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mercoledì 5 aprile 2017

I più e il meno Barbaresco della settimana in classifica


- gdf -


1°. Prezzo medio Wine Searcher sui 100/110 euro. Loro valutazione, 92/100. 
La mia caramella al lampone preferita.


2°. Prezzo medio Wine Searcher 400 euro. Loro valutazione 95/100.
C'è tutto, fin troppo.


3°. Prezzo medio Wine Searcher 120 euro, pensavo di più. Loro valutazione 92/100.
Anche qui c'è tutto, ma con minor finezza


4°. Prezzo medio 40/45 euro ... però questo è un MGM. Loro valutazione 92/100
Il rustico onesto e sincero, come un patto chiuso con una stretta di mano guardandosi negli occhi.


5°. Prezzo medio Wine Searcher 90/95 euro. Loro valutazione 90/100
Quando ci prende ne resta per pochi. L'irregolare comunque si fa bere.


Ultimo. Prezzo medio Wine Searcher 180 euro. Loro valutazione 93/100.
L'imbarazzante. Non saprei come spiegarlo ad uno straniero. This is Barbaresco? Are you sure?

gdf 
p.s. 2 bottiglie per tipo stappate, o magnum per i Produttori.

lunedì 3 febbraio 2014

Roagna

- di Danilo Meo -
Luca Roagna nel suo habitat naturale, gli si illuminano gli occhi e parla delle sue viti con una passione fuori dal comune, lo si percepisce chiaramente...
Roagna è una famiglia storica di Barbaresco, la loro prima cantina sta a pochi metri dal centro dal paese. Vincenzo, il padre, e Luca il figlio, formano una classica e tradizionale famiglia piemontese, sia in casa che in cantina con i loro vini. La famiglia Roagna è proprietaria delle vigne più prolifiche e migliori (a mio parere) di quella zona, Asili, Montefico, Paje, Crichet Paje. Le loro vigne sono tenute nel pieno rispetto del terreno, della terra e delle viti stesse, sono tradizionali, lasciano l’erba tra i tralci, le viti tagliate e tutti i materiali di scarto nella vigna stessa. Dalla terra alla terra. Nessun prodotto chimico, “biodinamico style”, nessun intervento che non sia 100% naturale.

Un piccolo passaggio dal sito della famiglia Roagna: I princìpi fondamentali Roagna si possono riassumere nel concetto di foresta. Un ambiente naturale è l’habitat perfetto per la vita; la nostra famiglia aiuta la vite nelle sue fasi vegetative e produttive senza mai forzarla. La terra é perennemente inerbita e si possono apprezzare diverse varietà. Se venissero tagliate o uccise molte specie morirebbero a scapito della biodiversità. Siamo certi che l’Humus prodotto da centinaia di erbe differenti sia molto più complesso di quello ottenuto da una sola varietà. A seconda della vigna a volte si trovano cespugli di menta selvatica, piuttosto che favino, leguminose spontanee ed un’infinità di erbe dai fiori profumatissimi.
Vecchie viti
Perché distruggere questa biodiversità?
In cantina, in un ambiente spartano ma accogliente e familiare, che ben rappresenta la filosofia Roagna, iniziamo a mangiare salumi e formaggi che Giuseppe Costantino, loro rappresentante, ci ha messo a disposizione insieme al pane rustico d’Alba e iniziamo a degustare un Langhe rosso, un buonissimo 100% di nebbiolo 2008, uve ricavate semplicemente  dalle viti giovani di 20/30 anni presenti nelle vigne di famiglia Asili, Paje e Montefico.
Panorama dalla vigna Crichet Pajé

Questo nebbiolo nasce perché i Roagna usano, per i loro barbareschi cru, le uve delle vigne viti con almeno 50 anni di vita e usano per questo nebbiolo base le viti reimpiantate da loro vecchie piante di selezione massale giovani, che hanno circa 25 anni lasciando invecchiare in modo fruttuoso le viti più giovani.
Dalla terra alla terra

Voglio, inoltre, far notare che tutti i barbareschi e barolo maturano in botti grandi di secondo passaggio (minimo),  in primo passaggio, infatti, vi affinano il loro dolcetto, che, oltre ad essere il loro vino d’entrata, permette loro di pulire le botti, che rilasciano così un’impronta molto incisiva di legno ed ottenendo così un vino, che comunque proviene da viti di con più di 70 anni, che può essere bevuto a distanza di 30 anni! Esistono ancora e sono  bevibilissimi alcuni dolcetto Roagna 1986 (esatto 1986 – 27 anni di vita!).
Quindi, il primo degustato è:
Nebbiolo 2008, ancora crudo, molto alcolico, naso potente, rude, in bocca il tannino giovane e scalpitante allappa, aggredisce le gengive, non molto persistente.
Luca Roagna, figlio ed erede dell’azienda nonché attivissimo enologo, ci spiega le sue intenzioni per la giornata, orizzontale di 2008 e stappo di bottiglie coperte.  Ottimo.

Barolo cru La Pira “Vecchie Viti” (come amano scrivere i Roagna e non Vecchie Vigne)annata 2008;  preciso che le ultime piante, le più giovani, del vigneto La Pira, di proprietà della famiglia Roagna, sono state piantate nel lontano 1937 ottenendo quindi un nebbiolo/barolo da una vigna che ha un minimo di 76 anni di vita.. tornando al vino lo trovo balsamico, al naso anche questo è molto alcolico, è nervoso, scomposto, anche questo aggressivo, (è giovane), terziari non ancora completamente sviluppati, esce la liquirizia, frutti rossi, amarena, in bocca tannini grezzi ma giovani, in ogni caso eleganti.
Passiamo ai barbareschi iniziamo con Tutte le “Vecchie Viti” 2008:

Barbaresco Paje 2008, balsamico, terziari non sviluppati perché troppo giovani, fruttato tendendo molto sui frutti rossi, amarene sotto spirito, in bocca è risultato più corto del barolo ma comunque molto franco e diretto.

Barbaresco Asili 2008, da terreni calcarei e sabbiosi e da vigne con più di 70 anni, anche questo molto balsamico, molto “fruttoso” anche questo, sono stati imbottigliati da poco e i terziari non sono ancora del tutto evidenti, predomina la ciliegia, il ribes, amarena sotto spirito, in bocca è un po’ corto ma con un imbottigliamento di pochi mesi è piuttosto normale, ho bevuto barbareschi Asili più vecchi e so esattamente che in bocca sono lunghissimi, persistenti e golosi. Qui si nota la giovinezza.

Montefico 2008, barbaresco, qui si nota l’austerità e la vigna più particolare delle tre, al naso è ancora chiuso amarena, speziato, balsamico, in bocca leggermente acido e scarico rispetto al naso ruspante.
Ora passiamo ai “bambini” grandi…

Barbaresco Paje, Vecchie Viti, Riserva 1998, almeno 12 anni di botte grande, almeno 18 mesi di bottiglia, altro pianeta, al naso molto complesso, speziato, pelle, liquirizia, frutta rossa, cenere, tabacco, incredibile, in bocca è alcolico, tannino verde, elegante, spigoloso, scalpitante, nota acida al fondo.

Barbaresco Crichet Paje 2004, l’ultimo “nato” della vigna Crichet, erbaceo, pelle, liquirizia, terziari non ancora sviluppati, frutti rossi, ribes, tabacco, note di rosa, una nota di menta selvatica (che poi troviamo molto spesso ai piedi delle viti), in bocca bilanciato al millimetro, equilibrato, secco, diretto, una goduria, come in Borgogna, una goduria golosa. E’ ancora troppo giovane.
Arrivano le bottiglie “sorpresa alla  cieca”: 2 che poi diventano 4; Luca ci sfida: voglio sapere se è barolo o barbaresco e le annate.
Nel primo bicchiere un vino dal colore intenso, si vede che è “anzianotto” terziari molto sviluppati pelle, cuoio, tabacco, cacao, cenere, in bocca i tannini sono dolci, levigati una leggera acidità.
Barbaresco Roagna 1990
Nel secondo bicchiere colore ancora più maturo, terziari ancor più definiti, pelle, tabacco, cuoio, china, liquirizia, cenere, come il ragazzo sopra ma più intense da grande annata, in bocca è elegante bello, pieno ma delicato il tannino è delicato e rotondo, grande bottiglia.

Barbaresco Crichet Pajé 1982
Arrivano altre due bottiglie alla cieca, il gioco continua:
Nella prima colore più carico, è più giovane dei due precedenti, erba macerata, viola, cuoio, liquirizia, complesso tendente al fruttato terziari che iniziano a svilupparsi, in bocca tannino giusto, un po’ scontroso, nel complesso un bel barbaresco.


Barbaresco Pajé 1999.
La quarta alla vista è uguale a quella di prima ma il naso è più complesso, erbaceo, molto balsamico, liquirizia, amarena sotto spirito, frutti rossi, viola, in bocca è aggressivo, i tannini giovani mordono le gengive, è un puledro scalpitante che sgroppa.

Barbaresco Crichet Pajé 2002 (giovanissimo anche se in una pessima annata)

All’esclamazione di uno dei commensali: ma dalla botte niente? Luca parte a razzo e torna con una brocca.
Alla vista scuro impenetrabile, al naso scomposto ma senza fronzoli, sta sviluppando tutti i sentori, molto balsamico, a volte spigoloso a volte fruttato, cambia nel bicchiere repentinamente ma è franco, in bocca è crudo allappa, i tannini sono troppo selvaggi, morde e sgrana le gengive, asciuga la saliva.

Barbaresco Asili 2007
Al termine di tutto, rimasti in 4, Luca va a prendere una bottiglia e dice ora beviamo una cosa che non c’è in commercio, bene!
Non la dichiara… colore scuro intenso, al naso è secondo me un bambino appena nato, balsamico, note animali, fortemente speziato, cuoio, tabacco, intenso, potente, in bocca austero, i tannini giovani sono irrequieti, grandissimo corpo che riflette il naso complesso, golosissimo.

Barolo Vigna Rionda Riserva 2005.
Luca ci spiega che non potendo proseguire la produzione in quanto il proprietario dei terreni da cui producevano il loro Vigna Rionda è morto, e gli eredi ne hanno ripreso possesso, hanno deciso di non mettere in commercio la Riserva non potendo garantire una linea continuativa di produzione.
Grazie Vincenzo, grazie Luca.
Danilo Meo

lunedì 27 gennaio 2014

Barbaresco : due passi e due chiacchiere

Gaia Gaja


Non chiedetemi come si chiama, non me lo ricordo - non Gaia dalla terra dei Gajani - ma quell'oggetto che ha in mano e con il quale ci ha stupito con un effetto speciale per me ancora nuovo. La piccola questione  che ci ha posto è stata non come siano i vini che abbiamo assaggiato, ma da quanto tempo era stata aperta quella bottiglia di Barbaresco 2008 di cui ce ne ha versato un bicchiere da testare.

Armadilli ! Per cortesia, non disturbate! Volevo parlare dell'oggetto e non dei vini. Fate i bravi un momento e guardatevi questa bella ragazza e i vini che faceva suo nonno, uno che il vino lo sapeva fare.

Per bottiglia aperta non intendeva stappata, bensì perforata dalla parte del tappo con quello strumento dotato di un finissimo ago in grado di prelevare il liquido e restituirlo integro nel bicchiere. Dopo l'operazione ha inserito nell'insolito strumento una carica di gas che è andato a inibire ogni possibilità di ossidazione del vino.Non so se mi sono spiegato bene, ma qualcuno che legge e che ne sa più di me avrà capito cosa intendo. 

Ma quel che conta, è che questo oggetto potrebbe sostituire i costosissimi spillatori all'azoto, perché questo particolare strumento costa circa 300 euro, e le bombolette del gas necessarie per compensare l'eventuale ingresso d'aria non più di 5 euro, con i quali si possono spillare circa 15 bicchieri di vino, quindi due bottiglie per ogni bomboletta : 50 centesimi a bicchiere. Decisamente sopportabile come costo, nel caso di bottiglie dal costo sostenuto.

Ognuno ha detto la sua sulla data dell'apertura della bottiglia che stava a metà livello, mezza piena e mezza vuota: 15 giorni, tre settimane, un mese, tre mesi. Nulla di tutto ciò, perché a quel punto Gaia ci ha svelato la data, incisa in un angolo dell'etichetta, e che recitava : Marzo 2013, quindi quasi un anno fa.

Nonostante ciò il vino era integro. Non so quanto uguale all'origine, ma comunque integro e privo di ogni traccia di ossidazione. Ecco, tu vai da Gaja con le solite questioni controverse in mente, e invece prendi e porti a casa un diverso orientamento sul come servire al meglio una bottiglia importante senza doverla neppure stappare.

I cartelli con le informazioni del contenuto delle botti e delle barrique sono tutti girati al contrario, per evitare che i curiosi prendano troppe informazioni...

... e quindi per sapere che cosa c'è dentro bisogna rivoltare il cartellino...



Un 2005 in bianco dal frutto molto maturo e dall'appoggio al legno evidente.
Più sobrio in quel senso questo Barbaresco 2010

Grazie Gaia, noi si prosegue a far due passi per Barbaresco

Tutto in pochi metri: Antiné, ristorante ex stella Michelin del villaggio ha riaperto.

Noi però entriamo nel "bar" a fianco, per una piacevole sorpresa.


Non si capisce come è girata questa vetrinetta climatizzata, ma dentro c'è il meglio del Barolo e del Barbaresco. Oltre a ciò una piccola ma molto qualitativa scelta di snack e piccoli piatti curati dai collaboratori e soci giapponesi di Maurilio Garola de La Ciau del Tornavento di Treiso, che qui ha aperto il Prima & Poi del Tornavento.



Ecco la sfiziosa carta

Lo dico sempre che l'inglese non è la lingua della cucina.
N.B. Vitello tonnato non ha traduzione: vitello tonnato resta, così come il bagnetto verde. In compenso Tuna Rabbit farà ribaltare le signore d'oltre manica, dove il rabbit è un animale domestico come il gatto.



E così finalmente un giapponese l'ho trovato anch'io da pubblicare, ma che per fortuna non mi ha dato pesce crudo ma robiola di Roccaverano ed altri deliziosi intrattenimenti da tavola insieme ad una bottiglia di metodo classico. Complimenti e grazie


gdf

lunedì 25 marzo 2013

Il tavolo a fianco


Il mattino ha l’oro in bocca, il mattino ha loro in bocca, il mattino ha l’oro in bocca, il mattino ha loro in bocca, il mattino ha l’oro in bocca, il mattino ha loro in bocca, il mattino ha l’oro in bocca, il mattino ha loro in bocca, il mattino ha l'oro in bocca, il mattino ha loro in bocca, il mattino ha l'oro in bocca, il mattino ha loro in bocca, il mattino ha l'oro in bocca, il mattino ha l'oro in bocca, il mattino ha l'oro in bocca…


gdf 2014



Ma perché devo diventare matto per queste cose, ma perché me la devo ancora prendere così tanto da diventare verde carciofo quando assisto a codesti misfatti? Tanto mica faccio ancora il cameriere? O il maitre, né tanto meno il sommelier. Che se la sbrighino da soli! E se non sono in grado di farsi rispettare che subiscano! Ma è questo mondo contromano che continua a farmi diventare matto a periodi, un mondo di persone che secondo me va al contrario, e lo dico mentre mi arrivano incontro quasi tutti dalla direzione opposta pretendendo arrogantemente di avere precedenza e buone ragioni per farlo. Ed è ancora più strano tutto ciò, perché la collettività non pensa, sono gli individui che pensano.

Mi vuoi rispondere al telefono, mi vuoi rispondere alle e-mail, mi vuoi rispondere a tema e non a vanvera se ti interpello? Vuoi essere puntuale a rimborsarmi alla scadenza, vuoi arrivare puntuale all’appuntamento, vuoi ricordarti quanto mi avevi promesso di fare? La vuoi smettere di sorpassarmi disinvoltamente a destra a velocità doppia? Si. ho capito che non te ne frega nulla di invadere la mia corsia con lo scooter mentre sorpassi tutti oltre la mezzeria, anche sulle sulle strisce pedonali. Devi anche sapere che una volta o l'altra, forse, terrò duro e ti stirerò senza pietà.

Ma allora aveva proprio ragione Roger Vergè l’ultima volta che lo vidi: mais alors c’est vous! Si Roger, sono io che mi sento fuori luogo, mentre piove, figurati oggi che grandina a Cannes, di nuovo.


Ma perché sono sempre le persone per bene che ci devono rimettere e non i mascalzoni, ma perché sono sempre loro a dover fare un passo indietro di fronte all’ignoranza e all’arroganza? Non parlo di me, e neanche dei correntisti ciprioti, ma dell’oste qui sotto al faro. Di nuovo fregato da un bellimbusto con bambina al seguito e con il plafond esaurito del bancomat. Se permette, riprovo al bancomat qui vicino, magari è il suo apparecchio che non funziona… E ciao anche a questo, che starà già spiegando alla piccola come si fa a stare al mondo andando contromano, fregando le persone per bene.

Mi fa tenerezza quest’oste. Ah se fossi stato al suo posto, ma per fortuna no, perché smisi di fare quel mestiere la mattina successiva alla notte  in cui fui tentato di mettere le mani in faccia – ma sarebbe più corretto dire “al collo” – a una come questa qui a fianco, però troppo famosa e troppo finta bionda per poterla passare liscia.

E invece il povero e remissivo buon oste se la sta gestendo al limite delle sue (scarse) capacità dialettiche per venirne fuori. Lui è rozzo ma semplice e buono. Lei rozza, arrogante e volgare Befana con le mimose appassite al tavolo. Befana di forma e di fatto, con la scopa parcheggiata nel porta ombrelli, a far la saputa a voce troppo alta e tanto fastidiosa con l’amica più giovane, la solita, quella fatta con lo stampino, di colore e forma, con la frangia troppo perfetta, quella che inevitabilmente cerca conforto al tavolo a fianco. Il mio.

Dovrei farmi i fatti miei, ma come è possibile farlo con questa che continua a richiamare l'attenzione dell'oste, non lasciandogli fare il suo lavoro, facendo le domande più insulse, più inutili, più banali e dove le risposte sono già tutte sottintese. Non ce la faccio.

Ma questi carciofi si può sapere come cz li vuoi? Se non mette il limone diventano neri! Lo vuoi capire che la finezza di una manciata di rossetti al vapore ti starebbero lontani mille miglia marine se solo potessero allontanarsi spontaneamente dall’acqua bollente? Ma no, senza dubbio ti avessero visto prima ci si sarebbero tuffati spontaneamente.

Barbaresco?!? Oh Santa Maria Goretti prega per noi. Barbaresco Dovunque sceglie la Signora, in dubbio tra le bottiglie più costose di vino rosso e alcolico. Ok, ok, non voglio farmi venire l’acidità metallica di un carciofo all’alcol e al tannino verde; mi faccio gli affari miei, come quando servii Arte di Clerico con un crudo di scampi in citronette. Ce la posso fare, ma non senza un sorriso tranciante che temo abbia ai loro occhi l’aspetto di una smorfia di disprezzo.

Ma li vuoi fritti, li vuoi in pastella, li vuoi in padella aglio olio e prezzemolo?  Li vuoi in tutte le maniere ma senza limone. Perché probabilmente disturberebbe il fascino del Barbaresco Dovunque a 14 gradi. E il pesce al forno? Se lo sfiletta lei al tavolo, allontanati oste, ci pensa la Signora - che forse è del mestiere -  a far fuori la tovaglia e il circondario del tavolo.

Mi sposto di qualche centimetro.

Un’altra bottiglia, pensando all'ultimo che l'ha sopportata, biondo e Santo, martirizzato immagino, e  il dubbio sale dunque alto tra quel Brunello di Montalcino Biondo & santo e il solito Barbaresco Dovunque. S'intristisce ora.  Anche un piatto di funghi per la Signora? Abbiamo appetito o vogliamo farla finita sperando siano tossici? Ma prima un’altra frase da annali del buon gusto: la seconda bottiglia di Barbaresco potrei averla sul tavolo a consumo?  A consumo? Questa mi mancava, mo' me la segno questa, ma perdendo visibilmente il controllo dei muscoli facciali. 

Caro il mio vicino di banco, vicino di tavolo, non mi guardare con tanto sarcasmo e tanto disprezzo. Sono triste. Mi volevo solo ubriacare: è così bella la vita vista da ubriachi, puoi dare fastidio a tutti, puoi andare contromano e sono sempre gli altri a sembrarti strani e fuori posto. Va tutto bene, finché qualcuno non ti contraddice, non farlo.

Ah si! E non potevi dirlo subito? Così evitavo di cenare da solo nel tavolo a fianco, quello sulla corsia di emergenza, mentre sta  piovendo.

gdf 





Devo io rinunciare al Balsamo della vita?
Per timore di un presunto giudizio futuro...
O illuso da speranze di una bevanda così divina...
Quando la fragile coppa si disgregherà in cenere...

Omar

sabato 22 dicembre 2012

Qualche Barbaresco...

 - gdf 2013 -

Mah! Ieri sera qui c'era un post al posto di questo, ma stamattina non l'ho più trovato. Niente di che, si parlava di stargate, grandi Champagne come un Winston Churchill 2000 e qualche recente Grand Année di Bollinger. Ma stamattina quel post non c'è più. Bha! Lo stargate dei Maya me l'ha spostato in un'altra dimensione? Oppure è stata l'Ape Maya?

Comunque, non avendo più né testo né alcune foto ho recuperato queste. Mi spiaceva disperdere qualche nota relativa a questi vini di Barbaresco che sono stati veramente straordinari nel bicchiere. Prima di tutti il mio affezionato Falletto Asili 2004, che si è ancora molto aggressivo di tannini ma già molto meno di alcool, veicolo che porta al naso finissime sensazioni di ribes, lampone e kirsch. Molto più opulento e sul frutto carnoso il Roagna Asili 2006. Un vino grande, veramente cattedralico, quasi spaesante, baroleggiante. Così come suo cugino in magnum (Crichet Pajé), ma in annata 2000. Dicevo nell'altro post. ne hanno imbottigliati solo 300 magnum, veramente pochi per dissetarci, perché va così in progress da lasciare senza troppi riferimenti quando la bottiglia  sta per finire, mentre lui continua a cambiare, fino all'ultimo sorso.

In queste condizioni, un Ovello 1999 (magnum) fa la figura del contadino rustico ma dignitoso, mentre il Bric Balìn Moccagatta 2001 (magnum), soffre ancor di più lo spessore e le verticalità di quei tre campioni della denominazione, per una volta senza temere il confronto con molti Barolo di alta gamma. E adesso vediamo se l'Ape Maya mi farà un altro dispetto.

- gdf -