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sabato 25 gennaio 2014

Krug in tacco 12

Marco 50 & 50

Arrivo per il dolce, tieni le mie chiavi

Era tornata prima del solito perché certe cose non si improvvisano, adesso non doveva far altro che aspettare, pensava a lui, come sempre e a quello che le avrebbe fatto trovandola così, era curiosa e desiderosa di sperimentare.

Come nelle letture, nel cibo e nel vino, l’attesa dello sviluppo della trama, di un nuovo sapore, del profumo inaspettato di un vino da un calice di cristallo la eccitavano, aspettare faceva parte del gioco era il bello del gioco stesso.

Aveva pensato di farlo vedendo il Krug in vetrina, fantasticare le era sempre piaciuto, insieme al caviale ne aveva acquistate due bottiglie che ora erano al fresco in mezzo alla spesa per nutrire il corpo, stasera avrebbe nutrito lo spirito  e se stessa, lui si sarebbe sicuramente gettato sull’inaspettato banchetto come uno squalo in frenesia alimentare.

Rientrare a casa così presto dava una strana sensazione, era come se anche alla casa stessa fosse stata preparata una sorpresa, di solito nel pomeriggio non c’era mai nessuno, lei era rientrata prima  e toccava e rimetteva a posto ogni cosa sfiorandola con le sue mani oggi ancora più belle, le lunghe dita e le unghie curatissime, lo smalto pronto alla guerra.

Era trascorsa solo una stagione dal giorno del loro si, gli impegni lavorativi e della convivenza stavano prendendo il sopravvento, lasciandoli spesso distrutti uno accanto all’altra nel letto dopo una giornata di lavoro e prima di una notte di sonno.

Erano costretti a ritagliarsi solo momenti di passione, sotto la doccia bollente pensava a questo, oggi sarebbe stato diverso, aprì l’acqua gelata e si lascio colpire con forza.

Aveva riempito la casa di candele profumate e scelto con cura le poche cose da indossare che non avrebbe tolto, tacchi a spillo e autoreggenti, il trucco appena accennato,  i capelli raccolti in una coda di cavallo pronti per la cavalcata, era calda, avrebbe dovuto stare attenta a non sciogliere il ghiaccio per il caviale, la mente gioca anche begli scherzi, era tutto pronto, una musica ipnotica vibrava, lei anche.

Il rumore delle chiavi nella porta l’aveva fatta sobbalzare, era nuda e bellissima illuminata dalla luce delle candele, il secchiello con il ghiaccio, i calici, i tacchi sulle lenzuola di seta, le braccia all’indietro appoggiate alla testiera del letto, alle manette non era ancora arrivata, meglio così.

Poi una voce diversa, inaspettata, capì che era troppo tardi e non si mosse,  la paura, la vergogna, la follia, e mentre si apriva la porta della camera,  quella frase, fredda tagliente e ghiacciata come il Krug nel secchiello

Tuo marito farà tardi, ti ho portato il radicchio rosso che ti piace tanto

Era una notte buia e tempestosa, lui rientrò stanco dopo la riunione di lavoro
Scusa ho fatto più tardi del previsto, novità ?

Niente di particolare, è venuta tua mamma, ci ha portato il radicchio
Lo so, le ho dato le chiavi io, sapendo che avrei tardato, non volevo rimanessi sola…

Hai fame?

Da lupo, sono in piedi con un caffè da stamattina, mi prepareresti qualcosa di stuzzicante, almeno a tavola…

Rimisi i tacchi e lo inondai di Krug




Marco 50&50

martedì 30 ottobre 2012

Guardati allo specchio, sei solo uno Champagne retorico



- gdf 2012 -

All’interno delle tre giornate romane di Cooking for Art c’è stato anche modo di assaggiare diversi vini più o meno buoni, più o meno interessanti, ed ascoltare i commenti di alcuni guru della comunicazione del settore. L’affermazione che più mi ha colpito è stata fatta da una giornalista del sud che ha definito un vino dolce calabrese (molto buono secondo me) con un solo aggettivo: barocco. Da lì è partito il gioco delle parti, nel senso che il barocco calabrese è meno noto di quello salentino e via di questo passo. Dal senso al doppio senso il percorso è breve, quindi perché non percorrerlo.

La cosa mi ha incuriosito, e così scrivendo il pezzo su Glion mi sono sorpreso a suddividere in categorie alternative i diversi Champagne che più spesso mi è toccato di bere in questa mezza vita. Chiaro, lo Champagne che non deve chiedere né permesso né scusa è Krug. Come sanno i miei amici, Krug non ha bisogno né di me né di voi, perché Krug “è”.

Poi esistono altre categorie diversamente interessanti, nel senso che possono tornare utili in momenti diversi da quelli introspettivi ed autocritici, insomma, quando non hai voglia di guardarti dentro. Quindi, in caso di serata tosta, come dicevo poco fa, ci vuole un Krug per imbarcarsi in un trip critico verso il centro della propria anima senza l'ausilio della malolattica, ma se gli scopi sono diversi meglio rivolgersi a Champagne retorici, ruffiani, o tacco 12.


Ma che cos’è la retorica? Quando si parla di retorica normalmente si va per esempi, perché noi tutti non ne abbiamo ben chiaro in mente né il concetto né la definizione. Mi viene in mente per esempio un noto giornalista del vino che conduce un blog molto seguito, e che ama fare le domande al suo pubblico mettendoci dentro anche la risposta che vorrebbe avere indietro, se no se la prende. Questo è un caso plateale di retorica, diversa da quella definizione generica che recita, più o meno: L’arte del parlar bene, nel senso della costruzione di un discorso che porti alla persuasione occulta il nostro interlocutore.

Il retorico è quindi qualcuno che scrive e parla molto bene, cha sa costruire un concetto attraverso una esposizione forbita e condivisibile, ma non lo fa per esprimere un concetto pulito, lo fa per portarci consapevolmente a pensare come vorrebbe che noi pensassimo. Il suo scopo ultimo è convincerci che la sua tesi è quella giusta, unica e inappellabile.  Insomma: è un Dom Perignon

Il ruffiano non bada neppure alla forma, lui fa il servile platealmente per ottenere in cambio qualche cos’altro. Fa anche da tramite tra le persone per far si che queste si incontrino, ma sempre per averne indietro un compenso e se le cose non vanno come vorrebbe si allontana elegantemente temendo di prenderselo sotto la coda. E’ un rosé di solito, un Comtes de Champagne, un Blason de France, un Ruinart o qualche altro che conoscete già, perché ne è pieno il mondo di ruffiani.


La malolattica in questa teoria c’entra in maniera importante, perché di persone che non hanno fatto la malolattica non ne troviamo molte, mentre di Tacco 12 si. E qui rivedo una serata con vestali abbigliate di soli veli di seta arancione e tacco alto. Arancio, come l’etichetta di Veuve Clicquot, anche se per me la principessa del Tacco 12 è l’Exquise di Selosse.

Là in alto, con Krug, Salon e Bollinger tengono duro, cercando di tenere a bada retorici e ruffiani, tenendoli a distanza di sicurezza, cercando il più possibile di resistere dalla sempre possibile contaminazione.

- gdf 2012 -