La comparsa di Arianna Occhipinti nel mondo del vino coincide abbastanza con la mia totale sterzata a consumatore di soli vini naturali. Dopo le prime convincenti bevute dei suoi Frappato e Nero d'Avola, scatta un autentico 'amore' grazie anche alla sua bellissima lettera a Veronelli dove traspare la sua passione per Nick Cave, inevitabile doverla conoscere. La conoscenza ha poi portato a scoprire un grande attaccamento alla sua terra, che non è solo vino ma anche un olio straordinario, i capperi e tutto quanto è il frutto di quella terra fantastica di Sicilia. Autentica ambasciatrice, o meglio Chanteuse, dei Monti Iblei. Eh si, perché in realtà lei è ormai la più grande interprete della sua terra ed il francesismo è avvalorato dal suo fantastico Frappato che, da ignorante, per me è molto borgognone dove traspare grande finezza, eleganza e freschezza.
alla ricerca delle emozioni lungo le strade asfaltate e non: del vino, del cibo e della musica
lunedì 19 luglio 2010
la chanteuse dei Monti Iblei
La comparsa di Arianna Occhipinti nel mondo del vino coincide abbastanza con la mia totale sterzata a consumatore di soli vini naturali. Dopo le prime convincenti bevute dei suoi Frappato e Nero d'Avola, scatta un autentico 'amore' grazie anche alla sua bellissima lettera a Veronelli dove traspare la sua passione per Nick Cave, inevitabile doverla conoscere. La conoscenza ha poi portato a scoprire un grande attaccamento alla sua terra, che non è solo vino ma anche un olio straordinario, i capperi e tutto quanto è il frutto di quella terra fantastica di Sicilia. Autentica ambasciatrice, o meglio Chanteuse, dei Monti Iblei. Eh si, perché in realtà lei è ormai la più grande interprete della sua terra ed il francesismo è avvalorato dal suo fantastico Frappato che, da ignorante, per me è molto borgognone dove traspare grande finezza, eleganza e freschezza.
domenica 9 maggio 2010
Il vino ROCK lo fa il vignaiolo R'N'R
Corrado Dottori con i suoi vini di La Distesa incarna perfettamente questo spìrito e gli Armadilli non possono che godere quando stappano una delle sue bottiglie. I suoi sono grandi Verdicchio, ma non solo. Abbiamo voluto conoscerlo meglio.
D: In che anno hai cominciato e qual'è stata la prima vendemmia che hai commercializzato?R: La storia comincia nel '96,'97 e '98 con una serie di primi imbottigliamenti "hobbistici". Dalle proprietà che erano prima di mio nonno e poi di mio padre si produceva ancora un pò di vino sfuso fatto dal vecchio mezzadro e, avendo da sempre la passione del vino, mi sono buttato nella cosa. La mia prima vendemmia vera e propria (all'epoca abitavo ancora a Milano) è quella del 1999. Ma l'inizio vero e proprio è stato con l'annata 2000.
D: Quale è, e quando l'hai realizzato, il motivo che fare il vino sarebbe stata la tua passione?R: Che il vino fosse una passione più o meno l'ho sempre saputo. Perché diventasse un mestiere c'era sicuramente bisogno di Valeria, mia moglie, perché la scelta di trasferirci a Cupramontana (dove peraltro sono nato) l'abbiamo fatta assieme e senza di lei magari sarebbe andata diversamente. E poi c'era il fatto che la città e il lavoro dipendente mi andavano sempre più stretti...
D: Bietti nel suo recente libro 'Vini Naturali d'Italia' nota che le Marche è una delle regioni più interessanti per gli appassionati di vino, in particolare di quelli naturali. Da relativamente pochi anni consumatore di vini naturali devo dire che la tua regione per me è sempre stata legata al Verdicchio, magari nella bottiglia a forma di anfora. Ma si trattava di un 'altro' Verdicchio. Com'è oggi la situazione? Onestamente faccio fatica a staccarmi da La Distesa e quel poco che assaggio in giro difficilmente mi emoziona.R: Il Verdicchio dopo la profonda crisi anni '70 e '80 ha vissuto un periodo di grande euforia negli anni novanta sulla scia di ottimi produttori come Bucci e Canestrari, oltre che a un discreto miglioramento medio di tutti i vini, anche quelli più "industriali". Oggi secondo me si vive nuovamente un periodo non felicissimo dovuto ad una grande standardizzazione. I vini della zona si assomigliano sempre di più e si ragiona molto secondo quello che richiede il mercato al momento. Si fa molta fatica a "leggere" l'interpretazione del produttore o la vigna di origine: personalmente se assaggio 20 verdicchio capisco forse prima l'enologo che la cantina o la zona. Il che la dice lunga... Trovo più stimolante in questo momento il sud delle marche, il Piceno. Su Montepulciano e Pecorino sicuramente oggi si casca meglio.
D: Joly definisce così i tre elementi che compongono l'armonia del vino: il luogo dove è piantata la vigna lo strumento, il vignaiolo il musicista e l'agricoltura l'acustica. Ti ci ritrovi in questa definizione? Qual'è il tuo rapporto con la musica?R: Io in realtà quando mi getto in queste metafore vedo la vigna (e la stagione) più come uno spartito. La natura ci fornisce uno straordinario spartito che certamente poi il vignaiolo interpreta attraverso uno strumento, un mezzo, che è appunto la coltivazione, l'agricoltura. Non eccederei, però, in queste similitudini, nel senso che la musica è una disciplina del tutto particolare, misteriosa e complicata (Nietsche la considerava infatti l'arte assoluta).Per quanto mi riguarda la musica ha sempre rivestito un ruolo di primo piano. Mio fratello è musicista professionista, diplomato in conservatorio, laureato in musicologia e-chi-più-ne-ha-più-ne-metta. Da adolescenti non si faceva altro che suonare ed ascoltare dischi. Poi sono venuti i concerti. Grandi, piccoli, festivals, ecc. Con gli amici più cari la musica è sempre al centro dei nostri discorsi. E poi adesso c'è la rassegna estiva che organizzo nel mio agriturismo insieme a mio fratello, Musica Distesa, cercando di presentare gruppi e cantautori della scena "underground" italiana...
D: Personalmente sto notando un notevole miglioramento dei tuoi vini o se preferisci mi piacciono di più. Il Terre Silvate ed il Nur 2008, bevuti di recente, li ho trovati fantastici. Tanta freschezza e bevibilità per il primo quanto ricco di complessità ed emozioni il secondo. Al di là del millesimo credo che una crescita corale dei tre elementi sia innegabile. Quale canzone o disco abbineresti a questi due vini?R: Ti ringrazio dei complimenti. Come dicevo prima, io partivo da zero (o quasi). Credo quindi che sia normale migliorarsi, ridurre gli errori, aumentare la consapevolezza di quel che si sta facendo. Anche una realtà piccolissima come la mia in realtà mette in moto una serie di scelte e di operazioni complicate, rischiose, difficili da gestire. Per quel che riguarda l'abbinamento, Marco Casolanetti, l'uomo del Kurni, ha abbinato il Terre Silvate 2008 ad "After the gold rush" di Neil Young in un libro bellissimo che si chiama Rockitchen. Non aveva tutti i torti, anche se a me piace pensare al Terre Silvate anche come ad un vino facile ed immediato, con quella leggerezza pop tipo certe cose dei Byrds o dei Beatles. Tipo "Ticket to ride"... Nur 2008 secondo me è psichedelico, ma della psichedelia campagnola hippy e folk... "Deja vu" di CSN&Y oppure "John Barleycorn must die" dei Traffic.
D: Quale abbinamento invece per il Verdicchio Riserva Gli Eremi (qui sono fermo al 2005 ma ho anche il 2007 pronto in cantina) e il Nocenzio che, avendo sempre bevuto solo i tuoi bianchi, è stata per me una piacevole sorpresaR: La Riserva Gli Eremi, lo dico sempre, è il mio vino, croce e delizia... E' il mio modo personale di vedere Cupramontana come fosse Montrachet, sapendo che è una follia, beninteso... Io gli abbinerei qualcosa di elegante e complesso assieme. Dove sonorità acustiche ed elettriche si fondono. i Wilco di "Sky blu sky" ad esempio. Il Nocenzio, invece, è il vino più rock'n'roll che faccio, punkettaro da giovane, austero da vecchio. Diciamo Pearl Jam, "No code".
D: Un discorso a parte credo meriti il 99, un originale metodo Solera a base Trebbiano e Verdicchio. Come ti è nata l'idea per questo vino e, ovvio, quale abbinamento musicale suggerisci?R: L'idea di questo vino è nata da una serie di coincidenze. Innanzitutto una botte rimasta scolma della mia prima vendemmia, la '99 appunto, che è divenuta la "madre". Poi la sperimentazione dell'appassimento, fatta per una serie di annate che sono andate a "rinfrescare" quella botte e a metterne in moto altre 2. E poi il mio scarso amore per i passiti classici, dolci e stucchevoli. Ho provato a fare una cosa diversa, un pò Jerez, un pò Vinsanto tradizionale, un pò Jura... Qui non ci vedo altro se non del Jazz. Ma sporco, acido. Miles. "In a silent way", ad esempio.D: Di quale musicista di porteresti la discografia completa sull'isola deserta e con quale cassa di bottiglie?R: Chi mi conosce lo sa. Sono uno springsteeniano malato (brutta razza). Ho provato a disintossicarmi ma è durissima. Ci ricasco sempre. Solo che Bruce lo vedo meglio con un bel birrozzo che col vino...
mercoledì 5 maggio 2010
Ricordi di Mezzanotte

premessa: l'orda di songwriters di Drakeiana ispirazione che negli ultimi mesi ha inondato i miei padiglioni auricolari mi sospinge, spesso a tarda notte, a rifugiarmi al “club” una sorta di blue room montana e sparare un po' di sano rock'n'roll nelle mie cerwin-vega vintage, a farmi compagnia c'è sempre un buon bicchiere di vino, a volte un vignaiolo.. Ricordate la J Geils Band? Negli anni '70 fra i gruppi che si contendevano lo scettro di “Stones Americani" c'erano gli Aerosmith che ne rappresentavano il lato piu' trasgressivo e la J Geils Band di Peter Wolf e J Geils che ne rappresentava il lato più bluesy e genuino La J Geils Band ci ha lasciato, negli anni 70 alcune perle, i due live Full House e Blow Your Face, ma anche Bloods Hot e The Morning After tra quelli in studio. Poi dopo lo scioglimento Peter Wolf ha avuto un periodo buio e di scarsa ispirazione ma “time is on my side” dev'essere il suo motto e.. bastava aspettare.. Peter Wolf non è certo un tipo prolifico e sette album in più di 25 anni non sono certamente molti, però che belli!! Il penultimo Sleepless è del 2002. mentre il precedente Fool's Parade era del 1998.. Ci ha abituato sicuramente bene, ed anche questa volta non delude le aspettative. In Midnight Souvenirs non si è fatto mancare nulla, dallo schietto e accattivante r'n'r di Tragedy con Shelby Lynne al rauco delta blues di Thick as Thieves al country-soul-blues di Overnight Lows e deve essersi anche divertito non poco a recuperare Everything I Do Gonna Be Funky di Allen Touissant, finendo poi dritto nelle sonorita' latin soul di The Night Comes Down (For Willy Deville), rock ballad che trasuda anima come ai tempi di Coup de Grace e che è già una delle canzoni piu' belle del 2010. La ciliegina sulla torta è il duetto finale con Merle Haggard It's Too late For Me un brano country molto bello, come tutto l'album d'atronde .Che classe!
Classe che non puo' non avere Bertrand Habsiger vignaiolo Alsaziano trapiantato in terra Toscana e titolare dell'azienda Fattoria di Caspri. La sua coraggiosa e difficile scommessa è iniziata nel 2006 ed era di riconvertire terreni abbandonati di una zona non propriamente vocata nei pressi di Montevarchi in vitivinicoltura da agricoltura biodinamica.. A distanza di quasi 5 anni si puo' dire che Bertrand c'è l'ha fatta, anche se come dice lui, il suo percorso è appena iniziato. Ma i vini stappati con lui al “club”, a mezzanotte circa, dimostrano ancora una volta di quanto possa fare la passione unita ad una certa dose di conoscenza-incoscienza “steineriana”.. il suo Poggio Cuccule 2007 è un Sangiovese in purezza mentre il Luna Blu è un bianco da uve Trebbiano e Malvasia, vini di gran carattere, austeri se giovani, docili e morbidi con l’affinamento ma anche l'olio extra vergine è uno sballo. Un difetto? E' gia' quasi tutto sold out, ma..basta aspettare la prossima vendemmia ..time is on our side..!
mercoledì 17 febbraio 2010
rassicurante


..come una coperta calda d'inverno, come una carezza data da chi ti vuole bene, come il seno di una mamma che allatta, come il crepitio del camino, come una torta di mele appena sfornata, come Richard Hawley e la sua musica..Lo scoprii in un vecchio “from the blue room” (che allora si chiamavano “armadillo radio”o “late night at the bar” vol.1,2,3,4 ecc..) e da allora non l'ho piu' lasciato, Hawley mi accompagna nelle mie solitarie serate in attesa di chi arriva tardi o nelle fredde mattinate nevose col caffè bollente nella tazza. Mi piace il senso di malinconica rilassatezza che mi trasmette la sua musica, adoro il suo incedere sognante senza mai cadere nello zuccheroso mainstream di molti suoi colleghi. Le sue canzoni scaldano il cuore e le tematiche affrontate spesso sono figlie dell'insoddisfazione conseguente al fallimento ma lasciano sempre un senso di profonda serenita'.
Rassicurante è anche avere nel bicchiere il Brunello di Montalcino di Poggio di Sotto, e se è vero che il vino assomiglia a chi l'ha fatto allora qui ne abbiamo la conferma, Piero Palmucci gestice con perizia ed amore questo Podere, è persona affabile e generosa dai modi garbati e austeri e cio' lo si ritrova nel suo magnifico nettare. Il corredo aromatico dei Brunelli di Palmucci è sempre incredibile e si racchiude in particolar modo nelle riserve che custodirò gelosamente in cantina per parecchio tempo (armadilli permettendo..). Spezie dolci e sensazioni balsamiche emergono da una base caratterizzata da sentori di cuoio, di tabacco, di fiori rossi intensi ma gentili. Il tannino è vibrante, giovane, vigoroso ed elegantissimo la persistenza lunghissima rimane al palato fino alla fine, piacevolissimo e... rassicurante.