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mercoledì 8 ottobre 2014

Non c'è pace tra gli ulivi


By L’Apostolo

Il terreno è dritto.
Son le piante storte

L'uomo vedeva che la gente era piena di peccato, 
che i vizi aumentavano nelle anime non spurgate, 
che le usanze buone erano state dimenticate.
L’Insegnamento delle Leggi Divine era stato obliato,
 ché persino era stata persa la conoscenza della sostanza delle Sacre Scritture.

Come con un bel vestito si può coprire il fango e la bruttezza del corpo, 
così anche con le parole delle Scritture pronunciate ma non eseguite.

Si può provare a coprire i vizi delle anime? Si può!

Tutti parlavano della Legge, 
tutti insegnavano la Legge, 
ma loro pronunciavano soltanto le parole e  non eseguivano nemmeno quello che dicevano.

Non vedevano la Luce ma non sapevano che vivevano nel buio.

Non sapeva l’Uomo come cambiare quello che vedeva perché sapeva che se avesse cominciato a parlare allora si sarebbero perdute le Sue parole fra le tante altre false di quelli che parlavano della Legge, ma siccome non La conoscevano e non La eseguivano ...

 Vengo a voi per portare la parola del Signore, e anche della Signora.
 Il mio credo è : abnegazione, evangelizzazione, moralizzazione.
 Venite a me, fidatevi della parola di Brusco, l'Apostolo di Erbusco. 

Smettete di vivere nel peccato, basta bere Champagne, coraggio, tutti in coro: 
non avremo altra bollicina alla porta fuorché il Franciacorta.
 Ripetete! Non avremo altra bollicina alla porta fuorché il Franciacorta.
Non Prosecco, che sei? un Lanzichenecco?
Non DOC Trento che poi me ne pento.

E non peccate Oltre il Po' per dissetarvi con pochi soldi cari discepoli stolti

e ripetete ancora: non avremo altra bollicina alla porta fuorché il Franciacorta,
non avremo altra bollicina alla porta fuorché il Franciacorta.

E infine in alto i cori a colori! 
Tutti, perché noi non siam razzisti.

In alto le voci!
In bianco e in rosso non avremo al desco altro vino che di quel posto anche se non mosso
Ripetete: non avremo al desco altro vino di quel posto anche se non mosso

Ora andate, e ben razzolate.

Halleluja Hallelujah, 

Halleluja Hallelujah, 

 ... ma quanto ci sta bene il gaglioppo con la 'nduja


Brusco l'Apostolo da Erbusco

venerdì 14 febbraio 2014

Franciacorta | Casa Caterina

- by Sophie -


Nella puntata precedente, ci siamo arrampicati su per la strada che porta a Campiani di Cellatica. Quando raggiungi una certa quota però, difficile non volere raggiungere anche la vetta… Così, dopo Cà del Vènt, il nostro percorso non poteva che proseguire e portarci a Monticelli Brusati, da Aurelio del Bono…

A casa Del Bono, il vino è un affare di famiglia. Aurelio è cresciuto in mezzo alle vigne.  Il papà ha sempre coltivato la vigna e parte dell’uva veniva conferita alla cantina sociale locale. Quando lasciò il nido familiare, Aurelio intraprese una strada diversa. Non tagliò mai però il cordone ombelicale che lo legava alla sua terra e a distanza di anni, tornò a occuparsi delle vigne di famiglia.

I sette ettari di vigna si sviluppano su un suolo di natura argilloso-calcarea, molto diverso da quello morenico che caratterizza gran parte della Franciacorta come visto nel precedente post, e conferisce all’uva non solo maggiore struttura ma anche una spiccata mineralità. Alla stregua dell’azienda Cà del Vènt, Casa Caterina possiede alcuni dei vigneti più vocati di tutta la Franciacorta, non solo per la natura del sottosuolo, ma anche per l’esposizione degli stessi appezzamenti.

Le vigne di Casa Caterina sono situate a Monticelli Brusati, uno dei comuni riconosciuto dal disciplinare del Franciacorta DOCG. Ad Aurelio però, il disciplinare di produzione è sempre stato troppo stretto. Così, a un certo punto, ha preferito uscire dalla DOCG, affrancarsene, rinunciando alla prestigiosa dicitura ‘Franciacorta’ in etichetta… Non c’è da stupirsi...  Aurelio Del Bono è un uomo di carattere e la sua forte personalità si rispecchia anche nei suoi vini.

Quando si parla di Casa Caterina, inevitabilmente ti viene in mente Aurelio. Aurelio è la figura pubblica dell’azienda, colui che si incontra alle manifestazioni, alle degustazioni. Dietro le quinte però, lontano dai riflettori, c’è una persona che svolge un ruolo non da meno: si tratta di Emilio, il fratello. E’ lui a curare la vigna. Basta scambiare poche parole con lui per rendersene subito conto, e capire quanto ce l’ha a cuore.Il ruolo di Aurelio però non si limita alla sola parte divulgativa… Aurelio è anche e soprattutto l’artefice in cantina,dove di artefatto però non c’è proprio nulla, comprese le fermentazioni che si svolgono in modo del tutto spontaneo.

I 7 ettari, coltivati secondo i dettami dell’agricoltura biodinamica,sono divisi in tante parcelle dove sono impiantati altrettanti vitigni… diverse decine, ci dice Aurelio. Oltre alla presenza dei vitigni tradizionali, sono anche presenti numerosi vitigni alloctoni, quali Gewurztraminer, Viognier o Marsanne. Occorre dire che ad Aurelio piace sperimentare. E bisogna riconoscere che gli riesce piuttosto bene.


Casa Caterina Brut Cuvée 60



Vendemmia 2007 – Sboccatura Marzo 2008

Il Brut Cuvée 60 trae il suo nome dal numero di mesi di permanenza del vino in bottiglia sui propri lieviti prima della sboccatura.. Probabilmente c’eravate arrivati anche voi… Si dà il caso però che la Cuvée 60 sia, per modo di dire, il vino di ‘entrata’, cioè il vino più semplice dell’azienda… ebbene sì, 60 mesi di permanenza sui lieviti quando,per un Franciacorta Brut, il disciplinare di produzione prevede una permanenza di soli 18 mesi… questo la dice lunga sul modo di intendere il Franciacorta e il vino in generale da parte dei fratelli Del Bono.


Crémant Blanc de Blancs 2004 


 Sboccatura Giugno 2012 – 100 % Chardonnay

Crémant, termine francese che in Italia corrisponde al Saten. Si riferisce quindi a uno spumante dalla bollicina più delicata in quanto la pressione atmosferica in bottiglia si aggira sui 3,5/4,5 bar.Il perlage di questo Blanc de Blancs si rivela fine ed elegante. Appena versato, il vino ci regala uno splendido aroma di crema all’uovo,note ossidative volute da Aurelio che ricordano i grandi Champagne di Anselme Selosse. Il naso si sviluppa successivamente, su fresche note mentolate e balsamiche.


Brut Rosé Millésime 2004 



Sboccatura Giugno 2012


100% Pinot Nero. Profumo di ciliegie sotto spirito completato da note di mandorla amara. La bocca denota grande freschezza e sapidità. Vino di grande ricchezza ed ampiezza.

Noncè 2009

Noncè, un nome che più esplicito non si può, per evidenziare un vino che in pratica non esiste…Ne sono state prodotte meno di 1.000 bottiglie.Pure il vitigno non c’è, nel senso che abbiamo a che fare con un’uva non usuale per la zona. Un Gewurztraminer vinificato in purezza, con macerazione sulle bucce che si protrae per oltre 60 giorni,e dona al vino grande carattere. Il naso si sviluppa su degli aromi di zafferano e agrumi. In bocca, il frutto è presente, sotto le vesti di albicocca principalmente.


I vini di Casa Caterina non sono mai banali, a partire delle bottiglie, alcune delle quali sono interamente decorate a mano dalla figlia di Aurelio e vengono sigillate, come si usava una volta, con spago e ceralacca. Sono vini fuori dagli schemi, istintivi, viscerali,forse non comprensibili da tutti ma in grado di regalare, a chi li sa aspettare e ascoltare, emozioni che solo i fuoriclasse riescono a trasmettere.




Sophie

Il post precedente di Sophie sull'argomento lo trovate qui sotto.

http://armadillobar.blogspot.it/2014/01/brindisi-in-franciacorta.html

venerdì 17 gennaio 2014

Brindisi in Franciacorta



- by Sophie -



Per il primo dell’anno il brindisi è d’obbligo. Sembrerebbe che l’usanza del brindisi derivi dal gesto secolare di versare un po’ del proprio vino nel bicchiere dell’ospite e viceversa per scongiurare un possibile avvelenamento, pratica molto diffusa nell’antichità e durante il Medioevo. A distanza di secoli, il brindisi è diventato un rito di buon augurio. C’è ancora chi tenta di avvelenarci con delle bevande che vengono spudoratamente chiamate vino, ma questa è un’altra storia.

A questo punto, non poteva mancare una gita in una delle zone spumantistiche più vocate d’Italia, la Franciacorta? Detto fatto. Questo lembo di Lombardia situato tra il Sebino, meglio conosciuto come Lago d’Iseo, e Brescia, viene quindi considerato uno dei fiori all’occhiello della viticoltura italiana. In Franciacorta non sono solo i vini a fare girare la testa, ma anche i numeri… il grosso della produzione è in mano a poche aziende, come la Berlucchi che da sola produce qualcosa come 5.000.000 di bottiglie.

Anche se la Franciacorta ha una tradizione vinicola antichissima, la sua storia vinicola contemporanea è molto recente. Risale solo ai primi anni ’60 e deve il proprio successo all’intuizione dell’enologo Franco Ziliani, appassionato di bollicine francesi che, insieme ai soci Giorgio Lanciani e Guido Berlucchi, ha realizzato il suo sogno di elaborare in Italia uno spumante metodo classico che fosse in grado di creare un’alternativa allo Champagne.

Il terroir della Franciacorta, infatti, viene spesso accomunato  a quello della Champagne. A torto. Parte  dei 2.700 ettari della DOCG si sviluppa su un vasto anfiteatro di origine morenica, la cui natura limoso-sabbiosa ha ben poco a che vedere con il sottosuolo prevalentemente gessoso della Champagne. Inoltre, alcuni vigneti sono confinanti con le Torbiere del Sebino, una stupenda Riserva Naturale che si estende per 360 ettari. Numerose parcelle sono infatti nate in seguito alle opere di bonifica realizzate per ottenere nuovi terreni agricoli. Tuttavia, anche se molto soggettiva e di notevole interesse ambientale ed ecologico, questa zona, come tutte le aree palustri, è caratterizzata da un ambiente molto umido che poco si adisce alla coltura della vite, per via delle problematiche di genere sanitario che comporta per l’uva. 

Lasciamoci alle spalle l’area paludosa di Provaglia d’Iseo, nonché la pianeggiante e urbanizzata Piana Bresciana per raggiungere le aree collinari, più vocate alla viticoltura. Destinazione : Campiani di Cellatica dove ci aspetta Antonio Tornincasa che, insieme a Flavio Faliva, gestice l’azienda vitivinicola Cà del Vent.


Cà del Vént

Cà del Vént nasce nel 1994 dal desiderio di produrre il proprio vino invece di conferire l’uva alla cantina sociale locale. I primi anni di attività si svolgono in sordina, e bisogna attendere il 2006 perché l’azienda inizi a far parlare di sé.  I vigneti sono situati a Campiani di Cellatica, terra di lunga tradizione contadina e di conferimento. Un territorio  decentrato rispetto al cuore della denominazione, che però può rivendicare alcune delle più belle parcelle di tutta la Franciacorta.

I vigneti si sviluppano su 7,5 ettari, a un’altitudine compresa tra i 350 e i 400mt con esposizione sud e sud/ovest  e delle pendenze piuttosto significative. L’azienda trae  il suo nome dalla costante brezza che spira abitualmente sulla zona. Ironia della sorte il giorno della ns. visita l’intera collina è avvolta in una fitta coltre di nebbia, rendendo l’atmosfera ancora più suggestiva. 

Cà del Vent è una realtà vitivinicola basata sulla valorizzazione del territorio. Il vino, si sa, si fa in vigna.  Questo è anche il motto di Antonio e Flavio. In vigna le rese sono molto basse ( 65 q/ha),  ben al di sotto di quello previsto dal disciplinare (10 t/ha).  Anche la densità di impianti è piuttosto fitta, 8.000 ceppi/ettaro, e i nuovi impianti raggiungono addirittura 10.000 ceppi/ettaro.

La collina di Campiani di Cellatica è caratterizzata da una ricchezza e complessità di suoli. Sono ben undici le micro-zone individuate da Antonio e Flavio. Ognuna di esse presenta caratteristiche diverse dalle altre, sia a livello climatico che pedologico, tanto che in cantina le uve provenienti da ogni cru vengono vinificate separatamente. Antonio ci confessa che uno dei suoi sogni nel cassetto sarebbe di imbottigliare i vini provenienti dai  vari cru separatamente. Se questa non è valorizzazione del territorio…

Antonio ci parla in tutta franchezza e con molta umiltà degli errori del passato, del loro desiderio di fare non solo bene, ma di fare sempre meglio, perché appena si raggiunge un traguardo bisogna fissarsene un altro. Continuità e ricerca quasi maniacale della perfezione sono tangibili.

E difatti, i vini assaggiati in azienda dimostrano maggiore eleganza rispetto al passato e un uso più misurato del legno. La vinificazione, che avveniva una volta nelle barrique nuove, si svolge ora nelle barrique di diversi passaggi, ma non solo… c’è anche stata una svolta nella scelta delle barrique stesse :  fusti  dalla tostatura più leggera per preservare al massimo lo spettro aromatico del vino.

In cantina, gli interventi sono minimi e variano da un mosto all’altro in modo da valorizzare al massimo le peculiarità di una specifica micro-zona e l’andamento climatico di un’annata. Per quanto riguarda le fermentazioni, inizialmente esse venivano avviate inoculando lieviti selezionati al mosto ma, da qualche vendemmia, parte delle fermentazioni si svolgono spontaneamente. Sono soggette a un programma di ricerca  rivolto a individuare il tipo di lieviti che si sviluppa nei vari cru ed evidenziarne le differenze nei vini. 




Brut Pas Opéré 2009

sboccatura marzo 2013

89% Chardonnay + 11% Pinot Nero



Una tipologia che attualmente non viene riconosciuta dalla DOCG, da non confondere con il Pas Dosé che prevede la presenza di zuccheri residui fino a 3 g/l, e l’uso di liqueur d’expédition. Nella versione Pas Opéré, invece,non ci  sono zuccheri residui né aggiunta di liqueur d’expédition alla sboccatura. La colmatura avviene a mezzo di aggiunta di solo vino della stessa partita. Senza travestimenti,  il vino mantiene tutta la sua integrità.


 Brut Pas Opéré Blanc de Blancs 2009  

Il Brut Pas Opéré Blanc de Blanc 2009 è elaborato con uva Chardonnay in purezza che conferisce al vino maggiore freschezza. Il Blanc de Blancs 2009 ha un perlage più delicato rispetto al precedente e anche se non riporta la dicitura in etichetta, siamo in presenza di un Saten a tutti gli effetti. Entrambi i Pas Opéré sono stati affinati 31 mesi sui lieviti in bottiglia, e sboccati nel mese di marzo 2013.




Brut Pas Opéré Blanc de Blancs 2011 

Antonio si prepara alla sboccatura à la volée.

Il vino appena dégorgé, al naso ricorda la mela, il perlage è finissimo, la bocca elegante e lunga, meno marcata dal legno rispetto ai millesimi precedenti.



Tamerlano Curtefranca Bianco 2011

Questo vino deve il suo nome a Tamerlano, Sovrano Turco dell’antica Asia Centrale.  E’ un vino 100% Chardonnay elaborato con le uve provenienti dalle vigne più vecchie che risalgono al 1972. Anche l’habillage viene curato nei dettagli :  le bottiglie vengono sigillate a mano, come una volta,  con la ceralacca.



Cellatica DOC 2011

Con l’avvento della più seducente e lucrosa denominazione Franciacorta,  numerosi sono i produttori che hanno abbandonato la produzione del Cellatica, l’uvaggio che veniva tradizionalmente prodotto in zona.

Cà del Vent, non ha rotto con la tradizione e produce tuttora  il suo Cellatica da uve Barbera, Marzemino, Schiava Gentile e Incrocio Terzi N. 1.

Sophie

giovedì 18 luglio 2013

Quinque Uberti


- gdf -

L'equilibrismo riuscito. Non un residuo amarognolo, non un dosaggio dolce; per il resto, e lo voglio dare per scontato, la consueta sequenza da degustatore che impietosamente dovrebbe (ma non ha voglia) di verificare il colore (paglierino intenso), il composto perlage (fine ma non fitto quanto persistente), il naso (che sa di chardonnay), ed infine il palato e il contro palato, che come spesso accade con i vini ben riusciti, conferma le prime impressioni. Bravi, vino strano per concezione ma veramente ben riuscito, sul filo dell'equilibrista.


Il difetto di questo vino? Non riuscire a trovare informazioni ufficiali sul sito del produttore. Quinque fidiamoci nel ribadire che si tratta di uno chardonnay 100%, ricavato da cinque vendemmie 02-03-04-05-06, restate cinque anni sui lieviti e sboccato da un anno, con un progetto che tende verso la decina di annate da assemblare. La produzione dichiarata si ferma a 2540 magnum, quindi non per tutti.

Il risultato è più che soddisfacente. Il vino è importante d'aspetto, di naso, di struttura, ma non è ostico alla bevuta, e quindi scorre veloce, come se fosse uno chardonnay del Maçonnais con le bollicine. Ai deboli di struttura palatale potrebbe apparire grosso, ma sicuramente non grossolano. In sintesi, una Riserva di Riserve, ma senza riserva.

gdf