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martedì 21 febbraio 2017

Yannick Alléno : estrazioni, esternazioni e fermentazioni


- del Guardiano del Faro -


Grinzane Cavour (CN) Domenica 19 febbraio 2017, ore 10.00

Luciano Bertello -il primo da destra- è un formidabile organizzatore di eventi "haut de gamme". Sono diversi anni che lo seguo e lo inseguo tra castelli nebbiosi ed enoteche regionali di prestigio, senza mai rimanere deluso nè dai luoghi nè dai protagonisti. Prima a Canale e poi qui a Grinzane Cavour, dove è andata in scena una manifestazione/evento di grande rilevanza mediatica e di spessore culturale/gastronomico come se ne vedono raramente in Italia.

Stavolta anche il fattore "C" ha avuto il suo peso, perché questi eventi che durano un giorno comportano una preparazione lunga un anno. Scegliere un anno fa -immagino anche ben assistito- Yannick Alléno come premiato poteva sembrare un piccolo azzardo, perché lo straordinario chef francese non era poi così noto neppure ai tanti gourmet italiani che viaggiano in Francia alla ricerca del meglio.

Che fosse proprio lui a centrare -fatto rarissimo- un secondo obiettivo straordinario giusto qualche settimana fa era oggettivamente poco plausibile. Con la Rossa, fare previsioni è sempre più arduo.

Yannick ha fatto doppietta. Due ristoranti in terra di Francia premiati con tre stelle Michelin si sono visti eccezionalmente. Adesso, mentre scrivo a caldo nonostante il gelo e la nebbia di Grinzane, mi vengono in mente Marc Veyrat e Alain Ducasse. Approfondendo ne troveremo altri, ma intanto prendiamoci questo, in una giornata che dal freddo passerà a climi e argomentazioni molto più calde.

 
Tanto per rimanere sul pezzo, questa è stata la :

1^ Edizione Omaggio
“Langhe-Roero e Monferrato: dialoghi del gusto nei paesaggi UNESCO”



Enzo Vizzari fa un gesto allo  stesso tempo elegante e pratico. Si leva dal polso un prezioso orologio e lo appoggia delicatamente a fianco degli appunti che si è fabbricato per tempo. Non ne avrebbe bisogno -di prendere appunti- però secondo me ha fatto quel gesto per tenere in ordine il timing della presentazione senza dover di tanto in tanto buttare l'occhio sul quadrante sotto il polsino. Non andare fuori tempo è un pregio, cosa che oggi poteva accadere, tenuto conto della quantità dei temi e dello spessore dei contenuti.

Era già accaduto in altri eventi organizzati da Luciano Bertello a cui avevo partecipato. Redzepi, Romito, Crippa ... tutti tosti di concetti, ben chiari e diretti su cui dibattere. Certezze potenti, nitide, discutibili. Normalmente c'è tanta polpa da addentare in questi eventi, invece stavolta serviva un salsa-cucchiaio.

Yannick Alléno la butta giù subito dura. Se lo può permettere, con 18 ristoranti nelle sue mani, circa 500 dipendenti ed una banlieue di altre situazioni tutt'altro che periferiche, quelle che portano lavoro complessivamente a 1200 persone in giro per il mondo. Un francese simpatico lo definisce Paolo Marchi. Replica Yannick: gli italiani sono dei francesi con un miglior senso dell'umorismo. 1-1 Come spesso succede, andiamo ai supplementari.

Dicevo, la butta SUBITO giù dura dicendo una cosa che mi ha fatto venire voglia di strapparmi di dosso la camicia e sfoderare la t-shirt che porto di sotto, quella con stampato : JE SUIS ESCOFFIER.


Le salse sono la base della cucina. Le salse sono il fondamento dell'alta cucina. Le salse valgono l'ottanta per cento nella riuscita di un piatto. Mi appare un ologramma di Georges Blanc. Non l'ho visto solo io, credo anche Vizzari.

Avevo appena riletto quel capitolo che apre il librone da 1000 e più pagine di Escoffier, quello che individua nelle salse "la pietra angolare" dell'alta cucina, spiegando che cosa sono le salse, come si dividono, come si fanno, come vanno impiegate.

Yannick parte di lì, dalla pietra angolare e riparte per un viaggio sensoriale che ti fa immaginare lo stesso mondo che pensi di conoscere, cambiandone l'approccio però, applicando le tecnologie e gli strumenti di cui dispone -centro sperimentazione incluso- per poi raggiungere un obiettivo che non sia astratto o punitivo, tanto per completare l'ennesimo esercizio di stile alle spalle del cliente.

La centralità del gusto deve rimanere la priorità, ma è il come arrivarci che può essere sviluppato, arrivando alla purezza, all'essenza, alla pulizia del gusto, alla radice dell'elemento inteso come alimento.

Mi devo contenere, non riconosco neppure il mio vicino di poltrona, l'amico Fabrizio, proprietario de La Madernassa, che ha proprio in un allievo di Alléno il suo numero 10 da mettere in campo ogni giorno : Michelangelo Mammoliti.

Luciano sa scegliere anche delle Hostess Haut de Gamme, quelle che ci conducono nel bellissimo centro convegni del Castello di Grinzane Cavour, guide tra le nebbie

Estrazioni, filtrazioni, crio estrazioni, fermentazioni ... e poi, ottenuto il massimo della purezza e della riconoscibilità da un prodotto che si fa? Si fa quel che si vuole. Un brodo, una crema, un sorbetto, una gelatina ... un che caspita ti pare, ma sempre di SALSA si tratta.

Salta fuori una citazione riconducibile a Michel Chapoutier, socio con Alléno in vigne condivise. Solo con la fermentazione di un prodotto della terra puoi riconoscere se quell'elemento vegetale proviene da una zona piuttosto che da un'altra.

Eccerto, è il principio di ogni vino di terroir. Non era difficile da intuire, ma ci voleva qualcuno che aprisse la mente al dialogo. Mi manca sono una citazione ai Cistercensi e poi mi potrei librare in cielo come un lievito autoctono.

Ormai è diventato un duetto Vizzari-Alléno. Enzo, ritrovato in gran forma. Pacato, autorevole ma delicato, quasi diplomatico mentre introduce e traduce, commenta e fomenta. Performance haut de gamme anche la sua, in questo clima sabaudo-francese, tirando fuori dalle fondamenta di questo vecchio Chateau argomenti modernissimi e fondamentali per l'alta cucina: le salse.


Ore 9.45. Siamo ancora tranquilli, ma tra una quarto d'ora la sala sarà al completo. Posti in piedi dopo le 10.

Michelangelo Mammoliti ritrova il suo maestro. Angelo Gaja saluta l'alieno. Vizzari, si vede, è in giornata di grazia, felice anche perché Paolino -il figlio- sta prendendo una strada comune, con sempre più consapevolezza e competenza.

Tomaso Zanoletti, Presidente dell'Enoteca Regionale Cavour introduce 

E poi consegna il premio 


Caffè e backstage per chi dovrà ravvivare la giornata con una cucina da mangiare e non da spiegare. Siamo al Castello di Grinzane. Il mio amico Marc Lanteri incrocia il suo accento Franco-Provenzale con la cadenza parigina di Michelangelo Mammoliti, per altro contaminata da un avventuroso viaggio attraverso foreste e paludi Thailandesi, ampiamente documentato sulla sua pagina FB. Ne è uscito bene, persino abbronzato a febbraio, pronto per l'isola dei famosi. 

E' uscito anche il sole dalle nebbie. Luciano ha pensato a tutto. 

Aperitivone in Enoteca 

Ottimi finger, anche di un certo peso specifico per chi tenda al brunch 

Amy Bellotti Lanteri : la castellana 

Finiture in sala al Ristorante Marc Lanteri al Castello 


Il menù condiviso 


Le fermentazioni sono fondamentali, perché preservano l'anima del vegetale, lo trasformano rendendolo comunque distinguibile, a seconda della sua provenienza. Michel Chapoutier ha sicuramente ragione, anche se si trattasse di una gamba di sedano coltivata nella periferia parigina piuttosto che in una campagna provenzale.

Germano Ettore, un'etichetta che su questo tema non smentisce il concetto. Le fermentazioni alla lunga fanno male mi va notare un commensale, ma non ho capito se alludesse a quella dell'uva o a quella del sedano. Il sedano fermentato non l'ho mai mangiato. Chissà se va meglio con il sauvignon, lo chardonnay o con il riesling Germano Ettore.

Omaggio a Kandinsky - MM

Spaghetti BBQ - MM 

Filetto Fassona, carciofi di Albenga, flan di spinaci e ... fondo bruno degno di Escoffier - ML 

Goccia di cioccolato, caramello e mandarino -ML 

Le brigate unite, di sala e cucina 

Ragazzi, le cene a quattro mani stanno andando un po' fuori moda, però, se volete fare una performance alternativa e comune a La Madernassa, una foto di buon auspicio c'è già.

gdf

martedì 9 dicembre 2014

Niko Romito premiato all’Enoteca Regionale del Roero a Canale


del Guardiano del Faro

Luciano Bertello, Enzo Vizzari, Niko Romito
Questo post è datato martedì 9 dicembre, quindi era l’altro ieri, domenica 7 dicembre, il momento in cui ho goduto del piacere di tornare  a Canale dagli amici Luciano Bertello e Davide Palluda per vivere e condividere un evento sempre più convincente e veramente ben organizzato come è il “ Roero: orti e frutteti, un paesaggio di casa” .

Il libro di Romito
Questa, tra le migliori manifestazioni tematiche ha giustamente sottolineato Enzo Vizzari, felice quanto Fausto Arrighi di premiare il loro pupillo ormai affermatissimo, Niko Romito del Reale di Castel di Sangro, con la motivazione: <<Per aver cercato e raggiunto l’essenza dei sapori e dei valori della civiltà della tavola d’Abruzzo, componendoli in un quadro di armonia e nobilitandoli attraverso un moderno gusto del design e del colore.>>


Con la dedica “paesaggio della tavola” si è fatto seguito alle precedenti edizioni, che dal 2007 hanno premiato personaggi di primo piano della ristorazione, persone che hanno valorizzato come pochi altri il territorio che li circonda, a partire da : Antonio Santini (2007), Michel Bras (2008), Alain Ducasse (2009), Victor Arguinzoniz (2010), Stefan Neugebauer (2011), Marc Haeberlin (2012), René Redzepi (2013), fino a l'Omaggio incontra gli orti d’Abruzzo per Niko Romito.


C’è stato tempo e modo per annusare gli ottimi tartufi bianchi di questo spicchio di regione incastrata tra torinese e Langhe, e per presentare un libro di Romito, ma soprattutto di rivivere in parole la storia di questo cuoco autodidatta, che da umile allievo è divenuto in breve anche un Maestro, missione che esercita nella sua scuola di cucina a Casadonna, dove oltre a servire i clienti, si insegna come arrivare ai vertici della ristorazione secondo i chiari principi di Romito.


Romito, trovatosi a cavallo del millennio a gestire un ristorante per cause di forza maggiore, e in cinque anni formatosi per gradi, anzi per gradini, anche ripidi e infidi, arrivando alla prima vera conferma nel 2005, quando Enzo Vizzari gli assegnò il titolo di miglior giovane sulla Guida de L’Espresso. Fu poi Fausto Arrighi a raccogliere il testimone e portarlo in sette anni verso il traguardo. Da zero a tre stelle Michelin, una cosa mai vista in Italia, credo, siglando una delle più belle storie di alta cucina italiana, partendo da una regione dove negli anni novanta c’era il nulla, se paragonata ad altre regioni italiane, mentre ora l’Abruzzo può vantare cinque locali stellati oltre al Reale, in rapporto ad una popolazione pari alla provincia di Genova.

Degustazione dei vini del Roero en plein air
Romito ci ha tenuto molto a spiegare come prima di tutto venga "il prodotto" nella sua cucina, l’essenzialità, la concentrazione dei sapori, il minimalismo nel numero di elementi presenti nel piatto, ma dove, se necessario, saranno utilizzati invece molti ingredienti per raggiungere un risultato occultabile agli occhi ma non al palato. Un sapore che deve convincere per sottrazione visiva dopo essere stato fissato nell'elemento principale per addizione di tecnica.

E poi ha ribadito una sentita necessità, chiedendo agli chef più esuberanti di fare un passo indietro, lasciando parlare il piatto prima ancora di raccontarlo o spiegarlo, dando la precedenza alle sensazioni pure, quelle facenti parte della teoria della pulizia del gusto, quello che può avvertire il cliente preparato, seduto ad un suo tavolo mentre assaggia anche solo un “apparentemente” semplice carciofo.

E ancora della teoria ché se non avessimo un retaggio romantico della cucina della mamma o della nonna, assaggiandoli scevri da ricordi certi, molti di quei piatti da lacrime li troveremmo oggi al limite del disgustoso, pregni di grassi superflui e corredati da verdure ossidate.

Ci vorrebbero 40 anni di lavoro per rimodernare la cucina delle tradizioni regionali italiane, vecchie e basta. In attesa che accada mi tengo sul comodino il ricettario immortale di Bergese, e anche i consigli che vanno bel oltre il fornello di Marchesi, comunque roba vecchia di almeno 30 o 60 anni fa.

Ma per parlare a lungo di un argomento, bisognerebbe conoscere a pieno la materia, e quindi qui mi fermo, avendo per una sola volta varcato la soglia del Reale, in questa occasione che ricordo nitidamente a due anni di distanza, esperienza che non mi è bastata per comprendere a pieno il genio di quest'uomo umile, testardo e capace di far suo un mestiere che non lo era forse neppure un decina di anni fa. 

Un originale presepio fatto unicamente di legno, anche usando quello della vite
A completare una giornata di festa per tutto un paese, non poteva mancare la degustazione/aperitivo in cortile, con convincenti bianchi e rossi del Roero a riscaldare un pomeriggio per nulla freddo, in attesa di andare a tavola per gustare questo raffinato menù messo a disposizione della sessantina di ospiti dal resident chef Davide Palluda, da Massimo Dellaferrera della Coccinella di Serravalle Langhe, da Massimo Corso de La Libera di Alba (in dolce attesa di trasferimento a La Morra), da Ugo Alciati dal Ristorante Guido di Serralunga d’Alba, e da Maurilio Garola della Ciau del Tornavento di Treiso. Non è mancata neppure la presenza del noto nutrizionista Prof. Calabrese, a far notare una certa disparità tra proteine animali e verdure nel menù, ma accidenti professore! Quando è festa è festa!

La sala è pronta

Menù a cinque mani

Davide accoglie i primi illustri ospiti

Un olio straordinario quello proveniente dall'uliveto Bramafam, da piante che sopravvivono incredibilmente a Revello, ai piedi del Monviso. Un vero regalo : grazie alla passione di Paolo Pejrone.

Primi snack

... e ancora

... e ancora.

Davide Palluda : bue di Carrù al naturale con olio Bramafam soffice ...
il trucco c'è ma non si vede

Massimo Dellaferrara : più evidente e diretta la sua zucca caramellata con gelato di Castelmagno e fonduta

Massimo Corso, che ha ben inteso che un piatto di Bergese non è migliorabile neppure dopo mezzo secolo: Sostanzialmente è l'uovo in raviolo con tartufo bianco. Da sempre in carta al San Domenico di Imola

Davide Palluda, uno a cui piace vincere facile: tagliatelle al sugo di beccaccia ... lussuriose

Ugo Alciati con un merletto di eleganza rara: un merluzzo prima marinato e poi servito in caldo freddo di brodo di fieno e patate ... e tartufo bianco. Paga solo la stramba collocazione nel menù

Non puoi andar via dal Piemonte senza un pezzo di formaggio d'alpeggio e un soffice pane ai fichi.

Maurilio Garola : dessert stagionale e spietatamente territoriale. 
Cilindro croccante, mousse di marron glacé, gelato di castagne, cachi passati e noci.

Uva del Roero?


Tris di stelle

E tutta la brigata unita in un unico applauso

gdf