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mercoledì 31 agosto 2016

NOVE per Amatrice

gdf

Encomiabile, ma anche intelligente l'iniziativa del Ristorante NOVE di Villa Della Pergola di Alassio, che verserà interamente (non 2) ma i 20 euro del costo alla carta del piatto realizzato da Giorgio Servetto per ricollegarsi alle varie iniziative sul tema un Amatriciana per Amatrice. 

Originale anche la scelta della ricetta, che in realtà si fa alla tradizionale  "Gricia". Si tratta infatti di un elegante composizione dei quattro ingredienti base lavorati però "haute couture" . Cappellacci in sfoglia di pepe nero farciti di guanciale glassati nella loro stessa riduzione. Acqua di pecorino romano e cipolla bianca essiccata a seguire. Il gusto sarà sicuramente esplosivo.

#UNFUTUROPERAMATRICE

Pepe, guanciale, pecorino e cipolla bianca


La mia Gricia : Giorgio Servetto



sabato 16 aprile 2016

NOVE


del Guardiano del Faro


Dare un nome e una grafica efficace all'insegna di un ristorante è un bel problema. Lo è stato nel passato e lo è ancor di più oggi, nel presente, in presenza di una priorità: la comunicazione (1), che insieme ad almeno altri (8) fattori contribuisce a creare dubbi e perplessità fino al momento di prendere una decisione. Mettici anche l'indicizzazione web (1) e hai fatto 10.



Trovo strano non trovare ristoranti di buona fama che si siano risolti e appropriati di un nome evocativo come "TEN".  Facile da pronunciare in tantissime lingue, agevole da memorizzare e da indicizzare.

Viene in mente Bo Derek e la famosa esclamazione da spiaggia che diceva tutto in un decimo di secondo, lanciando una sconosciuta modella al settimo cielo grazie al genio di Blake Edwards. Anche Bo Derek è un nome che potrebbe essere un marchio. Quindi tutto perfetto. Impossibile dissentire: TEN! 

Blake Edwards, Woody Allen, Stanley Kubrick. Tutti TEN for me. In open space.



Però potrebbe forse apparire esagerato etichettare con la massima valutazione un luogo dove si svolgono fatti che ogni giorno, pur se ben impostati, non possono essere sempre uguali. Cucinare in un ristorante gastronomico di alto livello significa mettere in scena due volte al giorno una pièce teatrale sempre simile ma mai uguale come lo è la sceneggiatura di uno spettacolo, eppure la perfezione è sempre richiesta dal pubblico.


Spiacente: impossibile. No, TEN non va bene per un ristorante, meglio fermarsi a nove, anzi a n9ve, la cui indicizzazione web sarà però ancora da verificare. Non credo sia nefasto quanto inserire un trattino ( - ) in un url, ma sono curioso di vedere come la mescolanza di tre lettere ed un numero si evidenzierà con il passar del tempo digitale. 

A scanso di equivoci la proprietà ha comunque provveduto a far indicizzare ovunque il ristorante NOVE. Non è certo la capacità di comunicare che manca a questa famiglia. Antonio Ricci lo conosciamo bene, da decenni, per il suo ruolo preminente di autore televisivo, e non solo, mentre qui ci pensano la Signora Silvia Arnaud Ricci e la figlia Francesca a far girare tutto come un orologio. 



Ma perché N9VE ? Anzi : n9ve,  che visto graficamente è già diverso e anche più rotondo e gradevole da guardare. Insieme, nel logo vediamo anche il nome dello chef Giorgio Servetto, che è uno molto bravo, ma non ancora abbastanza affermato da potersi permettere un TEN che non sia un Tanqueray. La spiegazione è assai poco cervellotica a dire il vero, scoprendo che l'indirizzo di Villa Della Pergola di Alassio corrisponde al numero 9 di Via Muntagu, da pronunciare con l'accento inglese. Non nain, ma Montaghiu ...



Il mio segno zodiacale mi osserva altero e spavaldo - o sbadiglia? - ma a guardare bene l'indirizzo sul web si scopre che non è proprio il 9 a corrispondere esattamente all'ingresso della Villa, ma bensì il 9/1 . Che se sommati ... 

In realtà i significati legati al numero 9 son ben più profondi, partendo dall'antica Grecia, dove ENNEA identificava una stella a nove punte creata da tre triangoli equilateri incastrati tra di loro. Pensiamo anche alle nove muse legate alla Mitologia Greca, di cui la nona, Tersicore, era considerata la più potente. E poi, tre volte tre non è la perfezione?



Esotericamente è inteso come simbolo della Luna e di Ecate, dea della magia, e ancora ,numero dispari che indica la rinascita, la reincarnazione, la rigenerazione. Nove sono i mesi della gestazione, e Giorgio Servetto è nato sotto il segno dei Gemelli, che per mia privata statistica, è il segno più diffuso tra i cuochi particolarmente creativi. Diciamo creativi, al plurale, d'obbligo.


La vista dal parcheggio

Se vi state facendo affascinare dal numero nove, mille altre informazioni sul tema sono comunque rintracciabili sul web; a me per ora basta concludere rimandando al significato di NOVE  in latino, e cioè NUOVO, e più nuovo di questo ristorante per oggi non c'è nulla sul web, perché proprio mentre scrivo queste righe il ristorante guidato da Giorgio Servetto sta aprendo ufficialmente al pubblico con la nuova carta e i nuovi menù degustazione disponibili da oggi, 15 aprile 2016.


King George di fronte alla descrizione dei suoi piatti. Le misure le ha già prese

Cucina nuova, utensili nuovi, piatti nuovi; nel senso del vasellame così come nella concezione. Girano già voci che qui si mangia come negli anni passati altrove, durante la permanenza di Giorgio Servetto alla Locanda dell'Asino. Si dice che si mangi come là ma che qui tutto costi molto di più. Ecco, allora cominciamo a far chiarezza con i numeri pescati dalla carta e dai menù.

Esistono tre menù degustazione. Il primo -territoriale- è tariffato a 50 euro mentre gli altri due, uno gastronomico allargato esce a 70, mentre l'altro,  il vegetariano di nuovo a 50. Alla carta, come sempre, si può far quel che si vuole, sapendo che il piatto meno costoso quota 16 euro, mentre il prezzo più alto si ferma a 32. Comparto pasticceria che viaggia giustamente per conto suo. Ogni dessert è tariffato a 10/12 euro, e per quelle piccole opere scultoree direi che è più che congruo come costo.

N.B. Il menù a 50 euro è declinato in sette passaggi. La moralizzazione dei prezzi vive anche nella sobria carta dei vini, gestita -come si dice in Lombardia- con i ricci nelle tasche della giacca, per garbo e prudenza; qualità che non mancano al  maitre sommelier Mattia Trentani.

L'ottimo pasticcere Davide Ottonello, in grado di far partire un menù tutto suo in parallelo

Fa parte della dinastia dei Maggiordomi italiani british style Mattia Trentani.
Qui cura i dettagli nella seconda sala

Pratico ed efficace swing da golfista italiano per Ermes Manfrè.
 E' lui che la mette in buca con sicurezza nell'altra sala, quella vista mare

Crema d'aglio dolce di Vessalico, uovo pochè, punte di asparagi violetti e caviale nero e rosso ...

Sedano rapa, carote, carbone di pinoli, lumache e le sue uova

Bottoni di olive Taggiasche, triglie e pomodoro

Orto ligure

Cappellacci di ricotta di pecora di Bastia d'Albenga con gambero scottato e brodo di testa di gambero infuso all'eucalipto del parco della Villa

Polpo alla brace, peperoncino e cima di rapa

Lamponi e nocciole ... Dacquoise di nocciole, feulletine e cioccolato bianco, cremoso alle nocciole, sorbetto al lampone

Millefoglie con chantilly alle fave di Tonka

Cheesecake, sedano verde e barbabietola di Chioggia


gdf 


NOVE
Villa della Pergola
Via Privata Montagu 9/1
17021 Alassio SV
Tel 0182 64 61 30



venerdì 20 giugno 2014

Un Mare di Champagne | Il pranzo a Villa della Pergola di Alassio


del Guardiano del Faro


Forse "pranzo" non è il termine più appropriato, anche perché in  un luogo come questo si potrebbe vivere di prana indiano, di profumi mediterranei tutti, di viste e di sguardi ordinati approssimativamente come si farebbe in un grande giardino all'Inglese; ma all'interno dell'eccellente organizzazione della settimana del Mare di Champagne di Alassio, Barbara Porzio, la conduttrice del Consorzio Macramé non ha voluto far mancar nulla che potesse rialzare ulteriormente il tono di eccellenza dell'evento.


Salgo "strisciando" i piedi ed evaporando l'alcol dalla testa. Se vuoi capire meglio le cose ci devi andare con i tuoi piedi, guardando con i tuoi occhi e pensando con la tua testa. Me lo impongo. Ma stamattina l'esercizio stilistico è ben difficile da eseguire. I flaconi di Champagne e di Sambuca mi galleggiano davanti agli occhi crepati di venature Claret.

Due giorni, pregni di bollicine francesi, in un andare e venire tra il Grand Hotel e l'Hotel Savoia, entrambi piazzatissimi les pieds dans l'eau, ma il mio problema oggi n'est pas l'eau mais l'alcol, che però grazie alla dozzina di minuti necessari per salire in ripida pendenza a Villa della Pergola tornerà allo stato acquoso di fronte alla trentina di gradi, temperatura che presto mi farà capire il perché di questo parco climaticamente irraggiungibile, e che può essere  paragonato solo (non perdendo il confronto) a quello dei Giardini Hanbury di Mortola/Ventimiglia.


Thomas Hanbury c'entra anche qui, sembra quasi ovvio e inutile sottolinearlo quando a due passi anche un tennis club ha preso il suo nome, e Miriam lo sa bene, lei qui è a casa sua, e la lezione la sa a memoria. 

Tutto quanto accaduto dal 1870 a oggi è ormai il suo mantra da raccontare agli ospiti di questo meraviglioso albergo di lusso. Sa far tutto, e tutto si ricorda, a partire dall'episodio che risolse inizialmente la natura a piegarsi a favore del sogno del Generale Montagu, al servizio di sua Maestà e di ritorno dall'India con, all'inizio, modeste intenzioni, ma poi -li consociamo bene gli Inglesi di quel periodo- in preda all'entusiasmo di colonizzatore, avrebbe e avrebbero valorizzato anche un pollaio se il solo clima circostante fosse stato migliore di quello londinese. Ma solo per civilizzare le persone e il luogo, per carità, mica per farci dei soldi, qui i foresti non ne fanno di soldi, qui li portano.


Però, perché c'è sempre un però, il nostro William Montagu trapiantato ad Alassio, pur essendo al servizio di sua Maestà come James Bond, inglese non lo era, come del resto Sean Connery, entrambi scozzesi all'anagrafe.

Belìn, lo Scozzese in Liguria era un gemellaggio da fare già all'epoca. Infatti come mi racconta Miriam il nostro Generale si accontentò inizialmente di un modesto casolare dove vivrà il primo anno mangiando probabilmente trenette al pesto, coniglio alle olive e bevendo un modesto Vermentino invece di un Claret bordolese.


L'appetito vien mangiando e allora guardate qui che cosa misero in piedi Montagu e l'amico Gibb, uomini dall'indubbio carattere di ferro poi ingentilito dal clima di qui e d'altrove, dal ritorno dalle Indie, dove usavano vivere in case coloniche dallo stile anglo-indiano, qui replicato e interpretato in maniera esemplare. Ad Alassio come a Bordighera ne arrivarono a migliaia di inglesi innamorati del clima e folgorati dalla passione per i giardini, dove trapiantarono non solo se stessi ma ogni forma botanica che potesse adattarsi a guardare tutto il giorno la Gallinara.

Se ne andarono dopo alcuni decenni, quando il clima cambiò, e nonostante l'avvento dell'automobile avesse semplificato gli spostamenti sull'Asse Alassio-Sanremo-Bordighera. Amareggiati non solo dal chinotto mollarono tutto, non essendo riusciti né ad imparare l'italiano né a convincere un italiano a guidare contromano sull'Aurelia, partendo da Roma.

Per ogni dettaglio relativo alla grande storia di questo luogo rinato nel 2007 grazie alla famiglia Ricci rimando in fondo a questo lungo post, al sito ufficiale dell'Hotel Ristorante Villa della Pergola, mentre qui, in agile maniera web mi va di far notare quanto si sia cercato sobriamente di riportare alla contemporaneità lo stile di vita di quel periodo, recuperando quanto più possibile oggetti e documenti, ed inserendo altri dettagli che contribuissero al confort del cliente da Luxury Hotel







La saletta dedicata alla colazione, dove non si può non notare la qualità dei dettagli, a partire dalle marmellate fatte in casa, alcune prelevando le ricette direttamente dallo "storico" della casa, e spesso usando anche i frutti provenienti dal grande parco, che oltre ad arbusti ornamentali rarissimi, custodisce anche un bouquet di piante da frutto insolite.


Anche tutti i pani sono fatti (e anche bene) tutti in casa... mentre affettati di pregio e piatti caldi tipici di un english breakfast sono preparati al momento dell'ordinazione. Qui non si avverte la fretta di andarsene via di corsa la mattina presto. Direi di no.

Questo angolo lo inquadro come ideale per un aperitivo al tramonto

Oggi si pranza en plein air, ma per una volta in questa settimana dedicata allo Champagne si farà un'eccezione, e così, come saranno assolutamente tipici della regione i piatti proposti, anche tutti i vini lo saranno, grazie alla presenza dei prodotti del territorio e i produttori dei vini poi bevuti al tavolo.

Dalla terrazza della zona ristorante

Uno dei banchi d'assaggio di prodotti tipici

Il pesto fatto al momento al mortaio, prima di cominciare il menù

Le verdure ripiene

 Gli oli proposti al tavolo, entrambi validissimi


Uno spicchio di torta verde


Lo stoccafisso mantecato con patate


Il condiglione, insalata di verdure estive crude


I ravioli di erbette in salsa di noci



L'ottimo coniglio con le olive e pinoli


Lo chef di Villa della Pergola con il Dottor Esposito, Direttore dell'Albergo di proprietà della Famiglia Ricci

Un passeggiata nel vasto parco guidati da Miriam, tra agrumi rarissimi, decine di varietà di agapanthus, piante acquatiche, cactus, ortensie bianche, ninfee, lavanda e altre meraviglie botaniche che meriterebbero un pomeriggio interamente dedicato, specialmente in questo periodo dell'anno, dove le fioriture sono così esuberanti















Infine, per ogni dettaglio su storia e presente di Villa della Pergola, l'esaustivo sito internet



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