giovedì 7 aprile 2011

La pagina degli annunci economici : vendo Volkswagen Golf gdf ;-))

- gdf 2011 -

Lo scrivevo giusto poco fa nel pezzo del faro di Ar-Men , automobile e guardiano del faro sono due icone, due immagini, due modi di intendere la vita quasi agli antipodi . Sta succedendo anche a me da qualche anno, che per motivi diversi ho drasticamente ridotto il chilometraggio annuale che in passato arrivò anche agli 80.000 chilometri e ormai è sceso sotto i 10.000 . Non ho fatto bene i conti ma siamo su queste proporzioni. Proporzioni decisamente ancor più esasperate nell’inserzione che a suo tempo fece sorridere mezzo mondo e che oggi vado di tirar fuori dal cassetto per motivi di congruità con Ar-Men. Qualcuno se la ricorderà, l’annuncio per la vendita di questa Golf apparse anche da noi su qualche rivista specializzata. E’ da qualche anno che cerca di venderla ma è rimasto in giro per il web ancora il suo annuncio, questo suo messaggio lanciato dal faro e arrivato al mondo in seguito alla pubblicazione su una rivista irlandese. Chissà se l’ha venduta quella Golf. Ora provo a dargli una mano utilizzando questo blog impropriamente, come canale pubblicitario a fin di bene, tanto per provare ad aiutare un collega. Pensate che la Golf di colore blu ( che finezza, a basso impatto cromatico oserei dire…) del pigro guardiano del faro dell’isola che vedete in immagine è datata 1985 e alla data della prima inserzione , avvenuta molti anni dopo, indicava il numero 15 sul contachilometri, perché il pigro l’aveva ovviamente potuta usare solo sulla stradina che collega l’ormeggio della barca con il faro. Andata e ritorno. Punto e basta. Da ciò possiamo desumere che il nostro faceva inversione quasi ogni volta e non percorreva il tratto di ritorno in retromarcia, se no il contachilometri meccanico di quel tempo avrebbe azzerato ogni volta il percorso e segnerebbe ancora chilometri zero J . Mancherebbe un dettaglio . Avrà avuto anche un riparo questa Golf o si è beccata decenni di salsedine ? Questo dettaglio non viene indicato nell’inserzione, non è stato chiarito lo stato della verniciatura della carrozzeria e dell’eventuale corrosione della scocca.

Altri dettagli dell’inserzione dell’epoca non affatto marginali vennero evidenziati più o meno così : vendo golf blu anno 1985, 15 chilometri effettivi, cambio usato solo in prima e in retromarcia, mai messo le altre marce , no guida sportiva, pneumatici originali, freni originali, olio e benzina originali, unico autista, unico sedile utilizzato, vendo per cambiamento di impiego. Chissà che mestiere è andato a fare ? Qualche cosa di ancor più isolato e sedentario al punto di non dover neanche più fare quella manciata di metri che lo divideva dalla sponda dell’isola al faro ?

Quasi quasi parto e vado a visitare il “mio” faro ...

- del Guardiano del Faro -

E qualcuno commenterà... ma chissenefrega!


Posso capire, per molti può andar bene anche una spiaggia romagnola ma per me è diverso, per me ormai è un pezzo di vita questo faro bretone. Ormai sono cinque anni che me lo porto appresso per il web. Questo faro che emerge dai flutti di un oceano minaccioso e volubile quale è l’Atlantico, questo faro che regge le furie dell'oceano scatenato lasciandosi scivolare addosso i riflussi, lasciandoli scivolare via, ma non senza sofferenza. L'oceano che finisce la sua corsa e si infrange contro le rocce bretoni, ormai questo palcoscenico fa parte di me. Bretone, questo è stato però l’unico riferimento geografico che cercai per individuare un faro avatar da affiancare al nick name sul web .

Ma sinceramente non mi preoccupai più di tanto di quale faro si trattasse esattamente, non che non lo sapessi, perché c’è pure scritto sulla struttura del faro stesso : lui è il Faro di Ar-Men. Ma dove si trova Ar-Men ? Ma poi Ar-Men è un luogo ? Prima di pensare di andarci, perché mi sembrerebbe anche giusto e coerente partire per un pellegrinaggio a distanza di anni dall’inizio del suo uso pacifico oltre che atlantico, non mi sono mai curato di verificare con precisione dove si trovasse il faro di Ar-Men . Sta in Bretagna, mi bastava, ma la Bretagna di Cancale non è quella di Brest . Le distanze, il clima e i collegamenti non sono uguali per godersi una piacevole scampagnata a Cancale o per un più approfondito e filosofico passaggio a nord ovest verso Brest, Douarnenez , Audierne . Quindi , approfondendo, mi sono reso conto di avere scelto un faro non proprio dietro l’angolo dell’ultima scogliera in periferia di una piccola o media località di pescatori, bensì mi sono reso conto di essermi istintivamente rivolto ad un faro che sta abbastanza infilato dans le trou du cul du monde .

Ho fatto un breve calcolo sui tempi e ragionato sui modi, in sintesi pensando alla soluzione più intelligente per avvicinarmi al mio totem oceanico, un vecchietto che quest’anno compie 130 anni, motivo in più per andare a dargli una pacca di conforto ma senza arrivare più provato di lui, lui che da oltre un secolo si prende tutti quegli schiaffi dai due elementi che ne contrastano l'esistenza. Lui si che può confortare me. Volendo valutare prioritariamente l’eventuale uso dell’automobile ho potuto subito rendermi conto che in questo caso non sarebbe ne il mezzo più rapido, ne il più economico, ne il più riposante, e neppure ammesso nella località dove si trova il faro. Quindi meglio pensare subito ad altro, cominciando a rivalutare mezzi diversi che in questo caso non sarebbero un ripiego ma la soluzione più rapida . L'automobile e il guardiano del faro sono due icone lontanissime come principio e non serve neppure che stia qui a logorare la tastiera per spiegarne il perchè. Quindi comincerei a pensare al treno, niente aereo, ci sarà già tanta acqua a far galleggiare lo stomaco.


Pensate un po’ che se decidessi di partire in treno da Sanremo e prendere come destinazione di riferimento una qualsiasi località della Lucania, regione che mi sta molto simpatica, con i potenti mezzi di Trenitalia ci impiegherei più tempo che raggiungere l'estrema Bretagna, arrivando in TGV a Parigi - Gare de Lyon, poi facendomi una mezzora di Metro per cambiare stazione e raggiungere quella di Montparnasse, prendere un altro TGV, l’Atlantico, e raggiungerne finalmente il capolinea a Quimper dopo circa 1600 chilometri e senza essermi fatto mancare anche una sole meuniere con adeguata bottiglia di Chablis a la Brasserie parigina Le Train Bleu .

Però ormai saranno le nove e mezza di sera , a quest'ora sarei arrivato alla stazione di Quimper, mentre il faro di Ar-Men non è a Quimper . La ferrovia pare finisca dalle parti di Quimper , e quindi sarebbe opportuno andarsene a dormire pensando di alzarsi abbastanza presto per prendere un autobus che il mattino seguente arrivi entro le 9.30 a Audierne. Audierne finalmente sulla costa Atlantica. Bisogna arrivare al porto entro le 9.30 per imbarcarsi, e il traghetto per l’Isola di Sein parte a quell’ora in questa stagione dell’anno, a quell’ora e basta, uno al giorno, e se il tempo lo consente, se no la Compagnie Marittime Penn ar Bed si scuserà del disagio ma si resterà comunque tutti a terra. Se il tempo lo consentisse si partirebbe dunque alle 9.30 e si arriverebbe finalmente sull’Ile de Sein alle 10.30 .

Il faro si trova più o meno all’estremità ovest dell’isoletta, su uno scoglio a qualche miglio dai margini dell'isola, ma non si dovrebbe far fatica a trovarlo, l ‘isola conta 238 abitanti e il faro è visibile da 45 chilometri, ce la si dovrebbe fare in mattinata a raccapezzarsi e orientarsi dopo tutto questo trambusto . Ma a fare bene i conti, a parole sembra l’Odissea ma in realtà sarei uscito di casa la mattina prima più o meno alla medesima ora. Ora di partenza TGV XXmiglia ore 08.40 , ora d’arrivo all’Ile de Sein la mattina dopo alle 10.30 . Non tutti i giorni, ma una volta nella vita si può anche fare.

Ar-Men : pietra, roccia .

Considéré comme un lieu de travail extrêmement éprouvant par la communauté des gardiens de phare, il a été surnommé par ces derniers « L'Enfer des Enfers » .



Il n'était pas rare que, dans des conditions difficiles de mer et de vent, on ne puisse pas relever les équipes tous les 15 jours comme de normal. Les coups de boutoir portés par la grande houle pendant les tempêtes faisaient trembler tout l'édifice et pouvaient faire tomber tout ce qui était accroché aux murs, rendant ces périodes particulièrement insupportables pour les gardiens
.

Accidenti, guardate come dovevano trasbordare Le Gardien!! Appeso a un filo ?!? La storia del faro andrebbe avanti e indietro nel tempo con riflessi inquietanti, inoltre scopro che la struttura non è visitabile internamente ed è stata quasi completamente automatizzata nel luminoso servizio reso ai naviganti ; e quindi che ci potrei fare tre giorni sull’Ile de Sein oltre che guardare il faro? Dico tre giorni perché sull’Ile de Sein esiste un simpatico alberghetto di dieci camere affittabili giustamente per un minimo di tre notti che non ci crederete ma si chiama Ar-Men e che è anche segnalato sulla Guida Michelin!



E quindi perché no ? Tanto più che l’alberghetto pare si approvvigioni giornalmente di granchi, scampi, astici, ostriche e altri orrendi esseri marini freschissimi ca va sans dire, e cucinati in diretta. La specialità della maison pare sia molto rinomata e richiami turisti in gran numero durante le belle giornate estive: le ragout de homard . E se poi piovesse e tirasse vento dal Mar Celtico perché non improvvisare un corso di cucina dalle influenze irlandesi ? Dunque nell’insieme mi sto convincendo da solo che si potrebbe fare, e se proprio non si potesse mettere fuori la testa per una settimana per causa di mareggiate e tempeste mi basterebbe che la cameretta fosse girata verso ovest, avesse un piccolo tavolo di legno, molta birra e sufficiente whisky islay a portata di mano, una finestrella rivolta verso il faro, così da riprendere il ritmo alternato della luce trafitta dalla tempesta e ricominciare energicamente a scrivere un’altra storia.




- gdf -

martedì 5 aprile 2011

Domaine D'Auvenay 2012, la fin du monde

- gdf 2011 -

Forse ce la farò a festeggiare il decimo anniversario di rapporto clientelare con il Domaine di Lalou Bize Leroy . Forse, perché i cambi epocali in corso lasciano dubbi, angosce o per lo meno forti perplessità . La fine del mondo è prevista con stima per difetto al dicembre 2012, quindi non è questo il tema, perché per aprile maggio 2012 tutto quello che mi/ci darà da bere lo avremo già in casa e sarà dunque il caso di affrettarci e darci dentro senza pietà con Riedel e levatappi a raffica ravvicinata . No, il tema è un altro, perché io non credo che finirà il mondo nel 2012 ma saranno i grandi cambiamenti progressivi ad essere il tema dominante. Cambiamenti radicali sul medio lungo periodo individuabili singolarmente con il progredire di un certo modo di rivedere il modo di vivere. Per cui quello che ho visto stamattina quando è arrivato il postino mi ha scioccato non poco, ed è con i polsi tremolanti che mando questo messaggio nella bottiglia, lanciandola idealmente dalla finestra più alta del faro, perché se tutto dovrà andare bene sicuramente la bottiglia non si romperà.

Veniamo al dunque: non ci potevo credere, perché mentre l’evoluzione andrà in un senso in cui il Domaine d’Auvenay era già parte integrante con almeno due decenni di anticipo, adesso qualcuno ha deciso di prendere la direzione opposta. La lettera arrivata stamattina intanto non aveva più la mitica ceralacca rossa, fatto già sconvolgente, e soprattutto, ( Henry Leroy perdonali per quello che hanno fatto) si devono essere comprati una stampante a getto d’inchiostro per gli indirizzi dei clienti. Hanno etichettata la busta ! Ci hanno messo una etichetta adesiva con il nome e l’indirizzo stampato da un computer, pardon, dall’ordinateur ! ORRORE !

Saremo un centinaio di clienti privati al mondo, ma era indispensabile fare una cosa così ? Non andava più bene la bella calligrafia in punta di penna?

I misteriosi movimenti sismici registrati nelle scorse settimane in Cote d’Or trovano ora una spiegazione, la tomba di Henry Leroy deve avere fatto un doppio carpiato.



Quello che c’è dentro la busta e sicuramente anche dentro le bottiglie sarà invece ancora storicamente irreprensibile. Notre Dame du Chardonnay Santa Vergine del Pinot Noir ha tirato fuori una serie di cru per la fine del mondo che hanno pochi rivali.


Chevalier Montrachet 2001 , Criots Batard 2005 , Puligny en La Richarde 2002, Meursault Gouttes d’Or 2001, Bonnes Mares 2003, Mazis Chambertin 2006, ecc.. ecc. Ma purtroppo mancano ancora una volta i rossi 2005, messi via ad affinarsi per chissà quanti anni . Quando deciderà che saranno pret à boire saremo sicuramente già tutti morti. Intanto approfittiamo di questo bagno di Borgogna visionaria in vista della fine de mondo. I prezzi sono un aspetto secondario, tanto il valore del denaro perderà progressivamente il suo senso come lo intendiamo oggi. Per chi volesse dunque accedere a qualche flacone ( minimo tre per cru ) mi può contattare in privato, l’investimento minimo è 1000 euro. Io non prendo commissioni, ci mancherebbe, mi accontento che accada, come è sempre accaduto in passato, che chi si è portato a casa queste meraviglie ogni tanto si ricordi di condividerne una bottiglia con chi gli ha consentito di mettersela in cantina prima della fine del mondo. -gdf-


La birra di Vercelli

- gdf 2011 -

Pure la birra ! Le rane di Vercelli, i risotti di Vercelli, i piccioni di Vercelli, le arti del Guggenheim di Vercelli, mò pure la birra buona a Vercelli? La risposta è si, oltre alle rane da mangiare da Gianni Sarzano al Bivio di Quinto , i risotti dei Costardi all'Hotel Cinzia, i piccioni e le lepri allevati da Greppi, le splendide mostre del Guggenheim, adesso, anzi, da meno di anno esiste anche un ottimo birrificio artigianale che pronti e via ha già raccolto premi e considerazione anche fuori provincia. Meno male che il vino a Vercelli difficilmente riusciranno a farlo ( ma Gattinara fa parte della provincia…) , se no la storica rivalità campanilistica con le città e le province di Novara e Biella non avrebbe più motivi di discussione sulla prevalenza gastro-culturale, se non fosse anche per la rinata passione e rivalità calcistica che partì dalla condivisione del Silvione Piola nazionale ma che quest’anno potrebbe tornare ai massimi livelli sotto la Cupola di Antonelli .

Ci sono inciampato giusto domenica scorsa, conoscendo due personaggi che fanno di nome Marco Aimone e Giulio Belladonna, uno settore birra, l’altro talent scout sulla Champagne anticonformista ma non di secondo piano, e dove trovi solo quasi grand cru in vendita, con priorità ai clienti privati. Fanno base a Trino Vercellese e avrebbero anche un sito internet ma non è ancora costruito www.birraechampagne.com

Quanto alla birra ecco un paio di freschi assaggi, il primo con tocco esotico per Hey Ho! To go! Dove i profumi Indian Pale Ale si dovrebbero sposare ad una costruzione di un nuovo pozzo in Togo. Refreshing beer di grande struttura e di alcol confortante per un after footing. Poi la Rossa del Gallo, segui il richiamo del Gallo, che dovrebbe essere prerogativa francese e invece qui migra oltre manica per ricreare atmosfere da British Pub & Bitter Ale. Get up! Stand Up ! BSA comunica di voler essere un birrificio rivoluzionario. Su alcuni biglietti promozionali scorgo sia le sagome di Churchill e del “El Che” .

Per chi volesse approfondire il tema ci metto anche un link :



www.birrificiobsa.com

Birrificio Sant. Andrea

Via Cima 12

13100 Vercelli


- gdf -

lunedì 4 aprile 2011

Il Flaneur .

- del Guardiano del Faro -


Flaner ! Ah! Oui. Anche se manca il circonflesso sulla "a" perchè su questa tastiera non lo trovo credo però che ci siamo capiti lo stesso . Flaner è una filosofia di vita che ha bisogno dei suoi tempi (lenti) e di luoghi adeguati, nonchè di eventuale compagnia no-stress. Dunque : bighellonare, gironzolare, perdere tempo. Per riuscire bene nello sviluppo di questo tema ci vogliono anni di esercitazioni che porteranno l'individuo perseverante a raggiungere il prestigioso titolo di " Maestro del Dilettevole" .

Qui di seguito il riassunto a varie tappe dedicate a questa filosofia, un esempio per chi volesse cimentarsi in questa forma d'arte dell' inutile, moderatamente dispendiosa, sonnolenta, alcolica, ispiratrice di sani sentimenti che portino istintivamente a rallentare il passo, a spegnere il telefonino, a indossare occhiali riposanti, a osservare più che farsi osservare, perchè il bighellonaggio non è ostentazione. Il vero "flaneur" non è particolarmente attratto dal centro della scena . Il flaneur professionista sta alla larga da ogni possibilità di essere coinvolto troppo da qualsiasi situazione che lo potrebbe far sudare fisicamente o cerebralmente. Cammina borderline di ogni cosa o situazione, parla poco, non chiede nulla, non cerca particolari emozioni. La sua unica missione è far passare il tempo con il minimo danno possibile in maniera di raggiungere una tappa successiva nel suo cammino giornaliero di fancazzista.

Qui di seguito un luogo praticamente perfetto per perseguire lo scopo. Si tratta della parzialmente rinnovata Place Garibaldi di Nizza e dei suoi immediati dintorni, già bella e ampia così nella sua struttura orizzontale, e che a breve troverà nel completamento delle ristrutturazioni architettoniche dei palazzi che la cingono l'ideale cornice per trascorrere qualche ora al sole o all'ombra e senza pensare assolutamente a nulla che non sia l'individuazione di una buona sedia dove accomodarsi.

Place Garibaldi , Nizza . Ampi spazi, poco traffico, il bimestrale mercatino degli artisti , la fontana centrale utile per rinfrescarsi i polsi e tutto intorno caffè e brasserie. La Brasserie, l'habitat naturale del Flaneur.




Qualche ostrica, vastissima scelta appena arrivata da ogni parte dell'Atlantico al Cafè de Turin .
L'ostrica, cibo che sazia e non fa ingrassare, tra gli alimenti ideali del Flaneur


Ma ancor meglio il riccio di mare, che necessita di più tempo e attenzione. E' il perfetto cibo perdi tempo perche' non ci mangi quasi niente ma gli devi dedicare più di mezzora dentro e fuori per riuscire a mangiarne qualche grammo senza bucarti le dita.



Baguette e occhiali da sole, attrezzatura primaria da Brasserie.



I colori , i toni, i tessuti, il parquet. Tutti dettagli che contribuiscono a realizzare un cadre estremamente rilassante. Angolo salotto per un tè pomeridiano, riviste e quotidiani a disposizione perchè il flaneur si tiene informato, mai rimanere all'oscuro dell'apertura di qualche nuovo locale...


Il dialogo ridotto al minimo indispensabile, possibilmente alla mono sillaba.



Tra i vini ideali del Flaneur filo-provenzale sicuramente un fresco Bandol rosè. Vino passe-partout che non necessità di nessuno sforzo celebrale. Comprensibile anche allo stadio unicellulare.



Le petit farcis Nicois



Daube Nicois en cassolette.




Cafè de Turin
Place Garibaldi
Nice
e

Brasserie Gaglio
10 , Bvd Jean Jaurés
Nice


-gdf-


domenica 3 aprile 2011

E' Primavera...

- gdf e Bertrand Morane -

…E come se a un segnale convenuto siano uscite tutte insieme di casa, pare si siano mandate un messaggio per iniziare la mobilitazione ; a marzo succede sempre così , via gli abiti pesanti, anche se non è il caso, ne a Montpellier ne a Nizza, dove con 15 gradi scoprirsi troppo è solo una maniera di trasmettersi e trasmettere un messaggio in codice, molto prima dell’avvento di facebook, perché quando devi uscire con la tua faccia e con le tue gambe non puoi mentire, oggi come ai tempi di Truffaut . La competizione è partita, non c’è regolamento o antidoping che tenga, anzi, sono i colpi bassi la regola piuttosto dell’eccezione. Uno sguardo di comprensione verso quella povera disgraziata che già attraverso un solo sguardo a raggi x rivela tracce di cellulite sotto il pantalone aderente, l’altra che rincuora quella con il fondo schiena più grosso dicendole che c’è mercato per tutto, una terza che abbassa l’occhiale scuro per scrutare l’altro marciapiede dove due che non ne hanno bisogno praticano footing rallentato in mini shirt, la blonde et la brune, per non dar scampo a nessuna , il mercato è chiuso sembrano dire, guardate qui e poi andatevi a nascondere. Meglio voltarsi dall’altra parte pensa, ci sono decine di vetrine dove specchiarsi per aggiustare la frangia e magari trovarci esposto il twin set che cercava, inutile ma consolatorio.

Oh, si, la rossa, liscia o gassata, per lei il gioco è sempre aperto ma più complicato, e non tutti hanno voglia di leggersi tutte le regole. Quella borsetta, quelle scarpe, dove le avrà comprate ? Lo sguardo astioso di chi ha girato tutta la mattinata in città alla ricerca vana dei primi pezzi di primavera. Vanno veloci a piedi, velocissime ma vedono tutto, è incredibile quanto camminano veloce nonostante quelle calzature così opprimenti. Occhiali grandi e scuri questa primavera, per far intendere sempre meno, veloci e oscure, misteriose ma ostentando . Vanno piano in scooter, ma sono ancora da svezzare quelle che si nascondono dietro la moda di un casco Momo design, ancora insicure. Anche le altre non sono sicure, se no rallenterebbero il passo, però osano un po’ di più, bluffano , ma molte hanno in mano il gioco. Rischiando poco e quindi vincendo quasi sempre, sulla concorrenza e sulla domanda.

sabato 2 aprile 2011

Ah no ! Così no ! Così non va bene !


Ah! No! Così non va proprio bene. Bio o non bio così andiamo comunque ad allungare il flusso di acque nere, perchè neanche del lavandino sarebbero degni. Una sciacquatura di dolcetto da gamay, capisco che disponiamo di disgrazie somiglianti, ma non enfatizziamole! L'altro che ha il tappo che sa di liquirizia e spezie ma nel bicchiere rimangono solo garofani marciti nel vasetto dei fiori del cimitero e ricordi di ratafià in perdita alcolica. No, così non va bene, neanche a 12-15 euro la bottiglia, se questa è la tendenza del bio voglio morire di chimica. gdf

Il Sogno, una mareggiata in tavola ( seconda parte )

- del Guardiano del Faro -

Il cuoco è in cucina, la spesa è fatta, il pane è sfornato, lo champagne è in ghiaccio . E allora andiamo a mettere le gambe sotto il tavolo per affrontare con il sorriso sulle labbra questi piatti che rivelano essenzialmente il sapore materico iodato unito a qualche nobile verdura di stagione, olio buono, profumi di erbe e frutti di stagione. Pochi condizionamenti derivanti dalle mode, quanto appaganti e rassicuranti accostamenti che si rivelano ovviamente graditi quando è la materia a parlare, ancor prima della manipolazione della medesima. Lo Tsunami è in arrivo, ma non è pericoloso, arriva gentilmente e ci sopraffà con grazia e discrezione. La sequenza è altrettanto classica quanto prevedibile, ma anche se privo di sussulti, il percorso prevede piccole sorprese non tanto sul lato dell'ardire o nel provocare con inusuali abbinamenti quanto sull'uso di prodotti non proprio di tutti i giorni sulle tavoli liguri.






Pani e focaccia sfornati alle 12.30

Qualche acciughina fritta per cominciare...

Non ci abitueremo mai al sapore unico del gambero testa viola del mercato di Oneglia e dei carciofi crudi di Albenga.

Ecco la fresca tartare di sorallo con arance sanguinelle.

Il piatto migliore : triglia farcita di porri stufati su crema di patate, olive taggiasche, pinoli tostati e pepe Sechuan

A grande richiesta : tagliolini con scampi e piccoli gamberi rosa...

L'originale doppio raviolo di ricotta con ragout di bottarga fresca di zanchetta.

Ali di razza chiodata con carciofi saltati in padella

Gran fritto riepilogativo di una giornata degna di una pesca di paranza


Ristorante Il Sogno
Via Brunenghi 151
Finale Ligure (SV)

Tel . 349 5282014


- gdf -

venerdì 1 aprile 2011

Ho preso il trend

- gdf 2011 -

Bisogna sapere essere elastici quando serve. Bisogna essere elastici quando conviene. E arrivare sempre qualche minuto prima degli altri, se no si perde il trend.

Provare a prendere un treno in questi giorni diretto a Ventimiglia per capire. Mi chiedevo : ma come mai il controllore continua a girare a vuoto per i vagoni e non chiede il biglietto a nessuno ? Tante volte non lo vedi neanche, altre volte compare alle spalle come in Psyco e ti fa sobbalzare mentre infila minacciosamente la mano nel borsello per estrarre il forabiglietti. Sapete com’è, questa è la linea dove esercitava il ruolo di serial killer Donato Bilancia e periodicamente il ricordo macabro riaffiora.

Ma torniamo al controllore che non controlla. In questi giorni proprio no, in questi giorni il controllore gira a vuoto, guarda, fa domande cretine o racconta episodi poco verosimili come quello della signorina che si è resa disponibile il giorno prima a concedergli una mezzora di fugace felicità. Poi però, mentre si rivestiva frettolosamente gli ha chiesto 100 euro. Accidenti dice lui, guarda che non avevo mica capito che lo facevi di mestiere, e poi i cento euro non li ho neanche in tasca, se vuoi te ne do 50 ma proprio perché mi sei simpatica e ti voglio aiutare a giustificare la giornata. Eh si, bisogna sapere cavalcare le situazioni che si presentano all’improvviso, bisogna essere agili a prendere il trend giusto.

Ma perché questo intercity puzza più del solito oggi? E che cos’è questo vociare nella carrozza che precede questa, la numero 7 . Un intercity dovrebbe avere tutte le poltrone prenotate , ognuno il suo vagone, il suo scomparto, la propria seduta. Invece oggi c’è un gran casino di gente che viene dal sud. Non il nostro sud, c’è sempre un sud più a sud. Faccio fatica ad immaginare che tutta questa povera gente in fuga abbia in tasca un biglietto intercity da 60 euro per raggiungere regolarmente Ventimiglia. Ma si, credo di aver capito, è un caso di “tolleranza uno”, e il controllore si adegua al solo ruolo di controllo della situazione e inganna la sua divisa e l’imbarazzo degli sguardi di chi lo osserva, quelli che in condizioni normali di clima possono aspettarsi da lui solo e sempre la solita domanda, ma che lui oggi non può fare.


Biglietto!?!


Ma si, va bene così, tanto a lui cosa interessa, gli avranno detto che va bene così, tanto questi non hanno nessuna intenzione di mettersi a coltivare tulipani e zucchine a Ventimiglia, tanto l’ha detto anche il sindaco in tv : ci sono almeno sei valici tra Ventimiglia e la Francia… come dire, non vorrete che ci mettiamo a controllare sei valici in uscita ? Non vorrete che controlliamo i biglietti? Se questo è il trend bisogna saperlo cavalcare, inutile opporsi all’ondata, ti farebbe annegare, o se sbagli la scelta , salendo sul treno nella direzione del grafico che sembra giusta ma nel momento sbagliato e poi cambi idea nel mentre quello prende di nuovo l’altra direzione ti prenderesti il vento in faccia due volte, anche con il finestrino chiuso.

Che dire, il grafico di questo blog ha fatto segnare in marzo il suo record storico, non è la prima volta che mi capita di salire sul treno di un blog mentre va nella direzione giusta, sta a vedere che anche stavolta giocando d’anticipo ho evitato di perdere il trend.
- gdf -

Acqua: arte concettuale o raccolta differenziata?

- del Guardiano del Faro -

Non vorrei andare a parare verso una direzione che probabilmente mi porterebbe a terminare il breve cammino in un vicolo cieco da dove poi non saprei come uscirne. L'acqua stavolta è un alibi. Non la digerisco, quindi la metto li davanti a scudo e a svantaggio di chi voglia continuare ad abusarne, facendo male al pianeta.

Dispongo di moderata conoscenza dell'arte contemporanea ma nel tempo in cui pensai di essere un figo comprai diversi pezzi disegnati da noti disainer che lavorarono proficuamente per Alessi. Non ci capisco niente di arte concettuale, e ancora meno di raccolta differenziata. Dove lo metto il tetrapak? Dove va messo Cattelan?

Ezio è uno dei barman che più apprezzo , oltre che per la sua innata classe anche per il modo con il quale la fa trapelare attraverso la generalizzata volgarità che lo circonda, che ci circonda. Facendo un sofisma sui nomi mi rendo conto di aver conosciuto ben pochi Ezio in questa vita. Il loro lato comune, e lo rivelo a loro insaputa, è quello etilico. Ezio, il barman, non l’altro più famoso, quello che avrebbe argomenti e classe certamente più importanti da manifestare ma sottintesi e mantenuti sotto i venti gradi. Non Ezio, il poeta dei Navigli. L’altro, questo Ezio che conosciamo in pochi, il barman, quello che ha un paio di lucidi lustri più di me ma applica delle risoluzioni ai problemi che mi fanno pensare bene per il futuro, perché in un periodo dove tutti quelli che incontro hanno ormai una manciata di anni meno di me , (tenendo prioritariamente conto che però sono stati svezzati con omogeneizzati invece che con le rane al burro di Georges Blanc) trovare una mente così briosa e inventiva in una persona che viaggia e si informa così poco mi conforta molto .

Per esempio, io e lui non partecipiamo da decenni ad una riunione condominiale, lui ci manda la moglie, io delego la vicina di casa che ha superato gli ottantacinque e che non si ricorda niente, neanche di esserci andata.



Prima di questo che vedete qui sopra o qui a lato, non so come vi esca la schermata, Ezio scoprì anche che dal collo di un doppio magnum di Philipponat si potevano infilare solo i centesimi raffiguranti la numero uno e la due, rendendosi però conto in seguito che con tutto il totale economico prodotto dal volume di monetine, detratta la quota pretesa dal contabile per alzare le diottrie, non sarebbe riuscito a ricomprare la medesima bottiglia piena del suo vero valore .

Quando Michel Bras decise di inventare il suo famoso tortino di cioccolato colante all'insaputa di suo figlio ne vidi di tutti i colori anche da parte di altri "trota" sparsi in acque di vallate diverse. Era con somma attenzione e rispetto che entravo in cucina di chef stellati che facevano il tortino cotto e finito, bello spugnoso, e poi lo scavavano per farci star dentro una crema inglese al cioccolato come si farebbe con un panino coppa e maionese, via la mollica, dentro il ripieno e poi ri-tappato con il fondo schiena del tortino, o del panino, per loro era uguale il principio.

Ora, le signore che hanno accettato mentalmente che una marmellata possa magicamente star dentro un croissant ma che sono rimaste all’oscuro di questi cambi epocali avvenuti all’interno di quella che loro definirebbero nouvelle cuisine e che vengono a bere il caffè da Ezio si chiedono come avrà mai fatto quel diavolo d'uomo a fare entrare i tappi dentro la bottiglia! Ma il trucco, lo sappiamo noi sognatori, è sempre il solito , è immaginazione condita di fantasia.

Questa immagine potrebbe essere usata anche come promo pubblicitario rivolto alla sensibilizzazione del popolo bue verso la raccolta differenziata della plastica, ma prima di ciò le signore che bevono il caffè dovrebbero scoprire come si fa a mettere i tappi di plastica dentro la bottiglia di plastica, magari prima di Cattelan , e intanto tornano anche per l’aperitivo, parlano di altro ma l’occhio cade sulla misteriosa bottiglia dell’Ezio.

Io cosa devo dire, dico che starei ore ad ascoltare quello che esce dalla bocca di queste signore, che però mi disturbano velocemente la mente tanto diventano monotone e di conseguenza poco interessanti . E' colpa loro, così facendo mi spostano il pensiero verso la misoginia .

Penso a Stefano, ciao Stefano! Il negoziante di frutta e verdura che riusciva a carpire dall'andamento di una vettura nel primo pomeriggio domenicale su una statale, se questa fosse diretta pigramente verso il parcheggio della suocera per il caffè della domenica pomeriggio. Stefano, misogino per forza quando una gentile cliente entrata nel suo negozio senza salutare gli chiese se poteva acquistare solo la metà di un anguria. Certo, gli disse Stefano. Bene replicò la cliente, allora mi potrebbe dare la metà che non ha toccato terra? Bisogna essere pronti in questi casi, perché o la mandi affanculo o ti metti a ridere fino all’orario di chiusura, mentre Stefano lo fu, fu pronto e serio nel dare la risposta : non è un problema signora, con noi Lei non rischierà mai di acquistare un’anguria che abbia toccato terra, le nostre angurie le acquistiamo da contadini che “allevano” le loro angurie in sospensione d’aria…

E allora caro Ezio sai che ti dico, che se ne esco vivo dai prossimi dieci anni di alcolismo questo bar te lo compro io, mi evolvo, mi metto a lavorare, ma così per lo meno risparmio l’iva su gli alcolici.