Torino e the Wrestler. Un'amarezza di fondo li accomuna insieme ad una visione di uno spaccato d'America crudo ma tremendamente realistico (il rapporto con I figli è sintomatico di questa percezione..) . Clint Eastwood e Mickey Rourke in stato di grazia. Da vedere.
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lunedì 11 maggio 2009
love is so confusing there's no peace of mind
non sono mai stato un fan di Deborah Harris e della sua band Blondie. 'Heart of Glass' è stato uno dei loro più grandi successi a cui non avevo mai badato più di tanto. Ora arriva questa bella band, 'Old School Freight Train', e cosa ti piazzano proprio in apertura del loro nuovo disco? Proprio lei e la rendono un piccolo gioiello. Loro sono una band di chiara impostazione bluegrass ma la loro offerta è assai variegata con influenze che spaziano da Paul Simon ai Wilco. Un bel suono, moderno, dove spicca la voce del leader Jesse Harper, capace di catturare anche l'ascolto più distratto. E poi sono riusciti a farmi innamorare di una canzone di Blondie..........Once I had a love and it was a gas
Soon turned out had a heart of glass
Seemed like the real thing, only to find
Mucho mistrust, love's gone behind
Once I had a love and it was divine
Soon found out I was losing my mind
It seemed like the real thing but I was so blind
Mucho mistrust, love's gone behind
In between
What I find is pleasing and I'm feeling fine
Love is so confusing there's no peace of mind
If I fear I'm losing you it's just no good
You teasing like you do
Once I had a love and it was a gas
Soon turned out had a heart of glass
Seemed like the real thing, only to find
Mucho mistrust, love's gone behind
Once I had a love and it was divine
Soon found out I was losing my mind
It seemed like the real thing but I was so blind
Mucho mistrust, love's gone behind
Lost inside
Adorable illusion and I cannot hide
I'm the one you're using, please don't push me aside
We could've made it cruising, yeah
Yeah, riding high on love's true bluish light
Once I had a love and it was a gas
Soon turned out to be a pain in the ass
Seemed like the real thing only to find
Mucho mistrust, love's gone behind
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mercoledì 18 marzo 2009
papaveri e peonie
stasera sarei dovuto essere altrove, sorry Mr. Vites, invece mi é toccato qualcosa di meno piacevole e per consolarmi ho annaffiato a dovere con del buon Kai 2005 di Paraschos. Tornando ha casa mi imbatto in una canzone e l'ascolto a ripetizione. E' di Christian Kjellvander, svedese autore di diversi dischi sia solisti che con la band Loosegoats. Lui è molto bravo, amo i suoi dischi ed aspettavo l'occasione per parlarne. Eccola, una canzone, l'ho ascoltata un mucchio di volte, ma stasera ha da dire più del solito o forse sono io che l'ascolto più attentamente. 'Papaveri e Peonie' è un titolo che non sembrerebbe avere grandi pretese invece....and I wanted to need you
But the days they proved different:
took action for truth
It's plain it wasn't in the cards for you and for me
'cause you can't live off laughter and luxury
When you couldn't be loved
you were left with feared
Passed admiration contempt is reared
Considered all the things i had with you
Considered all the things i had to do
I wanted you to need me
and I wanted to need you
But the days they proved different:
took action for truth
It's plain it wasn't in the cards
for you and for me
'cause you can't live
off laughter and luxury
You spin your web of sorrow and dreams
Your life's a poem, or so it seems
One too many drunken nights,
One too many unfeathering fights
So move on, move in, move out
There's a light that lurks in the shadows of doubt
Carry on, carry in, carry out
In this action is what you carry about
So I found a girl who needed me
and you know I need her too
And it's plain that it's all in the cards for her and for me
'cause you cant live off love, laughter and luxury
Yes, you can live like poppies and peonies
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venerdì 6 marzo 2009
other lives

Il disco d'esordio degli Other Lives uscirà il prossimo 7 aprile ed è bellissimo. Sono di Stillwater, Ok ma non hanno nulla a che fare con la scena Red Dirt (Jimmy Lafave, Bob Childers, Red Dirt Rangers e molti altri). La loro è musica d'atmosfera con tinte a volte drammatiche e molto coinvolgenti. Disco dai toni invernali o autunnali che presto dovrò abbandonare per qualcosa di più solare ma me ne ricorderò per il prossimo freddo. La voce ed il piano di Jesse Tabish sono il filo conduttore del disco. La band è davvero molto brava con menzione speciale per la violoncellista Jenny Hsu. 'Black Tables' è veramente grande, qui in una versione dal vivo.Disco da centellinare con un grande rum full proof come il Caroni 1976.
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giovedì 5 febbraio 2009
winter hours
Il nuovo disco (il terzo) dei canadesi The Deep Dark Woods uscirà il 17 febbraio ed è un disco fantastico, dove la maturità di questa ancor giovane band raggiunge il livello notevole che già avevano fatto intravedere in precedenza. Le canzoni pur continuando ad omaggiare i loro principali ispiratori, The Band e Gram Parsons su tutti, ha finalmente acquistato quella dose di originalità necessaria a farli amare incondizionatamente. Un paio di canzoni giusto per un assaggio in attesa della pubblicazione. Personalmente spero che esca anche in vinile."...The music features rich vocal harmonies and the melodies draw you hypnotically into each song ....."
-Amber Waves of Twang Blog
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lunedì 1 dicembre 2008
ho visto il futuro della folk music.....no no siamo seri, ma lui è proprio bravo
How the lights will changeComing back into the city
Driving homeward slow
Shimmer like you do to me
We laugh at all those changing trees
Autumn is falling down again
Out of this blue Sunday dream
Come to me with your smoky mouth
Raindrops fall on this old town
It's been me and you've been falling round
Come to me with your smoky mouth
Raindrops fall on this old town
It's been me and you've been falling round
Well I lied to you when I knocked upon your door
See I was nowhere near your neighborhood
But if this all in our mind
If this is all just in our minds
Honey would you mind
Getting out of mine
This is all just in our head
And now it's screming red
Watching the leaves fall down and laugh at us instead
See I was nowhere near your neighborhood
But if this all in our mind
If this is all just in our minds
Honey would you mind
Getting out of mine
This is all just in our head
And now it's screming red
Watching the leaves fall down and laugh at us instead
'All There Is' è una delle tante belle canzoni di Gregory Alan Isakov, autore già di tre dischi ed uno nuovo in uscita pare ad inizio 2009. L'ultimo 'That Sea, That Gambler' del 2007 è quanto di più convincente ascoltato quest'anno. Non è mai troppo tardi.
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martedì 18 novembre 2008
aspettate il nuovo wilco? per ingannare l'attesa...


The Wars Of 1812 sono originari del Wisconsin ma da un anno si sono trasferiti a St. Paul/Minneapolis, ed ascoltandoli si capisce anche perché. Sono giovani, bravi e questo è il loro primo disco. Li riascoltavo oggi in macchina e Forget You Madly era perfetta per partire, la riflessiva New York City è ormai colonna sonora del film immaginario che mi accompagna in questi giorni, la conclusiva e dolcissima Lover And A Friend lascia il segno. Poi c'è questa Radios Unsigned, che sarà anche figlia di Yankee Hotel Foxtrot, ma è maledettamente bella con quelle sue tastiere molto seventies. Che dire ancora, le bands con una bassista difficilmente deludono....
Driftin'
vino in abbinamento: Timorasso Robinie del Magarotto - Azienda Agricola La Castagna, visitata di recente con i Pards, la ragazza è in gamba, ancora un po' indecisa tra il fare e il pensare. Il suo è un buon Timorasso ma manca ancora di nitida personalità. Un pizzico di decisione in più verso una produzione ancor più naturale e sono sicuro si vedrebbero dei risultati molto più interessanti. Coraggio!
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martedì 4 novembre 2008
introducing Mr. Fitsimmons


è da una paio d'anni che il suo disco 'Goodnight' è uno dei miei ascolti notturni preferiti ed è da un po' che avrei volute scriverne. Ora William Fitsimmons ha pubblicato il suo nuovo e bellissimo disco 'The Sparrow and The Crow', il primo realizzato in uno studio di registrazione professionale, sia 'Goodnight' che il precedente 'Until When We Are Ghost' erano home recordings. Voce gentile e soffice, sonorità acustiche e delicata elettronica sono le sue note caratteristiche che lo collocano tra gli Iron & Wine e Sufjian Stevens (non vedo l'ora di farlo sentire al Barotti che impazzirà). Lui definisce così la sua musica: “There's something about the paradox of these really raw and organically arranged songs and the sort of ‘coldness’ of the electronic parts. It just honestly felt like it fit with what I was trying to say. I think it connects with people because it's kind of a microcosm of a lot of the things we come across everyday.” I testi sono di chiara matrice autobiografica con dettagliate storie di rotture familiari, relazioni personali fallite, malattie e morte. Certo non propriamente un disco da scampagnata al mare ma lo specchio di un autore colto e riflessivo: “I still don't know if it's really wise or not, but I've made the choice for now to be as vulnerable in the writing as I can be. With the subject matters I'm generally dealing with, I think they deserve no less than that”
Il nuovo album in definitiva non si discosta poi molto dai precedenti a parte una chiara crescita e maturità artistica accompagnata du un suono leggermente più curato e “Probably the biggest departure on the new album has been making a more intentional attempt to reach out to others with the songs. Although this is easily the most personal project I've ever worked on, it's also been the first time I genuinely tried to speak to those who might be going through the same things I have and am. I want people to have this album as a way to feel something they need to or to help them get through a difficult time. Or maybe just to escape for a little while.”
Prossimamente in tour in Europa, Italia esclusa ovviamente......
'It's Not True' from 'Goodnight'
in abbinamento: stavolta sono per una sana tisana, questo disco va 'Ascoltato' e qualcosa di più impegnativo distoglierebbe l'attenzione; in fondo poi bisogna andare a nanna
in abbinamento: stavolta sono per una sana tisana, questo disco va 'Ascoltato' e qualcosa di più impegnativo distoglierebbe l'attenzione; in fondo poi bisogna andare a nanna
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giovedì 30 ottobre 2008
samsoe revue



qualcuno forse si ricorda i dischi della Woodstock Revue. Questo 'Home' della Song Island Revue me li ha fatti tornare in mente.
Qui non siamo nella stato di New York ma in in Danimarca, sull'isola di Samsoe, dove 3 norvegesi, 1 danese e 2 americani si sono ritrovati per un songwriter's workshop e dall'amicizia nata nell'occasione ha fatto seguito questo bel disco, di quelli ideali da ascoltare al calduccio in queste serate piovose. Del gruppo l'unico nome a me conosciuto é quello di Kevin Welch. Gli altri pur a me sconosciuti in realtà si rivelano signor cantautori. Belle voci, composizioni più che valide ('Home', la canzone, avrebbe fatto la sua bella figura su Late for the Sky di Jackson Browne). Un paio di ascolti, le belle voci che si alternano, il garbo e l'eleganza nell'uso degli strumenti mi spingono a parlarne di getto. In particolare a lasciare il segno sono il danese Poul Krebs con la sua vena browniana, pare che nel suo paese sia un'autentica star con oltre 1 milione di dichi venduti, e la voce della norvegese Claudia Scott.
Musica vera e sincera, come il Rouge de Causse di Anne Marie Lavaysse che mi sto gustando questa sera. La straordinaria Anne Marie sarà presente domenica 2 e lunedì 3 novembre a Vini di Vignaioli a Fornovo (Pr), un'occasione per incontrarla da non lasciarsi sfuggire.
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mercoledì 8 ottobre 2008
simple beauty
ELEPHANTS
If the elephants have past lives, yet are destined to always remember,
it's no wonder how they scream,
like you and I, they must have some temper.
And I am dreaming of them on the plains, dirtying up their beds,
watching for some kind of rain to cool their hot heads.
And how dare that you send me that card when I'm doing all that I can do.
You are forcing me to remember when all I want is to just forget you.
If the tiger shall protect her young, then tell me how did you slip by.
All my instincts have failed me for once -- I must have somehow slept the whole night.
And I am dreaming of them with their kill, tearing it all apart,
blood dripping from their lips, and teeth sinking in too hard.
And how dare that you say you will call, when you know I need some peace of mind..
If you had to take sides with the animals, won't you do it with one who is kind?
If the hawks in the trees need the dead, if you're living you don't stand a chance.
You can lie there and say you are fed, but there are only two ends to this dance.
You can flee with your wounds just in time, or lie there as he feeds,
watching yourself ripped to shreds and laughing as you bleed.
So for those of you falling in love, keep it kind, keep it good, keep it right.
Throw yourself in the midst of danger, but keep one eye open at night.
Dopo solo un paio di ascolti del nuovo disco di Rachael Yamagata 'Elephants' riesco solo a dire che è splendido e lo sto degnamente accompagnando con il Rosso 2004 di Massa Vecchia, il mio preferito taglio bordolese italiano: sano, naturale, digeribile (senza solfiti aggiunti). Altro che Supertuscans!
'Warner Bros. Records will release Rachael Yamagata: A Record In Two Parts…Elephants and Teeth Sinking Into Heart on October 7th, 2008. The CD, as its title suggests, contains two parts. The first, Elephants, is the darker and more vulnerable of the two. It plays like a film score, with orchestral transitions that expand as the songs progress. The more guitar-driven Teeth Sinking Into Heart is grittier and more defiantly cynical. Underscored by Rachael’s husky alto and expressive piano (and now guitar) playing, the two parts, when taken together, present a snapshot of the emotions that revolve around heartbreak and the inevitable challenges of relationships. Of the album’s 14 tracks, 11 were produced by Nebraska-based Mike Mogis, the multi-instrumentalist and producer known for his work with Bright Eyes, Rilo Kiley and The Faint. Two tracks, “What If I Leave” and “Horizon,” were produced by John Alagia (John Mayer, Dave Matthews Band) who also produced Rachael’s debut album, 2004’s Happenstance. The album also features guest appearances by singer-songwriters Ray Lamontagne and Azure Ray’s Maria Taylor, and Maroon 5 guitarist James Valentine.'
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lunedì 6 ottobre 2008
sunday morning music

ora che l'aria comincia ad essere più fresca è bello oziare la domenica mattina. Il giro con il cane, lettura dei quotidiani, cafferone e un dischetto giusto. 'Not For Us Two' dei Lo Fine è perfetto. Loro sono la creatura di Kevin O' Rourke, compone bene, bella voce malinconica, chitarre gentili e si fa accompagnare da quattro più che discreti musicisti, tutti della zona di Cape Cod, Massachusetts. Nell'ozio domenicale non ho fatto moltissima attenzione ai testi, ma in un paio di occasioni ho colto delle liriche interessanti. Musicalmente coinvolgono emotivamente, senza mai alzare i volumi, non serve, con quel poco che usano è più che sufficiente.Poi arriva quasi l'ora di pranzo, è domenica e mi voglio trattare bene. Stappo e comincio a bere un Rosato 2004 di Massa Vecchia, oramai Fabrizio Niccolaini non sbaglia un colpo, un uvaggio di 45% Cabernet, 45% Malvasia Nera e 10% Aleatico. Un vino veramente unico, che rispecchia pienamente lo spirito del territorio e del viticoltore. Lo avrebbe voluto chiamare Rossato da quanto è un rosso travestito da rosato, ma la legge non vuole. Pochissimissima solforosa aggiunta in questo caso, ma nei suoi rossi non ne mette per niente. La bottiglia non sopravvive al pomeriggio. Occorre cominciare a pensare a qualcosa per stasera.....
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giovedì 2 ottobre 2008
london, tx

'On the Waiting List' di Dave Sutherland è un gran disco. Vent'anni fa ne avremmo letto su tutte le riviste specializzate, Carlini lo avrebbe fatto suonare a Sesto Calende, l'IRD ne avrebbe importato un bel po' di copie e qualche radio lo avrebbe pure trasmesso se non addirittura intervistato. Ma oggi è tutto molto diverso. Chi se lo fila un inglese che scrive 10 bellissime canzoni nel solco di John Prine, Butch Hancock, Townes Van Zandt (di cui fa benissimo 'If I Needed You') e, come 'tutti' peraltro, Bob Dylan? Ma certo noi 50enni, e pochi altri, che ci emozioniamo per le noti lancinanti e sofferte di una pedal steel (Gunnar Frick della band di Ray Davies) e un voce femminile ad accompagnare (Siobhan Parr) che ti fa ricordare Gram and Emmylou. 'When Tomorrow Comes' è veramente un gioiello sia per la musica che il testo, ma dovrei citarle tutte per quanto il disco merita.Vino del giorno: Macchiona 2000 de La Stoppa, è come Dave: un grande frutto, importante, da dove meno te lo aspetti (i Colli Piacentini). Figlio del gran bel lavoro che svolgono Elena Pantaleoni e Giulio Armani. Bevuto oggi a pranzo e difficile da scordare.
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venerdì 26 settembre 2008
sweet autumn rain
è da ieri notte che 'The Growing Season' di Rebecca Martin mi fa compagnia. Stavo rientrando a casa sotto una dolce pioggia autunnale ripensando alla bella serata passata, (deliziata anche da un Brunello 2000 di Gianfranco Soldera, non proprio un vino da tutti i giorni, ma che Vino!!) e, tac, l'iPod che ho in macchina decide di fare partire questo disco, situazione perfetta. Belle canzoni, voce intrigante, atmosfere jazz soffuse, pianoforte e chitarra elettrica che ti portano altrove. Il chitarrista jazz Kurt Rosenwinkel produce e suona con gusto creando la base perfetta per i racconti di Rebecca giunta al suo ottavo disco.Il critico musicale del NYT sicuramente esprime meglio di me il contenuto del disco: 'Rebecca Martin has a warm, unguarded voice, an instrument of modesty and forbearance. Her interior style can feel almost too spare for standards, though she has recorded good albums full of them, most recently with the jazz drummer Paul Motian. With her own songs, she manifests a deeper, more easeful authority. She can make the same phrase seem philosophical and conversational, and about as natural as sighing.........As the album’s producer, Mr. Rosenwinkel merits special recognition: the sound he has created, all softness and luminosity, complements the songs beautifully. But it’s Ms. Martin who opens herself up here, and who deserves the credit. She makes this album feel momentous, in the quietest possible way.'
vino del giorno: ovviamente il Brunello 2000 di Gianfranco Soldera, era l'ultima ma ho in arrivo 3 bottiglie del 2001 di cui si dice un gran bene. Per ora delle ultime annate il miglior ricordo me l'ha lasciato il 1999.
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martedì 23 settembre 2008
alt ctrl canc

oggi giornata lavorativa pesante, il rientro richiedeva qualcosa di bello ma non troppo impegnativo per aiutare a resettare il cervello.Ho ripescato questo disco di qualche mese fa. Simpatico sin dal nome, dal titolo e dalla copertina. Perfetto. Bei suoni, classe quanto basta, qualche classica cover (Blind Willie Johnson, J.J. Cale e Curtis Mayfield) ben fatta. Guy Tortora è originario della California ma vive a Londra. Buon chitarrista, spazia tra blues, folk, country; insomma lo spettro sonoro comunemente definito Americana, aggettivo che non amo molto, per me suona del buon Blues'n'Roots. Nulla di spettacolare ma onesto e ideale per quanto richiesto dalle mie orecchie questa sera.
vino del giorno: Sauvignon dell'Emilia 2006 di Camillo Donati, non il 'solito' sauvignon, particolare come tutti i vini di Camillo, anche lui non 'spettacolare' (non vincerà mai alcuna classifica) ma si lascia bere che è un piacere e fa il suo più che onesto lavoro: disseta!!! la gola e la mente.
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lunedì 22 settembre 2008
sweet sonya
Non credo siano in molti a pubblicare il terzo disco a 18 anni. Sonya Kitchell ci riesce grazie alle sue ottime doti di autrice e la bella voce. Il buon Callieri ne aveva recensito positivamente il disco precedente su Rootshighway. Non ho avuto modo di sentirloper intero ma da quanto leggo e dall'ascolto di questo 'This Storm' mi pare
di percepire un cambiamento nel percorso artistico di Sarah. Certo anche la frequentazione di Herbie Hancock, che dopo averla notata l'ha voluta in tour con se per tutto il 2007, ha avuto il suo peso. Una ulteriore crescita a livello compositivo e la professionale e misurata produzione di Malcolm Burn sono in realta le armi vicenti di questo disco che mi sta deliziando da qualche ora a questa parte. In alcuni momenti mi ricorda la migliore Feist (che coma al solito il Corrierone ha stupidamente definito qualche giorno fa cantante punk-rock) soprattutto nelle canzoni che rivelano il suo lato più intimista. Ma non mancano deliziosi agganci a quanto più mi piace, il country flavor di 'Running', la ballata che vira al rock di 'Fire', la splendida e quasi Mitchelliana 'Robin In The Snow' che apre la bella sequenza di sei canzoni per un ideale grande lato B.vino del giorno: Riesling Vignoble de Katzenthal 2004 di Audrey et Christian Binner, piacevole e fresco nonostante la cattiva annata in Alsazia
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sabato 20 settembre 2008
back to the roots
Ha dell'incredibile che dalla periferia nord di Londra arrivi un disco come questo di pura roots music, che affonda con piglio fresco come pochi nel country e nel blues al punto di far pensare che la mitica Sun Records sia rinata in Inghilterra.Se poi pensate che Kitty, Daisy & Lewis sono tre fratelli di 15, 18 e 20 anni, si fanno accompagnare dal padre alla chitarra acustica e dalla madre al contrabbasso, hanno uno studio vintage in casa da paura e si stampano perfino i dischi a 78 giri, beh chapeau!
Il loro primo singolo è 'Going Up The Country', resa famosa dai Canned Heat, ma in realtà è una canzone del 1920 incisa da Beverly White. I fratelli Durham, collezionisti di vecchie incisioni, si son0 ispirati a questa registrazione, di cui usano il testo originale, e solo in seguito gli hanno fatto sentire la ben più famosa versione. Questo è il video:
e quest'altro rende bene lo spirito e la passione che anima questo straordinari ragazzi londinesi, guardatelo ne vale la pena:
Kitty Daisy & Lewis show us around from Pure Groove on Vimeo.
e per finire un clip dal bel documentario 'We Dreamed America'
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