Visualizzazione post con etichetta Coulée de Serrant 88. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Coulée de Serrant 88. Mostra tutti i post

mercoledì 4 settembre 2013

Un calice di burro cacao

Marco 50 & 50

Oggi devo stare molto attento, il terreno per piantare i piedi ben saldi a terra è poco profondo, poi ci sono subito le rocce.
Non sono nelle vigne di Nicolas Joly, l’uomo de La Coulèe de Serrant, ma il terreno sul quale devo far nascere questa piantina è simile, la resa per battuta (di tastiera) come quella per ettaro forse sarà tra le più scarse tra i racconti d’estate, ma il ricordo è di fascia alta, sulla qualità, come sempre, non posso garantire.

Lo sperone roccioso del vallone de Serrant è lì ad ammonirmi, lui è proteso verso il fiume io verso un ricordo che ha ben altre radici, dobbiamo andare indietro di un po’ di anni, perché come disse Vico, prima sentiamo senza avvertire,  poi avvertiamo ma siamo “perturbati” infine riflettiamo “con mente pura”.

Questo è un bianco che si può bere anche dopo 35 anni e il mio ricordo ha quella stessa età.
Secondo gdf non è opportuno berlo al ristorante, di fretta, anch’io adeguo le mie parole ai tempi del guardiano e modulo il ricordo lentamente, senza premura, qui al bar degli Armadilli.

“il vino continua ad evolversi, a sgranchirsi , a stiracchiarsi come un gatto pigro e per nulla voglioso di fare le fusa”
il mio ricordo si è stiracchiato per troppo tempo, anzi si è nascosto.

“…un vero viaggio sarà stato, attraversando giardini di fiori e frutti, cogliendo le profonde mineralità della roccia… tanti pensieri, tante cose in mente che scivolano via, dalla bottiglia al bicchiere, che a volte sembra mezzo vuoto, e a volte mezzo pieno…” …anche miei pensieri e la mia mente scivolano via e  riemergono ricordi che fanno sembrare questa vita 50% piena, 50% vuota.

Parliamo di Liceo, di una coppia di amici, di Due di due di De Carlo, e di Guido Laremi che è stato dipinto allora e se lo rileggiamo ci vedremo i colori di oggi.
L’architetto, anzi il futuro architetto, muoveva i primi passi e le prime ruote della vespa, in una Milano politicizzata e nel contempo nelle strade e nelle case di una Milano bene, con la quale aveva dimestichezza per cognome e libertà di manovra per aspetto e stile innato.
Scelse me, frequentai le amiche, le cugine, le amiche delle amiche, la ragazza ricca di Biella.
Andavamo nelle case al mare, nelle case in pieno centro a Milano dove ci si perde, dove ci riceveva la servitù, dove c’erano piscine chiuse che si aprivano e lasciavano entrare il sole e tante ragazzine piene di soldi e desideri.
Erano gli anni delle dediche per radio, delle feste nelle case, delle discoteche di pomeriggio, dei giri in moto, delle sue conquiste e un po’ delle mie.
Si andava in barca, a sciare nelle case spettacolari degli amici ancora più ricchi, nelle “case” dei suoi parenti che non posso citare.
Finsi di studiare, mi barcamenai, lui no, non finse, aveva una marcia in più, sono i geni, non quelli della lampada, ma del padre e della madre da un certo punto di vista lui è oltre,  ancora adesso.
Al Liceo, le ragazze gli ronzavano intorno, la situazione era anomala ma piacevole, ne rifiutò parecchie, imparai a capirlo, la mia selezione fu meno accurata, portavo un eskimo, i capelli lunghi, lui Ray Ban e cashmere sulla pelle, abbinava i colori , mi fece capire, capii, ancora oggi lo ringrazio per quel poco di gusto che gli ho rubato.
Poi, io mi innamorai, lui, presto sulla tabella, si sposò, avremmo potuto piantare i filari più fitti, scegliemmo la qualità o non ci importava.

Il viaggio, come mi ha consigliato il guardiano l’ho fatto, ho risentito i profumi dei fiori e dei frutti, della frutta secca tostata, e credo di essere arrivato con i tempi giusti per riassaggiarlo questo vino, e risentire il cacao o il suo burro cacao in  questo ricordo speciale.
Lei si chiamava Francesca, una foto di Ornella Vanoni giovanissima renderebbe l’idea, gli anni erano quelli descritti prima, quelli dell’adolescenza che va veloce, fu una storia breve, pura, eppure ogni tanto, quando mi piego sul lavandino per farmi la barba, sento, nella schiuma, il profumo del burro cacao, e  ancora le sue braccia che come fecero allora,  mi stringono forte.

Marco 50&50

venerdì 9 agosto 2013

The Cook | I suoi piatti e i miei abbinamenti


del Guardiano del Faro


Anni fa, forse cinque, o anche più, presi di mira Massimo Sola, ormai lontano da Varese, dalla sua stella e da parecchi ventesimi. Massimo era sceso al mare, tratteggiandosi in quell'istante più esilmente e più magro, come la forma della sua Regione ideale, in bilico tra montagne e mare, dove ritrovò brevemente se stesso, subendone però il rollio, vicino al mare ma parecchio al largo dalla spiaggia di Borgio, finalmente libero da laghi morti, vicino a Finale Ligure, da cui molto del suo tutto partì, e da li ripartì.


Dopo tre pranzi, che potrebbe essere una buona misura per capire un ristorante se hai più sensibilità umana che un buon palato, misi un titolo assai provocatorio a quel post sul G.R Forum: Il miglior cuoco Ligure. Massimo, che come tutti noi ha tanti difetti, ma non difetta di ottimismo, di umanità e di ironia, replicò direttamente e in maniera lapidaria: caso mai il più bello. Il voto non gli interessava più, si era evoluto. Adesso poteva andare oltre.

Gamberi rosa, rosa

Anche Ivano sorride ormai di fronte a certi voti, sapendo bene come stare al centro della scena diversamente, sulla RAI italiana, come Massimo stava sulla defilata Televisione Svizzera italiana. L'inglese non è la lingua della gastronomia, ma a lui gliela perdono l'insegna.

Salicornia

Io ho mangiato solo due volte qui, la prima volta per scrivere la scheda medaglista della Guida del Touring, mentre in questo caso mi è stato chiesto da The Wine Advocate di abbinare al telefono, in una decina di minuti, i piatti di Ivano con qualche bottiglia da pescare a mia scelta dalla sua  cantina.


Mi è piaciuto questo esercizio, perché istintivo, immaginifico, virtuale nell’intenzione, ma che si sarebbe poi trasformato in cibo e vino; perché è di persone, di cibo e di vino che  voglio parlare. E Ivano è una bella persona. Che facciamo? Lo eleggiamo al titolo di Bel Cuoco o Bravo Cuoco? Sicuramente (a mio avviso), il più raffinato della sua città, che inclusa la provincia sfiora i 900mila abitanti.


Questa però non è una provocazione, i piatti di seguito impressi sul display, sono qui per non lasciare dubbi, e se vi volete fidare, erano anche buoni. Per i vini, invece, gli abbinamenti telefonici non sta a me valutarli. Ma hanno tutti uno stesso prefisso: 0033, ma un po' meno Borgognocentrici del solito. Un lungo ricciolo li accomuna.


L'Insolite, come una zuppa di pesce quasi a crudo, con gamberi, triglie, e altro. E le ostriche passate attraverso un cinese, e la sua granita ad accarezzare un fiore. Lo sapete tutti che ostriche e Champagne non è una cosa da fare?



Quasi banale, scolastico, come quando impari ad andare in bicicletta. Questo vino (meraviglioso) comanda sulla burrata liquida, la capasanta e il fiore di zucchino fritto.



...caro il mio ragazzo in ansia da verifica di prestazione: se non te la da dopo una meringa di foie gras e pesche, e con un celice di Yquem 1985, fosse pure (lei) del '95, lasciala perdere, avrà in mente altro...




La Nikon voleva fare il Noto Bob
Burro,olio, maggiorana, calamaro, tagliolino all'uovo.
Ma quello che non potevo immaginare è che il legame trovato si nascondesse nelle erbe aromatiche mediterranee.



Crema di patate violette, crumble di capperi, baccalà in pastella.
Ci stavo mettendo il Corton Charlemagne 2009 di Pacalet quando mi squillò la Mora: prova a metterci una Roussanne.



Piccione e ciliegie.
Nel piatto e nel bicchiere.
In volo sui campanili della Cote de Nuits


Piano A


Piano B



Sono rientrato nel tunnel, il geranio leopoldo me lo rimangerei stamattina.
In un incontro al buio mi riconoscerai, sono quello con il geranio in bocca.


Sono un po' anch'io pensionato gourmet ma mi ricordo ancora come si fa. 
Madame Joly sapeva il fatto suo, che è di nuovo il mio.
 Ma siamo sicuri che dopo è stato meglio di così?


Il tappo puzza di funghi marci, mentre il vino è una cosa di un altro pianeta



Immaginatelo in cofanetto, foderato di seta, insieme all'anello.
Se vi dice no andate al bar a farvi un Martini

gdf