sabato 25 dicembre 2010

Natale sotto la pioggia : 14 scatti dal mio delizioso pranzo di Natale.

- del Guardiano del Faro -


Roberto Rollino prima di andare in cucina a farsi il mazzo per 40 coperti oggi alle 12.30

Però prego accedere a John Coltrane prima di mettervi a tavola:

http://www.youtube.com/watch?v=U5Nrb481QU8&feature=related

Le foto si possono allargare con un click ;-)































gdf


Ristorante La Femme La Meridiana

San Bartolomeo al Mare ( IM )

sotto l'albero

Un po' di serenita' in famiglia, una magnum di Krug '90, la Messa di mezzanotte e del sano rock'n'roll tornando a casa, cosa volere di piu'?

Auguri ai pards e agli amici che ci seguono..

giovedì 23 dicembre 2010

Natale, che noia... ma a Montecarlo no !

- del Guardiano del Faro -

Si, lo so, una settimana che traffico dietro al back office di questo blog confidenziale e già mi lascio andare lascivamente su sentieri abbigliati in red carpet, la vie en rouge e noir da Casinò, e adesso i pards mi affibbieranno il primo cartellino giallo così lo metto sul tavolo verde e sui colori basic stiamo a posto.A Montecarlo strade poco asfaltate come amerebbero gli armadilli non ne ho mai viste , perchè non ce ne sono proprio, anzi, piuttosto un tappetino liscio di catrame cashmirato e marciapiede di marmo satin setoso .

Però le feste natalizie sono noiose e a rischio depressione, e allora diamoci una botta di vita, eccheccaperò !



Le novità nel paese dei balocchi non mancano mai, figuriamoci sotto feste, verificato il bel mondo del Buddha bar ecco che a Le Cabaret parte questo spettacolo dove charme, sensualità e glamour non mancheranno, e a giudicare dal manifesto le promesse dovrebbero essere mantenute, o sul palcoscenico o sul parterre il tacco 20 sarà d'ordinanza comunale.

Voglia di dolce? Non ci crederete cosa si sono inventati questi fancazzisti miliardari e manager appiedilisti che non sono altro.



Le penne Mont Blanc e la pasticceria, e allora da dicembre a febbraio, saranno proposte novità gastronomiche al Fairmont Monte-Carlo, ( l’ex Loews, sopra il tunnel del Gran Premio per capirsi ) creazioni esclusive del creativo Chef patissier Maryan Gandon .Forse meglio affidarsi alla cantina del buon amico Massimo Sacco, l’uomo delle manifestazioni estive del Rossese che qui cambia look e stappa i più famosi grand cru vista mare.

Grande novità anche al Grimaldi Forum, dove è stato inaugurato il novello Cafè Llorca, Ristorante gastronomico supervisionato dallo cheffone bistellato ex Negresco ed ex Moulins de Mougins, lounge bar, ristorazione rapida e spazio per ogni sorta di evento .

Eccolo qui con il Principe, il principe Alberto è quello a sinistra..




Archiviato il vecchio arredamento asettico che connotava la discoteca Karement, qui ora il leitmotiv si ispira alla green attitude ed al frutto dell'ulivo.Il pavimento è in legno così come parte delle sedie e delle pareti divisorie, il colore marrone scuro avvolge e dà subito la sensazione di un calore nuovo, inedito. L'intimità di un ambiente lounge è possibile grazie al più intimo spazio VIP. Il bar esterno inoltre permette di approfittare della romantica terrazza - una vista ecezionale fa cielo e mare - di 220 metri quadri . Per mangiare qualcosa non credo serva prenotare, se è vero che sono 500 i coperti disponibili nelle diverse situazioni giornaliere, così come per prendere un bicchiere all’aperitivo, fino a 1000 persone non ci si pesta i piedi. Il motto del locale e della società di gestione è “ Tout est possibile! “ . Non ho motivi di dubitarne.

Ancora una novità, perché a Montecarlo si dorme poco evidentemente, e quindi ecco anche l’AfterWork, il dopo lavoro insomma, non quello ferroviario con la bocciofila e la partitona a scopa, alla monegasca ça va sans dire . Dalle 18 alle 23 al Black Diamond parte la festa. Non so quando tiri lo sprizz, ma con il Ricco buffet e la grande Musica Very Elegant style by dj di Radio Montecarlo Marco Ferri, una coppetta di champagnino a 20 euro la coupe tirerà l'altra.

Qualcosa di più classico? Nessun problema, che ne dite di un menù a buffet nella Salle Empire del Grand Hotel de Paris ? 150 euro a testa, ma vi danno anche del vino da bere. Stessa cosa per qualche euro in meno alla Salle Belle Epoque dell’Hermitage, secondo me ancora più bella.

E dopo pranzo ? Un colpo alla roulette glielo vogliamo dare?




O forse meglio una bella mano di poker in modalità più confidenzale?

Buon Natale a tutti!




gdf

p.s. prima di esserci mandato mi ci mando:

http://www.youtube.com/watch?v=yFE6qQ3ySXE


mercoledì 22 dicembre 2010

Il vino del giorno : Champagne Les Papilles Insolites, Jacques Lassaigne

Insolita o Insolente?

Appena sboccata, e quindi giustamente inviperita per l’affronto subìto non ne vuole sapere di spiegare il suo dove, il suo come e il perché . Neppure il produttore si esprime più di tanto, anzi, in etichetta quasi per niente, quindi bisogna affidarsi al fine perlage corredato dal giallo paglierino piuttosto intenso e al naso complesso già da subito, a due mesi dalla sboccatura, questa si, questa indicata con discrezione in etichetta, appena incisa lateralmente ton sur ton, quasi dissimulata come fosse un semplice lotto di produzione.


L’esuberanza del perlage e la violenza del bouquet tradisce la matrice chardonnay, proveniente delle vigne del comune di Montegeux, piantate a grande maggioranza chardonnay, quindi verrebbe da pensare a un appuntito blanc de blancs, ma così fosse perché non indicarlo in etichetta oltre alla specifica extra brut? Quindi probabilmente qualche grappolo di pinot noir ci è finito dentro, e una certa complessità olfattiva lo confermerebbe.

In bocca conferma i toni aggressivi , ma che caratterino ! Dilaga solleticando lingua e palato provocando salivazione incontrollabile, più per l’acidità che per la salinità minerale volendo far la punta alla matita, ma così facendo disegna un immaginario futuro pieno di promesse che manterrà. Qualche sensazione retronasale burrosa, un agrumato amaro come un pompelmo, una crosta di pane tostato, ma tutto piuttosto scomposto.



Davvero troppo giovane, troppo presto per stapparlo, difficile anche mangiarci qualche cosa insieme, o anche no, perché alla fine sopporterebbe però con ovvio squilibrio anche un bocconcino di mozzarella di bufala come un crostino con cetriolo fresco e acciuga marinata, ma senza nascondere la profonda irritazione per l’affronto subito.

In enoteca, in Francia, tra i 35 e i 40 euro, rapporto qualità prezzo interessante.

http://www.youtube.com/watch?v=vECdSTQn4MY





gdf

martedì 21 dicembre 2010

Il vino del giorno: Chateau Chalon Berthet-Bondet 2002

Il Domaine Berthet Bondet, idealmente situato nel centro della denominazione Chateau Chalon, nel Jura, è un piccolo podere che può contare su una decina di ettari vitati a maggioranza di vitigni a bacca bianca: Savagnin e Chardonnay , e una piccolissima superficie di vitigni a bacca rossa quali Trousseau, Pinot Noir e Poulsard.



E’ dal varietale Savagnin che è ovviamente ricavato questo Chateau Chalon , vino che può essere prodotto solo nelle annate in cui l’esperta schiera di specialisti si riuniscono nella commissione incaricata di decidere se una tale annata potrà fregiarsi della definizione Chateau Chalon oppure più semplicemente Vin Jaune. Sulle modalità e le curiosità storiche relative all’unicità di questa appellation rimando al post precedente sul tema :
http://armadillobar.blogspot.com/2010/08/chateau-chalon-jean-macle-jura.html



Rinfrescata la memoria sulle origini e sulle peculiarità di questa originale vinificazione, possiamo tornare sul vino in oggetto che si presenta nel bicchiere agile e scorrevole. Paglierino di media intensità con qualche vago riflesso dorato.
Il naso riporta velocemente alla mente i tratti tipici che identificano questi vini sempre al limite dell’ossidativo, quindi noci fresche e mallo di noce qui corredate da un pungente curry verde e un qualcosa di sottobosco simile a funghi; i più spregiudicati potrebbero spingersi a identificare le spugnole, abbinamento validissimo anche in tavola.



In bocca sorprende per la freschissima acidità quasi tagliente non ancora sorretta dal resto del contesto, in attesa di ulteriore evoluzione, anche ventennale avendo pazienza. Per ora si accontenta di ravvivare le papille con mineralità discreta e avvolgenza limitata. Magretto in bocca, ma non anoressico, mentre la persistenza è notevole e il rimando di alcool è ancora un po’ troppo evidente ( 14 ° dichiarati, ma forse sottostimati ) e il retrogusto di mallo di noce e curry di piacevole nettezza. Grande approccio e grande chiusura quindi, con parecchio ancora da migliorare in fase evolutiva per completare un quadro per ora abbozzato.

Forse a questo stadio non ancora adeguato a sostenere match con i più maturi formaggi Comtè, e allora meglio su una pollastra in salsa cremosa di spugnole e carciofi stufati, piuttosto di un ricco risotto con porcini mantecato con formaggi tosti come un Taleggio, fino al richiamo infinito sul capolavoro di Alain Passard : filettini di astice ( o di scampi ) in salsa di Vin Jaune, dove la lotta tra acidità diverse farà trasalire anche i più esperti gourmet, nient’altro, qualche fagiolino verde e basta, qualsiasi altro elemento sarebbe superfluo come una colonna sonora sotto un film di François Truffaut.



Il vino costa in cantina una trentina di euro e si trova in enoteca attorno ai 45/50 euro , prezzo giustificato dal prolungato elevage ( quasi sette anni ) e dal limitato numero di annate nelle quali si può produrre, pas de 2001 dans l’appellation, per esempio.

Per ogni altro dettaglio rimando al sito del Domaine.



http://www.berthet-bondet.net/chateau-chalon.htm

tante strade da percorrere con amore per fare un vino così..




gdf

lunedì 20 dicembre 2010

Monicelli, Ok. Ma Blake Edwards ce lo siamo dimenticati ?


Ma stiamo scherzando? Certo che si, quelli che hanno un ironia o un sarcasmo sopra media sono sempre miei amici. Meglio arrivarci prima che dopo, però qui siamo tutti in ritardo, tutti sul Monicelli toscano mentre non trovo niente di interessante e completo sul Blake da parte dei blogger gastroalcolici, stiamo diventando finalmente nazionalisti ? E finalmente nel senso francese del termine, “alla fine” che non è molto positivo quanto definitivo. Come lo stop alle riprese sul loro set infinito, se ne sono andati dopo lunghissima vita a distanza di non molti giorni.


Non ve lo voglio menare a lungo sul tema, non mi piacciono i necrologi, rimarrei solo su alcuni spunti indimenticabili : sul “Gatto” di Colazione da Tiffany che è uno dei miei soprannomi, per chi può permetterselo, che è anche lui del 1961, e quindi ne ha diritto, ma su tutti il mio incompiuto in una possibile situazione di ristorante o di hotel dove ho messo mano, e cioè riuscire ad attraversare a piedi un intera piscina con due Martini su un vassoio facendo bene attenzione a non versarli e poterli bere una volta messi al sicuro dall’acqua, uscendo dall'altra parete della piscina. Lo sguardo fisso e dritto verso la via più rettilinea per raggiungere l’ipotetico cliente, che però se è più sobrio del cameriere non può capire, e se non li vuole me li bevo io, anche quelli, e anche qui, caviale nelle mani, carta igienica che rotola all’infinito, e altre cose che puoi capire solo se hai raggiunto il terzo Martini.


Ero un infante quando mi innamorai solo del titolo di un film che di cartellone faceva “ il seme del tamarindo” , li colleziono ancora i semi dei tamarindi. Sulla spiaggia di “TEN” invece ci abbiamo lasciato molto seme diverso con una Bo Derek piuttosto devastante per i diciottenni.


Il cinismo infinito che mi appartiene come in S.O.B. , il francesismo opposto dell’ispettor Clouseau, e il fiasco toscano, non di Chianti ma con il Benigni toscano. Ma alla fine un oscar non si nega a nessuno, soprattutto se ci ha fatto molto ridere e molto sognare.



http://www.youtube.com/watch?v=jBupII3LH_Q




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domenica 19 dicembre 2010

Jacques Maximin : Bonaparte o Bukowski ?

- del Guardiano del Faro -



Per gli ammiratori fu ( è ) "Le Bonaparte" della cucina francese, per gli scettici il Bukowski. Sintesi del genio e delle debolezze umane, quanto lo capisco. Ora, che sta facendo Maximin ? L’uomo della frase più replicata dai cuochi creativi di mezzo mondo “Créativité c’est ne pas copier” . Chef che ha lasciato il segno sulla pelle a tanti altri suoi colleghi per l’incisività , la precisione e la concisione di sapori che riusciva a sintetizzare dans l’assiette. Un uomo che non amava e non ama certo le comode strade asfaltate, poche autoroute e pas d'autogrill bien sure !



Per i più, Maximin è associabile a i migliori momenti de Le Chanteclair, all’interno dell’ Hotel Negresco di Nizza, dal 1978 al 1989 , periodo nel quale la critica ( 19/20mi Gault Millau e due stelle Michelin ) e il folto pubblico di gourmet e di colleghi ne sancirono l’ascensione alle più alte vette della gastronomia francese. Prima di ciò ci fu un apprendistato trois etoiles presso La Bonne Auberge dei Rostang ad Antibes e dall’inevitabile Roger Vergé a Mougins.



Il grande successo niçoise non bastò, e la follia artistica frutto delle belle frequentazioni delle mille menti più creative della Costa Azzurra lo spinsero verso il più folle ristorante che ho mai visto in questa prima parte di vita. Il Teatro. Maximin al Negresco non amava far visitare a nessuno la cucina del Palazzo, così, per il gusto di dire di no. Nel Teatro dimostrò il contrario, creando la più grande cucina a vista della storia , dove l’occupazione totale dell’edificio collocato giusto a due passi dietro alla centralissima Place Massena , privilegiava il ruolo della cucina rispetto a quella della sala riservata ai clienti. Ancora provocatore. Tutti i tavoli a raggio circolare sistemati concentricamente nella platea dove ovviamente tutte le poltrone erano state eliminate, e l’enorme vetrata sul palco era li solo a dividere acusticamente e “odorosamente” lo spazio. Le opere d’arte moderna di Arman e molti altri contemporanei erano ovunque. I tendoni rimasero parte integrante dello spettacolo . Si aprivano per l’inizio dello spettacolo. Si chiudevano alla fine del servizio, quando l’ultimo piatto alla carta era uscito. E a questo punto l’immancabile Coup de Theatre, luci puntate sul palco e apertura improvvisa dei tendoni, e dietro l’intera brigata schierata attorno al loro Bonaparte ad inchinarsi e a porgere la toque al pubblico. Applauso spontaneo e finale a stappo continuo di Champagne.



Durò poco, prevedibilmente. I costi erano presumibilmente folli e il coperchio saltò dopo circa un anno e mezzo. E allora eccolo ricomparire in un contesto ancora una volta completamente diverso, in collina, in una piccola table de campagne , la Table des Amis ( 2 stelle Michelin a Vence ) . Un buon periodo per la tranquillità , forse troppo, lontano dalle platee ma non troppo dalle bottiglie. Non posso entrare nel dettaglio di quello che poteva avvenire in quel luogo rilassante durante un servizio, non posso proprio, preferisco solo ricordare ancora una volta piatti di una incisività e di una grinta prossima all’aggressività. Si disimpegnò gradatamente e il locale si spense lentamente, sparendo a sua volta dalla costellazione stellata Maximin.



All’alba della sessantina rieccolo, vedi che l’alcool e i cibi ricchi non fanno male. Comanda la testa, e allora bentornato Jacques, sur la Promenade de la Plage a Cagnes sur Mer, Le Bistrot de La Marine . E’ tempo di tornare, e’ tempo di rispolverare emozioni forti.

http://www.youtube.com/watch?v=QDetQ18fw5Q

A bientot avec Jacques Maximin.




gdf

giovedì 16 dicembre 2010

Vodka: " Cara, stasero prendo la Escort"


Vodka!
Tanto son bello fresco…
http://www.youtube.com/watch?v=CEKg_Q8g18A
Ragazzi belìn se fa freddo, non so da voi ma in Riviera ne sono rimasti sette o otto sopra la linea di galleggiamento. Pellicce di lapin spelacchiato e berrette di lana che non le vedevo dai tempi di Gustavo Thoeni sul lungo mare sono cose che allontanano i pensieri dall’effetto serra. Forse perché qui sopra ormai le serre le stanno chiudendo tutte. Adesso ci piantano il Vermentino e il Pigato biodinamico proprio li dove ci hanno buttato per tre quarti di secolo concimi chimici; per non dire della zucchina torbata, turbata più che torbata, che appena la appoggi in padella ti ributta in faccia una puzza di cloaca immonda. E quindi ben venga il freddo, che anestetizza anche il basilico finto e il cuore di bue che si sa che ne ha poca di acqua, d’inverno un po’ di più, e sa proprio di acqua, così come certi vermentini sanno solo del detergente dove sono stati lavati i bicchieri.




E allora Vodka!



Strade gelate in collina, stamattina al Colle di Nava batteva a meno dieci, roba da russe, il termometro stava li, si, non c’era nessuno ma bisogna fare attenzione con certe gelate mattutine, figuriamoci la sera.

Cara, stasera esco, prendo la Escort.




Di seconda mano, a voler fare gli ottimisti, però tenuta bene, strade non asfastalte ne deve aver viste tante, e pure ghiacciate, mica il Montecarlo, forse il Sanremo, anche se adesso non è più ne mondiale e non deve ricorrere agli sterrati toscani , neanche più europeo, però certe gomme servono sempre in inverno.

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Hai sentito che umidità c’è stasera Tatiana? Ti penetra anche le ossa.
Non me lo dire, a me l’umidità mi penetra sempre ovunque, sono abituata.


Vodkina?


Io sono già alla terza.
Aspetti qualcuno?
Ok, non sei obbligata a rispondere
Cosa bevo io ?
Bloody Mary , vedi, anche qui sempre vodka in inverno.
Non ci vuole il sedano nel bloody?
E’ vero, come il cetriolo nel Moscow Mule, però anche la carotina non è male.
Sanremo è terribilmente umido in inverno, e quando è così umido sembra più freddo che a San Pietroburgo.
Ok, può darsi, forse perché a meno venti l’umidità non ci può essere, dovrebbe essersi ghiacciata a meno venti.
Perché il pomodoro?
Perché a noi maschietti bisogna che ci riguardiamo la prostata, e se il Professor Garattini l’ha detto al telegiornale che il pomodoro fa bene alla prostata e la preserva dai tumorelli io bevo il pomodoro, cinquanta e cinquanta, vodka e pomodoro, prima la prostata e poi il fegato, questioni di priorità Tatiana.
Ma voi italiani non bevete il Campari?
Certo, una cosa per volta, eccheccappero, fammi finire il Bloody e poi ti faccio vedere io: barman! Campari and orange.
Stagionale..
Brava, le arance non trattate della Riviera con il Campari, un pizzico di zucchero di canna, pestate come un Mojito, ghiaccio tritato e poi Campari a pioggia.
Ma non c’è Caviale russo in questo posto?
No Tatiana, anzi si, il caviale c’è però è di Calvisano.
Dov’è Kalvisano ? In Kazakhstan?
No, provincia di Brescia.
Spremono storioni in provincia di Brescia?
Sei pratica vedo…
Hai visto che piove?
Si, è una settimana che va avanti così, preferisci la neve?
Si, ma tiepida.
Lo sai bene l’italiano, hai studiato, anche i massimi sistemi dell’Universo immagino, saprai tutto anche dei buchi neri…
Certo, mi ci guadagno da vivere…

( copyright Woody Allen La dea dell’amore, lo so è volgare ma non riuscivo a farne a meno… :- )




gdf

martedì 14 dicembre 2010

Armadillo Christmas : La sottile linea rossa


Povera bestiola, cosa deve sopportare, anche la versione natalizia innevata. Dal caldo del Texas alle tristi lande canavesane, quasi eporediesi, quasi torinesi, in ogni caso con eccessi di accenti fatti di eeee strascicate tirate lunghe come una zanzara estiva finita sotto i tergicristallo. Da quelle parti si parla così per essere sicuri di usare bene tutte le vocali senza sciuparle, sfruttandole al massimo delle loro possibilità. C'è poco mercato di vocali da quelle parti, nessuno ha necessità di acquistarle. Perchè farlo, pari dignità di linguaggio individuabile tra i mille dialetti e inflessioni italiani, il profondo e saldo collegamento storico con il luogo, contaminato però da estremi così estremi da parere quasi disturbanti, ma anche no, ma faccio fatica a trovare una linea rossa tra Baldissero Canavese e Castellamonte, dove potresti incappare nella più esoterica e contradditoria comunità indipendente che fa di nome Damanhur, un must della categoria, così come nella più avanzata tecnologia applicata alla funzionalità e l'estetica, e cioè l'atelier Pininfarina, quelli che stampano il denaro e quelli che ne fanno altrettanto stampando lamiera.

Entità così diverse ma che possono condividire una notorietà comune invidiabile nei rispettivi settori di appartenenza. Non sarebbe da meno, tra gli alcolisti gourmet, anche il nome dell'Albergo Tre Re di Castellamonte, che già alcuni decenni fa faceva accorrere gli edonisti della forchetta alla ricerca di una solida cucina piemontese e non secondariamente , per la certezza di trovare un gioiello di essenzialità della piccola pasticceria: un tenero e morbido amaretto sfornato e servito ancora caldo sulla carta, da staccare con un veloce colpo di coltello.

Ma il fil rouge che collega la giornata sarà il colore rosso, perchè fa freddo, molto freddo, e allora più che gelarsi e graffiarsi la gola con ghiacciati bianchi di dubbia origine, meglio rivolgersi a caldi e avvolgenti abbracci di succhi di frutta a bacca rossa.



La sottile linea rossa ha i suoi buoni motivi per rimanere tale e quale. Ha oggettivamente pochi motivi per cambiare idea o espressione. Chiusa e inespressiva di fronte a tanta bianchezza lattiginosa che non invoglia ad aprirsi, costretta a delegare tutto alla fantasia. Rosso chiama rosso, i sommelier lo sanno, e ormai in Italia sono più degli amministratori condominiali, ma se regna il grigio sarà lei a doversi adeguare, perché anche i toni di rosso non sono tutti uguali, sempre che siano anche veri, lasciatemelo dire, il rosso non si improvvisa!
Ma veri o falsi che siano i suoi toni, di fronte ad un grigio interessante si evolverà a sua volta verso toni aranciati o mattonati, per adeguarsi al piatto del giorno, quel che passa. L’avrete intuito, sto parlando del big dick che ha vinto la giornata , il doppio magnum di Barolo Marcarini Brunate 1988, what else?
Diffidate dal rosso giovane, ruffiano e sfacciato. La sottile linea rossa da giovane è ingannevole, vi farebbe cadere facilmente a terra per una dolorosa facciata, ma così, senza cattiveria, così, solo per perfidia innata perché o è cattiva o è irlandese, amara di zucchero e di malto.


Invece l’italica andrà dapprima tutta sul frutto e sull’esuberanza , ostentativa, due doti che se te le piazza in faccia di sorpresa fai fatica a respingerle .Diversa la mattonata, intanto perché di solito arriva alle spalle e ti colpisce il cervelletto, piano piano, ma con esperta continuità. Il cervelletto con il martelletto. Queste cose un Rossese giovane se le sogna, ci vuole qualche anno sulle spalle per menartelo all’infinito. Senza trucco o con il trucco? E qui vi voglio, perché quel Barolo nel 88 scendeva ancora in cantina sicuramente senza strade asfaltate, ma molto probabilmente incontrando ancora qualche farmacista consenziente.

Parliamo di bibite ? L’aranciata è spesso anche poco effervescente, e come tono è ancora più fasullo, nove su dieci la bottiglia è andata, nel senso del contenuto, si salva il vetro, o come dicevano al generale in Hollywood Party, Signore! Sua moglie sta affogando in piscina! Salvate i gioielli! Invece una su dieci la porterei a casa per sempre, ma poi lo so già, durerebbe poco.

http://www.youtube.com/watch?v=8dHUfy_YBps



gdf