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mercoledì 28 maggio 2014

Io bevo così

di Fabrizio Nobili

Pizzoccheri della Valchiavenna e Dirupi Riserva 2010

Si, Io bevo così.

Al Monastero del Lavello di Calolziocorte è stata organizzata la prima manifestazione di questo genere della zona. Direi che tutto sommato si può essere soddisfatti della riuscita. Qualche pecca organizzativa vista dalla parte del visitatore e forse anche da parte dei produttori c'è stata ma si vede anche di peggio.

Stefano Masanti alla griglia

La visione è quella di un partecipante che avrebbe voluto restare quasi in incognito ma non ci è riuscito. Tante le persone incontrate che conoscevo e altre che mi hanno riconosciuto e che io non avrei mai riconosciuto per la mia scarsa capacità di ricordarmele.

Toccarsi il naso significa che non si sta dicendo la verità, toccarsi il lobo delle orecchie esprime disagio che viene compensato con una auto gratificazione


La prima persona incontrata è stato il media partner nella persona di Claudio Sacco meglio conosciuto come Viaggiatore Gourmet-  AltissimoCeto. Mi ricordo di lui quando si presentò sul forum del gambero rosso con questo nick name e l'associazione di qualità che definiva appunto con l'ormai conosciuto “altissimo ceto”. Pochi giorni dopo la sua apparizione ci incontrammo di persona per la prima volta a pranzo presso il ristorante Joia a Milano in compagnia di Alberto Cauzzi. In seguito fummo tra i primi partecipanti ai suoi meeting, con il Guardiano del Faro ci bevemmo un aperitivo sul terrazzo del mio alloggio di Sanremo prima di andare a cena da Colagreco a Mentone.

Dal 2006 ad oggi ognuno di noi ha avuto la sua evoluzione. Se mi fosse chiesto di scegliere mai deciderei di prendere il suo posto. 80.000 Km. All'anno per fare il quello che fa lui, nel suo modo non ha senso. Anche lui fatica a tenere certi ritmi, si deve limitare e sente che il fisico gli chiede di fare il pensionato. Il breve scambio di battute e la comunicazione non verbale trasmettevano disagio nel ruolo, che peccato.




Ho incontrato anche Claudia Revelli la mia fornitrice di Dolcetto di Dogliani. Era da un po' che non la vedevo ma il San Matteo 2012 è veramente piacevole da bere.

Rinaldo Maglia del blog ilsolenelvino era al tavolino a proporre i vini georgiani vinificati in anfore.

Emanuele Arpepe si gongola ancora per il premio popwine, lo stella retica 2010 è da comprare a mani basse. 

Ho incontrato un'amica sommellier, poi Luca Dell'Orto del ristorante San Gerolamo di Vercurago, un “Armadillo” ed un paio di altri amici.


Il sincero e caloroso saluto di Raffaella e Stefano Masanti è stata la sorpresa più bella. Peccato non avere avuto più tempo per ciacolare come sempre quando vado a mangiare da loro. Però mi chiedo ancora adesso: quanti sapevano che il pranzo consumato nei piatti di carta, seduti sulle panchine era stato preparato e servito da una stella Michelin?

A proposito, non ho visto Renzo e Lucia eppure è proprio qui che secondo il Manzoni venne attraversato l'Adda.


Dal 2006 ad oggi ognuno di noi ha avuto la sua evoluzione... i nick name erano VG, Fabird, Pallina, gdf


F.N.

venerdì 1 novembre 2013

Marascia



Marco 50&50


Le prime note positive arrivano da Tom Waits :





Prima della ricompensa a Lecco il fiume miscelerà le sue acque nei laghi di Olginate e Garlate. La località è Lavello nel comune di Calolziocorte, sulla sponda dell'Adda, ci sarebbe anche un percorso ciclopedonale, una sorta di anello verde smeraldo, adesso le piante hanno colori più autunnali.
L'anello potrebbe servire a smaltire le calorie in eccesso, mentre solitamente un anello fa l'effetto contrario, sarà colpa delle pantofole. Comunque l'intenzione stavolta è quella di una cenetta tranquilla all'Osteria Marascia, quindi niente corsette.

Si pensava di riprovare il loro piatto unico con una buona bottiglia, o meglio, il contenuto solido del piatto e quello liquido della bottiglia. Siamo in un ex cascina di contadini, ristrutturata con gusto, ad un passo dal fiume Adda, in realtà sono i locali dell'antica foresteria dei Padri del Monastero dei Servi di Maria.


Goffredo da Bussero alla fine del secolo XIII, ci attesta al Lavello la presenza di una chiesa di Santa Maria.....Il 25 aprile 1480, l’eremita Jacopino, nell’atto di riparare la chiesa diroccata riportò alla luce un’antica tomba e sotto il cadavere che vi era contenuto prese a zampillare acqua da una fonte..... un segno della Provvidenza...il giorno dopo un bimbo di sette anni infermo e paralizzato dopo esserne stato bagnato avrebbe preso a camminare normalmente.....seguirono altri miracoli registrati in seguito dalle cronache.


Marascia è, come l'ambiente circostante, un luogo di grande fascino, se il tempo lo permette è possibile cenare all'aperto ma posso dire di essere stato bene anche all'interno in piena estate, ben protetto dai muri antichi e rinfrescato da qualche bollicina.

"L'Osteria è amore per la tradizione della cucina semplice, tipica e casereccia tramandata da cinque generazioni dal "Marascia", soprannome attribuito a Francesco I Valsecchi che già negli anni trenta esercitava il mestiere dell'oste" 

Accoglienza nella norma, temperatura del locale ottimale, comode sedute in pelle martellata di Franzoni. Cestino del pane non entusiasmante con l'attenuante della Domenica sera. Oltre a qualche piatto di carne o di pesce di mare, nel menù troviamo sia negli antipasti che nei primi e nei secondi proposte di territorio : lavarello, missoltini e, come nella bergamasca, "casonsei",  il comune infatti, fino al 1992 faceva parte della provincia di Bergamo.

Ordiniamo due porzioni di filettini di persico dorati su risotto alla parmigiana, nell'attesa una porzione più che sufficiente (per quantità e qualità) di salumi da condividere. Crudo, coppa, salame, pancetta e Cecina de Leon sono accompagnati da olive taggiasche denocciolate, cipolline in agrodolce,  giardiniera sott'olio e polenta nera. Un risotto di grande tradizione territoriale viene impreziosito da una risorsa locale, il persico; sapienza tramandata e materie prime a miglia  lacustri zero e a euro sedici per essere precisi.

Il Franciacorta Gran Cuvèe Brut Saten DOCG Bellavista è prodotto in quantità limitata, ma sufficiente a soddisfarmi, da uve Chardonnay di una sola annata, provenienti da vigneti esposti a Sud. Le persone che ci fanno compagnia, quando non eccedono in dolcezza, risultano essere  morbide e piacevoli. Anche nelle preparazioni dolci non amo l'eccesso di zuccheri, i dolci siciliani meritano un discorso a parte, godendo come la regione di autonomia. Questo Saten, rispetto ad uno spumante base, contiene meno zuccheri e fa una bella compagnia.

Sembra sia una Cuvèe di prestigio, forse perchè come il gioco scompare, quando ho terminato la bottiglia ho chiesto se il coniglio fosse compreso o meno nel prezzo, una gentile cameriera con la coda di volpe (forse frutto di un mio desiderio inconscio) mi ha detto che avrei dovuto presentarmi col cilindro, e che per la colomba ero comunque troppo in anticipo. Dovrò trovare un modo per spiegare alla mia quota rosa che è la volpe nella coda che ha meritato la mancia e non la graziosa ventenne che aveva raccolto i suoi capelli. Bella serata e un buon Q/P.

È una notte buia e silenziosa, si percepisce il fiume, nessun rumore, una favola, si intravedono anche delle lucciole. Passando vicino al fuoco una voce baritonale mi propone un giochino, un extra Q/P. Pur apprezzando Mario Biondi preferirei una bella mora ad una falsa bionda così, se sul P. non metto lingua, per quanto riguarda il Q. declino l'invito. Avevo fatto il bravo, peccato, la notte da buia e silenziosa si preannuncia buia e tempestosa, ma dai "quota", sto a scherzà.
Marco 50&50