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venerdì 5 febbraio 2016

Risotto-Scrizione


di Fabrizio Nobili

Per arrivare la prima volta a Vercelli in cerca dell'hotel Cinzia si è aiutati anche in una giornata uggiosa dai suoi colori sgargianti. L'aiuto continua, appena varcata la soglia del ristorante cristian&manuel, non da altri colori sgargianti ma dall'accecante sorriso stampato sulle labbra dell'effervescente quanto abile maitre Elisa, che con la sua vulcanica personalità saluta il ns guardiano del faro e ci accompagna al tavolo della sobria sala ristorante e prende in pugno la situazione sia per la scelta dei vini che per la spiegazione semplificata del menù, che per gli avventori risulterebbe fuorviante.

Forse però non potrebbe essere diversamente da così. Sì, perche i Costardi, con le loro folte barbe a metà tra quelle hipster e quelle degli affiliati ISIS, sprigionano non solo nelle loro creazioni una forte personalità. Hanno in mente l'obiettivo -stellare- da raggiungere e ci mettono grande impegno per arrivarci, esprimendo e spremendo al massimo le potenzialità nei singoli piatti.

Partire con una crema di patate, baccalà mantecato e noce moscata mi ha trasmesso un messaggio del tipo: "mettiti comodo che ti coccoliamo noi!" 
OK! vaaa beeeene così, ci sto.

Poi non fai in tempo a rilassarti che ti arrivano un paio di portate alla" Vegan top model" quali l'orto e la carota viola dove per qualche minuto ho sognato di essere Tom Brady a pranzo con la moglie. Peccato che appena ho rialzato gli occhi dal piatto ho visto il Mostini e non la Bundchen. Pazienza, c'est la vie!

In seguito ho pensato al ns. caro Marco 50&50 sì perchè il suo amore sviscerato per i risotti gli offrirebbe una carica ironica amplificata. Lo vedrei bene vestito da braccio di ferro che strizza uno dei barattoli pieni di risotto e sferrare di seguito un pugno al Bluto di turno.

Negli assaggi dei risotti è incredibile la concentrazione dei profumi e dei sapori che i Costardi riescono a metterci, sembra impossibile.

Le Chapeau bas però va' insindacabilmente alla pernice, un piatto di una maestria nella preparazione rara. Livelli così elevati possono essere raggiunti solo con tutti gli ingredienti all'apice. In questi casi: il piatto vale il viaggio.

Sono un'amante dei dolci ma se mi vengono presentati dei dessert che col dolce hanno poco a che fare resto affascinato e il: cioccolato bianco e vaniglia in centrifugato di mele, sedano e finocchio riesce a soddisfare la parte golosa con la freschezza e la complessità.

Grandi vini in accompagnamento: il pas dosè di Philiponnat a prevalenza pinot noir tagliente, pulito e strutturato. L'Ambonnay rouge 2012 di Ouriet in annata giusta che non solo è riuscito a profumare la sala al completo ma ha tenuto anche al palato, cosa che tra i rossi fermi di Champagne raramente capita.

Le immagini:

Mise en place con l'originale illuminazione al tavolo 


 Decisamente pas dosè

Elisa, tra le migliori "maitre sommelier" italiane 

Caldo freddo di baccalà mantecato, crema di patate e polvere di noce moscata 

Il panino come una volta a Pizzarrosto ... con lingua, salsa verde e cipolla all'agrodolce 

 L'orto in città, senza sale, senza olio, ma con diversi elementi sapidi e cremosi a compensare la neutralità delle verdure
 La carota viola aromatizzata al lime ...

Il primo dei risotti personalizzati: pomodoro e basilico 

Con calamari arrosto, al nero, e pesto 


Quando ci prende, questo lascia poco spazio alla concorrenza.
Ancora una volta si conferma miglior pinot noir fuori dalla Borgogna 



Il più gettonato dai clienti ...

Golosissimo ... 

E infine il saturante Taglio Sartoriale 27 mesi con Grana Padano, riduzione di birra e caffè: Boom!


Sopra la media la coturnice marinata in olio e arrostita, crema di foie gras e pak choi 

Finezza di cioccolato bianco, sedano .... mela, finocchio
Il dolce non dolce: Pak choi, foie gras, vaniglia, granita di lampone e aceto 

Arredamento da salotto all'Hotel Cinzia 

F.N.

domenica 7 dicembre 2014

Sassella Rocce Rosse 1996 – AR.PE.PE.

- Fabrizio Nobili -

Sì lo so che si diventa monotoni a parlare e scrivere sempre delle stesse cose, si diventa vecchi e non si cresce. Il motivo però c'è ed è molto semplice, in questi giorni in cantina festeggiano i 30 anni di attività. Cosa c'è di meglio se non si può essere a Sondrio se non quello di stappare questo capolavoro enologico valtellinese?

I giovani Pelizzati Perego hanno deciso di aprire le porte della cantina permettendo così agli appassionati ed ai fans di entrare nel loro mondo produttivo. Un mondo che mantiene ed esalta la strada intrapresa dal padre. Estrarre il meglio dall'unicità che il territorio riesce ad offrire nel rispetto della tradizione elevata alla massima potenza con una visione proiettata al futuro e con l'impegno profuso per farsi conoscere a livello mondiale.

Nell'ultima visita effettuata l'anno scorso sono riuscito a convincere Emanuele a cedermi questa bottiglia del 1996, volevo qualcosa da bere con qualche anno in più rispetto ai comunque già decisamente maturi vini che vengono messi in commercio.

Questo Sassella è di un colore granato trasparente brillante con riflessi aranciati che rispettano gli standard della Chiavennasca. I profumi si evolvono nella direzione del tabacco delle bacche di ginepro ed erbe di montagna. In bocca è sottile, equilibrato tannico ed acido dalla persistenza notevole.



martedì 28 ottobre 2014

L' Antica Corona Reale a Cervere



di Fabrizio Nobili

Non ci sono molti luoghi dove si è mangiato di più in Italia, dal momento che questo defilato Relais & Chateaux di Cervere vanta una storia di ben due secoli e per giunta sempre gestito dalla stessa famiglia.

Durante questo periodo anche la cucina tradizionale è cresciuta, si è perfezionata ed ha puntato convintamente sulla ricerca della qualità. Giampiero Vivalda, attuale chef patron, ne è un perfetto interprete, con in più l'invidiabile dote di saper soddisfare a tutto tondo le richieste della clientela.

Le sale con i soffitti a volta, i numerosi quadri ed un arredo tradizionale trasmettono una sensazione di calda accoglienza e facilitano non poco la convivialità tra i tavoli. In stagione poi gli aromi sprigionati dai tartufi sono quasi ubriacanti, un'esperienza che non lascia indifferenti.



Nel piatto si trova sempre il massimo rispetto della tradizione langarola, una ricerca assidua per la perfetta preparazione e cottura nonché l'utilizzo delle migliori materie prime, soprattutto a km. zero. Prendiamo ad esempio il cotechino di loro produzione offerto come amuse bouche, la cui ricetta è stata tramandata dal nonno, praticamente immutata da un secolo, con la sua avvolgente sontuosità non può non far sorgere legittimi dubbi agli chef creativi.

Oppure un'intelligente, seppur gastronomicamente impegnativa, rielaborazione del classico accostamento del peperone con la crema (bagna) di acciughe, qui presentato quale antipasto in forma di mattonella, sostanziosa ma equilibratissima.

O l'immancabile agnolotto ai tre arrosti, dalla sfoglia finissima e accesa di diverse decine di tuorli, servita con classico sugo d'arrosto ma pure nella versione più minimale, su di un semplice tovagliolo di lino, appena spolverata di parmigiano, a dimostrazione che la vera eleganza, la perfezione si raggiunge spesso con la sottrazione (in questo caso, di ingredienti).

Se la cucina è un linguaggio, qui, pur non rinunciando al più stretto dialetto piemontese, si è riusciti a renderlo elegante e comprensibile ad ogni cliente.



Non serve in fondo molto altro per accontentare i migliori palati, ma anche i meno appassionati non potranno che compiacersi di una simile, ragionata ortodossia.
Qui la soddisfazione del palato prevale su quella cerebrale:sembra quasi di essere in un ristorante...

Il servizio è attentissimo e compostamente cortese, sia con i molti affezionati che con gli altrettanti visitatori anche di fuori provincia, e a completare l'atmosfera amichevole ci sono arrivati i saluti di un addetto alla sala che ci aveva già serviti quest'estate da Mauro Colagreco.

Dalla interessante cantina a ricarichi onesti è saltato all'occhio un gradevolissimo ed azzeccato Champagne Special Cuvée di Gaston Chiquet

F.N.

venerdì 27 giugno 2014

Colagreco secondo me


di Fabrizio Nobili




Voler aggiungere qualcosa di nuovo parlando di Mauro Colagreco oggi diventa veramente complicato.





Pissaladiere, croquant de mascarpone aux agrumes... etc...

Il talento cristallino dello chef italo-argentino è paragonabile a quello di Leo Messi: capace di trovare sempre il dribbling perfetto per arrivare in porta proprio come Mauro che da quando arrivò a Mentone nel 2006 fu immediatamente eletto miglior giovane chef di Francia.


Huitre Gillardeau, creme d'echalotes, declinaison de poires Williams


Salade d'haricot vert, oignon rouge, cerise, courgette trompette...





In quell'anno l'Italia vinse il mondiale di calcio, oggi ad otto anni di distanza Mauro è stato incoronato miglior chef di Francia entrando in prima squadra da titolare, tra i migliori al mondo.


Canard de Challans, mousseline de carotte, agrumes sauce aux citron confit


Tornando ad argomenti prettamente culinari in questi anni Colagreco si è presentato con una cucina innovativa con una predilezione per le componenti vegetali e floreali, organizzando anche una serata dedicata al suo maestro Alain Passard in compagnia di un paio di amici colleghi quali Bosi e Barbot.


Calamar de Bordighera, sauce bagna cauda


Col tempo ha mantenuto intatta la sua voglia di crescere, di farsi conoscere, avendo sempre in mente che innanzi tutto c'è un cliente da soddisfare e non da stupire o da sconvolgere, ed è così arrivato vicino alla perfezione.


Homard e petit pois...


In una sala completa in ogni ordine di posto il servizio ai tavoli girava senza sbavature: ognuno sapeva cosa doveva fare e come muoversi in collaborazione con i colleghi rispettando gli spazi ristretti a loro destinati.


Carpaccio de Gascon, fruits rouges, citron vert e fleur de sureau



Difficile trovare una pecca. La carta dei vini ogni volta migliora e i nomi dei produttori sono quelli giusti anche se si potrebbe renderla ancor più altisonante.




Nel piatto invece Mauro ha raggiunto la maturità di un grande chef intelligente, capace nel motivare la brigata, attento a cosa ci si aspetta da lui, pronto ad assecondare i gusti senza farsi trovare impreparato.


Creme de choux fleur e caviar imperial... emulsion d'anguille, pomme vert et  noisette du Piemont


In ogni singolo piatto non siamo riusciti a trovare difetti o imprecisioni: cotture esatte al nanosecondo, complessità gustative inaspettate, persistenza aromatica profonda ed equilibri sublimi.


Chapon de mer, pois chiches, parmentier


La sua cucina è diventata più gourmand, se così si può definire, ma è decisamente sempre una cucina leggera che si lascerebbe mangiare a pranzo e a cena. Cosa che non accade sempre.


Homard et camomille, haricot coco et fleur de primtemps


Se proprio fossimo obbligati a fare delle scelte lasceremmo da parte le patate per fare il bis di calamari e bagna cauda.


Pomme de terre, poutargue et cafè...


Un vero peccato non aver potuto parlare con lui, sarà per la prossima volta.


Texture de chocolat, feve de Tonka