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domenica 17 novembre 2013

Start Up per trattorie


gdf



Se volete far partire al meglio la vostra nuova trattoria e non vi fidate proprio ciecamente del cuoco che avete assunto, o se volete rilanciare la vostra vecchia trattoria dandogli una botta di vita, potreste chiamare una vecchia volpe dei fornelli in pensione e rimetterlo in pista. Non per molto tempo, giusto il tempo di ridare sprint e visibilità al vostro locale.


Il caso di Angelo Antonio Angiulli (ex stella Michelin e 17/20mi Espresso) non credo sia isolato. Non lui nello specifico perché è un uomo libero, però chissà quanti brillanti cuochi italiani sono andati pigramente in pensione ma si sono presto resi conto di aver fatto un errore; perché ora si annoiano a casa con la moglie che passa l’aspirapolvere tre volte al giorno, e dopo un po’ si stufano anche di andare a guardare quelli che scavano i buchi per strada per far passare i tubi del gas. Ridursi a prendere l’auto per andare a prendere il giornale, per poi leggerlo seduti in macchina, per non dover tornare a casa a risentire il rumore del Folletto.



Invece avrebbero ancora molto da dire e spiegare a qualche superficiale o svogliato cuochino di trattoria, ormai plagiato dal servizio a domicilio di ogni materia prima o, peggio, piegato alla dottrina del semi lavorato. La scorciatoia spesso nasconde insidie, perché prima o poi verrà fuori la verità, e che cioè se molti prendono la strada un pochino più lunga ma sicura e confortevole, poi raggiungere l’obiettivo, l’arrivo, sarà più gratificante sia per il cuoco che per il cliente, che se ne accorgerà nel piatto che qualche cosa di diverso è accaduto.


Non serve molto tempo, un mese, due mesi… e poi ritornare ogni tanto a dare un’occhiata a come vanno le cose, assaggiando qualche piatto vecchio o nuovo, ma che sia ben fatto e coerente alla filosofia di una trattoria, che dovrebbe pescare gli ingredienti e le ricette dal proprio territorio, per la felicità di tutti.



Gli start up sono sempre emozionanti e stimolanti, ne ho un'esperienza diretta di almeno cinque casi umani, però poi bisogna durare sul medio o lungo periodo per consolidare una posizione. Vale per qualsiasi professione artigianale, ma un bel lancio è ugualmente importante ai fini di arrivare velocemente sulla bocca delle persone, che avranno a quel punto aspettative alte, che non andranno deluse, come in questo caso.


Gli affettati locali e i crostini di patè di fegatini tartufati

L'assortimento di antipasti caldi di verdure: cipolla, carciofo melanzana...

Un assaggio di penne all'arrabbiata?

Le sottili tagliatelle casalinghe paglia e fieno; al pesto...

... e al ragù di piccione

La guancia di manzo brasata patata al forno, pomodoro ripieno e peperonata

I dessert autunnali



gdf + AAA

Ristorante Trattoria Alta Italia
Via C.Crosa, 2
Biella
Tel 015 352529

giovedì 16 maggio 2013

Il senso di un corso di cucina


il concetto espresso da Angelo Antonio Angiulli*

Oggi dobbiamo aggiornare il concetto sugli italiani, popolo di poeti, santi e navigatori. Ormai siamo anche tutti cuochi, ma quello che probabilmente si ignora sulla cucina sono i piccoli accorgimenti verificati in anni di lavoro, fatto di informazioni, intuizioni, osservazioni, di visite culinarie per confrontare le proprie con le esperienze di colleghi più bravi.

Sono un autodidatta, il che mi ha reso più responsabile nelle scelte e nelle proposte, ed acuito il bisogno di rendermi conto dei fenomeni della conservazione dei cibi e della loro cottura. Un cuoco non deve trincerarsi dietro il segreto delle sue ricette, ritenendole un bene personale prezioso. Egli deve farsi carico dell'evoluzione del gusto di clienti ed estimatori, allargandone l'orizzonte gastronomico e divulgando le proprie ricette, conscio che la buona riuscita dipende molto dalla competenza di chi la esegue.

Questo è un concetto basilare che spiega perché molte volte la ricetta di un grande cuoco non riesce compiutamente, se non si hanno la sua stessa esperienza e sensibilità. Basta poco per vanificare l'armonia di una preparazione, per cui meglio limitarsi a far da mangiare come si sa, senza avventurarsi in percorsi sconosciuti come le ricette d'autore, se privi di un minimo di conoscenza.

Un dato da tener presente è che nessuno nasce “imparato”, ed il bagaglio delle nozioni acquisite lo dobbiamo a coloro che ce le hanno trasmesse. Le cognizioni si apprendono, si rielaborano, vengono arricchite dall'esperienza, e si dimenticano anche, finché vengono ricreate sotto l'impulso di nuovi stimoli. E' per questo che in circa quarant'anni di cucina ho trascritto poche ricette, per evitare di rifarmi a modelli precostituiti.

La mente libera è ricettiva di nuovi slanci, di idee estemporanee, di suggestioni improvvise. Ciò che rende fruibile una idea nuova sono la conoscenza, l'esperienza e il metodo. Così nascono ricette diverse su uno stesso ingrediente, abbinato ad altri elementi in una fusione logica e comprensibile, senza pretese di stupire a tutti i costi.

Un punto fermo è la logica. Una ricetta non dev'essere cervellotica, ma va basata  sulla conoscenza della materia prima e dei suoi abbinamenti più appropriati. Insieme alla logica il mio credo base in cucina è la semplicità.  Nei piatti più semplici si individua la mano felice di un cuoco, ed è mia convinzione che un consumatore debba essere messo in grado di capire ciò che sta mangiando, senza che i suoi sensi siano confusi nell'esplorazione affannosa di una moltitudine di ingredienti.

Una vivanda appetitosa rimane tale, quando oltre all'armonia globale immediatamente percepibile, si riescono ad individuare almeno i suoi componenti principali. I ricettari che ci invadono da giornali, riviste, TV, sono prodotti editoriali molto di moda, sovente dai contenuti cavillosi ed improbabili.

Meglio fidarsi della tradizione, magari con un'aggiustatina per adeguarla ai tempi moderni. Quando invitate qualcuno a casa, evitate di stupirlo con effetti speciali visti fare da qualche ristoratore in TV, dove la vanità prevale sulla logica. Il cibo quotidiano non ha la stessa funzione né le caratteristiche delle innumerevoli dimostrazioni televisive; privilegiare il gusto va bene, ma avere un occhio di riguardo per la salute allunga la vita.

Fate da mangiare quello che vi riesce meglio e di cui siete sicuri, evitando i precotti che facilitano molto ma deprimono il piacere della tavola ed alleggeriscono il portafoglio. Nello sfogliare i ricettari per cercare qualcosa di speciale, più che copiare, cercate spunti culinari per adeguarli alle vostre esigenze, ma soprattutto alle vostre capacità.

Gli esperti di scienza dell'alimentazione raccomandano il pesce per le sue proprietà dietetiche, nutrizionali e gastronomiche, dando in molti casi giusti consigli per la cottura. Non brutalizzate un alimento così delicato con cotture improprie ad alte temperature e con grassi animali.

1° comandamento in cucina: non violentare il cibo che state per cucinare e mangiare. Evitate di seguire le accoppiate intriganti di chef celebri, che abbinano il pesce ad alimenti di origine animale, in genere apportatori di grassi saturi e colesterolo, in antitesi ai suoi pregi salutistici. Col cibo bevete quello che vi piace con moderazione. Bianco o rosso, il vino completa un buon piatto, ma senza farvi abbagliare troppo dalle etichette: una buona Barbera è meglio di un Barolo mediocre, e ricordatevi  che di una bottiglia bevete il vino non la sua etichetta. Per finire una massima del filosofo tedesco Feuerbach: “siamo ciò che mangiamo”, ed aggiungo, senza farci illusioni. 

AAA
Angelo Antonio Angiulli
* chef patron per vent'anni del Ristorante Angiulli di Candelo (BI). stella Michelin e 17/20mi della Guida de L'Espresso




e la replica by gdf


Certo, siamo più o meno diventati anche tutti cuochi, pure quelli che non lo fanno di professione, ma che si dilettano in casa a beneficio o a scapito degli ospiti, intimati a presentarsi alle ore 20.00 per il menù a tema o a soggetto di quella serata.

L'autodidatta cocciuto che diventa cuoco professionista però ha il vantaggio di potersi dedicare a tempo pieno alla sua passione che con il tempo è diventato un mestiere, un nobile mestiere artigianale. Mentre il cuoco di casa, lo "Chef per una Notte" non ha avuto la medesima possibilità di confronto e di approfondimento, ma oggi si può basare sulle mille informazioni che gli arrivano in forma multi mediale, mentre fino a quindici anni fa si doveva "accontentare" di ciò che gli indicavano i Sacri Testi (Artusi o Bergese), enciclopedie a fascicoli settimanali, e di qualche rivista guarnita di immagini  con la ricetta ripercorsa passo a passo. Distinguere tra il giovamento e gli svantaggi tra queste opzioni è stato e sarà solo questione di esperienza.

Il segreto della ricetta dello chef è spesso più un vezzo che una vera e propria gelosa difesa di un'intuizione, ma in ogni caso il cuoco hobbysta disattento o superficiale non riuscirà comunque a realizzarla al meglio, a meno che non si sia dotato di strumenti adeguati, di attrezzatura consona, e di tanta pazienza da impiegare in maniera empirica, fino a raggiungere un risultato che lo soddisfi; lui, ancor prima dei suoi ospiti. Insomma, meglio partire dal basso.

La ricetta deve essere semplice, e quindi i prodotti devono essere di prima qualità per emergere, e gli accompagnamenti utili a fiancheggiare l'elemento principale già ben collaudati, per evidenziarlo e non soffocarlo. Ma ricordiamoci anche che una ricetta "semplice" è tra le più difficili da proporre al meglio, perché noi tutti abbiamo molti parametri su cui valutare un uovo al burro o uno spaghetto al pomodoro e basilico. L'inganno sarebbe praticabile aggiungendo un'inutile salsa coprente, per esempio.

Fidarsi della tradizione è sempre buona cosa, perché non mi stancherò mai di dire che se un piatto ha varcato intatto e integro nel suo sapore i secoli, e il suo gradimento ha superato la soglia di dozzine di generazioni di palati, allora quel piatto sarà sicuramente un buon piatto.

I contenuti di alcuni programmi di cucina in TV sono in effetti devianti, o illusori; molto meglio un corso di cucina dove toccare con mano una bella cucina, usando degli elettrodomestici professionali e assistiti da un paziente professionista: così si cresce e ci si gratifica.

Sugli abbinamenti d'elezione di un alimento con un altro sfondi una porta aperta. E' vecchia storia -ma sempre valida- che un piatto viva di armonie o di contrasti, come mi hai insegnato fin dal principio, così come evitare i matrimoni contro natura, tanto per stupire ma non per costruire, così come servirsi dei clienti per la verifica; perché quella deve essere l'ultima e non la prima.

E infine, sul vino, beh, sul concetto del non bere l'etichetta ma il vino ci ho versato sopra fiumi di inchiostro e di gin&tonic. Quando vuoi mandami altre cose su questi temi condivisibili le pubblicherò senza esitazioni. 

E che il "trito micidiale" sia sempre con noi, o magari anche di altri che lo vorranno provare...








martedì 14 maggio 2013

Il Talucco


gdf


"Gli esperti di alimentazione lo sanno: è anche grazie alle ricerche di questa dottoressa, nata in Russia ma vissuta per gran parte della sua vita in Svizzera, che si è compreso quanto la dieta sia fondamentale per mantenere non solo uno stato di salute ottimale ma anche per la prevenzione o per stimolare le difese in caso di malattia. Ad esempio, Kousmine ha scoperto l’importante ruolo protettivo svolto dagli acidi grassi polinsaturi (i noti omega-3 e omega-6) decenni in anticipo rispetto alla ricerca ufficiale. Nella sua lunghissima carriera ha messo a punto il suo approccio terapeutico per la prevenzione e il trattamento di alcune patologie oggi noto come “Metodo Kousmine” basato su cinque pilastri: il primo è rappresentato da una corretta alimentazione e può essere seguito da tutti, mentre gli altri sono dedicati più all’aspetto terapeutico. Nella dieta ideale di Kousmine ritroveremo delle regole che puntano a fornire al nostro organismo tutte le sostanze alimentari naturali - possibilmente di origine biologica - che gli occorrono per rimanere sano. E senza chili in più." da http://www.cucina-naturale.it/



Ma oltre all'aspetto curativo e terapeutico sottolineato nella citazione evidenziata qui sopra, va anche rimarcata la piacevolezza di questa cucina, pur nella sua estrema semplicità. Oltre a ciò -perché ricordiamoci sempre che non si va al ristorante solo per nutrirsi di cibo- va data la giusta importanza anche alla bellezza della struttura (cascinale ristrutturato), e alla spontaneità del giardino. E ancora alla romantica saletta con le volte di mattoni rossi dove cominciare a prendere confidenza con le verdure degli orti biologici circostanti. Tutto quanto condensato in questo B&B piemontese, nascosto tra le colline biellesi, a due passi dal Castello di Valdengo, con o senza tofu e seitan.



Il Talucco esiste da una decina di anni. I miglioramenti fatti dai proprietari, Valentina Aimone e Nico Zara, sono stati continui, e oggi l'ospitalità è totale.  Originale anche la scelta dei vini fatta da Nico Zara: una piccola selezione ma di carattere, tra cui il delizioso Ruché della Cascina Tavijn. Piacevoli anche il profumato Grignolino di Cascina Boschi e il dissetante Prosecco LeMoss. Tre vini che vanno bevuti, mi raccomando, senza la minima moderazione. E poi i pani di Eugenio Pol da Fobello, la selezione di cioccolato d'autore e pure i rum non sono aspetti secondari, specialmente quando l'intenzione è tirare a lungo il pomeriggio, slogandolo fino al tramonto, perché il personaggio incontrato qui non è uno con il quale ce la si possa cavare con un ciao ciao, specialmente quando non ci si vede da più di dieci anni, dopo aver passato intensi periodi di confronti: sul vino, sulla cucina, sulle scelte di vita. Sempre e comunque senza superficialità, e su una base di ragionamento probabilmente più acida che basica.

Quindi chiuderò questo post anomalo insieme ad un personaggio che ha lasciato il segno nella ristorazione italiana, ma che ha ancora qualche cosa da dire, e da scrivere, sperando che Nico e Valentina mi perdonino questo dirottamento di recensione...

Una delle sale da pranzo

Tra la saletta e il giardino...

Contro la sete dell'estate...


I diversi tipi di pane di Eugenio Pol

Il buffet rurale ispirato alle ricette Kousmine

Qualche assaggio

Formaggi locali




Lo spaghettone Senatore Cappelli al pomodoro fresco e bottarga


I ravioli di magro con primavera di verure


Il fritto di pesce e di verdure in farina di mais



Tortino morbido di cioccolato


Come una zuppa inglese


Degustazione di rum e cioccolato d'autore



E infine la sorpresa, perché a sinistra c'è il padrone di casa, Nico Zara, mentre quello sulla destra è Angelo Antonio Angiulli, cuoco ristoratore con all'attivo lustri di stella Michelin e pure gratificato da un rilevante 17/20mi sulla Guida dell'Espresso. Il suo ristorante era a Candelo, a pochi chilometri da questo giardino; locale chiuso da ormai sei o sette anni.

Per tutti, semplicemente "Il Tonino" : persona colta quanto geniale, irascibile quanto ironico. Tonino sta ora scrivendo la sua Autobiografia che potrebbe portare il titolo: L'Autodidatta, se gli sta bene. Quindi: Autobiografia, Autodidatta, Angelo, Antonio, Angiulli. Le A sarebbero dunque cinque, sopra ad ogni rating, altro che la Tripla AAA. Ma oltre al rating e al libro autobiografico ci sarebbe anche la possibilità di invitarlo a qualche show cooking, e conoscendolo, credo proprio che lo show sarà garantito.



gdf