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lunedì 15 maggio 2017

Due rond chef in una piazzetta triangolare

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FINALE LIGURE - Il Timi e il Baldin mi "mandano" vendendomi incontro nella piazzetta triangolare senza tanti doppi sensi. Da un mese cucinano a 50 metri di distanza senza praticamente conoscersi. Due locali, due locali? No due foresti, due situazioni piuttosto diverse. Mi sorprendo come apprendista maestro di p.r.

Timi propone, concordo: sono proprio d'accordo con Timi. Chiamalo qui il Baldin, ci vuole una bottiglia di Gaston Chiquet nella piazzetta a triangolo per chiudere il cerchio, proprio quella bottiglia che inverte le posizioni tra terroir e vitigno. Facciamo amicizie triangolari.

Lui non si chiama Timi, l'altro non si chiama Baldin, io non so più chi sono se non un gdf. Il mondo della comunicazione ha bisogno di semplificare, per via di questi cz di telefonini che hanno soppiantato una maniera più civile di approfondire le cose.

Già è difficile leggerci sopra o visualizzare qualche cosa in santa pace e, quando ci riesci, il telefono si mette pure a squillare, inaspettatamente, e ti cancella immagini e testo, ma non sull'Armadillo Bar, dove il triangolo tra autore, interpreti e pubblico è ancora possibile.

Bravo Timi. Il buon vicinato va curato con stile...

... e anche con messaggi chiari: ecco la salina merenda finalese marina delle ore 17


C'è passaggio e paesaggio. C'è Greta. Opinion leader, fashion victim, Final-influencer.
Ci si allarga al quadrilatero, più il cane, così siamo di nuovo dispari.

Oggi Greta ha tinto il cane - stessa coiffeuse ? - del colore del look prescelto, ma di solito è più sobria




Nella Riviera dei Fuori questo e altro.
" La Regina è nelle nostre mani "
Chiederanno un riscatto pungente?

Una Sambuca aspettando il treno?


gdf

gdf p.s. Il pranzo da Luca Collami nel post precedente : o anche    QUI

sabato 1 aprile 2017

Pizza in pala alla romana


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FINALE LIGURE - Lontano dagli stereotipi del ristoratore ligure indolente, Timi, l'albanese contro corrente sovverte i temi e i modi di dire e se ne inventa un'altra, anzi, di più. Settimana prossima aprirà il nuovo "Sogno" in centro a Finale, a due passi dalla grande ruota panoramica, la piazza principale e le belle spiagge sabbiose.

Nella scorsa estate aveva aperto questa trattoria lungomare con dehors piazzatissimo sull'ampia passeggiata. Ora, L'Osteria del Buon Gusto aggiusta il tiro su un tema che tira sempre anche quando è banalizzato per utilizzo di tecniche e prodotti, sempre troppo simili tra una pizzeria e l'altra. E così Timi, per distinguersi, è andato ad imparare un metodo assai diverso per portare in tavola un'ottima pizza.

Come dire ... ti è piaciuta? Bene, e allora devi venire per forza da me a mangiarla, perché non è così semplice la lavorazione di questa pizza, ma -dopo averne assaggiate mezza dozzina- posso dire che ne vale la pena. Lo stomaco non protesta e il palato ringrazia. Due situazioni che messe insieme non sono mai da dare per scontato.

A me non piace la pizza molle, quindi questa è la mia, perché anche se cresce di spessore rimane incredibilmente alveolata e lieve, ma soprattutto scrocchiarella. Il formato è quello romano, dove la chiamano alla pala o "pinsa", ma quel che conta è il protocollo appreso da Timi dal suo maestro veneto, terra di grandi impastatori. Si chiama Andrea Burel, sta a Fossalta di Portogruaro e insegna le diverse tecniche. Il link è in fondo al post.

Non lo conosco ma deve essere un perfezionista. Ho assistito all'uscita di una delle prima margherite del giorno. Timi ha mandato ad Andrea una foto del prodotto finito per verifica. Risposta? Gira le foglie del basilico, così fanno disordine...


Come sempre, si parte dalle farine, che in questo caso escludono completamente la zero e la "00". Uno e due e poi si parte da lievito madre e da una idratazione esuberante, fino a raggiungere una consistenza morbida ed elastica, anche grazie all'utilizzo di olio. La gestione dell'impasto, così arrendevole, necessità di una manualità sensibile, ma Timi, prima di essere pizzaiolo è cuoco, cuoco vero, e quindi non si ferma di certo davanti alle prime difficoltà, che avrà sicuramente incontrato quando si è trovato di fronte ad un impasto si malleabile, ma che ti sguscia via dalle mani come un' anguilla.

Ma il passaggio più "innovativo" del processo è rappresentato dalla cottura interrotta della base della pizza, che poi viene abbattuta e ripresa al momento di condirla, prima di terminare la cottura in forno; procedimento che evita alla pizza alla pala di impregnarsi di troppa umidità, quella che inevitabilmente gli ingredienti trasmettono all'impasto.

Il protocollo  

Inaugurazione lungomare, quasi in spiaggia. 

Oggi pomeriggio tutto gratis ... si attendono i primi assaggiatori, di ogni età 

Questo impasto e questa cottura si presterebbe anche alla progettazione di "pizze gourmet", ma per il momento è più saggio rimanere nel solco della tradizione del comfort food riconoscibile. Il formato è variabile, per una o due persone. Prevedibile un furibondo giro-pizza, per tutta la primavera e l'estate. Fast and furious on the beach e... Capricciosa con due "C" is meglio che one



 Momento glamour


 Il film del processo di lavorazione






 Margherita

Marinara : una delle  migliori

Perfetta anche la Ligure, con pesto in uscita, e foglie di basilico girate dalla parte giusta come richiede il Maestro. 



gdf Finale

sabato 22 ottobre 2016

I Sogni e le realtà di Timi


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Come l'ha definita quest'estate l'Edoardone nazionale? Una storia di immigrazione finita bene, e che sta pure proseguendo meglio, almeno dal punto di vista dello sviluppo delle idee e dei progetti.In 13 anni quest'uomo arrivato dall'Albania con buoni propositi ne ha fatte di cose, e ancora ne sta facendo.

Il Sogno di Timi, buon ristorante di Finale Ligure, con ampio giardino e due calde salette, ma forse un po' troppo defilato per convincere il pubblico disattento a frequentarlo anche all'ora di pranzo. E allora che fare? Anche lui come altri, convergendo verso il centro, ma non con un'unica soluzione in mente, perché chi ha fame dorme poco, pensa molto, agisce tanto.

Quindi Il Sogno raddoppia e si posta in centro. E' già da luglio che la famiglia allargata gestisce con successo di pubblico e di cassetto l'Osteria del Buon Gusto, sul lungomare di Finale, mentre poco più all'interno, alla convergenza di tre tratti stradali frequentatissimi -anche perché vicini alla centralissima Piazza Vittorio Emanuele- troveremo nei prossimi mesi la nuovissima sede de Il Sogno, in una collocazione che inviterebbe a strafare. Speriamo di no, e che il sogno continui. Cucine da incubo ce ne sono già abbastanza.

Sono arrivati i funghi all'Osteria

Apparecchiatura e "cadre" da vera trattoria

L'ampio spazio all'esterno, direttamente sul trafficato lungomare, almeno in estate.

L'aperitivo in Osteria, prima di salire a Il Sogno

Pietro Genduso, grande motore propulsivo in sala all'Osteria del Buon Gusto



Torniamo a Il Sogno

Porcini, trombette, acciughe, triglie, naselli ... sembra una magic box su cui costruire un menù


Fiori bianchi, fiori gialli e persistenza notevole

Insalata di gamberi rosa al vapore, trombette, porcini e croccante di castagna

Insalata di verdure di stagione e calamaro cotto a bassa temperatura. Vinaigrette di barbabietola

Ottimo spaghettone d'autore, con acciughe fresche peperoncino dolce forte, briciole di pane e profumo di origano. Pollice alzato
Così come è ben riuscita quest'acqua pazza da cui emerge un freschissimo e profumatissimo nasello
Dessert stagionale, di cachi

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