lunedì 25 ottobre 2010

L' Astigiano, Trinchero e La Vigna del Noce









Adoro l'Astigiano e la Barbera. Adoro questi posti e questo vino perché rispecchiano tanti stati d'animo, sarà che ne ho una visione quasi cinematografica o forse sarà perché sono un fottuto sognatore... Adoro queste colline con i filari di uve nobili e semplici al tempo stesso e visitare l'azienda Trinchero è un po' il sunto di tutto cio'; e' come fare un viaggio nella saggezza popolare di questi luoghi, qui il tempo sembra dilatarsi, non c'è fretta, bisogna saper aspettare. La Barbera in eta' giovanile è scorbutica, scontrosa, allora deve stare lì, dentro le grandi botti di castagno ad affinarsi, qui non si prendono scorciatoie, niente legni piccoli ad arruffianare, niente deacidificatori, niente trucchi.. solo tanta pazienza e un grande lavoro in vigna, perchè solo così si puo' fare una grande Barbera. Ezio Trinchero non ama le luci della ribalta, ama il suo lavoro di vignaiolo e lo si percepisce al primo approccio, poi basta mettersi nel bicchiere un Vigna del Noce (magari il '99) e si capisce subito che il vino assomiglia a chi lo fa.., non è un vino per tutti ma a noi va bene così, è per chi ne percepisce e ne apprezza la profondita', l'aristocraticita' contadina e quel fascino retro' lontano mille miglia dalle iperconcentrate, ruffiane e noiosissime versioni confezionate ad arte per stupire il palato dei curatori delle guide.

Ma Trinchero non è solo Barbera e non è solo Ezio, c'è Monica, l'anima commerciale e non solo, ci sono gli altri vini, i tradizionali Grignolino e Freisa, qualche filare di Merlot, i bianchi Malvasia, Arneis e Chardonnay, vinificati con macerazione sulle bucce (8/9 giorni) ambrati, quasi tannici e con un corredo aromatico di straordinaria intensita'. La visita alla cantina è estremamente interessante ma il tempo come sempre è tiranno ed una mezza giornata puo' non bastare, l'accoglienza ricevuta fa venire voglia di tornarci pero' senza navigatore se non ci si vuole perdere fra le vigne (cosa che potrebbe comunque avere il suo fascino..).

Un Leonard Cohen d'annata in questa stagione puo' far piacere e scaldare il cuore nel rientro verso casa..

venerdì 15 ottobre 2010

Emozioni d'Antan























Amo l'autunno, i suoi colori ed i suoi sapori spingono la mia memoria verso ricordi che sanno di antico e di tradizione, “è il momento giusto per incontrare Lino Maga e il suo Barbacarlo” penso guidando mentre una leggera nebbia mi fa compagnia, in macchina suona a tutto volume Dream Attic il nuovo bel disco di Richard Thompson, improvvisamente i pensieri sfumano, ecco sono arrivato a Broni nell'Oltrepo'!

L' appuntamento è nella cantina in centro al paese, qui il tempo pare si sia fermato, la stanza è ovattata, piena di ricordi e la sala degustazione è piacevolmente disordinata, con foto, lettere e dediche. E, soprattutto, bottiglie. Bottiglie di ogni millesimo tutte rigorosamente in piedi perchè “c'hanno il culo di sotto”, il Barbacarlo con quell'etichetta così retro' ma così affascinante. Lo zio (barba) Carlo fu il primo a produrlo, è un vino contadino e ogni annata è diversa dall’altra (come dovrebbe sempre essere ma spesso non è..), percui va degustato per scoprire le diverse sfumature che hanno caratterizzato ogni singola vendemmia. Lino Maga sembra un uomo schivo e chiuso ma piano piano si apre, proprio come i suoi vini, e ti racconta di quando Gino Veronelli e Gianni Brera frequentavano la sua cantina, è pieno di conoscenza e saggezza popolare ed è il contrario del vignaiolo “che se la tira”. Mi versa il 2007 poi il 2006 poi il Montebuono, ne berrei a secchiate, nobile e semplice al tempo stesso, affascinante nella sua profondità e ampiezza di profumi, è un vino che chiama ardentemente il cibo e la convivialita'. Al palato ti aspetti la carbonica che lo ha reso celebre, ma non sempre c’è. Entra denso, leggermente zuccherino, succoso, croccante, si allarga, chiude spinto da un’acidità giovane e una piacevole astringenza. Parlando poi scopri che il segreto dei suoi vigneti sono terreni tufosi e impervi (mi fa l'esempio della Valtellina e delle Cinque Terre) le piante centenarie con rese bassissime (35 quintali per ettaro) e, ça va sans dire, nessun trattamento chimico, “il vino si fa in vigna, non in cantina..” mi dice. Guardo l'orologio, si è fatto tardi purtroppo bisogna ripartire, carico i cartoni, sopra c'è scritto "Antico-Classico" niente di piu' vero.. Lo so, lascio del lavoro indietro ma la strada da fare è tanta e comunque rimane la scusa buona per ritornarci, magari con gli amici di sempre.. Au revoir comm. Maga! Risalgo in macchina, Thompson è sempre lì a farmi compagnia, oggi emozioni d'antan mes amis..

martedì 12 ottobre 2010

Adieu Marcel

Marcel Lapierre (1950-2010)
Marcel era un gentiluomo di campagna, i suoi modi gentili ed affabili ti mettevano subito a tuo agio. Non sempre e' cosi', a volte i vignaioli "veri" , quelli con le mani segnate dal duro lavoro in vigna sono un po' burberi e schivi. Devo dire che in questo caso il carattere dell'uomo rispecchiava quello del suo vino, i suoi Morgon ci stupivano sempre per classe, finezza ed eleganza, proprio come lui.

Non dimenticheremo mai quando arrivammo alla sua festa, il suo inconsapevole "last waltz" ed il modo in cui ci accolse,
noi armadilli vogliamo ricordarlo così, in mezzo a tante bottiglie e a tanti amici..






venerdì 8 ottobre 2010

Armadillo’s Rolling Meeting al Ristorante La Meridiana di San Bartolomeo al Mare (IM)

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- by gdf -

Certo, indubbiamente sans soufre, mais avec beaucoup d’alcol!

La tavola in terrazza a La Meridiana di Roberto Rollino

Gli armadilli in evoluzione hanno sviluppato una allergia da una parte e una dipendenza dall’altra.

Riescono a riconoscere ed evitare un lievito selezionato e 10 milligrammi di solforosa aggiunta a distanza tra Sant Bart in Belinlandia e Austin-Texas , ma vengono attratti ipnoticamente dall’alcol che li assopisce e dilata le arterie cerebrali al punto da confondere una chitarra con un trombone, strumento, quest’ultimo , inutilizzato nel senso proporzionale al famigerato organo sessuale che sui due terzi o tre quarti del peso totale funge comunque da inutile e pesante fardello storico di quello che fu lo scopo immaginato dall’ironico creatore.

Vedete, oggi il povero animale è così confuso che vorrebbe trombarsi un piccolo cactus con un organo francamente sovradimesionato, quanto prosciugato.

Detto questo non resta che prendere ancora una volta atto che l’abuso di vini naturali provoca in questi animali comportamenti innaturali quali cercare improbabili accoppiamenti in pubblico con le femmine di consimili apparentemente disinteressati, salvo riaversi momentaneamente dal coma alcolico giusto in tempo per riportarsi via la compagna prima dell’irreparabile.

Confermata anche la scarsa propensione alla disciplina alimentare che , in mancanza di fornicazione pro-ricambio della specie, potrebbe almeno contribuire ad una più lunga permanenza sopra alla terra piuttosto che sotto. L’armadillo-pigrus, di scavare non ne vuole più sapere, ma quale Fandango, mezza giornata a seppellire perle di Borgogna sul colle adiacente in vista di un goliardico pomeriggio defaticante e cala panza, tempo perso, gli armadilli fanno orecchie da mercante, anzi, orecchie da chitarra, fingendosi interessati ad assoli chitarristici e performance promiscue piuttosto che riammettere in programma l’istinto primario di scavatori.

Dunque cosa resta di buono in questi animali?

Poco o nulla, se è vero che ormai la corazza cerebrale è corrosa dall’alcol e la superficie adiposa ha superato in percentuale quella di cartilagine ossea; del famigerato quinto arto degno della quinta dimensione neanche a ri-parlarne, ormai definitivamente prosciugato di idee e di sostanze, neppure la prospettiva di un per altro inutile scambio di liquidi con una femmina, neanche ciò risveglierebbe le memorie degli avi . E’ la fine annunciata della specie.

Gli anelli del Cavalierato degli Armadilli

E quindi posso concludere di essere fiero di essere diventato a tutti gli effetti uno di loro. Ufficialmente, con tanto di rito di iniziazione ed anello simbolo di fedeltà.

Adesso sono anch’io un Cavaliere dell’ordine degli Armadilli e posso vantarmi pubblicamente di essere come loro !

Quanto ai vini lascerei i commenti ai partecipanti, così vediamo un po’ che cosa si ricordano, e soprattutto fino a quando si ricordano cosa hanno fatto e cosa hanno bevuto.

Ma prima qualche piatto e altre immagini dal meeting insieme a musica idonea , Lucien, se la trovi troppo estrema cambiala pure :-)

http://www.youtube.com/watch?v=AzoaWrRYg98

Il Baccalà in intingolo mediterraneo

I ravioli di prebuggion aglio,olio e salvia

Risotto con porcini cotti e crudi

E grazie 1000 allo chef Roberto Rollino

p.s. le foto si possono ingrandire con un click.

GDF

Indirizzi utili:

http://lescavesdepyrene.blogspot.com/2010/10/ci-sono-delle-giornate-che-ti-rimangono.html

http://www.ristorantemeridiana.it/


venerdì 1 ottobre 2010

PETRUS

Ci sono modi e modi per consentire a qualcuno di tentare di rovinarti la giornata all’ora di colazione. Una telefonata, una mail, un sms, un fax. E non ci puoi fare molto in questi casi. Al telefono, se ti ricordi i numeri indesiderati puoi anche non rispondere, ma quello che ti arriva in forma scritta sotto le diverse forme di comunicazione sei istintivamente attratto a leggerlo.

Ci sono due parti del corpo delle persone oggettivamente difficili da chiudergli, ma se pure ti fosse consentito ipoteticamente di chiudergliene almeno una, l’imbarazzo sarebbe totale valutandone la somiglianza. Quindi tanto vale andare oltre cercando il barattolo dello zucchero piuttosto che strizzarsi il limone nel caffè mattutino. Così va, con qualcuno neanche un caffè, con un altro anche Petrus, ma non l’ amaro per digerire i cretini, il Pomerol per festeggiare l’amicizia.

Ma chi sei, assomigli molto ad un carissimo amico ma non puoi essere tu, nessuno ti ha mai visto in giro prima delle undici, ma cosa ci fai qui in ufficio alle otto del mattino, avevi l’ufficiale giudiziario in arrivo o è solo insonnia ?

Se non sapevi cosa fare , perché non hai mai niente da fare, adesso ci penso io a farti passare la mattinata in un lampo. Lo senti questo rumore, è un camion con sopra due container con 20 tonnellate di carne congelata da scaricare e stamattina ne ho due in mutua. Facciamo noi? Dai che mi dai una mano, ma proprio solo a mano, perché guanti anti ghiaccio della tua misura non ne ho.

A volte quando hai bisogno di una mano è meglio che guardi in fondo al tuo braccio, ma per fortuna non è sempre così. Ok, anche questa è andata, adesso andiamo a pranzo, offro io! Curiosa la vita, per metà della quale ho quasi sempre offerto io e per l’altra metà si sta rovesciando la proporzione. La cosa non mi imbarazza affatto, anzi, era ora !

Pier ! Due risottini al tartufo bianco, due piccioni alla griglia. Prima due fettine di culatello e da bere fai tu. Occhiolino. Caspita ma sei al completo, non ci possiamo neanche sedere ? Resta il tavolo di famiglia e qualcuno che deve arrivare, bene, ci mettiamo qui, e poi chi arriva e se arriva si berrà un bicchiere di quello che ci stappi tu Pier.

Ehilà un 82, un po’ giovane ma si lascia bere. Eccolo il terzo, lo conosciamo, lo conosciamo, uno che se gli dai un Rosso Conero o uno Chambertin di Rousseau è la stessa cosa. Cosa bevete ragazzi, Un merlot, ti passo la bottiglia, bicchiere riempito a raso, golata da oasi appena sceso dal cammello. Occhi sbarrati, i suoi, ma anche i nostri. Ma che cos’è questa roba, ma è fantastico, ma che cosa avete stappato? Petrus 82, il vino a prova di imbecille.

E se l’ha riconosciuto un imbecille vorrà dire che questo vino non vive di fama usurpata. Ci sarà qualche cosa in più in questo merlot rispetto a quello di Planeta. Ci sarà un motivo per cui questo è uno dei tre vini più conosciuti al mondo e molti dei suoi vecchi millesimi sono tuttora tra i più stimati e i più ambiti da chi se li può permettere. Parlo di annate leggendarie come : 1921, 1929, 1947, 1949, 1961, 1964 . Qui non si scherza, il filotto qui sopra se ben conservato non teme niente e nessuno.

Il perché dell’eccezionalità di questo vino è “tutto” nel suo terreno, fondamentalmente diverso dai suoi vicini, perché la percentuale di argilla è altissima, almeno quanta quella di piedi di vigna merlot nei confronti quella minima di cabernet franc.

Vinificazione impeccabile, piccola produzione (30.000 bottiglie per anno), clientela affidabile che è disposta a mettere sul tavolo tre o quattro biglietti di quelli grossi per cavare un tappo di Petrus e versarlo senza tante ansie . Per un appassionato “normale” , che 1500 euro li guadagna in un mese, un vino teoricamente irraggiungibile, salvo rivolgersi alle annate che il mercato e gli esperti hanno definito piccole. Tra le ultime, il 2001 e il 2004 per esempio, dove dovrebbero bastare 600 euro per portare a casa il prezioso flacone. Forse meglio trovare un amico ricco allora, o una attempata milionaria in cerca di compagnia, perché il rischio è di fare come molti ristoratori alla fine degli anni 80, quando si favoleggiava che per avere una stella rossa fosse opportuno e consigliabile comprare i soliti cinque premier grand cru bordolesi ed una cassetta DRC, dicevo, il rischio è di comprare annate stupide, come quei mediocri 1984 o 1987 che hanno infestato le carte dei vini degli stellati italiani per due decenni, così come sta succedendo per i Borgogna rossi 2004 e bianchi 2003. Quindi se pensate che sia necessario togliere il dente tanto vale puntare in alto, il riferimento non sarà perciò dubbioso, salvo scoprire che anche un Masseto non è da disprezzare facendo una parallela sul vitigno.

Per quel che mi riguarda Petrus è di nuovo un vino che mi interessa relativamente, per quanto il fascino di un grande cépage come il merlot è terzo solo al Pinot Noir e al Nebbiolo come vitigno, ma 1000 euro non sono secondi a nessuno, e quindi mi tengo in data base quelle tre volte che ho bevuto un Petrus , quando me l’hanno offerto o quando costava 200mila lire. Certe follie oggi le lascio ad altri. Pas de Petrus, merci!

GDF




giovedì 23 settembre 2010

Mignanego 2000 e il Patriglione 1997

Ho sempre bevuto, ma è da circa un lustro che bevo bene.
Ricordo ancora con un pizzico di malinconia quel pranzo di circa dieci anni fa sulle alture di Genova, sicuramente il migliore che mi sia mai capitato di fare da quelle parti. Ora quel posto non c'è piu', anche Enzo, l'uomo che mi ha insegnato a conoscere le cose buone non c'è piu', sicuramente è lassu' a gustarsi “la part des anges”.
La mente corre a ritroso e la memoria pur offuscata da un velo di tristezza mi ricorda le cose splendide che trovai su quella tavola quel giorno in cui cambiai la percezione del gusto. Le mie papille gustative furono prese a schiaffi in un turbinio inarrestabile di sensazioni uniche ed emozionanti, non capivo cosa mi stesse succedendo ma me ne resi conto da lì a breve..

Le vivande, preparate da Gloria erano sì golosissime, ma cio' che mi fulmino' furono le bevande servite con quel sontuoso pranzo. Il Patriglione di Cosimo Taurino era lì in mezzo a magnum di Breg di Gravner, Brunate Le Coste di “citrico” Beppe Rinaldi, splendidi Champagne e distillati da urlo e poi, e poi.. basta Lucien, basta così, il Pratriglione '97 stappato ieri sera ti ha gia'sconvolto abbastanza. Saranno i ricordi tornati magicamente a galla ma io l'ho trovato “bellissimo” come si usa dire ora e come mai avrei osato definire un vino al mio corso ais, corso ais al quale mi iscrissi il giorno dopo. Il Patriglione appartiene alle bottiglie del cuore che conservo gelosamente in cantinetta, sono le bottiglie di Enzo che stappo raramente, con gli amici piu' cari, ma anche da solo (ne ho ancora cari pards, ne ho ancora..), vecchie annate di Pergole Torte, di Rosso Rujno del Gravner pre-anfora, Case Basse Soldera, Amarone Dal Forno..tutte provenienti da quella splendida cantina del Belvedere di Mignanego.

Scheda tecnica? Profumi ed aromi pervenuti? Potrei dire di un colore aranciato ma brillante, di una freschezza invidiabile che bilancia un grado alcolico importante, ma anche no, l'ais è solo un vecchio e sbiadito ricordo.. quello di quel pranzo no, quello è vivido e radicato nella mia mente come non mai. Ed è forse la prima volta da cinque anni che non mi chiedo se questo vino è “figlio” di lieviti selezionati o no, non importa è “bello”a prescindere..

Ciao Enzo, mi manchi e questa è per te:


lunedì 20 settembre 2010

KRUG

Ogni volta che avete a portata di mano un Krug, date retta al Guardiano, stappatelo. Sai che novità direte, tutti lo farebbero, ma non è vero, molti no. Perché no ? Perchè le emozioni potrebbero essere troppe. Per molti è troppo, per molti potrebbe essere troppo . Troppi rischi da prendere, troppo intenso, troppo legno, troppo vecchio, troppo impegnativo, troppo caro, troppo immaginativo, troppo emozionante. Poi che fai di fronte al troppo? Jumanji ti ha fatto paura?

A questi dico, andatevi a bere una Perrier , perché alcune cose allora non tornano, lasciate le banalità, Krug è una cosa più profonda.

Krug non è “troppo” , Krug é tanto, Krug è l’evoluzione di un idea, è l’evoluzione di un pensiero, è l’evoluzione del gusto, è la maturità del gusto, non è lusso fine a se stesso, è un lusso necessario. Krug è tutto quello che sapete già e non volete ammettere, inutile proseguire con la lettura se questo messaggio non è passato, Krug non ha bisogno ne di me ne di voi.

Smettete di leggere qui se già avete avuto problemi con una “normale” Cuvée di Krug e le inevitabili conseguenze, perchè il seguito sarà ancora più pesante da sopportare, non lo digerirete facilmente.

Per chi avesse deciso di proseguire nel trip, di andare oltre, mettete sotto Teardrop, quei sei minuti dovrebbero bastare se vi lasciate trasportare dalla corrente petillant.

http://www.youtube.com/watch?v=yftOy8kz7aE

Krug Collection 1961 .Una bottiglia che per un alcolista sensibile come me potrebbe essere la definitiva, indipendentemente dal fatto che quel giro di numeri : 1 9 6 1 buttati li dritti o rovesciati possono formare la medesima combinazione che ho scelto per uscire dalla cassaforte e venire fuori a rivedere il mondo, la ritrovassi, ma la derniere l’ho venduta, un momento di debolezza, tanto sconforto, ma è andata, mi aveva accompagnato a lungo in questa passeggiata, sapete com’è, certe notti, un giro di balaustra, una ringhiera bassa, il faro , la scogliera, ma ho deciso di aspettare ancora prima di cambiare di nuovo l’ abito. L’ultima volta devo averli rotti molto io agli altri, diversamente non si spiegherebbe perché di notte mi sveglio sempre convinto di aver preso un sacco di botte. Di giorno va meglio, Krug Collection 1961, nella piramide di plexiglass, con la lettera imbustata dentro, Monsieur Mostini ! Oh ! Santa Maria, cosa avrò fatto tanto di bene al mondo per meritare tanta grazia. Niente ho fatto, molto ho cercato, il Riedel trema, vibra quando gli versi dentro un Collection, lo sa il Riedel, è stato fatto apposta per ricevere la grazia, l’Impitoyable invece fa il superiore lui deve sempre cercare il difetto, ma qui cosa cerchi, sei a casa tua, smettila anche tu, vatti a fare un Cristal senza difetti ne carattere.

Di più non si può, questo è il limite da non superare, ma ormai l’hai acceso, è Teardrop dei Massive Attack, è ipnotico, ci stai dentro perchè non ce la fai più a venirne fuori, ma perché devi venirne fuori, è così bello starci dentro, nel 1961.

Collection 1961

Una notte con gli incubi, si salverà ? Si, si è salvata, ma ha solo rimandato, non è questo il momento, ma per chi ha scelto il suo destino ormai è andata, e infatti se ne andrà. Lacrime nella pioggia. I ricordi di vetro si spezzano, quelli in plexiglass no, sono sempre integri e sfaccettati, un po’ rigati, la plastica si riga diversamente dal vetro, gli sfregi non si cancellano, le parti lisce però riflettono un piccolo corso d’acqua che fiancheggia un hotel dans les Dombes , lui mi si rivolge con la gentilezza confidenziale del barman di Shining : Monsieur, voici votre Krug dix neuf cent soixante un. Monsieur, vous aimez les bonnes choses de la vie. Faccio il possibile, merci ! Bien, alors per lei ci sarebbe anche un ultimo confidenziale Laurent Perrier 1967. E grazie ancora ruffiano, di qui non mi posso muovere comunque, ma così ci resto più volentieri a coltivare il mio senso di colpa. Anche se rimanere è come farsi tutte le mattine la barba a secco e con una lametta arruginita . Però qualcosa di buono avrò fatto anche se non riesco a prendermi il merito. Perché bere altro dunque ? Ancora un vecchio Krug che mi graffia la gola come un Cognac con le bollicine.

E di nuovo la piramide di cristallo che ora è vuota e non è di cristallo, svuotata del suo significato e del suo contenuto per lasciar andare quello che sembrava un amico, quello che te l’aveva regalata e tu pensavi in buona fede, invece fece cambio con la tua fiducia, poco male, certi schiaffi fanno meno male di altri, non si porge l’altra guancia, si cambia sentiero e ci si ritrova in un bosco pieno di cose nuove da scoprire e da affrontare, gli costò caro quel gesto, ma scelse lui, nessun rimpianto.

Un angolo in darsena, si dice corner, ma non la vede ancora la luce d’angolo, la via di uscita luminosa, è ancora li riflesso , gelido sull’acqua che lo riflette e lo fa riflettere, è molto arrabbiato, di più, disperato, il compagno d’avventura sparito, la cantina piena di quello Champagne maledetto, tutte le etichette lasciate malamente a marcire, abbandonate al loro destino , tante fatture ancora da pagare, troppi tappi saltati ma mai saldati, troppo per digerire un altro Krug, un Vintage 1988 ,? Non qui però, non ce la fa proprio , e allora me li prendo io, io do una mano a te, e tu due a me, sei debole in questo momento, ne approfitto.

Smetti di bere Sambuca, e smetti di pensare, perchè se non sarà la tua mente ad ucciderti sarà l’alcol. Ma quale sommelier, io posso avere tutti quelli che voglio. Stai bevendo troppo, è tardi, vai a dormire, ti abbraccio e ti bacio. Smettila Sophie , sei finta, ci stavo cascando, il gioco psicologico lo volevo tessere io, invece mi hai girato la frittata, ed adesso sono io sulla fiamma. Ma non ci resto un solo secondo, se non posso vincere come dico io ribalto il tavolo da gioco, ok, stop Sambuca, datemi un Krug , la terrazza dove berlo da solo so dove trovarla, tu dovrai accontentarti di continuare a vincere facile, la superficialità ti fa bella, ma non puoi avere tutti quelli che vuoi, sparisci Sophie!

Champagne trasgressivo, vendicativo, definitivo, perchè quelli che ci tolsero il sogno di mezza estate la dovevano pagare, e anche cara, e così è stato, champagne giustificativo che non sei altro, nessun altro poteva porre miglior fine allo stillicidio. Freddo , ma a caldo , acido il giusto ma troppo amaro, durissimo e ghiacciato, appena sboccato, come me, molto sboccato nei loro confronti, ma mi sembrava giusto così, invece forse non ci eravamo capiti, molto probabilmente non ci eravamo capiti, non serve urlare per capire, io però nel dubbio me ne vado sbattendo la porta e in ogni caso questa volta pagate voi.

Una cassa di piccoline abbandonate in un enoteca che aveva fatto il suo tempo, si, Krug anche da 0.375 , altri numeri buttati li, e da un pezzo, i tappi uscivano senza neanche tirare e somigliavano ormai a funghetti senza vita . Sapevano anche di funghetti, di champignon, succede con il tempo , champignon e Cognac con le bollicine, se un Krug lo riconosci anche da piccolo sarà da vecchio che avrà tante cose da dirti, i maltrattamenti che ha subito, le angherie, le carenze affettive. Troppo tardi stavolta. Dommage!

E adesso cosa beviamo ? Cosa vuol dire cosa beviamo, quando è festa è festa, bevono tutti alla grande stasera. Li guardo come attraverso un vetro a specchio, ma che grande festa è stasera! Bella, ma manca così poco perchè cada nella banalità di sempre, e io non so ancora cosa voglio fare domani, tra pochi minuti si volta pagina sul calendario, l’ultima pagina, io stavo decidendo quale delle due dovesse essere la mia costosa festa per il futuro, e voi invece cosa volete ? Volete bere ancora dopo quello che avete bevuto? E allora andiamo, Krug Rosè ! Dopo quello che avete bevuto vi posso stappare solo un Krug Rosè! What else? Si, ma solo se lo bevo con voi? Ma accidenti a voi, ma io lo bevo volentieri con voi sconosciuti, anche se probabilmente non ci vedremo mai più, confidenze ad uno sconosciuto, Sesso, Bugie e Videotape, a voi lo dissi, breve rewind alle due del mattino, non è la prima volta, ho già cambiato vita una volta con Krug Rosè, non ho mica paura, era già successo, bastarda la storia che si ripete, erano le sei, all’alba, la panetteria apriva, la focaccia era calda, il marciapiede dove sedersi era tiepido , la bottiglia era in macchina, non era Fandango ma a quell’ora e in quelle condizioni di non sonno da 36 ore ci si poteva anche credere, ma non ci poteva credere che io avessi nel baule un Krug rosè in piena estate, non il deserto del Texas, non il Dom Perignon , non terra per armadilli, ma era veramente troppo caldo per non esplodere e lavarci la faccia , svegliando il quartiere.

Non si può continuare a fare ciò che non si gradisce, perchè poi ti viene il mal di testa, smettila di mettere sul tavolo questo cavolo di Clos des Mesnil 1979 e basta con la scatola di latta blu con lo storione, stappare e aprire per compensazione, per falsa soddisfazione, andando poi a letto con le mani che sanno di ossido e di salmastro, tanto la mattina dopo è di nuovo tutto uguale, tanto la mattina dopo non ti ricordi neanche bene se quell’odore che hai nelle mani è di lei o del caviale , è tutto da riaffrontare, quanti compromessi devi fare oggi per ri-poterti permettere la stessa cosa della sera prima. Prima però un optalidon con il caffè del mattino, ma hai finito anche quella scatola, perché la mente è stanca di mandarti segnali, l’ha detto al corpo quali segnali mandarti, e se continui a non ascoltarli poi ti colpirà da un’altra parte, smettila di scappare, hai visto Bill Murray nella giornata della marmotta, è sempre uguale se la vuoi vivere sempre uguale , e deve smettere di essere sempre uguale, e basta con le pastiglie, e basta con il mal di testa!

E’ ora di lasciare andare tutto il passato, il cielo si sta aprendo sull’orizzonte e sta rompendo il buio cupo e piovoso di Blade Runner, possiamo finalmente atterrare e stappare un Krug.

Riedel o Impitoyables ?

I sei minuti dei Massive Attack sono scaduti.

Qualcosina da ascoltare mentre sorseggiamo un Krug 1995 sul filo del precipizio ?

Qui ci poteva stare la frase lapidaria del finale di Blade Runner, io ho visto cose che voi umani , è tempo di morire, ecc… ecc… ma le cose di noi umani sono tutte eccezionali e uniche, quindi lasciamo perdere Vangelis e Love Theme e rilassiamoci, non vale proprio la pena di arrabbiarsi, per nulla.


GDF

E se a qualcuno fosse invece rimasta in mente una qualsiasi Barbie, una Sophie falsamente disperata , allora direi questa, ricordi sfumati in bianco e nero :

http://www.youtube.com/watch?v=UXMroiUoBAc

A bientot les amis.

gdf