lunedì 17 maggio 2010

bisogno di ballate

Capita mentre guido oppure a notte fonda, il bisogno di ballads, quelle giuste, voce calda e coinvolgente, le liriche un filo disperate ma senza esagerare, tutti gli strumenti al posto giusto che non devono mai prevaricare il testo e la melodia per creare un insieme armonico. 
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Lo scozzese Justin Currie in questo è un maestro. Che sia un disco con la sua ex band Del Amitri o da solo, si va sul sicuro. Per la verità va benissimo anche quel piccolo gioiello pop sconosciuto a nome Uncle Devil Show fatto in anonimato assieme al conterraneo Kevin McDermott. 'I Had A Drink About You Last Night' (titolo very Armadillo) vale da sola il disco.
E la migliore definizione della ballata l'ha proprio data lui: 'The ballads break hearts and are filled with devastated mystery. They operate on the mind like photographs from an unreachable dream. Scenes from the small town rock and roll circuit speak of unfathomable sadness. Ruination and emptiness call from the souls of regular folks; immigrants, musicians and cleaners'.
'The Great War' è il suo nuovo disco, il secondo da solista, ed è stato un perfetto compagno di queste lunghe notti piovose di maggio. Il classico disco necessario anche se non entrerà mai in nessuna classifica dei dischi migliori dell'anno.
A fargli compagnia la bella sorpresa del Pommard 2006 di Fanny Sabre, Pinot Noir di Borgogna, bevuto per la prima volta e destinato a diventare una costante presenza nella mia cantina. Anche qui tanta eleganza e finezza per portare in equilibrio un corpo ricco e strutturato. Allieva di Pacalet è sicuramente una stella emergente della Côte de Beaune.
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giovedì 13 maggio 2010

avrei voluto essere li

Amo questa foto.
New Heaven, Connecticut. E' il 1975, avevo 18 anni, e Dylan e Springsteen si incontrano
tumblr_koi2tngcig1qzx6imo1_500.jpgper la prima volta. John Prine assiste sorridente insieme alla bella ragazza che non può mai mancare in un backstage che si rispetti.
Avrei voluto essere li, con una bottiglia, di quelle giuste. Il problema semmai sarebbe stato quale bottiglia portare.......
Chi pensa che Prine non sia all'altezza degli altri due sbaglia di grosso.
Nel 2009 Dylan in una intervista a Bill Flanagan sull'Huffington Post"Prine's stuff is pure Proustian existentialism. Midwestern mindtrips to the nth degree. And he writes beautiful songs. I remember when Kris Kristofferson first brought him on the scene. All that stuff about "Sam Stone," the soldier junkie daddy, and "Donald and Lydia," where people make love from ten miles away. Nobody but Prine could write like that."
Nella sua autobiografia Johnny Cash scrive: "I don't listen to music much at the farm, unless I'm going into songwriting mode and looking for inspiration. Then I'll put on something by the writers I've admired and used for years (Rodney Crowell, John Prine, Guy Clark, and the late Steve Goodman are my Big Four)"
Per Prine il 1975 è stato l'anno della sua maggiore popolarità con l'album 'Common Sense', il primo della sua carriere ad essere entrato nel Top 100 di Bilboard, per la verità solo 'Fair & Square' del 2005 è riuscito a ripeterne il successo.
Di Dylan e Springsteen ho potuto assistere a parecchi concerti, di Prine uno solo ma che giorno quel 16 giugno 1996 a Gallarate.
Qualche giorno prima Mr. Only A Hobo mi chiede se ero disponibile per prelevare a Linate John Prine. Impossibile rifiutare. Capite, quasi una giornata intera con lui. Abbiamo parlato per ore, e la cosa drammatica, oltre a non avere neanche una foto con lui, è che ho solo vaghi ricordi delle sue parole. Ma di sicuro ricordo che mi ha raccontato di quel giorno del 1975 e di quanto fosse legato a quei due signori, legame di amicizia non solo musicale.

Small town, bright lights, Saturday night,
Pinballs and pool halls flashing their lights.
Making change behind the counter in a penny arcade
Sat the fat girl daughter of Virginia and Ray

Lydia
Lydia hid her thoughts like a cat
Behind her small eyes sunk deep in her fat.
She read romance magazines up in her room
And felt just like Sunday on Saturday afternoon.

Chorus:
But dreaming just comes natural
Like the first breath from a baby,
Like sunshine feeding daisies,
Like the love hidden deep in your heart.

Bunk beds, shaved heads, Saturday night,
A warehouse of strangers with sixty watt lights.
Staring through the ceiling, just wanting to be
Lay one of too many, a young PFC:

Donald
There were spaces between Donald and whatever he said.
Strangers had forced him to live in his head.
He envisioned the details of romantic scenes
After midnight in the stillness of the barracks latrine.

Repeat Chorus:

Hot love, cold love, no love at all.
A portrait of guilt is hung on the wall.
Nothing is wrong, nothing is right.
Donald and Lydia made love that night.

Love
The made love in the mountains, they made love in the streams,
They made love in the valleys, they made love in their dreams.
But when they were finished there was nothing to say,
'Cause mostly they made love from ten miles away.

martedì 11 maggio 2010

The Kiss

Judee Sill possedeva un talento raro, rinchiuso in una personalità controversa e tragica, nella scena musicale Californiana degli anni settanta.
E' stata la prima artista a firmare per la neonata Asylum Records di David Geffen, etichetta che avrebbe in seguito ospitato gli Eagles, Linda Ronstadt e Joni Mitchell, e tra i suoi fans annoverava Graham Nash e John David Souther. Purtroppo una vita tribolata, che andava dalla prostituzione alla rapina a mano armata, e la forte dipendenza dalla droga l'hanno condotta alla fatale overdose nel 1979. Ci ha lasciato solo due dischi e questa stupenda canzone si trova sul secondo ed ultimo 'Heart Food' del 1973.
Ogni tanto si torna a parlare di lei come quando Warren Zevon ha registrato la sua 'Jesus Was A Cross Maker' nell'album 'Mutineer' del 1995 o grazie ai Fleet Foxes che spesso eseguono la sua 'Crayon Angel' dal vivo.
Nel settembre dell'anno scorso è stato pubblicato 'Crayon Angel: Tribute To The Music Of Judee Sill' con la partecipazione tra gli altri di Ron Sexsmith, Beth Orton e Bill Callahan.

Love, risin' from the mists
Promise me this and only this
Holy breath touchin' me
Like a wind song
Sweet communion of a kiss

Sun, siftin' thru the grey
Enter in, reach me with a ray
Silently swoopin' down
Just to show me
How to give my heart away

And once a crystal choir
Appeared while I was sleepin' and called my name
And when they came down nearer
Sayin', "Dyin' is done",
Then a new song was sung
Until somewhere we breathed as one

Stars, burstin' in the sky
Hear the sad nova's dyin' cry
Shimmerin' memory
Come and hold me
While you show me how to fly

Sun, siftin' thru the grey
Enter in, reach me with a ray
Silently swoopin' down
Just to show me
How to give my heart away

And lately sparklin' hosts
Come fill my dreams descendin' on firey beams
I've seen 'em come clear down
Where our poor bodies lay
Soothe us gently and say,
"Gonna wipe all your tears away"

Love risin' from the mists
Promise me this and only this
Holy breath touchin' me
Like a wind song
Sweet communion of a kiss...

domenica 9 maggio 2010

Il vino ROCK lo fa il vignaiolo R'N'R

P1010595.JPG.jpegQualche post fa si diceva che il vino è rock! e lo è anche grazie hai quei vignaioli che incarnano lo spirito del r'n'r: passione sfrenata con l'amore per quello che fanno che viene (quasi) prima di tutto. Del resto Corrado, come noi, dopo il lavoro è capace di sciropparsi migliaia di chilometri per assistere a un concerto.
Corrado Dottori con i suoi vini di La Distesa incarna perfettamente questo spìrito e gli Armadilli non possono che godere quando stappano una delle sue bottiglie. I suoi sono grandi Verdicchio, ma non solo. Abbiamo voluto conoscerlo meglio.
D: In che anno hai cominciato e qual'è stata la prima vendemmia che hai commercializzato?
R: La storia comincia nel '96,'97 e '98 con una serie di primi imbottigliamenti "hobbistici". Dalle proprietà che erano prima di mio nonno e poi di mio padre si produceva ancora un pò di vino sfuso fatto dal vecchio mezzadro e, avendo da sempre la passione del vino, mi sono buttato nella cosa. La mia prima vendemmia vera e propria (all'epoca abitavo ancora a Milano) è quella del 1999. Ma l'inizio vero e proprio è stato con l'annata 2000.
D: Quale è, e quando l'hai realizzato, il motivo che fare il vino sarebbe stata la tua passione?
R: Che il vino fosse una passione più o meno l'ho sempre saputo. Perché diventasse un mestiere c'era sicuramente bisogno di Valeria, mia moglie, perché la scelta di trasferirci a Cupramontana (dove peraltro sono nato) l'abbiamo fatta assieme e senza di lei magari sarebbe andata diversamente. E poi c'era il fatto che la città e il lavoro dipendente mi andavano sempre più stretti...
4184689719_fe04e6e220_o.jpgD: La scelta di lavorare naturale è stata sin dall'inizio o è arrivata in seguito?
R: Ereditando vigneti "convenzionali" il percorso verso il "bio" è stato meditato e raggiunto pian piano. Era una mia idea fin dall'inizio, ma partivo completamente da zero come esperienza e conoscenze e non ho voluto affrettare i tempi. Così anche in cantina c'è stato un progressivo lavoro di sottrazione. Diciamo che sui vini più da "invecchiamento" lavoro secondo un approccio naturale dal 2004. Dall'annata 2007 tutte le mie vinificazioni sono di tipo naturale (che poi ciascuno su questo ha la sua idea ma vabbé...)
D: Bietti nel suo recente libro 'Vini Naturali d'Italia' nota che le Marche è una delle regioni più interessanti per gli appassionati di vino, in particolare di quelli naturali. Da relativamente pochi anni consumatore di vini naturali devo dire che la tua regione per me è sempre stata legata al Verdicchio, magari nella bottiglia a forma di anfora. Ma si trattava di un 'altro' Verdicchio. Com'è oggi la situazione? Onestamente faccio fatica a staccarmi da La Distesa e quel poco che assaggio in giro difficilmente mi emoziona.
R: Il Verdicchio dopo la profonda crisi anni '70 e '80 ha vissuto un periodo di grande euforia negli anni novanta sulla scia di ottimi produttori come Bucci e Canestrari, oltre che a un discreto miglioramento medio di tutti i vini, anche quelli più "industriali". Oggi secondo me si vive nuovamente un periodo non felicissimo dovuto ad una grande standardizzazione. I vini della zona si assomigliano sempre di più e si ragiona molto secondo quello che richiede il mercato al momento. Si fa molta fatica a "leggere" l'interpretazione del produttore o la vigna di origine: personalmente se assaggio 20 verdicchio capisco forse prima l'enologo che la cantina o la zona. Il che la dice lunga... Trovo più stimolante in questo momento il sud delle marche, il Piceno. Su Montepulciano e Pecorino sicuramente oggi si casca meglio.
D: Joly definisce così i tre elementi che compongono l'armonia del vino: il luogo dove è piantata la vigna lo strumento, il vignaiolo il musicista e l'agricoltura l'acustica. Ti ci ritrovi in questa definizione? Qual'è il tuo rapporto con la musica?
R: Io in realtà quando mi getto in queste metafore vedo la vigna (e la stagione) più come uno spartito. La natura ci fornisce uno straordinario spartito che certamente poi il vignaiolo interpreta attraverso uno strumento, un mezzo, che è appunto la coltivazione, l'agricoltura. Non eccederei, però, in queste similitudini, nel senso che la musica è una disciplina del tutto particolare, misteriosa e complicata (Nietsche la considerava infatti l'arte assoluta).Per quanto mi riguarda la musica ha sempre rivestito un ruolo di primo piano. Mio fratello è musicista professionista, diplomato in conservatorio, laureato in musicologia e-chi-più-ne-ha-più-ne-metta. Da adolescenti non si faceva altro che suonare ed ascoltare dischi. Poi sono venuti i concerti. Grandi, piccoli, festivals, ecc. Con gli amici più cari la musica è sempre al centro dei nostri discorsi. E poi adesso c'è la rassegna estiva che organizzo nel mio agriturismo insieme a mio fratello, Musica Distesa, cercando di presentare gruppi e cantautori della scena "underground" italiana...
D: Personalmente sto notando un notevole miglioramento dei tuoi vini o se preferisci mi piacciono di più. Il Terre Silvate ed il Nur 2008, bevuti di recente, li ho trovati fantastici. Tanta freschezza e bevibilità per il primo quanto ricco di complessità ed emozioni il secondo. Al di là del millesimo credo che una crescita corale dei tre elementi sia innegabile. Quale canzone o disco abbineresti a questi due vini?
R: Ti ringrazio dei complimenti. Come dicevo prima, io partivo da zero (o quasi). Credo quindi che sia normale migliorarsi, ridurre gli errori, aumentare la consapevolezza di quel che si sta facendo. Anche una realtà piccolissima come la mia in realtà mette in moto una serie di scelte e di operazioni complicate, rischiose, difficili da gestire. Per quel che riguarda l'abbinamento, Marco Casolanetti, l'uomo del Kurni, ha abbinato il Terre Silvate 2008 ad "After the gold rush" di Neil Young in un libro bellissimo che si chiama Rockitchen. Non aveva tutti i torti, anche se a me piace pensare al Terre Silvate anche come ad un vino facile ed immediato, con quella leggerezza pop tipo certe cose dei Byrds o dei Beatles. Tipo "Ticket to ride"... Nur 2008 secondo me è psichedelico, ma della psichedelia campagnola hippy e folk... "Deja vu" di CSN&Y oppure "John Barleycorn must die" dei Traffic.
D: Quale abbinamento invece per il Verdicchio Riserva Gli Eremi (qui sono fermo al 2005 ma ho anche il 2007 pronto in cantina) e il Nocenzio che, avendo sempre bevuto solo i tuoi bianchi, è stata per me una piacevole sorpresa
R: La Riserva Gli Eremi, lo dico sempre, è il mio vino, croce e delizia... E' il mio modo personale di vedere Cupramontana come fosse Montrachet, sapendo che è una follia, beninteso... Io gli abbinerei qualcosa di elegante e complesso assieme. Dove sonorità acustiche ed elettriche si fondono. i Wilco di "Sky blu sky" ad esempio. Il Nocenzio, invece, è il vino più rock'n'roll che faccio, punkettaro da giovane, austero da vecchio. Diciamo Pearl Jam, "No code".


D: Un discorso a parte credo meriti il 99, un originale metodo Solera a base Trebbiano e Verdicchio. Come ti è nata l'idea per questo vino e, ovvio, quale abbinamento musicale suggerisci?
R: L'idea di questo vino è nata da una serie di coincidenze. Innanzitutto una botte rimasta scolma della mia prima vendemmia, la '99 appunto, che è divenuta la "madre". Poi la sperimentazione dell'appassimento, fatta per una serie di annate che sono andate a "rinfrescare" quella botte e a metterne in moto altre 2. E poi il mio scarso amore per i passiti classici, dolci e stucchevoli. Ho provato a fare una cosa diversa, un pò Jerez, un pò Vinsanto tradizionale, un pò Jura... Qui non ci vedo altro se non del Jazz. Ma sporco, acido. Miles. "In a silent way", ad esempio.


D: Di quale musicista di porteresti la discografia completa sull'isola deserta e con quale cassa di bottiglie?
R: Chi mi conosce lo sa. Sono uno springsteeniano malato (brutta razza). Ho provato a disintossicarmi ma è durissima. Ci ricasco sempre. Solo che Bruce lo vedo meglio con un bel birrozzo che col vino... 

mercoledì 5 maggio 2010

Ricordi di Mezzanotte

premessa: l'orda di songwriters di Drakeiana ispirazione che negli ultimi mesi ha inondato i miei padiglioni auricolari mi sospinge, spesso a tarda notte, a rifugiarmi al “club” una sorta di blue room montana e sparare un po' di sano rock'n'roll nelle mie cerwin-vega vintage, a farmi compagnia c'è sempre un buon bicchiere di vino, a volte un vignaiolo..

Ricordate la J Geils Band? Negli anni '70 fra i gruppi che si contendevano lo scettro di Stones Americani" c'erano gli Aerosmith che ne rappresentavano il lato piu' trasgressivo e la J Geils Band di Peter Wolf e J Geils che ne rappresentava il lato più bluesy e genuino La J Geils Band ci ha lasciato, negli anni 70 alcune perle, i due live Full House e Blow Your Face, ma anche Bloods Hot e The Morning After tra quelli in studio. Poi dopo lo scioglimento Peter Wolf ha avuto un periodo buio e di scarsa ispirazione ma “time is on my side” dev'essere il suo motto e.. bastava aspettare.. Peter Wolf non è certo un tipo prolifico e sette album in più di 25 anni non sono certamente molti, però che belli!! Il penultimo Sleepless è del 2002. mentre il precedente Fool's Parade era del 1998.. Ci ha abituato sicuramente bene, ed anche questa volta non delude le aspettative. In Midnight Souvenirs non si è fatto mancare nulla, dallo schietto e accattivante r'n'r di Tragedy con Shelby Lynne al rauco delta blues di Thick as Thieves al country-soul-blues di Overnight Lows e deve essersi anche divertito non poco a recuperare Everything I Do Gonna Be Funky di Allen Touissant, finendo poi dritto nelle sonorita' latin soul di The Night Comes Down (For Willy Deville), rock ballad che trasuda anima come ai tempi di Coup de Grace e che è già una delle canzoni piu' belle del 2010. La ciliegina sulla torta è il duetto finale con Merle Haggard It's Too late For Me un brano country molto bello, come tutto l'album d'atronde .Che classe!

Classe che non puo' non avere Bertrand Habsiger vignaiolo Alsaziano trapiantato in terra Toscana e titolare dell'azienda Fattoria di Caspri. La sua coraggiosa e difficile scommessa è iniziata nel 2006 ed era di riconvertire terreni abbandonati di una zona non propriamente vocata nei pressi di Montevarchi in vitivinicoltura da agricoltura biodinamica.. A distanza di quasi 5 anni si puo' dire che Bertrand c'è l'ha fatta, anche se come dice lui, il suo percorso è appena iniziato. Ma i vini stappati con lui al “club”, a mezzanotte circa, dimostrano ancora una volta di quanto possa fare la passione unita ad una certa dose di conoscenza-incoscienza “steineriana”.. il suo Poggio Cuccule 2007 è un Sangiovese in purezza mentre il Luna Blu è un bianco da uve Trebbiano e Malvasia, vini di gran carattere, austeri se giovani, docili e morbidi con l’affinamento ma anche l'olio extra vergine è uno sballo. Un difetto? E' gia' quasi tutto sold out, ma..basta aspettare la prossima vendemmia ..time is on our side..!

sabato 1 maggio 2010

The miles in me


"Io non bevo nessun cazzo di Merlot,chiaro?" Miles (Paul Giamatti da "Sideways")
Confesso che anche dalla bocca di noi armadilli
deve essere uscita qualche volta questa frase.
Ma si chiama legittima difesa. Per anni ci hanno
inondato di vinoni colorati, marmellatosi, ruffiani e il vitigno usato era sempre o quasi merlot insieme al cabernet. Non che siano finiti quei tempi ma il fenomeno si e' ridimensionato,e' tutto un circolo come nella musica, difatti Neil Young e la sua camicia di flanella all'epoca del grunge era trendissimo. Questioni di mode ma alla lunga pure il consumatore piu' sprovveduto si sara'stancato di sentire l'effetto ti spunta un comodino in bocca...
Preferisco altri vitigni e quando ne faccio consumo mi sento quasi in colpa, pero' ammetto che alcuni sono ottimi. Ad esempio in Friuli si e' acclimatato da anni e si puo' ormai considerare un vino di tradizione. I Clivi,cantina che amo soprattutto per i bianchi da vecchie vigne -principalmente di tocai-producono un rosso da lungo invecchiamento molto territoriale.
Santa Caterina from Sarzana, gestita da i coniugi Kihlgren, persone di una gentilezza e signorilita' unica, nei loro vigneti producono merlot da sempre in una versione piena di mordente.
E il bravo Guido Zampaglione di Tenuta Grillo, a parte inserirlo "dolorosamente "(preferiva qualcosa di piu' legato al territorio)nel blend Pecoranera (Freisa in maggioranza), ne fa anche una versione in purezza che vede solo acciaio,ma non per questo ne esce un vino meno importante e longevo. Ho l'impressione che quasi se ne vergogni a produrlo ma, don't worry, e' un bel vino monferrino. Insomma si puo' bere buoni merlot senza vergogna e anche syrah....next time.
Musica in abbinamento:Il buon MacManus di merlottoni ne ha sfornati parecchi negli ultimi anni,
pero' quando ha a che fare con la Aguilera....( http://www.youtube.com/watch?v=Gkd4rq0hRyY&feature=related )

venerdì 23 aprile 2010

Nordics and Armadillo Meeting

Una folgorazione questo cantautore norvegese. Dopo i vari Moddi, Thom Hell, Anna Ternheim, Thomas Denver Jonsson, Ardentjohn, Christian Kjellvander, Tallest Man On Earth e Loney Dear, tanto per citarne alcuni, un'altra grande conferma che quanto sta accadendo su al nord in campo musicale è qualcosa di assolutamente rilevante. Dopo averlo conosciuto grazie al suo nuovo disco 'Waiting For That One Clear Moment' ho approfondito per quanto ho potuto la carriera di Thomas Dybdhal, ormai al suo decimo disco, e ne sono rimasto completamente affascinato.

'Sometimes it's hard to see the change from where you stand
you wake up in a pool of your own selfpity
you try hard to lose whatever dignity she's left you with
but maybe it's time to realise that you're stained but not weak,
calm but not sleak, she's out of your league
it's always been you
speak out your name and try to hold a thought for one damn minute
you told me yourself you'd all appreciate a man of thought
cause this is hightrade out, but you would ever have me do for something new
cause in your own stream of thought betray is all you can, desperate man...
it's always been you'


NME l'ha definito la risposta norvegese a Nick Drake ma a me pare alquanto riduttivo. Certo molte influenze ci sono, non solo di Drake ma anche Buckley e Rice. Ma nel suo complesso emerge un autore ben definito. Consiglio un approccio dai dischi più vecchi, l'ultimo lo definirei molto personale, quasi sperimentale, ed è non di facilissima assimilazione anche se alla fine risulta molto convincente.

Non certo la musica ideale per questo cambio di stagione ma tant'è, conservatevelo per il prossimo inverno.

A proposito di cambio di stagione, il 23 maggio avremo il prossimo Armadillo Meeting, il secondo. Una semplice mail ai partecipanti del precedente e qualche amico e tac, nel giro di poche ore i 35 posti disponibili sono andati esauriti.
Saremo nella terra del Moscato e se anche il Muscadine non è proprio la stessa cosa questa sarà la canzone che mi accompagnerà verso Santo Stefano Belbo. Questa è la versione dal precedente disco di Ken Will Morton 'Devil In Me', reincisa nell'appena uscito 'True Grit', un grandissimo disco!

sabato 17 aprile 2010

Il vino è ROCK!



La due giorni che ha visto gli Armadilli impegnati a Vino Vino Vino e a VinNatur ad assaggiare, o meglio a bere, una serie infinita di ottimi vini in realtà è stata come partecipare ad un grande raduno rock. Perché la maggior parte di questi vignaioli sono come degli autentici musicisti che sanno estrarre da quel meraviglioso strumento che è la vigna delle armonie che non posso che definire rock, armonie pure e genuine come il miglior r'n'r d'antan. Altro che quelle fetide birre propinate ai concerti.
Ma ciò che conta, e molto, è anche il loro porsi, ognuno diverso, unici ma accomunati da uno spirito colmo di amore per quello che fanno che supera la fatica, gli scazzi, le guide, la solforosa o i lieviti, la pioggia o la grandine. Il piacere di farti assaggiare il loro nuovo disco, ops, vino, di spiegarti come l'hanno fatto e le difficoltà incontrate e magari cogliere nei sensi il terreno dove è cresciuto, oh yes questo è molto rock .

E poi basta incontrare, per esempio, vignaioli come Ales (con la chitarra sul tetto della sua auto), Corrado, Arianna, Elena, David (arrivato dalla Georgia!), Pino, Camillo, Nadia, Philippe, Serafino o Mauro ed allora sei sicuro che il vino buono, come il caro vecchio r'n'r, non morirà mai.

Imboccata stancamente, la via di casa ci porta la consapevolezza che 'Queen Of Denmark', l'esordio solista di John Grant, è una delizia come i vini bevuti gli scorsi due giorni. Ex leader degli ormai sciolti Czar, è accompagnato nientemeno che dai Midlake from Denton, Tx.




lunedì 22 marzo 2010

lassu' dove volano i corvi

lassu', dove volano i corvi sull'Etna, Frank Cornelissen fa vino, e che vino!
Belga di origine e da sempre amante della montagna ha trovato il suo habitat naturale a mille metri di altitudine dove puo' fare prodotti di qualità ed autenticità, senza compromessi e con grande rispetto per la natura
Il suo obiettivo è di arrivare ad una realtà agricola auto-sostenibile, con una produzione che rispetti la Madre Terra, non traendo energia dalle sue risorse. Un equilibrio che richiederà tempo, ma la strada gia' intrapresa da alcuni anni sta dando i suoi spendidi risultati, il Magma vino rosso di punta di Frank ottenuto da uve Nerello Mascalese è uno degli assaggi piu' folgoranti che ho fatto in questo inzio d'anno ma anche il MunJebel Rosso (Nerello Mascalese) e il MunJebel Bianco (uve Carricante, Grecanico dorato e Coda di Volpe) non scherzano affatto e definirli vini base non rende giustizia a cotanta espressivita' territoriale. Sono vini straordinari, affinati in otri di terracotta immersi nel terreno lavico, dal costo non proprio popolare ma giustificato dall'immane fatica di produrre in un contesto praticamente “eroico”..


lassu' alti volano i Black Crowes e con “Before the frost... Until the freeze” firmano forse il loro capolavoro, Chris Robinson, durante una pausa dei Corvi (si erano sciolti nel 2005 ‘a tempo indeterminato’ per tornare un paio di anni dopo con “Warpaint”) e' andato a constatare quale fosse lo stato del rock and roll in un santuario dove si dice che il tempo si sia fermato agli anni Settanta: a Woodstock, nel granaio in cui Levon Helm ha costruito il suo studio ed il risultato è questo straordinario disco (cd singolo con i codici per il download di “until the freeze” o doppio vinile..). Le nuove canzoni promuovono al meglio la loro natura, suonare live; perché la percezione è di un disco tosto ed essenziale dove tutti i pezzi sono trascinanti, creativi ed irriverenti. C'è tutto quello che rende grandi i Black Crowes dal vivo: suoni meravigliosi, continui cambi di ritmo e improvvisazioni.
Non passa inosservata “I ain’t hiding”, una jam di sei minuti che pochi possono permettersi, i Black Crowes sono tutti in questo pezzo: un basso martellante e ossessivo, un leggero wah wah in sottofondo, timpani a puntellare e…disco music. Ma poi Chris inizia a cantarci sopra in controtempo e il motivo lascia spazio ai riff, per poi riemergere con un coretto in falsetto; infine irrompe la chitarra di Rich Robinson che, probabilmente, sfodera qui l’assolo piu' bello del 2009..

giovedì 4 marzo 2010

never too LATE for love


La foto in bel post dell'amico che ama (giustamente) i vinili, mi gonfia il cuore di malinconia, due di loro (Warren e John) non ci sono piu'.. C'è ancora “brother” Jackson, e la mente inesorabilmente mi porta a quando comprai il vinile di Late for the Sky, fu una folgorazione a cominciare dalla copertina, una delle piu' belle nella storia della nostra musica. "Late For The Sky" era il disco della definitiva maturazione di un musicista estremamente sensibile e raffinato, Jackson Browne si poneva come cantore della quotidianità e degli uomini in senso lato, i suoi dolori e le sue malinconie in fondo sono il bagaglio di tutte le persone, accomunate dalle medesime gioie e miserie. E se Running on Empty sara' il manifesto della generazione post-sessantotto che "corre nel vuoto" Late sara' ricordato per il messaggio di pace e fratellanza ma con una profonda inquietudine che traspare da ogni suo solco. "Some of them were dreamers/ Some of them were fools" in Before the Deluge è l’epitaffio sulla tomba della speranza, l’abbattimento totale delle illusioni hippie che Jackson Browne aveva sostenuto, e nel contempo monito estremo a un’umanità a due passi dalla catastrofe (e il progetto No Nukes ne sara' la logica conseguenza).

Nel febbraio 2004 Bruce Springsteen introdusse Jackson Browne nella Rock’n’roll Hall of Fame con queste parole: "our job here on earth, the way we regain our divinity, our sacredness …. is by reconstructing love and creating love out of the broken pieces that we’ve been given" - il nostro lavoro in questo mondo, il modo in cui riconquistiamo la nostra divinità, la nostra sacralità ... è quello di ricostruire l'amore creandolo dai pezzi rotti che ci sono stati donati....

E' tardi e fuori fa un freddo cane, cerco di scaldarmi il cuore e l'anima con un balloon di Rhum Rhum, prezioso distillato di purissima canna da zucchero dell'isola Marie Galante-Guadaloupe, never too late for..

sabato 27 febbraio 2010

Il segno rosso del coraggio

Il tenente John Mellor era un uomo che viaggiava da sempre, figlio di un diplomatico inglese, fu accolto dai nativi dell’isola come un fratello, combatteva per portare la pace tra i deboli e gli oppressi sempre in compagnia della sua Tommy gun. Quando veniva la sera, nel rifugio tra le cime del Gennargentu, iniziava a strimpellare la sua chitarra con sopra appiccicato “this machine kills spanish”,cantava storie di pirati e di redenzione mentre i compagni Manca e Sedilesu non mancavano mai di tenere alto lo spirito della truppa a colpi si cannonau....
Ricordo come fosse ieri il momento che appresi la notizia della sua scomparsa,
ma ora come in quel maledetto 22 dicembre (giorno della mia nascita ahime')
non riesco ad accettare che Joe Strummer non sia piu' qui. A fare l'alba in qualche locale con rock'n'roll fans appena conosciuti,a leggere qualche libro nel suo bel giardino del Somerset, a guardare ammirato ore e ore le american recordings di Johnny Cash dall'altra parte del vetro, con la mal celata speranza che l'uomo in nero incidesse una delle sue canzoni,e credo che "Long shadow" meritasse di finire nella serie.
Chissà' se nella sua movimentata vita avesse mai messo piede in Sardegna. Si', perche' quell'isola che da sempre ha cullato sentimenti di rivolta contro le sue stesse regole patriarcali e oppressive, contro invasori che si sono susseguiti per secoli, ha dedicato il piu' bel omaggio a "Woody" il guerrigliero:
alcuni cittadini di Tonara (NU) possono vantarsi dal novembre scorso di abitare in Via Joe Strummer. Che invidia!
Qualcuno sa se a Duluth c’e Robert' Zimmerman street o che so Hendrix square a Seattle?
Di certo sono milioni di anni luce avanti e non si faranno mancare questi omaggi.
Perche’ finire nelle definizioni dei cruciverba ti da’ la garanzia di popolarita’ ma
avere una via intitolata a proprio nome e’ come entrare in paradiso, peccato che la porta sia gia’ chiusa.
Nel mondo del vino la Sardegna nonostante una lunga serie di vitigni autoctoni, perlopiu' eredita’ del lungo dominio spagnolo (cannonau in primis) ha avuto un lungo letargo.Tra quelli che sono riusciti a tracciare la via per un ritorno ai vini della terra c’e’ sicuramente il giovane Alessandro Dettori: ironico, imprevedibile, provocatorio ma quando dice a riguardo del suo vermentino
“il vino da bettola che andavo inseguendo” credo sia piuttosto serio...
Il bianco e’ in effetti il vino che mi piace di piu’ tra i suoi, i rossi sono da maneggiare con cura con un grado alcolico che facilmente (viste anche le rese per ha ridicole) supera i 16 gradi.
Vini che vedono solo acciaio e cemento, non filtrati e imbottigliati a mano dall’esercito di parenti. Se volete avere il privilegio di conoscerlo, occasione piu’ unica che rara,il 6-7-8 marzo sara’ presente ,insieme ad altri 100 vignaioli, nella manifestazione organizzata da sorgentedel vino al castello di Agazzano(PC).
Giovannino Seme di mela (John Chapman) pre-ambientalista pre-ecologista centinaia di anni prima dei verdi e del WWF,aveva l’abitudine di piantare meli lungo la sua missione di pace.

mercoledì 17 febbraio 2010

rassicurante

..come una coperta calda d'inverno, come una carezza data da chi ti vuole bene, come il seno di una mamma che allatta, come il crepitio del camino, come una torta di mele appena sfornata, come Richard Hawley e la sua musica..
Lo scoprii in un vecchio “from the blue room” (che allora si chiamavano “armadillo radio”o “late night at the bar” vol.1,2,3,4 ecc..) e da allora non l'ho piu' lasciato, Hawley mi accompagna nelle mie solitarie serate in attesa di chi arriva tardi o nelle fredde mattinate nevose col caffè bollente nella tazza. Mi piace il senso di malinconica rilassatezza che mi trasmette la sua musica, adoro il suo incedere sognante senza mai cadere nello zuccheroso mainstream di molti suoi colleghi. Le sue canzoni scaldano il cuore e le tematiche affrontate spesso sono figlie
dell'insoddisfazione conseguente al fallimento ma lasciano sempre un senso di profonda serenita'.

Rassicurante è anche avere nel bicchiere il Brunello di Montalcino di Poggio di Sotto, e se è vero che il vino assomiglia a chi l'ha fatto allora qui ne abbiamo la conferma, Piero Palmucci gestice con perizia ed amore questo Podere, è persona affabile e generosa dai modi garbati e austeri e cio' lo si ritrova nel suo magnifico nettare. Il corredo aromatico dei Brunelli di Palmucci è sempre incredibile e si racchiude in particolar modo nelle riserve che custodirò gelosamente in cantina per parecchio tempo (armadilli permettendo..). Spezie dolci e sensazioni balsamiche emergono da una base caratterizzata da sentori di cuoio, di tabacco, di fiori rossi intensi ma gentili. Il tannino è vibrante, giovane, vigoroso ed elegantissimo la persistenza lunghissima rimane al palato fino alla fine, piacevolissimo e... rassicurante
.

domenica 14 febbraio 2010

settimana bianca

No, non sono andato a farmi una bella settimana bianca magari dal pard che vive sotto il dente di un gigante.
Dopo la bella nevicata di venerdi scorso su Milano tanto per stare in sintonia questa settimana ho bevuto soprattutto bianchi.
Due in particolare hanno lasciato il segno.
Lunedi ho partecipato ad una bella serata organizzata da Stefano Sarfati dedicata allo Chardonnay. Guidata dal bravo e competente (siamo molto in sintonia come 'gusti') Samuel Cogliati abbiamo (abbondantemente) assaggiato alla cieca sei espressioni di questo vitigno, tutte francesi.
Sorprendentemente quello che più mi ha colpito ed è rimasto nella mente e nel cuore è stato un Chardonnay dello Jura, La Reine 2004 di Domaine Labet. Uno Chardonnay tourt court ma dalla misteriosa complessità, nel bicchiere occorre aspettarlo un attimo, ha bisogno di tempo per poterne apprezzare in toto le sue qualità. E' frutto di vigne vecchie di oltre 60 anni e si trova ad un prezzo ridicolo se paragonato a più blasonati ma non sempre migliori parenti di Borgogna.
Dopo vari altri bianchi bevuti in settimana, dal Litrozzo de Le Coste al Filagnotti di Cascina degli Ulivi, stasera ho chiuso in bellezza con il Chateau Musar del 1998. Un vino incredibile, un autentico fuoriclasse. Prodotto in Libano da quel gran gentiluomo di Gaston Hochar da uve Obeideh e Merwah, autoctone di Mount Lebanon, di cui non so proprio nulla. Di certo so che questo vino non ha eguali al mondo e non riesco neanche a trovare le parole adatte per descrivere le emozioni e le sensazioni provate. Posso solo dire che secondo me è uno dei più grandi bianchi al mondo, sicuramente unico!

Questa canzone ci sta bene, anche se le mie non sono state solo visions of white.........



sabato 6 febbraio 2010

from the blue room

Di cassette ne ho fatte tante, per signorine, amici, feste o occasioni particolari, e in tanti ci siamo un po ritrovati nel protagonista di Alta Fedeltà. Poi sono passato ai CD ed ora voglio provare a sfruttare la rete che è anche più cheap. Vediamo che succede.

Cominciamo con un 'From The Blue Room', di cui qualche brother and sister ne ha già qualche volume in CD, che alla fine risulta abbastanza ispirato da questo post.
Le 10 canzoni sono tutte da dischi piuttosto recenti pescando ovviamente tra i così detti 'minori' ma grandi nel saper regalare belle emozioni.  Se la cosa avrà seguito andremo anche alla ricerca di qualche piccolo grande disco dimenticato troppo in fretta.
Ecco il menu:
1 - True Believer di Matthew Barber
2 - Highway Prayer di Adam Carroll & Michael O'Connor
3 - The One That Makes You Happy di Joe Firstman
4 - Best di Jon Dee Graham
5 - Short Intermission di Big Phony
6 - Jesus di Blind Boys Of Alabama with Lou Reed
7 - The First Time i Saw You di Joe Pug
8 - Even Though The Sky Was Falling (One Beautiful Day) di Karyn Ellis
9 - Go West di Austin Lucas
10 - Forever Young di Kenneth Pattengale

total time: 40:15
file: mp3 dimensione 71,8 Mb
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giovedì 4 febbraio 2010

c'è una canzone che.....

Karine Polwart è scozzese, molto brava. Conosciuta qualche tempo fa grazie al video di 'I'm Gonna Do It All', grande canzone. L'album del 2006 da cui è tratta si intitola 'Scribbled In Chalk', un gioiello, dove c'è questa canzone, dall'incedere Barottiano, che per motivi misteriosi in questi giorni è sempre con me. Sarà che è tempo di signorine e domenica come ciliegina ci sarà pure Marketa!

Take It's Own Time
Words and Music: Karine Polwart (Bay Songs Ltd)
You ceased to mow the lawn ten years ago
You just wanted to see how your garden would grow
You abandoned the pruning shears and welcomed each weed
You permitted the soil to select its own seed

But it would be unfair to assume you don’t care
For you pay great attention to all that goes there
You simply abstain from a plan or design

You just let it all hang out and take its own time
You just let it all hang out and take its own time

And you follow a thread in a book that you’ve read
Or in something that someone you heard somewhere said
You say “It’s all connected, it’s all intertwined

If you let it all hang out and take its own time
If you let it all hang out and take its own time”

Now you don’t move too fast, you make it all last
You encounter a moment before it is past
And you say “Walking slow in this world is no crime”

You just let it all hang out and take its own time
You just let it all hang out and take its own time …




martedì 2 febbraio 2010

Joe Pug e Lissie via Daytrotter

Nel giugno del 2008 avevo scritto qui, in uno dei primi post di questo blog, dell'EP di esordio di Joe Pug. Finalmente tra pochi giorni esce il suo primo album 'Messenger'. Superato il piccolo shock della prima canzone, non brutta ma che c'entra poco con quanto ci si aspetta da lui, il disco conferma quanto già detto a suo tempo: oggi Joe è probabilmente il miglior esponente della canzone folk d'autore.





Anche Lissie ha esordito con un EP, anche se più di recente, e tra poco pubblicherà il suo disco d'esordio. Al contrario del mio pard difficilmente resisto al fascino delle donne del rock, quando sono brave s'intende!
Lissie scrive belle canzoni, il suo modo di cantare, che risulta perfetto nella sua imperfezione, emana un fascino unico e dai video che si trovano in rete sprigiona una carica incredibile.



Lissie "In Sleep" [Part 1 of 2] from Yours Truly on Vimeo.

La caratteristica che potrei dire accomuna questi due musicisti è che li ho conosciuti tramite Daytrotter un sito web eccezionale dove ogni giorno viene presentata una band o un autore, spesso all'esordio e quasi sempre di valore, che presentato le proprie canzoni dal vivo e per di più si possono scaricare gratuitamente. Lissie ha fatto da poco la sua seconda apparizione e tra gli altri troverete anche gli Swell Season e The Snake The Cross The Crown, piuttosto apprezzati all'Armadillo, che sicuramente meritano il download.

Vino: quello bevuto stasera, il Frappato 2006 di Arianna Occhipinti, sincero come la musica che sto ascoltando e che diventa sempre più buono ogni volta che lo stappo

venerdì 29 gennaio 2010

un live inaspettato

potrei essere tacciato di maschilismo ma non mi hanno mai entusiasmasto le donne nel rock, ma per Tift Merritt faccio un'eccezione e dopo la sbornia Pettyana rimaniamo in tema live con questa chicca.
Mi è sempre piaciuta la Merritt, sara' per la sua anima rock unita ad una carica di dirompente sensualita', sara' perchè scrive belle canzoni di un “classic-rock” forse anche un po' mainstreem che è merce sempre piu' rara per noi inguaribili appassionati. Fatto sta che la ristampa di Home is Loud da parte della Blue Rose arriva tanto gradita quanto inaspettata. E' un live del 2005 allora disponibile solo online nel sito dell'artista. Tift è accompagnata da una band dall'anima rock che gira a mille e non disdegna disgressione da jam band con la chitarra fulminante di "Sweet B" Brad Rice, il drumming in odor di rhytm'n'blues di Zeke Hutchins e l'incedere dell'organo di Danny Eisenberg ma la vera sorpresa è lei che coinvolge gli spettatori con entusiasmo, spiccato senso del ritmo e un grande appeal.. Un gran bel disco e di non difficile reperibilita'.


Ci bevo sopra uno Chateau Musar White 2001 suadente e morbido, elegante e di grande struttura, minerale ed estremamente originale. Un rosso travestito da bianco!

lunedì 11 gennaio 2010

Mamma RAI


Nella foto a destra vediamo la tivvu' nazionale,
alquanto vetusta come si puo' notare,alle prese con lo spettatore medio.

In alcuni casi come ieri all'ora di pranzo,vi e' la dimostrazione che la redenzione e' possibile per tutti.Durante una bella puntata di Linea Verde sul territorio della Val D'Orcia al momento di passare all'argomento vino=Brunello da queste parti,mi aspetto il peggio,uno dei soliti produttori prezzemolini invece sorpresa sorpresa:ecco a voi Gianfranco Soldera.Che altro aggiungere.

Ce lo mostrano alle prese(beh.. i suoi uomini)con la potatura invernale e l'estirpamento delle erbacce tutto rigorosamente a mano.Mentre la moglie Graziella cura il giardino e i boschi circostanti il vigneto ,un vero e proprio paradiso dell'ecosistema.

Come se non bastasse, Radio 2 venerdi' prossimo trasmettera' dalle ore 21 un concerto dei Wilco (ovviamente non integralmente)registrato il 16 novembre ad Amsterdam,giusto due giorni dopo quello di Milano.E dal lunedi' al giovedi' stessa ora stessa stazione,segnalo il bel programma Moby dick condotto da Silvia Boschero.
Andate da qualche amico venerdi prossimo e stappate un Soldera.Chi trova un amico trova un tesoro:-)
Ovviamente io non l'ho mai bevuto....

giovedì 31 dicembre 2009

un'ottima annata


Esattamente un anno fa ho iniziato a catalogare i vini bevuti (bottiglie stappate e bevute non vini assaggiati) grazie ad una simpatica applicazione per iPhone. Oggi ho scorso le bottiglie bevute in una anno e devo dire che ho proprio bevuto bene, si è stata un'ottima annata. Tralasciando il mio vino quotidiano fornito dal grande Camillo Donati, in prevalenza bevo i suoi Lambrusco, Barbera e Trebbiano tutti vini che adoro e ci farei volentieri pure la doccia, nel 2009 ho stappato altre 153 differenti bottiglie, tutte naturali, pulite e sane, bianchi, rossi, rosati e bollicine, 42 francesi, 1 argentino, 1 australiano, 1 georgiano, 2 libanesi, 4 sloveni, 2 svizzeri e 100 italiani.
Un anno di gran bel bere.

Entrando nel dettaglio e vedendo anche i giudizi dati ai vini bevuti la mia cantina del cuore del 2009 è stata sicuramente Massa Vecchia di Fabrizio Niccolaini. Adoro il suo vino a base Sangiovese e riesce a farmi piacere anche vitigni che non amo in modo particolare come il Cabernet Sauvignon. Il suo Bianco poi credo sia l'unico in Italia a rivaleggiare con il bianco che più adoro,   lo Chenin della Loira (su tutti Les Nourrissons di Bernaudeau).

Non resta che augurare che anche il 2010 sia un anno di ottime bevute!

sabato 19 dicembre 2009

Graziano e lo spirito con la scure


confesso che mi sono avvicinato a questo progetto di Graziano Romani con un po' di sospetto. Lo seguo dai tempi dei Rockin Chairs e lo ho sempre apprezzato per il suo concentrato di energia, sincerita' e passione uniti ad una grande voce. Ignoravo pero' il suo amore per i fumetti percui questa notizia mi incuriosìva e inquietava al tempo stesso, un'album dedicato a Zagor!? mah.. Pero' alla fine la curiosita' ha avuto il sopravvento e comprando il dischetto (12 euro in edicola) scopro con sorpresa un disco ispirato ed intenso, con ospiti illustri come Matthew Ryan ed Andy White, 11 brani originali e 4 “traditionals” di origine Irlandese e Nordamericana. Un disco che testimonia la passione e la maturita' raggiunte dal songwriter Emiliano che ama raccontare le sue “storie cantate“ suggestivamente sospese tra la via Emilia , il West e Darkwood..
E Zagor, eroe romantico e potente al tempo stesso, un po' Beatles e un po' Rolling Stones ha la sua degna colonna sonora..

martedì 15 dicembre 2009

leggende

parlare di vini-mito potrebbe apparire strano o quantomeno inopportuno in un momento in cui la crisi economica mondiale ha inesorabilmente assottigliato il consumo di vini, che indipendentemente dalla loro qualita' intrinseca, sono spesso costosi.
Ma non è così e le etichette leggendarie “tengono” il mercato ancora e forse piu' di prima come una sorta di investimento per l'appassionato che si ritrovera' le preziose bottiglie rivalutate nel tempo (se non le avra' bevute prima..). Ma quali sono i punti fondamentali che rendono un vino immortale indipendentemente dalle mode di un determinato periodo? Prima di tutto pesa tantissimo la capacita' di invecchiamento. La possibilita' quindi di aprire vecchi millesimi e di ritrovarli in splendida forma è un parametro imprescindibile che va di pari passo con l'alta costanza qualitativa anche in annate considerate non eccelse. La tipicita' legata all'evidente appartenenza ad un grande terroir conferira' poi potenza ed eleganza giustamente calibrate; requisiti assolutamente indispensabili. Un vino “cult” poi non sapra' mai di legno e, ma questo e un risvolto piu' commerciale che altro, la domanda dovra' superare l'offerta. I Francesi hanno segnato la strada in questo senso, ma anche noi in terra Italica abbiamo dei veri monumenti. Ma non solo, la leggenda porta anche in un'angolo di mondo sperduto che si chiama valle della Bekaa..

A queste leggende enologiche abbino un biondo ed una band che leggendari lo sono gia' da un pezzo..

venerdì 11 dicembre 2009

The Snake The Cross The Crown

La copertina di 'Cotton Teeth', disco del 2007, aveva attirato la mia attenzione, beh le nuvole sono sempre un'ottima scelta. Ma poi era stata la musica a dare il colpo dell'innamoramento definitivo. Non leggendo ormai da tempo riviste musicali pensavo che fosse stata loro prestata la dovuta attenzione. Invece oggi, in occasione dell'uscita dello splendido DVD 'On The Carousel Of Sound, We Go Round' (con cd di 14 canzoni in abbinamento) mi ritrovo a parlare in giro con amici e mi rendo conto che nessuno li ha mai sentiti nominare e non è bello.
Originali dell'Alabama si sono trasferiti in California ed ora pare siano sparsi per gli States al punto che non si sa se la band continuerà ad esistere o meno. Curioso il nome che nasce proprio dallo stemma della nostrana Alfa Romeo quale tributo al padre di uno dei membri della band proprietario di una officina di riparazione della casa automobilistica distrutta dalle fiamme.

Le loro splendide canzoni risultano piuttosto originali anche se le dovute influenze, da The Band ai Wilco ai Radiohead, si fanno sentire. Per non parlare del meraviglioso strumentale 'Lullaby' (dal CD allegato al DVD) che non può non ricordare i Sigur Ros più melodici ed ammalianti.
Il trailer del DVD, da vedere fino alla fine, da già una buona idea della band




Fresco di visita in Alsazia non posso che abbinare un gran rosso della terra che forse ingiustamente è rinomata solo per i bianchi. Elegante e raffinato come la band in questione è il Pinot Noir Gérard Schueller et Fils, naturale e senza solforosa aggiunta opera di Bruno, un autentico vignaiolo fuoriclasse alsaziano. Ne ho fatto buona scorta e non vedo l'ora di stapparlo con i pards armadilli.