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martedì 4 dicembre 2012

Acqua alta



 - del Guardiano del Faro -

Immagino come si potesse sentire dopo quella tracimazione di liquido. Fosse accaduto a me ci avrei rimesso per lo meno il fegato, gli iniettori, la pompa e uno dei due reni. Larios o Gordon's al posto di Tanqueray o Hendrick’s? Non ci voglio neanche pensare.

Ho cambiato bar, l’ho cambiato perché ero stufo di sentire sempre le stesse storie. Ho cambiato bar e quartiere per vedere un giro di persone diverse e conoscere barman diversi. Ma l’operazione è miseramente fallita sotto i colpi di altri tre in giacca nera che non ne fai uno, neanche qui, neanche nel quartiere vip’s and chic.

Non che fosse la prima volta che ci mettevo piede, ma un conto è sedersi ad un tavolino guardando in televisione Radio Capital e sorseggiando un Negroni con ottimi canapè  e sfogliatine appena sfornate, mentre è un altro conto  andare spavaldamente incontro al bancone fregandomene di aver compromesso il loro spazio lavorativo e appoggiandomi ad uno sgabello, ordinando prima un gin tonic e poi, ascoltati i primi dialoghi tra di loro, aggiungendoci anche un dry Martini cocktail per non perdermi il seguito.

E siccome piove arriva anche parecchia gente a rifugiarsi qui dentro, comprensibilmente. Ma non per la loro percezione del mondo che li porta a chiedersi perché alcune coppie che si sono rifugiate nel loro elegante bar insistano nell’ordinare dei bicchieri di acqua minerale e dei caffè, ma solo dopo essere passati dal bagno. Mi sembra normale: piove, la temperatura è scesa, la piazzetta è colma di pozzanghere, la mente si potrebbe emozionare e la vescica potrebbe anche pretendere qualche attenzione.

Non si capacitano che ci sia della gente che non batte ciglio a strapagare l’acqua e il caffè nel loro locale quando potrebbero benissimo andarsene a casa a bere acqua e caffè e lasciare il posto al tavolo ai soliti, quelli del giro degli aperitivi. L’acqua sale sui marciapiedi, e la gente si rifugia, ai tavolini e al bagno. Stavo per andarmene scocciato quando squilla il telefono del più giovane dei tre. Il dramma è in atto. Lei ha fatto il pieno nella macchina di lui nel distributore più costoso della città, e ci ha messo dentro il liquido sbagliato. Ok? Gasolio nella macchina a benzina.

Sarebbe più grave il contrario, ma lui non la prende benissimo e la manda clamorosamente a quel paese in viva voce. Lei fa altrettanto in quadrifonia, perché dice, già ne ho combinata una abbastanza grossa e avvilente, ma se ancora mi massacri di parole allora reagisco e te ce manno. L’ego dei due a quel punto sta in parità, e quindi parte il tentativo di ricongiungimento.

Dice che viene li: ti aspetto dice lui, la aspetto, penso io.
Sarà una Sophie o una Sabrina? Butto una fiches da 7 euro sul secondo Martini dopo il primo gin tonic materializzando una Sophie, una di quelle biondine da un metro e settanta che hanno bisogno di tutto. L’alternativa sarebbe una strabiliante e orgogliosa Sabrina’s ( che lo ricordo, diversamente dalle Sophie’s è mora dalla testa ai piedi ), e che con uno sguardo farebbe fuori tutti e tutto.

Invece no, c’è una terza possibilità. Ragazzo mio, stai perdendo tempo. Vacci tu a diluire il gasolio con un po’ di benzina, perché se ci va “lei” fa il pieno, e con la coda fuori.