mi ha fatto veramente piacere vedere le 'firme' musicali che più stimo prendere in mano la tastiera per difendere Blondie. non volevo criticare questa band che sicuramente ha rappresentato qualcosa di importante nella storia del rock. E' solo che all'epoca non li ho mai cagati più di tanto, sapete ero impegnato ad ascoltare dell'altro....... Questo post un po' sbilenco l'ho 'pensato' mentre tornavo a casa dell'ennesima cena di lavoro, ovviamente innaffiata a dovere (più bevo i suoi vini e più sono convinto che a Mr. Paraschos occorra fare un monumento!), grazie a 'Got No Breeding' di Jules Shear and the Polar Bears che usciva dallo stereo della macchina. Ebbene si già allora cominciava ad affiorare il mio amore per il poppeggio. Dopo aver letto i commenti al mio precedente post mi domandavo come mai non ha mai avuto un disco di Blondie. Forse ero già troppo vecchio per la 'new wave' (ma mi sa che Blue ha più o meno la mia età) ma molto probabilmente ero troppo preso da altro, TAC!
non sono mai stato un fan di Deborah Harris e della sua band Blondie. 'Heart of Glass' è stato uno dei loro più grandi successi a cui non avevo mai badato più di tanto. Ora arriva questa bella band, 'Old School Freight Train', e cosa ti piazzano proprio in apertura del loro nuovo disco? Proprio lei e la rendono un piccolo gioiello. Loro sono una band di chiara impostazione bluegrass ma la loro offerta è assai variegata con influenze che spaziano da Paul Simon ai Wilco. Un bel suono, moderno, dove spicca la voce del leader Jesse Harper, capace di catturare anche l'ascolto più distratto. E poi sono riusciti a farmi innamorare di una canzone di Blondie..........
"Heart Of Glass"
Once I had a love and it was a gas Soon turned out had a heart of glass Seemed like the real thing, only to find Mucho mistrust, love's gone behind Once I had a love and it was divine Soon found out I was losing my mind It seemed like the real thing but I was so blind Mucho mistrust, love's gone behind
In between What I find is pleasing and I'm feeling fine Love is so confusing there's no peace of mind If I fear I'm losing you it's just no good You teasing like you do
Once I had a love and it was a gas Soon turned out had a heart of glass Seemed like the real thing, only to find Mucho mistrust, love's gone behind Once I had a love and it was divine Soon found out I was losing my mind It seemed like the real thing but I was so blind Mucho mistrust, love's gone behind
Lost inside Adorable illusion and I cannot hide I'm the one you're using, please don't push me aside We could've made it cruising, yeah
Yeah, riding high on love's true bluish light
Once I had a love and it was a gas Soon turned out to be a pain in the ass Seemed like the real thing only to find Mucho mistrust, love's gone behind
Ritrovarsi al dente del gigante significa aver scelto strade meno frequentate, piu' tortuose ma immensamente piu' interessanti. Domenica scorsa ne e' stata l'ennesima conferma. La tribu' degli armadilli, che si dice strettamente imparentata con quella dei Nasi Rossi, si e' arricchita di nuovi adepti e tutti splendidi esemplari. Sotto la montagna sacra del Dente, arsura in gola e Mountain Man hanno dato il via alle danze e diretto tutti sulla nostra "cattiva strada", benedetti da Ventricolo Magico. Siete tutti stupendi!
la DilloMobile sfreccia verso milano e la notte dominata dalle mani a basso tenore alcolico del Repiz. I quattro pards, qualche bottiglia fa, hanno trascorso una gran bella giornata con vecchi amici ma anche di nuovi che già vorrebbero rincontrare. Non è mai piacevole il termine di una bella situazione. Ed eccoci qui tra una canzone cosi cosi e l'altra, nulla che esce dallo stereo ci appaga dopo questa giornata. Ed io poi, ma anche qualcun altro, me ne sto un po' 'seduto tra il fare ed il pensare e non sto neanche comodo'. Bello avere allora cardioman alle spalle, uno di poche parole ma quelle poche sono giuste. Mi da sicurezza, tranquillità, basta la sua presenza a farti sentire a posto. Musicalmente invece le cose le mette a posto ancora una volta Christian Kjellvander, tolgo il random, volume a palla, e ascoltiamo le sue canzoni fino a casa. Non si parla più, parlano le canzoni, chi le ascolta per pensare e chi per non pensare, ascolta e basta e mette in cascina. Gli amici, il vino, il cibo e la musica hanno sempre qualcosa da dirci e dobbiamo saper ascoltare e tenerci stretto quello che ci possono insegnare. Anche oggi ho conosciuto e imparato qualcosa di nuovo. Grazie a tutti. E' stato bello!
While The Birches Weep
My eyes have seen more beauty than my heart could ever hold Outside and all around us a picture no camera can take and it is cold But we all have stories of fires that we love to tell, but it's the fires within the fires that drew me to you
As to live is to die and I will grieve by your side 'til the day comes when all that love is lifted from your eye
Found ourselves a village after thousand nights a blur Fell right before me and I could see here from her There are angels passing thorugh trying to grab a hold of you, but we both stand aside like old lovers do
As to live is to die and I will grieve by your side 'til the day comes when all that love is lifted from your eye
Bury you in the yard, bury you in my arms and watch you sleep Carry you thorugh the yard, carry you in my arms, while birches weep
che dire se non un "merci beaucoup" detto col cuore in mano... allo chef Agostino Buillas ed ad suo staff, al vignaiolo Giulio Moriondo, agli amici vecchi e nuovi presenti, ai vignaioli che hanno prodotto fra mille fatiche dei vini cosi buoni, ai "musici" Stefano Barotti e Paolo Bonfanti per aver deliziato le nostre orecchie con la loro musica, ai fotografi "ufficiali" Renata e Roberto "l'uva e un quarto", a Diego per aver portato tre grandi Barolo a Jean Perin e Teddy per la loro simpatia, a Cardioman per essere stato il piu' veloce sul pezzo, a Mauri Pratelli "Sweet Wine" e... a la prochaine mes amis, e che non sia mai l'ultima!
ci dispiace per chi non e' riuscito a prenotarsi in tempo ma siamo gia' decisamente overbooking; ci saranno comunque altre occasioni per stare insieme...a fianco l' intrigante menu' ispirato alla Vallée studiato dal miglior chef Valdostano (50,00 euro ben spesi!) non scordatevi un paio di bocce di vino (naturale/biodinamico), qualcuno si ricordi anche quello dolce per accompagnare il dessert.. ps vi verra' anche lasciato un piccolo souvenir dell'evento (surprise..)
FINALMENTE ci siamo! a grande richiesta il 1°armadillo meeting e' stato fissato... ci troveremo domenica 3 maggio a Courmayeur. Dopo le conferme dello chef neo-stellato Michelin Agostino Buillas del Café Quinson del bravo vignaiolo Giulio Moriondo dell'azienda Vini Rari e dei tre musicisti Paolo Bonfanti, Stefano Barotti ed Andrea Marti il programma dovrebbe essere il seguente: ritrovo al Dente del Gigante in tarda mattinata (11,00/11,30) ore 12,00 aperitivo in piedi con stuzzichini maison ore 12,45 a tavola con un menu' ispirato al territorio da parte dello chef Agostino a meta' pranzo il Vignaiolo Giulio Moriondo presenta il suo libro “Vina Excellentia" alla fine del pranzo mini "live concert" con Stefano Barotti, Paolo Bonfanti e Andrea Marti della scuderia Club de Musique records. Il costo ed il menu' a breve nei commenti.. Venire muniti di 2 (due) bocce o una magnum di vino naturale e/o biodinamico (chi ne fosse sprovvisto se le puo'procurare nella cantina del "Dente") I posti disponibili sono solo 25 scrivete nei commenti la vostra adesione.. A bientot les amis!
tutti con la stessa sensibilita' per il territorio tutti con il credere che la nostra ricchezza isiedeva in quanto ci e' stato lasciato e in quanto saremo capaci noi di lasciare. Baldo Cappellano
Mi piace pensare che Baldo, prima di andarsene abbia voluto riunire i due grandi gruppi di vignaioli, in un segno di amore per la terra e per chi la lavora con passione. Con gli amici armadilli, ad inizio giornata ci eravamo proposti, vista la grande quantita' di viticoltori presenti, di saltare quelli che beviamo abitualmente per assetare la nostra voglia di novita. Sempre in cerca di quello che non si conosce, nel vino come nella musica, ma poi la storia e' andata diversamente... Il trittico iniziale e' stato da paura: Clemence Busch con i suoi grandi Riesling della Mosella, pieni, aromatici, eleganti, da lungo invecchiamento. Pierre Overnois in una occasione piu' unica che rara, dato che si muove raramente. Vero artigiano dello Jura, di Arbois precisamente, prima ci fa assaggiare il rosso (o rosa vivace) Poulsard dal colore scarico ma dal gusto fine e allo stesso tempo sapido e caratteriale, seguito da uno Chardonnay 2003 di grande vitalita' e da un originalissimo Savagnin 2004 dai sentori di crauti (ciciuxs ci illumina). Incontro emozionante. Marcel Lapierre si e' rilevato il signore che tutti mi dicevano. I suoi vini passano dalla semplicita' e grande bevibilita' delle versioni base, al velluto e struttura del Morgon, alla classe assoluta del Morgon Vielles vignes, che produce solo nelle annate migliori. Quando ha notato lo stupore del Ciciuxs, estasiato da questo vino, gliene ha regalato una boccia! Qua non c'e' spazio per manager dai colletti bianchi che non hanno mai visto una vigna in vita loro,gli stessi che hanno ucciso l'industria discografica,qua vieni con gli amici e ti ritrovi tra gli amici. Chapeau. Capperi! Non credevo di potermi emozionare tanto ad assaggiare un cappero, ma Giotto Bini o meglio l'isola di Pantelleria ha fatto il miracolo,un cappero che ti risolve una cena. Se poi lo abbini col suo zibibbo secco vinificato e affinato in anfore interrate,e' poesia pura. Ma anche l'abbinamento col passito e' sorprendente. Benvenuti a Pantelleria! La barba fa buon vino Devo avere una predisposizione per i viticoltori barbuti,dopo Lapierre e Busch,Jacques Granges del Domaine du Beudon, e'una piacevole sorpresa per me che non lo conoscevo. Tra i rilievi del Vallese produce alcuni vini viperini, minerali da uve Fendant(chasselas e Muller Thurgau. Ma sono anche i rossi a colpirmi, specialmente l'uvaggio Dole, da uve Gamay, Pinot noir e Cornalin. Poi ognuno ritorna alle proprie passioni, come dicevo prima, chi da Arianna Occhipinti (uno a caso...) chi al calore (c'e' bisogno di sbottonarsi) del Chatenneauf du Pape del Domaine du Villeneuve, il sottoscritto al Friuli della roccia carsica di Zidarich e Vodopivec, e delle lunghe macerazioni sulle bucce di Radikon e Paraschos. Joly and other tales A meta' pomeriggio suona la campanella, e' la fatina Sophie a chiamarci a rapporto: e' giunto il momento di assaggiare i vini del gran maitre biodinamico Nicolas Joly. Sicuramente hanno bisogno di tempo e di arieggiamento, ma i confini del paradiso non sono poi cosi' lontani. Nota di merito anche per i Brunello de ilParadiso di Manfredi, con la sua terrosita' Ilcinese di grande naturalezza espressiva. Specialmente un 2001 vicino all'equilibrio, ma anche lo stesso rosso l'ho trovato piu' buono della maggior parte dei brunello in commercio. Pian piano la lucidita' viene meno,qua non si butta via niente, non si degusta per lavoro ma si beve per piacere, per godere. E caso mai te ne scordassi, il richiamo di Cappellano risuona nella mente "Io mi son fatto un culo cosi',e ora te lo bevi tutto!". Comunque riesco finalmente a bere,dopo vari inseguimenti, i vini di Giampiero e Paolo Bea (piu' buon sagrantino non c'e'), e quelli di Giovanna Morganti, chianti piu' classico di cosi' si muore. La mia memoria che gioca a ping pong, tira fuori ancora i simpatici austriaci di Pretterebner, gli entusiasti laziali de LeCoste di Gradoli col loro litrozzo bianco e, altra bella sorpresa, i palermitani di Porta del Vento. Ci vorrebbe un giorno in piu', sara' per il prossimo anno. Infinitamente grazie allo stoico "drivin' wheel" Ciciuxs e alla nostra "spirital guidance" Tatix
Marco "Hazel" Bariani
Canzone in abbinamento: Salt of the earth-Rolling Stones La voce tannica di Keith da' il via al finale del banchetto dei mendicanti.
Lets drink to the hard working people Lets drink to the lowly of birth Raise your glass to the good and the evil Lets drink to the salt of the earth
Era da un bel po’ di tempo che, da lassù, in quel settore del Paradiso che ha come insegna « Broken Hearts & Spare Partes », non ci arrivava la voce di Max Parodi. “Sì, va bene, sto imparando anche ad apprezzare il gregoriano. E ti giuro, Gabriele, che sono stato buono e zitto quando mi hai fatto sciroppare tutta la Passione di Giovanni. Io avevo altre passioni, e allora? Non sai leggere, tu che sei il Boss del quartiere, tu e quell’altro vecchio hippie svaporato di Pietro, tutto il giorno a far tintinnare quel mazzone di chiavi, che sembra un metallaro in là con gli anni, invece che un Santo? Non per buttarla in polemica, ma se uno è – scusa, ero - un “prigioniero del rock ‘n’roll” non potete pensare che qui (cibo perfetto, birre alla temperatura giusta, bei film, niente da dire) uno non rimpianga un sano assalto di watt, una bella telecaster, un Marshall che fuma come un turco con l’enfisema. Allora? Me lo fate ascoltare un po’ di rock? Ah sì, e che sarebbe? Fammi vedere, butta giù le zampe, Gabriele, che va a finire che mi rifili col trucco un’altra Passione. Fa vedere, mica te lo rubo. Anzi metti nel lettore. Blues, cazzo, e come Dio comanda (scusa, scusa, non volevo: non lo dico più). E’ Paolino, accidenti. E quell’altro? Roy Rogers. Sì, lo so facile ironia: nella vita poteva fare il blue jeans o il chitarrista, qui ha scelto la seconda. In genovese, pure: vai Paolo. Mica ci ho tatuato sul braccio “Vele ancora tese, bandiera genovese” per niente. Roba tosta. Se il Blues è il grande Pongo che attende di essere modellato, Bonfa è il Grande Plasmatore. Andiamo avanti, dai, che vado di corsa (come? Qui non si va di corsa? E chi te l’ha detto, smidollato di un piumato?), dunque dunque, “Bob sull’Appennino”. Fantastico. Se la sente il Boss (no, non quello del Triangolo, l’altro, con rispetto parlando) la ri-traduce. Certo che bisogna essere dylaniani sopraffini, per vedere quanto Dylan il Bonfa ci ha stipato dentro. Ne riparliamo tra un cinquant’anni, Paolino? Per me va bene. E ora? “Jimmy e Maria”, cavolo. C’ero, io, quando Bonfa la faceva rotolare a duemila all’ora. Questa è diversa, ha un sapore texmex, ha respiro, grazia, si stagliano le parole, la fisa è una grande idea. Parola mia, un capolavoro che tutti i bubola del mondo possono solo tentar di bubolare. E quest’altra? Non ci credo, Paolino in talkin’ puro. Ha tradotto Leo Kottke, Santa Maria (Ahia, belin, che bacchetti, mi scappano, anche questa non la dico più dai: ma guarda che alla Signora piace il rock, ho scoperto, tié, Bernadette). Gran disco, Bonfa, andiamo avanti. Ripetilo, questo piccolo miracolo. Gabry, come si chiama questa? “Qui non ci voglio più stare”. Lo so Bonfa, anche io non ne avevo gran voglia, di dividere l’ossigeno con il Miliardario Ridens, però, cazzo, potevate anche avvertire prima di farmi fare le uscite di scena da filodrammatica: in fin dei conti anche io ne avevo da dirgliene. Sì, lo so, Bonfa arriva subito al sodo. E si sente. Mhhh, altro rock, come dici? “Bei tempi andati”. Per me ora lo sono davvero, anche se, prima di entrare in quella maledetta doccia, un disco dei Creedence l’avevo messo da parte, e ce l’ho pure qui. Non ci credi? E aspetta che te lo faccio vedere, razza di Piccione. Però, Bonfa, ora sa fare anche la “storia della storia”? Pazzesco. Speriamo che lo capiscano. Quest’altra invece, l’ho capita da qui: Bonfa è un Genio, sa inoculare fiale rock anche dove il rock era il ricordo di un sospiro: massimo rispetto, come dicono i tuoi colleghi di penne di rango inferiore. Sì, occhei, olrait, “Cosa danno” è un pezzo della gloriosa ditta Stormy Six. E che vi credete, razza di Passeracei Angelici, che il Bonfa non sappia “trattare” roba fine, spessa, modello “rock in opposition”? Lo sa fare, arpisti eterei del mio berretto (ahia, basta: và a finire che mi sembra di avercelo ancora, un corpo). Siamo in fondo, dici? E allora? Vai, non stare lì a farti pulizia tra le piume. In genovese, una ballad. Come si intitola? “Dove a l’è”. Magnifica, ragazzi. Sembra una ninnananna, come quelle che scrivevo io con la Rosa Tatuata. E questa voce? No! E’ Vittorio De Scalzi, belin, senti che classe. Senti allora Gabry, facciamo un patto: io presenzio a tutte le prossime Passioni dei prossimi tremila anni. Tempo ne ho. Tu mi procuri, e subito, quel cazzo di lettore Mp-Angel che vi tenete nascosto tra le piume. No, non negare. Mettici su il Bonfa, che ho da ascoltare qualcosa di decente. E dillo anche alla Signora, se non ti fa troppa soggezione. (Guido Festinese per Max)
Rendez-Vous e partenza per Novi Ligure, tanta la voglia di incontrarsi e le parole tra noi fanno sembrare la distanza percorsa un piccolo trasferimento. All'arrivo a Cascina degli Ulivi il cartello Attenzione Bambini al Pascolo ci fa riflettere sull'atmosfera che troveremo... Saluti di rito e piacevolmente accompagnati da Marina ci spostiamo alla vigna Montemarino da Stefano Bellotti che ci aspetta, ed è qui in mezzo alle sue vigne che ci introduce la sua visione di vigneron, fatta di cultura tramandata, di biodinamica, di rispetto nel condurre il vigneto e di lavoro duro e faticoso, basta guardare le sue mani per capire, mani di un'uomo che in vigna ci lavora per davvero, mica i fighetti incravattati del Vinitaly; Bellotti e' un uomo con un intuito e una perspicacia fuori dal comune che lo rendono personaggio unico nella martoriata realtà della docg Gavi, una vera voce fuori dal coro. Voce fuori da coro che ritrovi tutta nei suoi vini che ti portano a pensare che stai bevendo un Riesling della Mosella quando invece ti hanno versato un suo Gavi del 1991... quanta magia e quante emozioni in quel bicchiere..
tornando a casa questa bella canzone degli Okkervil River ci fa compagnia
stasera sarei dovuto essere altrove, sorry Mr. Vites, invece mi é toccato qualcosa di meno piacevole e per consolarmi ho annaffiato a dovere con del buon Kai 2005 di Paraschos. Tornando ha casa mi imbatto in una canzone e l'ascolto a ripetizione. E' di Christian Kjellvander, svedese autore di diversi dischi sia solisti che con la band Loosegoats. Lui è molto bravo, amo i suoi dischi ed aspettavo l'occasione per parlarne. Eccola, una canzone, l'ho ascoltata un mucchio di volte, ma stasera ha da dire più del solito o forse sono io che l'ascolto più attentamente. 'Papaveri e Peonie' è un titolo che non sembrerebbe avere grandi pretese invece....
I wanted you to need me and I wanted to need you But the days they proved different: took action for truth It's plain it wasn't in the cards for you and for me 'cause you can't live off laughter and luxury
When you couldn't be loved you were left with feared Passed admiration contempt is reared Considered all the things i had with you Considered all the things i had to do
I wanted you to need me and I wanted to need you But the days they proved different: took action for truth It's plain it wasn't in the cards for you and for me 'cause you can't live off laughter and luxury
You spin your web of sorrow and dreams Your life's a poem, or so it seems One too many drunken nights, One too many unfeathering fights
So move on, move in, move out There's a light that lurks in the shadows of doubt Carry on, carry in, carry out In this action is what you carry about
So I found a girl who needed me and you know I need her too And it's plain that it's all in the cards for her and for me 'cause you cant live off love, laughter and luxury Yes, you can live like poppies and peonies
il 'nostro' Jono ha appena concluso un nuovo tour in Italia in compagnia di John Popper, leader dei Blues Traveler. I due sono legati da lunghi anni di amicizia cementatasi sul palco dell'ormai defunto Nightingale di New York. Sto giro sono stato presente a solo due date e stasera uno stanchissimo, Jono è passato a salutarmi prima di partire. Mi ha confermato che il tour è andato bene ed i suoi programmi futuri. Al rientro si fermerà a NY per mixare il disco di Tao Seeger (nipote di Pete), da lui prodotto ed il 3 maggio lo accompagnerà nel concerto del Madison Square Garden per i 90 anni di Pete dove suoneranno parecchi illustri colleghi. Inoltre Jono e Popper stanno terminando il loro disco insieme che si preannuncia molto interessante, speriamo trovino un'etichetta (magari valdostana) che pubblichi il loro disco anche qui da noi.
In tutti i concerti del tour questa grande canzone non è mai mancata:
The Mountains Win Again Words & Music by B. Sheehan
I pick up my smile put it in my pocket Hold it for a while try not to have to drop it Men are not to cry so how am I to stop it Keep it all inside don't show how much she rocked ya
Ooh can you feel the same Ooh you gotta love the pain Ooh it looks like rain again Ooh I feel it comin' in The mountains win again The mountains win again
Dreams we dreamed at night were never meant to come to life I can't understand the ease she pulled away her hand This time in my life I was hurt enough to care I guess from now on I'll be careful what I share
Ooh can you feel the same Ooh ya gotta love the pain Ooh it looks like rain again Yeah feel it comin' in The mountains win again
A pocket is no place for a smile anyway Someday I will find love again will blow my mind Maybe it will be that love that got away from me Is there a line to write that could make you cry tonight Can you feel the same Yeah ya gotta love the pain Ooh it looks like rain again Ooh feel it comin' in The mountains win again Ooh the mountains win again
Sabato scorso è stata anche l'occasione per un'altra sessione di 'the last wines of winter', un po' con la scusa di far assaggiare qualche vino naturale 'nuovo' al coinquilino di questo blog.
Il Vermentino 2004 di Dettori é una meraviglia (grazie Jean P!!). Dimenticatevi, anzi lasciate pure perdere, i Vermentino sardi che avete bevuto sino ad ora, tutti più o meno uguali e di una banalità disarmante. Questo è IL Vermentino, frutto di quella straordinaria zona della Sardegna che si chiama Romangia. La limpidezza prossima al nulla all'inizio potrebbe spiazzare qualche fresco frequentatore di corsi sul vino ma appena si avvicina il naso, dopo un'adeguata ossigenazione, e lo si comincia a sorseggiare si apre un mondo affascinante che non può lasciare insensibile davanti a tanta meraviglia nemmeno chi ha bevuto aranciata fino al giorno prima.
Da rivedere il Dinavolo 2006, fratello dell'Ageno e frutto della stessa mano, quella del bravo Giulio Armani de La Stoppa. Forse ancora acerbo, verde, tannico, mi sono posto la domanda a che cibo lo avrei abbinato ma non ho trovato risposta. Credo occorra aspettarlo.
Il Rosso di Montalcino 2006 di Campi di Fonterenza ed il Geos 2004 di Fattoria Castellina, due belle conferme (ultimamente li ho bevuti spesso) di aziende che lavorano in modo serio e che sono garanzia di bel bere.
dopo ventidue anni Slow Food lascia al Gambero Rosso la ipercorteggiata guida ai vini d'Italia; miriadi di aziende vitivinicole per anni hanno fatto carte false per accappararsi i fantomatici tre bicchieri su questa pubblicazione (sigh!). Ora, pur con consapevole ritardo, il guru del movimento del Cibo Lento, Carlin Petrini prende una posizione forte ed importante. Queste le sue parole di commiato dalla guida e dal Crostaceo Rosso: “ci prendiamo una pausa di riflessione allargando il dibattito a tutti i nostri iscritti, puo' e deve cambiare il modo di giudicare un vino, non piu' solo cio' che c'e' nella bottiglia, ma anche la sua sostenibilita' ambientale e l'etica della produzione” La linea e' quella tracciata dal movimento Vignerons d'Europe e nell'incontro organizzato a Montpellier ha aggiunto “tornate nelle vigne, meno marketing, meno pubbliche relazioni. Fate il vino non per il gusto dei critici e delle commissioni di degustazione, ma sopratutto perche' piace prima di tutto a voi e non dimenticate che la terra va rispettata, sempre”. Belle parole Carlin Petrini, onore al merito e benvenuto “on the right side”..! Contestualmente iniziera' l'inesorabile declino della Guida ai vini d'Italia e del suo guru Daniele Cernilli? Se cosi fosse noi armadilli non avremmo da rammaricarcene..
alcune foto, magicamente apparse nel mio profilo su facebook, mi hanno riportato inesorabilmente indietro negli anni, una trentina malcontati.. Inevitabile ripercorrerli a ritroso con i ricordi che si rincorrono e si lacerano .. bei tempi! Frequentavo la piazza della chiesa di Courmayeur dove i piu' fortunati aprivano le portiere della macchina (regalo di mamma e papa' per la maturita') per sparare a manetta i watt dei loro impianti, solitamente Pioneer o Alpine; ricordo di aver sentito cosi' le prime note di “next of Khin” di Greg Khin, gran disco, di Southside Johnny & the Asbury Jukes “reach up and touch the sky” un doppio live magnifico, e poi il pop di gran classe degli Housemartins di “London 0 Hull 4 “
All'imbrunire ci si rifugiava nel bar di Jean Passin per bere qualcosa, solitamente un gin'n tonic fatto con Gordon e Schweppes e per allora era gia' tanto..; frequentavo Alberto Fortis, cantautore sottovalutato
e Fabio Nosotti, mitico fotografo che ha immortalato tutti i grandi del rock, e non ancora ossessionati da computer, telefonini, ipod e altre diavolerie tecnologiche, si passava la serata a corteggiare le ragazze, giocare a master mind e ascoltando i Grateful Dead e David Crosby di cui Jean e' fan da sempre. Arriveranno lo yuppismo (sigh!), l'edonismo Reaganiano, il body building (doppio sigh!), “quelli della notte” e tanta leggerezza, non so voi ma io nonostante tutto quei tempi li rimpiango un po'...
Il disco d'esordio degli Other Lives uscirà il prossimo 7 aprile ed è bellissimo. Sono di Stillwater, Ok ma non hanno nulla a che fare con la scena Red Dirt (Jimmy Lafave, Bob Childers, Red Dirt Rangers e molti altri). La loro è musica d'atmosfera con tinte a volte drammatiche e molto coinvolgenti. Disco dai toni invernali o autunnali che presto dovrò abbandonare per qualcosa di più solare ma me ne ricorderò per il prossimo freddo. La voce ed il piano di Jesse Tabish sono il filo conduttore del disco. La band è davvero molto brava con menzione speciale per la violoncellista Jenny Hsu. 'Black Tables' è veramente grande, qui in una versione dal vivo.
Sabato era una splendida giornata su al Dente, anche se viziata dalla totale assenza di nuvole. Ideale per una bella bevuta, ops volevo dire degustazione, in maniche di camicia al sole. ed è nata una bella sequenza:
- Substance di Jacques Selosse, un champagne blanc de blancs semplicemente straordinario, purtroppo dal prezzo proibitivo. Emozionante.
- Arbois Pupillin Poulsard 2007 di Pierre Overnoy, dal fascino inconfondibile, lo considero un vino non 'semplice', ai primi assaggi ho fatto fatica a comprenderlo ma ora sono un fan totale dei vini di Overnoy.
- il gran finale, la 'sorpresa' della giornata, Samonios 1994 di Olivier Cousin, uno Chenin pazzesco con profumi di fichi, datteri e prugne secche da paura, totalmente privo di solforosa aggiunta, peccato che la bottiglia sia solo da 0,50!
Inutile dire che il rientro a Milano sia stato un po' 'faticoso', ci si arrangia con caramelle, sigarette e musica, anche perché il mood da 'dazed and confused' è sempre in agguato.
Tac, ecco una bella canzoncina pop di qualche anno fa, perfetta. Ma lo é veramente 'solo' una canzoncina pop?
This is how it works It feels a little worse Than when we drove our hearse Right through that screaming crowd While laughing up a storm Until we were just bone Until it got so warm That none of us could sleep And all the styrofoam Began to melt away We tried to find some words To aid in the decay But none of them were home Inside their catacomb A million ancient bees Began to sting our knees While we were on our knees Praying that disease Would leave the ones we love And never come again
On the radio We heard November Rain That solo's really long But it's a pretty song We listened to it twice 'Cause the DJ was asleep
This is how it works You're young until you're not You love until you don't You try until you can't You laugh until you cry
You cry until you laugh And everyone must breath Until their dying breath
No, this is how it works You peer inside yourself You take the things you like And try to love the things you took And then you take that love you made And stick it into some Someone else's heart Pumping someone else's blood And walking arm in arm You hope it don't get harmed But even if it does You'll just do it all again