mercoledì 7 ottobre 2015

Degustateurs di riso



gdf

"Non userete mai più un riso qualsiasi per una qualsiasi preparazione. Ogni granello di riso tornerà a prendere il suo posto e il suo spazio, che sembra piccolo, ma che dopo averlo esamintato con cura si svelerà nella sua grandezza, nelle sue mille sfaccettature di personalità, nelle sue peculiarità, nelle sue diverse possibili e oppurtune applicazioni, nel rispetto delle sue origini e della sua classificazione, come fosse un olio d'oliva o un vino, come è giusto e saggio sapere di una materia prima spesso intesa come standard, ma che in realtà si svelerà attraverso un mondo proprio.

Un altro piccolo grande mondo che si muove all'interno e all'esterno di altri mondi. Come fare? Ci pensano quelli di Acquaverdediriso, associati che  si prefiggono attraverso il Metodo GD e alla sua applicazione, alle degustazioni mirate, comparative e alle varie commissionate; di valutare le peculiarità, le diversità e le caratteristiche dei singoli campioni proposti. Oltre a dare un supporto tecnico alle aziende sementiere e a gli agricoltori che volessero migliorare il loro prodotto, alle riserie che volessero ottimizzare il loro processo di lavorazione, gli associati si propongono di certificare il livello qualitativo del prodotto conferendo al lotto di riso premiato, l'effige del Marchio Metodo GD. 

I campioni di riso più validi, potranno usufruirne ed esporre sul loro packaging, dopo delibera e consenso, rispecchiando lo stesso marchio, dando così un valore aggiunto al loro prodotto. Per scoprire ogni dettaglio sul tema sarà utile consultare il neonato sito che dettaglia al meglio i principi, questo :  ACQUAVERDERISO"




gdf

lunedì 5 ottobre 2015

E all'improvviso, ecco il Bistrot '900


del Guardiano del Faro



Inaspettato. Compare inaspettato lungo un trafficato tratto di Statale Adriatica all'altezza di Giulianova Lido. Intorno c'è il consueto spettacolo messo insieme dal dopoguerra in poi dall'Italia dei Geometri, che invece di dedicarsi al recupero di splendide ville e di altri fantastici edifici di cui è piena la zona hanno pure qui preferito dedicarsi allo sport preferito in epoche in cui i piani regolatori non esistevano : la colata di cemento.


Fortunatamente la famiglia Valeri ha voluto e potuto conservare questa perla che esce di forza, di carattere e di eleganza in mezzo al cemento altrui, in una zona per altro viva dal punto di vista commerciale, industriale e turistico, che alla fine si integra con questa meraviglia, che può guardare ad un prossimo centenario con fiducia, potendo contare sull'indotto economico prodotto dalle attività circostanti.


La villa Hotel '900 data 1926 ma è così come la possiamo apprezzare oggi da non più di tre anni grazie all'intento delle famiglie Valeri-Mangione. Una villa dagli Interni sobri, caldi e curati nel minimo dettaglio, con le sue 16 camere e suite fornite di ogni comfort e tecnologia; con comodo parcheggio interno, dove lasciare l'auto e prendere un bicicletta per recarsi in spiaggia, che in realtà è raggiungibile anche a piedi in cinque minuti d'orologio. Una spiaggia lunghissima e profonda, in parte ancora selvaggia, e dove gli spazi vitali sono molto diversi dalla concezione romagnola, ed in parte marchigiana. Qui si respira, si cammina, si nuota, si prende il sole e si va in bicicletta, anche in ottobre, un giorno prima di vedere inserito questo hotel e questo ristorante nella nuova Guida Touring 2016.


Si, perché c'è anche un buon ristorante qui al piano terra, con vista giardino, anticipato da un raffinato salotto biblioteca e da un angolo bar dove cominciare a prendere confidenza con la cucina di Enzo di Pasquale, brillante trentenne dalle idee chiare quanto sorprendenti, qui da poco più di un anno.


No, non è tom tom che può portarci qui la prima volta, ma bensì Radio Casserole, che con il suo tam tam mi ha condotto sulle tracce di questo enfant du pays, ritornato a casa dopo esperienze formativa di rilievo, non ultime quelle a La Cassolette di La Salle (con Fabio Barbaglini) e dell'Antica Osteria del Ponte di Cassinetta di Lugagnano, con Ezio Santin.


Qualche Barbaglinata infatti affiora già solo leggendo il menù sul curato sito web dell'Hotel e del ristorante Bistrot '900. Non c'è distinzione tra antipasti, primi e secondi, e questo spaesa la clientela indigena ancor più della concezione dei piatti stessi, appuntiti, sottilmente provocatori, anticonformisti e ricchi di contrasti, cercando accostamenti tra prodotti regionali e d'altrove. Saggiamente, nella carta, troviamo anche un mezza dozzina di piatti "rassicuranti", ma è dalla sequenza dei piatti stagionali che nascono piccoli o grandi menù (da quattro, cinque, sei o sette portate) proposti a prezzi da saldo di fine stagione, a partire da 33 euro.


Qualche piatto, anzi, parecchi, sono già ben centrati, pur se rischiosi, altri meno, ma è normale quando un giovane cuoco fatica a trovare riscontri palatali, a trovare interlocutori con i quali confrontarsi schiettamente. Ma l'Abruzzo è oggi la regione italiana in maggior crescita sul tema dell'alta cucina, così come nel settore vinicolo, e quindi anche Enzo troverà presto modo di accogliere una clientela più diversificata, più pronta al "fuori dall'ordinario", in un circuito gastronomico alternativo a quello marchigiano o a quello pugliese. Il carattere e la determinazione non mancano, il rapporto qualità prezzo neppure; il contorno, nel complesso, è altrettanto attraente, e quindi è abbastanza scontato prevedere che anche questo Bistrot '900 entrerà a far parte con un ruolo da protagonista nel circuito gastronomico abruzzese.


La sala ed Enzo il cuciniere, sulla destra


Al servizio Pierluigi , tanta storia, tante storie, e una bella autoironia


Tuorlo al gin e curry; grissino caldo al lardo


Camouflage di salmone


Si ... vitello tonnato






La mano del cuciniere


Tonno marinato alla vaniglia, cioccolato bianco, finocchietto selvatico, nero di seppia e giallo di Nikon


Coscetta di colombaccio, polvere di spinaci, topinambour, carbone 




Mozzarelle di bufala, pomodori canditi e foglia di ostrica


Foie gras in torcione, fichi e pan brioche




Gamberi, ventricina, melissa e robiola


Insalata di capesante arrostite, cocco e pelle di pollo croccante




Tonno, lardo, porcini e animelle





Bottoni di pasta fresca farciti di gorgonzola e cipolla, brodo di cicale e alghe


Ricotta, mandorle, frutti rossi confit e argento

Una parte della ricca colazione. Il ristorante è aperto solo la sera, e quindi ...



Un'ultima indicazione del cuciniere, veniteci in treno, la stazione è qui dietro: un Frecciabianca vi salverà

HOTEL '900 
BISTROT '900



gdf

domenica 4 ottobre 2015

Bar-me-tender





Marco 50&50

La camera con vista sul Naviglio era oscurata da qualche costruzione di troppo, impossibile da perforare a dispetto dei tredici decimi che, in quel periodo, mi consentivano di vederci lungo senza doppi sensi metaforici né sensi di colpa per aver preso la decisione sbagliata.

Lunghe serate di navigazione a vista, però, non me le sono  fatte mancare comunque, l'area C doveva ancora essere pensata, in quell'area dove ora l'accesso pedonale è diventato un eccesso (a cielo aperto e senza alcun ritegno), l'accesso alle auto parzialmente consentito o vietato del tutto, potevo permettermi di parcheggiare dove capitava, dalla sosta selvaggia alla movida selvaggia insomma, senza soluzione di continuità né una soluzione per arginare il degrado di una delle zone più belle della Milano da bere e per poter bere qualcosa da soli cercando compagnia o in compagnia sperando di non rimanere soli.
Milano, tonda come una torta, al centro invece di una ciliegina sotto spirito, la supervisione e protezione dorata e dotata di un altro tipo di spirito, divisa a spicchi come una pizza, si lasciava assaggiare come una Margherita in ognuna delle quattro stagioni, certo le fioriture primaverili garantivano il risveglio dei sensi anche ai più inclini al letargo che non avrebbero potuto non notare il ricambio d'aria che induceva ad un ricambio del guardaroba a vantaggio di capi freschi, corti, colorati, leggeri e trasparenti.

In uno di quegli spicchi, tranci immaginari e al contempo reali, si trovava un bar seminascosto, pensare che si trovasse in un punto dal quale potevano essere raggiunti in tempi relativamente brevi (soprattutto allora che il tempo poteva essere dilatato a piacimento), il Castello Sforzesco, il Parco adiacente, la Galleria, i Navigli,  la Statale, la Cattolica, la Bocconi, il Cenacolo e l'antistante piazzetta, la dice lunga, per chi Milano un po' la conosce, sul perché quel piccolo locale, in una laterale di Corso Magenta, fosse diventato strategico punto di riferimento per un inizio serata, per un fine serata o per una serata stessa.

Qualche giorno fa, in attesa di una persona, ancora all'oscuro che di lì a poco avrei potuto abbozzare la sceneggiatura di Polp Fiction, camminando senza meta a digiuno di Rugby e ormai da qualche ora, ho pensato di prendere un aperitivo, carico di ricordi, come i divanetti collocati oltre i pochi gradini che conducevano su una sorta di soppalco che dava al bar in questione, unitamente alle indimenticate focaccine calde  gustosamente farcite o semplicemente guarnite con diverse salsine, altro valore aggiunto.

Dopo la foto e prima dell'aperitivo, i ricordi della Milano da bere miscelato che mi avevano aspettato tutti questi anni su quei divanetti, probabilmente ornai consunti, mi sono arrivati addosso in sequenza incontrollabile, insieme ad un pezzo di me che riuscivo a vedere come se osservassi un altro, ho rivisto la mia macchina di allora, le moto, le macchine e gli amici con i quali ci sono venuto più volte e per anni, amiche, fidanzate, improbabili approcci, cambi di atteggiamento che mostravano prossime ed insperate disponibilità, tante ma nessuna donna in particolare simbolo di quella lunga stagione, momenti.
Poi, più nitidamente, mi sono rivisto lì, su quei divanetti a chiacchierare, con un amico, forse non pensavamo di cambiare il mondo ma nemmeno che il mondo e il tempo ci cambiassero, non avevo più diritto di chiedere il solito , così mi è mancato il coraggio e quell'aperitivo non l'ho più preso.



M 50&50

venerdì 2 ottobre 2015

Aoc Champagne Extra Cuvée de Réserve Pure Extra Brut s.a. Pol Roger


Molti lo chiamano anche “nature”, per me è l’esercizio di stile della casa. E’la cuvée brut - 1/3 Chardonnay, 1/3 Pinot Noir, 1/3 Pinot Meunier - qui in edizione dosaggio zero.
Circa 36 mesi sui lieviti, il mio flacone ha oltre un anno di dégorgement.

Il naso è un omaggio alla finezza e alla precisione. Attacca freschissimo – puro – e con una gessosità cristallina che non mi lascerà più. Ma non è solamente mineralità, c’è complessità, da gran calice. Intensi, bianchi, profumi floreali, pasticceria da forno, agrumi – cedro e limone – frutta rossa ed esotica. Tanta roba.

In bocca freschezza, materia e profondità costituiscono il trio delle meraviglie.
La verticalità, la droiture, non è quella infuriata e “ignorante” di altri champagne, tutto rasoiate e basta; qui la linearità si fa tessitura cremosa, elegante e cesellata, non fine a se stessa. La purezza gessosa veste, con classe, ma senza ingabbiare, un palato - simmetrico rispetto al naso - che sfodera un sorso compatto e teso, molto persistente e penetrante, fino all’ultima stilla.

Se ti piace lo stile PR, caschi bene, anzi benissimo.

Gamberi nudi e crudi, nemmeno l’evo.


giovedì 1 ottobre 2015

Il salotto della città

gdf 60 min

E' così, con l'accento, come fosse una risposta ad un segnale lanciato random -invece chissà- forse preventivamente concordato. Comunque sia andata, ecco il risultato del segnale convenuto e raccolto al volo. Caspita! in una sola mattinata di inizio autunno in città è nato un sentimento di rinnovamento, di voglia di cose nuove, di cambio di arredamento della casa, a partire dal salotto per finire in cucina o in giardino, contribuendo nel contempo ad integrare di elementi accessori il già ampio arredamento urbano, quello consueto, quello che una gentile turista francese ha lapidato esclamando " de la plus belle à la poubelle". Leggo che la gestione di questa roba sta passando di mano, di mano in mano, a partire dalle 4 del mattino, mentre qui sono le undici, e il sole splende ugualmente sulla capitale della Riviera dei Fuori, dove le regole sono relative. Un casco in testa è sufficiente, a terra o a bordo di uno scooterone che vada oltre le linee di damarcazione, così come  da legge non scritta, secondo gli indigeni, per superare ogni difficoltà, manco dovessero superare gli anelli di Saturno invece di un codice a barre.


Quel bracciolo rotto costò caro al dondolo

Raccolta differenziata

Girato così sarà più pratico da portar via ...

Dove "momentaneamente" va inteso come eufemismo astratto all'infinito

Arte concettuale?

Scivolo da spiaggia, di vetroresina, e quindi giustamente infilato dove va infilato

I panni sporchi si lavano in casa

Svuotare i cassetti "dal" ricordo

Lo so, verrebbe da dire : Christo, quello che impachettava tutto. Viene comunque da dire Christo!

Finalmente ci siamo: a fianco all'umido non "ce le vuoi" mettere le padelle anti aderenti?


gdf 60 minuti di passeggiata