mercoledì 24 ottobre 2012

Emergente 2012 | Ha vinto il migliore


- gdf 2012 -


Bravi tutti e tre, però ha vinto il migliore.
Diego Rigotti, lo sento complicato e sofferente questo ragazzo.
Sto ancora applaudendo il suo menù di quattro piatti.
Bravo Diego, un cinque, alla mano e istintivo, ancor prima dell'esito della votazione.
Per me, per noi, era evidente.
Comunque 
gdf





martedì 23 ottobre 2012

Una cipolla per due


- gdf 2012 -

Christian Milone, Luigi Cremona, gdf, Lorenza Vitali : le cucine di montagna a Cooking for Art | Roma

Dice, che gli preparo come piatto occitano? Bhe, dico, a me l'Occitania mi fa venire in mente la lavanda. Dice, si, poi ci metterei della cipolla, dei funghi e un formaggio. Dico, Castelmagno? Eh si, e quale se no, più occitano del Castelmagno? Appunto, e allora ecco il piatto occitano di Christian Milone a Cooking for Art .



Ci siamo messi d'accordo in dieci minuti et voilà: cipolla confit in agrodolce di fiori di lavanda su crema di Castelmagno, olio di funghi e sfoglie di porcino crudo. Il piatto secondo me è molto buono, equilibrato tra dolcezza e acidità, poi c'è del grasso goloso, il profumo coinvolgente dei porcini ed infine la parte tannica portata dalla lavanda che prolunga il gusto intenso in bocca per parecchi minuti.


Il piatto è finito, adesso vedremo se Christian vorrà metterlo in carta per l'autunno 2012 a La Gastronavicella della Trattoria Zappatori di Pinerolo. In ogni caso, il "mio" miglior giovane dell'anno, che sto seguendo affezionatamente da quasi tre anni, ha le carte in regola per ripercorrere il cammino di altri che come  lui mi diedero subito emozioni, non appena conosciuti. Emozioni contraddittorie prima della piena convinzione. Due come Barbaglini o Bartolini, per esempio...

- gdf Cooking for Art -

lunedì 22 ottobre 2012

Ottobrata all'Argentario





Porto Santo Stefano


Spiaggetta privata dell' Hotel Villa Domizia: Porto Sante Stefano


La terrazza della camera 206

Porto Santo Stefano

Porto Ercole

Il Baretto, Porto Ercole


Lungomare Porto Ercole

Il Gambero Rosso, Porto Ercole


- gdf 2012 -

domenica 21 ottobre 2012

Domenica e il maledetto Canapè


- gdf 2012 -

Il pan carré è bastardo di suo. Suo fratello, quello senza crosta, anche di più. Quello senza crosta comincia a darti fastidio non appena cerchi di estrarlo dalla sua confezione di plastica, quindi già da subito, perché quella confezione è sempre troppo stretta. 

E’ chiaro, gliel’hanno messa intorno dopo, mica ce li hanno infilati uno per uno. Se no sarebbero ancora li.  Se ne vuoi estrarre una sola fetta, o magari due, scordati di tirarle fuori integre. Perché il pan carrè senza crosta è sempre tanto morbido e un po’ umidiccio, e allora tutte le fette si attaccano insieme, e non c’è verso di tirarne fuori solo due; sicuramente si spaccano, si sbriciolano, si mollìcano, si appallottano.

Allora ti tocca sventrare l’intero pacchetto da dieci anche se te ne serve solo una, così le altre si seccheranno in frigo o nel sacchetto del pane vecchio. Per lo meno, quello con la crosta è molto più gestibile sotto questo aspetto: ne estrai due fette e poi decidi con calma se ci vuoi fare un toast oppure fino a otto piccoli canapè quadrati.

Siccome ha la crosta, il pan carrè classico, anche se lo tagli in quattro quarti mantiene comunque due lati rigidi, quelli con la crosta, quelli che compenseranno la carenza di rigidità degli altri due anche se sottoposti a tartinatura cremosa o umida. Così che in caso di attacco da parte di avventore affamato, quei due lati potrebbero tener testa alla pressione di indice e pollice. Se ci provi con l’altro no, anzi non ci provare, se no finisce male.

Lui scoprì tutto quanto in un tardo pomeriggio di mezzo autunno, il giorno stesso che fu assunto -sa, sono nuovo, volevo fare bella figura-  in quel bar di quartiere frequentato da svogliati giocatori di scala quaranta in pensione, ed in libertà vigilata da mogli e badanti. Erano tornati in molti da un giro in collina per funghi quel pomeriggio, e si ritrovarono la sorpresa. Fino al giorno prima non si era mai visto nulla su quel bancone all’ora dell’aperitivo, neanche un oliva con il macchiato (Vermentino e Campari).

Lui voleva solo far bella figura con il titolare e nel contempo stimolare le bevute caricando quei poveri disgraziati di tartine, e così, con quel che aveva trovato in cucina, aveva riempito completamente il piano del bancone di piattini colmi di canapé e di tanto altro. Da fuori vedo tutta quell’apparecchiatura furibonda, mi incuriosisco ed entro, mi infilo nel Happy Hour over Seventy.

L’entusiasmo  degli habitué era evidente, mollati i tavoli da gioco, e anche le slot, si buttarono a pesce sul bancone facendo a gomitate, ma più delle gomitate era il pan carré senza crosta che si stava trasformando in una trappola definitiva.

Non ci puoi mettere una tartinatura umida su quel bastardo, i baristi esperti lo sanno: segano fine una croccante baguette e così risolvono, sulla baguette ci puoi mettere quello che vuoi, al limite scappa via di sotto qualche goccia d’olio, ma questo è il massimo rischio che corri. Invece con il pan carrè ti potrebbe andare molto peggio.

Ma lui non lo sapeva, lui era stato appena assunto, era il suo primo giorno, ed era tanto entusiasta. Volendo usare quello che trovò in dispensa pensò bene di cominciare a tartinare l’infido pan carré con polpa di olive nere e come guarnizione metterci un quadretto di pomodoro fresco. Dopo due minuti secondi quel pesto di olive taggiasche diventa opaco e grigio, perché l’olio se lo è già preso il bastardo, insieme all’acqua del pomodoro. Il tutto diventa una massa molliccia che si attacca come una ventosa al piattino. Inattaccabile, imprendibile con due dita, con una forchettina da finger, ed anche con uno stuzzicadente. Salvo forzare il gesto indice e pollice, andando incontro alla vendetta del pan carré.

I primi tre canapè finirono spiaccicati tra robuste falangi agricole, persino sorprese da tanta facilità di presa, infatti finirono rispettivamente su una camicia, un gilè, un pantalone, e il più preciso di mira sulla punta di una scarpa scamosciata. Il pesto di olive taggiasche su scarpa scamosciata beige non è un bel vedere.

Ma il canapè  più infido doveva ancora rivelarsi, perché apparentemente innocuo, quello tricolore, con pomodoro, mozzarella, olio e origano. Infido ma non troppo bastardo, perché alla sua maniera un avviso lo aveva scritto, un messaggio lo aveva fatto passare, lasciando sotto di se  una torbida pozzangherina disgustosa. Chi non comprese il messaggio la pagò cara (la lavanderia di fronte intendo) e non voglio nemmeno pensare alle improvvide scuse fornite a mogli e badanti.

Quando entrai in aperta competizione con loro il pavimento era una pista da hockey su olio. Contavo sulla differenza generazionale per fare la differenza, e cioè stare in piedi, quindi evitando i canapè a terra ma anche quelli sul bancone. Tentai la sorte dapprima cercando di tirar su un cubetto di pecorino in olio e peperoncino tagliato fine con la punta di uno stuzzicadente, coefficiente di difficoltà 3.9 ; avrei dovuto provarlo prima a casa l’esercizio, non  ci si improvvisa virtuosi. Pulloverino colpito pesantemente. Tanto ormai era da lavare previo borotalco, e allora via sulla zucchina grigliata, senza ritegno ma con troppo olio per la forchettina finger; anche il pantalone subì.

Il barista si scusò, promise di metterci qualche trappola e qualche tagliola in meno su quel bancone in futuro. Ma sono già tre giorni che non lo vedo all’ora del Seventy Happy Hour: ferie o tfr?


venerdì 19 ottobre 2012

Alba: i migliori di Trip Advisor


 - gdf 2012 -

E’ la moda del momento per chi si occupa di food & wine sul web. L'argomento più gettonato, è Trip Advisor. E’ così, si va a mode, così come per le cucine dei ristoranti che vengono commentati dai blogger, dove periodicamente alcuni alimenti sembrano essere diventati indispensabili alla sopravvivenza umana.

C’è stato il periodo del petto d’anatra, quello delle St.Jacques e tuttora quello che sembra interminabile: quello del baccalà. Invece sul web pare tiri aria di tregua tra le fazioni che si sono affrontate per anni a colpi di bocconcini di mozzarella di bufala, ma dove gli unici caduti sul campo sono quelle due cose che ci sono scese a terra da tempo seguendo le appassionanti vicende lattee. Sperando che la tregua regga tra i  blogger del pizza-pizza si può osservare che è iniziato un passatempo diverso, più trasversale: il tiro al piccione contro Trip Advisor, che equivale alla resistenza a colpi di fionda contro lo sbarco degli alleati.

Preferisco osservare e commentare con sereno distacco lo sviluppo dell'invasione, magari a colpi di statistica spicciola, perché a ben guardare, o come mi ha fatto notare un amico ristoratore particolarmente attento alla comunicazione internet, il sito che ha accusato di più il colpo pare sia quello dei mangioni e altri blog più piccoli quanto monotematici, forse perché alcuni di quelli che scrivevano su quei siti si sono spostati su Trip Advisor, dove possono godere di rinnovata visibilità.

Gli altri non li vedo molto interessati alla faccenda; perché per un VG o un PG, che si occupano della fascia più alta della ristorazione -anche se con scopi diversi- non credo cambi molto se determinati post siano scesi di qualche gradino nell’indicizzazione di Google. E i portali più grandi, siccome si occupano di molte altre cose oltre ai ristoranti, non hanno (credo), motivi di preoccupazione, perché chi si affeziona ad un determinato portale dove si trova meglio sintonizzato con le proprie idee ci va e ci andrà comunque a vedere che succede oggi, indipendentemente da Trip Advisor, che consulterà per altri scopi. Sui soliti portali ci va anche perché magari conosce alcuni protagonisti attivi su quel blog; quelli che si incontrano giornalmente come al bar sport, per diletto o per far due chiacchiere con in mano un bicchiere, o  per un momento di condivisione che va oltre il semplice aspetto informativo. 

Per semplice curiosità, perché, ripeto, noi che ci occupiamo di queste cose conosciamo la gerarchia del settore, ed è quindi solo per curiosità che vado ad aprire la pagina dei ristoranti di Alba, perché ho deciso di tornarci prossimamente con amici milanesi per una  grattata di tartufo novembrina, ma volevo prima ascoltare la voce popolare, per sapere che cosa ne pensasse. 

E così scopro che stavolta il tiro al piccione non si potrebbe fare neanche volendolo fare, perché il numero uno della città capitale del tartufo, del Barolo e del Barbaresco, riferimento della cucina piemontese e non solo, è Il Duomo: due stelle Michelin, due Medaglie Touring e 19/20mi Espresso. Ma non basta, perché tutti e quattro i ristoranti citati dalla Michelin sono nei primi dieci anche su Trip Advisor, che ne cita 65. L’Espresso ne cita sette, e tutti e sette sono di nuovo tra i primi dieci anche per Trip Advisor. Idem, più o meno, anche per il Touring.

Quindi per una volta ci siamo? Sarà l’eccezione? Bha, intanto prendo atto che una certa convergenza qui c’è, eccome, e allora posso finalmente organizzare la prima grattata di tartufo piemontese  senza rischiare di scegliere un indirizzo sbagliato, che non sia un bar, una focacceria o una gelateria. Voglia di una nuova "app software"? No, voglia di trifola!


 - gdf 2012 Alba -



giovedì 18 ottobre 2012

C'è Posta per voi

Ristorante La Posta, La Spezia: dettaglio di "piccola pasticceria"

- del Guardiano del Faro -

La Posta, numero 4 di Trip Advisor a Spezia


Un tavolo così non te lo puoi permettere spesso, non tanto per la qualità di vini spettacolari, per le ottime materie prime messe in tavola tel quel o trasformate al minimo per goderle al meglio. Il problema di un tavolo così sono le persone -di grande peso specifico- e anche l’Oste Claudio non è uno che ci va giù proprio di fioretto, e infine se i riccioli non sono solo alla risposta ma anche al servizio… e allora ditelo, per me va bene, ma non troppo spesso, i miei tempi di recupero non sono più come quelli di un tempo. E anche lo swing soffre.


Oggi, dopo il quinto set sono veramente stanco, mi sento un po' controluce, e anche le foto ne hanno risentito, dovrò chiedere consiglio a Vannucchi e Caffarri su come resettare e riassettare l’obice. Ma pensa se -per supposizione- tre così entrassero con i loro cannoni in un ristorante. Chiamerebbero la sicurezza o alzerebbero le mani? Non per arrendersi, intendo, alzerebbero le mani e basta.


Questo ristorante merita di più che clienti come noi, merita clienti veri, non spaccamaroni che arrivano in piccolo branco, colpiscono e fuggono dopo appena sei o sette ore di assaggi, corteggi e affanni.



Pane, focaccia, grissini e altre mini golosità da forno assolutamente deliziose

L'aperitivo

Dai! Scherzavo... L'Aperitivo!

Questo non si è riusciti ad assaggiarlo, c'è rimasto il collo, maledetti gradini! A leccarli...

Non vale né i 600 euro di Wine Searcher, né gli 89 punti attribuitigli, però si lascia bere senza opporre troppa resistenza. Villaine d'un Villaine. Ah! Notre Dame du Pinot Noir, Santa Vergine dello Chardonnay, Patrona di ogni Aligotè, come hai potuto  permettere ciò, i tuoi disegni resteranno sempre astratti e difficilmente decifrabili per noi umani.

Cannolo friabile di ricotta e melanzana...

Claudio Mazzoni, il patron de La Posta con un culatello di Fausto Brozzi

Eccolo, delicato e sensibile al nostro palato, con qualche scheggia di parmigiano delle vacche rosse.

Crostini e burro ad accompagnare

Abbastanza convincente?

Nell'attesa, calamari ripieni, teneri e saporiti

Gamberi, cous cous, salsa di peperoni rossi: yess

Spaghetti con le cicale 

Ravioli di coniglio con finferli, inaspettato ma ben riuscito

Eccola! La sorridente spigola al sale.



Che meraviglia di bottiglia! Da 99/100mi, e comunque superiore a Krug e Salon pari annata


Parmentier di patate al burro e porcini saltati in padella !!

Le creme bruciate alla liquirizia e pan di spezie


"Ascolta tesoro, il Campari te lo berrai un'altra volta..."

http://www.ristorantelaposta.eu/


- gdf 2012 Spezia -