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lunedì 23 marzo 2015

Il Tantris di Novara nel giorno dell'eclissi


gdf


Mi piace tornare peridocamente in questo locale di Novara dove Marta Grassi e Mauro Gualandris tengono botta contro le banalità e le contrarietà. Ormai ci hanno fatto il callo. Nessuno è profeta in patria, sai che novità, ma in questo caso anche il giro del fumo dei soliti noti si spacca in due, nel senso che loro si godono il loro sedicesimo anno di stella Michelin, e tanto basta se sei tra i tre ristoranti stellati più vicini a Malpensa, comunque la pensino altri.

La cucina di Marta Grassi non si scopre certo ora, distaccata da codici maschilisti o tradizionalisti, convinta che si possa arrivare al centro del gusto anche facendo qualche giro intorno al tema, un po' come riuscire oggi a cavarsela in mezzo alla furibonda rivoluzione stradale che ha preso di mira Novara e suoi dintorni.

Meglio questo che fare un giro in centro, ad arrivarci in tempo utile sulle chiusure, dove le vetrine sono piatte, mentre qui i piatti sono vivaci e commentati solo in didascalico, come si farebbe passando davanti ai più eleganti negozi di questa città, dimentica di avere in periferia un'appendice ragguardevole. 

Dato per scontata la qualità del contenuto, notevele anche il contenitore

Cavolfiore spumoso concentratissimo, con altrettanto convincente gelato di bacon e ...

Mazzancolle, carciofi, subric di patate, olio agrumato solido

Alici e radici, crumble al sesamo, maionese di mare; cerebrale

Bonbon di foie gras, ciliegia, fragola, arancia ... fico, fichissimo

Hop!

La miglior cottura di un polpo a far compagnia a cinque cappelletti di ricotta e cime di rapa, brodetto di mare.

Baccalà, crema di patate e le sue bucce, fumo, riso nero croccante, gelatina speziata alla cannella. C'è una donna in cucina.

Ricciola arrostita, grano, raviolo di burrata, julienne di verdure e brodetto al lime. L'altra metà del mondo

Piccione arrostito al giusto rosa, foie gras, pan brioche, cacao, frutta candita alla cannella e all'anice stellato. Sabbia invece di una salsa? Sono proprio un conservatore ...

Chi è il gatto?

La foresta nera novarese

Panna cotta, vaniglia. lamponi, semifreddo al limone.
Come dicevano gli Spliff: gelati Motta con brio

Ricordo di violetta e lavanda del giardino, wow

... e altro


gdf

venerdì 8 febbraio 2013

Tantris | Novara



 del Guardiano del Faro


Non ha torto Marta Grassi, la dominazione degli chef star men è ormai compiuta. Non c’è convegno, evento o congresso dove almeno dodici apostoli non stiano puntualmente a destra e a sinistra del loro riferimento, del loro Dio e Padre del Congresso di turno.

Sperando che non sia l’ultima cena, quelli di sala -lo sappiamo- hanno preso atto di questa deriva che sembra inarrestabile, lenta quanto inarrestabile, e si sono recentemente organizzati all’interno dell’Associazione Noi di Sala, con tanto di T-Shirt che evidenzia il concetto. E qualche risultato, sul tema della visibilità, (la maglietta), lo stanno ottenendo. Ma l’ondata degli chef uomini continua a non fermarsi: miglior giovane dell’anno, miglior top di domani, miglior performance, miglior menù, numero uno di quelli, numero tre di quegli altri… ecc


E’ anche vero che il fenomeno delle tre Signore italiane tristellate Michelin fa meno effetto oggi (anche perché meno protagoniste di un decennio fa) e che di ragazze o signore che ci mettano la faccia con buoni o eccellenti risultati non è che ce ne siano molte, ma neppure poche; o comunque preferiscono rimanere defilate ed occuparsi delle loro cose piuttosto che imperversare a tutti gli eventi, i convegni o i congressi. Mi viene voglia di lanciare un evento di Chef al femminile, ne parlerò con Luigi Cremona e Lorenza Vitali.


Marta invece è una che con il tempo ha preso coraggio e si espone, a partire da una linea di cucina personale e anche abbastanza rischiosa. Una che non si è messa sotto la coperta della tradizione integralista ma che osa. E tenuto conto che osa in una cittadina tradizionalmente sotto sviluppata quanto a tavole di prestigio, questo vale ancora di più.

Le pietre del Ticino

L’unico locale di riferimento di questa città di 100.000 abitanti è questo, e lo era già dieci anni fa, e anche quasi venti anni fa, quando questa storia iniziò in un altro borgo periferico di Novara. Oggi è Vignale, prima fu Lomellogno, dove conobbi all’epoca questa coppia di ristoratori. Mauro Gualandris in sala e Marta Grassi in cucina si sono rinnovati, e devo dire con buoni risultati. La cucina di Marta mi è parsa più brillante e completa che in passato, pur percorrendo sentieri poco agevoli e dove qualche inciampo è quindi da mettere in preventivo.


Un ristorante si valuta nel suo complesso mi insegna il maestro, dall'accoglienza gentile alla porta, dal calore e dalla piacevolezza dell'ambiente, della sua illuminazione, della sua acustica, delle piccole attenzioni, dalla buona cucina e da una scelta di vini coerente. 


Attenzioni che partono dai piccoli e originali aperitivi, che oltre alle finissime sfoglie vegetali croccanti e leggere come le nuvole, comprendono gli originali ravioli di piccione con julienne di sedano, carote e salsa di soja; e infine la crema leggera di acciughe con dadini di topinambour.


Altra attenzione da sottolineare è relativa al servizio del pane, disposto su una lastra di pietra molto calda rialzata dalla tovaglia, che manterrà a una gradevole temperatura l'assortimento delle varie tipologie...


Un paio di bicchieri di bianco dall'Alto Adige non lo rifiuto mai

Il curioso e ben riuscito "calamaro condensato" con pane alla siciliana, giardiniera di verdura e contrasti agrumati. Il calamaro viene frullato e ricomposto, poi ripassato in padella: la consistenza risulta molto invitante.

Il tenero e morbido coniglio alla cacciatora "al cucchiaio", in spuma di patate, funghi e castagne. Gradevole e confortante in questa freddissima giornata invernale.

Andiamo verso sud con questo spaghetto ai pomodori ciliegini, dadini di baccalà, olive taggiasche e salsa di pancotto affumicato. Goloso e appagante.

 Più delicati, suadenti e femminili i tortelli di carciofi e ricotta su salsa di carciofi e scorzette d'arancio.

Raffinata triglia in filetti appena scottati e pennellati d'olio, con dadini di melanzana, salsa di basilico, battuto d'acciuga e spuma di mozzarella di bufala a compensare i sapori più intensi.

Non amo molto gli uvaggi ma ogni tanto è giusto metterci il naso. Questo di Parusso 1998 è ancora allo stadio giovanile, tanta polpa e struttura notevole, ma dove prevale ancora l'erbaceo del Cabernet... un bicchiere è sufficiente

Vino che però si rivela adeguato a questo maialino morbido e grassino, dorato al punto giusto e contrastato da sfoglie di mela trentina, scorzette d'arancia e gocce di salsa di liquirizia... e altro.

 Per chi ama il cioccolato (io per esempio) dovrebbe provare questa declinazione di diverse consistenze e diverse concentrazioni. Boom!

Qui ci vuole una cosa così

Un gelatino al pistacchio di Bronte non lo vuoi assaggiare?

La torre di contenitori che contiene i divertimenti di fine pasto comincia dall'alto con un ottimo zabaione freddo e da un colorato cocktail al Gin...

... prosegue con lo strato dedicato a questi dischi di "pate à Madeline"...

... e si conclude con una declinazione attorno ad altro cioccolato, scorzette d'arancio candite ecc...


Due chiacchiere con il patron Mauro Gualandris

Un'occhiata alla cantinetta sotto vetro climatizzata: sono circa 500 le etichette elencate in carta



-gdf-