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giovedì 5 giugno 2014

Villa Crespi | Il Luogo giusto per



del Guardiano del Faro



Sembrerebbe uno slogan buono per vendere più opzioni all'interno di uno dei contenitori più belli e più buoni dell'ospitalità italiana. L'utilizzo che ne faremo oggi è complementare a tutto quanto può offrire Villa Crespi, Tonino Cannavacciuolo e tutta la sua quarantina di impiegati.

Si, perché con ogni probabilità la vecchia ha ormai cambiato idea in maniera definitiva. Mai dire mai, però stavolta sta esagerando. Non risponde più agli auguri di Natale e neanche a quelli di Pasqua. Qualche cosa di strategico deve aver meditato a lungo prima di decidere di definire alla sua maniera un'altra epoca; Lei, che tante ne ha viste, e così bene le ha sapute gestire.





Non chiedo nulla più di tre volte consecutive, non aspetto più di tre volte una risposta. Dicono che il tre sia il numero perfetto, anche in cucina e non solo per le stelle: mai portare due o quattro ravioli, due o quattro quenelle. Perché se sei stato bravo nella vita saranno proprio quattro quelli a portare il tuo corpo sulle spalle fino a ridarlo alla terra. Se invece avrai esagerato con il cibo ed il vino ce ne vorranno almeno sei. E se ancora ti sarai alienato da tutti e da tutti i migliori cibi e i massimi vini, allora ti porteranno in station wagon, facendo bastare un'autista. Dispari.



Questo è il motivo per cui il pari e patta non mi va sempre bene. Uno dei due deve soccombere, specie quando la posta in palio è altissima la partita non la si può chiudere zero a zero. Comunque non la biasimo, prendo atto della sconfitta, ammorbidendo il contraccolpo con le scuse di ricorrenza; perché è comprensibile che dopo aver doppiato al largo di parecchie boe gli ottanta è corretto assicurarsi un futuro che sia il più possibile sereno e tranquillo in vista della vecchiaia.



Dopo una bella cifra dispari di flirt tutt’altro che platonici, la via per Auxey si è con ogni probabilità chiusa ai miei occhi. Nuovi mercati, nuovi ricchi, nuove strategie; semplificazioni e concentrazioni. Posso capire, faticosamente però.




Niente paura, Tonino non è impazzito, non sono croccantini alieni, è solo un effetto di luce creato dai faretti, una luce come l'arcobaleno che negli anni ha unito e diviso alcuni amici con i quali ho condiviso le assegnazioni di Nostra Signora. Amici e conoscenti che possono cominciare a rivolgersi altrove, perché i canali non è che si siano interrotti: il vino si trova, è il come che non mi sta bene.




Anche i prezzi in dieci anni sono molto cambiati. Di dieci volte si sono moltiplicati in diversi casi. Quindi ragionando con il naso verso l'alto della volpe all'uva, nessun rimpianto, perché è come aver avuto a che fare con la modella diventata vip in seguito; averla avuta a disposizione quasi a gratis.

Quando era più giovane e sembrava comunque costoso portarla in giro, ma in realtà era disponibile a prezzo da giro aperitivi, mentre ora che lo san tutti com'è e quanto è diventata costosa... beh! Adesso il gioco non lo trovo più divertente.



Un po’ ovunque hanno aperto gli occhi davanti ad un'evidenza che col senno di prima mi appariva così chiara già 25 anni fa. E' in Borgogna che si producono i migliori vini bianchi o rossi secchi del Pianeta Terra. Che non potessero essere intesi in forma di vini speculativi come gli intrugli bordolesi prodotti in milioni di bottiglie pare sia ora percepito come un fatto marginale da parte degli investitori, così come, mi auguro, la cultura media sulla materia specifica.



A colpi di sei cassette da 12 all’anno, nonostante l’ingordigia, un bel numero di flaconi è ancora lì a dormire in un bel posto, non grazie a me, ça va sans dire, e quindi il razionamento è cominciato. Razionamento che andrà equilibratamente versato dove tutto sia valutabile in ugual misura, dalla più vecchia alla più giovane, gradatamente, ma all'interno di Grandi Tavole, le migliori.


Per cominciare da qui, dove la cucina è da sogno più che da incubo, coraggiosa nelle scelte degli ingredienti (frattaglie di ogni genere, anguille, rane, lumache...) e pienamente riuscita nella sua esecuzione. Non pericolosamente avanguardista ma ricca di buon senso e di buon gusto contemporaneo, quello che ti riempie i tavoli, e dove la sala -nel senso del servizio- vale la cucina, cosa ancor più rara e preziosa di una buona o eccellente cucina, questa, che a mio parere raggiunge quote più alte rispetto ad alcuni tre stelle Michelin della Penisola.


Matteo Pastrello si rivela anche nel ruolo di maitre, qui alle prese con Danilo Meo di Palatofine

Matteo Pastrello sa maneggiare con cura le rare bottiglie, e poi, insisto, anche il cadre vuole la sua parte. L'occhio vuole la sua buona parte, guardando attraverso il bicchiere, attraverso le vetrate del Villa Crespi, ma soprattutto dentro ai piatti di Antonino Cannavacciuolo, ormai tutti e solo suoi, alcuni assolutamente sublimi.

Un ristorante di cucina profondamente italiana, che - mi ripeto a distanza di poche settimane su questo blog e sullo stesso tema - taglia idealmente da nord ovest lungo le pianure e l'Appennino fino a farci tornare da lui, in Campania, a casa sua, ma facendoci anche capire quanto la Francia (L'Alsazia in particolare) e il Piemonte, abbiano influito positivamente in tutto quanto progettato, costruito, e realizzato. 


Eros sfacciato di ostrica Tzatziki, rapanelli e caviale. 





Scampi crudi alla pizzaiola con acqua di polpo

Seppie, patate, bottarga, crema acida e caviale



Coscette di rane, salsa di pomodoro verde e riso cotto nel latte di capra


Plin alla genovese, battuta di carne piemontese e cremoso di parmigiano

Linguine di Gragnano, calamaretti spillo e salsa di pane di segale. Il piatto firma dello chef.

La triglia finemente cesellata si appoggia sulla melanzana farcita di pomodoro attendendo l'arrivo di una pioggia di provola affumicata

Variazione di piccione, foie gras al grue di cacao, salsa Banyuls

Anguilla, terrina di patate, rafano e agrumi

Dal french wine maker Christian Moueix ( compreso Petrus ) ci si può attendere solo un americano di upper class

Dall'annata alluvionata.
 I grandi vignerons sono quelli che sanno gestire le difficoltà. Pas da Rayas rouge in quell'anno, solo questo ricamo lungo un Rodano furioso.

Uno dei due carrelli dei formaggi, già preparati e messi nelle migliori condizioni di temperatura e di aerazione fin dalle 12.30

Il testamento dei Carillon

Intermezzo di pina colada nel bicchierino di cioccolato bianco. Ho addentato anche la cannuccia sperando fosse di liquirizia...

Ravioli di mango, sorbetto mela verde e sedano

Fiori, olive e olio: un dessert salato

Mondo di passione...


C'era aria di grande table, un po' alla francese. Canard su una borsa da viaggio, Le Coq su un porta bottiglia griffato Georges Blanc. Ah! Le rane di Blanc, ma pure quelle di Tonino non si discutono, si amano e basta.


Le sensazioni si decantano e si descrivono con il senno del giorno dopo. Ma allora che cos'è questo retrogusto di incenso e reglisse che non mi molla neanche dopo 24 ore? Madame bussa al cervello, non vuole soccombere neppure a questa grande cucina. Si direbbe il Bonnes Mares quello che ha mandato il segnale più forte al mio cervello, con discrezione ma allo stesso tempo in maniera autorevole e sicura. Notre Dame du Pinot Noir ha sempre ragione, anche quando i suoi disegni ci appaiono oscuri e misteriosi.

gdf


martedì 22 aprile 2014

Villa Crespi - Quindicesimo atto


del Guardiano del Faro


Antonino Cannavacciuolo  festeggia il suo quindicesimo anno a Villa Crespi con grande entusiasmo. Il successo televisivo, le molte consulenze in Italia e in giro per il mondo, e ancora... l’immagine ben riflessa sui diversi canali di comunicazione hanno consentito allo chef campano di post-datare l’apertura quest’anno.

Ma se vedete la Maserati nel parcheggio, lo chef sarà sicuramente in cucina. La Maserati, è noto, arrivò come riconoscimento nel decennale del suo impegno continuativo qui, a Orta San Giulio. Ciò vuol dire che di anni ne sono ormai passati quindici, mentre lo chef originario di Vico Equense ne ha meno di quaranta. Pensare di prendere in mano una struttura così importante a soli 24 anni fu una bella sfida, ormai vinta,  in attesa che il firmamento di stelle si completi, incrociando le dita.

L’entusiasmo e la briosità non manca a nessuno della quarantina dei collaboratori, quelle virtu' che lo cheffone riesce a trasmettere con convinzione a tutti i suoi collaboratori. Neppure 40 anni e già ha avuto moltissimo da questa professione, ma ancora guarda avanti, senza precludersi spazio di manovra a livello di comunicazione mediatica, ma neppure sui temi relativi alla cucina, che taglia idealmente l’Italia in due verticalmente, sulla rotta Orta - Sorrento andata e ritorno, cercando intuizioni nuove che portino a rimodernare con cautela piatti consolidati o a crearne di nuovi, comunque a lungo meditati prima di metterli in pista.

Qui di "fuori pista" permane solo il menù degustazione più lungo, quello che metterà alla prova ogni gourmet. Ma ne esistono altri due di menù, già comunque più che sufficienti a rendere pienamente l'idea ed a chiarire il messaggio, a sviscerarne il concetto.

Piemonte e Campania sono oggi due delle regioni dominanti nel panorama gastronomico italiano, e questo Villa Crespi sembra sintetizzarne i caratteri, fondendoli o enfatizzandoli, dentro a questo contenitore già colmo di suo di fascino e di bellezza.

A chiudere il cerchio un servizio in sala impeccabile, da vera Grande Table europea, e una cantina fantastica, curata dal bravo Matteo Pastrello. Tutto gira al meglio, dall'accoglienza alla porta dell'auto con ombrello (vista la giornata piovosa) passando dal salotto con angolo bar, attraversando con leggerezza e stile tutti i lunghi momenti che si susseguono al tavolo, fino al congedo, al saluto alla cucina, e all'immancabile sigarettina all'aperto con lo chef, tutt'altro che ostico, come molti lo dipingono, ma usando tinte sbagliate. Tanto carattere e convinzione si, ma burbero proprio no, anzi, è stata dura lasciare Villa Crespi, e il ricordo di questa visita rimarrà a lungo in mente.


Innanzitutto un giro al bar

My Martini please...

Una delle tre sale...

... e una visione doppia della quarta, quella in veranda
I tavoli sono venti, per un numero di coperti che può variare tra i quaranta e i sessanta

Tra chef e sommelier: in buone mani


Villa Crespi è ristorante "Ambasciatore di Krug", che qui fornisce anche le sboccature più recenti, quelle che ancora non hanno preso il caratteristico bouquet di champignon, ma che si declinano intorno a rare nuances agrumate molto eleganti.

Grande bottiglia, ça va sans dire

Alcuni dei diversi intrattenimenti da aperitivo, dalla focaccina calda ai taralli al finocchietto, dai macaron di foie gras a queste friselle con pomodoro confit...

... e ancora questi deliziosi gnocchi fritti di grano arso farciti di prosciutto della Val Vigezzo, sintesi di un riuscito snack che collega nord e sud in due centimetri quadri

Scampi alla pizzaiola, in acqua rossa di pomodoro e acqua bianca di polpo. Olive nere. Tanto bello quanto buono.

Grissini finissimi, tegole croccanti al sale grosso, e almeno altri sei tipi di pane. Li ho provati praticamente tutti cercando inutilmente qualche imperfezione...

C'è il burro in tavola, e non l'olio...

Il tonno vitellato, dove il pavè di tonno viene intiepidito da un robusto brodo di carne aromatizzato con soja. Salsa tartara 


Lumache cotte in sugo di vitello, su crema d'aglio dolce, conserva di pomodoro San Marzano e schiuma (di alghe se ricordo bene). Sembra complicato ma funziona molto bene.

Più lineare l'elegante risotto all'olio, vongole, timo e limone 

Qui lo chef vuole di nuovo congiungere nord e sud con questi plin alla "genovese" con crudo di Fassone e cremoso di Parmigiano. Esercizio stilistico che gioca sulle diverse consistenze e sul "chaud froid".


Lo spezzatino di mare, dove molluschi, cefalopodi, crostacei e pesci da lisca, dopo essere passati da una padella, si ritrovano a conversare su un tappeto verde di piselli

La triglia prima

La triglia dopo: cesellata in green sulla pelle, si tuffa nel guazzetto di provola affumicata, trovando un appiglio e un appoggio nella melanzana farcita di  pomodoro.


La coraggiosa e saturante zuppa forte, intingolo napoletano a base di frattaglie di maiale, rivista in termini di dimensioni e contrastata in dolcezza e speziatura dai gamberi fritti al curry. Una canagliata di piatto da non perdere.

Eccolo il piatto Trois Etoiles. Intanto questo, il presagio. Questo piccione al foie gras su riduzione di Banyuls manda segnali chiarissimi, anche attraverso il display di un p.c. Non lo voglio neppure descrivere, andate a mangiarlo e poi ne riparliamo con cognizione di causa. 

Il pasticciere coreano è uno che la sa lunga, e lo dimostra con questo virtuosismo precario: sfera ghiacciata di kiwi farcita di sorbetto di pera, macedonia di frutta e verdura e falso canapè di cioccolato bianco. Ed è solo il pre dessert

L'altrettanto fresco dessert: Ravioli di mango con sorbetto di mela verde e sedano recita il menù. Descrizione riduttiva.


Non lo vuoi provare un babà?

E poi la miglior sfogliatella immaginabile, che fa riemergere i migliori momenti vissuti parecchi anni fa a Sant'Agata sui due Golfi.

Anche qui, tutto buono, con particolare menzione per i cioccolatini al pepe, ma anche il torrone, la gelatina, i macarons, il bignè...


Il percorso di abbinamento vini sui diversi piatti. Se vi capita, provate l'abbinamento tra il tonno vitellato e il secondo vino partendo da destra. Si tratta di un Erbaluce particolarmente ben riuscito, così come il matrimonio con quel piatto.

L'imprenditore tessile Crespi che volle questa villa 135 anni fa...

La intravedete qualche vaga somiglianza? 


Una sigarettina filosofica con lo chef non la rifiuto mai,  neanche al freddo o sotto la pioggia pasqualina, a fissare una giornata grigia nel cielo, nitida in mente e fomentatrice di un nuovo prossimo incontro, dove però vorrei fare un passo indietro, ripassando la lezione delle linguine di Gragnano in salsa di pane di Coimo, con o senza calamaretti, coniugando comunque un italianità che inevitabilmente ci lega. Merci et à bientot.






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