lunedì 10 giugno 2013

C'è una Casetta piccola così





Caro Guardiano ti scrivo
un'esperienza agrituristica ci manca da troppo  
"non ne sentiamo la mancanza", 
non essere intransigente, c'è gente che si trova bene
 "io non sono la gente" 
per questo insisto, con la gente non ce ne sarebbe bisogno
 "vengo, ma non sono al 100%" 
allora è perfetto: presentati come gdf 50 l'altro 50 ce lo metto io, non preoccuparti prendiamo due piatti,  assaggiamo due vini  prenoto io .


Forse avevi ragione sono convinto a metà e tu ? 
"è la meta che non va" 
quale metà ?
 "No, proprio la meta,oggi"
E dei vini che mi dici ?
 "Uno su due, anche qui un 50%"
Dovevi aspettartelo quando hai accettato di pranzare con me, ma sono contento, nonostante tutto ti sento fischiettare
"Attenti al lupo"
No, è un gatto
"Non basta aver fegato, ci vuole anche cuore"


Borgio Verezzi (SV)






I piccoli e gustosi intrattenimenti da forno...

...tra cui spiccano queste girelle di peperone arrostito con acciughe

Un numero uno, come sempre, anche dopo sette anni dalla vendemmia

Questo invece è un 2008 che non è arrivato al tavolo come doveva...

L'antipasto misto dell'agriturismo, fatto con tutte le verdure del proprio orto

Un assaggio di olio di Borgio Verezzi 

Il minestrone di legumi al pesto

Il classico cappon magro

Gnocchi al pesto

Fiori di zucchina farciti di bietole, sugo di pomodoro ristretto

Budino al cioccolato, mandorle e crema al mascarpone

Bavarese ai chinotti canditi, croccante di arachidi e crema di amaretti


 Via XX Settembre, 12, Borgio Verezzi (SV)
019 610166

gdf e Marco 50 & 50

domenica 9 giugno 2013

L'apice del viaggio


 del Guardiano del Faro

Il bello del viaggio è prima e dentro il viaggio stesso. La preparazione dell’itinerario, la verifica e le conferme delle prenotazioni, la concentrazione necessaria per approntare il bagaglio, un’occhiata alle previsioni del tempo, un controllo all’auto: gomme, olio, benzina; e poi si può partire tranquilli, o anche no, perché tutte quelle attenzioni serviranno a ben poco. Con il tempo si scoprirà che non serve proprio a nulla preparare il viaggio.

Lo scopo del viaggio è nel viaggio, non nel raggiungimento del punto d’arrivo. Fondamentale è il compagno di viaggio, ancor prima del motivo del viaggio. Prima di partire non lo puoi sapere quale sarà l’obiettivo del viaggio, lo scoprirai nel “durante” l’argomento dominante.

Go west, come quasi sempre mi è accaduto: the west is the best. Anche lui verso l’ovest, partendo come al solito da Levante. Partire da Levante pensando che il punto d’arrivo potesse essere di nuovo il Levante, fuorviante . Ma la mappa parla chiaro, Valencia e Alicante, nella Spagna del Levante.

Barcelona es bona si la bolsa sona: lo dicono i vecchi Catalani. Beh, credo che un po’ tutto il mondo sia  così, ma intanto gli argomenti sono diversi: le doc e le docg : vini o donne che siano. Avere in tasca la prenotazione per un tavolo nel ristorante più acclamato del momento è assai relativo, proprio perché quello sarà il momento dell’arrivo.

C’è un nubifragio a rallentare e a complicare subito le cose, c’è una gomma a terra da cambiare, esplosa. Lui non la può cambiare, perché già non riusciva a chinarsi fino a quel punto, ma con un ombrello in mano è più efficace di una tettoia. Anche a me faceva comodo piegarmi con sette otto chili di meno da flettere, a pensarci, oggi. Mogli o Sophie, parliamone qui, cambiando una ruota.


Ci vogliamo mettere anche un maldestro tentativo di furto all’autogrill a creare un’alchimia diversa e inquieta nei discorsi. Ci vogliamo mettere un po’ di ansia nel trovare l’albergo, il parcheggio, il senso di una serata corta perché la giornata è stata molto lunga. Ma la notte è lunghissima a Barcelona, ed è proprio l’Alkimia a sottolinearne i caratteri, già dall’insegna. Ci sono già dei piselli freschi nel piatto. A gennaio? E’ il tepore del Levante, quello che all’inizio dell’anno 2008 poteva già far maturare i primi piselli nelle piane di Alicante. Bisognerà tenerne conto per domani, una camicia a fiori può bastare, anche qui.

C’è un ricordo di ragazze disponibili in bikini e una statale che portava alle vacanze trasgressive della fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80, in sella ad una Suzuki da stradista. La spiaggia è quella, la riconosce dall’alto dell’autopista. Decido di scendere. Ho capito da come si tocca l'orecchio con l'indice che va bene lì. Anche se è troppo presto per un bib gourmand all’ora di pranzo del Levante, ma vorrà dire che attenderemo fuori dalla porta. Che ci aprano prima delle due? Intanto c’è tutta la spiaggia di Benicasìm da spolverare. Il camping era quello, il chiringuito quell’altro, il bar è ancora lì di fronte, mentre la piccola discoteca ha cambiato indirizzo.

Proseguire per la statale significa picchiare la faccia su una delle zone urbanizzate più brutte della regione, in uno dei tratti di Costa di più belli della nazione, ma solo dove lasciata naturale, o dove solo punteggiata dalle ville dei primi tedeschi che scesero a colonizzare questa zona, anche gastronomicamente, sviluppando un gusto diverso, prima di venir sopraffatti dall’ondata dell’avanguardismo spagnolo. Guida sempre lui, posso solo far finta di non saper far altro che il controllore, mentre sono sotto controllo.

Il Marriott è in offerta speciale a Denìa, se no mi sarebbe toccato un pensiero tranciante e ricorrente, come sempre, a voce sommessa e dal tono mugugnante: se fossimo astemi e dormissimo in macchina questo viaggio ci costerebbe meno della metà. Ma anche l’acqua ha il suo prezzo, e quindi: dobbiamo ricordarci di non ordinare più l’acqua. A questi prezzi ogni due ristoranti viene fuori una mezza bottiglia di vino.  La Trufa de Denìa è scolpita con maestria da DaCosta, e scolpita rimarrà, da Costa a Costa, sia nella nostra mente che nel nostro stomaco per ben oltre tutta la notte, a combattere con fiori e alghe, pesci e molluschi, e noi a soccombere sotto il peso della ricerca dell’estetica e dell’esibizione delle tecniche che dovrebbero invece alleggerire la cucina nel manifesto dell’avanguardia.

Facile essere d’accordo su questi temi: ( fino a che ci sarà insalata nel mondo non mangerò più le alghe! Neanche in sottovuoto! ), più difficile prendere e riprendere sonno tra un transito all’altro dagli ampi bagni  delle due suites con vista sui campi da golf. Mi posso fumare una Fortuna all’aperto, in maglioncino, con un consolante Coca & Bacardi nel bicchiere, già con l’apice del viaggio raggiunto. Come quasi sempre, arricchito ma disilluso, spossato ma insoddisfatto. Meglio quelle che non me l'hanno mai data, meglio il dubbio. Butto la cicca: il letto è doppio ma vuoto.

Non siamo fatti per queste cucine, come non siamo fatti per frequentare locali ambigui, ma neppure espliciti, oppure mentire a chi sta a casa. In fondo siamo solo dei semplici, ma curiosi e attenti. 

Oggi, con lo stomaco in subbuglio più della mente, ci va bene una scampagnata sui colli del Penédes, tra nuvole e nebbie che avvolgono i vigneti. Qui c’è freddo, e c’è voglia di calore, di carni alla brace e di vino rosso, di mura di pietra e di mattoni. Di griglia e di profumo di legna bruciata. C’è bisogno di una cucina ignorante per poterci sentire di nuovo un pochino più intelligenti.

Quante cose si possano mettere a grigliare in Spagna qui lo scopriamo, ma l’orologio è già molto più avanti di questa cucina. La delega all’organizzazione mi ha sempre fatto piacere, ma odio cadere nel prevedibile: dove ci tocca andare stasera a soffrire? – Non lo so, non ho previsto nulla per questa sera. L’oste ci ascolta, e allora la sparo grossa, tanto costa uguale. Il Syrah del Penedès è incredibilmente affascinante per poterne lasciarne dentro un dito nella terza bottiglia. Andiamo dai Roca? – Ma non mi avevi detto che erano chiusi?

L’oste, che ci ascolta –anche perché siamo rimasti solo noi- la spara ancora più grossa. I Roca sono miei amici. Riaprono stasera il loro nuovo ristorante. In menù in questa stagione ci sarà sicuramente anche la lepre a la royale…Volete che prenoti per voi? Dopotutto sono solo le 18… passate in hotel a Girona per lasciare il bagaglio  e alle 20.30 sarete già al tavolo. Va bene?

Franco che dici?

Si, va bene. Il sabato è sempre stato più bello della domenica, e oggi  è solo venerdì.


gdf Gennaio 2008 

 il mio piccolo regalo di oggi per il compleanno di Franck The big One







sabato 8 giugno 2013

Cuochi da spiaggia # 2 | BBQ sotto le stelle



Non saprei valutare in numeri un comunicatore digitale, ma se ricevo una cosa carina volentieri la pubblico. Per esempio la locandina di questi due eventi. Lo faccio perché i nomi degli chef che si mettono in gioco sotto le stelle, di stelle qualche cosa ne sanno; ma oltre alla qualità dei cuochi che si esibiranno sulla spiaggia del Lido di Savio (RA) è bello rilevare quanto loro sentano sia importante uscire dalle loro cucine. Uscire e portare all'aperto un messaggio di qualità reso popolare dalla situazione scelta per farlo. Il tema sarà dunque la griglia, che aggancia parecchio il pubblico in estate. Un campionario di grigliatori da spiaggia che, immagino, vorranno buttarla più sull'aspetto goliardico che sull'alta cucina, salvo si siano messi tutti in mente di sfidare a distanza l'Etxebarri basco. Ovvio che chi si trovasse a masticare qualche cosa di eccellente si prenderà il numero di telefono del cuoco che gliel'ha grigliata meglio e lo andrà a trovare direttamente al suo ristorante la sera successiva, per riprovare diversamente l'effetto che fa.


vi aspettiamo Mercoledì 26 Giugno e Mercoledì 24 Luglio,
presso l’Amarissimo di Lido di Savio
per l’evento BBQ Sotto le Stelle.


Alle Griglie:
Riccardo Agostini, Rist. Il piastrino – Pennabilli;
Alberto Faccani, Rist. Magnolia – Cesenatico;
Marco Cavallucci, La Frasca – Milano Marittima
Tomas Morazzini, Urbino Resort – Urbino
Omar Casali, Marè – Cesenatico
Franco Aliberti, Evviva – Riccione
Giuseppe Merlini, O’ Fiore Mio – Milano Marittima
Piergiorgio Parini, Locanda Del Povero Diavolo – Torriana

Nel Bicchiere:
1 bottiglia di PDN o 1 bottiglia Balladin inclusa (ogni 2 persone)

***
35 euro in prevendita – 39 euro in loco
***
Per informazioni e prenotazioni:
0544 995788 / 0547 81598
info@lafrasca.it – info@magnoliaristorante.it 


venerdì 7 giugno 2013

Cuochi da spiaggia # 1


gdf

“ Il locale fuori non si capisce bene cosa sia, una volta entrati... buio vecchio sporco e una ristrutturata non gli farebbe male...due tavoli nuovi anche solo all’ Ikea non sarebbero male (...) la birra solo in bottiglia stappata sul frigo dell’ Algida in sala ...e il bancone ha fatto la prima guerra mondiale! La cortesia lascia molto a desiderare… che dire? locale squallidino, ammettiamolo ”



Purtroppo una condizione abbastanza normale nei nostri stabilimenti balneari con cucina, ma non qui. Tranquilli, non è successo niente di drammatico, però basta farsi due passi digitali su TripAdvisor per imbattersi in sequenze inquietanti come quella che ho recitato qui sopra, che ovviamente non si riferisce a questo locale, perché in tema di ristorazione da spiaggia, questo rimane un gioiello unico in Riviera.


Ne avevo già parlato l’anno scorso di Giuliano Sperandio e dei Bagni Mané di Imperia Porto Maurizio, temendo però che il "nostro" bistellato bistronomico parigino se ne fosse andato dall’Italia senza lasciare neppure un indirizzo dove rintracciarlo. Invece è di nuovo qui dall’inizio della stagione, con l’intenzione di ripetere le performance dell’estate scorsa, periodo in cui le prenotazioni alle sue serate (25 coperti per tre sere a settimana) arrivarono a quattro settimane d’attesa. I ricordi de La Bigarrade si diradano, le immagini si offuscano, o per meglio dire, proprio non ci sono oggi, perché non sono riuscito a scaricarle dal telefonino. La Mora mi ha tradito, si è fatta i cavetti e i programmi suoi e ciao al guardiano, rimasto con un pugno di bytes inutilizzabili, apparentemente dolci, in realtà acidi e tannici come la mora. Queste foto sono del mese di settembre 2012. In giro per il web, dalle parti del Bar degli Armadilli ce ne sono quindi altre.


Oggi, senza foto, posso tornare ai tempi delle recensioni povere di immagini ma parecchio immaginative, dove potevi raccontare che un filetto di occhiata era appena stata sfilettata sotto la pancia e appoggiata nel piatto senza essere neppure passata dalla macchina del sotto vuoto. Sopra di lei solo il cielo e qualche fiore di feijoa, feijoa ligure.

La seppia appena prende la temperatura necessaria per non essere né cruda né cotta si accosta con circospezione al fiore di nasturzio ma si lascia coccolare dagli asparagi violetti, dalle zucchine trombetta, dai piselli crudi e dal prepotente cipollotto.

Il calamaro si fa fare a fettine così fini che cuocerlo è quasi inutile. Utile invece lavorare intorno ad un alga ostica ed addomesticarla, la kombu, e dargli ancora una spinta esotica con dei micron di aglio nero.


Della triglia si tenta di mangiare tutto, anche il fegato, con l'aiuto di una salsa di soja che lo contiene, e di un cipollotto arrostito che puoi anche intingere in un cheviche imbarcatosi last minute da Lima. Una salade niçoise fatta con queste verdure e con un tonno messo via da un cuoco come questo fa comunque una bella differenza, un cuoco da spiaggia quasi inspiegabile.


Una crema ai frutti della passione con macedonia di frutti rossi spezzata da una meringa spezzata al limone ti sistema al punto di pensare di non avere mangiato, e a quel punto tutto diventa discutibile, anche che in Giappone possano fare un Sake con le prugne invecchiato 10 anni che somigli stranamente ad un Madeira. Pronti all'imbarco!


giovedì 6 giugno 2013

Il Gabbiano di Paolo e Barbara


gdf


Serena
Sono al terzo post consecutivo sul blog del Bar degli Armadilli che parla di Alassio. Ma è solo un caso, l'avrei fatto ugualmente se mi fossi fermato mezza giornata a Cannes.

Insomma, di materiale turistico di cui parlare in queste località spenderecce non ne manca mai. Parlo quindi volentieri anche del Gabbiano di Paolo Quartero e Barbara Porzio per chiudere il trittico, un locale dove mi sono sempre trovato bene, e quindi mi dispiace che non sia citato sulle Guide principali, e neanche su quella dove mi è consentito imbrattare qualche pagina. 

Nelle redazioni queste cose li chiamano refusi, o nella migliore ipotesi del linguaggio digitale, un misurderstanding di comunicazione by e-mail. Chissà perché questi Paolo e Barbara faticano a trovare posto tra le pagine delle Guide? Sembra quasi una iettatura. Proprio ieri ho ricevuto via e-mail (come molti altri selezionati credo) un lungo questionario dalla Michelin: ben 11 pagine fitte fitte. Tra le tante domande, risposte, opinioni e livello di gradimento, sono anche stato preso dalla tentazione di infilare qualche indicazione, come questa, come in un altro tempo, e siccome il tempo è galantuomo...

Li conosco da parecchi anni ormai questi Paolo e Barbara: c'è da fidarsi. Paolo è uno che si è sbattuto parecchio per trovare una linea di cucina che non sia troppo convenzionale,  o allineata e coperta sotto il velo della più intransigente tradizione.  Ha anche viaggiato a sufficienza per capire come vanno le cose nel mondo. Il suo debole è sempre stata la Spagna, la Catalunya, e un tavolo dai Roca se lo concede periodicamente, tanto per non perdere tempo per strada con cose mediocri. Lui è così, uno che guarda in alto e lontano, e quel prosciutto Pata Negra che sta davanti alla porta della cucina me lo conferma ogni volta. Magari con un vecchio Bollinger R.D. ormai ambrato,  con due fette di quel prosciutto scuro tagliato al coltello. Difficile inventare una tapas migliore.


La Francia? Quando lo conobbi qui c'era una carta dei vini essenzialmente italiana, con deroga a la Champagne. Per lui la Francia era solo la Champagne, causa per cui capitai da lui; proprio per una degustazione organizzata da un importatore di Champagne ormai estinto: La Flute di Milano. Ma a leggere certi libri apparentemente visionari o immaginifici con in copertina BB ti può far venire in mente qualche cosa di più concreto e non solo immagini oniriche o effervescenti. E quindi anche qui la Borgogna e la Loira hanno contaminato questa carta dei vini.  Si, i più attenti avranno individuato in mezzo a queste bottiglie anche qualche sprazzo della sua amata Spagna, e pure un Kistler (!?!) :  nessuno è perfetto.



La pulizia dei sentori e la linearità sono due aspetti essenziali di questa cucina. Sapori decisi, appuntiti, freschi, acidi, piccanti. In una parola, stimolanti, quelli che ti consentono di bere un Gosset. Sono piatti, quelli che vedete in foto, che fanno venire fame, come fossero una sequenza di tapas alla ligure, dove però le contaminazioni non mancano, e sono le benvenute quando sono così calibrate. E adesso che oltre  alla (ricca) scelta di frizzanti Champagne ci si può abbeverare anche nella placida Loira e nel tranquillo Canale di Borgogna, i motivi per sedersi in questa assolata veranda sono ancora di più che in passato.

Salmone marinato, finocchietto, guacamole e spuma di lime

Ricciola cruda su insalata di sedano e Castelmagno; gocce di senape forte

Polpo, patate e chorizo al peperoncino

Spaghettone alle acciughe fresche con pecorino, pomodoro e basilico

Una sfiziosa interpretazione della melanzana alla parmigiana con salse sorprendenti...

I calamari panati alle nocciole con insalate fresche

Sulla destra Paolo Quartero insieme al suo bravo secondo di cucina

Il Gabbiano
Passeggiata Dino Grollero 13, 17021 Alassio (SV)
Accesso pedonale

+39 0182 644763


gdf

mercoledì 5 giugno 2013

La Mora di Valencia

gdf

La Paella, come tutti i piatti realizzati a base di riso, si presta a tantissime varianti. In tutto il mondo esistono migliaia di piatti che si basano sul riso, ma la fantasia degli spagnoli e degli italiani credo vada oltre ogni tentativo fatto in altre nazioni dove il granello è meno diffuso e anche meno coltivato. E’ questo uno dei motivi principali che attraggono un ingrediente di base italiano a quelli di una ricetta spagnola. Tra le più gettonate, quelle tipiche di Valencia.


Quell’estate, sulla spiaggia di Neptuno, a due passi dall’Hotel el Coso, mi ero fatto tentare dalla Mora e l’avrei portata volentieri a La Pepica, ma la ragazza era restia, perché sapeva de La Marcelina. Dunque: insistere per portare la Mora a cena a La Pepica o pensare a La Marcelina? La giornata in quella sucia playa non passava mai. Far arrivare l’ora di cena su una spiaggia di Levante aspettando l’ora del Ponente stava diventando angosciante. L’attesa fu estenuante: eppure a me sembrava semplice portare una-paella-alla-Valenciana. E a chi seno?  Insomma, per farla breve mi rassegnai a La Marcelina, a due passi da El Coso, che gli avrei mostrato però solo dopo.



Nell’intreccio ramificato delle situazioni e dei vini barriccati di Torres, finito il Milmanda mi parve bella come una medusa, quella che se però ti volti più di una volta a guardarla, o ti lascia di pietra, o ti chiede una determinata cifra per proseguire il discorso: pecunia outlet. Ma dopo la seconda bottiglia di Vina Esmeralda, l’anidride solforosa poteva anche fartela sembrare una creatura mostruosa, a seconda dei punti di vista, e dalla quantità di mariscos da cui era stata circondata. La sua perversione intellettuale andava ben oltre la mitologia greca e ogni delirante Vina Sol.



L’aspetto urticante per il momento era tra le contrarietà che meno mi preoccupava, volendo tendere come al solito ad un rapporto planctonico, pur non amando il crudo unicellulare ma conoscendo le sue debolezze di fondale. Difficile darle un’età, questo tipo di medusa è di quelle che ringiovaniscono o invecchiano a tempi alternati. Qualcuno crede che questa tipologia di ragazza sia praticamente immortale: ci sono sempre state e sempre ci saranno. E  comunque sia, non sono assolutamente d’accordo nel definirle degli schifozoi ! Il glossario  non si ingentilisce mai con quelle come lei.

Cara la mia indecifrabile Blonde/Mora, adesso che ti ho dimostrato di poter essere abbastanza surreale da reggerti, adesso possiamo andare a vedere Cosmopolis di Cronenberg. La mia  prostata non è asimmetrica quanto il mio cervello, puoi tranquillamente continuare a risparmiare energia sessuale per dedicarla allo scrivere, quello di cui hai bisogno per diventare una vera poetessa dell'inutile. Cronenberg ha scritto la sceneggiatura in sei giorni, a noi sono bastati sei minuti 


gdf 6 minuti