domenica 29 novembre 2015

L'agnello scozzese e il maiale toscano

gdf


Caro Ivano, Cara Elisa, l'anno 2015 va a finire, e come in ogni termine di periodo, viene il momento di tirare le somme, guardare i risultati e decidere che fare nel prossimo futuro. Nonostante questi pensieri in mente, non può passare inosservato questo devastante menù iper-proteico imbastito e cucitoci addosso da The Cook, dove tra un agnello scozzese ed un maiale toscano ci si è infilato anche un maldestro pollastro genovese, buono per ravvivare una batteria di Borgogna rossi utili per la didattica. Dalla teoria che attraverso la pratica ci conduce a dare spessore ad il nostro bagaglio di informazioni, quelle informazioni che contribuiscono a creare quella condizione mentale in continua evoluzione, quella cosa che si chiama esperienza, spesso confermata, ma che a volte va aggiornata


Menù ricco, neppure tutto documentato in questo breve album di foto ricordo da fine anno, da inserire in questo blog come pro memoria, come si fa nelle lacrimose giornate fredde di fine anno, quando si decide quali immagini ricordare e mettere nel cassetto dei ricordi e cosa cestinare.  Qui, da cestinare restano alcune foto inguardabili, che farebbero sfigurare il lavoro di Ivano in cucina e di Elisa in sala. 


Una crema di patate con cotenna di maiale croccante, il bouquet di frittura. gamberi rosa, salvia, zucchina, carota e deliziosa crocchetta di baccalà mantecato. Un assaggio di petto d'anatra fumè, per riposizionare il timone in una direzione che per una volta si scosti dal mare e possa dare appoggio ai pinot noir di annate più o meno recenti, più o meno in forma, tutti provenienti dal magico comune di Gevrey Chambertin.




Una riuscita variazione d'agnello, un filetto di maiale panato con salsa speziata ai cachi. Tagliatelle verdi al ragù di salsiccia, e poi, all'improvviso, un bbq di maiale con purè a la Robuchon. Il primo freddo invoglia a proseguire in una sorta di Wellington (senza immagine) e su una selezione di formaggi d'autore culminati con un sorpendente gelato di gorgonzola  noci con pere fresche ...





Piiivini, come  diceva la Gerini a Verdone, il più verdone si conferma il testimonial del giorno dell'annata 2007, che insieme alla 2004 resta la peggiore da quando gli pterodattili si stancarono di volare sulle Abbazzie dei Cistercensi. Neppure Bernard Dugat ce la poteva fare ad uscirne senza tracce evidenti di tè verde su un tessuto marcato da radici di genziana e troppo poco frutto. 

Molto serioso il Clos de Bèze 2006 di Bruno Clair, che ammicca al naso con le sue note di cioccolato bianco, ma che si rivolge al palato esibendo tannini fini ma talmente fitti da saturare il cavo orale. Il blend comunale di Denis Mortet 2005, opera ultima, ci dice che questa grande annata non aveva neppure bisogno di tutta questa concentrazione per far vini buoni o ottimi, da bere con piacere subito ed in seguito consolidandone le sensazioni, mantenendo le posizioni più elevate, ma solo una volta superato il famoso periodo di chiusura intermedio; questo per la migliore annata borgognona en rouge dal 1978.

L'altro Clos de Bèze, in magnum è stato l'opera unica di Philippe Pacalet nell'altra magica annata recente, la 2009. Un ricamo, un merletto, un campione di finezza che non avrà ne' repliche ne' riproduzioni. Le ultime buone annate in Borgogna in tema di rossi sono state quelle pari: 2010 - 2012 - 2014, e così i fratelli Rossignol Trapet, che subiscono Gandhianamente ogni annata, non potevano certo sbagliare nella favorevole 2010, per giunta su un terroir d'eccezione come è Latricières Chambertin, delizioso quanto rarefatto.

Nel complesso tutto abbastanza confortevole per affrontare con pacata malinconia il periodo più triste dell'anno, da qui al 31, con nel mezzo altre giornate consolatorie come queste.


The Cook

... stay tuned...


5 commenti:

  1. ...il braccialetto blucerchiato può andare ad inimicarsi i grifoni gourmet???

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  2. L'ho messo in bianco e nero per quel motivo ;-)

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  3. Compimenti per il tuo blog molto
    Interessante e costruttivo ci si vede alla prossima degustazione un saluto dal polletto maldesrto

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  4. Simpatico maldestro, come Gatto Silvestro

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