giovedì 5 febbraio 2009

winter hours

Il nuovo disco (il terzo) dei canadesi The Deep Dark Woods uscirà il 17 febbraio ed è un disco fantastico, dove la maturità di questa ancor giovane band raggiunge il livello notevole che già avevano fatto intravedere in precedenza. Le canzoni pur continuando ad omaggiare i loro principali ispiratori, The Band e Gram Parsons su tutti, ha finalmente acquistato quella dose di originalità necessaria a farli amare incondizionatamente. Un paio di canzoni giusto per un assaggio in attesa della pubblicazione. Personalmente spero che esca anche in vinile.

"...The music features rich vocal harmonies and the melodies draw you hypnotically into each song ....."
-Amber Waves of Twang Blog





mercoledì 4 febbraio 2009

a song to remember


Il disco degli Storyhill mi è stato regalato da Chris Cunningham (quello a destra) un paio di anni fa ad Austin, era appena uscito. L'ho ascoltato distrattamente per la prima volta qualche mese fa mentre lo caricavo sul Mac ed ho pensato fosse carino ma nulla di speciale. Ma ieri la mitica funzione random dell'iPod mi ha proposto questa canzone che continua a frullarmi in testa. Istintivamente avevo pensato subito ai Jayhawks ma poi.....
Beh eccola, un disco carino con qualche bella canzone degna di non essere scordata troppo in fretta.


Paradise Lost

from Storyhill (self-titled)

Everybody wants a piece of paradise
A house up on the hill with a view of heaven
Now everyone's here so close together
Paradise is lost and gone forever

Chorus:
When we were young we used to walk out in those fields
And run forever in the backyard woods
Now the old trails disappear in neighborhoods
With streets after what's gone for good

The hills above town used to be the best place
For starry eyed lovers and inspration
Now it's all paved
Every street's a dead end
And empty summer houses stand all along them

Chorus

Now there's no trespassing
There's no going back again
I only hope you remember
The way it was, what we had back then

Chorus

Everybody wants a piece of paradise
A house up on the hill with a view of heaven



lunedì 2 febbraio 2009

incontri romani


E' valsa la pena di andare alla manifestazione Vini Naturali a Roma.  Si é rinnovato il piacere di incontrare produttori di cui apprezzo quotidianamente il frutto del loro lavoro (Donati, La Stoppa, Occhipinti, Pepe) unito alla conoscenza di nuovi che magari in precedenza non avevo preso in dovuta considerazione. E sto giro sono stati in diversi ad avermi 'colpito': lo sloveno Aleks Klinec con il Tokai e la Malvasia, Paraschos con i suoi Collio solforosa free, i Clivi anche lui dal Collio, i fantastici Montalcino di Campi di Fonterenza che mi ricordano tanto quelli di Florio di Paradiso di Manfredi, i grandissimi Montefalco di Paolo Bea che volevo assaggiare da tempo, la conferma di Corte Sant'Alda della simpaticissima Marinella Camerani, l'atteso assaggio (colpa di un bellissimo articolo di Porthos) dei vini austriaci di Pretterebner il cui Pinot Nero é sorprendente. E' stato bello conoscere i loro vini ma soprattutto conoscere loro, i produttori, e quanta passione mettono in quello che fanno.

Proprio per quanto ho colto nell'assaggiare i loro vini e nel parlare con loro, devo dire che é stato un 'amore' a prima vista con Clémentine Bouvéron e Gian Marco Antonuzi dell'Azienda Agricola Le Coste. Nelle loro parole ho trovato quanto avevo intravisto assaggiando i loro vini (in un contesto che non é di certo l'ideale per 'ascoltare' al meglio un vino), il frutto di due giovani che hanno iniziato da solo quattro anni ma che sanno quello che vogliono raggiungere e ci stanno arrivando; ho trovato l'amore per la loro terra e tutta la fatica che questo amore comporta, il lavorare pulito, il rispetto per la terra ed il consumatore. 
La lora azienda si trova a Gradoli in provincia di Viterbo sul lago di Bolsena. E' una zona che non conosco ma spero di poterla visitare presto. Hanno tre ettari non ancora produttivi e nel frattempo ne hanno affittati altri due di vecchie vigne tra i 40 ed i 60 anni. I vitigni bianchi sono procanico, moscato e malvasia; i rossi grechetto ed aleatico.

Con queste uve fanno 'Il Rosso' e il Rosso Più', con il secondo che è una selezione delle migliori vigne ed il 'Bianco' ed il 'Bianco del Paino', il secondo vinificato con macerazione sulle bucce.
Ho avuto anche il piacere di assaggiare un Aleatico passito dalle potenzialità in divenire direi infinite. Chissà se e quando vedrà la luce dato anche che la quantità è pochissima.
La produzione è molto bassa e non é facilmente reperibile. Quando il vino è pronto mandano una mail ai loro abituali clienti e raccolgono le ordinazioni. Se per caso qualcuno è interessato li può contattare qui: lecostedigradoli@hotmail.com
Presto sarà disponibile il bianco ed aspetto la loro mail...

canzone in abbinamento: vino vero richiede musica vera e cosa c'è di più vero di Townes Van Zandt?:
Sometimes I don't know where this dirty road is taking me
Sometimes I can't even see the reason why
I guess I keep on gamblin', lots of booze and lots of ramblin'
It's easier than just a-waitin' 'round to die

martedì 20 gennaio 2009

La neve sugli alberi (e sui tetti)


E' un inverno di quelli che mi ricordano la mia giovinezza, quando da bambino andavo a piedi a scuola fra altissimi muri di neve dopo le comiche di Stanlio e Ollio con un panino di nutella nella cartella e tanti sogni nella testa..

Quello che ieri era la normalita' ora e' diventata un'eccezione, tanta neve e un paesaggio da fiaba..
E' l'atmosfera giusta per ascoltare dischi introspettivi, carichi di suggestioni che scaldano il cuore e l'anima. Oltre al nostro Stefano Barotti, che tra queste montagne scrisse qualche anno fa una canzone piena di pathos e poesia nel mio lettore capitano spesso i primi dischi di Bruce Cockburn, le tenui ballate dello chansonnier Canadese sono l'ideale accompagnamento per le tiepide serate davanti al caminetto,
magari con un buon distillato nel bicchiere..
Come nel caso di Tom Waits di Cockburn prediligo i vecchi dischi dove la melodia e' ancora protagonista, mentre le successive disgressioni in ambito jazz fusion non mi hanno mai convinto (come quelle rumoriste/Brechtiane di Waits..). Due fra i miei preferiti (ma fino a Dancing in the Dragon's Jaws mi piacciono tutti) sono High Winds White Sky affascinante affresco invernale ed il bellissimo doppio live Circles In The Stream; appartengono a quella rara schiera di dischi che ciclicamente tornano a farsi sentire e che non stanchano mai, merce rara di questi tempi..


distillato in abbinamento: rhum rhum del maestro distillatore Capovilla

domenica 18 gennaio 2009

1 bel week end, tanti cari amici ed almeno 2 bocce da ricordare

L'occasione di incontrare cari amici porta sempre con se la 'scusa' di stappare qualcosa di particolarmente buono. Questo week end di 'scuse' ne ho trovate parecchie visto quanto stappato: Champagne Gran Cru Mailly di Raymond Boulard, La Lune 2006 di La Ferme de la Sansonniere, Breg Anfora 2001 di Gravner, Rosso di Montalcino 2003 Poggio di Sotto. Un gran bel bere, conferme di vini che conosco ed apprezzo da tempo. Poi ci sono state due grandi sorprese, due bottiglie regalate, una da un grande amico l'altra un omaggio natalizio in ambito lavorativo.

La prima è Il Rosso di Enrico Vallania 1997. Un sorprendente (dato che non amo molto questo vitigno) Cabernet Sauvignon in purezza dei colli bolognesi. Da vecchi cloni autoctoni fa solo acciaio e sono convinto anche che in in vigna lavorano pulito. Grandissimo in equilibrio ed eleganza, piacevolissimo che la bottiglia svanisce in un attimo. Un anno fa avevo bevuto il 1996 e questa è la conferma definitiva di un vino fantastico anche in considerazione del prezzo più che abbordabile.

La seconda sorpresa é stata questa magnum Riecine 2004. Appena ricevuto il regalo ho pensato subito di trovarmi di fronte a qualcosa che difficilmente avrei apprezzato, probabilmente il solito supertuscan legnoso. Ma la curiosità si è accesa leggendo il foglio che accompagnava il vino. Sangiovese in purezza da Gaiole in Chianti e viticoltura naturale in biodinamica. Non vedevo l'ora di assaggiarlo e ieri sera un corale uuaoooo è stato il commento più sentito con la magnum seccata in circa dieci minuti, vabbè eravamo in tanti. I due bicchieri che a fatica sono riuscito a strappare da mani avide sono scivolati via così velocemente che non ho fatto neanche in tempo a memorizzare le sensazioni. Di sicuro domani mattina parte una telefonata all'autore dell'omaggio per vedere di procurarne dell'altro. Mamma che sete, speriamo di trovarne urgentemente dell'altro.

canzone in abbinamento: Cardiologia di De Gregori; perché soffro di pressione alta, perché per Stefano Magic, perché per Paolo Magic

venerdì 9 gennaio 2009

Vallée d' Aoste mon amour



Si' e' vero, amo la Valle d'Aosta, sara' perche' ci sono nato e ci vivo sara' perche e' bello sentirsi legati alla propria terra, un legame forte e indissolubile che mi ha portato ad apprezzarne molti aspetti, alcuni piu' materiali di altri ma non per questo meno nobili...
Complice una cena col caro amico Roberto Jacquemod appassionato sommelier e titolare di une delle piu' fornite enoteche Aostane (www.luvaeunquarto.it) ho riscoperto il piacere del bere bene legato al terroir, la bottiglia di Costa Baltea di Vini Rari da lui scelta ha lasciato il segno (grazie Roby..).
Per motivi climatici e storici in Valle d'Aosta si consuma abitualmente vino e si beve a volte anche molto bene. E' una terra dove il consumo procapite e' piu' alto che in altre regioni e sicuramente lo spirito goliardico del Valdostano unito a prodotti che abitualmente imbandiscono le tavole (fontina, lardo d'Arnad, motzetta ed altre leccornie..) portano inevitabilmente a riempirsi il bicchiere con piu' frequenza... Giocoforza la risicata produzione non riesce ad attraversare i confini regionali percui l'appassionato enofilo fatichera' non poco a trovare etichette Valdostane sugli scaffali pur ben assortiti delle svariate enoteche presenti nelle Italiche citta'.
In un panorama cosi' piccolo e variegato le "chicche" abbondano percui accanto a vitigni rari e preziosi come il Cornalin, il Prié Blanc, il Vuillermin o il Fumin troviamo vigneron duri e puri che con fatica e abnegazione portano avanti la tradizione vitivinicola valligiana, due nomi su tutti: Giulio Moriondo (az.Vini Rari) e Andrea Barmaz (az.DiBarro'); sicuramente vigneron di classe superiore che con umilta' e passione hanno intrapreso un percorso di appassionata ricerca territoriale, Giulio ha collaborato con l'IAR Intitut Agricole Régional occupandosi di recupero e selezione dei vitigni autoctoni ed Andrea del settore lattiero-caseario mentre ora e' direttore della sperimentazione.
Di Moriondo oltre al gia' citato Costa Baltea, uvaggio di vitigni autoctoni (Fumin 50% Cornalin 50% da uve raccolte dopo leggera sovramaturazione su pianta e cernite con cura); , meritano sicuramente l'assaggio anche il monovitigno Petit Rouge, fresco, tipico e di facile beva e il Nus Supérieur da uve Vien de Nus che e' il vitigno a bacca rossa piu' coltivato ( insieme al gia' citato petit rouge ndr) ; e' inoltre in uscita di questo intraprendente "vinaio" il bel libro Vina Excellentia.
Barmaz con l'aiuto della brava moglie Elvira vinifica con grande perizia un Torrette Supérieur di rara potenza ed equilibrio mentre il Mayolet, antico vitigno locale si fa apprezzare per i suoi profumi gentili e delicati mentre in bocca risulta morbido e ben equilibrato.. insomma vale la pena cercarli e se non li trovate, senza dover aspettare l'apertura dell'ArmadilloBar, regalatevi una vacanza nella bella Vallée.

Per saperne di piu' sulla doc Vallée d' Aoste e le sue 8 sottozone segnalo un link interessante:
http://www.lavinium.com/denom/aostaden.shtml


canzone in abbinamento: Bruce Springsteen - my hometown

lunedì 5 gennaio 2009

ecco perché 'ARMADILLO'


In molti conosco la mia passione per Austin, Tx. Una passione nata negli anni settanta alimentata dall'ascolto dei dischi di Jerry Jeff Walker, Gary P. Nunn, Guy Clark, Butch Hancock, Joe Ely e moltissimi altri. Austin era allora, molto più che oggi, la vera capitale mondiale della musica dal vivo. Purtroppo all'epoca di andarci non se ne parlava nemmeno e le fantasie sul luogo si alimentavano anche grazie a riviste, libri, qualche sparuto film. Internet non era neanche immaginabile e trovare materiale era impresa ardua e faticosa ma in quel di Gallarate ed in un buon numero di negozi milanesi si spacciava roba buona. Poi c'era una canzone London Homesick Blues (Home With The Armadillo) di Gary P. Nunn con un ritornello killer che mi avrebbe portato a sognare di essere la, all'Armadillo World Headquarters

 L'AWHQ apre il 7 agosto 1970 e diventa subito il centro di aggregazione dei giovani di Austin, città universitaria che accoglie studenti da tutti gli States, musica dal vivo ogni sera. E' sicuramente il luogo dove si sviluppa quel movimento detto Cosmic Cowboy ma non solo; vi hanno suonato tutti i migliori musicisti, da Freddie King a Jerry Lee Lewis, da Springsteen a Zappa (che vi ha anche registrato un disco dal vivo) e vi nascevano leggendarie jam spontanee con i musicisti di casa.
L'AWHQ deve chiudere i battenti il 31 dicembre 1980 causa sfratto dopo dieci anni che hanno segnato in modo indelebile la musica texana e non.

Uno degli artefici e gestori dell'Armadillo è Jim Franklin, artista autore di molti dei poster dei concerti, di copertine di dischi ed anche musicista. Da alcuni anni colleziono i suoi bellissimi posters, ho avuto modo di conoscerlo ed ora ad ogni mia visita passo sempre a salutarlo e magari ne recupero qualcuno che mi manca.
Sentirlo raccontare di quegli anni è uno spettacolo, ha conosciuto tutti quanti e spesso ha suonato in jam con loro. Per intenderci nel filmato è quello che presenta Commander Cody, non male il suo copricapo!

Se comunque capitate ad Austin fermatevi daThreadgill's, ristorante con musica dal vivo gestito da Eddie Wilson, il proprietario dell'Armadillo ed ora collocato proprio dove sorgeva originariamente l'AWHQ. Oltre che un ottimo ristorante è praticamente un museo dedicato all'AWHQ pieno di memorabilia. 

Ma il nome di questo blog dice ArmadilloBar, beh questa è un'altra storia che speriamo di poter raccontare presto....

martedì 30 dicembre 2008

new year's eve


cari auguri di buon anno nuovo a tutti gli amici/pards armadilli e buone nuvole; 
che possano portarci quanto più desideriamo.

una canzone per domani sera:

NEW YEAR'S EVE by Jim Cuddy
I came down the stairs
and saw you standing there
looking across the crowded room
and crying running your fingers
through your hair.
And Auld Lang Syne was playing
people singing sorrow
from the year that has gone.
And I'm still fooling myself
I keep holding on.
There were so many nights
when we lay as close as thieves.
Lying on the bed together laughing
I'd feel your breath upon my cheek.
But it all comes down to this
one look into your eyes
tells me something has gone.
I must be out of my mind.
I keep holding on.
All my life I've known
things must change
find a way of their own.
History rolls along so slow.
We never notice where it's going.
I go out at night
to waste a little time.
People ask me how I'm doing now
I say I'm doing fine.
But Auld Lang Syne will ring
as people sing the sorrows
from the years that linger on.
Will I still be fooling myself.
Will I still be fooling myself.
Will I still be fooling myself
still be holding on.


un vino per domani sera:















(foto from altissimoceto.it)

mercoledì 24 dicembre 2008

sotto l'albero..


..vorrei trovare:
-un po' di serenita' e salute in famiglia (fondamentale..)
poi:
-fare la spesa da Eataly e Catherine Zeta-Jones con Ratatouille ci cucinano il pranzo di Natale...
-una bottiglia di Bâtard-Montrachet di Philippe Pacalet
-una magnum di champagne millesimato (1996) André Beaufort
-finalmente un disco bello di Springsteen
-Neil Young che apre gli archivi
-la sicurezza che la nazionale di rugby vincera' il sei nazioni
-mio figlio che a 10 anni continua a credere a Babbo Natale e non ama i cartoni giapponesi
-gli amici di sempre (forever young..)
-un giro con la mia Triumph scrambler
per questo Natale e' tutto...

E voi?

Canzone in abbinamento Elvis Presley - christmas

sabato 20 dicembre 2008

au revoir petit prince...



Didier Dagueneau e' tornato a volare accanto agli angeli alcuni mesi orsono e, complice l'avvicinarsi del Natale, "one of the greatest sauvignon blanc producers in the world" mi e' tornato in mente con nostalgica prepotenza.
Era esattamente il 17 settembre 2008 quando Didier insieme all'amico Serge Lavarenne si levava in volo da Nevers col suo ultraleggero, da quel volo non ha fatto piu' ritorno lasciando un vuoto incolmabile in chi lo conosceva prima come uomo che come produttore di vino. Aveva 52 anni ed alle spalle una vita avventurosa, corse in moto, con i cani da slitta e la passione per il volo. Dague-en-eau e' un po' “il coltello nell' acqua” un nome profetico quasi a simboleggiare una sorta di inquietudine esistenziale che lo porto' si' a praticare sport estremi ma anche a rivoluzionare i canoni di produzione del sauvignon blanc.
Il "wild man" della Loira ha lasciato una moglie e quattro figli; ma l'uomo che voleva fare il vino meglio dei suoi parenti lascia pure due grandi Pouilly Fumé e Sancerre che se non i migliori del mondo, sono quanto di più si avvicini a quest'idea; vini come il Pur Sang e il Silex, sauvignon in purezza, resteranno esempi indimenticabili di struttura, profondità ed eleganza.
Didier mi piace immaginarlo come l'omino biondo e barbuto sull'etichetta del suo Astéroide in stile petit prince in atto di spiccare il volo da un pianeta azzurrino trainato da una muta di cani volanti verso il firmamento stellato alla ricerca del suo personale paradiso. Ci mancherai Didier, una sottile malinconia velera' il mio bicchiere ogni volta che berro' un tuo vino....

ps un grazie all'amico Daniele Maestri, grande sommelier e profondo conoscitore di Didier per avermi raccontato innumerevoli aneddoti riguardanti questo grande vignaiolo

canzone in abbinamento: Jimi Hendrix "little wing"

mercoledì 17 dicembre 2008

just a song (and a wine) before I go


starò via per lavoro fino alla vigilia di Natale. Ma un paio di belle cose verranno via con me e saranno anche ad aspettarmi al ritorno. I vini di Angiolino Maule li avevo già assaggiati ora finalmente li ho ordinati e ne ho in abbondanza a disposizione. Perché é il berli a casa che me li fa comprendere al meglio. Ho bisogno dei miei tempi, spazi, musica e perchè no un buon tabacco. Ho comprato praticamente tutte le tipologie da lui prodotte. Per ora ho bevuto i Masieri ed il Pico. Che bel bere! Il primo base Garganega con un po' di Trebbiano, piacevolissimo e beverino, da pasto quotidiano, difficile avanzarne. Il secondo più impegnativo anche per i suoi bei 14.5°, 100% Garganega è ricco, tanta struttura che lentamente si dipana, regala belle sensazioni. A fatica mi sono obbligato ad avanzarne un po' di entrambi per assaggiarli al mio rientro, una delle mie prove decisive per capire quanto un vino è vero, ma so già che non rimarrò deluso. Due grandi vini a prezzi umani ottima alternativa al mio vino quotidiano per eccellenza, quello di Camillo Donati.
Pete Greenwwod é di Leeds e Sirens è il suo disco d'esordio dopo varie militanze in alcune bands, una su tutte i Mojave 3. Gran bella sorpresa, manco Nick Drake avesse deciso di esordire nel 2008. Pete ci mostra un bello stile cantautorale tra Nick, Bob Dylan e Gram Parsons, ma riveduti e corretti grazie alla sua personale vena creativa. 10 canzoni che lasciano il segno più due brevi intermezzi musicali, A e B, a chiudere idealmente la prima facciata ed aprire la seconda. 'Negotiations and the Last Words' non può non rimandare al primo Bob Dylan grazie al fingerpicking ed ai riferimenti a vecchie canzoni blues, in 'I Use To Be In A Band' quando canta "Wear your t-shirt again and I'll wear a suit in the sun/And you'll think of Wilson and I'll think of Manson as best friends" non posso non pensare all'amico Jono, 'Wine and Bye' ha una delle migliori melodie dell'album ed un testo ricco di dolci presentimenti. 'Bats Over Batstow' ha un incedere country-rock dalle tinte psichedeliche non lontano da certe atmosfere alla Fairport Concention. Ma le canzoni più belle le lascia per ultime, le conclusive e squisite 'For A girl Like Mine' e 'Penny Dreadful', canzoni senza tempo, potrebbero essere state scritte 30 anni fa ma suonano attuali oggi e per anni a venire.

giovedì 11 dicembre 2008

you can't judge a book by the cover


ma dopo aver visto questa copertina lo scorso maggio mi sono regalato per il compleanno il disco di The Tallest Man On Earth. Ed ho fatto molto bene dato che Shallow Grave è un disco bellissimo. Anche incredibile se pensiamo che uno dei dischi più rappresentativi di pura American Folk music dell'anno é opera di tale Kristian Matsson, svedese. La cosa più semplice sarebbe dire che è un dylaniato come pochi ma in realtà dopo tanti ascolti la cosa più evidente é che con Dylan ha in comune le radici. Quelle radici che affondano nella musica popolare degli Stati uniti del sud: Carter Family, Leadbelly, Mississippi John Hurt e tutto quel magnifico repertorio dell'Anthology of American Folk Music che il nostro deve conoscere a fondo.
Chissà se apparirà in una delle tante classifiche dei dischi dell'anno. Ne avrei piacere perchè si merita un po' di attenzione, anche se le considero alla stregua di quelle dei vini dell'anno, completamente inutili e spesso ridicole.

I am The Tallest Man on Earth. so tall I have a feeling that my funeral will be expensive, they'll have to saw my body in half and put the two parts in separate graves. I guess some people will mourn the top part, some the bottom.

mercoledì 10 dicembre 2008

piccoli vignaioli crescono: Sébastien Riffault


Il ragazzo ci sa fare, eccome.. poco piu' che trentenne gestisce in maniera responsabile e coraggiosa la minuscola azienda paterna, il Domaine des Quarterons a Sancerre (200 km a sud di Parigi). Poco piu' di un ettaro vitato coltivato, come tradizione vuole qui, a sauvignon blanc (con alcuni filari dedicati al pinot noir) in un suolo silicico e calcareo che dona grande mineralita' e freschezza ai vini. In vigna nessun uso di artefici chimici e in cantina il meno possibile per lasciare una libera espressione al terroir.
I vini prodotti sono tre, due sauvignon e un pinot noir:
Sancerre Akméniné (sauvignon)
Sancerre Skeveldrà (sauvignon)
Sancerre Raudonas (pinot nero)
Akméniné e Skeveldrà hanno un bel colore giallo dorato intenso che presuppone una vinificazione in ossidazione controllata. gli aromi di pasticceria e lo iodio convivono con una netta vena minerale; calibrati e suadenti al palato, semplicemente buonissimi! Raudonas esprime l'elegante finezza di un terroir vocato si, ai bianchi, ma in grado di esprimere alla grande il potenziale di questo straordinario vitigno; tipico, fruttato complesso e corroborante!
Bravo' Sébastien, continua cosi' e regalaci sempre queste emozioni!


disco in abbinamento: James McMurtry - levelland

lunedì 1 dicembre 2008

ho visto il futuro della folk music.....no no siamo seri, ma lui è proprio bravo

How the lights will change
Coming back into the city
Driving homeward slow

Shimmer like you do to me
We laugh at all those changing trees
Autumn is falling down again

Out of this blue Sunday dream

Come to me with your smoky mouth
Raindrops fall on this old town
It's been me and you've been falling round

Well I lied to you when I knocked upon your door
See I was nowhere near your neighborhood

But if this all in our mind
If this is all just in our minds
Honey would you mind
Getting out of mine

This is all just in our head
And now it's screming red
Watching the leaves fall down and laugh at us instead

'All There Is' è una delle tante belle canzoni di Gregory Alan Isakov, autore già di tre dischi ed uno nuovo in uscita pare ad inizio 2009. L'ultimo 'That Sea, That Gambler' del 2007 è quanto di più convincente ascoltato quest'anno. Non è mai troppo tardi.

"...his music coasts on the same subtle strength and gravity that Bruce Springsteen built 'Nebraska' on. Hints of everyone from Steve Earle to Gillian Welch also creep into Isakov's twangy, shaded folk, but it's his absolute ease-the man sounds like he's swimming through his own songs-that makes his new 'That Sea, The Gambler' such a stunning disc."


domenica 30 novembre 2008

Mondovino


Ho rivisto ieri sera su gambero rosso channel Mondovino e non ho potuto fare a meno di pensare: che c'azzecca l'interessante film-documentario di Jonathan Nossiter (presentato a Cannes nel 2004) con i crostacei divulgatori della guida dei tre bicchierati ?! mah...
A noi "Armadilli" e' piaciuto anche se dobbiamo ammettere che il taglio e' forse eccessivamente "politico"; sicuramente l'avrebbe apprezzato in questo senso il grande Gino Veronelli.
Contraporre il grande business di alcuni mega produttori i (Mondavi, Frescobaldi, Antinori ecc..) ai "contadini-artisti- imprenditori" da un ettaro di vigna puo' far riflettere, ma la conclusione non e' poi cosi' scontata come vorrebbe Nossiter che, comunque ci prova, mettendo in rilievo che ancora una volta il capitale americano tenta di colonizzare anche questo aspetto del vivere europeo scatenando svariati conflitti commerciali.
La figura di Michel Rolland (il piu' famoso e pagato enologo del mondo) esce malconcia dalla pellicola, personaggio supponente e presuntuoso non si accattivera' di certo la simpatia degli spettatori, anzi risultera' profondamente odioso (fin troppo..).

Bella la traccia sui De Montille, storica famiglia Borgognona e quella su Battista Columbu produttore in Sardegna, in un ettaro e mezzo, di un'ottima Malvasia di Bosa; tutto il film comunque scorre fluido nel suo incedere di episodi e spunti interessantissimi.
Film consigliatissimo ma strettamente riservato agli appassionati enofili, a chi ama il vino non soltanto dal punto di vista gastronomico, ma anche etico-territoriale e culturale.
Disco in abbinamento: Nick Cave - the good son

martedì 25 novembre 2008

bisogno di un elettricista?


beh, fossimo a Austin, Tx non avrei dubbi e consiglierei Matt Severt. A dire il vero non so come se la cava con fili ed interruttori elettrici (dicono sia bravo), quello che so è che quando si cala nei panni di Matt The Electrician ed imbraccia uno strumento (chitarra, tromba, tastiera o quant'altro) ed attacca le sue canzoni in bilico tra Paul Simon e lo Springsteen più folk ha la capacità di attirare l'attenzione anche dell'ascoltatore più distratto grazie alla qualità delle sue composizioni, mai banali. Ricordo benissimo la prima volta che lo vidi suonare più di dieci anni fa su consiglio di un comune amico. Restammo in contatto e dopo pochi mesi avrei voluto pubblicare anche qui in Italia il suo primo disco, The Baseball Song. Non se ne fece nulla ma non per questo ho smesso di seguirlo. Anzi ogni volta che mi trovo da quelle parti e so che si esibisce non me lo perdo ormai sicuro della qualità delle sue performances. Le ultime due occasioni sono state veramente molto belle a dimostrazione della continua crescita sia come autore che come performer. Nel marzo 2007 fresco della pubblicazione del suo ultimo disco One Thing Right in uno sfavillante concerto in un gremito Saxon Pub, grazie anche alla fantastica band composta da Jud Newcomb, Jon Greene, Seela e Tom Pearson. L'ultima lo scorso ottobre in coppia con SouthPaw Jones, un appuntamento settimanale che dura ormai da otto anni dove i due sfoderano uno spettacolo molto divertente con canzoni spesso inventate al momento che spaziano dalla politica ai più strampalati rapporti sentimentali. In questa occasione Matt mi ha dato un CD autoprodotto che vende solo ai suoi concerti dal titolo Fresh che al solito rivela il musicista di razza che è. Mi ha detto che sta organizzando un tour in Europa per il prossimo anno. Qui da noi pare che nessuno se lo fila ma farò il possibile per farlo venire a visitare un po' il nostro paese e magari per almeno una data milanese.


in abbinamento: l'Arbois Pupillin 2004 di Pierre Overnoy, un Poulsard dello Jura bevuto questo sera ed in effetti si abbina bene al nostro elettricista: tanto dimesso nell'aspetto, dato il coloro molto scarico, quanto poi sorprendente sia all'olfatto che in bocca. Naturale, vero e spontaneo con una bella dote di eleganza portata dal bel equilibrio dell'acidità e dalle fini note minerali. Persistenza lunghissima che si imprime nella memoria e non si scorda. Bravo Pierre.

martedì 18 novembre 2008

aspettate il nuovo wilco? per ingannare l'attesa...




The Wars Of 1812 sono originari del Wisconsin ma da un anno si sono trasferiti a St. Paul/Minneapolis, ed ascoltandoli si capisce anche perché. Sono giovani, bravi e questo è il loro primo disco.  Li riascoltavo oggi in macchina e Forget You Madly era perfetta per partire, la riflessiva New York City è ormai colonna sonora del film immaginario che mi accompagna in questi giorni, la conclusiva e dolcissima Lover And A Friend lascia il segno. Poi c'è questa Radios Unsigned, che sarà anche figlia di Yankee Hotel Foxtrot, ma è maledettamente bella con quelle sue tastiere molto seventies. Che dire ancora, le bands con una bassista difficilmente deludono....

Driftin'

vino in abbinamento: Timorasso Robinie del Magarotto - Azienda Agricola La Castagna, visitata di recente con i Pards, la ragazza è in gamba, ancora un po' indecisa tra il fare e il pensare. Il suo è un buon Timorasso ma manca ancora di nitida personalità. Un pizzico di decisione in più verso una produzione ancor più naturale e sono sicuro si vedrebbero dei risultati molto più interessanti. Coraggio!

domenica 16 novembre 2008

sss..: serata (con) Sandro Sangiorgi


Sandro Sangiorgi e' il miglior giornalista nel mondo del vino Italiano (insieme al bravo Franco Ziliani ndr), lo pensavo e da venerdi' sera ne ho la certezza.
Ottima serata quella del 14 novembre organizzata da Stefano Cresta presso uno chalet di Trenno (dependance di una pizzeria), piccolo borgo ormai inglobato nella megalopoli milanese; un pubblico attento di sole 24 persone (numero ridotto per scelta) ad ascoltare il "maestro". La serata era strutturata su una degustazione alla cieca di otto vini: 5 rossi all'inizio e 3 bianchi alla fine (si', prima i rossi e poi i bianchi come si usa in Borgogna), intercalate da musica (e che musica.. into the wild - Eddie Wedder) e bellissime poesie, struggente tra le altre quella di Camillo Sbarbaro, poeta genovese d'inizio '900, lette tra un bicchiere e l'altro. Il genio di Sangiorgi si e' rilevato subito: due rossi nel bicchiere apparentemente diversissimi nel colore, all'olfatto ed in bocca; nessuno arriva vicino alla peraltro molto difficile identificazione, si scoprono le bottiglie e... colpo di scena e' lo stesso vino della stessa annata!! Penso che sia una possibilita' unica al mondo, la brava Elisabetta Foradori che sta convertendo la sua azienda da convenzionale ad agricoltura biodinamica ha una vigna di teroldego coltivata con i due sistemi. Incredibile la differenza in tipicita' ed espressivita', indovinate voi quale e' risultato piu' complesso, istrionico e meno "ruffiano".... gran colpo ad effetto! Platea ammutolita e dopo un po' di musica e una poesia via con i tre rossi seguenti: un rosato di cristallina purezza e campione di bevibilita', un rosso "sanguigno" e un' altro di rara finezza ed eleganza, qui complice l'aiuto del pard e di Elio "Donolio" riusciamo a venirne a capo: il rosato non puo' che essere di Massa Vecchia, nonostante il colore scarico dell'annata (2004) che ci devia un po'; Niccolaini e' un vigneron che amiamo e che ci stupisce sempre. Il secondo rosso e' un Faugères del Domaine Leon Barral millesimo '98, fulgido esempio di espressivita' sanguigna del vitigno carignan evidente in questo vino personale e di grande carattere. Il terzo, elegante e rassicurante Nebbiolo comme il faut, si rivela un Barbaresco dell'azienda Castello di Verduno annata 1998, profumi di viole e liquirizia e non di legno, come dovrebbero sempre essere, e spesso non sono, i vini di questa denominazione.

Attendendo l'ultima batteria il bravo Stefano ci porta degli sfiziosi piattini, pane da lievito madre con lardo di cinta senese da sballo, salame dell' alessandrino da leccarsi i baffi e una formaggetta di pari livello, anche la fame e' placata!

Anche i tre bianchi finali, riservano sorprese.. il primo non lo azzecca nessuno nonostante l'evidente caratterizzazione aromatica del vitigno, si rivelera' poi una ottima Malvasia Istriana '06 del bravo (ma ai piu' sconosciuto) vignaiolo Marko Fon. Il secondo lo identifichiamo a fatica, e' lo strepitoso chenin blanc de La Coulée de Serrant 2001, il capostipite del movimento "naturale" Nicolas Joly ha firmato l'ennesimo capolavoro, i suoi vini sono sempre profondamente ancorati al terroir, l'equilibrio e l'armonia di questo grande bianco conquista tutti. L'ultimo e' un vino dolce, e da Pantelleria il maestro Sangiorgi ci propone uno degli unici due produttori naturali dell'isola, Ferrandes (l'altro e' Giotto Bini ndr). La dolcezza "non appiccicosa" unita alla freschezza donata dalla calibrata acidita' fa' venire voglia di berne un'altro bicchiere, cosa assai rara per i vini dolci spesso stucchevoli ed indigesti.
Chapeau monsieur Sangiorgi! La sua bravura unita all'onesta' intellettuale che lo contraddistingue lo rendono un fulgido esempio di coerenza e "pulizia"morale; lo dimostrano la rinuncia che il suo bellissimo Porthos, (unica pubblicazione degna di essere letta in Italia sull'argomento vino) fa non accettando pubblicita' legata al settore.
Da segnalare anche il suo bel saggio "il matrimonio tra cibo e vino".

A bientot SS.

disco in abbinamento, ça va sans dire: Eddie Vedder - into the wild

giovedì 13 novembre 2008

welcome back zio jono


meno di un mese fa sono passato a trovarlo a casa sua a Santa Fe, NM ed oggi torna in Italia per un nuovo tour dove sicuramente eseguirà le canzoni del suo disco più recente 'November' ma non mancheranno le anticipazioni di quelle nuove a cui sta lavorando per il prossimo disco che sarà più acustico-
Chi ha già avuto modo di apprezzare i suoi concerti sa che è praticamente impossibile uscire delusi da una sua performance. Ecco le date:

NOVEMBRE 08
13 - Teatro Nidaba - Milano. Italy
14 - Pegaso - Arcola (SP), Italy
15 - Il Banco - Zoagli, Italy
16 - 5 Sensi - Caserta, Italy
18 - Vacca il Trenu - Castel S.Giovanni (Piacenza)
20 - Public House - Firenze, Italy
22 - Club La Marchesa - Mirandola(MO), Italy
23 - Teatro dei Tamburi - Novellara (RE), Italy
26 - The Vaults (Whateverly Brothers) - Cambridge, England
27 - The Blue Ball (Whateverly Brothers) - Grantchester, England
28 - Paddy’s Corner - Lyon, France
29 - Agence D’Arts - Lyon, France
30 - Whiskey Cassoulet - Lyon, France

DICEMBRE 08
03 - Sala Civica - Pusiano (LC), Italy
04 - Duvert - Moglia-Cherasco (CN), Italy
05 - La Locomotiva - Osnago, Italy
06 - Raindogs - Savona, Italy
07 - Four Bears - Alessandria, Italy
09 - Birimbo - Brienno (CO) 
10 - Paco Rock Cafè - Orzinuovi (BS), Italy
11 - Big Mama - Rome, Italy
12 - Glie Cannarile - Frosinone, Italy
13 - La Taverna di Armida Cecina Mare (LI), Italy
16 - FBI - Quartu (CA), Sardegna
18 - Sassari - Sassari, Sardegna
19 - La Pergola - Alghero, Sardegna
20 - Caffe Bsaglia - Torino
21 - Pintupi - Verdeno Inferiore (LC)

per info ed aggiornamenti: 

mercoledì 12 novembre 2008

Cascina degli Ulivi: una realta' "scomoda"?



bella gita nel Novese con i fidi pards;
a Cascina degli Ulivi si e' sempre i benvenuti, l'atmosfera e' rilassata e rilassante ed i ragazzi che ci lavorano, provenienti da svariati angoli del mondo (Sudamerica, Germania Francia ecc..), accolgono col sorriso sulle labbra.
L'area del Gavi ha perso negli anni lo smalto e la consapevolezza di poter giocare un ruolo di primaria importanza nel mondo del vino, qualcuno sostiene per mancanza di sostegno "politico" e qualcuno per la scarsa propensione del vitigno Cortese a dare grandi vini; l'azienda diretta dal bravo Stefano Bellotti smentisce sicuramente la seconda ipotesi e lavorando con i canoni della biodinamica riesce a produrre vini di carattere, estremamente tipici e legati al terroir.
La nostra visita, iniziata dalla cantina accompagnati dal simpatico Rafael ha evidenziato tecniche di vinificazione assolutamente ancorate alla tradizione e senza alcun marchingegno ipertecnologico, i trucchi non servono a Cascina degli Ulivi, qui le uve arrivano sane in cantina. Rafael e' un ragazzo francese (del beaujolais ndr) sveglio e intuitivo e la sua disamina sulle pompe (di rimontaggio..) che non servono oppure il controllo visivo dell fermentazione con la botte che "piscia" ci incuriosisce e ci diverte... Qui un "bottone" da 110hl e le vasche di cemento hanno negli anni soppiantato il freddo acciaio che inibiva il contatto con l'esterno.
All'uscita un'occhiata al vigneto, e' autunno inoltrato e le vigne si sono spogliate dopo che le loro foglie dal giallo oro sono passate al rosso ed al marrone scuro c0m'e' normale che sia nel ciclo biologico, il contrasto con quelle dei vicini ci lascia interdetti, hanno ancora foglie verdi! Sembrano quasi di plastica, che strano... Sicuramente nelle vigne di Bellotti c'e' la vita, fatta di erba, insetti e microorganismi nelle altre non so'...
Questa filosofia produttiva puo' aver destabilizzato il "sistema" Gavi e creato invidie e paure se,come ci hanno spiegato, alcuni vini non sono stati presentati in commissione per il riconoscimento della doc, probabilmente non sarebbero stati "capiti" e il confine della doc stessa e' stato spostato di una decina di metri al di la' dell'azienda, mah...
A noi piace pensare che Bellotti e i suoi ragazzi non siano dei semplici sognatori ma persone concrete che amano la natura ed il loro lavoro, ed i risultati stanno a dimostrare da che parte sia la ragione..

Il marchio Demeter® (Associazione per la tutela della qualità biodinamica in Italia) sulle etichette dei vini garantisce al consumatore la Qualità Biodinamica
Le schede dei vini che ci sono piaciuti in modo particolare:
MONFERRATO BIANCO MONTEMARINO 2006 TERROIR, IL LAVORO NEL VIGNETO E LA VENDEMMIA Suolo: argilla calcarea bianca. Vitigno: Cortese.Estensione del vigneto: 0,6 ha, lavorati in biodinamico.Tipo d’impiantoo: Guyot.Densità media ceppi per ha.: 4500.Età media del vigneto: 50/60 anni.Produzione media per ettaro: 60 hl.Vendemmia: raccolta manuale 100%.
IN CANTINA Vinificazione: diraspatura, macerazione per 72 ore, pressatura, defecazione statica, fermentazione alcolica e malolattica con lieviti naturali in botti di rovere da 15 hl. e affinamento sulle fecce fini per 11 mesi nelle stesse. Nessuna chiarifica e filtrazione.Solforosa totale (SO2): 35 mg/l.Bottiglie prodotte: 3692
CARATTERISTICHE Vino bianco secco, floreale, fruttato, dalla bocca fresca, potente, sapida, ricca e di ottima profondità e lunghezza.
ABBINAMENTI Antipasti di mare, minestre, paste asciutte e risotti con intingoli a base di pesce, nasello bollito.

PIEMONTE BARBERA “MOUNBÈ” 2004
TERROIR, IL LAVORO NEL VIGNETO E LA VENDEMMIA Suolo: argilla rossa limosa. Vitigno: Barbera 85%, Dolcetto 10%, Ancellotta 5%.Estensione del vigneto: 3,5 ha, lavorati in biodinamica.Tipo d’impianto: Spalliera e Cordone speronato.Densità media ceppi per ha: 4500.Età media del vigneto: 21 anni.Produzione media per ettaro: 55 hl.Vendemmia: raccolta manuale 100%.
IN CANTINA Vinificazione: diraspatura, macerazione e fermentazione alcolica e malolattica con lieviti naturali in botti di rovere da 25/30 hl. e affinamento sulle fecce fini per 14 mesi in tonneaux da 500 e 700 lt. per 14 mesi.Solforosa totale (SO2): 35 mg/l.Bottiglie prodotte: 14500
CARATTERISTICHE Vino rosso asciutto, polposo, morbido, nervoso, di ottima intensità ed equilibrio. ABBINAMENTI Pollame, bollito misto.
disco in abbinamento: Lowell George - Thanks, I'll Eat It Here (pards you know why..)

giovedì 6 novembre 2008

la forza di un sogno: Chateau Musar



Ghazir (Beiruth) Libano.
Serge Hochar e'un uomo coraggioso; Insieme al fratello Ronald é proprietario di Chateau Musar azienda vitivinicola Libanese situata in una delle terre fra le piu' martoriate al mondo da guerre e incompatibilita' territoriale fra popoli causate da discrepanze storiche, culturali e religiose. Ma monsieur Hochar, che ha studiato enologia a Bordeaux e vive tra Londra, dove si trovano la sede legale dell'Azienda ed alcuni magazzini di stoccaggio, Parigi e Beirut, grazie alla sua caparbieta', e' riuscito negli anni produrre pur tra mille difficolta' dei grandissimi vini.
I principi su cui si basa l'azienda sono quelli dell'estrema naturalita' del prodotto senza interventi alcuni che vadano ad inficiare il risultato finale, quindi lieviti autoctoni e ecosistema della vigna rispettato. I suoi vini sono uno spiraglio luminoso di resistenza e sopratutto sono vini “vivi”e, come ama dire lui stesso "sono cinquant'anni che faccio vino e nessuno dei miei vini e' morto”
I suoi 160 ettari di vigneti hanno un eta' media di 30/40 anni con alcuni appezzamenti che raggiungono gli 90 anni e sono situati nella valle della Bekaa , ad un'altitudine compresa tra i 900 e i 1.100 metri; la Bekaa si sviluppa parallelamente alla costa del Mediterraneo, ed é racchiusa tra due alte catene montuose. Per questo motivo, pur essendo sul 34° parallelo, le temperature non superano mai i 30°C. Durante la guerra (1975-1991) la vendemmia é stata sovente ostacolata, e le uve non sempre hanno potuto essere trasportate in cantina nonostante la vinificazione avvenisse a Ghazir, 20 Km a nord di Beirut e distante solo 30 Km dai vigneti. Nelle sue cantine, riposano quasi un milione di bottiglie con uno stock delle migliori annate dell'ultimo trentennio. Una vera manna per noi enofili incalliti... certo i prezzi non sono popolari, ma credetemi sono soldi spesi bene!
Chapeau Monsieur Hochar!!

Le schede:
Chateau Musar red:
Suolo: ghiaioso con sottosuolo calcareo.Vitigno: Cabernet Sauvignon, Carignan, Cinsault.Estensione del vigneto: 130 ha, lavorati in biologico.Tipo d’impianto: Guyot doppio, Gobelet.Età media del vigneto: 40 anni.Densità media ceppi per ha: 1600.Produzione media per ettaro: 25 hl.Vendemmia: raccolta manuale 100%.
IN CANTINA Vinificazione: follatura, diraspatura, macerazione e fermentazione alcolica e malolattica con lieviti naturali fino a 4 settimane in contenitori di cemento da 60 hl a 300 hl.Affinamento sulle fecce fini per 1 anno in barriques di rovere francese e 1 anno in contenitori di cemento vetrificato. Nessuna chiarifica e filtrazione.Solforosa totale (SO2): 38 mg/l.Bottiglie prodotte: 250000
CARATTERISTICHE Vino rosso molto complesso e ricco. Armonioso e ben bilanciato con grande profondità. Connubio tra dolcezza e potenza e mineralità.
Chateau Musar white:
Suolo: ghiaioso con sottosuolo limaccioso.Vitigno: Obaideh, Merwah.Estensione del vigneto: 40 ha, lavorati in biologico.Tipo d’impianto: Gobelet.Età media del vigneto: 50/70 anni.Densità media ceppi per ha: 1600.Produzione media per ettaro: 15 hl.Vendemmia: raccolta manuale 100%.
IN CANTINA Vinificazione: diraspatura, pressatura (pressa pneumatica), fermentazione alcolica e malolattica con lieviti naturali in parte in barriques di rovere francese (20% nuove) e in parte in contenitori di acciaio. Affinamento per 6 mesi in barriques di rovere francese (Nevers) sulle fecce fini. Assemblaggio in tini di acciaio e conseguente affinamento di 2 mesi e poi in bottiglia per 4 anni.Solforosa totale (SO2): 48 mg/l.Bottiglie prodotte: 28000.
CARATTERISTICHE Vino bianco secco di grande struttura, grasso, minerale ed estremamente originale. Un rosso travestito da bianco!


Abbinamento musicale: Ray LaMontagne – till the sun turns black

martedì 4 novembre 2008

introducing Mr. Fitsimmons



è da una paio d'anni che il suo disco 'Goodnight' è uno dei miei ascolti notturni preferiti ed è da un po' che avrei volute scriverne. Ora William Fitsimmons ha pubblicato il suo nuovo e bellissimo disco 'The Sparrow and The Crow', il primo realizzato in uno studio di registrazione professionale, sia 'Goodnight' che il precedente 'Until When We Are Ghost' erano home recordings. Voce gentile e soffice, sonorità acustiche e delicata elettronica sono le sue note caratteristiche che lo collocano tra gli Iron & Wine e Sufjian Stevens (non vedo l'ora di farlo sentire al Barotti che impazzirà). Lui definisce così la sua musica: “There's something about the paradox of these really raw and organically arranged songs and the sort of ‘coldness’ of the electronic parts. It just honestly felt like it fit with what I was trying to say. I think it connects with people because it's kind of a microcosm of a lot of the things we come across everyday.” I testi sono di chiara matrice autobiografica con dettagliate storie di rotture familiari, relazioni personali fallite, malattie e morte. Certo non propriamente un disco da scampagnata al mare ma lo specchio di un autore colto e riflessivo: “I still don't know if it's really wise or not, but I've made the choice for now to be as vulnerable in the writing as I can be. With the subject matters I'm generally dealing with, I think they deserve no less than that”
Il nuovo album in definitiva non si discosta poi molto dai precedenti a parte una chiara crescita e maturità artistica accompagnata du un suono leggermente più curato e “Probably the biggest departure on the new album has been making a more intentional attempt to reach out to others with the songs. Although this is easily the most personal project I've ever worked on, it's also been the first time I genuinely tried to speak to those who might be going through the same things I have and am. I want people to have this album as a way to feel something they need to or to help them get through a difficult time. Or maybe just to escape for a little while.”
Prossimamente in tour in Europa, Italia esclusa ovviamente......

'It's Not True' from 'Goodnight'

in abbinamento: stavolta sono per una sana tisana, questo disco va 'Ascoltato' e qualcosa di più impegnativo distoglierebbe l'attenzione; in fondo poi bisogna andare a nanna

lunedì 3 novembre 2008

(un'altra) business dinner o della funzione shuffle dell'iPod

Bella cena (ho scelto io il ristorante!). Non hanno una grandissima cantina, nel senso che non é proprio zeppa dei vini che io amo, ma qualcosa di buono c'è.

Cucina di mare ed allora partiamo con la Malvasia 2005 di Edi Kante (38 euro), perfetta, per la mia modesta conoscenza non conosco nessuna Malvasia (perlomeno di quel territorio) che possa competere con quella di Kante. Saliamo di tono e passiamo al Breg Anfora 2003 di Gravner (80 euro). Questo millesimo non l'avevo ancora assaggiato. Servito troppo freddo ho dovuto attendere più di mezz'ora per poterlo assaporare a pieno sia al naso che in bocca. Diverso, questa è stata la mia prima impressione comparata ad altre annate. Sicuramente mi pare di trovare maggiore eleganza e finezza e meno complessità. Sin dal colore, non più quell'oro antico ma più tendente al rosato. Forse Josko ha posto più moderazione nell'uso delle bucce. Sicuramente un vino meno spiazzante, più 'normale', adatto a palati anche non 'abituati' a certe macerazioni. Ottimo e gradito anche ai miei commensali (usi a bere Jermann e bevande simili che non mi permetto di chiamare vino) positivamente stupiti dal Breg.
Poi è l'ora del rientro e TAC, ecco che lo shuffle ti pesca 'Fistful Of Love' di Antony.
Questi vini e questa musica, so già che avrò una di 'quelle' notti. Bella? chi può dirlo!

I was lying in my bed last night
Staring at a ceiling full of stars
When it suddenly hit me
I just have to let you know how I feel

We live together in a photograph of time
I look into your eyes
And the seas open up to me
I tell you I love you
And I always will

And I know that you can't tell me
And I know that you can't tell me

So I'm left to pick up
The hints, the little symbols of your devotion
So I'm left to pick up
The hints, the little symbols of your devotion

I feel your fists
And I know it's out of love
And I feel the whip
And I know it's out of love
I feel your burning eyes burning holes
Straight through my heart

It's out of love
It's out of love

I accept and I collect upon my body
The memories of your devotion