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domenica 25 settembre 2016

Bourgogne Blanc Coche Dury 2011 : le petit Meursault

 Chris715


È la prima volta che approccio questo produttore quindi parto dal suo " base " . Base solo per sentito dire. Perché non è un base ne' monetariamente ne' dopo una rapida bevuta , il vino è finito in un batter di ciglia.

Recupero il vino dalla mia cantina , già una bella sorpresa in quanto non ricordavo di averlo acquistato . Bhe dico la serata inizia bene .  Salgo e metto subito la bottiglia in frigo e poi la abbatto ancora un po con la busta del ghiaccio.

Eccolo a temperatura giusta ! Si stappa. Il tappo è abbastanza piccolo quasi insignificante ma di ottima fattura; è sughero intero non agglomerato o truciolato.

 Verso il vino . Mi sorprende il colore molto chiaro e luminoso , non trasparente ma quasi  . Altro punto a favore i soli 12 vol. Dichiarati in etichetta , personalmente non amo i bianchi troppo alcolici .  Lo metto al naso, è un po' troppo freddo, non emette profumi.

Lo lascio scaldare una decina di minuti . Inizia con i fiori di arancio,  poi un susseguirsi di fiori bianchi, molto delicati.  Una nota netta e persistente di resina di abete è presente . Sarà il legno mi dico. Il naso è molto molto delicato. Si fa fatica a sentire altro, purtroppo scaldandosi questa nota di resina , corteccia prende il sopravvento.

Sul palato è fantastico . Ecco qui gioca forte . Limone . Sto bevendo limone .  Acidità pazzesca ,  un giovanotto . Questo vino andava bevuto credo tra 10 anni .  È poco persistente . Ma a favore ha una bevibilita' eccezionale . Pericoloso . Limonata .




CHR715

venerdì 25 ottobre 2013

Il blogger trasversale


- del Guardiano del Faro -

Ho percorso una via, fatto un corso, poi ho trovato un bivio, ho preso un viale, però in fondo a destra c’era un vicolo che mi attendeva e che con ogni probabilità mi avrebbe portato sopra ad un binario morto. 

A naso, o a occhio, ma la sensazione era quella. Allora mi sono fermato prima e ho preso un'altra strada. Ecco, volendo evitare di finire sul binario tronco, o morto, come più plasticamente immaginabile nel suo senso focalizzato d’immagine iconica e malinconica, ci sarebbero alternative percorribili.

Ne abbiamo visti tanti di blog e di blogger meteore, ed è un peccato, perché se ti sei fatto un discreto mazzo, anche divertendoti all’inizio, ma poi o la tua ispirazione se ne è andata, o altri impegni ti hanno distratto, hai buttato del tempo, e spesso anche del denaro. Oppure che cosa è capitato !?!  cosa più probabile, le soddisfazioni e il tuo pubblico erano diventati condominiali, così scarsi che preso dal nervoso e dalla depressione da - " parlo nel vuoto spazio di Kubrick ? c'è Odissea? "- hai mollato l’account e vaffa al blog.

Come mi insegna il mio maestro di comunicazione, lo stesso marchio, lo stesso nome, portato su diversi media di comunicazione, rafforza il medesimo marchio, e nello stesso tempo stampella anche il mezzo di comunicazione. Voglio dire, se lo stesso blogger porta il suo brand, il suo nome, il suo marchio su più blog, potrebbe anche far partire un volano di comunicazione che poi non saprà neanche più lui dove andrà a finire.

Ma difficilmente andrà a finire, perché a quel punto, caro il mio blogger trasversale, ti verranno a cercare in diversi, e per i motivi più disparati, compresa una partecipazione ad Avanti un Altro (declinata), perché finire nello sciacquone poi è un attimo. Quindi il passo successivo sarà la scelta, non più obbligata ma soggettiva.

Mi fa piacere vedere gli stessi nomi su blog diversi, perché se è vero che il blog è stata una cosa riservata e personale in origine, come dire, un diario di vita in digitale da condividere con il mondo ; la conversione di alcuni blog in magazine, in siti di informazione generalista o specifica, richiede l’intervento di specialisti e specialiste, non importa in che cosa, fossero pure di italiano trapezoidale o di hard core pentagonale va bene lo stesso, ma di specialisti/e , e non di improvvisati/e si deve trattare.

Il senso di appartenenza, l’esclusiva, il bandierone… ma per cortesia… se hai qualche cosa da dire di interessante, di ignorante, di ironico, di culturale o di cazzaggio, ci sono i luoghi ideali dove trovare la valvola di sfogo giusta. Mi spiace che alcuni forum siano decaduti o scomparsi, perché in quel open space poteva veramente capitare di tutto. Era quello il corso di cui sopra, che aprì ad alcuni molti viali, anche bell' alberati, e alcuni anche brillantemente frequentati.


E adesso che ve l’ho menata per più di tre minuti non mi ricordo più cosa volevo dire, del perché di quella bottiglia lassù in apertura, ruffianamente accostata a quel bicchiere pregno di un liquido di colore strano per essere un vino rosso. Ma l’avrò messa per un qualche motivo, certo che l'ho fatto per un motivo specifico; non sono mica qui a stappare bottiglie per bermele, bensì per parlarne... Potrebbe innegabilmente essere lì per un motivo nato da una giusta provocazione -accusata come una fiorettata al fianco- subita meno di due anni fa alla presentazione del libro sui vini francesi all’Italian Bar di Peck di Milano. Un libro sui vini francesi lo vai a presentare all’Italian Bar? A volte, mentre dormo, me lo chiedo ancora, ma come ci è venuta...

Non uno ma più di uno (ben due) mi chiesero come mai mancassero nel testo grandi nomi dell’enologia francese in quel libro. Nomi quali Coche Dury o Georges Roumier; Comtes Lafon o Claude Dugat. Yquem o Domaine de Chevalier. Risposi dicendo a quei due, che ci sarebbe anche potuto essere un sequel in divenire, come in tutti gli incubi delle saghe, fossero pure vinicole. Mi resta solo di individuare il canale da dove fare ripartire il sequel.


gdf

domenica 12 febbraio 2012

Oltre i Grand Cru


- gdf 2012 -

Si tratta solo di due esempi, illustrissimi esempi: Coche Dury e Madame Leflaive. Si può fare, si può fare anche fuori dai grand cru un grandissimo vino bianco sui terreni di Puligny Montrachet e Chassagne Montrachet, nell'ordine indicato. Si potrebbero citare scolasticamente, in maniera nozionistica anche le produzioni village e premier cru di Niellon, H.Boillot, D'Auvenay, Sauzet, Ramonet ed altri nobilissimi produttori che hanno in comune la capacità tecnica e la proprietà di terroir che consentono loro di mettere in bottiglia vini che pur scontando il debito con la loro origine minore riescono - a seconda dell'annata - a giocarsela quasi alla pari con i vari grand cru. Sicuramente meglio di molti grand cru di produttori di seconda fascia, sovvertendo così una gerarchia scritta sui sacri testi ma che potrebbe essere smentita nel momento dello stappo. E sovvertendo anche le gerarchie dei prezzi sui listini all'origine, perché se già all'origine si stagliano alti sul resto della produzione 1er cru, lieu dit o village, anche in seguito alle quotazioni sul mercato nero riusciranno ad andare anche sopra i grand cru altrui, vuoi per la rarità, vuoi per il gusto della ricerca del "diversamente eccellente", ma soprattutto perché rappresentano il bere intelligente. Ma in realtà non avevo intenzione di parlare per l'ennesima volta dei vini di Puligny o di Chassagne. In realtà, vista la domenica gelida ma soleggiata, stavo solo provando una nuova macchina fotografica.